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Viaggio Grande Opera: il Viaggio attraverso la Grande Opera /1.2
Argomento:Massoneria

MassoneriaDal Chaos alla Luce - Rappresentazione psicodrammatica del Viaggio attraverso la Grande Opera - La caduta dell'Uomo nella materia - La Via della reintegrazione spirituale - Massoneria Rossa. Dal Rituale del Principe Massone, Cav. dell’Aquila e del Pellicano

Ho costruito questo breve prologo per dare un aspetto psicodrammatico alla storia della "caduta" della nostra anima, che sappiamo essere uguale per tutte le Anime. Come eguale per tutte, so essere l’ultima parte del Viaggio, sulla Via per la Loro "reintegrazione" nella Gerusalemme Celeste.

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Il Viaggio attraverso la Grande Opera /1.2

di Athos A. Altomonte

© copyright by Esonet.it

 

 

Dal Chaos alla Luce - Rappresentazione psicodrammatica del Viaggio attraverso la Grande Opera

Come durante una tempesta, il lampo di luce attraversò in un baleno l’infinito e, con un suono vibrante, penetrò la nera forma e divenne esso stesso materia, prendendo ad animarsi e a colorarsi.

Il bianco si frammentò, originando un arcobaleno di sette colori ed ogni colore emise la Sua nota e prese posizione secondo l’Ordine prestabilito.

Il Verbo si era incarnato, la materia doveva sacralizzarsi. Ma lo spirito nella materia dell’uomo dimenticò presto il Verbo ed il suono divenne rumore. La Luce sbiadì e il baratro più profondo si aprì per la piccola Anima che, separata dalla Dimora del Padre, era appena divenuta Vita.

Essa vide strisciare accanto a sé, nel rovo ove era precipitata, i fantasmi del dolore e della violenza, del tradimento e del pianto, dell’indifferenza e dell’egoismo.

Stordita e incredula, si aggirava tra macerie e distruzioni, trovando solo nei propri ricordi i resti della terra promessa.

Ma, improvvisamente, udì un suono a lei familiare, e poi un altro e poi un altro ancora: il suo cuore riprese a battere sempre più forte; aveva riconosciute le sue sorelle, non era più sola contro il potere oscuro del Buio.

E cominciò allora la Grande Opera. La restaurazione del Regno Spirituale nella Materia, Regno di Chaos.

L’oblio si dissipò lentamente e la luce dello Spirito, prima tremula come quella di una candela, divenne via via, sempre più abbagliante ed alla piccola Anima indicò la Vera Strada. E Lei la indicò ai cuori che vollero sentirla.

E Luce fu, anche nella Materia.

 

* * *

 

Ho costruito questo breve prologo per dare un aspetto psicodrammatico alla storia della "caduta" della nostra anima, che sappiamo essere uguale per tutte le Anime. Come eguale per tutte, so essere l’ultima parte del Viaggio, sulla Via per la Loro "reintegrazione" nella Gerusalemme Celeste.

L’Uno, nell’affermazione di: «Io Sono Colui Che È!», con un Atto di Volontà, manifesta parte di Sé "nelle Acque di Chaos" così che, l’Energia divina diviene Vibrazione-Suono-Luce e, rallentando poi la sua frequenza, da quella del pensiero a quella della luce, giunge a trasformarsi in Materia ed in Forma.

Quella energia però paga questa novella realtà emergente con l’oblio del suo Sé originario e non appena la mente, il sé della Forma, prende coscienza del proprio "io sono questa", nasce in essa il concetto di separatività con gli altri Sé e dell’illusione "ma io non sono quelle".

Questa affermazione è la madre d’ogni errore.

In quella mente, la coscienza inferiore dell’Anima non si riconosce più come emanazione dell’Uno spirituale, ma vive in un mondo irreale e perduto di ombre, separate e sconosciute, dove nasce irrimediabilmente il Male oscuro dell’egocentrismo e dell’incomprensione.

Dimentica della propria coscienza, il sé dell’uomo, com’è già avvenuto per la propria, non riconosce nemmeno le altre "Anime Sorelle".

Nelle Forme non vi sono né Fratelli né Sorelle, ma solo oppositori da vincere e piegare al Molok del potere e del volere dei sé personali.

Parto di questa prima posizione assunta, è il tradimento, ingenerato dalle false coalizioni e per la violenza delle ideologie come mezzo di affermazione. Ed il dolore degli uomini cade nell’indifferenza degli osservatori, per tutti, vincitori e vinti.

Questo è il fondamento che fa apparire nel mondo, l’ingiustizia della disparità tra gli uomini e con essa, nasce il conflitto della separatività.

Separatività e conflitto che una volta apparsi nelle azioni dell’uomo, portano il nefasto frutto dell’errore e con esso il dolore e l’afflizione. Il problema del male e dell’errore è la vera piaga che l’uomo sta combattendo in sé stesso (l’Armageddo o Armageddon), da quando essi sorsero in lui e non potrà cessare di farlo sinché questi non siano stati completamente risolti.

La materia, però, non è staccata dal proprio Ego (o se si vuole, il superconscio della moderna psicanalisi), ma ad esso unita con l’invisibile filo della coscienza che, dolorosa presenza nell’errore, la mente spesso tenta di disconoscere, ubriacandosi alla coppa della vita profana che crede contenga il nettare più dolce e soave ed invece cela il liquido amaro della disillusione.

Questa appare ancor più evidente nell’ultima sconfitta della vecchiaia e della morte, momento in cui si perde ogni speranza di mantenere quanto raggiunto a caro prezzo, nell’effimero Mondo della Forma, dove tutto muta e nulla resta per sempre.

Questo è, il mondo dell’illusione.

Eppure l’Anima si tende a quel cuore che si protende a cercarla e si lega a quell’uomo con un filo che, dapprima sottile, sarà in seguito il passaggio e la Via verso l’infinito.

Questa Via è indicata negli Antichi Commentari con una qualità particolare, sul cui significato varrebbe la pena riflettere con grande attenzione, soprattutto, colui che volesse possederne la chiave d’accesso (psicologica): essa è chiamata dalla Fratellanza, la Via della Commensura.

« ...chi bene andrà commensurando tutte le diversità, troverà il tutto rispondente... » - Galileo Galilei

 

Il risveglio dall’oblio deve essere considerato certamente un dramma previsto ed atteso dall’Io, come parte integrante di quello psicodramma iniziatico che è la realizzazione dell’Opera Umana nel Progetto divino, emanato dalla Mente di Dio, il Grande Architetto dell’Universo.

Ma questa risalita alle origini, non può e non vuole essere immediata.

Occorre che la mente, per non incorrere nel rischio di bruciare la propria vista interiore, sia preparata a ricevere e sostenere quella Luce di Conoscenza che l’Anima, adombrandola, può riversargli.

Occorre un’adeguata preparazione, una solida volontà, la conoscenza dei tempi e dei modi dovuti alla costruzione dei collegamenti tra le diverse strutture psichiche interiori (i Ponti, le cui colorazioni indicano le diverse qualità d’energia che vi si trasmettono).

Tutte capacità e virtù che saranno indispensabili all’Iniziato, per dominare il proprio regno, collegando tra loro i dominii (metafisici) esistenti sopra la propria coscienza ordinaria, con i Regni (fisici) che vivono sotto di essa ed adeguandoli con la sua Opera di mediazione intelligente sino a renderli, come nel Precetto ermetico: «...come in alto, così in basso...».

Non si può naturalmente escludere la possibilità che, in determinate condizioni, sia possibile una subitanea "illuminazione". Ma sembra giusto ritenere che non sia quella la strada che percorre comunemente l’Adepto. Eccezione fatta per coloro che sono richiamati dalla Gerarchia Bianca a manifestare un’Opera particolare.

Cosa significa realizzare i collegamenti tra le migliori strutture mentali dell’uomo, se non l’essenza stessa dell’Opera di costruzione del proprio Tempio interiore ed a tutti i 5 livelli della sua costituzione invisibile?

In quel Tempio interiore, chiamato Psiche e poi Anima dell’Uomo, riconosceremo visibilmente tutti i percorsi che possiamo compiere, classificando la qualità dell’avanzamento, nei gradini dell’Opera (livelli di coscienza e di capacità).

In quel Viaggio attraverso sé stesso, l’uomo, con le giuste esperienze accumulate per aver conosciuto e rettificato tutti i propri errori, per i quali lascia cadere la benda dell’ignoranza che gli velava gli occhi, apprende ad acquisire la sintesi della vita. Durante il proprio percorso ogni uomo ritrova in quella sintesi l’analogia tra micro e macrocosmo.

Nel Precetto di "ri-Conosci Te Stesso", abbattuti i muri (i perimetri ideologici) e le colonne (le dottrine profane ed essoteriche) del Tempio esteriore, come venne abbattuta ogni altra limitazione d’ordine personale, l’Iniziato potrà alfine uscire dal Sepolcro imbiancato della Personalità dove era relegato dalla propria incoscienza spirituale e camminare, ormai libero, verso la Luce che illumina la Grande Opera.

Costruire il Ponte con il Cielo significa attraversare, unendole così in sé stessi, quelle tappe d’evoluzione idealizzate nelle 10 Sephirot o "Sfere di Coscienza" o 10 "Filosofie" del Viaggio, attraverso i 22 Sentieri dell’Albero Sephirotico*, sino al Triangolo trinitario il cui vertice è lo Spirito di Kether. Queste "sfere evolutive" spingono l’Opera dell’iniziato, come una sola Via, da Tiphereth a Da’ath, verso l’unica apertura che, abbandonando il piano orizzontale del Mondo di Chaos, il Labirinto ove si perde il profano, si solleva sul piano verticale dell’Iniziazione. Non Icaro, ma novello Dedalo; perché "è solo con le proprie mani", che l’uomo può costruirsi le "Ali della Conoscenza e del Sapere", per salire nella perpendicolare che conduce al Sé superiore.

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*33 livelli - In questo caso viene conteggiata anche l’undicesima Sephirah, Da’ath. Invisibile, perché contiene la Soglia di Passaggio, dell’ultima "Trasformazione" iniziatica. 10 Sephirot visibili, 1 invisibile e 22 percorsi, esprimono 33 livelli di "maturazione esoterica" dell’iniziato. Egual numero di livelli, 33 appunto, sono affermati nella pratica "ortodossa" della Massoneria iniziatica.
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La caduta dell'Uomo nella materia

Abbiamo tratteggiato sinora i contenuti che accomunano ogni Cosmogonia Mistica, tratti di linguaggio e di emozioni che ogni uomo attraversa nella sua infanzia psicologica, in risposta alla sua ricerca del fuggevole senso della vita, dell’invisibile e del meraviglioso.

Il primo impatto di ogni uomo con il lato occulto della vita è velato drammaticamente dal dolore dei ricordi riposti in tradizioni create da una Umanità spirituale, ma dalla mente ancora bambina, che si ritenne scacciata ed abbandonata nel mondo della materia, privata d’ogni attributo meraviglioso e negato il contatto col "divino", che le fungeva da guida e da riferimento sicuro, da cui essa rammenta ancora, ma confusamente, di discendere.

Questo dramma o grande rifiuto, così ben idealizzato nell’allegoria della cacciata dell’uomo, dal paradiso, della propria placenta spirituale, ha da sempre lasciato in quell’animo dimentico, la profonda angoscia di ogni cucciolo che, credendosi scacciato da un luogo sicuro e protetto, brancola nella tenebra, non sapendo dirigersi senza più una fonte di Luce esterna. In realtà, per ogni uomo che, dirigendosi con la propria Luce interiore, si sia faticosamente evoluto, sino a raggiungere le Soglie dell’Iniziazione Maggiore, questo dramma è rasserenato dalla comprensione della necessità di quell’atto di apparente abbandono, voluto ed attuato, dall’Archetipo spirituale, chiamato «il Grande Eletto» e Unità Suprema Universale.

Questa duplice necessità, che l’Iniziato lentamente impara a riconoscere e ad accettare come sublime dono di sé, è l’acquisizione cosciente, per volontà e Libero Arbitrio, del proprio ruolo nel Progetto per l’Evoluzione dell’Umanità e l’acquisizione cosciente per volontà e Libero Arbitrio, del proprio ruolo nel Progetto per l’Evoluzione del Pianeta.

Progetti che, nel loro complesso, sono l’attuazione della Grande Opera, di cui ogni Iniziato acquista coscienza d’essere parte integrante, partecipandovi con tutto sé stesso.

Ogni uomo, infatti, è partecipe integralmente all’Opera evolutiva, sia personale che universale, con tutti gli elementi che lo compongono. Dalla controparte fisica e concreta del proprio corpo, a quella emotiva della propria Personalità individuale, sino a quell’energia cosciente chiamata Anima riflesso dell’essenza spirituale della Monade.

Tutte le energie che formano, come dicono i Commentari, «le molte Vesti dell’Uomo», sono porzioni fisiche e metafisiche «della Veste più grande del Pianeta, che viviamo e che facciamo vivere»* di una funzione che viene definita nei Catechismi esoterici come: «la Comunione Universale tra tutte le Cose viventi».

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*Le Vesti dell’Uomo...e Maria domandò a Gesù: «a chi sono simili i tuoi discepoli?» ed Egli rispose: «sono simili a fanciulli (le anime) i quali si sono introdotti in un campo che non è il loro (il corpo fisico). Quando verranno i proprietari del campo (gli archetipi degli elementi fisici), diranno loro: "lasciateci il nostro campo!" Ed essi alla loro presenza si spoglieranno dei propri vestiti, per lasciar loro e restituire il campo».
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Per la memoria dell’Umanità bambina, quel dramma a cui ci si riferiva è il ricordo della propria individualizzazione sino a comporre un proprio Regno di Natura.

Questo dramma è iniziato (sempre e solo per la memoria dell’Uomo) con l’essere stato cacciato dal Regno dell’Eden (i piani eterici del Pianeta) dove egli viveva ed allontanato dall’egida e dalla protezione di un’intelligenza "divina", comune e complessiva a tutti gli esseri, che lo dirigeva dall’esterno (come ancora, dall’esterno, vengono diretti tutti gli abitanti dei Regni di Natura sottostanti a quello dell’uomo).

Così fu sino a che apparve nella coscienza eterica dell’uomo, la presenza della mente (il serpente dell’Eden). Questa appesantì la sua parte femminina (ricettiva), con i suoi pensieri rivolti al desiderio di possedere (dinamica) e di capire (il dialogo biblico col serpente) andando a costituire in lui, con i propri impulsi verso la materia (le tentazioni verso il possesso della fisicità di cui la mela è il simbolo), il sottostante piano, il Corpo astrale.

Pronto a materializzarsi, avendo predisposto nella sua caduta nella materia ogni veste precedente, spirituale, animica, eterica ed astrale, l’uomo, figlio dello spirito è pronto ad indossare gli abiti di pelle d’un corpo animale, andando così a costituire, apparentemente da solo e senza più influenze visibili, il Regno Umano, il nuovo e penultimo dei 5 Regni di Natura.

Cinque Regni che il Grande Architetto dispose facciano parte del dominio dell’Uomo, giunto ch’egli sia al termine dell’Opera di Costruzione dell’Universo (lungi ancora dall’essere terminata).

Per la costituzione di questo nuovo Regno di Natura nel Mondo della Materia, era necessario che l’uomo dimenticasse il suo stato primigenio (eterico-spirituale) e cessasse di riferirsi alla protezione d’un Intelligenza Una, superiore ma condizionante, predominante ed assoluta, per passare con l’apprendimento, alla costituzione d’una Volontà individualizzata che realizzi, Discriminazione e Libero Arbitrio, ma «...non senza il dolore dell’errore di colui che ha perduto la chiara-visione dello Spirito».

 

La Via della reintegrazione spirituale

Volontà, Discriminazione e Libero Arbitrio appaiono nella coscienza dell’uomo come risposta alla presenza dell’Ego. Inizialmente solo intuitiva, questa prima relazione col superconscio, sarà sufficiente a richiamare sempre con maggior forza, nell’inferiore della materia mentale, l’energia superiore della Triade. Da quest’energia definita la Luce dell’Anima, si era creduto, sino ad allora, d’esserne stati allontanati e rigettati. Ma anche questo, diverrà chiaro, era solo illusione.

Come è stato detto, in soccorso dell’Iniziato libero nella mente ma ancora crocifisso dai chiodi dei quattro Elementi (Terra, Acqua, Aria e Fuoco), alla croce della propria manifestazione materiale, giunge però la corretta visione dei due giusti motivi del proprio travaglio e della propria fatica; l’evoluzione dell’Umanità e l’Opera di sacralizzazione del Pianeta.

Egli comprende come vive e fa vivere le energie planetarie che utilizza, creando continuamente con esse le proprie Vesti energetiche (dal Corpo eterico all’astrale, dal Corpo mentale all’animico. Mentre il Corpo monadico appartiene al Logos solare) raffinandole inoltre con l’uso costante.

Attraverso l’alimentazione e la respirazione, l’uomo trasforma gli elementi della materia discriminandone inconsciamente le scorie e mutandone gli elementi nobili in energie e in pensieri, in emozioni ed atti sempre più sofisticati, con l’evoluzione delle qualità della propria coscienza e delle proprietà della mente (vedi Esoterismo e prassi alimentare).

Il fine di questa evoluzione interiore è il "saper costruire" con la Fermezza del proprio Pensiero, forme mentali stabili e perfette perché come è detto: «... il Figlio creerà, nei dominii a Lui sottoposti, per Volontà del Padre Suo ed in Suo nome amministrerà con giustizia».

L’Insegnamento esoterico afferma che le energie-Pensiero, continuamente rigenerate per l’uso sempre più qualificato che ne fanno gli Iniziati e gli uomini "di buona volontà", attraverso le loro meditazioni, le riflessioni e la concentrazione mentale, qualificano sempre più lo Spazio che li circonda (l’habitat psichico), elevandone il potere di vibrazione. Infatti, il pensiero spirituale è detto dagli ermetisti "Fuoco". È anche detto nei Commentari ermetici, che lo spazio attorno ad un Maestro, quand’esso parla, s’infuoca; mentre lo spazio spirituale o Regno divino è detto, sempre in quella tradizione, "l’Oceano di Fuoco".

Questo spiega il seguente postulato, presente nella Filosofia d’ogni Scuola d’Oriente e d’Occidente e che, erroneamente, è creduto minore: «...pensa con rettitudine e farai del bene (all’Umanità); non cadere mai in pensieri bassi (volgari) o negativi o creerai discordia (anche nei mondi inferiori), ma se non puoi farlo, smetti di pensare a ciò che stai pensando. Pensa sempre positivo e vedrai in ogni cosa e in ogni evento (della vita), la ragione del Bene».

Sviluppare l’indirizzo mostrato con queste poche indicazioni, significherebbe rinsaldare la chiave d’avorio creduta spezzata che apre, agli occhi del ricercatore, la Porta stretta come la cruna d’un ago del significato occulto della Grande Opera. Significato, riposto e suddiviso velatamente, nelle forme dei Catechismi Maggiori e nei simboli degli Alti Gradi della Massoneria.

Ed è proprio sulla comprensione di questi significatiche l’Iniziato Maggiore*, costituisce nella sua Opera le Grandi Alleanze col V Regno di Natura, il Mondo spirituale.

Alleanze per le quali, i suoi gesti, le sue parole e le sue azioni divengono "prerogative ed attributi di Potere".

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* L’Iniziato Maggiore - Con l’Iniziazione è nel campo della coscienza che s’affermano le grandi differenze. Un Maestro appare fenomenicamente quale un uomo (o donna); ha attributi fisici, funzioni, abitudini e strumenti d’espressione del IV Regno di Natura. Ma dentro la forma, la sua coscienza è del tutto mutata.
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L’Uomo giunge a comprendere che, i dolori e i drammi della propria vita non scaturiscono da una sorta d’ignota ed oscura punizione ma, al contrario, sono parte integrante delle tradizionali 12 Fatiche (vedi Le 12 Fatiche di Ercole e il Sentiero dello Zodiaco) previste per raggiungere l’Iniziazione. Mentre lo sforzo ch’egli affronta è quello di compartecipe alla Grande Opera a fianco del Grande Architetto dell’Universo.

Opera di reintegrazione della materia, sino a che essa, e con lei l’Iniziato, non sia resa sacra. L’Iniziato, consapevole dei propri doveri, non solo accetta di grazia "quanto l’attende nello svolgersi del proprio destino", ma fa tesoro d’ogni insegnamento di quella Tradizione iniziatica, costituitasi nello sforzo e con l’esperienza di quanti lo hanno preceduto in quella Via di Comprensione, di Conoscenza e di Realizzazione. Via che, collegando tutti gli uomini all’universalità della propria esistenza, è indispensabile, per economizzare la tensione e lo sforzo di quanti la percorrono, e necessaria, per accelerare le tappe di quel Viaggio Iniziatico che viene chiamato ermeticamente: dal Chaos alla Luce.

 

* * *

 

Massoneria Rossa. Dal Rituale del Principe Massone, Cav. dell’Aquila e del Pellicano.

XVIII grado del R.S.A.A. la cui filosofia s’impernia attorno all’ideale gnostico.

 

«Che ora è?

E la prima ora del giorno in cui il velo del Tempio fu scisso

e la tenebra e la costernazione si diffusero sulla Terra.

E la Luce fu oscurata (1).

E gli attrezzi massonici furono spezzati (2).

E la Stella Fiammeggiante disparve (3).

E la Pietra Cubica fu spezzata.

La Parola è andata perduta (4).»

 

Era mia intenzione con questo lavoro, sviluppare, nella maniera più chiara e definita che mi fosse possibile, i concetti esoterici impliciti nel brano appena citato.

Solo per attraversare i significati velati nelle parole di questo breve brano rituale del XVIII grado, ed evitando al contempo di attraversarne altri, lo svolgimento sarà lungo e complesso, ma prima d’iniziare il nostro Viaggio attraverso quei significati, analizziamone brevemente i termini più significativi.

(1) Matteo XXVII / 45, 46, 47, 51 «Dalla sesta ora in poi caddero le tenebre su tutto il paese fino alla nona ora. Verso la nona ora Gesù gridò ad alta voce, dicendo: - Eli, Eli, lama sabactani? - Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? - Udito ciò, alcuni che stavano li dicevano: - Quest’uomo chiama Elia -. Ed ecco la cortina del santuario si squarciò in due, da cima a fondo, e la terra tremò, e i massi di roccia si spaccarono.»

Marco XV / 33, 34, 35 «Quando venne la sesta ora, le tenebre scesero su tutto il paese fino alla nona ora. E alla nona ora Gesù gridò ad alta voce: - Eli, Eli, lama sabactani?».

Luca XXIII / 44, 45, 46 «Ed ora era circa la sesta ora, eppure le tenebre scesero su tutta la terra fino alla nona ora, perché la luce del sole venne a mancare; quindi la cortina del Santuario si squarciò a metà. E Gesù gridò ad alta voce dicendo: - Padre, nelle tue mani affido il mio spirito. - Detto questo spirò.»

In queste prima frasi troviamo esposti due concetti che in seguito analizzeremo nei dettagli. Il primo quello di ottenebramento della Verità nella coscienza, o se si preferisce, nella mente degli uomini che non riconobbero la divinità insita nella natura di Gesù, il Cristo Figlio di Dio. La seconda la scissione del velo del Santuario; è evidente che se la cortina è il cielo, il Santuario a cui fanno riferimento gli Apostoli, è il Pianeta stesso, che così reagì all’offesa fatta a quella Grande Entità spirituale. Quella che così reagì, fu chiamata in seguito, l’Anima Mundi.

(2) Come vedremo ampiamente in seguito, gli attrezzi a cui fa riferimento il Rituale, sono in realtà capacità e virtù della Psiche dell’iniziato.

(3) Nell’iconografia esoterica il segno del Pentalfa è il simbolo dell’Uomo. Nel senso più stretto esso rappresenta i 5 Regni di Natura contenuti dall’Uomo e la sua Forma.
I) il regno Minerale, lo scheletro;
II) il regno Vegetale, i liquidi;
III) il regno Animale, la sua Forma o corpo fisico;
IV) il regno Umano, il mondo del Pensiero, unito prima con gli istinti, passioni e desideri al regno precedente, mentre attraverso la parte più alta e qualificata della Psiche o Ego sup. si collega poi al regno seguente il V;
V) il Regno Spirituale, investe la parte considerata metafisica dell’Uomo (celeste), la sua Anima e la sua Monade. La loro presenza o per meglio dire, la loro attività nei piani inferiori dell’uomo ne infiammano la mente, illuminandola, e trasfigurandone, spiritualmente, la Personalità.

(4) La Pietra Cubica, nel linguaggio degli iniziati minori, rappresenta la propria Personalità che deve essere lavorata e portata a completa levigazione per essere posta, simbolicamente, assieme a tutte le altre (altri iniziati) per compiere quella costruzione ideale che è il Tempio dedicato alla (maggior) Gloria del Gran Architetto dell’Universo.

Questo Tempio è l’allegoria della Comunione universale di tutti gli Iniziati (nello spirito) che esprime, attraverso l’Amore e la Saggezza, i Principi della Religione Universale. Cristo insegnò ad imitarlo non ad adorarlo: «Io sono la Via e attraverso me troverete la Casa del Padre», nell’applicazione reale di questo insegnamento, si determina la differenza tra religione volgare (adorazione passiva e criterio d’interpretazione soggettivo o di Gruppi separati d’umanità) e Religione Universale (identificazione attiva di sé, coi Principi sussidiari emanati dal Principio Archetipo Uno).

La Pietra Cubica nel linguaggio maggiore detto anche dei Misteri, contiene però un altro significato.

 

 

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