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Qabbalah: Come svelare i misteri della Cabala /1
Argomento:Studi Biblici

Studi BibliciLa Cabala è l'insegnamento occulto di verità universali relative alle emanazioni creative, parte della tradizione esoterica della mistica ebraica. Anche la Bibbia dedica una buona parte al racconto della creazione e come la Cabala si stabilizza interrelazionando con Dio, uomo e natura, nel linguaggio simbolico che la Bibbia contiene partendo dalla versione sacerdotale, dell'anno 500 a.C. circa, che è in stretto rapporto con la Cabala. Ma entrambi sono concepiti nel linguaggio, con simboli e mentalità ebraiche, molto distanti dalla nostra cultura occidentale.
Con questo lavoro desideriamo accostare alcuni aspetti oscuri dei racconti ad una migliore comprensione.

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Come svelare i misteri della Cabala /1

di Anonimo - Traduzione da testo spagnolo a cura di Giuseppe Barbone

© copyright by Esonet.it


Introduzione

La Cabala è l'insegnamento occulto di verità universali relative alle emanazioni creative, parte della tradizione esoterica della mistica ebraica. Anche la Bibbia dedica una buona parte al racconto della creazione e come la Cabala si stabilizza interrelazionando con Dio, uomo e natura, nel linguaggio simbolico che la Bibbia contiene partendo dalla versione sacerdotale, dell'anno 500 a.C. circa, che è in stretto rapporto con la Cabala. Ma entrambi sono concepiti nel linguaggio, con simboli e mentalità ebraiche, molto distanti dalla nostra cultura occidentale.

Con questo lavoro desideriamo accostare alcuni aspetti oscuri dei racconti ad una migliore comprensione. Per molti cabalisti, la Cabala è la scienza che occorre per sviluppare la Genesi, libro della creazione della Torah, della quale si dice che è l'estensione, combinazione e permutazione del sacro nome di Dio, delle quattro lettere: IHVH. Essa Stabilisce anche la relazione tra Dio, uomo ed universo, per questo ha progettato una serie di simboli e mezzi compresi nei trentadue sentieri, queste sono le dieci emanazioni o pre-numeri che vediamo nell'Albero della Vita con le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico.

Quando parliamo di Dio, dell'uomo e della natura, stiamo utilizzando tre nomi che portano alla nostra mente tre cose distinte. Attraverso la gematrìa, uno dei mezzi della Cabala, sommando e riducendo le lettere-numeri ebraiche, vediamo che il numero risultante dai tre nomi ebraici: Dio, Uomo e Natura, danno lo stesso valore, questo vuol dire che le tre cose, apparentemente distinte, sono la stessa cosa. Questo applicando la gematrìa, ma lo vedremmo anche se avessimo un punto di vista mistico e chiamassimo tutto: l'Essere.

 

Nelle pagine seguenti, troverete una serie di paragrafi che vi aiuteranno a comprendere quanto detto sopra. Al fine di poter ubicare cronologicamente alcune idee che fu necessario incorporare nel corpo della dottrina mistica, religiosa e filosofica, troverete più avanti alcuni aspetti storici. Proponiamo anche una serie di spiegazioni di aspetti occulti e dedichiamo alcune righe per discernere che cosa è l'Essere. Una volta riunito ed analizzato tutto il materiale per meglio meditare, speriamo di essere utili ad una mente desiderosa di conoscenza.

 

L'albero sephirotico o Albero della vita raffigurato sotto forma di colonne. Le dieci sephirot sono i pre-numeri.

L'alfabeto ebraico: si legge da destra a sinistra. L'alfabeto consta di 22 lettere. Le 10 sephirot producono i 32 sentieri.

 

Cabala, per quale motivo?

Per quale motivo serve la Cabala, che benefici può dare il suo studio e come possiamo attrarre il ricercatore verso questa scienza?

In quanto al beneficio che si ottiene, bisognerebbe rispondere con la stessa analogia dell'innamoramento: che beneficio si ottiene ad innamorarsi? Se rispondete a questa domanda, state rispondendo anche all'altra, pur sapendo che il cuore non ascolta ragioni. Tuttavia, la Cabala soddisfa le necessità intellettuali come altre migliaia di ragioni. Ma come il desiderio di conoscenza è una questione personale, non credo che possa esserci una forma di interesse da parte di qualcuno, se in lui non è ancora scoccata la scintilla che accende il desiderio di ricerca. Per tale motivo, il presente lavoro è diretto a:

a) coloro che si trovano all'inizio del proprio risveglio di coscienza;

b) chi essendo maturato il desiderio, deve conoscere alcune cose che lo aiutino a separare la paglia dal grano;

c) chi iniziato nello studio della Cabala ha trascurato la via del cuore.

La forma articolata di questo lavoro contiene una struttura triangolare. In una punta del triangolo collochiamo aspetti riferiti alla Bibbia, che sono necessari per comprendere aneddoti da un punto di vista storico ed occulto. Nella seconda punta collochiamo i fatti riferiti alla Cabala con alcune spiegazioni che ci aiutano ad alzare il velo che la copre. Nella terza punta del triangolo troverete riferimenti all'Essere da un punto di vista mistico, che, benché meno estesi, sono più sostanziosi.

 

I Misteri della Cabala

La tradizione cabalistica è stata sviluppata dal popolo ebraico, arrivando ad occidente è giunta avvolta da molti misteri, benché la maggior parte di essi hanno prodotto una grande divisione fra quella che è una lingua simbolica, l'ebraico, e le lingue occidentali. La differente forma mentis aggiunge infatti, altri misteri a quelli già creati dai maestri ebrei che, attraverso il significato delle ventidue lettere del loro alfabeto, crearono tra di esse un filo conduttore, dall'inizio della creazione dello spazio intangibile, fino alla nostra realtà immediata.

Tale strutturazione proviene da necessità storiche della lingua e del paese di questo popolo. In qualche modo possiamo intuire che sono stati aggiunti "trucchi" o legami per portare l'attenzione degli ebrei della diaspora verso le Scritture.

La costruzione della Cabala come metodo mistico per raggiungere l'idea di Unità per una nuova reintegrazione nell'Assoluto, è pieno di enigmi, affinché l'ebreo sviluppi il suo intelletto attraverso lo studio e la speculazione, e interiorizzando mediti su quelle cose che continuamente trova sulla sua strada.

Questo doppio esercizio produrrà un risveglio della coscienza, col quale, se così sarà, avrà compiuto la sua missione. Pertanto, la Cabala non è in sé stessa un fine, bensì un mezzo efficace per il progresso umano. Per evitare che il suo studio risulti ingannevole, è imprescindibile che lo studente si riunisca in gruppo e discuta su tutti gli aspetti che continua ad affrontare. Il piacere o godimento dell'ego non dovrebbe costituirsi in superbia, bensì nel motore per continuare la ricerca del vero ego e far godere questo attraverso la più alta esperienza.

L'entusiasmo degli studenti e gli inganni dell'io conducono gli studiosi in molti casi a trasformarsi in "adoratori di segni", mentre essi dovrebbero essere considerati come indicatori della strada che dobbiamo continuare a percorrere. Ora vi mostreremo alcuni di questi segni, i quali ci serviranno solo per vedere sotto quale forma i maestri ebrei costruirono il racconto della creazione, per aumentare la nostra comprensione attraverso i veli misteriosi che avvolgono la Cabala, insieme alla quale si affronta la discussione e la meditazione, altrimenti, gli attimi di stupore vissuti, non aggiungeranno niente all'esperienza mistica.

Nella Cabala, l'alfabeto ebraico con le sue ventidue lettere-numeri consonanti, è quello che serve da base simbolica per esprimere un buon numero di idee che se dovessimo esprimere letteralmente, non saremmo capaci di farlo, perché un simbolo racchiude un'eloquenza superiore a livello di linguaggio. Ogni lettera ebraica è un simbolo, la combinazione di lettere formano una parola, e la somma di queste, frasi. In modo che il simbolo si estenda come estensive sono le fasi della creazione. Le lettere sono pietre con le quali si costruiscono case - parole. Ogni lettera ed ogni parola, hanno un senso fonetico, un valore numerico ed un mistero nascosto dietro la forma. Pertanto, l'alfabeto ebraico, l'albero della vita, il suo design triadico, i pilastri ed altre disposizioni, sono rappresentazioni sintetiche di verità universali.

La fonte o design triangolare, è una forma per allargare la creazione delle cose ignorate fino alle cose più vicine a noi. Un triangolo è uguale a due aspetti frontali ed a un terzo che li equilibra. Questa trinità, assente nella religione ebraica, è molto evidente nella sua mistica la cui base poggia oltre che nella Bibbia, nel Sepher Yetzirah (Libro della Formazione) e nel Sepher ah-Zohar (Libro dello Splendore). Esistono varie disposizioni simboliche della trinità, una di esse si presenta come i piatti di una bilancia e l'ago che media tra essi. Su ogni piatto si iscrive una lettera madre ebraica: la shin alla destra, la mem alla sinistra e l'alef mediando tra esse. L'ago della bilancia si riferisce alla lingua, perché questa è quella che registra e formula la parola, asse della creazione tanto nella Genesi come nel Sepher Yetzirah.

Un altro aspetto dell'idea triplice è dato nelle espressioni di pensiero, parola ed opera, tre elementi che sono uno e benché noi li concepiamo in tempi distinti, nella creazione simbolica, succedono nello stesso tempo.

La rappresentazione più frequente dell'idea trinitaria, è il disegno dell'albero della vita o sephirotico rappresentato da tre colonne, una a sinistra, una a destra ed una terza che funge da forza equilibratrice. Si aggiungono di seguito le tre lettere madri sull'Albero rappresentato in colonne.

Le tre lettere madri collocate sopra le colonne.

 

Tra l'aleph e la tau, prima ed ultima lettera

In tutto il capitolo della Genesi ebraica, c'è una particella che non si può tradurre, perdendo così il suo significato, il quale, è stato compreso come uno dei primi misteri della creazione. Ci stiamo riferendo ad una formula, chiave o particella accusativa, che normalmente si scrive AT o ET e che fa riferimento alla prima ed ultima lettera dell'alfabeto ebraico: aleph-tau.

Ogni atto creativo, generatore o formatore, compreso di senso contrario, è sostenuto da detta particella. Niente esiste dentro il racconto della creazione nella quale non appaia questa formula. Nei primi cinque capitoli della Genesi appare cinquantasei volte e dal sesto al decimo quarantadue, in totali novantotto volte in soli dieci capitoli. Perché non si può tradurre la particella AT e né il suo significato? Come mai una chiave che appare 98 volte in 10 capitoli può passare inosservata?

La Genesi, attribuita a Mosè, è scritta in modo che possa leggersi su tre diversi livelli: letterale, o se vogliamo, poetico, simbolico e sacro od occulto. Per arrivare al senso sacro bisogna conoscere il simbolico, perché il simbolo è capace di contenere e preservare idee difficili da spiegare e rappresentare. Allora studiando il senso delle parole ebraiche, se vogliamo arrivare al significato sacro dovremmo studiare il simbolico.

Le lettere ebraiche e le parole che esse costruiscono, rappresentano sempre una figura visibile, un senso letterale ed una forma nascosta nel suo valore numerico. Per comprendere meglio questo concetto, dobbiamo capire che mentre la nostra cultura usa segni per il nostro alfabeto ed altri segni per la numerazione, in modo che possiamo dire A-B-C o 1-2-3, nella lingua ebraica, non esistono due serie differenti per lettere e numeri, ma lo stesso segno rappresenta sia la lettera come il numero. Un altro problema viene dato dall'ordine della numerazione, la quale non ha la stessa progressione che noi facciamo partire dal dieci, ma questo lo vedremo più avanti. Ci basti per ora sapere che quando sostantivi o frasi distinte sono ridotte a numero e sommati attraverso un metodo conosciuto in alcuni circoli come "riduzione teosofica", benché letteralmente si leggano in modo diverso, il loro senso nascosto è lo stesso. Questo metodo di somma e riduzione si conosce nella Cabala con la denominazione di gematrìa, parola che proviene da geometria e che indica il valore numerico delle lettere, delle parole dei testi ebraici. Nella creazione sono state usate tutte le lettere, ad eccezione di quello che esula da detta creazione e che costituisce simbolicamente "il peccato". Premesso ciò, si può dire che i sostantivi della Genesi ci guideranno per sviluppare una mappa che estende tutta la creazione dell'universo, la creazione dell'uomo ed il suo rapporto con Dio.

Per indicare gli atti della creazione, siano essi opera di Dio o dell'uomo, i sacerdoti hanno utilizzato la formula AT, cioè, ogni cosa che indichi un atto creativo, porta nel testo la particella accusativa AT. Pertanto che appaia quasi cento volte in dieci capitoli della Genesi non è per niente strano se comprendiamo quale metodo di costruzione hanno seguito coloro che hanno incorporato al testo originale una serie di redazioni aggiunte, con l'obiettivo di "montare" parallelamente una trama per la via mistica al senso letterale del testo biblico.

Il primo capitolo della Genesi viene battezzato col nome di "Berechit", che in italiano si traduce in "inizio o principio". Ma in ebraico, la denominazione berechit, ha le sue radici in "be" che deriva dalla verbo "bara" e significa "per" l'azione di, ed in "rechit" che può tradursi per verbo, o vibrazione, se gli diamo un senso fisico, o per Spirito Santo, se gli diamo un senso religioso. Pertanto, il primo momento della creazione sembra essere indicato come una prima vibrazione . Non è un caso che detto sostantivo, berechit, l'usi Mosè come primo nome. È il primo sostantivo del primo versetto del primo capitolo del primo libro della Bibbia. Non è neppure un caso che circa milleduecento anni dopo, la stessa parola, venga usata da San Giovanni l'Evangelista per iniziare il prologo del suo Vangelo.

Anche quando appare per la prima volta la formula AT, è nel primo versetto del primo capitolo della Genesi che in italiano si potrebbe dire: "Nel principio Dio creò i cieli e la terra", ma, che nell'ebraico originale, pur usando i nostri caratteri, suonerebbe così: "Berechit bara Elohim AT Hashmaim vet herez". Berechit può significare vibrazione nel senso fisico, ma nel linguaggio spirituale, come abbiamo detto, possiamo tradurlo per Spirito Santo. Visto così, il primo atto creativo viene dato per mezzo dell'azione dello Spirito Santo, ma rimane, in ogni modo, chiuso tra l'aleph e la tau. Niente avverrà, a partire da questo momento, che non rimanga conservato tra aleph e tau, tra la prima e l'ultima lettera delle ventidue che formano l'alfabeto ebraico.

Per i traduttori della Bibbia non è passato inosservato il numero di volte che appare detta particella ed il suo valore simbolico, ma non è stata data la giusta importanza alla formula AT. Chi studia lo Zohar, siano ebrei o no, troveranno innumerevoli riferimenti a detta particella, dalla quale potranno estrapolare ricchi significati.

Le lettere ebraiche formano una specie di sfera dalla quale non sfugge niente. Non bisogna pensare ciò come una sfera nella quale sono state inserite delle lettere, ma dette lettere formano il corpo stesso della sfera. Una lettera combinata con un'altra forma una voce nuova, in modo che aleph può associarsi al resto delle ventuno lettere. Bet, la lettera seguente, può anche accordarsi con tutte le altre, e così via. Quindi potranno combinarsi due col resto, tre col resto, etc... Ogni combinazione produce una nuova idea. Pertanto, l'interno di quella sfera è interconnesso con queste combinazioni come se fossero le tubazioni di una casa. Si dice che ci sono 705.432 combinazioni creative, tutte rinchiuse tra l'aleph e la tau, questa cifra rappresenta solamente il risultato di una delle possibili combinazioni.

Nel Berechit la formula si usa nove volte, è la parte della creazione che ci narra tutto ciò che è stato creato prima che l'uomo apparisse. Il secondo capitolo, quello che parla di volizione, cioè, quello che include l'uomo ed il suo aspetto volitivo, Eva, la particella è usata sette volte. Vediamo alcuni esempi: "IHVH plasmò l'uomo.... AT" (II) 6, oppure quando dice: "E fu l'uomo un'anima vivente.... AT" (II) 6. Ogni atto, come abbiamo detto, rimane rinchiuso tra aleph-tau. Quando un padre ha un figlio, quando Dio crea l'albero della vita, quando un fiume si divide in due, vuole dire che questi due rami escono da lui. Anche ogni atto di questo tipo è rinchiuso in AT, come nel II, 10, che dice: "... un fiume arrivava all'orto e di lì si divideva in quattro rami.... AT."

Anche tutti i nomi di Dio che partecipano alla creazione portano in sé la stessa chiave AT. In ebraico il nome di Dio più presente nella creazione è Elohim. Anche nel capitolo tre della Genesi, colui che narra il peccato originale per mezzo dell'attrazione di Aicha, Eva, o forza volitiva di Adam, impiega per 7 volte la stessa formula. Precisamente, il peccato di Adam è quello di aver creato qualcosa al di fuori della sfera del Padre, cioè, di AT. Nel capitolo IV, che potremmo intitolare "L'Interazione" o "la moltiplicazione", la formula appare 14 volte. Nel IV, 26, con la genealogia discendente, ogni nome è compreso nella particella AT: Kaim, Henoch, Irad, Mahujael, Mathusalem, Lamech, Adisca, e Zilla, Jabal, e Jubal, Tubalcain, e Naama, ed ancora: Adam ed Eva, Set, Enosh. Nel capitolo V si narra della preparazione dei futuri abitanti della terra, ogni volta che si è creato qualcosa fuori dall'Eden, cioè dalla sfera o bolla del Padre, come se fosse una nuova bolla apparsa per la prima volta. In questo viaggio dal "cielo" alla terra o relazione da Adam fino a Noè, la particella accusativa AT appare ventuno volte includendo la discendenza di Noè: Sem, Ham, Kam e Jafet. Quindi la terra viene popolata, purificata, si stabiliscono le specie, si crea un patto di restaurazione e si fondano su essa le nazioni secondo le lingue, le abitudini e le razze, fino a che appare Abramo che è colui che si immette in un corridoio celeste per passare dalla cosa occulta alla cosa visibile, egli viene rappresentato nel suo simbolico viaggio da Ur a Jersusalem, quindi con l'inclusione dall'acca, la Hé ebraica, nel suo nome. Nel capitolo sesto la formula si aggiunge undici volte, tra le altre cose, con la promessa di Dio di un patto o alleanza. Narra anche il diluvio della selezione che deve essere fatta nell'Arka. Nel settimo capitolo descrive il diluvio ed il vincolo delle specie allo Spirito divino. In questo capitolo la formula appare tre volte come idea di distruzione. Mentre nell'ottavo appare nove volte per collocare le specie rette della terra. Nel nono appare tredici volte per portare a termine il patto e la restaurazione. Il decimo descrive l'insediamento delle nazioni ed esprime un totale di sei atti estensibili, perciò, la particella appare sei volte.

 

La Bibbia

"Erezt Israel fu la culla del paese ebraico. Qui si delineò la sua identità spirituale, religiosa e politica. Fu qui dove ottenne la categoria di stato e creò valori culturali di importanza nazionale ed universale, consegnando al mondo l'eterno libro dei libri". Con queste parole inizia la dichiarazione di indipendenza dello stato d'Israele. Notiamo che lo chiama l'eterno "libro dei libri", cioè, la Bibbia. In ebraico "il libro dei libri" è la forma superlativa, vale a dire, il più importante dei libri. La Bibbia è l'origine e la base di tre tradizioni: la Giudaica, la Cristiana e la Musulmana.

Il manoscritto più antico conosciuto dell'Antico Testamento è il Codex Petropolitanus, dell'anno 916 a.C. Sono stati trovati rotoli del secolo III a. C. tra i manoscritti del Mar Morto, ma il canone della Bibbia ebraica fu fissato dagli ebrei della Palestina praticamente nell'era cristiana, ed ancora oggi è considerato dagli ebrei moderni. Esso non contiene altro che i libri ebraici, eccetto gli scritti in greco di Esther e Daniel.

Ci riferiremo solo all'Antico Testamento o Bibbia ebraica, prendendo come riferimento la Bibbia di Jerusalem. In quella di Jerusalem, dopo i libri delle Croniche, appaiono i libri di Esdras (Ezra in ebraico) che equivale a soccorso. Dei quattro libri di questo autore ne appaiono solo due, gli altri sono apocrifi. Nella Bibbia bilingue l'ordine dei libri è differente, ma non il suo contenuto. Uno dei capitoli più importanti è un apocrifo ed è l'Apocalisse di Esdras. Sia la Bibbia di Jerusalem come quella bilingue sono accettate. Questo vuole dire che sono considerate ufficiali dall'autorità religiosa Giudaica.

Nell'ortodossia ebraica, Esdras è considerato come un secondo Mosè, perché mentre questo non solo riuscì a sottomettersi a Dio ed oggettivare il suo rappresentante sulla terra, l'uomo, ma stabilì la parola come vincolo tra tutti e due (Dio-uomo) come asse della creazione. Per esempio le parole di Dio sono quelle che creano, quando Dio dice: "Sia fatta" la luce, "ci sia un firmamento", quando dice "si separino" le acque, etc. Anche l'uomo pronunciando la sua parola crea realtà nella sua mente, in modo che la parola si trasformi, come nella Bibbia, in uno strumento creativo. Esdras da parte sua, trasformò la parola orale in parola scritta, istituendosi come tradizione e come vincolo tra l'autorità religiosa ed il credente. Detto diversamente, Mosè stabilì attraverso la parola un nodo che lega Creatore e creatura, Esdras riallaccia questa unione fortificando la relazione tra sacerdote e popolo. Per effettuare questa unione che si era persa, Esdras riscatta la legge e le visioni profetiche e dà loro una nuova forma più complessa dell'originale.

Per comprendere la necessità di realizzare certi adattamenti e quelli da includere in una nuova struttura del testo scritto, col quale si iniziano ad avere distinti livelli di lettura di uno stesso testo biblico, è necessario far riferimento a fatti storici che conservano un legame col paese ebraico ed il suo complesso divenire: le sue guerre, invasioni, deportazioni, esili e cattività; tuttavia, per non allontanarci dall'obiettivo proposto, menzioneremo solo alcuni passaggi molto rilevanti perché sono quelli che segnano le differenze sostanziali nei testi originali, i quali lasciano il passo alle quattro versioni conosciute del supposto Pentateuco di Mosè.

Rispetto alla Legge, Mosè scrive le sue opere, il Tetrateuco (che raccoglie i primi quattro libri Gn, Es, Lv, Nm), intorno al 1300 a. C., ma nonostante esistano fin da allora questi scritti, essi non vengono divulgati liberamente fra il popolo ma è il sacerdote l'addetto alla trasmissione della legge, pertanto, nonostante la scrittura, la tradizione fu trasmessa oralmente. Ma le ripetute deportazioni di sacerdoti e profeti fecero sì che questa tradizione diventò scritta, cosa che avvenne partendo dalla schiavitù in Babilonia, 600 - 538 a. C., e più specificamente a partire da Esdras. Da quella data si conoscono quattro versioni della legge: La "deuteronomista", che non appare come testo scritto fino al 780 a. C. Dal 700 al 600, inizia a perdersi e venne trasmessa solo oralmente e dopo il 600 rimase come testo scritto. Il libro denominato Deuteronomio, che dà nome a questa versione, non sembra scritto da Mosè benché faccia parte del Pentateuco. La sua apparizione secondo alcuni autori succede in modo artificiale. La versione "elohista", la quale si sviluppa nel nord di Israele, malgrado la sua origine sia apparentemente del 1300 a. C., solo dall'800 fu trasmessa oralmente, data in cui cominciò ad essere trasmessa in forma scritta. Questa versione il cui sviluppo può ubicarsi attorno al 750 a. C., apparve con l'invasione assira e la distruzione di Samaria nel 722. La versione "yahvista" è quella che ebbe meno vita orale, perché già nel 1100 a. C., si conosceva il suo testo scritto, benché come versione così denominata va ricondotta ai tempi di Salomone. I sostantivi di questa versione differiscono in parte dalla "elohista". Versione "sacerdotale", questa è magari la più interessante benché sia la stessa legge di Mosè di tradizione orale, essa è stata riscritta nel 538 a. C. da sacerdoti ebrei prigionieri in Babilonia. Indichiamo il 538 perché è il primo anno del regno di Ciro il persiano che liberò gli ebrei dalla schiavitù e permise che ritornassero a Gerusalemme per ricostruire il Tempio di Salomone che era stato distrutto dal capitano della guardia di Nabucodonosor.

Come possiamo vedere, lo sviluppo di ognuna delle due versioni della legge è influenzato da due avvenimenti storici importanti:

1) l'invasione assira nel 722 a. C.

2) la schiavitù di Babilonia, 600 - 538 a. C.

Le costanti diaspore, l'avere mantenuto una tradizione orale conosciuta solo dai sacerdoti di Levi ed i facili progetti teologici della religione ebraica prima della schiavitù, sommati alla mentalità ebraica, provocarono l'allontanamento del popolo dai sacerdoti e dal legame prestabilito dalla legge stessa che la religione conteneva. Di lì la necessità di creare aspetti teologici più complessi con l'incorporazione di nuove dottrine proselitarie. Essi riscrissero la Bibbia rendendo la lettura più confusa, obbligando il popolo a ritornare alle antiche scritture. Quando gli eruditi ebrei provenienti dalla Babilonia ritornarono a Gerusalemme, portarono contenuti religiosi più elaborati degli esistenti nel paese che era rimasto di Juda. Tra coloro che ritornarono c'erano Esdras e Nehemías, oltre a Daniel, il profeta più importante. Partendo da Esdras possiamo riferirci agli ebrei come al paese del libro . Quindi è partendo da Esdras che la teologia ebraica diventa più complessa cedendo il passo alla versione Sacerdotale.

Alcuni considerano Esdras un cronista, altri lo considerano un profeta ed anche uno scriba, c'è anche chi gli attribuisce i libri di Nehemías.

Esdras scrive la sua Apocalisse mentre si trovava in Babilonia, come menziona il capitolo 1, versetto 1: "Nel trentesimo anno dopo la caduta della nostra città", si riferisce a Gersualemme, "mi trovavo in Babilonia, io Soutael, chiamato Esdras.... Ritornai a Jerusalem col consenso di Ciro e con due missioni ben definite". Una di esse la troviamo in Esdras I, 3 nel suo primo libro canonico che dice: "Chi c'è tra voi, disse Ciro, che possa tornare nel proprio paese, Gerusalemme, per edificare la casa di Yahveh?". Quindi, Esdras viene per iniziare la ricostruzione del Tempio di Salomone che venne terminato nel 516 a. C. Iniziò così l'era ebraica conosciuta come Secondo Tempio. L'altra missione di Esdras la conosciamo attraverso la sua Apocalisse. In questo caso, Dio rivela ad Esdras, attraverso Uriel, la luce di Dio, affinché soccorra, Ezra, nel paese che aveva perso il testo della legge. In questo libro, le narrazioni si decorano con sembianze e finzioni molto apprezzate dai cabalisti.

Può essere una coincidenza interessante che nella settima rivelazione Dio ordina ad Esdras di rimettere per iscritto la legge perduta. Così egli riunì cinque uomini abili in scrittura e, di grazia divina, che adempirono al loro compito in quaranta giorni. Visto questo, sembra molto probabile che la riscrittura realizzata da Esdras sui testi antichi, si realizzi nel 400 a. C. circa, benché la Bibbia ebraica, apparve nella sua forma definitiva verso la fine del primo secolo dell'era cristiana. È anche probabile che Esdras sia, come abbiamo detto, il punto di partenza della versione sacerdotale della legge.

Chi era Esdras? Lo stesso spiega con orgoglio il suo lignaggio facendolo risalire ad Aronne, quindi, un sacerdote di Levi. Nel 7.6 dice anche che è uno scriba molto esperto nella legge di Mosè. Esdras studiava e copiava i libri della legge e liturgici. Allo stesso tempo includeva elaborazioni proprie per dare agli aspetti religiosi maggiore complessità in modo che l'ebreo si vedesse obbligato a ricorrere costantemente alle antiche scritture. Scrisse l'aspetto nascosto della legge attraverso un alfabeto simbolico ebraico quando l'aramaico divenne la lingua di uso comune.

Nel Bibbia di Jerusalem, i traduttori fanno commenti brevi sul Pentateuco e menzionano che a partire dal capitolo della Genesi, dove si inizia a narrare la storia di Abramo, si vedono incorporazioni redazionali rabbiniche, come se le mani di vari autori si fossero sovrapposte. Per l'autore di queste pagine quelle che sono incorporazioni redazionali sacerdotali, il sacerdote principale della sovrapposizione è Esdras. Le frasi allusive a Dio ed i sostantivi avranno a partire da Esdras un senso esterno ed un altro interno, apprezzato solo dai cabalisti, che conoscono una tecnica chiamata gematría, che già abbiamo menzionato ma che ritorneremo a vedere più avanti. Per i cabalisti la Legge è la permutazione ed estensione del nome di Dio IHVH. Studiando la Bibbia da questa nuova prospettiva, l'ebreo diventa uno studioso della Legge e non un semplice credente. Perché la nuova impalcatura obbliga a prendere in considerazione i testi da una nuova angolazione, considerando Esdras un secondo Mosè. D'altra parte, quando nelle pagine anteriori menzionavamo la particella aleph-tau come formula che chiude ogni atto creativo o distruttore, stavamo alludendo implicitamente ad Esdras, in modo che il simbolismo delle lettere ebraiche ed il concetto religioso che comprende tutta la creazione tra l'aleph e la tau, cioè, dentro l'alfabeto ebraico, allude a questo sacerdote ebreo, benché non abbiamo altro che una semplice presunzione di questa ipotesi.

Il libro che segna il principio della Cabala, cioè, il primo riferimento scritto, è il Sepher Yetzirah, il Libro della Formazione, di autore anonimo e che appare tra il 600 ed il 300 a. C., cioè, in epoca post-esilio. Il parallelismo tra questo libro e la Genesi di Mosè è molto stretto. Ambedue riferiscono della Creazione, ambedue hanno come basi l'alfabeto ebraico e in entrambi la parola è l'asse della creazione. Questo potrebbe farci pensare che le incorporazioni riprese dalla Genesi ed il Sepher Yetzirah siano opera dello stesso autore, creativo di uno stesso simbolismo.

 

Testo del capitolo XIV, settima rivelazione. Apocalisse di Esdras

"Dopo tre giorni di attesa sotto un albero, sentì una voce che gli diceva che il mondo è diviso in dieci parti. La stessa voce gli indica che rivelerà cose che potrà insegnare e cose che dovrà tenere nascoste. Quello che deve trasmettere senza veli lo darà al popolo e quello che deve mantenere nascostolo potrà solo trasmettere ai saggi", in modo che la legge possa avere un significato esterno ed uno interno.

 

Osservando la Shej'inah

 

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