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SviluppoCoscienziale: Qualità dell'Anima /3
Argomento:Letture d'Esoterismo Orientale

Letture d'Esoterismo OrientaleSolitudine - Indifferenza spirituale - Impersonalità

La solitudine, uno dei primi sintomi che indicano a un discepolo che viene preparato all'iniziazione. È quindi evidente che la solitudine alla quale mi riferisco non deriva da quelle debolezze di carattere che respingono i propri simili, né da una natura distante e sgradevole, né da una qualsiasi forma di interesse personale così pronunciato da suscitare l'ostilità degli altri.

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Qualità dell'Anima /3

a cura di Adriano Nardi

prodotto per Esonet.it

Estratti dagli scritti di Alice A. Bailey e del Maestro D. K.

 

Sommario: Solitudine - Indifferenza spirituale - Impersonalità

 

Solitudine

Essere preparati alla solitudine. È la legge. Quando un uomo si dissocia da tutto ciò che concerne il corpo fisico, l'astrale e il mentale e si concentra nell'Ego, produce una temporanea separazione. Questo deve essere sopportato e superato, poiché più tardi condurrà ad un più stretto legame con tutti coloro che hanno con lui rapporti derivanti dal karma delle vite passate, dal lavoro comune e dalla sua attività (dapprima per lo più inconscia) per raccogliere coloro con i quali opererà in futuro.

La solitudine, uno dei primi sintomi che indicano a un discepolo che viene preparato all'iniziazione. È quindi evidente che la solitudine alla quale mi riferisco non deriva da quelle debolezze di carattere che respingono i propri simili, né da una natura distante e sgradevole, né da una qualsiasi forma di interesse personale così pronunciato da suscitare l'ostilità degli altri.

C'è molta solitudine nella vita di un discepolo, di cui lui solo ha colpa, ma che può essere ovviata se egli usa la giusta misura di autodisciplina. Questi sono problemi che deve risolvere da sé, perché riguardano la personalità ed io non ho nulla a che fare con questo.

Mi riferisco alla solitudine che subentra quando il discepolo, avendo accettato, diventa discepolo consacrato ed esce da una vita concentrata sul piano fisico e identificata con le forme d'esistenza nei tre mondi; a questo punto egli si trova a metà strada fra il mondo delle cose esteriori e il mondo interiore del significato. La sua prima reazione è quindi di sentirsi solo: ha rotto col passato, è pieno di speranze, ma non è sicuro del futuro; egli sa che il mondo tangibile al quale è abituato dev'essere sostituito dal mondo intangibile dei valori, ciò implica un nuovo senso delle proporzioni, una nuova gamma di valori e di responsabilità.

Egli crede che questo mondo esista e avanza coraggiosamente e teoricamente, ma per un certo tempo gli rimane totalmente intangibile; trova poche persone che pensano e sentono come lui, e il meccanismo del contatto sicuro esiste dentro di lui soltanto in embrione. Egli si stacca dalla coscienza di massa nella quale è stato finora immerso, ma non ha ancora trovato il suo gruppo, nel quale egli verrà infine coscientemente assorbito. Perciò si sente solo, abbandonato e spoglio. Alcuni di voi provano questa solitudine; pochi ad esempio, hanno raggiunto il punto in cui ci si sente una parte definita, integrante del gruppo; […] il vostro atteggiamento è soprattutto fatto di speranza, abbinata all'idea che siano le limitazioni fisiche a impedirvi di prendere coscienza di ciò che veramente è, nell'ambito delle vostre affiliazioni interiori. Ma, fratelli miei, un tale senso di solitudine è solamente un'altra forma di coscienza-di-sé, di egoismo fuori luogo e, progredendo sul Sentiero, troverete che scomparirà.

Quindi, se vi sentite soli, dovete imparare a considerare il fatto come un annebbiamento emotivo o un'illusione e una limitazione che dovrà essere superata. Dovete cominciare a comportarvi come se non fosse così. Se un maggior numero di discepoli volesse soltanto imparare il valore di agire "come se". Nessuno di voi avrebbe tempo di sentirsi solo in questi giorni, perché non avreste tempo per pensare a voi stessi.

Non temere la solitudine. L'anima che non riesce a stare sola non ha niente da dare.

Tutti i discepoli devono passare attraverso la rivelazione di un certo tipo di solitudine spirituale; è una prova di quel distacco occulto che ogni discepolo deve dominare.

In questa solitudine non c'è morbosità, nessun ritiro severo né separatività. Esiste solamente "il luogo in cui sta il discepolo, distaccato e senza timore, e in quel luogo di quiete assoluta giunge il Maestro e la solitudine scompare".

 

Indifferenza Spirituale

Cos'è l'indifferenza? Dubito che se ne comprenda il significato. In realtà significa un atteggiamento neutrale verso tutto ciò che è il Non-sé; implica il ripudio di ogni somiglianza; indica il riconoscimento di una distinzione fondamentale; significa il rifiuto di identificarsi con qualsiasi cosa, salvo la realtà spirituale, nella misura in cui è percepita e conosciuta in ogni dato punto nel tempo e nello spazio.

È cosa molto più potente e vitale di quanto di solito si intenda. È un ripudio attivo, senza concentrazione su ciò che viene rifiutato. Ecco un'affermazione importante che merita attenta considerazione.

Consiglio di coltivare l'indifferenza spirituale, che non presta indebita attenzione al corpo fisico, agli umori, ai sentimenti o alle illusioni mentali. Il corpo esiste e bisogna averne cura; i sentimenti e gli umori sono potenti e sfibranti e da essi, fratello mio, deriva gran parte del disagio fisico. Non combatterli, ma sostituiscili con altri interessi, ignorali e trattali con indifferenza finché non moriranno per mancanza di attenzione e per lento logoramento.

Quando impareranno i discepoli che l'atteggiamento che comporta una certa dose di "noncuranza", una forma d'indifferenza, è una delle tecniche più rapide per sollevare il Sé dalle pretese della personalità?

Non si tratta dello spirito di noncuranza che riguarda l'atteggiamento del discepolo verso le altre persone. È l'atteggiamento della personalità pensante e integrata del discepolo nei confronti del corpo astrale o emotivo. In tal modo egli assume che nulla di ciò che produce reazioni di dolore o di angoscia nel corpo emotivo abbia il minimo valore. Sono reazioni che vengono semplicemente riconosciute, vissute, tollerate, ma senza permettere loro di diventare degli ostacoli.

Tutti i discepoli dovrebbero riflettere su ciò che ho appena affermato. L'intero processo è basato sulla convinzione profonda della persistenza dell'Essere immortale, presente entro le forme dell'anima e della personalità.

 

Impersonalità

Quando un uomo comincia a vivere come anima e quando la sua coscienza si è allontanata dal mondo dell'illusione, può essere di valido aiuto. La prima lezione che deve imparare è il senso dei valori nel tempo e nello spazio, e sapere che noi operiamo con le anime e non ci curiamo della personalità.

Sono parole troppo dure per voi? Se è così significa che siete ancora troppo concentrati su voi stessi e innamorati dell'anima individuale, con la quale non siete ancora abbastanza in contatto avendone forse percepito solo la vibrazione e null'altro. Non possedete ancora la vera visione delle necessità del mondo, che libera dall'ambizione e permette di lavorare come facciamo noi, dal lato soggettivo, senza alcun pensiero per il sé o per la felicità spirituale, senza desiderare missioni autoassegnate, senza anelare a scintillanti promesse di successi futuri, senza la dolente richiesta di un consolante contatto con coloro che possiedono una coscienza più vasta della nostra.

Se questo supera ancora la vostra comprensione, riconoscetelo e rendetevi conto che non implica alcun rimprovero. Indica soltanto il punto in cui vi trovate e che l'illusione del piano astrale vi tiene ancora in schiavitù e vi induce ad anteporre le reazioni della personalità alla realizzazione di gruppo. Finché rimarrete su quel piano e a quel livello di coscienza, non sarà possibile attrarvi coscientemente nei gruppi dei Maestri ai livelli mentali. Siete ancora troppo distruttivi e personali; potreste nuocere al gruppo e provocare disturbo; a causa delle stimolazioni di gruppo vedreste le cose con una chiarezza alla quale non siete ancora pronti e ne sareste distrutti.

È necessario che impariate ad accettare la guida della vostra anima e a lavorare in armonia e impersonalmente sul piano fisico, con il gruppo o i gruppi verso i quali il destino vi spinge. Quando avrete imparato la lezione dell'oblio di voi stessi, quando non cercherete più nulla per il sé separato, quando saprete stare saldi sulle vostre gambe e cercare aiuto in voi stessi, e quando tutta la vostra vita tenderà alla cooperazione, passerete dallo stadio dell'Osservatore a quello del Comunicatore. Ciò perché si avrà fiducia che trasmetterete solo ciò che è impersonale e veramente costruttivo, che non alimenta la natura emotiva né soddisfa il sé di desiderio.

 

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