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SviluppoCoscienziale: Psicanalisi e Psicosintesi
Argomento:Psicosintesi

PsicosintesiSe mettiamo insieme i fatti accertati, i contributi positivi e sicuri, le interpretazioni ben fondate, le connessioni evidenti, scartando d’altra parte le esagerazioni e le superstrutture teoriche, superando le limitazioni di ciascun cercatore, possiamo arrivare a una concezione della personalità umana - non dico perfetta e definitiva - ma più vasta, più ricca, più comprensiva di quante si siano potute formulare finora.

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Psicanalisi e Psicosintesi

di Roberto Assagioli (vedi scheda autore) - Istituto di Cultura e di Terapia Psichica, Roma, 1931

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Chi osservi gli aspetti più appariscenti della civiltà contemporanea, la vede tutta volta all’esterno, a conoscere e dominare le forze della natura, per asservirle ai suoi molteplici bisogni, alle sue ognor crescenti pretese. Invero è ben questa la tendenza dominante e caratteristica dei nostri tempi. Essa però non è l’unica: un’osservazione più attenta può metterne in evidenza delle altre. Così possiamo notare che da circa un quarantennio l’interesse di un gruppo, dapprima esiguo, poi sempre più numeroso ed attivo di ricercatori, si è volto all’interno, all’indagine dei fenomeni e dei misteri dell’animo umano. Le conquiste più importanti non sono state fatte dalla psicologia accademica e universitaria, ma da indagatori indipendenti, quasi tutti medici, sospinti dalle esigenze pratiche dei malati che dovevano curare ed aiutati dalla particolare evidenza che assumono certi fenomeni psicologici nella loro esagerazione e nel loro affioramento morboso.

Il primo ricercatore che ha fatto opera originale in questo campo è stato Pierre Janet, il quale, partendo dallo studio del cosiddetto «automatismo psicologico», è giunto alla constatazione di una serie di attività psichiche svolgentisi all’infuori della consapevolezza del malato, alla scoperta di vere e proprie personalità secondarie organizzate, esistenti in lui a sua insaputa.

Poco dopo il Janet, un medico viennese, Sigmund Freud, iniziò una serie di ricerche che diede origine al vasto movimento psicanalitico. Il germe dal quale si svolse l’opera del Freud fu un metodo di psicoterapia, il metodo catartico del Breuer, che consisteva nel far rievocare al malato, nell’ipnosi, i traumi e le impressioni psichiche obliate e nello scaricare con uno sfogo opportuno le forti emozioni collegate con essi.

Il Freud poté così dimostrare che molti disturbi nervosi, sono prodotti dall’azione di varii elementi psichici celati nel subcosciente ed ivi mantenuti da resistenze e inibizioni (repressione).

Il secondo passo importante nello sviluppo della psicanalisi è quello costituito da un gruppo di lavori pubblicati dal Freud fra il 1898 e il 1905, nei quali egli spiega molti fatti della vita psichica normale, come i sogni, le fantasticherie, i motti di spirito, le dimenticanze, i lapsus linguae, certi errori di contegno, ecc., per mezzo degli stessi meccanismi psicologici che determinano i sintomi morbosi nei malati. Egli dà una grande importanza alla lotta fra le tendenze, gli impulsi, gli istinti, i desideri da un lato e le inibizioni, le paure, le resistenze di vario genere dall’altro. Ad es. molte amnesie sono dovute, secondo lui, alle connessioni di vario genere fra la parola o la cosa dimenticata ed uno stato emotivo penoso o sgradevole.

Eccone un esempio divertente, da lui citato. Un giorno egli non riusciva a ricordare il nome di una notissima stazione climatica della riviera - Era Nervi - infatti, egli osserva: «I nervi mi danno molto da fare!».

Nei suoi studi il Freud trovò che in molti casi il nesso fra causa ed effetto, fra impulso e manifestazione non era semplice ed immediato, bensì indiretto, mascherato, simbolico. Da ciò fu indotto a sviluppare una serie di ipotesi e di interpretazioni simboliche che costituiscono una delle parti più discusse e discutibili del suo sistema. Altrettanto discussa e discutibile è la parte preponderante, anzi quasi esclusiva, che egli attribuisce alla sessualità, nelle sue varie trasformazioni e mascherature.

Fra i contributi più utili e sicuri recati dalla psicanalisi si possono nominare: la rivelazione dell’importanza delle esperienze infantili e soprattutto dei rapporti affettivi coi genitori per la vita successiva dell’adulto e per la genesi dei disturbi neuropsichici; lo studio delle «fissazioni», cioè degli arresti di sviluppo di alcune parti della psiche col conseguente perdurare di reazioni di tipo infantile; la scoperta delle «immagini» dominanti nel subcosciente, cioè degli «spettri interiori» carichi di emozione, che paralizzano e turbano l’animo, l’indagine delle trasformazioni delle energie istintive ed affettive e particolarmente della loro sublimazione.

È proprio un peccato che questi preziosi contributi di conoscenza siano frammisti, nella dottrina e nella pratica psicanalitica, con concezioni e metodi erronei e pericolosi, come l’incomprensione degli aspetti superiori, spirituali e religiosi, dell’animo umano; l’eccessiva insistenza sui suoi lati più bassi; la liberazione delle energie inferiori represse, fatta senza badare alle sue conseguenze che talvolta si sono dimostrate moralmente poco raccomandabili. E ciò senza sparlare degli abusi e delle degenerazioni di cui la psicanalisi è stata oggetto da parte di persone incompetenti o senza scrupoli.

Dal tronco della psicanalisi si sono staccati due altri movimenti che hanno avuto ben presto svolgimento autonomo ed hanno acquistato notevole sviluppo.

Uno è stato promosso dal Dott. Alfred Adler, pure di Vienna, il quale ha messo ben in luce l’importanza della tendenza all’autoaffermazione (la «volontà di potenza») e la parte che ha il «sentimento d’inferiorità» nella genesi dei disturbi neuro-psichici e nella formazione del carattere, traendone importanti applicazioni mediche ed educative.

L’altro è quello del Dott. C. G. Jung di Zurigo, il quale ha studiato particolarmente i livelli più profondi del subcosciente ed ha trovato in esso elementi, immagini, simboli, di carattere ancestrale, collettivo. Egli ha poi recato importanti ed originali contributi alla classificazione e alla descrizione dei varii tipi psicologici. Lo Jung, a differenza del Freud, riconosce l’importanza della fase costruttiva nelle cure psichiche e giunge ad ammettere, fra l’io ordinario e il subcosciente, un Io trascendente.

All’infuori di questa corrente principale di studi occorre menzionarne altre indipendenti, che la integrano: l’una, quella della psicobiologia, ha messo in evidenza l’innegabile elemento psichico insito in tutti i fenomeni della vita, anche i più elementari (Ad. Wagner, H. Driesch, W. Mackenzie, ecc.); un’altra, formata dalle due «Scuole dì Nancy» - (Liébault, Bernheim, Coué) e poi continuata con maggior rigore scientifico dal Baudoin, ha dimostrato il potere della suggestione sull’animo e sul corpo, ne ha scoperto le leggi, ne ha precisato i metodi; la terza, iniziata dal Myers con i suoi studi sull’Io subliminale, ha indagato i fenomeni psichici supernormali e le manifestazioni superiori come l’ispirazione e la genialità; la quarta, che va dal James alla Underhill, ha studiato le manifestazioni della coscienza religiosa e particolarmente degli stati mistici.

 

* * *

 

Questo vasto insieme di studi e di ricerche ci offre materiali sufficienti per tentare una coordinazione ed una sintesi.

Se mettiamo insieme i fatti accertati, i contributi positivi e sicuri, le interpretazioni ben fondate, le connessioni evidenti, scartando d’altra parte le esagerazioni e le superstrutture teoriche, superando le limitazioni di ciascun cercatore, possiamo arrivare a una concezione della personalità umana - non dico perfetta e definitiva - ma più vasta, più ricca, più comprensiva di quante si siano potute formulare finora.

Per dare un’idea sommaria di tale concezione della interiore natura dell’uomo, ritengo utile servirmi di uno schema grafico.

Premetto io stesso - a prevenire facili obiezioni - che mi rendo ben conto come esso sia troppo semplice e grossolano e come possa dare solo una prima idea dell’aspetto strutturale, statico, direi quasi anatomico della psiche, e non ne mostri l’aspetto dinamico che è il più importante ed essenziale; ma ritengo che qui, come in ogni altra disciplina, occorra procedere per gradi, per successive approssimazioni, e che soprattutto nello studio di una realtà sì plastica, complessa, sfuggente qual è la vita psichica, sia particolarmente necessario fissare anzitutto chiaramente, e poi non perder mai di vista, le grandi linee e le distinzioni fondamentali; altrimenti la molteplicità non dominata confonde la mente, la ricchezza di particolari nasconde l’insieme del quadro e impedisce di scorgere le connessioni delle diverse parti e il loro vario significato, ufficio e valore.

Con queste riserve e giustificazioni, ecco lo schema accennato:

1. Subcosciente inferiore
2. Subcosciente medio
3. Subcosciente superiore o supercosciente
4. Campo della coscienza
5. Io cosciente
6. Io superiore, spirituale

 

Subcosciente inferiore:

Di questo fanno parte: 1. Le attività psichiche, elementari, ma mirabili, che presiedono alla vita organica. - 2. Gli istinti, le passioni elementari. - 3. Molti «complessi psichici» a forte tonalità affettiva, resti del passato prossimo e remoto, individuale, ereditario ed atavico (impressioni infantili, tendenze famigliari, formazioni psichiche del subcosciente collettivo). - 4. Sogni e attività immaginativa di tipo elementare ed inferiore. - 5. Certe sensibilità psichiche anormali e non dominate di tipo medianico.

 

Subcosciente medio:

è formato da elementi psichici di natura simile a quelli della coscienza di veglia e facilmente accessibili a questa. In esso avviene l’elaborazione delle esperienze fatte, la preparazione delle future attività, gran parte del lavoro intellettuale (teorico e pratico) ed immaginativo, della creazione artistica di grado e valore medio.

 

Subcosciente superiore o supercosciente:

Da esso provengono le intuizioni e le ispirazioni superiori, artistiche, filosofiche e scientifiche; le creazioni geniali; gli stati mistici di illuminazione, contemplazione, estasi. Ivi risiedono, allo stato latente e potenziale, le energie superiori dello spirito, le facoltà ed i poteri supernormali di tipo elevato.

 

Coscienza:

Si suole chiamare così, con termine non del tutto esatto scientificamente ma chiaro e comodo nella sua brevità, la parte della nostra personalità della quale siamo direttamente consapevoli; il continuo avvicendarsi di elementi psichici e stati d’animo d’ogni genere (sensazioni, immagini, pensieri, sentimenti, desideri, impulsi, ecc.) che avvertiamo e che possiamo osservare, analizzare, giudicare.

 

Io cosciente (ordinario):

L’io viene spesso confuso con la personalità cosciente ma in realtà è assai diverso da questa, come può constatare chi abbia una certa pratica dell’osservazione interiore. Altro sono i mutevoli contenuti della coscienza (i pensieri, sentimenti, ecc. suaccennati), altro è l’io, il centro di coscienza che li contiene, per così dire, e che li percepisce. Sotto un certo rispetto questa differenza si potrebbe paragonare a quella esistente fra la luce bianca dello schermo e le immagini cinematografiche che vi vengono proiettate. Vero è che l’uomo ordinario che «si lascia vivere», che non si sofferma a studiarsi e non si cura di conoscersi, generalmente non fa questa distinzione: egli identifica via via sé stesso con i contenuti della propria coscienza. Da ciò la confusione suaccennata.

 

Io  spirituale:

L’io cosciente non solo è quasi sempre intimamente confuso con l’incessante fluire degli elementi psichici, ma spesso sembra spegnersi e sparire (ad es. durante il sonno, gli svenimenti, l’ipnosi, la narcosi), per poi ritrovarsi e riconoscersi ad un tratto, senza sapere in qual modo.

Questo fatto ed altre considerazioni inducono ad ammettere che «dietro» o «sopra» l’io cosciente vi debba essere un centro spirituale permanente, il vero Io, non tocco dalla mutevole vita psichica, né dalle condizioni dell’organismo fisico, del quale l’io cosciente non sarebbe che un riflesso, una proiezione nel campo della personalità.

Secondo il nostro paragone, l’Io spirituale corrisponderebbe alla sorgente luminosa che proietta sullo schermo il cerchio di luce bianca (l’io cosciente ordinario).

Questo rapporto è indicato nello schema dal punto posto al centro della coscienza (io cosciente), collegato da una linea punteggiata con la stella posta al sommo dell’intera nostra personalità, sia cosciente che subcosciente (l’Io spirituale). Tale raffigurazione aiuta a conciliare due fatti che a tutta prima sembrano contradditori:

1. La apparente dualità, l’apparente esistenza di due «io» - Infatti è come se ci fossero due io, poiché l’io ordinario ignora teoricamente e praticamente l’altro, fino a giungere a negarne l’esistenza, e quest’ultimo è latente, non si rivela in modo diretto alla coscienza.

2. La reale unità ed unicità dell’Io - Non ci sono veramente due «io», due entità del tutto diverse e separate. L’Io è uno ed ha solo differenti gradi di manifestazione, di attuazione, di consapevolezza. Il riflesso è distinto dalla sorgente luminosa, ma non ha realtà a sé, non ha sostanzialità propria ed autonoma, non è un’altra e diversa luce. Questa concezione della struttura del nostro essere, mentre include, coordina e dispone in una visione integrale tutti i dati offertici per varie vie di osservazione e di esperienza, ci permette di raggiungere una concezione più vasta e profonda del dramma umano, del travaglio e dei problemi che assillano ciascuno di noi, ci indica la loro soluzione, e ci mostra la via che conduce all’autodominio, alla libertà interiore.

 

Noi, quali siamo ora empiricamente, cioè in quanto personalità coscienti, siamo limitati e legati in molti modi, preda di mille illusioni e di mille fantasmi, schiavi di mille demoni interiori, travolti da mille correnti esteriori, abbacinati, ipnotizzati da ingannevoli miraggi.

Qual meraviglia che l’uomo che si trova in condizioni siffatte si senta spesso scontento, inquieto, oscillante; che sia mutevole, incerto, contradditorio nei suoi sentimenti, nei suoi pensieri, nei suoi atti; che, intuendosi oscuramente uno e ritrovandosi molteplice, non si comprenda, e non comprenda i suoi simili? Qual meraviglia che, non conoscendosi e non comprendendosi, egli non si possieda, non sappia dirigersi, e commetta continui errori, debolezze, colpe? Qual meraviglia di tante esistenze mancate, o ristrette e menomate; di tante malattie dell’animo e del corpo; degli scoraggiamenti, degli abbattimenti, delle disperazioni che tormentano l’umanità? Qual meraviglia della ricerca affannosa e cieca della liberazione, delle ribellioni violente ed inani, dei tentativi affannosi di stordirsi in una febbrile vita esteriore, di soffocare l’interna pena nel tumulto delle sensazioni, delle emozioni, delle avventure?

Vediamo se e come si possa risolvere questo problema centrale della vita umana; vediamo come si possa sanare questa fondamentale infermità dell’uomo. Vediamo come egli possa liberarsi dalle sue molteplici schiavitù, come possa acquistare pace, armonia, potere.

Il compito è arduo e complesso, ma è possibile attuarlo, come lo dimostrano i felici risultati ottenuti da coloro che hanno usato i mezzi necessari ed opportuni.

Le grandi tappe per raggiungere l’alta mèta si possono così riassumere:

I - Conoscenza integrale della propria personalità;

II. - Dominio degli elementi che la compongono;

III. - Realizzazione di Sé, o almeno creazione di un Centro unificatore;

IV. - Psicosintesi - formazione o ricostruzione della personalità intorno al nuovo centro.

Esaminiamole per  ordine:

 

I. Conoscenza integrale della propria personalità.

Ormai sappiamo che per conoscere veramente noi stessi non basta certo fare un inventario degli elementi che formano il nostro essere cosciente. Occorre una lunga opera di esplorazione delle vaste regioni del nostro subcosciente.

Anzitutto occorre avventurarsi animosamente nei bassifondi e negli abissi del subcosciente inferiore per scoprirvi le forze oscure che ci insidiano e ci minacciano, i fantasmi e le «immagini» che ci ossessionano o ci dominano subdolamente, le impressioni che ci paralizzano, i vampiri interni che succhiano la nostra vita, i conflitti in cui si logorano le nostre energie. Questo può venir fatto grazie alla somma di conoscenze ed ai metodi di esplorazione offerti dalla psicanalisi,  come lo studio dei sogni, gli esperimenti di associazione libere o provocate da parole-stimolo, l’analisi della propria attività immaginativa, dei propri disturbi, errori, dimenticanze, ecc.

Tale indagine può esser compiuta da sé stessi o, più agevolmente, con l’aiuto di una guida esperta. In ogni caso occorre usare i metodi con vero atteggiamento scientifico, con la massima obbiettività, senza preconcetti, senza lasciarsi arrestare dalla resistenza violenta o subdola delle paure, dei desideri, degli attaccamenti emotivi.

L’opera del Freud e dei suoi seguaci si arresta generalmente a questo; ma, come abbiamo visto, è una limitazione ingiustificata. Occorre esplorare anche il subcosciente medio e quello superiore. Così si scoprono le particolari attitudini non ancora manifestate, le nostre più profonde e più vere vocazioni, le parti superiori di noi che urgono per manifestarsi e che non di rado non accogliamo nella nostra personalità cosciente, respingendole per incomprensione, per preconcetto, per paura. Così anche, si scopre l’enorme riserva di energie psichiche non differenziate latenti in ciascuno di noi: il subcosciente plastico a nostra disposizione che ci dà un’indefinita capacità di apprendere, di elaborare, il servitore fedele che può lavorare per noi, che lo fa già senza che lo sappiamo, ma che può farlo molto di più e molto meglio se ne apprendiamo e rispettiamo le leggi, i ritmi, i metodi, se cooperiamo armonicamente con lui.

 

II. Dominio degli elementi che compongono la personalità.

All’opera di esplorazione, di scoperta della nostra più vasta vita interiore, segue quella di prenderne possesso, di acquistare padronanza delle varie forze, dei vari elementi che vivono ed operano in noi. Solo così potremo raggiungere la pace, l’armonia, la sicurezza, la vera salute nervosa e psichica; solo così potremo poi utilizzare degnamente in noi e fuori di noi tutte le somme di energia scoperte nei nostri scandagli.

Il metodo più efficace con cui possiamo acquistare tale dominio è quello della disidentificazione. Esso si basa sopra un principio centrale della vita psichica che si può così formulare:

Noi siamo dominati ed asserviti da tutto quello con cui il nostro io si identifica.

Noi possiamo dominare tutto quello da cui ci disidentifichiamo.

In questo principio sta il segreto della nostra schiavitù e della nostra libertà. Ogniqualvolta noi ci identifichiamo con una debolezza, con un difetto, ci paralizziamo da noi stessi. Ad esempio, ogni qualvolta ammettiamo: «Io sono scoraggiato», oppure «io sono irritato», noi diventiamo per ciò stesso deboli e scoraggiati, noi siamo dominati e travolti dalla depressione e dall’ira. Abbiamo accettato quelle limitazioni, vi abbiamo aderito; ci siamo messi noi stessi le catene.

Se invece, nelle identiche condizioni, diciamo: «Un’onda di scoraggiamento tenta d’invadermi», o «un impulso d’ira tenta di travolgermi», il rapporto è diverso; vi sono due forze l’una di fronte all’altra: da un lato il nostro io vigile, e dall’altro lo scoraggiamento o l’ira. E l’io vigile anzitutto non si lascia invadere o travolgere; poi può osservare obiettivamente ed esaminare criticamente questo moto di scoraggiamento o d’ira, ricercarne l’origine, scorgerne l’infondatezza, prevederne gli effetti dannosi, le conseguenze pericolose. Spesso basta questo per respingere l’attacco di quelle forze, per disperderle e vincer la battaglia. Ma anche quando il nemico interiore è momentaneamente il più forte, quando la personalità cosciente è sopraffatta dalla violenza dell’attacco, l’io vigile non è mai interamente vinto; egli può ritirarsi in una cittadella interiore inespugnabile e di lì preparare i mezzi e attendere il momento propizio per la riscossa. Egli può perdere qualche battaglia, ma se egli stesso non cede le armi, se non si arrende a discrezione, le sorti della campagna non sono compromesse e la vittoria finale sarà sempre sua.

Infatti, oltre a respingere via via gli attacchi che vengono dal subcosciente, noi possiamo far qualcosa di più efficace e definitivo: combattere le cause profonde di quegli attacchi, tagliare le radici stesse del male.

Quest’opera si può dividere in due fasi:

a) La disintegrazione delle «immagini dominanti» o dei «complessi psichici».

b) L’uso e la direzione delle energie sprigionate.

Gli studi e la pratica della psicanalisi hanno dimostrato che il potere delle «immagini dominanti» su di noi consiste soprattutto nel fatto che ne siamo inconsci, che non le riconosciamo come tali. Quando sono «smascherate», risolte nei loro elementi, non di rado cessano dall’ossessionarci, e in ogni caso possiamo assai meglio difendercene. I mezzi per disintegrarle sono quelli, già accennati, dell’obiettivazione e dell’analisi critica. Conviene cioè osservarle freddamente, impersonalmente, come qualcosa di esterno, di non aderente al nostro vero essere, come fenomeni; creare una certa «distanza psichica» fra noi ed esse, tenerle, come dicono gli inglesi, at an arm’s length (alla distanza di un braccio); poi scinderle e risolverle nei loro elementi, farne, per così dire, l’anatomia.

È noto come l’analisi, la critica, valgano a freddare, ad uccidere quasi, i sentimenti, la passione. Questo potere, che spesso è usato in modo indiscriminato e nocivo contro le forze vive e feconde, i sentimenti superiori, dovrebbe invece venir usato per dissolvere gli elementi non desiderabili ed ostili che albergano in noi.

Però l’obiettivazione e la critica non sono sempre sufficienti. Vi sono delle forze istintive, degli elementi vitali in noi che non si lasciano vincere così, ma insorgono di nuovo e di nuovo; vi sono degli attaccamenti che, pur criticati e svalutati, persistono con ostinazione. Oppure avviene che le energie psichiche staccate dalle «immagini» che animano, distolte dalle direzioni in cui fluivano, si agitano in noi disturbandoci, o tentano di attaccarsi a nuove immagini, di scorrere in nuovi canali. Esse non devono quindi venire abbandonate a loro stesse, ma sapientemente scaricate in modi innocui o, ancor meglio, utilizzate a scopi fecondi, fatte servire all’opera di ricostruzione della personalità, alla psicosintesi.

Esaminiamo quindi il terzo stadio dell’opera di liberazione:

 

III. Realizzazione di Sé (del vero Io) - Rivelazione o creazione del Centro unificatore.

Secondo quanto abbiamo detto della natura e dei poteri dell’Io, è facile prospettare teoricamente come farlo. Si tratta di risvegliarsi alla coscienza del nostro Io spirituale, di riunire il riflesso alla sorgente, di identificare l’io empirico con l’Io Superiore. Ma questo fatto che si può esprimere così semplicemente è in realtà una cosa enorme: significa trascendere addirittura l’umanità ordinaria, diventare degli esseri pienamente spirituali. È opera grandiosa, ma lunga ed ardua e non è certo da tutti. Però, fra il punto di partenza nella bassa pianura della coscienza ordinaria e l’eccelsa vetta della piena autorealizzazione spirituale, ci sono molte tappe intermedie, degli altipiani a varia altezza, sui quali si può sostare ed anche stabilirsi in modo permanente, se le forze non consentono e il volere non presceglie un’ulteriore ascesa.

Fuor di metafora, l’io empirico, disidentificandosi dai contenuti dell’attuale personalità cosciente e da quelli che in essa penetrano dal subcosciente, può salire più o meno verso l’Io Superiore e poi fermarsi e da quel punto ricostruire la personalità, dominare ed utilizzare le forze inferiori.

Questo in casi favorevoli avviene anche in modo spontaneo, per una naturale crescita e maturazione interiore, aiutata dalle molteplici esperienze della vita; ma in altri deve esser fatto - e in tutti può esser favorito ed accelerato - dall’azione consapevole e decisa dell’Io.

Tali tappe intermedie implicano nuove identificazioni. L’io che non sa consistere pienamente nel suo più alto Sé, nella sua nuda essenza spirituale, deve cercare altri appoggi e connessioni vitali, deve creare un’immagine ed un ideale di sé adeguato alle sue forze ed alla sua costituzione, e che quindi sia attuabile.

Per taluno può essere l’ideale dell’artista, il quale si riconosce e si afferma soprattutto quale creatore di opere belle, fa dell’attività artistica l’interesse più vitale, il principio animatore della sua esistenza, e a quella subordina e fa confluire tutte le sue energie. Per altri può essere invece l’ideale del ricercatore del vero, oppure dell’educatore; per altri ancora, l’ideale più limitato, ma arduo pur esso, ad attuare con saggezza e nei suoi aspetti più alti, del padre o della madre.

Questi «modelli ideali» implicano, com’è evidente, dei rapporti vitali con l’esterno, con altri esseri, cioè, in linguaggio psicologico, un certo grado di estroversione.

Orbene, vi sono delle persone, particolarmente estrovertite, le quali vanno più oltre e arrivano ad un punto che può sembrare paradossale: esse pongono il loro stesso centro, per così dire, fuori di sé, lo proiettano all’esterno. Sono coloro che vivono per un ideale, una missione extra- e super-personale, s’identificano con esso, ed in esso quasi si assorbono e si annullano.

Ecco, fra gli altri, due casi tipici e semplici. Il primo è quello dell’uomo che si consacra e si sacrifica tutto per la Patria: questa diventa allora il suo centro d’interesse e di vita, quasi il suo vero Io; egli vive in dipendenza ed in funzione di essa, fino a sacrificarle senza esitare pur anco la vita. Il secondo, assai frequente soprattutto in passato ed in certe civiltà, è quello della donna che si identifica con l’uomo amato, che vive tutta per lui, che in lui si assorbe fin quasi ad annullarsi come essere separato. La donna indiana antica arrivava a fare del marito non solo il proprio signore, ma anche il proprio Guru o Maestro spirituale, quasi il proprio Dio.

Nel nostro schema questo fatto si può così rappresentare:

1. Io cosciente
2. Centro unificatore esterno
3. Io superiore - Centro spirituale

 

Questa proiezione del proprio centro all’esterno, questa «eccentricità» (nel senso etimologico della parola), non deve esser mal giudicata. Se non è la forma più alta e diretta, può essere anch’essa, malgrado l’apparenza, una forma reale e adeguata di autorealizzazione. Nei casi migliori, l’individuo, non si perde, non si annulla veramente nell’oggetto esterno, bensì si libera dalle limitazioni personali e si realizza attraverso l’ideale o l’essere esterno. Questo viene così a servire da tramite indiretto, da punto di congiunzione con l’Io profondo, il quale in quell’oggetto si rispecchia, si riflette, si simboleggia. Vi sono poi le anime religiose e soprattutto i mistici devozionali di tipo trascendente, che eleggono a proprio centro Dio, cioè un Principio, una Realtà spirituale che sta oltre e sopra l’Io spirituale ma su ciò non ci soffermiamo perché solleva alti problemi di ordine meta-psicologico.

 

IV. Psicosintesi — Formazione o ricostruzione della Personalità

Quando sia stato trovato, o scelto, o creato, il Centro unificatore, può venir formata e costruita intorno ad esso la nuova personalità, una personalità unificata, coerente, organica. Questa è la vera e propria psicosintesi.

Anche quest’opera si svolge attraverso vari tempi. Il primo (che in certi casi può coincidere in parte col precedente) è lo stabilire il piano d’azione. Esso implica: la visione del fine da conseguire, cioè del tipo di personalità nuova che si vuol creare, e la determinazione dei compiti pratici da svolgere per attuarla.

Alcuni hanno fin dall’inizio una chiara visione della mèta da raggiungere, sanno formare una precisa immagine di se stessi quali desiderano e si propongono di diventare. Tale nitida visione è una forza, un aiuto: facilita l’opera eliminando incertezze ed errori, concentrando le energie, avvalendosi del potere suggestivo e creativo che hanno le immagini concrete, ben fisse dinanzi all’occhio interiore.

Altri, invece, di tipo diverso, di mente meno concreta, di natura più plastica, spontanea, diffluente, non sanno formare un simile modello, anzi ne rifuggono; si sentono invece portati a rivolgersi con fervido slancio allo Spirito vivente in loro, lasciando a Lui la cura di scegliere quello che devono diventare. Essi sentono che il loro compito è quello di eliminare ostacoli e resistenze, di allargare il canale di comunicazione con l’Alto mediante l’aspirazione, l’offerta, la consacrazione, e poi lasciar operare il potere creativo dello Spirito, affidandosi, obbedendo, cooperando col seguire volonterosi le intuizioni interiori e le indicazioni della vita.

Entrambi i metodi sono buoni e ciascuno è adatto per il tipo corrispondente. È bene conoscerli ed apprezzarli entrambi, per evitare le limitazioni e le esagerazioni di ciascuno, contemperandolo opportunamente con elementi dell’altro. Così chi segue il primo metodo dovrà guardarsi dal rendere troppo rigido il modello da lui costruito ed esser pronto a modificarlo, ad allargarlo, persino a cambiarlo, se nuove esperienze, nuove visioni, nuove illuminazioni lo indicano e lo richiedono. D’altra parte chi segue il secondo metodo dovrà guardarsi da un’eccessiva passività interiore, dai facili errori d’interpretazione per i quali, dei desideri o delle immagini subcoscienti possono esser scambiati per ispirazioni superiori; deve apprendere a saper resistere e consistere in sé durante le inevitabili fasi di aridità e di tenebra interiore, nelle quali la comunione cosciente col Centro spirituale è interrotta e la personalità è abbandonata a sé stessa.

I modelli ideali che possono venir formati e prescelti sono assai vari, ma possiamo distinguerli in due gruppi principali. Un primo gruppo è formato da quelli che corrispondono ad un ideale di sviluppo armonico, di perfezione totale (Vollendung) della personalità; verso questo tipo di formazione interiore sono portati di preferenza gli introvertiti. Un secondo gruppo è quello degli ideali di efficienza particolare, in cui si mira allo sviluppo massimo di una facoltà, di una qualità o potere, corrispondente alla speciale opera o missione che uno vuole attuare: così vi è chi si propone come modello l’artista creatore di bellezza, chi il dominatore di popoli, chi il conquistatore della verità, chi l’apostolo di una causa di bene. Tali «modelli» sono prescelti dagli estrovertiti.

Fatta la scelta della mèta da raggiungere, del modello a cui adeguarsi, comincia l’attuazione concreta della psicosintesi, la costruzione effettiva della nuova personalità. Quest’opera si può distinguere a sua volta in tre parti principali :

1. L’utilizzazione delle energie: sia di quelle sprigionate con l’opera precedente di analisi e dissolvimento dei complessi e delle «immagini dominanti»; sia delle altre energie, tendenze, possibilità latenti ai vari livelli del subcosciente.

Essa richiede spesso una trasformazione di quegli elementi e forze psichiche, che è possibile data la loro fondamentale plasticità e mutabilità. È un fatto che avviene continuamente in noi: come il calore si trasforma in movimento ed in energia elettrica, il movimento a sua volta in calore ed elettricità, ecc., così in noi le emozioni e gli impulsi si trasformano in atti esterni o in lavorio immaginativo ed intellettuale, le sensazioni divengono immagini, le idee, si trasformano in propositi ed in atti esterni.

Esempi di tali trasformazioni sono stati intuiti e notati da molti. Ad es. quando il poeta latino dice: «Facit indignatio versus», egli dimostra d’aver compreso come una carica emotiva di indignazione, alla quale viene impedito il suo sfogo naturale nell’azione, si trasforma in attività poetica. Similmente quando Heine scrive «Aus meinem grossen Schmerzen mache ich meine kleine Lieder » (dal mio grande dolore faccio i miei piccoli canti), egli ci dice che la sua sofferenza si sublima in poesia, si trasfigura in bellezza.

Dati importanti per la dottrina e la pratica della trasformazione e della sublimazione delle energie psichiche si possono trovare nello Yoga indiano, nelle opere di ascetica e di mistica cristiana, negli scritti di alchimia spirituale; nuovi contributi sono offerti ora dagli studi e dalle applicazioni, psicanalitiche. Vi sono quindi gli elementi per costituire una vera scienza delle energie psichiche, una psicodinamica ed una tecnica sicura per attuare in noi stessi e negli altri le trasformazioni desiderate.

2. La seconda parte dell’opera di psicosintesi è costituita dallo sviluppo degli elementi che sono in noi deficienti per gli scopi che ci siamo proposti. Tale sviluppo può esser fatto in duplice modo: coi metodi della evocazione, della auto-suggestione, dell’affermazione creatrice, i quali hanno dato sicure prove della loro efficacia curativa ed educativa; e con l’esercizio metodico delle facoltà deboli o non abbastanza addestrate: è una ginnastica, un allenamento affine a quello della cultura fisica e che, come questa, può moltiplicare il nostro vigore e le nostre abilità.

3. La terza parte della psicosintesi consiste nella coordinazione e subordinazione delle varie energie, elementi, facoltà della psiche; nella creazione di una giusta gerarchia interiore, di una salda organizzazione della personalità. Questo ordinamento presenta, interessanti e suggestive analogie con quello di uno stato con i vari aggruppamenti degli individui che lo compongono in nuclei geografici (città, province e regioni), in classi sociali, in corporazioni, ecc. e con i suoi organi e centri direttivi di vario grado.

Questa è - nelle sue grandi linee - l’opera mirabile che ci attende.

È bene notare che i vari stadi e tappe accennati costituiscono «momenti ideali», distinti ma non staccati fra loro, che non vanno attuati separatamente in una rigida successione di tempo. Abbiamo parlato spesso di «costruzione», ma l’animo non è una casa di cui si facciano prima le fondamenta, poi si innalzino i muri, e da ultimo si copra il tetto. Lo svolgimento dei vari compiti accennati può essere, e in parte deve essere, contemporaneo, e le varie operazioni interiori vanno opportunamente, abilmente avvicendate.

In tal modo si forma la nuova personalità rigenerata e comincia una nuova e più alta vita, la vera vita, della quale la precedente si può considerare come solo un’oscura preparazione, quasi un’elaborazione fetale.

 

* * *

 

La psicosintesi, così intesa, non è una particolare dottrina psicologica, né uno speciale procedimento tecnico.

Essa è anzitutto una concezione dinamica e direi drammatica della vita psichica, quale lotta fra una molteplicità di forze ribelli e contrastanti ed un Centro unificatore che tende a dominarle e a comporle in armonia.

La psicosintesi è poi un insieme di metodi d’azione psicologica volti a favorire e a promuovere quell’integrazione ed armonia della personalità umana. Così, a seconda dei suoi vari campi di azione, essa è, o può divenire:

1. Un metodo di auto-formazione psico-spirituale, per tutti coloro che non vogliono accettare più oltre di restare gli schiavi dei loro interni fantasmi e degli influssi esterni, di subire passivamente il giuoco degli elementi psichici che si svolge in loro, ma vogliono diventare i Signori del loro reame interiore.

2. Un metodo di cura di malattie e di disturbi neuro-psichici, l’unico veramente efficace quando la causa profonda di quei mali sta in una lotta particolarmente aspra fra forze psichiche coscienti e subcoscienti o in una di quelle crisi complesse e tormentose che spesso sogliono precedere il risveglio dell’anima o un altro passo importante nello sviluppo spirituale.

3. Un metodo di educazione integrale, che non miri soltanto a favorire lo sviluppo delle varie facoltà del fanciullo o dell’adolescente, ma lo aiuti a scoprire ed affermare la sua vera natura spirituale e a formarsi, sotto il dominio di questa, una personalità autonoma, armonica, efficiente.

La psicosintesi, può venir considerata come l’espressione individuale di un più vasto principio, di una legge generale di sintesi inter-individuale e cosmica.

Infatti l’individuo isolato non esiste; esso - ne sia consapevole o no - ha intimi rapporti di interdipendenza e subordinazione con gli altri individui e con la Realtà spirituale super-individuale.

Così, invertendo l’analogia di poc’anzi, ogni uomo può venir considerato come un elemento, una cellula di un gruppo umano, che a sua volta forma con altri gruppi consociazioni più vaste e complesse: dalla cellula famigliare ai gruppi cittadini e regionali, alle classi sociali, alle associazioni di lavoro e corporative, al grandi organismi nazionali e da questi all’intero genere umano.

Fra questi individui e gruppi sorgono problemi e conflitti curiosamente simili a quelli che abbiamo trovato agitarsi entro ogni animo umano, e le loro soluzioni vanno ricercate lungo vie e con mezzi analoghi a quelli che abbiamo indicati per attuare la psicosintesi individuale.

Uno studio ampio e coerente di questo parallelismo potrebbe riuscire, crediamo, assai illuminativo, aiutandoci a scoprire il significato profondo ed il vero valore di tanti movimenti e tentativi di organizzazione e di sintesi, sia di natura pratica, sia di natura spirituale, che stanno avvenendo ora per entro e fra i vari aggruppamenti umani.

Da un punto di vista ancor più ampio e comprensivo la vita universale stessa ci si rivela come una lotta fra le molteplicità e l’unità, come un travaglio e un’aspirazione verso l’unione. Ci sembra di intuire che Dio, col Suo Spirito operante nella creazione, vada componendola in ordine, bellezza, armonia; che Egli vada riunendo fra loro e con Sé le anime - alcune consapevoli e volonterose, le più ancor cieche e ribelli - con vincoli di amore, che Egli stia silenziosamente, potentemente attuando la suprema Sintesi.

 

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