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Sacrifici Umani: Sacrifici Umani in Israele – Parte III
Argomento:Studi Biblici

Studi BibliciLe citazioni a Geremia ci introducono ai sacrifici «a Moloch», che ho tenuto in serbo sin qui. Essi pongono in effetti un problema particolare, che è stato molto discusso di recente e che era d'interesse distinguere dal problema generale dei sacrifici umani.

Sacrifici Umani in Israele – Parte III

Traduzione dall'originale francese a cura della Redazione di Esonet

I Sacrifici «a Moloch»

Le citazioni a Geremia ci introducono ai sacrifici «a Moloch», che ho tenuto in serbo sin qui. Essi pongono in effetti un problema particolare, che è stato molto discusso di recente e che era d'interesse distinguere dal problema generale dei sacrifici umani.

1. I testi biblici.

Il nome «Moloch» deriva, tramite la Vulgata, dalle traduzioni greche che trascrivevano così l'ebraico molèk. Questa parola viene ripetuta cinque volte nella Legge di Santità, che proibisce il sacrificio di un figlio a Moloch, Lev ., XVIII, 21, e che punisce con la morte, Lev ., XX, 2-5.

Ricompare in Ger ., XXXII, 35 (1), e ne II Re , XXIII, 10: Giosia dichiarò immondo il Tofet nella valle di Ben-Innom, perché nessuno vi facesse passare ancora il proprio figlio o la propria figlia per il fuoco in onore di Moloch.

Lo stesso nome si deve leggere in Is ., XXX, 33 al posto di mèlèk. Per contro nel I Re , XI, 7, secondo il contesto e le versioni, occorre modificare molèk in Milkom, il dio nazionale degli Ammoniti.

Il testo più esplicito, il II Re , XXIII, 10, consente di trovare dei riferimenti allo stesso culto nel II Re , XVI, 3; XVII, 31; XXI, 6; Ger ., VII, 31; XIX, 5; Deut ., XII, 31; XVIII, 10; Ez ., XVI, 21; XX, 31; XXIII, 37 (figli e figlie bruciati in sacrificio), probabilmente in Ger ., II, 23 (la valle è quella di Ben-Innom), Ger ., III, 24 e Ps ., CVI, 37-38 ( figli e figlie offerti agli idoli).

Secondo il Deut ., XII, 31 e XVIII, 10, gli Israeliti devono fare attenzione ad un'unica usanza pagana; il II Re , XVII, 31 accusa di questa pratica i coloni di Sefarvaim insediati dagli Assiri nell'antico regno della Samaria; Is ., XXX, 33 paragona a questo sacrificio il castigo che minaccia l'Assiria.

Tutti gli altri testi testimoniano che il rito è stato realmente praticato dagli israeliti.

I più espliciti indicano come luogo di questo culto la valle di Ben- Innom, la Geenna, situata immediatamente a sud di Gerusalemme, in cui si trovava il tofet, «un bruciatore», (2) brevemente descritto in Is ., XXX, 33.

Sembra proprio che questo culto non sia stato praticato altrove: anche gli unici due riferimenti storici, II Re , XVI, 3 e XXI, 6, ci conducono a Gerusalemme; Ez ., XXIII, 37-39 ammette che questi sacrifici erano offerti fuori dal santuario ma nelle sue vicinanze, e si capisce perché la Legge di Santità li condanni così duramente, Lev ., XVIII, 21; XX, 2-5, poiché è opera dei preti di Gerusalemme i quali dal Tempio riuscivano a vedere salire il fumo del tofet.

Ben circoscritta dal punto di vista geografico, questa pratica è anche limitata nel tempo.

Né il sacrificio previsto per Isacco, né la morte dei figli di Chiel a Gerico ( se di sacrificio si tratta), né l'olocausto della figlia di Jephté o quello del figlio di Mesa sono, stando a ciò che si dice, dei sacrifici di questo genere.

Il primo bambino di cui abbiamo notizia che sia stato «fatto passare sul fuoco» è il figlio di Achaz, II Re , XVI, 3, il primo riferimento al tofet si trova in Is ., XXX, 33, in un oracolo pronunciato in cui Sennachérib minacciava Gerusalemme.

La riforma di Giosia portò all'abolizione di quel culto, II Re , XXIII, 10, ma esso rinacque, sembra con maggior vigore, dopo il fallimento della riforma: la Legge di Santità è stata compilata probabilmente tra la promulgazione del Deuteronomio e l'Esilio, il contenuto di Ger ., VII, è ricondotto al regno di Joiaqim dalla maggior parte dei commentatori, le profezie di Ezechiele in cui tale culto viene menzionato riflettono la situazione religiosa in Giudea alla vigilia della rovina di Gerusalemme.

In seguito non si parla più dei sacrifici a Moloch. (3)

Il giudizio della Bibbia nei confronti dei sacrifici è inequivocabile: essi sono sempre condannati, sia dal Deuteronomio o dal redattore deuteronomista dei Re, dai redattori sacerdotali del Levitico e dai Profeti.

Sono condannati come contrari alla volontà del Signore, Ger ., VII, 31 e paralleli, o come offerti agli idoli, Ger ., II, 23; III, 24; XIX, 5; Ez ., XVI, 20-21; XX, 31; Ps ., CVI, 37-38, come emuli delle nazioni che Dio ha privato della Terra Santa, Deut ., XII, 29-31; XVIII, 10; II Re , XVI, 3; XXI, 2 e 6.

La Bibbia dunque considera i sacrifici a Moloch come una pratica illegittima che ha imperversato a Gerusalemme dalla fine dell'VIII secolo all'inizio del VI secolo, sotto l'influenza dei culti cananei.

Noi giustificheremo questo giudizio e ne preciseremo l'origine.

2. I sacrifici molk nei paesi cartaginesi. (4)

Un certo numero di iscrizioni puniche e neopuniche dell'Africa del Nord, incise su delle steli che commemoravano un sacrificio, contengono la parola mlk , da sola o in alcune espressioni di cui le più rilevanti sono mlk'mr e mlk'dm .

Queste iscrizioni risalgono grossomodo dal IV al I secolo avanti Cristo.

Le steli sono dedicate a Baal Hammon e alla sua congiunta Tanit. Alcune sono state ritrovate a Cartagine, a Guelfa e Scusse, ma le più numerose provengono da El-Hofra, nei pressi di Costantina. (5)

L'espressione mlk'mr si incontra solo quattro volte nelle iscrizioni dell'Africa del Nord. L'interpretazione è rimasta abbastanza incerta fino alla scoperta nel 1930 a N'Gaous, a 125 chilometri da Costantina, di diverse steli analoghe ma recanti un'iscrizione in latino. (6)

Esse risalgono alla fine del II secolo o inizio del III secolo della nostra era e sono dedicate a Saturno che, nell'Africa latinizzata, era l'equivalente di Baal Hammon. Il sacrificio offerto è definito molchmor , che è evidentemente la trascrizione di mlk'mr . (7)

[….pagine mancanti ….]

In punico molk è un termine rituale usato per i sacrifici di bambini, per i quali si accettava la possibilità di sostituirli con una vittima animale.

Sui sacrifici di bambini a Cartagine abbiamo numerose testimonianze letterarie, in greco e latino. Quasi tutti li collegano al culto di Saturno – Kronos, cioè di Baal Hammon.

Prenderò in considerazione solo i testi principali. Secondo Quinte Curce (8), la pratica risaliva alla fondazione di Cartagine e perdurò fino alla distruzione della città.

Secondo Plutarco (9), Gelone da Siracusa, nel II secolo avanti Cristo impose ai cartaginesi sconfitti di cessare le immolazioni di bambini a Kronos.

Se interruzione vi fu, non fu di lunga durata: secondo Diodoro Siculo (10), Amilcare offrì suo figlio a Kronos secondo il rito ancestrale.

Secondo Tertulliano (11), sotto il proconsolato di Tiberio, i preti di Saturno che compivano tali sacrifici furono crocefissi, nonostante ciò i sacrifici continuarono in segreto.

Due sono i testi più dettagliati. Il primo è di Plutarco (12): «I Cartaginesi sgozzavano i propri figli ai piedi degli altari. Coloro che non avevano figli, li acquistavano dai poveri. Li sgozzavano come si faceva con gli agnelli e gli uccelli. La madre assisteva al sacrificio senza versare una lacrima, senza emettere un lamento.

Inoltre, ai piedi della statua, tutto il recinto era pieno di suonatori di flauto e di tamburi, affinché non si udissero le urla e i gemiti delle vittime.

Il secondo testo è quello di Diodoro Siculo, ed è ancora più importante. (13) Nel 310 avanti Cristo, essendo il loro esercito stato schiacciato da Agatocle da Siracusa, i Cartaginesi ritennero che anche Kronos fosse loro ostile. La ragione era che un tempo essi sacrificavano i loro figli migliori a questo dio, mentre, in seguito, iniziarono ad acquistare in segreto bambini che nutrivano e poi destinavano al sacrificio. In seguito ad un'inchiesta si scoprì che alcuni dei bambini sacrificati erano stati sostituiti.

Pensando a queste cose e vedendo il nemico accampato davanti le mura, essi sentirono un timore religioso all'idea di aver corrotto gli onori tradizionali dovuti agli dei. Si affrettarono a correggere tali errori decretando il sacrificio pubblico di duecento bambini appartenenti alla famiglie più illustri. Altri cittadini, bersaglio di accuse, offrirono volontariamente i propri figli, che non furono meno di trecento».

«Vi era una statua di Kronos in bronzo con le mani stese, il palmo rivolto verso l'alto, e inclinate verso il suolo, in modo tale che il bambino ivi posato, rotolasse e cadesse in una fossa piena di fuoco».

Il sacrificio di duecento bambini nobili in seguito alla sconfitta inflitta da Agatocle è menzionato da Lattanzio (14), il quale afferma di averla appresa da Pescennius Festus

( un autore altrimenti sconosciuto).

La modalità del sacrificio è confermata da Clitarco, il quale cita uno scoliaste di Platone (15): i Fenici e soprattutto i Cartaginesi consacravano i loro figli a Kronos; vi era una statua di Kronos in bronzo, le cui mani erano allungate su un braciere in bronzo nel quale il bambino veniva bruciato. I due testi non sono in contrasto, il braciere di cui parla Clitarco era infatti collocato nella fossa di cui parla Diodoro.

Sono questi i testi che hanno fornito ai Rabbini il materiale per descrivere una statua di Moloch che sarebbe stata eretta nella valle di Ben-Innom. (16) La statua di Gerusalemme è un'invenzione dei Rabbini, ma non c'è motivo di dubitare che la statua, descritta da Diodoro e Clitarco e menzionata da Plutarco, sia esistita a Cartagine.

Si rileverà solamente che, contrariamente all'immagine che i Rabbini hanno imposto ai commentatori del Medio Evo e dell'era moderna, questa statua non costituisce la fornace vera e propria: la fornace è la fossa, con o senza braciere, in cui cadeva la vittima deposta sulle mani tese dell'idolo.

Questi antichi autori parlano esclusivamente di Cartagine e non è detto che una tale messa in scena sia esistita ovunque si tenessero questi sacrifici nel paese punico.

La cosa importante è che la vittima fosse bruciata.

È stato ammesso che la vittima veniva bruciata viva (17), ma l'unico testo che si può citare è quello di Clitarco, il quale parla di questo sacrificio a proposito della «risata sardonica».

Egli dice che le vittime «morivano ridendo», le loro bocche si aprivano sotto i colpi della fiamma.

A parte questa autorità discutibile, tutti gli altri testi ammettono lo sgozzamento del bambino prima che cada nel fuoco. Alcuni lo dicono in modo esplicito. (18)

Su questi sacrifici anche l'archeologia fornisce delle testimonianze. Una stele a Cartagine rappresenta un prete che regge fra le braccia un bambino, come altrove i preti portano la vittima. (19)

Lo scavo del santuario di Scusse (l'antica Hadrumète) ha portato alla luce una fossa simile a quella di cui parla Diodoro, in cui venivano bruciate le vittime: «uno spazio di quattro metri quadrati, a sud-est dello scavo, rimasto privo di stele, era interamente incendiato a quella altezza. Sotto questa area, la terra con tutto ciò che conteneva era carbonizzata e ridotta ad uno stato polverulento dal calore dei bracieri. Vi si accedeva da sentieri ugualmente privi di steli». (20)

Poiché le steli non sono state ritrovate accatastate in una favissa (21), come ad El-Hofra, esse indicano un'urna, seppellita alla base, contenente delle ossa carbonizzate, i resti del sacrificio.

Era già stato segnalato che parte di queste ossa appartenevano a bambini. Molto di recente, uno studio tecnico di questi depositi è stato realizzato dal Dott. L. Richard. (22)

Egli ha esaminato il contenuto di 180 urne, delle quali 42 provenienti dal santuario di Salammbô a Cartagine e il resto dal santuario di Scusse. Su queste, 88 urne contenevano solo ossa umane appartenenti ad uno, due o diversi bambini; 59 contenevano delle ossa umane mischiate a quelle di agnello, 29 contenevano solamente resti di agnello e quattro avevano un contenuto troppo povero per permettere una analisi. Il fatto che non ci sia mai uno scheletro intero, che molto spesso vi siano resti di individui diversi e che siano mescolati a resti animali evidenzia che i resti sono stati tolti da una pira comune; inoltre, il numero delle urne esaminate corrisponde pressappoco al numero delle vittime, calcolato in base ai resti ossei. Ciò sembra indicare che ogni urna e ogni stele conservavano il ricordo di un sacrificio particolare.

La determinazione dell'età dei bambini è stata ricercata attraverso numerosi metodi. Le percentuali medie sarebbero: il 6% bambini nati prematuri, il 74% bambini non prematuri ma ancora neonati, il 20% bambini di pochi mesi e alcuni di tre o quattro anni. Oltre le ossa, le urne contenevano della terra sabbiosa, ceneri e carbone di legna (conifere), conchiglie marine e terrestri ed ossa di piccoli mammiferi.

Le urne sono state deposte nella fossa, scavata nella sabbia, dove era sistemato il rogo. Vi erano degli ornamenti, portati dai bambini delle famiglie più ricche.

Dal punto di vista cronologico, la proporzione delle ossa umane e di quelle animali dovrebbe essere così distribuita: (23)

Periodo I (VIII e VII secolo)

Solamente ossa umane 55,5%

Solamente ossa animali 11,1%

Mescolanza 33,3%

Periodo II (VI e V secolo)

Solamente ossa umane 48%

Solamente ossa animali 23%

Mescolanza 29%

Periodo III (dal IV al II secolo)

Solamente ossa umane 21,7%

Solamente ossa animali 26%

Mescolanza 59,2%

La vicinanza di urne con ossa umane ad urne con ossa animali e la mescolanza dei due tipi di ossa nelle stesse urne obbligano ad ammettere che tutti questi resti riguardino lo stesso culto, quello che abbiamo descritto e che prevedeva sacrifici di bambini e di animali sostituiti ai bambini.

Se la tavola di frequenza redatta dal Dott. Richard è valida, essa consente delle conclusioni importanti. Le cifre indicano da una parte che la pratica della sostituzione risale all'inizio della storia di Cartagine, ciò che suggeriva già la stele di Malta (VII e VI secolo) sulla quale si leggeva mlk'mr .

Dall'altra, esse indicano che i sacrifici di bambini sono continuati almeno fino alla distruzione di Cartagine, ciò che affermava già Quinte Curce. (24)

Si noterà tuttavia che la percentuale di urne contenenti solo ossa umane è in costante diminuzione e che la percentuale di urna contenenti solo ossa animali è in continuo aumento.

L'archeologia e i testi ci obbligano dunque a riconoscere che i sacrifici di bambini sono stati una pratica abituale del culto di Baal Hammon nell'Africa del Nord e che essi sono stati praticati per molto tempo.

Resta da precisare un ultimo punto. Di solito questi sacrifici sono considerati come un'offerta di neonati; quest'affermazione tuttavia non si basa su nulla di concreto. Le steli di N'Gaous in cui, su quattro bambini chiamati per nome, due sono femmine, assicurano almeno che non si tratta unicamente di maschi appena nati.

I testi classici usano generalmente termini che non pongono l'accento sul sesso, «bambini» per l'appunto; non vi è alcun testo letterario né alcuna iscrizione che parlino di «appena nati». (25)

3. I sacrifici di bambini in Fenicia.

I sacrifici punici furono un retaggio della madrepatria fenicia.

Quinte-Curce lo dice espressamente a proposito dell'assedio di Tyr da parte di Alessandro:

«Alcuni suggerirono di riprendere un rito che io non saprei immaginare gradito agli dei e che era stato sospeso da secoli: il sacrificio a Saturno di un bambino appartenente ad una famiglia libera. Questo rito, sacrilego più che sacro, è stato tramandato dai suoi fondatori a Cartagine dove, si dice, fu praticato fino al giorno della distruzione della città e se il consiglio degli anziani che detenevano il potere non avesse opposto resistenza, una barbara superstizione avrebbe trionfato sui sentimenti d'umanità. (26)

Da parte sua Porfirio afferma che: «nelle grandi catastrofi che provocavano le guerre, la carestia o la peste, i Fenici designavano uno dei loro amati figli per essere dato in sacrificio a Kronos».

La Storia Fenicia che Sanchuniaton compose in fenicio e che Filone da Byblos tradusse in greco, è piena di riferimenti a tali sacrifici». (27)

Il testo è ripreso da Eusebio (28), il quale aggiunge, sempre ad imitazione di Filone da Byblos, che questi sacrifici erano eseguiti in una maniera piena di mistero e che il rito era stato inaugurato dallo stesso Kronos che aveva immolato suo figlio in questo modo. (29)

Filone è stato a lungo sospettato di aver inventato un antico autore fenicio, un certo Sanchuniaton che sarebbe vissuto prima della guerra di Troia, per dare credibilità alle proprie composizioni.

Tuttavia i testi di Râs Shamra lo hanno scagionato, avvalorando molte delle informazioni che Filone ci ha lasciato (30)

Possiamo quindi ammettere che i sacrifici di bambini siano esistiti anticamente presso i Fenici, e da Quinte-Curce apprendiamo che essi erano ancora praticati al momento della fondazione di Cartagine ma che cessarono di esserlo, almeno ufficialmente, diversi secoli prima della conquista di Alessandro. (31)

Sfortunatamente Filone non descrive come era eseguito il rito: dice solo che era adempiuto «in modo misterioso» e per ritrovare il rituale col fuoco dei sacrifici punici dobbiamo fidarci di Quinte-Curce, il quale sosteneva che Cartagine aveva a lungo mantenuto una pratica che somigliava a quella dei suoi fondatori. (32 Ammettendo tale equivalenza, rimane ancora da stabilire se questo tipo di sacrificio era chiamato molk in Fenicia come lo era a Cartagine.

Mlk non compare mai con un senso sacrificale nelle iscrizioni fenicie ma tale silenzio si spiega con la rarità e il carattere non rituale delle iscrizioni anteriori al VI secolo, quando questi sacrifici, come è stato appena detto, non erano più offerti.

Noi in ogni caso abbiamo i testi di Râs Shamra che provengono dallo stesso ambiente religioso, includono dei testi liturgici e risalgono al XIV secolo, approssimativamente all'epoca in cui Filone colloca Sanchuniaton. Le informazioni che possiamo ricavare sul nostro soggetto sono molto povere.

In ciò che sembra essere un rituale, mlk appare tre volte (33), ma in un contesto lacunoso.

C. H. Gordon vi riconosce un genere di sacrificio che egli avvicina al molek ebraico. (34)

Egli aggiunge un altro testo che enumera dei sacrifici dedicati a diverse divinità e nel quale il termine mlk si trova tra due parole che sfidano l'interpretazione; (35) una forma femminile mlkt si troverebbe in un terzo testo, troppo danneggiato per essere utilizzato. (36)

Sarebbe d'altronde strano che il nome di uno stesso sacrificio avesse sia la forma maschile che quella femminile. Sarebbe ancora più strano che le due forme, mlk e mlkt, per designare questo sacrifico si trovino nella stessa riga del Poema degli Dei Belli e Graziosi, come Cazelles è pronto ad accettare. (37)

È molto più probabile che le parole abbiano il significato usuale di «re» e «regina». (38)

Il dossier si è arricchito di un nuovo testo. Tra le prime tavolette alfabetiche scoperte nel 1929 si trovava una lista di divinità in cui, verso la fine, era menzionato mlkm che Gordon vocalizzò in Milkom. (39)

Una tavoletta degli scavi del 1956 contiene la stessa lista in accadico sillabico. (40)Mlkm è qui rappresentato da «i Mâlik» (al plurale).

Vi si potrebbe riconoscere volentieri il dio Mâlik, che è attestato nel panteon mesopotamico, peraltro ad un rango secondario, ma l'uso del plurale è strano e questi mlkm sono in un gruppo di oggetti o di atti cultuali divinizzati, dopo il dio incensiere e il dio lira e prima del dio Šlm , che potrebbe essere il sacrificio Šlm , il sacrificio di comunione della Bibbia, ma che la versione accadica rende con Salimu , forse un nome divino. (41)

È possibile che gli dei mlkm siano i sacrifici molk divinizzati e che la vocalizzazione accadica sia incorretta.

Sul nome dei sacrifici di bambini in Fenicia, come sul rito che era qui osservato, i testi indigeni ci lasciano nell'incertezza.

4. Sacrifici molk e sacrifici «a Moloch».

Paradossalmente è la Bibbia che ci permette di stabilire un nesso tra la Fenicia e Cartagine. In effetti, i sacrifici «a Moloch» seguono lo stesso rituale dei sacrifici di bambini nella regione punica. Le piccole vittime erano «passate al fuoco», vale a dire bruciate come a Cartagine, ed Ez ., XVI, 21 (42) mostra che esse erano dapprima sgozzate, così come abbiamo potuto stabilire per l'Africa del Nord.

Diodoro di Sicilia ci dice che i bambini cadevano in una fossa piena di fuoco e una fossa simile è stata trovata negli scavi di Scusse.

È proprio in questo modo che si deve immaginare il tofet della valle di Ben-Innom: secondo Ger ., VII, 32 (43) «si seppellirà a Tofet, perché non ci sarà altro luogo», il luogo degli empi sacrifici diventerà una fossa comune.

Più esplicito il testo di Is ., XXX, 33: il profeta annuncia la fine dell'Assiria, «poiché il Tofet è preparato da tempo – esso è pronto anche per il re – profondo e largo è il rogo, fuoco e legna abbondano. Il soffio del Signore, come un torrente di zolfo, lo accenderà». (44)

La corrispondenza tra i riti praticati in Israele e quelli di Cartagine non può spiegarsi che attraverso una fonte comune, che è chiaramente la Fenicia.

Nonostante il laconismo dei testi, si deve riconoscere che quegli stessi riti erano qui praticati, diventa così più verosimile che essi portassero anche lo stesso nome che avevano a Cartagine: erano i sacrifici molk .

Bisogna quindi concludere che questo sacrificio sia stato ugualmente chiamato molk in Israele e includere, nei testi che abbiamo citato, che gli Israeliti hanno affidato i loro bambini «in sacrificio molk » e non in onore del dio Molèk ?

È la fine del dio « Moloch »? Questa è, ricordiamo, la tesi di Eissfeldt. (45)

La questione è più complessa di quanto non sembri. In effetti, Mèlèk , «il Re», è un appellativo divino che rientra nella composizione di numerosi nomi fenici ed ebraici dove si alterna a nomi propri di divinità. (46)

Questo appellativo si ritrova sotto la forma muluk e malik nell'onomastica di Mari all'inizio del II millennio. (47)

Inoltre Mâlik è il nome proprio di una divinità del panteon mesopotamico, conosciuto sin dal III millennio, (48) e si è visto che è così che l'accadico ha trascritto mlk nella lista delle divinità di Râs Shamra. (49)

In aggiunta non va dimenticato che gli Ammoniti, vicini prossimi degli Israeliti, avevano Milkom per dio nazionale.

D'altra parte, l'unica indicazione che la Bibbia dà sulla pratica di questi sacrifici al di fuori di Israele, riguarda i coloni da Sefarvaim, in Siria, i quali si erano insediati in Samaria e che bruciavano nel fuoco i propri figli in onore dei loro dei, Adrammélek (Adram- Melech) e Anammélek (Anam-Melech), II Re , XVII, 31.

Adram- Melech è una corruzione di Adadmélek, il cui culto è attestato a Tell Halaf nella Siria del Nord all'inizio del I millennio: (50) si tratta di Adad il Re, e noi abbiamo citato due testi di Tell Halaf che parlano di bambini «bruciati davanti ad Adad». (51)

Se ritorniamo ai testi biblici che citano «Moloch», constatiamo che tutti possono essere interpretati come se molèk fosse un nome divino e che alcuni possono difficilmente essere interpretati altrimenti: quando Lev ., XX, 5 condanna coloro che «si prostituiscono a Moloch», si tratta di una divinità e non di un genere di sacrificio. (52)

Questo significato è confermato dai testi che, senza citare Molèk, ritengono che questi sacrifici siano offerti agli idoli.

La nostra conclusione è quindi sfumata: è certo che i sacrifici «a Moloch» sono identici ai sacrifici molk dell'Africa del Nord e che sono in Israele un prestito dei Fenici.

È possibile che anche in Fenicia questi sacrifici si chiamassero molk . Ma sembra che, a partire dal prestito, la parola non sia stata compresa e che gli Israeliti abbiamo pensato che questi sacrifici fossero destinati ad un dio Re, un Mèlék, come Adrammélek e Anammélek per i quali, nello stesso periodo, si bruciavano bambini in Samaria. (53)

Ad ogni modo, è evidente che questa consuetudine introdotta dall'estero, circoscritta alla regione di Gerusalemme, limitata nel tempo e condannata da tutti i rappresentanti di Dio, non può dimostrare che i sacrifici umani siano mai stati legittimi in Israele.

__________

(1) Doppione di Ger., VII, 31 (cfr. p. 66, n. 4), al quale è aggiunto il nome di Moloch.
(2) Il senso di questa parola è giustificato dall'aramaico e dal siriano, cfr. il lessico di KÖHLER BAUMGARTNER, s. v.
(3) Tralascio Is., LVII, 5, perché: per prima cosa le immolazioni di bambini nei burroni, nelle crepe ( o nicchie) delle rocce non hanno le caratteristiche dei sacrifici a Moloch. Secondo, la data del brano è controversa: molti esegeti lo collocano prima dell'Esilio, altri – e tutti coloro che difendono l'unità Trito-Isaie – lo collocano nei primi periodi dopo il ritorno. O. EISSFELDT, Einleitung in das Alte Testament , 1956, p. 417, afferma che entrambe le soluzioni sono possibili. Gli ultimi contributi al testo di Is., LVII, 5, M. WEISE, in ZAW , LXXII, 1960, pp. 25-32 e J. C. GREENFIELD, ibid., LXXIII, 1961, pp. 226-228, non aggiungono niente di nuovo al nostro discorso.
(4) Non intendo riprendere qui tutta la questione. I dati sono esposti e discussi da H:CAZELLES, art. Molok del Supplément au Dictionnaire de la Bible, V, 1957, col. 1337-1346 ( sfortunatamente con degli errori di riferimento).
Più recente: J. HOFTIJZER, Eine Notiz zum punischen Kinderopfer, in VT, VIII, 1958, pp.288-292; J. G. FÉVRIER, Essai de reconstitution du sacrifice molek, ne Jounal Asiatique, 1960, pp.167-187.
(5) Una prima parte era stata trovata da L.Costa verso il 1875; ultima pubblicazione di J. B. Chabot, Journal Asiatique, 1917, pp. 50-72. Una parte ancora più importante proviene dagli scavi del 1950, cfr. A. BERTHIER e R. CHARLIER, Le sanctuaire punique d'El-Hofra a Costantina, 1955.
(6) Cfr. in particolare J. CARCOPINO, Survivances par substitution des sacrifices d'enfants dans l'Afrique romaine, in RHR, CVI, 1932-II, pp. 592-599, ripresi in Aspects mystiques de la Rome païenne, 1942, pp. 39-48. In ultimo, J. G. FÉVRIER, Le rite de substitution dans les textes de N' Gaous, ne Journal Asiatique, CCL, 1962, pp. 1-10.
(7) Mancano le pp.70-71.
(8) Hist ., IV, III, 23 .
(9) Ser. Num. vind ., 6.
(10) Bibl. Hist., XIII, LXXXVI, 3 .
(11) Apol., IX, 2-4. Il Tiberio di cui si parla è o l'Imperatore Tiberio che decideva nelle Province in virtù del suo potere proconsolare, oppure si tratta di un proconsole sconosciuto del II secolo.
(12) De superst., XIII; 171 d.
(13) Bibl. Hist ., XX, XIV, 4-6 .
(14) Div. Inst ., I, 21.
(15) Schol. PLAT. Rep., 337 A, nell'ed. Didot, III, p.321, o F. JACOBY, F GR HIST, II, B, n° 137. La stessa cosa nel lessico di Suidas e Fozio, s.v.
(16) Cfr. G. F. MOORE, The Image of Moloch, in FBL , XVI, 1897, PP. 161-165; O. EISSFELDT, Molk als Opferbegriff.., pp. 66-71.
(17) Con riferimento a S. GSELL, Histoire Ancienne de l'Afrique du Nord , IV, 1920, p. 410
(18) Ciò è stato ben formulato da J.GUEY, Mélanges d'Archéologie et d'Histoire (Roma), LIV, 1937, pp. 94-99. Questa conclusione è accettata da J. G FÉVRIER, il quale ha tentato un Essai de reconstitution du sacrifice molek , ne il Journal Asiatique , 1960, pp. 167-187.
(19) L. POINSSOT e R. LANTIER, Un sanctuaire de Tanit à Carthage , in RHR , LXXXVII, 1923 -1 , pl. IV, 2, meglio in G. CHARLES-PICARD, Les Religions de l'Afrique antique , 1954, p. 45, fig. 4.
(20) P. CINTAS, Revue Africane , 1947, pp. 34 s. Questi sacrifici non erano limitati all'Africa del Nord, ma venivano praticati anche nelle colonie puniche del Mediterraneo : abbiamo citato l'iscrizione di Malta con mlk'mr. Alcuni scavi hanno portato alla luce campi di urne e stele paragonabili a quelle di Scusse o di Cartagine: in Sardegna a Nora, cfr. G. PARTONI, Nora, colonia fenicia in Sardegna, in Monumenti Antichi, XIV, 1904, col. 110-258, spec. Col. 157-165; a Sulcis, G. LILLIU, Le stele puniche di Sulcis (Cagliari), ibid., XL, 3, 1944, col. 283-418 ( gli scavi non sono ultimati); in Sicilia a Motya, cfr. per finire, B. S. J. ISSERLIN in Illustrated London News, 3 Marzo 1962, col. 328-330, e generalmente G. PESCE, Sardegna Punica, 1961, pp. 68 ss., 85 ss.
(21) Pressi i Romani antichi, luogo di deposito di oggetti votivi, solitamente in forma di pozzo cilindrico scavato nella terra, fuori del santuario ma dentro il recinto sacro; era il corrispondente romano del tesor o dei templi greci
(22) Étude médico-légale des urnes sacrificielles puniques et de leur contenu. Tesi per il Dottorato in medicina. Istituto Medico-Legale di Lille, 1961. Ringrazio il Dr L. Richard per avermi trasmesso una copia di questa tesi.
(23) Questa suddivisione è stabilita da L. Richard, secondo i tipi di urne, seguendo P. CINTAS, Céramique Punique , 1950. Sembra che non sia stato possibile prendere in considerazione i livelli archeologici da cui queste urne provengono. La sua suddivisione può essere viziata dall'incertezza che circonda la data della fondazione di Cartagine e le nostre ancora limitate conoscenze dell'evoluzione della ceramica punica, ma le conclusioni che se ne traggono restano valide.
(24) Cfr. n. 72, n.1 .
(25) Cfr. J. CARCOPINO, RHR, CVI, 1932 -II, p. 599 e Aspects mystiques de la Rome Païenne , p.47 ; J.G. FÉVRIER, Journal Asiatique, 1960, pp. 177-179.
(26) QUINTE-CURCE, Hist ., IV, III, 23 , trad. H.Bardon nella Collection Budé, è stato corretto solo un lapsus : Nettuno ha preso il posto di Saturno.
(27) PORFIRIO, De Abstinentia , II, 56.
(28) EUSEBIO, Praep. Ev., IV, 16, 6; cfr. Orat. Pro Const ., 13.
(29) Ibid ., IV, 16, 11; Cfr. I, 10, 45. Questi frammenti di Filone da Byblos sono editi in MÜLLER, FHG, III, p. 570, fr. 3 e 4; JACOBY, F GR HIST , n° 790, fr. 3 (3-4).
(30) Cfr. O. EISSFELDT, gli articoli Philo Byblos e Sanchunjaton , in RGG, V (1961), col. 346-347 ( con la bibliografia) e 1361.
(31) O. EISSFELDT, Ras Schamra und Sanchunjaton , 1939, pp. 69-70, conclude che questi sacrifici sono cessati in Fenicia nel VII secolo avanti Cristo, nello stesso periodo in cui il Deuteronomio (e io aggiungo la Legge di Santità) protestava contro i sacrifici a « Moloch» in Israele.
(32) Loc., cit. ; cfr. anche Clitarco citato a p. 73, n. 2: « I Fenici e soprattutto i Cartaginesi…»
(33) 3, 48, 50, 53. Seguo la numerazione per ordine di Gordon. Un nuovo esemplare più completo di questo rituale è stato rinvenuto nel 1954 e pubblicato da Mlle HERDNER, in Syria , XXXIII, 1956, pp. 104-112. Esso non apporta una risposta decisiva al nostro problema. Mlle HERDNER ammette che la parola mlk « potrebbe designare proprio un sacrificio ( dall'ebraico molek)», p. 112.
(34) C. H. GORDON, Ugaritic Manual , 1955, glossario, n° 1119. Nella sua Ugaritic Literature , 1949, egli lo traduceva con « re».
(35) 9, 10.
(36) 41 4. Il senso sacrificale è tuttavia accettato da J. G. FÉVRIER, Journal Asiatique, 1955, p. 53.
(37) 52 7; H. CAZELLES, art. Molok, in Suppl. au Dict. de la Bible , V, col. 1345.
(38) Così C. H. GORDON, Ugaritic Literature , 1949; R. LARGEMENT, La Naissance de l'Aurore , 1949; G. R. DRIVER, Canaanite Myths and Legends , 1956 ; J. AISTLEITNER, Die mythologischen und kultischen Texte aus Ras Schamra, 1959. Altri vi riconoscono la forma verbale « regnare», come C. VIROLLEAUD, Syria, XIV, 1933; Th. GASTER, Thespis , 1950.
(39) 17 11; Ugaritic Literature, p. 108.
(40) Cfr. J. NOUGAYROL, CRAI , 1957, pp. 82 ss, ;E. WEIDNER, AfO, XVIII, 1957, p. 170. Il testo stesso non è ancora stato pubblicato..
(41) Cfr. H. CAZELLES, Biblica , XXXVIII, 1957, pp. 485-486.
(42) Cfr. ancora Ez ., XXIII , 37, 39 ( il verso 38, che interrompe la trattazione, è probabilmente una spiegazione del verso 39). La menzione delle « prostituzioni» di Israele nei due contesti di Ezechiele accorda un'apparenza di fondamento all'ipotesi di K. ELLIGER, ZAW , LXVII, 1955, P. 17: secondo l'autore, l'inserimento del Lev ., XVIII, 21 (sacrifici a Moloch) in una serie di leggi sui rapporti sessuali si spiegherebbe poiché così si sacrificavano i bambini nati in seguito a rapporti sessuali associati a culti impuri; W. ZIMMERLI, Ezechiel , fasc. 5, 1958, su Ez ., XVI, 20 afferma che questa ipotesi è verosimile. Essa è tuttavia contraddetta dagli unici esempi storici a noi arrivati, i II Re , XVI, 3, XXI, 6, a meno di ammettere che il figlio di Achaz e quello di Manassé fossero il frutto di simili unioni, cosa che non può essere provata facilmente. In Ezechiele la « prostituzione» simboleggia generalmente i disordini cultuali, cosa normale per i Profeti. La citazione di questi sacrifici nel contesto del Lev ., XVIII, è strana; può giustificarsi col carattere composito della Legge di Santità e col parallelo del Lev ., XX, in cui la condanna dei sacrifici « a Moloch», v. 2-5, precede di poco una serie di leggi, v. 10-21, molto simili a quelle del Lev., XVIII.
(43) Con il doppione di Ger ., XIX, 6 e 11b.
(44) Il testo è incerto, cfr. I commenti. Io traduco la parola me dûrah con rogo che non si trova che in Ez., XXIV, 9, in relazione ancora al fuoco e alla legna. Tuttavia non si tratta di una catasta di legna, una « pira»; secondo l'etimo la me dûrah è' rotonda e, secondo il nostro testo, essa è' profonda: e' una fossa nella quale si prepara il fuoco, un rogo, ciò si confà anche al testo di Ezechiele.
(45) Cfr. p- 70, n. 2.
(46) Cfr. RB , XLV, 1936, p. 281; LXII, 1955, p. 610.
(47) G. DOSSIN, Revue d'Assyriologie, XXXV, 1938, p. 178, n. I ; H. CAZELLES, Suppl. au Dict. de la Bible , V, col. 1344.
(48) H. CAZELLES, loc. cit ., con i riferimenti.
(49) Cfr. p.78. n.6 e 7.
(50) Cfr. A. POHL, Biblica , XXII, 1941, PP. 35-37; O. EISSFELDT, Mélanges Isidore Lévy, (Annuario dell'Istituto di Filologia e di Storia Slava e Orientale, XIII), 1955, pp. 153 ss. Sull'intera questione, cfr. W. F. ALBRIGHT, Archaelogy and the Religion of Israel, 1946, pp. 162-164.
(51) Cfr. p. 56, n. I. Cfr. il testo assiro più recente, citato a p. 55, n. 2: il primogenito sarà bruciato nell'area sacra di Adad.
(52) Tali argomentazioni, e altre di varia importanza, sono state dimostrate anche da autori recenti i quali non accettano, o non accettano completamente, la tesi di Etssfeldt; cfr., in particolare, W. KORNFELD, Der Moloch, in Wiener Zeitschrift für die Kunde des Morgenlandes , LI, 1948-1952, pp. 287-313; K. DRONKERT, De Molochdienst in het Oude Testament , 193; E. DHORME, Le dieu Baal et le dieu Moloch, in Anatolian Studies , VI, 1956, pp. 57-61; J. GRAY, The Legacy of Canaan (Suppl. V –VT), 1957, p. 126; W. ZIMMERLI, Ezechie l, fasc. 5 (1958), su Ez ., XVI, 20.
(53) Tuttavia questo rito non è arrivato in Israele tramite i coloni della Samaria:il primo esempio storico è il sacrificio del figlio di Achaz, quindi anteriore alla fine della Samaria, secondo la cronologia più attendibile alla fine del regno di Achaz.

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