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Qabbalah: Come svelare i misteri della Cabala /6
Argomento:Studi Biblici

Studi BibliciIl nucleo della cabala, come abbiamo visto, lo formano il S. Yetzirah ed il S. Zohar, oltre ad alcuni libri della Bibbia, benché posteriormente si aggiunse molta letteratura ricca di commenti a questi testi. Gli studiosi europei non avevano accesso a questa istruzione scritta in ebraico ed aramaico, fino a che, nell'anno 1540, un rosacroce, Guillermo Postel, traduce lo Yetzirah e lo Zohar in latino, dando accesso agli studiosi europei che poterono spiegarne il contenuto spiegando, fra l'altro, la creazione.

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Come svelare i misteri della Cabala /6

di Anonimo - Traduzione da testo spagnolo a cura di Giuseppe Barbone

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Alcuni appunti sulla cabala ebraica

La cabala è un metodo di sviluppo personale nel quale interviene l'aspetto intellettuale ed unico che supera quello che va oltre la logica. L'ebreo del Medioevo, ringraziava Dio con il suo cuore, che l'avrebbe dotato della saggezza dei greci e del modo di essere della sua cultura ebraica. L'uso di questa doppia via produce i piaceri della mente sviluppata come dopo una forte lotta per sviscerare i più profondi segreti della vita; sappiamo che l'intelletto se incontra un limite ricerca un'altra via per continuare il suo sviluppo.

L'altra via è completamente diversa, consegue il riposo della mente. Detto riposo porterà con sé un altro livello di coscienza con altre realtà. Anche la sacra astrazione produce uno stato gioioso di un altro livello, dove si evidenziano i nostri sentimenti più alti. Sentimenti ed ammirazione per le leggi dell'universo ed un intimo contenuto che continuiamo a sorvegliare nel centro del petto come un delicato bebè che amiamo e del quale sentiamo le sue carezze. Nasce un sentimento di protezione immacolato per quello che sentiamo e che consideriamo sacro. Poi impariamo ad interpretare le "notizie" che questo stato di calma mentale e di allegria del cuore ci porta. In principio quello che riceviamo non è uguale a quello che riflettiamo, perché dobbiamo levigare il nostro specchio. L'informazione del nostro essere interno, passando dal nostro cervello aggiunge cose che sono già in noi, il nostro conglomerato di conoscenze, esperienze, atteggiamenti, desideri, etc., in modo che quello che riceviamo lo annebbiamo con questo conglomerato. Pertanto, anche la via di apprendistato si presenta in maniera doppia. Da una parte dobbiamo imparare ad incrementare le percezioni che ci arrivano da dentro e dall'altra dobbiamo imparare a rifletterli così come sono.

Anche la cabala dogmatica manifesta l'idea di trasmettere quello che si riceve così come è stato ricevuto, senza aggiungere né togliere niente. La parola dogma ha perso oggi quel significato assumendone uno dispregiativo.

La cabala ebraica arriva fino a noi da tempi remoti, in quanto si riferisce al suo aspetto tradizionale, ma si struttura con metodo a partire dal Medioevo, cosa che succede a Girona, Spagna, con l'azione di Isaac il Cieco ed i suoi discepoli Ezra ed Azariel.

Il nucleo della cabala, come abbiamo visto, lo formano il S. Yetzirah ed il S. Zohar, oltre ad alcuni libri della Bibbia, benché posteriormente si aggiunse molta letteratura ricca di commenti a questi testi. Gli studiosi europei non avevano accesso a questa istruzione scritta in ebraico ed aramaico, fino a che, nell'anno 1540, un rosacroce, Guillermo Postel, traduce lo Yetzirah e lo Zohar in latino, dando accesso agli studiosi europei che poterono spiegarne il contenuto spiegando, fra l'altro, la creazione.

Si struttura attorno al 1300 in Spagna, ma la sua tradizione si basa sulle Scritture e sulla Tradizione orale giudaica. Questa ultima è conosciuta col titolo di "midrash", mentre la scrittura è inglobata nella "Mishna". Ma ritorneremo su questi temi.

 

Vediamo l'ambiente europeo nel quale si sviluppa la cabala come metodo. Il suo maggior diffusore fu Hahmánide, più conosciuto come Bonastru da Porta, che deve farsi largo in una Europa cristianizzata, col risultato che alla cabala ebraica si sarebbero aggiunti concetti cristiani, dando vita alla cabala cristiana, cosa che succede principalmente nella scuola di Firenze con Pico della Mirandola.

Ma l'Europa di quell'epoca aveva anche alchimisti, indovini, maghi neri, astrologi, etc. in modo che quando questi ebbero accesso ai testi cabalistici, gli aggiunsero quello che essi conoscevano già da un'altra disciplina. Col risultato che nei duecento anni a seguire apparve in vari testi un albero della vita con figure dei tarocchi, che non ha niente a che vedere con la cabala tradizionale. Altri aggiunsero simboli astrologici, altri simboli alchemici. Da questi nuovi testi nacquero un mucchio di speculazioni che sebbene parlino della capacità della mente umana di creare cose, non sono presenti nella cabala originale.

Oggigiorno continuano le speculazioni, alcune completamente inutili, perché provengono da chi non ha studiato il Sepher Yetzirah e lo Zohar, così il pasticcio è servito. Non manca chi attribuisce undici sephirot all'albero della vita con una spiegazione accettabile, ma non sanno che le sephirot, non i suoi nomi, sono recensiti nel S. Yetzirah.

In quanto ai tarocchi, né il S. Yetzirah né lo Zohar, contengono aspetti divinatori. I tarocchi non sono cabala e non hanno niente a che vedere con essa, né si trovano nei testi originali, né sono una via mistica, non hanno nessuna importanza dal punto di vista dello sviluppo personale, piuttosto alimenta la superstizione. Il rapporto dei tarocchi con la cabala si trova unicamente nella nostra mente e la volontà di trovare un legame. Ma, mentre la cabala abitualmente non si insegna e nessuno può mettersi con un tavolo in piazza ad insegnarla, i tarocchi, da parte loro, si prestano ad un certo tipo di commercio. Se non fosse a motivo della libertà di ognuno, dovremmo dire che è un sacrilegio confondere la cabala con i tarocchi. Questo non vuol dire che disprezziamo i tarocchi se ci piace giocare. L'idea che vogliamo trasmettere è che la tradizione cabalistica è molto più antica dei tarocchi, che viengono impiegati solitamente come divinazione mentre la cabala è una via interiore, qualcosa di più difficile e serio, ma che, rispetto al risveglio della coscienza ci lascia anche più profitto.

Il S. Yetzirah parla di dieci emanazioni o pre-numeri ai quali non vengono assegnati degli attributi. Sono i cabalisti che gli mettono i nomi. Quello che lo Yetzirah riporta sono i dieci nomi di Dio in ebraico. Quelle dieci emanazioni, formano uno schema o mappa esplicativa chiamato albero della vita o albero della cabala, o anche albero sephirotico. Non contiene, né chakra, né simboli alchemici, né astrologici, né tarocchi, benché questa opera nomina gli elementi astronomici più anticamente conosciuti e ripresi dall'astrologia medievale.

Quindi lo Yetzirah parla di trentadue sentieri, che comprendono dieci emanazioni pure o pre-numeri (sephirot) e ventidue numeri o lettere ebraiche. Su questo hanno lavorato i cabalisti producendo ventidue vie che interconnettono le dieci emanazioni. Perciò collocano su queste vie o sentieri le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico. Oggi è comune vedere inserite in alcune pubblicazioni sui tarocchi le lettere ebraiche, come se fossero una cosa nuova.

Attualmente la molteplice letteratura esistente confonde il ricercatore sincero che non ha ancora i sufficienti riferimenti per poter discernere sull'autenticità dei dati. La vera conoscenza non la si può acquistare in libreria. Ma come in altre cose della vita, ognuno è libero di leggere quello che vuole. Nonostante ciò, dovremmo selezionare gli autori, che si basano su altre conoscenze, e cercare nei loro scritti questi riferimenti bibliografici. Questo è il mio caso. La mia mente non può contenere tutti i dati che sto trasmettendo, io non ho nessun merito, se non quello di aver consultato, per quanto mi è stato possibile, le fonti originali, o aver interpellato intermediari di sicura affidabilità.

Per un ebreo, è obbligatorio essere intelligente. Si trova in uno dei precetti scritti da Mosè. In questo modo l'ebreo mistico osserva da solo, analizza, scruta, studia e sottopone la sua mente alla meditazione. Questa doppia via è quello che gli dà la conoscenza e lo sviluppo della coscienza.

 

Antecedenti e necessità storica

Nonostante i saccheggi subiti da Gerusalemme, l'Antico Testamento sopravvisse. Le dottrine più esoteriche venivano trasmesse tra i sacerdoti della tribù di Levi e non erano sempre incorporate alla Thora. Dopo l'anno 79 d.C., si costruirono le prime serie di glosse e commenti all'Antico Testamento sotto la denominazione di Talmud. Uno dei primi commenti sulla legge lo costituisce il Targum di Onkelos, scritto attorno all'anno 100 della nostra era. Intorno al 141, furono disposti una serie di commenti nei quali vennero redatti aspetti dottrinari che si adottarono come parte della tradizione scritta denominata Mishna. Ma come sempre, prima della tradizione scritta, esisteva la tradizione orale (Midrash), la quale contemplava anche aspetti dottrinari. Gli scritti che trattano del Talmud, passarono a far parte delle grandi raccolte della dottrina giudaica, compreso i commenti di Maimónide che furono aggiunti intorno al 1300. Alla Mishna, va aggiunta un'altra raccolta di commenti inglobati sotto il termine Gemara. Oggigiorno quando si dice Thora, si fa allusione al Talmud, alla Mishna e al la Gemara come estensione della Thora originale.

Dovuto alle frequenti deportazioni degli ebrei e soprattutto, una volta concluso il periodo conosciuto come Primo Tempo (anno 586 a.C.), si fanno veri equilibrismi per mantenere il Talmud di quell'epoca, al quale si vanno aggiungendo nuovi libri man mano che continuano a sfilare i profeti d'Israele. La diaspora (ebrei usciti da Israele) fa sì che vengano mantenute due linee parallele dei testi del Talmud: Il Talmud di Babilonia, il più notevole ed Il Talmud di Gerusalemme. Questi testi furono tradotti per la prima volta in latino a Venezia nell'anno 1520; la raccolta babilonese è tre anni più vecchia della raccolta di Gerusalemme.

I libri dell'Antico Testamento, ed i commenti, furono la luce che guidò gli ebrei attraverso il tempo, attraverso le diaspore e tutte le vicissitudini alle quali sono stati storicamente sottomessi. Il compiere la legge, nonostante, non presentasse nessuna difficoltà per la mentalità ebraica, più precisamente, quell'apparente facilità di compimento che esprimeva la propria religione, poté far sì che il credente si dimenticasse di consultare le Antiche Scritture, le quali andavano a stabilirsi come la colonna vertebrale dell'istruzione dottrinaria; è così che alcuni gruppi criticano gli ebrei chiamandoli "il paese del libro". Alla suddetta facilità di compimento della legge si è sommato il problema delle diaspore, le costanti deportazioni, col risultato che i rabbini pensarono che il contenuto del Talmud non era sufficiente per richiamare l'attenzione della mente dell'ebreo. Se per essi una cosa è naturale, presteranno poca attenzione. I rabbini temettero che gli ebrei dimenticassero le antiche fonti. Queste ragioni sembrano giustificare il fatto che i rabbini vollero completare la scrittura attraverso due serie parallele o linee dottrinarie:

a) La talmudica per il paese

b) I trattati occulti per gli iniziati.

Questi ultimi, conterrebbero dottrine segrete e visioni esoteriche che fino ad allora venivano studiate solo dai sacerdoti della tribù di Levi. Il Sepher Yetzirah, il quale come vedemmo si colloca tra il 600 ed il 300 a.C., ed ha un sorprendente parallelismo col Genesi, esso pare essere uno dei libri occulti dell'istruzione nascosta. L'altro, come abbiamo visto, lo costituì lo Zohar, il quale non ha neanche una data definita benché si dica che esiste dai principi della nostra era. Tuttavia, apparve intorno al 1300, come abbiamo già detto, in Spagna. Lo Zohar è formato da cinque volumi e tocca molti temi. Non segue una struttura definita come nell'elaborazione di un libro. La scrittura inizia con una discussione tra rabbini che parlano di un passaggio del Cantico dei Cantici di Salomone. Il tema della discussione, lo vedremo nel testo, è anche una tecnica di studio che usa il cabalista. La controversia è molto antica tra gli ebrei. Anche la Bibbia nel suo insieme è un libro occulto, benché abbia vari livelli di lettura, siamo rimasti al senso letterale del testo, senza dare la giusta importanza a quello che nasconde ogni sostantivo.

Quelli sono i libri base della cabala ebraica. Nonostante ciò, i cabalisti considerano il Cantico dei Cantici di Salomone, come il libro dei libri, poiché mette a fuoco il ritorno dell'uomo alla divinità come culmine della peregrinazione e della sua reintegrazione che cerca di realizzare da quando uscì dal Padre.

 

Del termine cabala

Scrivendo cabala con la "c" o con la "k", la lettera potrebbe far pensare che in ebraico si debba scrivere con la "caf" o con la "kaf". La verità è che la lettera ebraica con la quale si scrive cabala è la "qof", che traduciamo con la "q". Tuttavia, in italiano non sarebbe corretto scrivere "qabala". Il risultato è che l'abbiamo sostituita con la "c" o la "k". Questo non è un problema, eccetto che dobbiamo trovare i valori numerici delle lettere. Sotto questo aspetto non è la stessa cosa, una lettera o un'altra hanno un valore diverso. Ma salvo quest'aspetto non è importante scrivere cabala con la "c".

Rispetto al significato del termine, non c'è un totale accordo benché le distinte interpretazioni non siano molto diverse tra loro. Alcuni dicono che cabala vuole dire "ricevere", perchè derivano dal verbo ebraico "kabbal". Possiamo dare al termine connotazioni mistiche, ogni volta che dobbiamo essere preparati per "ricevere." Equivale all'affermazione che quando il discepolo è pronto il maestro appare.

Altri autori adducono che il termine cabala deriva dall'avverbio ebraico "kabel" che letteralmente significa "in presenza di". Questa interpretazione non contraddice il senso mistico del primo poiché si riceve in presenza di una certa condizione.

Ci sono ancora autori che dicono che cabala deriva dal sostantivo ebraico "kebal", tradotto letteralmente, tradizione o possessore della "tradizione". Curiosamente, dal punto di vista mistico un possessore della tradizione è un uomo "ish", che ha coscienza del Signore.

 

I tipi di cabala

Abbiamo fatto allusione alla cabala dogmatica e alla cabala pratica, ma la verità è che ogni gruppo che studia questa tradizione, continua ad evidenziare la sua linea o tendenza che più tardi si costituirà in correnti. Tra essi troviamo quella chiamata degli zoharisti, che sono interessati alle interpretazioni bibliche; o quelli che si focalizzano sulla merkabah, la visione del carro di Ezechiele, che fondarono una scuola. Abbiamo avuto anche gente interessata a fenomeni e prodigi che raffigurano la cabala come miracolosa. Con la tradizione del Golem, creazione dell'uomo o guardiano della casa, abbiamo anche quelli che si informano su questo aspetto creando un'infinità di complicate combinazioni utilizzate a mo' di scongiuro, perdendo quindi il suo significato mistico di auto-creazione dell'uomo, diventando più speculativa e magica che sacra. Nonostante tutte le tendenze possibili, potrebbe riassumersi il tema inglobandolo in due correnti o tipi di cabala che sono quelle che abbiamo già considerato.

La cabala Dogmatica poggia sull'importanza della legge rivelata e si basa su sette ideali che descrivono gli aspetti della creazione. Questa è quella che ci dice che tutto ciò che si è formato si trova nel mondo sephirotico. O che dice, ed è la stessa cosa, che le sephirot sono l'archetipo di tutto quello che vediamo e quello che non vediamo. Descrive anche l'ubicazione delle anime prima dell'incarnazione e ciò che succede con esse una volta concluso l'attuale percorso. Il settimo ideale crea una speranza futura di reinserimento nel seno di Dio, momento in cui l'universo non esisterà più.

La cabala Pratica, stabilisce la creazione attraverso le lettere, partendo dalla più piccola di esse, la Yod. Questo tipo di cabala è quella che stabilisce che tutto è stato contato, i sostantivi e frasi che registrano ordini divini attraverso i quali è stato costruito l'universo.

In ogni caso, è più comune fare una fusione dei due tipi recensiti che possono completarsi perfettamente. Ciò non implica il miscuglio con altri aspetti come i magici o i divinatori, poiché la via che si propone è quella mistica.

 

Gli attrezzi della cabala

Ci sono tre principi, la ghematria, il notarikon e la temura. Ghematria viene per deformazione dalla parola greca geometria e si riferisce all'affermazione che Dio geometrizza, trasformandosi così nel Grande Architetto dell'Universo (G.A.D.U).

La ghematria è quella che conta il valore delle lettere-numeri e tutti i nomi e frasi che i profeti, rabbini e masoretas, determinano come fasi o indicazioni dell'estensione creativa.

Nell'ebraico antico non esistevano vocali. Non è tanto antico il design con una serie di punti sopra, dentro o sotto alle lettere per indicarne il suono vocale. Prima di questo, leggendo un testo ebraico, un anziano doveva dirci la sua pronuncia. Perciò è molto importante la tradizione orale in questa cultura.

La volontà di imparare la pronuncia vocale sottintende che se vogliamo praticare la ghematria, cioè, se vogliamo contare il valore numerico di un sostantivo, dovremmo conoscere come si scrive detto nome in ebraico. Per esempio, noi non sappiamo se le vocali del nome Mosè sono vocali italiane o consonanti ebraiche. Se le consideriamo consonanti (come la Yod che sarebbe la "i" di Moisès), e non lo sono come potremmo indovinare il suo valore ghematrico? Pertanto, per "giocare" con questa tecnica, sarà necessario avere davanti un testo ebraico.

Possiamo abbozzare anche un'altra difficoltà. In castigliano, (come in italiano) usiamo lettere di nomi ebraici che non corrispondono. Per esempio, nel caso della "C" o della "K" si può trattare di una "kaf" ebraica che ha il suo valore, o di una "Qof" che ha un altro valore. Ma si usa anche la "C" per parole ebraiche che iniziano con un'altra lettera ebraica, la "HAP" la cui pronuncia è più simile al nostro "J". Avrete notato che nelle pagine precedenti ho scritto Ham riferendomi ad uno dei figli di Noè. Questo non è un capriccio, ma in ebraico, quello che noi chiamiamo Cam è Ham, perché alcune lettere hanno una pronuncia forte ed altre una debole, cosa che si indica, nel caso della pronuncia forte, nella maggioranza dei casi, con un punto dentro la lettera. Diciamo che se una di queste lettere dalla doppia pronuncia si trova all'inizio di un nome, la sua pronuncia è forte, se si trova in mezzo al nome, la sua pronuncia è soave. È il caso della "bet" ebraica, in bereshit (principio), la sua pronuncia è forte; in gevurah, la sua pronuncia è soave.

Orbene, se conosciamo le caratteristiche dell'alfabeto ebraico ed abbiamo davanti un testo, per la ghematria possiamo determinare come sostantivi differenti significano essenzialmente la stessa cosa. Ed anche, di che livello della creazione il testo sta parlando. Tutto il Genesi è pieno di sostantivi che letteralmente significano una cosa, ma ghematricamente indicano altro; le interpretazioni normalmente non hanno fra loro nessuna interazione. Per questo motivo dicemmo che il Genesi ha quattro livelli di lettura.

Come potrete dedurre, la pratica di sommare nomi italiani per stabilire il loro valore numerico deriva dalla ghematria, ma, come è ovvio, l'uno e l'altra non hanno niente a che vedere fra loro. Sommare le lettere di un nome italiano è un gioco che non dice niente, eccetto quello che voi vogliate che sia. La somma di nomi ebraici di alcuni testi, possono darci una chiave di intendimento sul complesso e vecchio tema della creazione.

Un'altra cosa è considerare che i sacerdoti, svilupparono uno schema con le ventidue lettere dall'alfabeto ebraico. Essi stabilirono tre ordini di nove livelli ognuno, che moltiplicato fa ventisette. Con la sola disposizione delle ventidue lettere consonanti, stabilirono che cinque di loro avessero un doppio valore a secondo se si trovavano alla fine di una parola, all'inizio o in mezzo. Se non si conosce questo dettaglio non si può applicare la ghematria con profitto.

La ghematria ci serve per capire che quando un passo biblico scrive "Meshiah" (Messia) o Shilo verrà (ibn shil) frase che appare in Esodo, o quando nomina il bastone di Mosè che si trasforma in serpente davanti al faraone, non si riferisce a tre cose diverse e né a tre tempi differenti. Il valore numerico delle tre parole è lo stesso. Praticando la "riduzione teosofica", che è parte della ghematria, possiamo capire a che livello della creazione si sta riferendo l'autore o gli autori dei testi sacri.

Notaricón, un altro strumento del cabalista, come abbiamo già indicato è una parola di origine latina che fa riferimento ad una determinata chiave. Normalmente si applica prendendo le prime o le ultime lettere di un testo. Con esse si forma un nuovo testo. Continuiamo a vedere che gli strumenti della cabala, obbligano lo studente alla lettura delle Antiche Scritture, portando a compimento l'obbiettivo dei rabbini. La parola "amen", scritta in ebraico AMN, la "a" è l'aleph ebraica, mentre la "e" che si traduce anche con aleph, nel caso di amen è solo una vocale italiana, cioè, non è una lettera che entra nella formazione di amen, proviene dalla frase "Il Signore e Re fedele" che sarebbe "Adonay Malekh Namen" in ebraico. Le prime lettere di ogni parola formano la parola AMN, amen.

Il terzo strumento è quello chiamato Temura, il suo nome deriva dalla radice ebraica "mur" che vuole dire "invertito". Questa è la tecnica più complessa della quale esistono moltissime forme, una di esse è conosciuta come "atbash". La pratica della temura richiede un previo accordo tra le parti ogni volta che la chiave viene invertita. La cosa più comune è scrivere le lettere dell'alfabeto separatamente e da destra verso sinistra. Una volta stabilita la chiave, potremmo utilizzare una lettera invece di un'altra. Ma altre chiavi vengono date con la possibilità di utilizzare la seconda lettere in sostituzione dell'ultima, la terza con la terzultima etc. Le modalità possono essere tante quante il numero di combinazioni delle lettere lo permettano. Questa parte della cabala si usò molto nello spionaggio durante la guerra per scrivere messaggi segreti. La commutazione delle lettere è quella che dà nome alla tecnica, poiché "mur" significa cambiare o permutare.

Benché gli strumenti della cabala siano tre, la ghematria è la più importante; includeremo uno schema con la distribuzione delle ventisette lettere, le ventidue originali e le cinque finali di distinto valore, ma prima dobbiamo spiegare meglio questo sistema.

Abbiamo quattro piani: Atziluth, Briah, Yetzirah ed Assiah. Partendo da ora trascureremo il quarto e considereremo i primi tre. L'Atziluth è il livello archetipico, cioè, quello che contiene tutto benché non sia ancora manifesto. È come un seme di un grande albero. Nel seme non c'è il formidabile tronco, né i suoi grossi rami, né le foglie o le radici etc., tuttavia, in quel piccolo seme è contenuto tutto quello che dopo sarà un grande albero. In Briah identificheremo il livello di formazione nel quale il seme è innestato ed inizia a maturare. Yetzirah l'immaginiamo come la pianta già creata. Poiché tutto il racconto della creazione attraverso i sostantivi ebraici, sembrano estendersi da sinistra verso destra, vuol dire che nomi apparentemente distinti stanno indicando una stessa idea. Ma quante idee rappresentiamo? Normalmente si rappresentano nove idee, ognuna di esse in tre piani differenti. Queste nove idee rappresentate in tre piani sono quelle che ci obbligano ad avere ventisette lettere. Pertanto, una lettera dell'alfabeto ebraico è una grande fonte di informazione. Le nove idee vanno dall'unità, che possiamo chiamare Dio o Spirito divino, fino alla concezione materiale. È come se un'emanazione divina si prolungasse verso il basso. D'altra parte, ognuna delle nove idee, possiamo trovarle in piani differenti.

Prima di continuare dobbiamo dire che la correlazione dei numeri-lettere ebraiche non sono come i nostri o gli arabici, cioè, la correlazione non è 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, etc., ma sono così: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 20, 30, etc., nel caso di centinaia, 100, 200, 300, etc. vuole dire che l'unità non si elimina, bensì si estende. Nel pensiero ebraico, come nella cabala ed in questi numeri esoterici, l'idea primaria non può perdersi. L'uno è una cosa, il due non è la somma di due uno, il due è un'altra cosa, il tre un'altra ancora e così via fino al 9, in modo che nell'Atziluth includeremo la serie da 1 a 9, nel Briah quella dal 10 al 90 e nello Yetzirah quella dal 100 al 900. In questo modo le idee si estendono senza annullarsi.

Per capire meglio questo diciamo che "io sono", non può essere altro. Se Dio lo chiamiamo 1, il 2 sarà un'altra cosa benché esca da Lui. Il 3 sarà un'altra cosa distinta dal 2 e dall'1. Un'altra cosa da osservare nello schema che includiamo di seguito, è che possiamo leggerlo sia verticalmente che orizzontalmente. Verticalmente per sapere se quello che stiamo leggendo è più lontano o più vicino all'unità; orizzontalmente per sapere la somma ghematrica a quale piano si riferisce.

Si realizza un schema con un gruppo di unità, uno di decine ed un altro di centinaia su tre colonne. Si colloca verticalmente nella prima colonna ogni lettera numero da 1 al 9, dopo dal 10 al 90 nella seconda ed infine da 100 al 900 nella terza. Si vedrà che ci sono nove idee che si estendono alla destra. Nello schema si scriva il nome delle 22 lettere più le cinque finali. Mettendo anche i nomi alle 9 idee che, sebbene siano qualcosa di arbitrario, ci avvicinano all'intenzione di farci comprendere le fasi di emanazione.

Come dicevo, nella cabala, come nella lingua ebraica, non si può sostituire una lettera senza cambiare tutto il significato, ecco perché questa lingua è considerata sacra, perché bisogna meditare molto prima di cambiare qualcosa. Un esempio per capire meglio il concetto di estensione dell'idea. Immaginiamo parlando del padre, di rappresentare quell'idea con l'1. Se vogliamo parlare della sua parte che sta nel figlio, lo rappresentiamo col 10. È lo stesso 1 seguito da uno 0, in questo modo non abbiamo eliminato il padre, ma stiamo indicando che ci riferiamo ad un altro livello. Se parliamo del padre, ma nel suo aspetto familiare, lo rappresentiamo col 100 in modo che il padre sociale sarebbe rappresentato dal 1000. In questo modo accresciamo il padre ma non lo eliminiamo. Immaginiamo, facendo un altro esempio, che l'idea acqua, la rappresentiamo con un 4. Come le unità appartengono al livello archetipico, l'acqua, 4, verrebbe ad essere quella cosa della quale non sappiamo il suo nome e che diciamo che è la fonte che crea l'idrogeno. Una volta creato l'idrogeno lo chiamiamo 40, livello di formazione. Quando questo si mischia con l'ossigeno lo chiamiamo 400, perché stiamo parlando dell'acqua creata. Se parliamo del 4000 tocchiamo già e beviamo l'acqua. In modo che quando la Bibbia dice Acqua Primordiale o fuoco Primordiale o Aria Primordiale, non si sta riferendo a cose materiali, bensì alla fonte dalla quale questi elementi provengono.

Nella ghematria, la somma di valori delle lettere numeri ci indicano se si riferiscono a centinaia, decine o unità, cioè, ci indicano il piano di estensione. Quindi si sommano tra loro i numeri risultanti fino alla riduzione, che ci indica a quale delle nove idee si riferisce. Visto ciò che abbiamo detto, siamo in condizione di fare qualche "gioco" ghematrico su qualche sostantivo del Libro della Genesi.

Il nome di Dio IHVH ha il seguente valore:

Yod = 10
Hé = 5
Vau = 6
Hé = 5
_____________
IHVH = 26

Il numero 26 si trova nella decina, in questo modo l'idea rappresenta quello che ancora non sappiamo che si trova nel piano chiamato Briah o creazione. Ora facciamo la riduzione, ecco come, sommiamo 2+6 = 8. Seguendo la lettura verticale dello schema, l'8 rappresenta la base della materia. Non vuole dire materia tangibile, bensì la fonte in essenza di quello che dopo sarà la materia. Per questo si dice che dal sacro nome di quattro lettere di Dio, IHVH, scaturisce la creazione.

Se diciamo Ishrael, abbiamo che:

Yod = 10
Shin = 300
Rosh = 200
Alef = 1
Lamed = 30
_____________
Ishrael = 541

Come vediamo, 541 si trova nelle centinaia, pertanto, ci indica che quello che rappresenta si intende esteso nel piano di Yetzirah, della formazione o terzo piano. Orbene, 541 è uguale a 5+4+1 il quale è uguale a 10, da dove 1+0 è uguale a 1. Pertanto, se abbiamo collegato l'1 a Dio, Israele è Dio esteso, che vuole dire Dio è rappresentato nell'umanità con il nome Israele.

Per analizzare a fondo il significato dei testi ebraici, e soprattutto il significato nascosto del Genesi, è necessario applicare la ghematria sui sostantivi ebraici e sulle frasi che alludono a Dio, perché come dicono i cabalisti, il Genesi e tutta la Thora, non è altro che l'estensione, la combinazione e la permutazione del nome di Dio di quattro lettere. Questa investigazione sui testi, la riflessione e la meditazione su essi, è un processo di sviluppo mentale e del risveglio della coscienza molto utile per il viaggio di ritorno in seno all'Unità. Questo lavoro è quello che la cabala chiama amata fidanzata, l'amiamo e riveriamo con sommo rispetto, e rimaniamo sorpresi per l'ingegno delle menti straordinarie che l'hanno sviluppata creando il suo progetto o impalcatura per spiegare gli atti della creazione.

 

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