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Dottrina Segreta: La scienza e La Dottrina Segreta /3
Argomento:Scienza ed Esoterismo

Scienza ed EsoterismoSorge ora un problema più basilare riguardo al corpo eterico. Da chi o da cosa viene progettato? Questo dischiude l’intero argomento della visione teosofica dell’evoluzione e delle sue cause prime, descritta nei due volumi de La dottrina segreta.

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La scienza e La dottrina segreta /3

di Sylvia Cranston - estratto dal libro Helena Blavatsky ed. Armenia

prodotto per Esonet.it

 

Questo dischiude l’intero argomento della visione teosofica dell’evoluzione e delle sue cause prime, descritta nei due volumi de La dottrina segreta. Sostanzialmente la dottrina insegna che: «L’Universo viene operato e guidato dall’interno verso l’esterno. [...] L’intero Cosmo è guidato, controllato e animato da una serie infinita di Gerarchie di esseri senzienti, ciascuno con una missione da compiere. Essi variano infinitamente nei rispettivi gradi di coscienza e di intelligenza». I più progrediti possono essere chiamati gli architetti dell’universo, esseri che un tempo erano umani e ora sono divini per poteri e doveri.

Un sostegno a questa teoria giunse poco dopo la morte di H.P.B. e da una fonte inattesa, il celebre biologo Thomas Huxley, darwinista di primo piano del XIX secolo e grande scettico per quasi tutta la vita. In Some Essays on Controversial Subjects scrisse:

Osservando la questione dal punto di vista più rigidamente scientifico, l’ipotesi che, tra le miriadi di mondi sparsi nello spazio infinito, non vi possa essere alcuna intelligenza tanto più grande di quella umana, considerato che quest’ultima è pari a quella di uno scarafaggio, né alcun essere dotato del potere di influenzare il corso della natura, considerato che l’uomo è in grado di influenzare la natura quanto una lumaca, mi sembra non soltanto priva di fondamento ma impertinente. Senza oltrepassare l’analogia di ciò che è noto, è facile popolare il cosmo di entità in scala ascendente fino a raggiungere qualcosa di praticamente indistinguibile dall’onnipotenza, dall’onnipresenza e dall’onniscienza. (Corsivo del curatore.)

Huxley modificò anche le proprie opinioni sulla coscienza:

Capisco che il principio fondamentale del Materialismo sia che nell’universo non vi è niente tranne materia e forza. [...] Kraft und Stoff - forza e materia - sono ostentate quali Alfa e Omega dell’esistenza. [...] Chi non sostenga tale opinione viene condannato, dai più zelanti persuasori, all’Inferno previsto per gli sciocchi e gli ipocriti. Ma in tutto questo io non credo assolutamente. [...] Vi è una terza cosa nell’universo, vale a dire la coscienza, che io non riesco a vedere come materia o forza o alcuna modifica immaginabile dell’una o dell’altra.

Alfred Russell Wallace, che mise a punto la teoria della selezione naturale indipendentemente da Darwin, ammetteva tranquillamente i limiti della teoria. Riteneva che l’azione di guida di “intelligenze superiori” fosse una «parte necessaria delle grandi leggi che governano l’universo materiale». Aggiunse che la selezione naturale non poteva spiegare come nascessero artisti e musicisti e altri talenti estetici, in quanto non fornivano alcun vantaggio competitivo nella lotta per la sopravvivenza.

Ne La dottrina segreta (2:648-9) troviamo quanto segue:

La “Selezione Naturale” non è un’Entità; ma un’espressione di comodo per descrivere il modo in cui nella lotta per l’esistenza si compie la sopravvivenza del più adatto e l’eliminazione del meno adatto. [...] Ma la Selezione Naturale [...] in quanto Potere è in realtà un puro mito; specialmente se vi si ricorre per spiegare l’origine delle specie. Di per sé non può produrre niente e opera soltanto sulla materia prima disponibile. Il vero interrogativo in questione è quale Causa (unita ad altre cause secondarie) produca le “variazioni” negli organismi stessi. Molte di queste cause secondarie sono puramente fisiche, climatiche, alimentari, eccetera. Molto bene. Ma al di là degli aspetti secondari dell’evoluzione organica bisogna ricercare un principio più profondo. Le “variazioni spontanee” e le “divergenze accidentali” dei materialisti non sono [...] in grado di spiegare le stupefacenti complessità e meraviglie del corpo umano, per esempio. [...] La [causa] fondamentale della variazione nelle specie [...] è un’intelligenza inconscia che pervade la materia, rintracciabile in ultima analisi in un Riflesso della Sapienza Divina e Dhyan-Chohanica.

Le opinioni di Wallace, riassunte dal professor Roszak, mostrano la selezione naturale in una luce analoga: «A suo modo di vedere l’adattamento è essenzialmente conservativo e non intraprendente. Si sposta in una direzione puramente orizzontale. [...] Se l’evoluzione fosse puramente una questione di sopravvivenza mediante adattamento, saremmo ancora un pianeta di batteri esuberanti. [...] A sovrastarla Wallace vedeva un più audace movimento verticale che spinge l’evoluzione verso livelli più elevati di complessità e di coscienza.» E questo movimento verticale trae impulso da una fonte spirituale.

La dottrina segreta indica che il movimento verticale si compie principalmente in punti strategici del viaggio evolutivo. Questa idea verrebbe corroborata dalla recente teoria degli equilibri punteggiati, la quale rivela che la teoria di Darwin dei mutamenti graduali non è avvalorata dalle testimonianze fossili. Come riferisce Newsweek (3 novembre 1980): «Sempre di più gli scienziati credono che le specie cambino poco per milioni di anni e poi si evolvano rapidamente, con una specie di salto quantico.» Il celebre antropologo Loren Eiseley discute questa teoria in relazione al cervello umano nel suo libro The Immense Journey:

Grande studioso di paleoneurologia, il dottor Tilly Edinger di recente ha osservato: «Se l’uomo ha attraversato una fase di pitecantropo, l’evoluzione del suo cervello è stata straordinaria, non solo per l’esito ma anche per il ritmo. [...] L’ingrandimento degli emisferi cerebrali del cinquanta per cento sembra aver avuto luogo, in termini geologici, in un attimo, e senza essere stato accompagnato da alcun aumento importante delle dimensioni corporee».

Questo potrebbe coincidere con il periodo discusso ne La dottrina segreta della “illuminazione” della mente con l’incarnazione di anime umane provenienti da un mondo precedente, in forme umane fino ad allora prive di mente. Avendo raggiunto la fase umana in un mondo precedente, non vi sarebbe stato bisogno per l’anima di passare daccapo attraverso la fase animale.

L’opinione della Blavatsky, secondo cui la selezione naturale e le mutazioni casuali non potrebbero produrre un mondo tanto complesso quanto il nostro, è accettata oggi in maniera indipendente da un numero sempre maggiore di scienziati, come il dottor Freeman Dyson, docente di fisica all’Institute for Advanced Studies di Princeton. Il brano che segue, tratto dal suo libro Infinite in All Directions, fu considerato di importanza sufficiente da essere citato su Time in un numero dell’aprile del 1988:

Non penso che questo universo si sia formato per caso. La mente, secondo me, esiste in qualche senso reale nell’universo. Ma è primaria o è una conseguenza accidentale di qualcos’altro? L’opinione prevalente fra i biologi sembra essere che la mente sia nata accidentalmente da molecole di DNA o qualcosa di simile. Lo ritengo molto improbabile. Sembra più ragionevole pensare che, la mente sia una parte primaria della natura fin da principio e che noi siamo semplicemente manifestazioni di essa nell’attuale fase della storia. Non è tanto che la mente abbia una vita propria, ma che la mente sia intrinseca al modo in cui è costruito l’universo, e la vita sia il modo della natura di dare alla mente occasioni che altrimenti non avrebbe.

Nel libro Dyson cita una conferenza del 1985, “La vita e la mente nell’universo”, del dottor George Wald, professore emerito di biologia alla Harvard e uno dei vincitori del premio Nobel per la fisiologia nel 1967:

Io e praticamente tutti i biologi e quasi tutte le altre persone, supponevamo che la coscienza o mente fosse un prodotto tardo dell’evoluzione animale. Mi è venuta l’idea che invece sia la presenza costante e onnipresente della mente a guidare la materia in questa direzione. Mi sono reso conto di essere in ottima compagnia; idee di questo tipo sono vecchie di millenni nelle filosofie orientali. E numerose persone nell’enorme gruppo di fisici [della prima metà del XX secolo] erano giunte proprio a questo tipo di pensiero. Ho scoperto Eddington dire ad un certo punto che la sostanza del mondo è sostanza mentale e assegnare a questa una collocazione primaria sulla materia. Von Weizsacker, un fisico piuttosto filosofico, parlava di quello che chiamava principio di identità, ossia che mente e materia siano aspetti gemelli di tutta la realtà.

Simili congetture inevitabilmente inducono a considerare la vita non solo sulla terra ma anche altrove nell’universo. Riguardano inoltre, problemi come quello se lo sviluppo evolutivo sulla terra verrà cancellato quando il pianeta e il sistema solare moriranno.

Un professore di Princeton una volta parlò con Einstein del proprio figlio, un brillante studente universitario tanto demoralizzato e depresso da rifiutare di proseguire gli studi e di fare qualunque altra cosa. Era preoccupato non della propria morte, ma della morte del sistema solare! Un giorno, diceva, tutto andrà in pezzi, e allora tutto ciò che sarà stato ottenuto sulla terra non varrà niente. Sarebbe come se qui non fosse in realtà successo niente, e allora perché preoccuparsi di fare qualcosa adesso?

Darwin si interessò dello stesso problema. In una lettera al figlio parlò dell’inevitabile distruzione del sistema solare, quando «il sole con tutti i pianeti diventerà troppo freddo per la vita. Ritenendo come faccio io che l’uomo nel futuro remoto sarà una creatura molto più perfetta di quella che è ora, è un pensiero intollerabile che l’uomo e tutti gli esseri senzienti siano condannati a un totale annientamento dopo un progresso tanto prolungato. A coloro che ammettono pienamente l’immortalità dell’anima umana, la distruzione del nostro mondo non apparirà tanto orribile.»

Darwin forse non parlava della normale visione dell’immortalità, quella di una fuga permanente in uno stato paradisiaco dopo un breve soggiorno quaggiù. Sembra lasciar intendere che l’evoluzione, come processo, possa continuare da un mondo all’altro, se le anime sono in effetti imperiture, il che in questo caso significherebbe rinascere. La possibilità che i mondi (e perfino gli universi galattici nel loro insieme) si reincarnino è un argomento che attualmente impegna la seria attenzione di astronomi e fisici. Il saggista del New York Times Malcolm Browne riferì diversi anni fa:

Due teorie rivali sul destino ultimo dell’universo corrono oggi testa a testa. L’entusiasmo della gara ha spronato astronomi, matematici, fisici delle particelle, chimici e teorici a sondare le loro specialità alla ricerca di tracce che possano contribuire all’esito finale. La questione è se l’universo sia “aperto” e possa continuare per sempre la sua attuale evidente espansione o sia invece “chiuso” e destinato un giorno a smettere di espandersi e a ripiegarsi su se stesso, per poi rinascere. Se l’universo è “aperto” e sempre in espansione, allora naturalmente l’energia necessaria per sostenere la vita prima o poi si disperderà al punto da essere inutilizzabile, e tutto morirà. Alcuni scienziati manifestano preferenze personali per un tipo di Gotterdammerung o per l’altro. Vi sono coloro che preferirebbero un universo aperto e irripetibile, considerandolo coerente con le scritture bibliche. Altri preferirebbero un universo chiuso e oscillante, esteticamente simile alla ruota della morte e della rinascita che è propria dell’induismo.

Sir Stephen Hawking, che a Cambridge regge la cattedra un tempo occupata da Sir Isaac Newton, è da molti considerato il fisico più importante dell’epoca contemporanea. Nel suo libro molto acclamato Breve storia del tempo: dal big bang ai buchi neri [A BrieJ History of Time: From the Big Bang to Black Holes] rivela che in un primo momento credeva in un “universo aperto” in cui il cosmo fosse destinato ad una distruzione permanente. Ma ora lui e i suoi colleghi considerano l’universo un’entità in continua espansione e contrazione, senza inizio né fine. Di conseguenza, l’eruzione del Big Bang non fu la prima nel suo genere. Commenta Hawking: «È un’interessante riflessione sul clima generale di pensiero prima del XX secolo il fatto che nessuno avesse mai suggerito che l’universo fosse in espansione o in contrazione. Era generalmente accettato che l’universo o fosse sempre esistito in uno stato immutabile oppure che fosse stato creato in un certo momento finito del passato, più o meno così come lo osserviamo oggi».

Comprensibilmente Hawking non lesse mai il brano seguente in Iside svelata (2:264-5), che H.P.B. ritenne di importanza sufficiente da ripeterlo in La dottrina segreta (1:3-4), con una correzione di scarsa importanza:

La dottrina esoterica insegna, come il buddismo e il brahmanesimo e perfino la Qabbalah, che l’unica Essenza infinita e ignota esiste da tutta l’eternità, e in successioni armoniche e regolari è passiva o attiva. Nella fraseologia poetica di Manu queste condizioni sono chiamate i “giorni” e le “notti” di Brahma. Quest’ultimo è “sveglio” o «addormentato». [...] Nell’inaugurare un periodo attivo, dice La dottrina segreta, [prima della stesura de La dottrina segreta H.P.B. utilizzò spesso questa espressione nei suoi scritti] ha luogo un’espansione di questa essenza divina dall’esterno verso l’interno e dall’interno verso l’esterno, in conformità con la legge eterna e immutabile, e l’universo fenomenico o visibile è l’esito ultimo della lunga catena di forze cosmiche così progressivamente messe in moto. In maniera simile, quando si ristabilisce la condizione passiva, ha luogo una contrazione dell’essenza divina, e la precedente opera di creazione viene gradatamente e progressivamente disfatta. L’universo visibile si disintegra, la sua sostanza si disperde; e il “buio” solitario incombe ancora una volta sul volto del “profondo”. Per usare una metafora tratta dai Libri Segreti, che renderà l’idea ancora più chiaramente, un’espirazione della “essenza ignota” produce il mondo; un’inalazione lo fa scomparire. Questo processo va avanti da tutta l’eternità, e il nostro universo attuale è soltanto uno di una serie infinita, che non ha avuto inizio e non avrà fine.

Il concetto centrale della teoria del Big Bang è che l’universo ha avuto inizio con l’esplosione di una “scintilla” di sostanza da cui in ultima analisi sono promanate tutte le stelle e le galassie. Ne La dottrina segreta (1:1, 3-4), quando vengono schematizzate simbolicamente le fasi di sviluppo del cosmo, vi è un’affermazione analoga, tranne per il fatto che qui l’universo ha inizio nello spirito, non nella materia:

Un Manoscritto Arcaico (un insieme di foglie di palma rese impermeabili all’acqua, al fuoco e all’aria mediante qualche procedimento specifico sconosciuto) è davanti agli occhi dell’autrice. Sulla prima pagina vi è un disco bianco immacolato all’interno di uno sfondo nero opaco. Sulla pagina seguente, lo stesso disco, ma con un punto centrale. Il primo, lo studioso lo sa, rappresenta il Cosmo nell’Eternità, prima del risveglio dell’Energia ancora addormentata, l’emanazione del Verbo in sistemi più tardi. Il punto nel Disco fino ad allora immacolato [...] denota l’alba della differenziazione. È il punto nell’Uovo Cosmico, il germe in quest’ultimo che diventerà l’Universo, il TUTTO, il Cosmo illimitato e periodico, essendo questo germe latente e attivo periodicamente e di volta in volta.

In seguito H.P.B. cita con approvazione un teorico francese il quale congetturò che l’intero cosmo potesse essere concentrato «in un unico punto» (La dottrina segreta 1:489). Un altro riferimento dell’opera (1:379) parla di un «Universo in evoluzione dal Sole centrale, il PUNTO, il germe sempre nascosto.» [La scrittura maiuscola di “PUNTO” è di H.P.B.]

Grazie a recenti scoperte, la teoria del Big Bang è oggi messa seriamente in discussione. Finora si credeva che la materia esplosiva fosse stata emessa a caso in ogni direzione. Tuttavia, di recente gli astronomi hanno trovato quella che chiamano una griglia di otto galassie separate da un uguale numero di anni-luce di spazio. Uno degli scopritori di questa griglia ne rimase tanto scoraggiato da dire che, a quanto pare noi ignoriamo completamente l’origine dell’universo e dobbiamo ripartire da zero.

Poi, all’assemblea annuale della Società astronomica americana, il 10 gennaio 1990, fu annunciato quanto segue, come riferisce il New York Times (12 gennaio) sotto il titolo “Scoperto un continente di galassie che attira le altre verso di sé”:

Gli astronomi hanno riferito oggi di avere confermato l’esistenza di una delle più grandi concentrazioni di galassie e di materia mai scoperte. [...] Chiamata “grande attrattore” e distante 150 milioni di anni-luce dalla terra, l’enorme struttura esercita una costante attrazione gravitazionale sulla Via Lattea e su milioni di altre galassie. [...]
La scoperta conferma teorie discusse in astronomia negli ultimi anni secondo cui gli oggetti fondamentali dell’universo sono molto più grandi e più complicati di quanto immaginassero gli astronomi. Gli oggetti non sono semplicemente galassie o ammassi di galassie, ma enormi «continenti di galassie» cento volte più grandi. Le galassie dell’attrattore non si espandono l’una rispetto all’altra come fanno quelle del resto dell’universo, ma invece “cadono” assieme verso una regione larga centinaia di milioni di anni-luce. La velocità del moto, 650 chilometri al secondo, è pure sorprendente. Lascia intendere che le galassie siano attirate verso qualcosa. La cosa più convincente, dicono gli astronomi, è che alcune galassie studiate si trovano sul lato opposto dell’attrattore rispetto alla Via Lattea; si è scoperto che vengono ugualmente attirate verso l’attrattore. [...]
Con l’attuale descrizione della storia dell’universo, ci vorrebbe un tempo maggiore dell’attuale vita dell’universo per formare una struttura così grande. Il dottor Schramm dice che ora bisogna elaborare teorie per creare un nuovo meccanismo al principio dell’universo che spieghi queste strutture enormi. [...] Il grande attrattore è una delle numerose strutture enormi la cui esistenza è stata teorizzata negli ultimi anni, fra cui vi è la “grande muraglia”, che si ritiene essere un grande “lenzuolo” di galassie esteso su un miliardo di anni luce.

[Queste strutture non sono più teorizzate ma sembrano esistere realmente.]

* * *

Questa scoperta potrebbe avere un’importanza immensa. Finora è stata soltanto una congettura da parte degli scienziati che l’attuale espansione di mondi e galassie nell’universo del Big Bang possa un giorno invertirsi, ma il continente di galassie chiamato Grande Attrattore consolida questa teoria.* La teoria della rinascita periodica dell’universo potrebbe allora ricevere un’ulteriore conferma.

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* Potrebbe venir fuori in futuro che questi enormi raggruppamenti di galassie da poco scoperti appartengano in realtà a universi differenti dal cosiddetto universo del Big Bang. Dopo tutto, soltanto sessantacinque anni fa si riconobbe l’esistenza di galassie al di fuori della Via Lattea.
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Alla luce di tali ampie considerazioni, può sembrare di scarso momento lo sbarco sulla luna dei primi astronauti, avvenuto una ventina di anni fa (nel 1969, n.d.r.), anche se fu uno dei momenti più importanti nella nostra storia sulla terra. Nel ventesimo anniversario dell’evento, al medico e biologo Lewis Thomas fu chiesto un articolo di riflessioni sull’occasione. Fu pubblicato sul New York Times il 15 luglio 1989. Thomas prima parlò della passeggiata lunare e delle svariate impressioni che evocò, poi proseguì:

Ma il momento davvero importante venne più tardi, quando fu installata l’apparecchiatura per scattare fotografie sul campo. Lì, davanti ai nostri occhi, a far trattenere il fiato nell’istante in cui apparve sugli schermi televisivi di tutto il mondo, vi era quella fotografia della Terra.
Sospesa subito sopra l’orizzonte della luna, chiara e rotonda e scintillante come una bolla, di colore blu con nubi di bianco puro sparse sulla superficie, era l’oggetto più bello mai osservato dagli esseri umani: la propria casa. Per di più, come si poteva vedere chiaramente dalla fotografia, era viva. Quella cosa rotonda e sbalorditiva, appesa lì tutta sola [...] era una cosa viva, un essere vivente. Quella foto da sola era l’evento più importante nell’intero avvenimento tecnico e permane nella mente 20 anni dopo, ancora densissima di significati.
Il concetto che la vita sulla Terra assomigli, in dettaglio, al tipo di vita coerente e interconnessa che attribuiamo a un organismo è ora qualcosa di più di un’idea. Grazie in gran parte agli studi avviati negli anni Settanta da James Lovelock, Lynn Margulis e colleghi, ora sappiamo che la vita planetaria, la “biosfera”, si autoregola. Mantiene con precisione la salinità e l’equilibrio acidi-basi degli oceani, mantiene costanti per milioni di anni i componenti esattamente equilibrati dell’atmosfera con i livelli di ossigeno e anidride carbonica proprio ai livelli ottimali per la respirazione e la fotosintesi. Trae vita dal sole, assorbendo l’energia necessaria per la vita e riflettendo il resto nel pozzo senza fondo dello spazio. Questa è “l’ipotesi di Gaia”, la nuova idea che la Terra stessa sia viva. [...]
Infine, una cosa su cui riflettere, vi è il più strano di tutti i paradossi: il concetto che un organismo tanto immenso e complesso, con tanti sistemi nervosi centrali interconnessi e comunicanti, dai grilli e dalle lucciole fino ai filosofi, debba essere in sé privo di mente. Io non riesco a crederlo.

Fu l’immagine della terra vista dalla luna, simile a uno “zaffiro screziato” , a ispirare il chimico e biofisico Lovelock a iniziare gli studi scientifici descritti nel suo libro Gaia, A New Look at Life on Earth, pubblicato nel 1979 dalla Oxford University Press [Lovelock è laureato in chimica, medicina e biofisica.] Eppure la sua «nuova idea» era stata formulata da H.P.B. e da altri teosofi un secolo fa. Judge scrisse sull’argomento un racconto affascinante, “La pelle della Terra”. Nel suo libro Ocean of Theosophy parla della Terra come di una «entità e non un puro mucchio di materia grezza.» In La dottrina segreta (1:49) H.P.B. dice:

L’idea della vita universale è uno di quei concetti antichi che stanno tornando alla mente umana in questo secolo, in conseguenza della sua liberazione dalla teologia antropomorfica. La scienza, è vero, si accontenta di tracciare o postulare i segni della vita universale e non ha ancora avuto nemmeno il coraggio di sussurrare «Anima Mundi!» L’idea della «vita cristallina», ora ben nota alla scienza, sarebbe stata derisa mezzo secolo fa. [...] Non sembra possibile che la scienza possa nascondere a se stessa ancora a lungo, mediante il semplice uso di termini come “forza” ed “energia”, il fatto che le cose dotate di vita siano esseri viventi, atomi o pianeti che siano.

Lo scienziato premio Nobel Brian Josephson, docente di fisica a Cambridge, sembra concordare con molto di quanto sopra. In un’intervista osservò:

Possono esservi elementi di intelligenza in ogni atomo della materia che, come le forme biologiche terrestri, può subire un’evoluzione verso livelli sempre più elevati. [...] I fisici tendono a pensare alla materia come a qualcosa d’inanimato e meccanico e sono concettualmente sulla pista sbagliata. Al livello più minuscolo, la materia sembra comportarsi molto più come un qualcosa di biologico e vivente. Possono esservi una vita fondamentale e un’intelligenza alla base dei fenomeni studiati dalla fisica. [...] Analogamente sembra esservi un’integrità o unità misteriosa di tutta la materia che gli scienziati non sanno spiegare ma che viene di frequente descritta nelle religioni orientali.

Può essere una sorpresa apprendere che anche Sir Isaac Newton considerasse vivo l’insieme della natura. Malcolm Browne lo riferisce in un articolo sul New York Times (10 aprile 1990) sul nuovo interesse degli scienziati per l’alchimia:

Tra i ranghi degli alchimisti vi erano alcuni dei massimi scienziati di ogni tempo, Isaac Newton e Robert Boyle fra gli altri. Sebbene la fama di Newton poggi sulle sue scoperte fondamentali in fisica e matematica, circa metà della sua attività professionale fu dedicata all’alchimia, un fatto che ha infastidito alcuni dei suoi ammiratori moderni. Ma la dottoressa Betty Jo Teeter Dobbs, docente di storia alla Northwestern University che ha studiato per molti anni l’opera di Newton, considera l’alchimia un aspetto fondamentale dell’attività di Newton, non soltanto un’aberrazione.

La dottoressa Dobbs in un nuovo libro sostiene che Newton, un puritano, temeva quella che considerava essere l’ascesa dell’ateismo.* La studiosa asserisce che Newton abbracciò il concetto alchimistico dell’animazione universale, infusione da parte di Dio dello spirito divino in tutte le cose. Abbiamo qui un esempio di una grande mente scientifica che era anche profondamente religiosa. Newton non era unico a questo riguardo. Un volume del 1984, Quantum Questions, Mystical Writings of the World’s Great Physicists, esamina gli scritti di Heisenberg, Schroedinger, Einstein, de Broglie, Jeans, Planck, Pauli ed Eddington, e «tutti esprimono una profonda convinzione che la fisica e il misticismo siano in qualche modo fratelli gemelli. [...] Ciascuno di questi uomini straordinari, senza eccezione, giunse a credere in una visione del mondo mistica o trascendente che incarna il mondo in un fenomeno spirituale piuttosto che materiale.»

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* «I pensieri e le idee più intimi di Newton sono stati travisati», scrive H.P.B., «e della sua grande dottrina matematica è stato utilizzato soltanto il puro involucro fisico. Se il povero Sir Isaac avesse previsto quale uso avrebbero fatto i suoi successori e seguaci della sua “gravità”, quell’uomo pio e religioso avrebbe certamente mangiato con tranquillità la sua mela e non avrebbe mai fatto parola di alcuna idea meccanica collegata alla caduta.» (La dottrina segreta 1:484.)
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Questo sembra avvalorare la tesi fondamentale de La dottrina segreta secondo cui, come indica il sottotitolo del libro, è possibile una sintesi di scienza, religione e filosofia. I brani che seguono, tratti dagli scritti di Einstein, lasciano intendere che per il padre della relatività la scienza e la religione fossero tutt’altro che incompatibili:

L’emozione più bella e più profonda di cui possiamo avere esperienza è la sensazione del mistico. È il seminatore di ogni vera scienza. Colui per il quale questa emozione è sconosciuta, colui che non sa più meravigliarsi e restare rapito nello sgomento, è ben che morto. Sapere che ciò che per noi è impenetrabile esiste veramente e si manifesta nella sapienza più elevata e nella bellezza più radiosa, che le nostre facoltà ottuse possono comprendere soltanto nelle loro forme più primitive, questa conoscenza, questa sensazione è al centro della vera religiosità.
Io sostengo che il sentimento religioso cosmico sia la motivazione più forte e più nobile per la ricerca scientifica. Soltanto chi capisce gli sforzi immensi e soprattutto la devozione, senza cui non si può realizzare opera di avanguardia nella scienza teorica, può comprendere la forza dell’emozione da cui sola può scaturire tale opera, per quanto remota dalle realtà immediate della vita. [...] È il sentimento religioso cosmico che dà all’uomo tale forza. Un contemporaneo ha detto, non senza ragione, che in questa nostra epoca materialistica i lavoratori seri sono le sole persone profondamente religiose.

Il brano che segue, tratto dalle riflessioni di Einstein, è citato nella Autobiography of Robert A. Millikan: «È sufficiente per me contemplare il mistero della vita cosciente, che si perpetua per tutta l’eternità, riflettere sulla meravigliosa struttura dell’universo, che noi possiamo vagamente percepire, e cercare umilmente di comprendere anche una parte infinitesima dell’intelligenza manifestata nella natura.»

L’idea che la natura manifesti intelligenza sembra molto lontana dal concetto oggi prevalente tra molti scienziati secondo cui la casualità, la probabilità e l’assenza di leggi regnano sia nel mondo subatomico che nei vasti spazi in cui nascono e muoiono gli universi. In un programma televisivo americano del giugno del 1990, “L’universo quantico”, uno scienziato russo, Roger Rees, asserì che «la meccanica quantistica ha reso tutto, in definitiva, casuale. Una cosa può andare di qua o di là. La matematica nega la certezza; rivela soltanto probabilità e caso».

Nel libro The Emperor’s New Mind il fisico inglese Penrose si rivela essere uno dei fisici sempre più numerosi i quali pensano che Einstein non fosse testardo nell’affermazione secondo cui il «mignolo gli diceva che la meccanica quantistica è incompleta». Penrose aggiunge che «enigmi, in una forma o nell’altra, persistono in qualunque interpretazione della meccanica quantistica cosi come la teoria è nota oggi». Secondo lui in futuro la teoria quantistica «subirà mutamenti fondamentali», nel qual tempo potranno essere scoperte leggi più profonde che spiegheranno anche il grande mistero della coscienza umana, nonché quella che sembra un’azione casuale delle particelle atomiche.

A quest’ultimo riguardo sembra appropriata una citazione dall’articolo di H.P.B. “La mente cosmica”: «[...] ogni atomo, come la monade di Leibniz, è in sé un piccolo universo [e manifesta un certo grado di coscienza.]» H.P.B. fa riferimento a opinioni analoghe di Thomas Edison: «Io non credo che la materia sia inerte e che su di essa agisca una forza esterna. A me sembra che ogni atomo possieda una certa quantità di intelligenza primitiva: guardiamo le migliaia di modi in cui gli atomi di idrogeno si combinano con quelli di altri elementi. [...] Si vuol dire che lo fanno senza intelligenza? » H.P.B. aggiunse che «il signor Edison è un teosofo, anche se non molto attivo. Eppure proprio il fatto di possedere un diploma sembra ispirargli verità teosofiche».

Applicando questo concetto alla pratica e adattando la legge delle probabilità di Heisenberg, si può prevedere che cosa farà una massa di atomi o di particelle atomiche, ma non si può prevedere che cosa farà una singola unità. Si possono trovare esempi di questa cosiddetta scelta ovunque in natura.

H.P.B. ammette che le sue opinioni riguardo alla presenza di vita intelligente in tutto il cosmo sarà considerata una rivitalizzazione delle «superstizioni dei pazzi alchimisti». Questo ricorda una storia raccontata dal fisico Heinz Pagels in Cosmic Code: Quantum Mechanics as the Language of Nature.

Secondo questa storia Pauli una volta giunse al laboratorio Pupin alla Columbia University per tenere una conferenza sulla nuova teoria non lineare delle particelle elementari di Heisenberg. Niels Bohr era fra il pubblico e dopo la conferenza osservò che la nuova teoria non poteva essere giusta perché non era abbastanza pazza. Bohr e Pauli ben presto si trovarono in piedi alle estremità opposte di un tavolo con Bohr che diceva «non è abbastanza pazza» e Pauli a rispondere «è abbastanza pazza». Sarebbe stato difficile per un esterno capire che cosa fosse in gioco per quei due grandi fisici e che non si trattasse solo di pazzia. Sia Bohr che Pauli sapevano che la pazzia della teoria quantistica si rivela essere giusta.

Per dirla con Heinz Pagels:

Tutte le creazioni umane profonde sono belle, e le teorie fisiche non fanno eccezione. Una teoria brutta ha una sorta di goffaggine concettuale che è impossibile tenere a mente troppo a lungo. [...] La prima volta che compaiono, le nuove idee sono spesso bizzarre e strane, e se le idee sono giuste la bellezza si vede in seguito. [...] Quando i fisici capiranno davvero la logica interna del cosmo, sarà bellissima.

Vi può essere un concetto più bello di quello che dalle galassie agli atomi la vita intelligente e cosciente è universale e non vi è in nessun luogo materia morta? Se questo fosse vero, risponderebbe al grande enigma sulla possibilità che altri mondi siano abitati, poiché se i minerali sono vivi allora naturalmente tutti i mondi sono abitati. In La dottrina segreta (2:699) vi è la singolare affermazione che tutti i pianeti «sono, furono o saranno “portatori di uomini”.» H.P.B. altrove cita l’aforisma cabalistico secondo cui «la pietra diventa una pianta, la pianta, un animale; l’animale, un uomo; l’uomo, uno spirito; e lo spirito, un Dio».

* * *

L’antica opinione, esposta ne La dottrina segreta,secondo cui la vita è universale e in essenza spirituale, impone agli esseri umani la grave responsabilità di usare tale vita in modo benefico. Il terrificante uso improprio e cattivo della materia da parte dell’uomo minaccia la sopravvivenza della terra.

In risposta a questa minaccia più di mille personalità religiose, politiche e scientifiche di 83 nazioni parteciparono nel gennaio del 1990 a un convegno a Mosca patrocinato dal Forum mondiale per la sopravvivenza umana. I ventitrè scienziati presenti, fra cui tre premi Nobel, presentarono un appello per un’alleanza fra religione e scienza. Oltre a riconoscere il potere della religione nel conformare il comportamento, gli scienziati dissero: «Molti di noi hanno avuto profonde esperienze di timore e riverenza di fronte all’universo», aggiungendo di credere che «gli sforzi per salvaguardare e curare l’ambiente devono essere ispirati a una visione del sacro».

Ciò che rende particolarmente singolare questo appello è che il suo autore fosse l’astronomo Carl Sagan. Nella sua famosa serie televisiva americana intitolata “Cosmo” e nel suo libro di successo dallo stesso titolo, Sagan ha spesso manifestato un antagonismo nei confronti della religione ed è stato accusato di considerare la scienza un ricettacolo monolitico della verità. Intervistato riguardo all’appello, Sagan disse di essersi reso conto sempre più dell’universalità della religione e delle sue potenzialità quale “forza per il bene”. Sebbene altri firmatari del documento, aggiunse, avessero cercato di modificare alcune espressioni sull’effetto serra o sul buco nell’ozono, nessuno aveva messo in discussione il linguaggio sulla religione, sulla riverenza e sul sacro. Vi era però una nota di dissenso, che veniva da un sacerdote. Questi disse che era un errore considerare sacri la natura o l’uomo: soltanto Dio è sacro.

Altri credenti fanatici hanno espresso il timore che, se tutta la vita è considerata sacra, sia probabile un ritorno ad un panteismo primitivo, di quando la gente adorava rocce e alberi. La dottrina segreta, nel capitolo “Riepilogando” (1:279-80) ha sull’adorazione alcuni brani che meritano una riflessione:

(1) La dottrina segreta non predica nessun ateismo, se non nel senso indù del termine nastika, ovvero il rifiuto degli idoli, fra cui ogni dio antropomorfico. In questo senso ogni occultista è un nastika.

(2) Essa ammette un Logos o “Creatore” collettivo dell’Universo; un Demiurgo nel senso implicito quando si parla di un “Architetto” quale “Creatore” di un edificio, mentre l’Architetto non ne ha mai toccato una pietra, ma fornendo il progetto ha lasciato tutto il lavoro manuale ai muratori; nel nostro caso il progetto fu fornito dall’Ideazione dell’Universo, e l’opera costruttiva fu lasciata ai ricettacoli di Poteri e Forze intelligenti. Ma tale Demiurgo non è una divinità personale (ossia un dio extra-cosmico imperfetto) bensì soltanto l’insieme dei Dhyan-Chohan e delle altre forze.

Quanto a questi ultimi,

(3) sono di natura duale, essendo composti da (a) l’irrazionale energia bruta, intrinseca nella materia, e (b) l’anima intelligente o coscienza cosmica che dirige e guida tale energia e che è il pensiero Dhyan-Chohanico che riflette l’Ideazione della mente universale. [...] Poiché tale processo non è sempre perfetto; e poiché, per quante prove possa manifestare di un’intelligenza-guida dietro il velo, mostra sempre lacune e difetti, e perfino dà origine molto spesso a evidenti fallimenti, pertanto né il ricettacolo collettivo (Demiurgo), né ciascuna delle forze operanti individualmente sono soggetti appropriati di onori divini o adorazione. Tutti hanno diritto alla riverenza grata dell’Umanità, tuttavia, l’uomo dovrebbe sforzarsi sempre di aiutare l’evoluzione divina delle Idee, diventando al meglio delle sue capacità un collaboratore della natura in questo compito ciclico.

Il solo Karana sempre inconoscibile, la Causa Senza Causa di tutte le cause, dovrebbe avere il proprio tempio e altare sul terreno sacro e inviolato del nostro cuore, invisibile, intangibile, non menzionato se non attraverso “la vocina” della nostra coscienza spirituale. Coloro che lo adorano devono farlo nel silenzio e nella solitudine santificata delle loro anime; rendendo il loro spirito l’unico mediatore fra loro e lo Spirito Universale, le loro buone azioni gli unici sacerdoti, e le loro intenzioni peccatrici le uniche vittime sacrificali, visibili e oggettive, rivolte alla Presenza.

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Il viaggio di questo capitolo era cominciato con una considerazione della profezia contenuta ne La dottrina segreta secondo cui nel periodo di nove anni 1888-97 si sarebbe prodotta un’ampia lacerazione nel velo della scienza. Un amico scienziato che ha esaminato questa profezia e il suo compimento con una profondità maggiore di quanto sia qui possibile è giunto a questa conclusione: «Il velo della natura fu davvero fatto a pezzi con un taglio tanto inatteso, tanto sconcertante, tanto strano, con una conseguente penetrazione tanto inconcepibilmente profonda nei regni più piccoli e più grandi della natura, con esiti tanto travolgenti per la scienza in tutti i campi e per il modo di vita quotidiano dell’uomo, che non vi è parallelo in tutta la nostra storia conosciuta».

 

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