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dalla conoscenza...: Quando sembra di non sapere nulla
Argomento:Alchimia del Fuoco

Alchimia del FuocoDalla conoscenza alla liberazione mentale, fase 7

Quando sembra di non sapere nulla

Riconoscere di non sapere (nulla di sostanziale) è il passo più significativo del progresso personale. Scoprire di non sapere è il lampo d'intelligenza che predispone ad accogliere con pronta modestia, tutto ciò che è nuovo e sconosciuto. Al contrario, essere soddisfatti di quanto si sa, è l'anticamera del sonno intellettuale. Per chi non prova curiosità per il nuovo e il diverso, né sente dentro di sé la spinta verso l'armonia e verso la bellezza, perfezionarsi può significare un esercizio faticoso da cui sottrarsi al più presto.

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Dalla conoscenza alla liberazione mentale, fase 7

di Athos A. Altomonte

© copyright by Esonet.it


Quando sembra di non sapere nulla

Riconoscere di non sapere (nulla di sostanziale) è il passo più significativo del progresso personale. Scoprire di non sapere è il lampo d’intelligenza che predispone ad accogliere con pronta modestia, tutto ciò che è nuovo e sconosciuto. Al contrario, essere soddisfatti di quanto si sa, è l’anticamera del sonno intellettuale. Per chi non prova curiosità per il nuovo e il diverso, né sente dentro di sé la spinta verso l’armonia e verso la bellezza, perfezionarsi può significare un esercizio faticoso da cui sottrarsi al più presto.

Sappiamo che raggiungere l’armonia intellettuale non prescinde da quella emotiva, e che entrambe contengono i germi dell’armonia spirituale. Raggiungere l’armonia è un traguardo molto difficile. Ma senza mirare al massimo la spinta a progredire prima o poi si spegne, la coscienza si addormenta e la mente non oltrepassa i propri interessi. Quindi “guardare fisso in vetta” è il metodo migliore per non fermarsi.

Purtroppo siamo attorniati da ostacoli subdoli. Alcuni così diffusi da potersi racchiudere nella frase «così fan tutti!». Che è una coperta troppo corta per nascondere le proprie indolenze. Il più comune è il conformismo ideologico che nasce dalla paura di essere giudicati diversi e rifiutati.

Adeguarsi al comune sentire, però, rende difficile distinguere la qualità di ciò con cui alimentiamo l’intelletto. Dal conformismo ideologico sono nate le maggiori correnti antiscientifiche, così, gli amanti della conoscenza hanno cominciato a cercare in se stessi le domande a cui rispondere. Dando vita ad altre domande ed a nuovi percorsi intellettuali estranei al dogmatismo scientifico e religioso.

Gli uomini che vogliono sapere ma sanno di non sapere cercano in se stessi le domande. E dalle risposte nascono altre domande, che costituiranno nuovi percorsi per coltivare il proprio destino intellettuale. L’intelletto non è la cultura del nozionismo ma una capacità mentale che, come ogni altra funzione, si sviluppa con l’esercizio e si degenera nell’inoperosità. Nella sua crescita l’intelletto sviluppa diverse fasi, o se vogliamo molteplici graduazioni. E ad ogni fase corrispondono altrettanti esercizi che ne stimolano un ulteriore sviluppo. Non a caso, ambienti particolarmente adatti all’interazione intellettuale vengono definiti palestre mentali.

 

Un buon inizio è esercitare l’intelletto con la cultura classica, assimilare le qualità musicali, conoscere lo spirito dell’arte e leggere libri che siano d’insegnamento.

Si tratta di strumenti intermedi di conoscenza, però. Che comportano una sottile forma di plagio. Assimilare idee altrui porta ad una conoscenza artificiale e, potremmo dire, ad una coscienza alterata. Che andrebbero sostituite dall’esperienza diretta, e da una percezione della realtà basata da autonomo senso critico, che solo il realismo può dare.

Il realismo è un metro di misura che non si basa sulle opinioni ma per la conoscenza diretta «della cosa in sé» (v. “Realismo della Via Iniziatica”). È realistica la conoscenza che nasce dall’osservazione. Sempre che si capisca il valore oggettivo di ciò che si osserva, senza la mediazione di interpretazioni personali.

Conoscenza e osservazione sono la migliore forma d’insegnamento. Il filosofo Aurobindo scrisse: « …ogni scrittura è un puro mezzo. Non serve a chi ancora non conosce il potere creativo della conoscenza e non serve più a chi l’ha già conosciuto; vanno in una cieca tenebra coloro che praticano il non-sapere e in una cieca tenebra vanno anche coloro che si accontentano di sapere ciò che hanno solo studiato. Chi consegue la vera conoscenza getta i libri come se bruciassero.»

 

Osservare è uno degli esercizi più fruttuosi per l’intelletto, soprattutto se si diventa capaci di osservare se stessi con tutto il realismo necessario. Conoscersi senza veli porta a capire se stessi ma pure a capire meglio gli altri. Non per giudicarli ma semplicemente per capire gli enigmi dell’umanità.

Recita un antico commentario: « …si osserva dentro, si osserva fuori e si osserva in alto e mettersi in contatto con l’arcano svela l’arcano… ». E non è un modo di dire. Infatti, è innegabile che gli strumenti maggiori del misticismo d’oriente e d’occidente siano la contemplazione e la meditazione, che sono due diversi modi di osservare.

 

Esiste un metodo più avanzato di conoscere osservando ed è la visualizzazione.

Al raggiungimento di quella pratica sono finalizzati i nostri lavori. Lentamente, perchè, per riflettere idee estranee (alla coscienza fisica) la mente deve prima essere in grado di riflettere se stessa, cioè, capace di vedere ciò che è in grado di creare con il pensiero, producendo sensazioni, gusti, suoni e colori. Per farlo la mente deve essere ri-orientata sviluppando una particolare attenzione che la rende capace di osservare dentro e non solo fuori.

 

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