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Sull'Aura: Aura e coscienza universale
Argomento:Alchimia del Fuoco

Alchimia del FuocoCamminando sul sentiero iniziatico s'incontrano molte metafore, di cui bisognerebbe intendere l'insegnamento profondo. L'uomo può rendere la sua vita un inferno, viene detto. Oppure, che può conoscere il paradiso in terra. Evidentemente, queste metafore non intendono riferirsi a luoghi fisici, ma a modelli di vita, di essere e sentirsi.

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Aura e coscienza universale

di Athos A. Altomonte

© copyright by Esonet.it


Camminando sul sentiero iniziatico s'incontrano molte metafore, di cui bisognerebbe intendere l'insegnamento profondo.

L'uomo può rendere la sua vita un inferno, viene detto. Oppure, che può conoscere il paradiso in terra.

Evidentemente, queste metafore non intendono riferirsi a luoghi fisici, ma a modelli di vita, di essere e sentirsi. Abbiamo già trattato il concetto di «inferno e paradiso» quale allegorie di stati di coscienza e di condizioni mentali, per cui l'uomo può imprigionarsi nella sofferenza, oppure liberarsi dall'infelicità terrena. E come, sempre secondo antiche metafore, l'inferno sia un luogo oscuro, abitato da dèmoni e destinato al dolore. Una descrizione psicodrammatica che sulle masse caotiche ed impulsive, doveva suonare come un anatema che le impaurisse riportandovi ordine.

 

Smessi gli anatemi, perchè la paura non può sostituirsi alla condotta morale, oggi andrebbe aggiunto che l'«inferno» si trova dentro di noi. È il pensiero sottile costretto a vivere il buio della materia, fatto portatore delle allucinazioni della natura inferiore (il corpo animale) e delle effimere illusioni della condizione umana.

 

L'illusione regna sul mondo materiale, dicono alcune metafore, affermando che le illusioni sono i sogni della (in)coscienza fisica separata dall'anima. L'anima è l'elemento più sottile che investe l'aura, e “resta in sonno” sino al risveglio di quella parte di sé che anima l'uomo fisico. L'anima è chiamata così, perchè animando la sostanza umana permette all'uomo di vivere, mentre la coscienza gli permettere di accorgersi di esistere. Detto ciò, possiamo capire il motivo per cui viene detto che il vero principio umano è l'anima e che l'uomo fisico è la sua ombra materiale. E se il vero uomo è il “soffio spirituale”, non la sua carne, risulta anche chiaro perchè viene detto ch'egli “dorma” finché la coscienza non gl'illumina la mente.

 

L'uomo fisico e l'uomo spirituale sono due risvolti della realtà umana. Dapprincipio in conflitto per prevalere sull'altro, i due aspetti sono raffigurarti in due fratelli litigiosi come nel mito di Caino e Abele. Acquisita una certa coincidenza, i due aspetti diventano complementari e diventano gemelli, come nel mito di Castore e Polluce, uniti in eroiche imprese.

La conflittualità tra la natura terrena dell'uomo (la ragione fisica) e l'essenza sottile (l'anima), nasce dall'appartenere a due regni diversi. Producendo un teorema che l'iniziato deve realizzare in se stesso, rendendo complementari le tensioni che gli arrivano dalle due diverse spinte.

Questo può accadere solo costruendo un terzo elemento che funga da tramite* tra l'aspetto fisico e quello sottile. È questa la funzione occulta della volontà intelligente, chiamata libero arbitrio. Da non confondere con la facoltà di scelta, frutto della casualità e dell'incertezza.

La volontà intelligente è lo stato più prossimo all'illuminazione ed è l'unico aspetto in grado di modificare la forma mentale della coscienza fisica (v. processo di metamorfosi). Ma non facendo parte della natura fisica, l'uomo deve saperla costruire se vuole raggiungere il traguardo iniziatico, per usarla nel processo di metamorfosi che si svolge interamente nella mente, maturandosi nell'unione di mente e coscienza.

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* Secondo il principio del terzo escluso di Aristotele, non può esistere un termine medio tra due contraddizioni, perchè solo una può essere vera e l'altra falsa.

Questa tesi, che si rivolge a concetti finiti ed affermazioni inalterabili sotto forma di concetti cristallizzati, non esclude che qualcosa di diverso possa avvenire manipolando un elemento plastico come la mente.

Nel nostro caso l'esistenza ex novo di un terzo elemento (che faccia da ponte tra la componente fisica e quella metafisica) è data dalla fusione di elementi di entrambi gli aspetti.

Data la sua estrema adattabilità l'intelligenza può miscelare elementi diversi, cosa che non riesce alla ragione fisica che, impermeabile alle novità, resiste graniticamente ad ogni modificazione.

L'intelligenza è un elemento mercuriale estremamente adattabile, capace di modificarsi facendo propri elementi di natura diversa. L'intelligenza (da non confondere con la memoria e col nozionismo) è un polo di equilibrio che non esclude, ma che tende ad amalgamare le diversità. Eliminando solo le idee inutili o reputate dannose (v. capacità di discriminare).

L'importanza dello sviluppo mentale riconosciuta dalle antiche scuole, è dovuta alla capacità della psiche di essere trasformata in un athanor, dove elementi squilibrati possono (con)fondersi con elementi di pregio (v. l'allegoria della trasmutazione dei metalli volgari in metalli sottili).

La psiche, insegnano filosofie come il Raja yoga, l'alchimia spirituale e l'ermetismo, può ravvivare le componenti grossolane al fuoco di elementi sottili (v. tensione energetica). L'allegoria non è stata contraddetta. Magari ne sono stati modificati i termini, dicendo che nella mente, la natura inferiore può essere raggiunta dagli impulsi della coscienza sottile, sotto forma di aspirazioni e d'intuizioni.
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Se l'obiettivo del “Viaggiatore” è l'illuminazione interiore, di certo ha capito il significato di paradiso. Una condizione che non va solo cercata, ma costruita con forza e sapienza. Cominciando con l'abbandonare le metafore usate per nascondere il cammino probatorio. La cui prima verifica è quella di distinguere il vero dalla maschera con cui è stato rivestito.

Smettendo d'intendere il paradiso come il luogo miracoloso dove l'uomo fisico trova riparo da ogni pena terrena, bisognerà trovare un concetto diverso, questa volta a misura di chi è consapevole di vivere della vita dell'anima. Chi si riconosce in questo principio di vita non tarderà a concludere che il paradiso in terra è nella luce dell'anima. Il che significa, per logica deduzione, che la via per il paradiso passa attraverso l'illuminazione.

 

L'illuminazione è una cognizione presente in ogni criterio iniziatico, essendo la premessa per quella condizione detta coscienza universale, (v. concetto velato nella metafora del Santo Graal).

Se il paradiso dell'iniziato è l'accostamento alla coscienza universale, questa condizione non va solo cercata, ma va predisposta con cura. A cominciare dal lungo processo di mutamento interiore con cui si agisce sulla struttura mentale, coi fatti e non solo a parole.

Un fattore fondamentale della metamorfosi è il distacco. Detto più esplicitamente, distaccarsi dal mondo o dalla materia significa dis-integrarsi dall'influsso degli istinti. Il che vuole dire sfuggire dall'integrazione (dall'abbraccio) con la natura inferiore, a cui va tolto il predominio, riportandola alla dimensione dei suoi impieghi esteriori.

 

Tornando alla metafora per cui il pensiero è prigioniero della materia del corpo fisico, la trasformazione della mente libera il pensiero (che ricordiamo essere di natura sottile) «dall'inferno» che lo tiene in ostaggio e dall'incombenza di trasportare passioni. Per far questo, bisogna scoprire dove allignano le radici dell'inferno ed in quale livello di coscienza trovano il “terreno” dove assorbire le energie che gli permettono di sopravvivere.

Questo punto è importante, perchè, il mezzo più idoneo per sminuire il potere del proprio «inferno» è, per così dire, quello di tagliargli i viveri. Impedire che l'attenzione della mente si rivolga su idee, parole ed azioni che facciano affluire nuova energia, senza la quale «l'inferno» rapidamente si avvizzisce.

 

La volontà intelligente diretta nel “sottosuolo interiore” (l'inconscio), diventa la luce che l'illumina fugando i fantasmi che lo abitano e le nebbie che l'oscurano.

Questo fatto rende imperativo conoscere le diverse graduazioni della coscienza, così, da poter affrontare agevolmente le sue diverse densità. Ricordandosi che anche affrontare le esperienze di vetta (i picchi della coscienza sottile) comporta difficoltà. A volte maggiori che discendere nei propri sotterranei.

 

Concludiamo questo breve elaborato con un'ultima metafora.

È detto che Dio non abita il mondo materiale. E che nella materia la coscienza divina diventa un “principio oscurato”.

Tale è pure la condizione dell'uomo fisico. Figlio della materia e oscuro figlio dello spirito divino, che per raggiungere la luce da cui discende, deve affrontare il “viaggio” alla ricerca della propria origine, dimenticando quella animale che ne ha generato il corpo fisico.

Questo viaggio, e il cambiamento che occorre per avvicinarsi alla meta, viene altrimenti raffigurato con la costruzione di un Tempio. Che viene collocato nel centro cardiaco.

Il Tempio è lo spazio sacro dove giunge la Luce del divino abitante interiore. Come viene chiamato l'atomo di Dio che, posto all'interno dell'uomo, provvede alla sua vita illuminandone i progressi.

Il Tempio eretto alla gloria di Dio è la metafora dello stato di grazia a cui aspira l'iniziato.

Stato di grazia che, viene detto, sia nel destino di tutta l'umanità. 

 

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