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De sapientia veterum: Cupido o l'atomo
Argomento:Miti e Simboli

Miti e SimboliTutte quelle cose che sono state dette dai poeti su Cupido o Amore non possono propriamente convenire ad una medesima persona; sono infatti, così discrepanti che dev'essere rifiutata la confusione tra le persone e invece accolta la somiglianza. Narrano dunque che Amore fosse il più antico di tutti gli dèi e perciò di tutte le cose; ad eccezione del Caos, che vien fatto a lui coevo.

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Cupido o l'atomo

di Francesco Bacone - (tratto dagli Scritti Filosofici – Ed. UTET – a cura di Paolo Rossi)

prodotto per Esonet.it

 

Tutte quelle cose che sono state dette dai poeti su Cupido o Amore non possono propriamente convenire ad una medesima persona; sono infatti, così discrepanti che dev'essere rifiutata la confusione tra le persone e invece accolta la somiglianza. Narrano dunque che Amore fosse il più antico di tutti gli dèi e perciò di tutte le cose; ad eccezione del Caos, che vien fatto a lui coevo. Al Caos, tuttavia gli antichi non attribuirono mai onore divino, né l'appellativo di Dio.

Questo Amore è del tutto ammesso senza genitori; solo alcuni tramandano che egli fosse un uovo della Notte. Questi poi trasse dal Caos e gli dèi e tutte quante le cose. I suoi attributi si pongono in numero di quattro; che sia prematuramente fanciullo, cieco, nudo, arciere. Vi fu anche un altro Amore, il più giovane di tutti gli dèi, figlio di Venere. In questo furono trasferiti anche gli attributi dell'Amore più antico che, in qualche modo, gli competono.

La favola riguarda la culla della natura e la penetra. Questo Amore sembra esser l'appetito o stimolo della materia prima, o, per spiegarci meglio, il moto naturale dell'atomo. Questa è infatti quella forza unica e ancestrale che dalla materia costituisce e struttura il tutto. Questa forza è del tutto senza genitori, vale a dire è senza causa. Infatti la causa è come genitrice di un effetto; di questa forza invece, non può darsi causa alcuna in natura (facciamo sempre eccezione per Dio). Prima di essa c'era il nulla; e dunque nessuna causa efficiente: né esisteva qualcosa che fosse più nota alla natura; dunque né un genere né una forma; perciò qualunque cosa sia essa, è positiva e inesplicabile. Ed anche se fosse concesso di conoscere il suo modo e il suo processo, non sarebbe tuttavia possibile conoscerla per causam, perché dopo Dio, essa è la causa delle cause, essa stessa incausata. Non è forse neppure dato sperare che il suo modo di procedere possa rientrare nell'ambito della ricerca umana o essere compreso e perciò a ragione la si rappresenta come un uovo espulso dalla Notte. Certo il santo filosofo così si pronuncia:

Tute le cose fece belle a tempo opportuno, e abbandonò il mondo alle loro dispute, in modo però che l'uomo non riesca a penetrare l'opera realizzata da Dio dal principio alla fine. - Ecclesiaste 3, 11.

Infatti la somma legge della Natura ovvero la virtù di questo Cupido, insita da Dio nelle prime particelle delle cose per tenerle unite, dalla cui ripetizione e moltiplicazione nasce e si genera l'intera varietà delle cose, può esser sfiorata, ma non penetrata dal pensiero dei mortali. La filosofia dei Greci fu acuta e sollecita nell'investigare i principi materiali delle cose; fu invece languida e negligente nei confronti dei principi del moto (nei quali sta tutto il vigore delle operazioni).

Per quello che riguarda ciò di cui trattiamo essa appare cieca e come balbuziente. Infatti l'opinione dei Peripatetici che vede nella privazione lo stimolo della materia si riduce a un insieme di parole e nomina la cosa invece di significarla. Coloro che riferiscono lo stimolo a Dio dicono bene, ma ascendono per salto, non per gradi; v'è infatti senza dubbio un'unica legge e somma legge in virtù della quale la natura si unisce e si subordina a Dio: quella stessa che, nel testo sopra citato è indicata dalle parole «l'opera realizzata da Dio dal principio alla fine».

Democrito, invece, che considerò più profondamente la questione, dopo aver configurato l'atomo con una certa dimensione e figura, gli attribuì un solo Cupido, cioè un solo movimento semplice e primario e un altro relativo. Egli riteneva che tutto, per sua  propria natura, tendesse a portarsi verso il centro del mondo: e credeva che ciò che ha più materia, essendo spinto verso il centro con maggiore velocità, potesse far muovere e spingere in direzione contraria, mediante percussione, ciò che ha meno materia. In verità, codesta riflessione era angusta e considerava un numero di cose minore del necessario. A questo principio non possono, infatti, essere ridotti, né da esso spiegati, né il moto circolare dei corpi celesti né la contrazione e l'espansione delle cose. L'opinione di Epicuro sulla declinazione e sulla fortuita agitazione degli atomi è scivolata nuovamente verso le chimere e l'ignoranza. Appare pertanto chiaramente, anche più di quanto non vorremmo, che questo Cupido è avvolto dalla Notte.

 

 

Veniamo ora agli atomi di Cupido. Con molta eleganza si dice che Cupido era un perpetuo fanciullo: infatti le cose composte sono più grandi ed hanno età. Mentre i primi semi delle cose, cioè gli atomi, sono piccolissimi e restano in una perpetua fanciullezza. E anche il particolare della nudità è appropriato, perché tutte le cose composte, a chi ben rifletta, sono come mascherate e vestite; e nulla propriamente vi è di nudo se non le prime particelle delle cose. Anche quel particolare della cecità di Cupido è una sapientissima allegoria. Infatti, questo Cupido, chiunque sia, sembra aver pochissima previdenza; dirige i suoi passi e movimenti come i ciechi, secondo ciò che sente vicino palpando. Per questo è tanto più ammirevole quella somma provvidenza divina che, da cose prive di previdenza e assolutamente amorfe e quasi cieche, trae tuttavia con legge certa e inderogabile l'ordine e la bellezza delle cose. L'ultimo attributo è che egli sia arciere, in altre parole che questa virtù è tale da operare a distanza. Ciò infatti che opera a distanza pare che scocchi una freccia. E chiunque asserisce l'esistenza degli atomi e del vuoto (anche se afferma questo vuoto come intermisto e non come segregato), necessariamente deve introdurre l'azione a distanza dell'atomo. Se questa mancasse nessun moto potrebbe generarsi (a causa del vuoto interposto) e tutto resterebbe fermo ed immobile. Quanto poi al Cupido più giovane, giustamente ci è tramandato come il più giovane degli dèi, dato che non avrebbe potuto prendere energia prima del costituirsi della specie.

Resta tuttavia una qualche conformità con il Cupido più vecchio. Venere, infatti, in generale, eccita la passione della congiunzione e della procreazione; Cupido, suo figlio, applica questa passione agli individui. Pertanto da Venere deriva la disposizione generale, da Cupido una più precisa simpatia; quella dipende da cause più vicine, questa invece da principi più alti e fatali, quasi da quell'antico Cupido dal quale ogni simpatia particolare deriva.

 

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