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dall'Encyclopedie: Preti
Argomento:Letture d'Esoterismo

Letture d'EsoterismoAntologia dell'«Encyclopédie» di Diderot e D'Alembert

Con questo termine si designano tutti quelli che presiedono alle funzioni dei culti religiosi pubblicamente costituiti presso i diversi popoli della Terra.
Il culto esteriore presuppone cerimonie il cui fine è di colpire il sentimento degli uomini e di imprimere in loro un senso di venerazione per la divinità alla quale rendono omaggio.

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Antologia dell'«Encyclopédie» di Diderot e D'Alembert

curato da Roberta Giammaria

prodotto per Esonet.it


Preti

Con questo termine si designano tutti quelli che presiedono alle funzioni dei culti religiosi pubblicamente costituiti presso i diversi popoli della Terra.

Il culto esteriore presuppone cerimonie il cui fine è di colpire il sentimento degli uomini e di imprimere in loro un senso di venerazione per la divinità alla quale rendono omaggio. La superstizione moltiplicò le cerimonie dei vari culti; e le persone destinate a compierle non tardarono a costituire un ordine separato, addetto unicamente al servizio degli altari. Si ritenne che gli uomini incaricati di compiti così importanti dovessero dedicarsi interamente alla divinità: da allora i preti condivisero con la divinità il rispetto degli uomini. Le occupazioni del volgo sembrarono indegne di loro, e i popoli si credettero obbligati di provvedere al mantenimento di coloro che erano investiti del più santo e del più importante dei ministeri. I preti chiusi nel recinto dei loro templi comunicavano poco con l'esterno: ciò ebbe per effetto un aumento ulteriore del rispetto per questi uomini solitari e misteriosi. Il popolo si abituò a considerare i preti quali favoriti degli dèi, depositari e interpreti delle loro volontà, mediatori fra gli dèi e i mortali. È cosa dolce dominare sui propri simili: i preti seppero mettere a profitto l'alta opinione che avevano istillato nello spirito dei loro concittadini; pretesero che a loro si manifestassero gli dèi; annunciarono i pretesi loro decreti; insegnarono dogmi; prescrissero quello che bisognava credere e quello che bisognava rifiutare; stabilirono quel che piaceva o non piaceva alla divinità; emisero oracoli; predissero l'avvenire all'uomo inquieto e curioso, e lo fecero tremare dalla paura delle punizioni che gli dèi irati minacciavano contro i temerari che avessero osato dubitare della missione dei preti o discutere la loro dottrina.

Per consolidare il loro dominio, i preti dipinsero gli dèi come esseri crudeli, vendicativi, implacabili: introdussero riti, iniziazioni, misteri, la cui atrocità poté nutrire negli uomini quella cupa malinconia così favorevole al dominio del fanatismo. Allora il sangue umano colò a fiotti sugli altari; i popoli soggiogati dal terrore ed ebbri di superstizione credettero di non pagare mai abbastanza cara la benevolenza celeste: le madri con gli occhi asciutti gettarono alle fiamme divoranti i loro teneri bimbi; migliaia di vittime umane caddero sotto il coltello dei preti sacrificatori. I popoli si sottomisero a un'infinità di pratiche frivole e rivoltanti ma utili ai preti e le superstizioni più assurde estesero e approfondirono sempre di più la loro potenza.

Esenti da obblighi e sicuri del loro dominio, i preti, per alleviare la noia della solitudine, studiarono i segreti della natura, misteri sconosciuti agli uomini comuni. Di qui vennero le celebri conoscenze dei preti egizi. Si nota in generale che presso quasi tutti i popoli selvaggi e ignoranti, medicina e sacerdozio sono stati esercitati dalle medesime persone. Così, come i medici, i preti si resero utili al popolo e rafforzarono il loro prestigio e potere. Alcuni poi si valsero dello studio della fisica per compiere gesta strepitose che sbalordirono il pubblico e sembrarono soprannaturali a chi ne ignorava le cause. Ecco dunque una quantità di prodigi, di incantesimi, di miracoli. Gli uomini, stupefatti, credettero che i loro sacrificatori comandassero agli elementi, disponessero a loro grado delle vendette e dei favori del cielo, e dovessero quindi dividere con gli dèi la venerazione e il sacro terrore dei mortali.

Era difficile che uomini così venerati si mantenessero a lungo nei limiti della subordinazione necessaria al buon ordine della società. Il sacerdozio, inorgoglito del proprio potere, mise spesso in discussione i diritti della monarchia. I sovrani, sottomessi anch'essi, come i loro sudditi, alle leggi della religione, non furono abbastanza forti da fare fronte all'usurpazione e alla tirannide dei preti. Il fanatismo e la superstizione tennero il coltello sospeso sulla testa dei re.

Il trono vacillò quando i sovrani cercarono di reprimere o punire questi pretesi uomini sacri i cui interessi si confondevano agli occhi del popolo con quelli della divinità: resistere alla volontà dei preti sembrava ribellarsi alla volontà del cielo; toccarne i privilegi, compiere un sacrilegio; limitarne i poteri, scalzare le fondamenta della religione.

Così, grado a grado, i preti del paganesimo accrebbero la loro potenza.

In Egitto i re erano sottoposti alla censura sacerdotale: quelli che avevano recato offesa agli dèi ricevevano dai preti l'ordine di uccidersi, e tale era la forza della superstizione che il sovrano non osava disobbedire all'ordine. Presso i Galli i druidi esercitavano sul popolo il dominio più assoluto: non si accontentavano di essere ministri del culto ed erano anche giudici delle liti che nascevano nel popolo. I Messicani gemevano in silenzio per le crudeltà che quei barbari preti imponevano loro in nome degli dèi: i re non potevano rifiutarsi di intraprendere le guerre più ingiuste quando il pontefice annunciava loro la volontà del cielo; «Il dio ha fame», diceva, e tosto gli imperatori dovevano armarsi contro i loro vicini, e tutti si impegnavano per catturare i prigionieri da immolare all'idolo, o piuttosto alla superstizione atroce e tirannica dei suoi ministri.

Ma i popoli sarebbero stati troppo fortunati, se i preti impostori si fossero limitati ad abusare del potere che il loro ministero conferiva loro sugli uomini: nonostante la sottomissione e la dolcezza così raccomandate dal Vangelo, nei secoli tenebrosi si sono visti preti del Dio della pace inalberare lo stendardo della rivolta, armare le mani dei sudditi contro i sovrani, ordinare insolentemente ai re di scendere dal trono, arrogarsi il diritto di rompere i legami sacri che uniscono i popoli ai loro signori, trattare da tiranni i prìncipi che si opponevano alle loro folli pretese, esigere per se stessi una chimerica indipendenza dalle leggi, che sono fatte invece per obbligare egualmente tutti i cittadini.

Queste vane pretese sono state cementate a volte da fiumi di sangue; si sono affermate in ragione dell'ignoranza dei popoli, della debolezza dei sovrani e dell'abilità dei preti, i quali sono spesso riusciti a conservare i loro diritti usurpati; nei Paesi dove domina la mostruosa Inquisizione si hanno esempi assai frequenti di sacrifici umani, la cui barbarie è pari a quella dei preti messicani. Altra è la realtà dei Paesi rischiarati dai lumi della ragione e della filosofia: qui il prete non può mai dimenticare che è uomo, suddito e cittadino.

 

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