Come per ogni altro arcano, anche l'interpretazione di questo segno sottostà alla intuitività dell'osservatore, secondo una scala di priorità come quella enunciata da Dante e riportata alla prima pagina di questo lavoro.
Al livello più semplice si riportano i due triangoli dell'esagramma alla metafora della scala di Giacobbe “… entità angeliche che scendono e che risalgono al cielo…”.
La via ascendente è incomprensibile a quanti attendono passivamente che avvenga un evento salvifico (v. temperamento devozionale, e femminino). È la via di chi tende a riconquistare attivamente un sopito stato di coscienza regale (temperamento volitivo, mascolino). La via ascendente, perciò, è quella che dall'Ars Regia porta all'Ars Pontificia (v.).
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L'interpretazione esoterica è quella che apre i significati di forma e di numero. Per cui dell'esagramma visibile (la stella a sei punte) considera il punto centrale di emanazione (nucleo), invisibile, che l'Uomo chiama anima. Ma che per la precisione, l'esoterista definisce mente spirituale.
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L' esagramma è la forma geometrica che più corrisponde all'evoluzione umana. Che insegnamenti iniziatici avanzati distinguono, a ragione, tra iniziazione ascendente ed iniziazione discendente.
Solo quando gli effetti dell'iniziazione ascendente (frutto degli sforzi della volontà personale) s'incontrano con quelli dell'iniziazione discendente (frutto degli sforzi della volontà della coscienza - ego - superiore) l'Opera di trasmutazione o metamorfosi iniziatica, può dirsi completata.
Questo è attinente al segno dell' esagramma , perché si tratta di armonizzare le tre triadi che compongono l'essenza umana. Tre triadi (fisco, anima e spirito) composte da tre esagramma ciascuna (il Numero999 e il suo capovolgimento speculare 666, vedi immagine), al cui centro ci sono altrettanti punti d'emanazioni (nucleo spirituale) che, al pari dei sentieri sephirotici , trasmettono ai livelli più densi (esteriori), l'energia della triade più sottile. Cioè, l'energia della monade spirituale.
L'energia che dalla coscienza spirituale (la monade) si trasmette ai 2 piani di esistenza più densi (esteriori) della propria manifestazione (anima e personalità umana) è creduta di fattura diversa e sostanzialmente contraria a quella primigenia (v. Numero 666). Ma non è una visione corretta.
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La sua deformazione, infatti, è dovuta alla diversità della sostanza di cui si riveste (pensieri, sensazioni e sentimenti della ragione fisica) per “apparire” in quei piani di esistenza.
L'apparente diversità, perciò, è dovuta alla sostanza del rivestimento esteriore, non alla colpa di essere ad un livello più “basso” (esteriore) di quello sottile.
Contro questo distinguo “tecnico” s'infrange il mito dell'angelo decaduto e del conseguente “peccato”.
L'angelo “decaduto”, in realtà, è un pioniere della materia. È la nostra coscienza sottile posta dentro una guaina d'insensibilità materiale: che la rende, per così dire, estranea alla propria realtà interiore in quanto assordata dal tramestio caotico del mondo esteriore.
E a ben guardare, questo viene mostrato nel primo viaggio d'iniziazione al grado di Apprendista Libero Muratore, quando il neofito è accecato da una benda, è costretto ad avanzare tra irti ostacoli e tra rumori assordanti di cui non comprende la causa.
Il processo iniziatico, dunque, serve a riportare alla luce della coscienza fisica “l'angelo” ch'è in noi, attraverso l'opera di ripulitura chiamata metamorfosi o trasmutazione iniziatica, di cui tratteremo con la sephira Da'ath.
Che sia questo il fine dell'iniziazione è indiscutibile. Ogni tradizione è concorde su questo cambiamento dello stato interiore. Eppure, per molti, scoprilo sembra essere il gradino più duro da superare. 
