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: I Giorni della Settimana
Argomento:Letture d'Esoterismo

Letture d'EsoterismoIn Ebraico i giorni della settimana sono semplicemente numerati, eccetto il settimo, che è il Sabbath (Shabbat). Anche in Arabo i giorni della settimana sono numerati ed il settimo giorno è sempre il Sabbath (asSabt), ma il sesto giorno è alJum'ah, il giorno di ‘raccolta' (jum), quando i Musulmani pregano nella moschea (jmi). Anche in greco moderno i giorni sono numerati ed il settimo è, ancora, il Sabbath (Savvato), ma il primo giorno è il Kyriak, il giorno del Signore. È interessante notare che il sesto giorno in greco è il Paraskeu, la ‘Preparazione'. In realtá questo è un termine ebreo che significa la preparazione del sesto giorno per il Sabbath – conservato in una lingua che oggi appartiene quasi completamente ai cristiani, ma che in precedenza era tipica di molti ebrei nei periodi ellenistico e romano.

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I Giorni della Settimana

a cura della Redazione Esonet

prodotto per Esonet.it


In Ebraico i giorni della settimana sono semplicemente numerati, eccetto il settimo, che è il Sabbath (Shabbat). Anche in Arabo i giorni della settimana sono numerati ed il settimo giorno è sempre il Sabbath (asSabt), ma il sesto giorno è alJum'ah, il giorno di ‘raccolta’ (jum), quando i Musulmani pregano nella moschea (jmi). Anche in greco moderno i giorni sono numerati ed il settimo è, ancora, il Sabbath (Savvato), ma il primo giorno è il Kyriak, il giorno del Signore. È interessante notare che il sesto giorno in greco è il Paraskeu, la ‘Preparazione’. In realtá questo è un termine ebreo che significa la preparazione del sesto giorno per il Sabbath – conservato in una lingua che oggi appartiene quasi completamente ai cristiani, ma che in precedenza era tipica di molti ebrei nei periodi ellenistico e romano.

Mentre le lingue Mediterranee orientali riflettono variazioni sulla semplice numerazione dei giorni della settimana, le lingue dell'Europa Occidentale (eccetto il portoghese), riflettono i nomi presi dai pianeti che si vedono ad occhio nudo, che includevano il Sole e la Luna, sia nella versione latina che nella corrispondente versione germanica. Il primo giorno in latino è chiamato con il nome del Sole (Solis dies), ma i cristiani lo considerano anche come il giorno del Signore (Dominicus dies), come in Greco. Il secondo giorno prende il nome dalla Luna (Lunae dies). Il terzo giorno prende il nome da Marte (Martis dies), il quarto giorno da Mercurio (Mercurii dies), il quinto da Giove (Jovis dies), mentre il sesto lo prende da Venere (Veneris dies). Infine, il settimo giorno prende il nome da Saturno (Saturni dies), sebbene possa essere ancora chiamato Sabbath (Sabbatum or Sabbati dies).

I Pianeti

Sumero

Babilonese

Greco

Latino

Inglese

Italiano

Nanna

Sin

Selen

Luna

Moon

Luna

Enki

Nab

Hermes

Mercurius

Mercury

Mercurio

Inanna

Ishtar

Aphrodit

Venus

Venus

Venere

Utu

Shamash

Helios

Solis

Sun

Sole

Gugalanna

Nergal

Ares

Mars

Mars

Marte

Enlil

Marduk

Zeus

Iuppiter

Jupiter

Giove

Ninurta

Ninurta

Kronos

Saturnus

Saturn

Saturno

I nomi latini dei Pianeti erano semplici traduzioni dei nomi greci, che a loro volta erano traduzioni dei nomi Babilonesi che si rifanno ai Sumeri. Gli Egizi avevano una diversa organizzazione. È comunque necessaria un'interpretazione per la traduzione greca o anche babilonese. Nergal, per esempio, era il dio della guerra ma anche della pestilenza e specialmente dell'Altro mondo – che si sovrapponeva al greco Hades. Mentre Kronos era il padre di Zeus, Ninurta era il figlio di Enlil. I babilonesi sostituirono gli dèi nazionali sumeri Enlil ed Enki con il dio patrono di Babilonia, Marduk, e suo figlio Nab – sebbene Marduk fosse in realtá considerato il figlio di Enki (Chiamato ‘Ea’ in babilonese). Ninurta, un oscuro dio ereditato dai babilonesi, puó essere identificato con Saturno, il pianeta piú lento, perchè almeno in uno dei racconti era identificato con una tartaruga. [nota]

La versione germanica dei nomi dei giorni latini ha sia similitudini che differenze. In inglese il primo, secondo e settimo giorno prendono il nome rispettivamente da Sole, Luna e Saturno. Il nome del sesto giorno, Friday, assomiglia al nome di una dea dell'amore germanica (Fria o Freya) che corrisponde a Venere ( fri -, di ‘friend’ [amico, NdT], è simile a philein, ‘amare’ in greco); si dice anche che questo giorno prenda il nome dalla dea Frigg, che è anch'essa la dea dell'amore e del focolare (che sarebbe Vesta, piuttosto che Venere a Roma). Il quinto giorno, Thursday, dal nome di Giove che è il dio del tuono, in latino prende il nome dal dio del tuono germanico, conosciuto come ‘Thor’ nella mitologia norvegese. Tuesday prende il nome da Tiw, il dio della legge ma anche considerato il dio della guerra, che quindi si associa a Marte. Wednesday prende il nome dal re degli dèi, che era Wotan nella mitologia tedesca antica ed Odino in quella norvegese. Questo non ha corrispondenze ovvie con Mercurio, sebbene Odino come dio della saggezza suggerisca il ruolo di Mercurio in associazione con l'apprendimento, e nella tarda antichitá con la conoscenza esoterica.

La cosa curiosa dei nomi latini, che chiaramente usano i pianeti, è il fatto che l'antico ordine dei pianeti, salendo dalla Terra alle Stelle Fisse, puó essere letto cominciando con il Lunedì e saltando un giorno sì ed un giorno no per due settimane: Lunedi (Luna), Mercoledi (Mercurio), Venerdi (Venere), Domenica (Sole), Martedi (Marte), Giovedi (Giove) e Sabato (Saturno). Si ha l'impressione che i nomi fossero assegnati in una specie di codice, così che il Sole viene per primo nella settimana, ma poi si puó ancora leggere l'ordine vero dei pianeti. Il giorno che molti considerano il primo della settimana, il lunedi, è il primo pianeta e comincia la sequenza dei pianeti.

Mentre di solito si spiega questa particolare sequenza risalendo alla struttura babilonese dei pianeti nelle diverse ore del giorno (es. David Ewing Duncan, Calendario, p. 47), sospetto che tale meccanismo astrologico non risalga fino ai babilonesi. Non ho trovato questa spiegazione nelle fonti critiche sui babilonesi; soltanto nei racconti popolari, che non fanno riferimento ad alcun documento e sembrano presumere che tutto in astrologia risalga ai babilonesi. Abbiamo perfino la testimonianza di Anna Comnena (1083-1153), che probabilmente aveva accesso a testi che ora sono perduti, che l'astrologia non esistesse affatto in tempi greci/ellenici.

L'arte della divinazione è una scoperta piuttosto recente, sconosciuta al mondo antico. Al tempo di Eudosso [c. 408-355 A.C.], distinto astronomo, le regole relative ad essa non esistevano ancora e Platone stesso non conosceva questa scienza. Perfino Manetone l'astrologo [c. 280 A.C.] non aveva informazioni accurate sull'argomento. Nei loro tentativi di profezie, mancavano l'oroscopo ed i punti cardinali. Non sapevano come osservare la posizione delle stelle alla nascita di una persona e tutte le altre cose che l'inventore di questo sistema ha tramandato ai posteri, cose comprensibili ai devoti di tali sciocchezze. Io stesso una volta mi sono dilettato in quest'arte, non per fare uso di tale conoscenza (il cielo non voglia!) ma così che, meglio informato sul suo futile gergo, potessi confondere gli esperti. [The Alexiad of Anna Comnena, tradotto da E.R.A. Sewter, Penguin Classics, 1969, pp.193-194]

Il resoconto astrologico specialmente ha due problemi storici: (1) i babilonesi usavano il conto di 12 ore al giorno, non di 24 (cfr. Georges Roux Ancient Iraq [Penguin, 1992], p. 364), e (2) la sequenza dei pianeti era basata, come dice Duncan, sul loro ‘ordine cosmologico corretto’, ma il ‘corretto’ ordine dei pianeti fu ancora oggetto di discussione tra i greci per molto tempo. L'idea che ci fosse una sequenza ascendente di pianeti su fino alle ‘sfere’ dei cieli, è probabilmente una costruzione interamente dovuta all'astronomia greca – ‘l'armonia delle sfere’ di Pitagora. L'astronomia babilonese, come l'egiziana, vedeva il cielo come unidimensionale, non tridimensionale. Il mio sospetto, quindi, è che la numerazione dei giorni sia Medio orientale e che l'assegnazione dei pianeti ai giorni, come parte di uno sviluppo maggiore dell'astrologia, è ellenistica o, come dice Comnena, anche piú tarda. Decisamente viene prima dell'introduzione ufficiale della settimana di sette giorni di Costantino, considerato il diagramma graffito di Duncan a Pompei (p. 47) mostrato a destra, che traccia la sequenza dei giorni in un ettagono, intorno al quale i pianeti sono elencati nella loro sequenza celestiale, come se a quel tempo questo fosse stato stabilito.

La convenzione, sempre piú diffusa, di cominciare la settimana sul calendario con il lunedi, è il risultato dei nomi europei occidentali, specialmente quelli tedeschi, che non chiamano sabato ‘Sabbath’, o per lo meno non vi si puó riconoscere questa parola. I cristiani, infatti, e specialmente i protestanti, considerano il sabato come il Sabbath; c'è quindi la tendenza a considerarlo il settimo giorno piuttosto che il primo. La conoscenza del greco, dell'arabo o di diverse lingue romanze, comunque, rivela che il sabato resta il Sabbath, come è inteso in ebraico, anche per cristiani e musulmani.

Il diagramma sopra illustra il periodo di due settimane che corrisponde all'ordine classico ascendente dei pianeti, da sinistra a destra. Dá i nomi dei pianeti in azzurro, i nomi dei metalli che l'alchimia associa con ciascun pianeta (approssimativamente nello stesso colore), i simboli dei pianeti ed i metalli usati in alchimia e tuttora in astronomia; inoltre abbiamo i nomi dei giorni della settimana dall'alto al basso in latino, gallese, francese, spagnolo, italiano, inglese e tedesco. I nomi gallesi sono molto interessanti, poichè il gallese è la lingua che deriva dalla Britannia Romana. Conserva i nomi latini dei pianeti piú fedelmente perfino delle lingue romanze, che discendono dal latino, al contrario del gallese.

Il nome di sabato in spagnolo ed italiano deriva chiaramente da Sabbatum. Il nome francese, Samedi, ha la stessa origine. In francese antico era Sambedi, dal latino volgare Sambati dies. Ci sono molti casi in cui una b è diventata una m in ‘Sabbath’, inclusi il rumeno Sambata, l'ungherese Szombat e perfino il persiano Shambe (scritto Shanbe). In francese abbiamo un interessante sviluppo: la finale t è stata confusa con la finale –di (nel senso di dies) di tutti gli altri giorni della settimana. Il nome tedesco di sabato, Samstag, appare quindi come una trasformazione del nome francese in tedesco, con la parola tedesca Tag ‘giorno’ che sostituisce –di ed il genitivo –s aggiunto alla radice. In tedesco, comunque, la –s puó non essere un genitivo ma piuttosto una rimanenza della finale t, visto che la parola in Alto Tedesco Antico era Sambaz tac (confronta l'inglese that [quello, NdT] che finisce in t, con il tedesco das che finisce in s). Nella piú antica lingua germanica attestata, il gotico, sabato era Sabbato dags [Winfred P. Lehmann, A Gothic Etymological Dictionary, E. J. Brill, Leiden, 1986, p. 289-290].

Il tedesco ha abbandonato completamente l'uso del nome tradizionale di mercoledi. Mittwoch sta per ‘Midweek’ in inglese (‘Metá settimana’ in italiano, NdT).

Il genere di Dominius è rimasto maschile in spagnolo e francese ma è diventato femminile in italiano. Questo potrebbe essere perchè dies era usato occasionalmente al femminile in latino, ed ha finito per essere generalizzato in italiano. Le vocali sono state un pó rimescolate nel francese Dimanche.

Il gallese e l'italiano mostrano parallelismi nell'uso delle g per la pronuncia sdrucciola di w/v e y/j; infatti in gallese Veneris diventa Gwener ed in italiano Jovis dies diventa Giovedi. Curiosamente, sia gallese che inglese non usano i nomi religiosi per Domenica o Sabato. Deve essere qualcosa legato alla Britannia.

Copyright (c) 1999, 2000, 2002 Kelley L. Ross, Ph.D. Tutti i Diritti Riservati

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Nota – I Giorni della Settimana

Ho dovuto affrontare momenti di frustrazione nel corso degli anni, tentando di raccogliere i nomi dei pianeti in sumero e babilonese. Georges Roux (Ancient Iraq , Penguin, 1992), sebbene molto accurato in quasi tutto, è quasi inutile in questa questione. The Babylonian Theory of the Planets (La Teoria Babilonese dei Pianeti, NdT) di N. M. Swerdlow (Princeton, 1998), sebbene ci si aspetterebbe che raccontasse la storia completa, non dá affatto i nomi babilonesi o sumeri dei pianeti. Solo il Calendar di Duncan (Avon, 1998 [nota]) dá la lista completa dei nomi babilonesi (p. 45) ma non di quelli sumeri. Visti gli equivalenti sumeri degli dèi babilonesi questo non è affatto semplice. Non ho visto Gugalanna come equivalente sumero di Nergal da nessuna parte, tranne che in Inanna, Queen of Heaven and Earth (Inanna, Regina del cielo e della terra, NdT) di Diane Wolkstein e Samuel Noah Kramer (Harper & Row, 1983). Gli stessi Wolkstein e Kramer parlano della storia della ‘Tartaruga-Ninurta’ (p. 142). Inoltre vi è la strana circostanza che Marduk e Nab non derivano affatto da dèi Sumeri. Marduk, comunque, chiaramente sostituisce Enlil, ed il suo figlio Nab ha piú o meno la stessa funzione, come patrono dell'apprendimento come Enki/Ea. ‘Patrono dell'apprendimento’, infatti, è la caratteristica saliente, visto che sembra essere la base dell'identificazione di Nab con Hermes, e piú tardi dell'identificazione del germanico Wotan con il Mercurio romano.

Senza dubbio ci sono fonti affidabili che danno i testi principali per tutti i nomi dei pianeti babilonesi e sumeri, ma in realtá non ho voluto trasformare questa ricerca in un lavoro a tempo pieno. Il fatto che così tante fonti secondarie neppure elenchino gli equivalenti (penso che la mancanza di Swerdlow sia imperdonabile) è peculiare – ed io cercheró di rimediare a questa peculiaritá.

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I Giorni della Settimana,

Calendar di David Ewing Duncan [Avon, 1998]

L'utilità del libro di Duncan è compromessa da moltissimi errori, a volte grossolani. La sua trattazione dei calendari lunari-solari è un disastro. I babilonesi non usavano ‘sette anni di tredici mesi seguiti da dodici anni di dodici mesi lunari’ [p. 14]. Gli anni con tredici mesi erano il 3°, il 6°, l'8°, l'11°, il 14°, il 17° ed il 19° di un ciclo, che è una distribuzione matematica pari ed una regola ancora oggi seguita dal calendario ebraico che Duncan dice ‘intercali un mese ogni tre anni... sebbene questo sistema porta gradualmente [!] ad una situazione in cui un altro mese extra deve essere aggiunto ogni tanto dagli anziani ebraici’ [p. 14]. Dove mai ha letto queste sciocchezze Duncan? Di quali ‘anziani ebraici’ sta parlando? Gli ‘anziani di Sion’? Sconvolgente. Duncan dice anche che l'anno Metonico, con l'aggiunta babilonese, va ‘avanti di diverse ore’ [p. 14]. No. È fuori di un giorno solo in 219 anni, che è piú accurato del calendario giuliano (fuori di un giorno in 128 anni). Questo significa che è fuori soltanto di un decimo di ora (6.5 minuti) ogni anno. Inoltre, l'anno Metonico è piú lungo dell'anno tropicale (365,2467463 giorni contro 365,2421988) che significa che va lento, non veloce; Duncan fa questa confusione anche con il calendario giuliano. Di tutti gli esempi che si possono fare, ne diamo un altro. Duncan dice che ‘il calendario giuliano che i conquistatori portarono con sè era meno preciso’ del calendario Maya che trovarono [p. 18]. Successivamente, Duncan descrive il calendario Maya/Azteco, che non era piú accurato di quello egiziano (l'anno di 365 giorni) e notevolmente meno accurato di quello giuliano. Perchè non notó il problema con la sua stessa descrizione? È molto triste vedere un libro destinato al grosso pubblico così pieno di confusione ed errori.  

 

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