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Uso della Parola: La critica nell’ambito del Servizio
Argomento:Letture d'Esoterismo Orientale

Letture d'Esoterismo OrientaleA volte la critica non è che il riconoscimento di un fatto. Ciò significa che il giudizio è basato sull’amore tanto da non produrre effetto nella personalità propria o del condiscepolo. È semplicemente il riconoscimento amorevole di certe limitazioni, e diviene ingiusto soltanto quando si usano i fatti per sollevare critiche sull’aspirante incapace, e provocare discussioni.

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La critica nell’ambito del Servizio

a cura di Massimo Mancini

prodotto per Esonet.it

 

Estratti dagli scritti di Alice A. Bailey e del Maestro D. K.

 

Affermo solennemente che nell’epoca futura l’opera (di unificare il mondo in una sintesi e istituire una fraternità spirituale) sarà compiuta solo da chi rifiuta di essere separativo e sorveglia le proprie parole, evitando il male; egli vede il divino in tutti e non intende pensare e trovare il male negli altri; lavora a bocca chiusa; non si immischia nelle faccende altrui, né le rivela; vive dimostrando amore e comprensione; la sua mente è abituata alla percezione spirituale e contraddistinta da quella coscienza che subordina all’amore, l’acutezza intellettuale.
Dirò queste cose anche in altri termini, poiché la questione riveste importanza vitale e l’effetto che tali strumenti avranno nel mondo sarà immenso. Questi uomini, che hanno il compito di inaugurare la Nuova Era, hanno imparato il segreto del silenzio; sono costantemente animati da amore inclusivo; non pronunciano mai parole di critica, né avallano la condanna di altri; sono capaci di proteggere. A questi sarà commesso di alimentare la vita della Nuova Era.

[…]

Tutte le "crisi di critica" devono essere evitate accuratamente da tutti i discepoli, se si vuole stabilire il ritmo necessario ... A volte la critica non è che il riconoscimento di un fatto. Ciò significa che il giudizio è basato sull’amore tanto da non produrre effetto nella personalità propria o del condiscepolo. È semplicemente il riconoscimento amorevole di certe limitazioni, e diviene ingiusto soltanto quando si usano i fatti per sollevare critiche sull’aspirante incapace, e provocare discussioni.

[…]

L’individuo dedito al servizio dalla mente assai critica, tende a riconoscere pienamente la debolezza e la fragilità della propria famiglia, e degli associati ed è incline a rispondervi. Non lasci che ciò vada crescendo ma lavori affinché cessi, perché un tale atteggiamento eleva una barriera tra lui e gli altri, ostacolandone il servizio.

[…]

Anche la critica continua a se stessi, può essere altrettanto errata e superflua quanto il criticare gli altri.

[…]

Che importa se ciascuno conosce la debolezza dei suoi fratelli sul Sentiero, e se è consapevole della loro fragilità? Siete ancora tanto imperfetti e così poco amorevoli, che ciò suscita in voi critica e risentimento invece di amore e comprensione?

[…]

Noi vediamo nel prossimo ciò che è in noi, anche quando non esiste, o non nella stessa misura. Bisogna saper distinguere tra vera percezione analitica e critica. Il Maestro non critica i membri dell’Ashram. Egli cerca di individuare per essi le qualità che possono ostacolare il servizio dell’Ashram. Vi è una distinzione fondamentale tra questo aiuto costruttivo e la critica derivata dal senso di superiorità personale e dal desiderio di scoprire i difetti. 

[…]

Il criticismo in seno al gruppo, espresso o fortemente sentito, può basarsi su molte cose, ma in genere ha radici nella gelosia, nell’ambizione contrastata, o nell’orgoglio dell’intelletto individuale. I membri di qualsiasi gruppo, specie se più vicini al leader, sono inclini a emettere giudizi; ignorano il nocciolo dei problemi, e quindi criticano con facilità. Ricordate che il criticismo è un veleno virulento. Danneggia sempre chi critica, a causa della direzione impressa a voce, e ancor più chi è oggetto di critica. Quando vi siano purezza di movente, vero amore e grande distacco, chi è attaccato può restare immune nei corpi sottili, ma ne risente fisicamente e, se ha un punto debole nell’organismo, dirige il veleno proiettato.

[…]

Si potrà domandare: cosa può fare il capo o un gruppo di capi in queste circostanze che purtroppo sono normali e comuni? Null’altro che continuare l’opera; ritrarsi in sé; dire la verità con amore quando si presenti l’occasione; non amareggiarsi per il dolore causato dal gruppo e aspettare che i membri imparino a collaborare, a tacere, a giudicare con amore, ad interpretare e comprendere con saggezza i problemi che assillano chi è responsabile per altri in questi giorni di difficoltà e individualismo. Il tempo verrà.

 

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