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: La Stele dell'Inventario di Giza la “sindone” della Grande Piramide / 3
Argomento:Misteri dei Costruttori

Misteri dei CostruttoriEd ora, pur di giungere a far luce sulla Stele dell’Inventario di Giza, appena presentata all’inizio del saggio, resta da esaminare un geroglifico che riveste un ruolo essenziale in tutto il sistema simbolico dei geroglici facenti capo alle dività egizie. Si tratta della misura di Maât

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La Stele dell'Inventario di Giza la “sindone” della Grande Piramide / 3

a cura di Gaetano Barbella

prodotto per Esonet.it


8. La misura di Maât


Ed ora, pur di giungere a far luce sulla Stele dell’Inventario di Giza, appena presentata all’inizio del saggio, resta da esaminare un geroglifico che riveste un ruolo essenziale in tutto il sistema simbolico dei geroglici facenti capo alle dività egizie. Si tratta della misura di Maât che riguarda, naturalmente la dea astratta Maât, antico concetto egizio della verità, dell'equilibrio, dell'ordine, dell'armonia, della legge, della moralità e della giustizia. Maât in realtà è considerata la stessa dea Iside ed è inoltre personificata come una dea antropomorfa, con una piuma in capo, responsabile della disposizione naturale delle costellazioni, delle stagioni, delle azioni umane così come di quelle delle divinità, nonché propagatrice dell'ordine cosmico contro il caos. La sua antitesi teologica era Isfet 6.
In aggiunta, per quel che ora ci interessa è che Maât è il fondamento della religione egizia, è l'ordine universale, una legge pubblica e privata, che va tenuta in grande conto perché nel giudizio dei morti si veniva giudicati proprio su quella legge e sulla corretta applicazione di 42 norme di vita. Esse non avevano una funzione punitiva, ma erano considerate un modo per vivere bene e rispettare gli altri. Esse sono: 1) Non uccidere e non permettere che nessuno lo faccia. 2) Non tradire la persona che ami o il tuo coniuge. 3) Non vivere nella collera. 4) Non spargere terrore nelle persone. 5) Non assalire e non provocare dolore al prossimo. 6) Non sfruttare il prossimo e non praticare la schiavitù. 7) Non fare danni che possano provocare dolore all'uomo o agli animali. 8) Non causare spargimento di lacrime. 9) Rispetta il prossimo. 10) Non rubare ciò che non ti appartiene. 11) Non mangiare più cibo di quanto te ne spetti. 12) Non danneggiare la Natura. 13) Non privare nessuno di quello che ama. 14) Non dire falsa testimonianza. 15) Non mentire per far del male ad altri. 16) Non imporre le tue idee agli altri. 17) Non agire per fare del male agli altri. 18) Non parlare dei fatti altrui. 19) Non ascoltare di nascosto fatti altrui. 20) Non ignorare la Verità e la Giustizia. 21) Non giudicare male gli altri senza conoscerli. 22) Rispetta tutti i luoghi sacri. 23) Rispetta e aiuta chi soffre. 24) Non arrabbiarti senza valide ragioni. 25) Non ostacolare mai il flusso dell'acqua. 26) Non sprecare l'acqua per i tuoi bisogni. 27) Non inquinare la terra. 28) Non nominare il nome dei Neteru invano. 29) Non disprezzare le credenze altrui. 30) Non approfittare della fede altrui per fare del male. 31) Non pregare né troppo né troppo poco gli Dei. 32) Non approfittare dei beni del vicino. 33) Rispetta i defunti. 34) Rispetta i giorni sacri anche se non credi. 35) Non rubare le offerte fatte agli Dei utilizzandole per te stesso. 36) Non disprezzare i riti sacri anche se non ti aggradano. 37) Non uccidere gli animali senza una ragione seria. 38) Non agire con insolenza. 39) Non agire con arroganza. 40) Non vantarti del tuo benessere di fronte ad altri. 41) Rispetta questi principi. 42) Rispetta la legge se non contrasta con questi principi.

Illustr. 20: Maât con la piuma in capo. (pareti della tomba di Seti I nella Valle dei Re. Museo archeologico nazionale di Firenze).

 

9. Il geroglifico di Maât


Illust. 21: Maat.

Maât è davvero un rompicapo per tutti coloro che si sono accostati al suo presunto geroglifico geometrico, e alla sua raffigurazione del tutto analoga a quella della dea Iside, (illustr. 21) nel tentativo di pervenire ai suoi segreti reconditi. 
 Maât è raffigurata come una donna alta che indossa una corona sormontata da una piuma di struzzo enorme. Il suo simbolo totem è una piattaforma o una fondazione in pietra, che rappresenta la base stabile su cui viene costruito l'ordine.
Maât o Mayet, è stata concepita per costituire nell'antico egiziano il concetto di verità, equilibrio, ordine, legge, moralità e giustizia. Talvolta è personificata come una dea che regola le stelle, le stagioni e le azioni di entrambi i mortali e le divinità, che hanno posto l'ordine dell'universo dal caos al momento della creazione. Più tardi, come dea in altre tradizioni del pantheon egiziano, dove più dee erano accoppiate con un aspetto maschile, la sua controparte maschile era Thoth e i loro attributi sono gli stessi.
Dopo l'ascesa di Ra furono descritti come guida della sua Barca Solare, entrambi posti ai suoi  lati.
Dopo il suo ruolo nella creazione e impedendo continuamente all'universo di tornare al caos, il suo ruolo primario nella mitologia egiziana riguardava la pesatura delle anime che avveniva in seno alla terra, in Duat. Di qui il ruolo della sua piuma, Shu, che era la misura che determinava se le anime (che intravedevano nel cuore) dei defunti avrebbero raggiunto il paradiso dell'avifauna con successo.
Oltre a  questa importanza di Maât, si generarono altri essenziali principi nell'antica legge egiziana, tra cui l'adesione alla tradizione rispetto al cambiamento, l'importanza del ricorso all'arte del dire, e più specificatamente del persuadere con le parole e la comprensione dell’importanza di raggiungere l'imparzialità e l'uguaglianza sociale. Di qui, nella mente egizia, è Maât che lega saldamente tutte le cose in un'unità indistruttibile: l'universo, il mondo naturale, lo stato e l'individuo, tutti considerati come parti dell'ordine più ampio da lei generato.
Poiché era anche il dovere del faraone di assicurare verità e giustizia, molti di loro sono stati chiamati Meri-Maât (Amato di Maât).

 


 

10. L’origine della misura con Maât


Senza Misura non ci sarebbe né Giustizia, nè Verità, né Equilibrio, nè Armonia e nè Centralità. Insomma senza la Misura non sarebbe esistito il “Maât”. Il “Maât” rappresentava anche il supremo ordine cosmico di perfezione ed equilibrio, attributi già ampiamente esaminati.
La felicità sulla Terra poteva essere vissuta solo seguendo il “Maât”, senza eccessi e nella giusta Misura. E questo “Maât” non era un qualcosa di irraggiungibile, ma era possibile approssimandovisi nella vita di tutti i giorni sulla Terra, tanto è vero che all’origine del significato della parola “Maât” vi era proprio una asta per misurare. Questa asta per misurare è raffigurata infinite volte nelle immagini pittoriche egizie principalmente di Iside e Nephtys aventi in una mano l’asta misuratrice del “Maât” e nell’altra mano il simbolo della vita, l’“Ankh”. Il “Maât” era anche un concetto di religione poichè quando si moriva si veniva giudicati nella hall, o salone, o stanza, del “Maât”, presieduta da Osiride, affiancato da Iside e dalla sorella Nephtys, oltre ad altre 42 divinità. Il “Maât” quindi era un concetto immortale, realizzabile e valevole sia nella vita quotidiana di tutti i giorni e sia nell’eternità dopo la morte.
L’origine del “Maat” pertanto é anche l’origine della Misura perchè nessuno dei due poteva fare a meno dell’altro.
Come il “Maât” esprimeva un concetto di centralità dell’Uomo nel suo mondo, fisico, morale e metafisico e nel cosmo intero, così la Misura esprimeva un sofisticato concetto di centralità dell’Uomo al centro del suo Universo, con i suoi tre principali parametri di MISURE TEMPORALI, MISURE ANGOLARI e MISURE LINEARI, tutti scaturenti ed incernierati sull’Uomo e tutti, opera chiaramente di un pensiero sublime e geniale, interconnessi fra di loro, assieme alle dimensioni della Terra e quelle del Cosmo, mettendo in relazione lo spazio con il tempo e con il movimento della Terra e del Cosmo, con l’Uomo al suo centro e a sua percezione. Un capolavoro di architettura perfetto secondo il noto arcaico postulato “Tutto é Uno” 7.


 

11. Lo scarabeo che sostiene il “mattone” di Maât.


Illustr. 22: Cartiglio di Thutmosi III. Partic. affresco cappella di Thutmosi III.

Ma senza la geometria con linee e curve a iosa non si ha modo di svolgere la funzione agrimensoria della Misura contemplata nel precedente capitolo. Di qui riaffiora il lavoro svolto dai sacerdoti di Iside “tenditori di corde”: «In quell’epoca, per tracciare questa base occorreva ottenere gli angoli retti e per far questo, si adoperava il cosiddetto metodo della corda e i geometri-sacerdoti in questione erano noti come “tenditori di corde”, appunto. È un metodo che risale almeno al 2900 a.C.».
E abbiamo potuto capire quanta geometria si sia rivelato in tutta la trattazione sulla piramide di Cheope e sul geroglifici della chiave di Iside. E se tutto ciò fa capo al Maât, vuol dire che se, per esempio, si parla dell’Ankh, ossia l’anzidetta chiave di Iside, si può ben capire perché Iside e Maât siano la stessa persona. Come a dire che Maât si rivela in tanti modi. Dunque a cominciare dai gradini più alti dell’esistenza umana, che nella simbologia egizia si esplica con lo scarabeo sacro che sostiene il “mattone” di Maât illuminata dal Sole di Ra, il cartiglio del faraone Thutmosi III dell’illustr. 22 lo dimostra (lo scarabeo, nell’antico vocabolario egiziano indica l’uomo); oppure con la funzione svolta dalla pietra del trono del faraone anzidetto che cela in sé il segreto simbolico del numero 8 e 24.

 

Illustr. 23: Il seggio del trono del faraone Thutmosi III. Partic. affresco cappella di Thutmosi III.

Si notino i colori: nero per il “tutto” del seggio e rosso per il “piccolo” quadrato. Come a simboleggiare il risultato dell’opera alchemina del Nigredo con la pietra filosofale.
Il “mattone”, o “rettangolo” di Maât si rivela in un altro caso nell’affresco della cappella di Thutmosi III, dalla quale ho estratto i particolari 23 e 24. Ne parlo ora per mostrare la polifunzione di Maât, argomentata in precedenza. Il particolare dell’illustr. 24 si trova sull’estremo lato sinistro della cappella in questione ed è in stretta relazione con due altri simboli, l’ansa della chiave di Iside (l’Ankh) con dentro la stella del pentagramma e il simbolo astrologico della bilancia ripetuto due volte.

Illustr. 24: Parte dell’Ankh con il pentagramma, l’asta di misura di Maât, due ideogrammi della bilancia fra il rettangolo, presumibilmente relativo a Maât.

 

Del simbolo della bilancia sappiamo che è proprio del segno di Maât, infatti il rettangolo che è posto fra i due suddetti segni lo conferma.
Con l’Ankh, con l’illustr. 25, si ha modo di far rivelare il pentagramma senza molte difficoltà con “righello e compasso”. Riferendoci alle linee blu, si ricava il rettangolo BCDE, i cui lati BC e DE sono tangenti alla lemniscata.
Poi si congiunge D con G e successivamente si traccia il cerchio passante per H. Le corde tangenti a questo cerchio, relative al cerchio esterno passante per a A e A’ generano il pentagramma ricercato.

 

Illustr. 25: Il pentagramma ricavato dalla lemniscta di Bernoulli, ossia dalla geometria dell’Ankh e Dy.

 


12. Maât in relazione con il serpente cobra e alla parabola della piramide di Cheope.


Illustr. 26: Il serpente cobra associato ad altri ideogrammi. É affiancato dal segno della bilancia e dallo scettro w3s posto di traverso. Partic. affresco della cappella di Thutmosi III.Illustr. 27: “Lago della verità” di Maât. Papiro di Ani.

Poco per volta si avrà modo di avere a che fare col rettangolo geometrico appropriato di Maât, considerato che compaiono qua è là rettangoli che sembrano riguardarle. Come quello appena esaminato sul conto dell’affresco della cappella del faraone Thutmosi III.
Ora nell’intrattenerci sul serpente cobra, è utile avvalerci dei concetti di Alchimia in relazione a ideogrammi che vanno associati a questo ideogramma. Uno di questi lo troviamo in bella mostra nell’affresco di  Thutmosi III più volte esaminato. Si tratta del serpente cobra, per altro presente in 12 esemplari sul tetto del tabernacolo del dio Osiride del papiro di Ani dell’illustr. 8. Ma nel caso dell’illustr. 26, il cobra è posto sul noto vassoio associato alla parabola della Grande Piramide e in parallelo al bagno di Meti alchemico (vedi “Fuoco di ruota” della grande Piramide).
E il “bagno di Meti” dimostra che il vassoio-parabola non è altro il mare dei filosofi, o mare ermetico, ma chiamato anche in molti altri modi. Come già spiegato, è qui che nascerà “figlio del re” che, nel caso di Osiride e Iside, è Horus.
Ma occorre precorrere i tempi per associare questo evento con Maât che presiede al famoso giudizio coadiuvata da 42 giudici. Questo per capire che in caso di buon giudizio, il defunto (ma anche il neofita disposto per l’iniziazione) è destinato a risorgere dai morti. Questo fatto comporta la nascita in lui di Horus. Ecco dimostrato che il “bagno di Meti”, ossia il mercurio filosofico, sia il “lago della verità” o il “lago di fuoco” di Maât. Il passo è breve, a questo punto, per correlare la ciotola su cui è posto il cobra dell’illustr. 26, al rettangolo di Maât (illustr. 27). Questo rettangolo compare in un papiro di Ani ai cui lati orizzontali sono posti 4 cinocefali creature di Thot. In quanto al serpente cobra non sorprenderà intravederlo con un altro cobra e vederlo correlato al caduceo con i due serpenti in amore, poiché si tratta della soluzione del processo alchemico. In quanto al caduceo, sappiamo che era il bastone sacro o lo scettro del dio greco Hermes, che lo esibiva come simbolo per dirimere le liti, poiché tale bastone era la manifestazione fisica dell'”Equilibrio” che doveva esserci in tutte le cose. Il caduceo con due serpenti indica anche il potere di conciliare tra loro gli opposti, creando armonia tra elementi diversi, come l'acqua, il fuoco, la terra e l'aria.
Secondo la cultura orientale il caduceo illustra chiaramente il concetto base del Corpo sottile. Le vorticose energie ascendenti dei serpenti producono un vortice di potenza che viene usato nel tantra per la trasformazione personale.
I due serpenti sono associati alle grandi energie solari e lunari e rappresentano la parte destra e sinistra del corpo. Si intersecano tra di loro e attraversano in continuazione il Grande Fiume centrale, giusto in correlazione col “lago della verità” di Maât. Ma ora a noi interessa vedere queste cose correlate alla geometria, così come è avvenuto per la Grande Piramide, per l’Ankh:  infatti vedremo veramente l’avverarsi di prodigi con l’intreccio dei due serpenti in amore. Ma è un prodigio che può valere anche per un sol serpente ed è da qui che inizierò a palarne. 

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Note

6 https://it.wikipedia.org/wiki/Maat (torna al testo)

7 https://beautiful41.wordpress.com/2011/01/06/lorigine-della-misura-e-lorigine-del-maat-giustizia-ed-amore-cosmico-ancora-akhenaten/ (torna al testo)

 

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