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dall'Encyclopedie: Celibato
Argomento:Letture d'Esoterismo

Letture d'EsoterismoAntologia dell'«Encyclopédie» di Diderot e D'Alembert

Il celibato e la società. Il celibato non santificato dalla religione non può essere contrario alla propagazione della specie umana, senza risultare nocivo alla società. Il celibato nuoce alla società impoverendola e corrompendola...

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Antologia dell'«Encyclopédie» di Diderot e D' Alembert

curato da Roberta Giammaria

prodotto per Esonet.it


Celibato

Il celibato e la società. Il celibato non santificato dalla religione non può essere contrario alla propagazione della specie umana, senza risultare nocivo alla società.
Il celibato nuoce alla società impoverendola e corrompendola.

Impoverendola, se è vero, come è vero e indubitabile, che la più grande ricchezza di uno Stato consiste nel numero dei suoi abitanti; che la quantità di mano d'opera disponibile va annoverata fra gli elementi più necessari allo sviluppo economico; e che i nuovi cittadini, non potendo tutti diventare soldati grazie all'equilibrio pacifico dell'Europa, e non potendo marcire nell'ozio grazie ad una buona politica, lavorerebbero la terra, affollerebbero le manifatture o diventerebbero navigatori.

Corrompendola, perché è una regola ricavata dalla natura, come ha ben notato l'illustre autore dell' Esprit des lois, che più si diminuisce il numero dei matrimoni possibili, più si nuoce a quelli già avvenuti; e che quanto è minore il numero delle persone sposate, tanto risulta minore la fedeltà nei matrimoni, così come ci sono più furti quando ci sono più ladri.

Gli antichi si erano resi conto così bene di questi vantaggi, e attribuivano un valore così alto alla facoltà naturale di sposarsi e di avere figli, che le loro leggi avevano provveduto a che nessuno ne fosse privato. Consideravano tale privazione un mezzo sicuro per ridurre le risorse di un popolo e per accrescerne la dissolutezza. Così, presso i Romani, quando qualcuno riceveva un legato a condizione di mantenersi celibe, o quando un padrone faceva giurare a uno schiavo da lui liberato che non si sarebbe sposato e non avrebbe fatto figli, la legge Papia annullava e quella condizione e quel giuramento. I Romani avevano capito che là ove il celibato avesse avuto la preminenza, il matrimonio non avrebbe più goduto d'alcun onore e considerazione, e di conseguenza badarono a non introdurre fra le loro leggi nessuna via di abrogazione espressa dei privilegi e degli onori che avevano accordato ai matrimoni e al numero dei figli.

 

Il celibato e la società cristiana. Il culto degli dèi richiedendo un'attenzione continua e una speciale purezza di corpo e di spirito, la maggior parte dei popoli si sono trovati indotti a fare del clero un corpo separato: così, presso gli Egizi, gli Ebrei e i Persiani, vi furono famiglie consacrate al servizio della divinità e dei templi. Ma non si provvide soltanto ad allontanare gli ecclesiastici dagli affari e dal commercio delle cose mondane: in alcune religioni si stabilì pure di liberarli dall'imbarazzo di una famiglia. E si pretende in particolare che proprio questo sia stato lo spirito, anche originario, del cristianesimo. Ma noi daremo ora un'esposizione concisa della sua disciplina al riguardo, in modo che il lettore possa trarre da solo le sue conclusioni.

Bisogna innanzi tutto riconoscere che la norma del celibato per i vescovi, i preti e i diaconi è antica quanto la Chiesa. Tuttavia, non c'è affatto una legge divina scritta che proibisca di ordinare sacerdote una persona sposata, o proibisca ai sacerdoti di sposarsi. Gesù Cristo non regolò la materia con alcun precetto; e ciò che afferma San Paolo nelle sue Epistole a Timoteo e a Tito sulla continenza dei vescovi e dei diaconi mira unicamente a proibire al vescovo di avere più mogli contemporaneamente o successivamente: «Oportet episcopum esse unius uxoris virum».

Anche la pratica dei primi secoli di vita della Chiesa è molto chiara su questo punto: non si faceva alcuna difficoltà ad ordinare preti o vescovi degli uomini ammogliati; ci si limitava a vietare il matrimonio dopo la promozione agli ordini, o la contrazione di nuove nozze dopo la morte della prima moglie (con un'eccezione particolare per le vedove). Insomma, non si può negare che lo spirito e gli ordinamenti della Chiesa si siano sempre adoperati per imporre ai suoi principali ministri la più grande continenza; e tuttavia bisogna sottolineare che l'uso di ordinare preti persone ammogliate è stato ed è presente nella Chiesa greca e non è mai stato positivamente proscritto dalla Chiesa latina.

 

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