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Rituali: Rituali Gran Priorato Indipendente Elvetico
Argomento:Quattuor Coronati

Quattuor CoronatiOrdine del Tempio Fondato nel 1118 - Fonte storica sintetica tratta dagli Archivi della Prefettura di Ginevra - Estratti dei Tre Rituali dell’Ordine dei Cavalieri B. della C. S.

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Rituali Gran Priorato Indipendente Elvetico

traduzione dall'originale francese a cura di Fabio Gasparri

© copyright by Esonet.it


Ordine del Tempio
Fondato nel 1118

Fonte storica sintetica
tratta dagli Archivi della Prefettura di Ginevra
Tiratura limitata offerta a titolo strettamente personale.

Traduzione dall'originale francese
a cura di Fabio Gasparri

 

Or.: Ginevra, novembre 1911.

Caro Fratello Cavaliere,
nelle pagine seguenti ti offriamo le parti essenziali dei tre antichi Rituali, conservati nei nostri Archivi, convinti che saranno per te di grande interesse e che stimoleranno la tua fedeltà e la tua devozione nei confronti del nostro sacro ed antico Ordine.
Del primo manoscritto riportiamo lunghi brani, dei successivi la quasi totalità.
Tali Rituali accresceranno nei nostri fratelli il sentimento di rispetto di cui essi circondano la nostra istituzione.
I Cavalieri della Città Santa del 1778 li stamparono per conservarli e praticarli, nonostante avessero a quel tempo cambiato il loro titolo da Cavalieri del Tempio in quello, non meno onorevole, di Cavalieri della Città Santa. Tale atto fu da parte loro un omaggio meritato alla grandezza di un Ordine la cui prosperità non fu giudicata che dalla sua cattiva sorte, ma che vivrà in eterno fra gli uomini poiché rappresenta un ideale mai raggiunto e sempre desiderabile.


 

ESTRATTI
dei Tre Rituali dell'Ordine dei Cavalieri B. della C. S.
(Archivi della Prefettura di Ginevra).

I.- Rituale della festa dell'Istituzione dell'Ordine.
II.- Rituale della festa dei Defunti nel mese di novembre.
III.- Rituale della Conservazione dell'Ordine o Festa di San Giovanni, seguito dal sunto della Storia dell'Ordine.

 

I
Rituale della Festa dell'Istituzione dell'Ordine.

Tale festa viene celebrata dal 13 al 24 gennaio in memoria dei giuramenti prestati da Ugo de Paganis e i suoi otto compagni, fra le mani di Guarimond, Patriarca di Gerusalemme; in memoria dell'antica regola dell'Ordine, così come della Riforma attuata 465 anni dopo.
Sono state mantenute delle strette analogie con gli antichi Ordini di Cavalleria. Per questa ragione i Cavalieri della Città Santa celebrano la festa dell'Istituzione e la consacrano al rinnovamento dei voti fatti al loro ingresso nell'Ordine.
La cerimonia ha inizio nella sala dei Novizi e si conclude nel Gran Coro.
La sala dei Novizi rappresenta il Tempio di Gerusalemme, con sul davanti un altare con nove candele in segno dei nove fondatori dell'Ordine, mentre ai due lati dell'altare ci sono i nove mantelli dell'Ordine e le nove croci dei commendatori.
Tutti i Cavalieri indossano l'abito dell'Ordine, ma non portano né la croce né il mantello.
Dopo le presentazioni di rito, il Prefetto pronuncia un'allocuzione della quale mettiamo in evidenza i seguenti passi:
« L'amore per l'uomo e la difesa della nostra santa Religione ci animano. Siamo qui per rinnovare fra le vostre mani i voti che i nostri rispettabili fondatori hanno giurato di osservare fra le mani del Patriarca Guarimond a Gerusalemme. Tali voti sono:
«I° Quello della Povertà che noi pratichiamo attribuendo poca importanza ai beni passeggeri di questo mondo, non abusando dei beni materiali che la nostra nascita, la fortuna, il lavoro ci hanno procurato e ricordandoci continuamente che vi sono famiglie oneste che vivono di stenti, uomini virtuosi privi di mezzi di sostentamento, malati nel bisogno, persone oppresse che chiedono il nostro aiuto.
« 2° Quello dell'Obbedienza che noi osserviamo sottomettendoci alle leggi dello Stato e alle regole del nostro Ordine.
«3° Quello della Castità che noi pratichiamo vivendo castamente, sia nel celibato che nel matrimonio, astenendoci da tutte le azioni impure che degradano lo spirito e contaminano il cuore, evitando con cura parole e pensieri osceni.
«4° Infine, quello di difenderela santa Religione cristiana che noi professiamo attraverso le nostre azioni, le nostre parole e tutta la nostra condotta, astenendoci dalla compagnia di coloro che la oltraggiano e la profanano attraverso un falso zelo che favorisce il fanatismo.
«Nobili Cavalieri, cari amici e fratelli amatissimi! Prostriamoci di fronte a Dio onnipotente presente ai nostri lavori; promettiamo di fare tutto il possibile per osservare fedelmente le regole alle quali siamo vincolati.
Dopo che il Priore ha fatto indossare al Prefetto e agli otto più anziani Ufficiali di Cappella il mantello e la croce dell'Ordine, il Prefetto continua:
« Beneficenza, virtù sublime, che unisce gli uomini attraverso i più dolci legami, tu sarai continuamente la voce del nostro Ordine e il bisogno del nostro cuore».
Egli depone l'elemosina sull'altare e dice:
«Voi poveri, nostri fratelli, ricevete questo piccolo tributo. La nostra vita è consacrata a voi, soccorrervi sarà sempre il più caro dei nostri doveri».
Gli altri Cavalieri fanno l'offerta. Allora il Prefetto, preceduto dal Maestro di Cerimonie e seguito da tutti gli altri Cavalieri, apre il Capitolo nella maniera abituale.
Nel Capitolo si vedono un'armatura completa, il Codice, le Regole, e un Pastorale ornato con un ramo d'ulivo.
Il Priore legge il Precetto.
Il Prefetto dice:
«Rinnoviamo, miei fratelli, i voti così cari ai nostri cuori».
Il prefetto impugna la spada dell'Ordine.
La cerimonia continua con il solito rituale e termina con queste parole pronunciate dal Prefetto:
«Rinnoviamo la promessa di osservare fedelmente le Regole dell'Ordine».
Poi ognuno ritorna al suo posto per ascoltare il discorso del Cancelliere.
La cerimonia è seguita da un pasto.

 

II
Rituale della Festa dei Defunti nel mese di novembre.

Il Capitolo è addobbato con paramenti bianchi e neri, illuminato solo da nove fiaccole funebri o lampade sepolcrali. Sui paramenti bianchi vi sono le croci dell'Ordine, su quelli neri teschi ed emblemi riguardanti l'immortalità dell'anima, al centro un feretro ed un'urna con dell'incenso.
Sul trono si legge:

Fratribus Benefactoribus defunctis.

Dopo l'inizio del Capitolo, il Prefetto dice:
«La cenere ritorna alla cenere, ma l'anima che la vivificava è rientrata nel grembo dell'Eterno. Questi fartelli sono scomparsi: questi teneri e modesti benefattori dell'umanità sono morti ma le loro azioni non moriranno mai; le loro anime, abbandonate le prigioni tenebrose, infette e dolorose che ostacolavano le loro azioni, sono rientrate nel grembo di Dio da cui sono scaturite.
Non affliggiamoci dunque per la loro sorte, rallegriamoci della loro felicità. Questo apparato che per l'uomo volgare è uno spettacolo lugubre, sia per noi un'immagine di felicità. Gloriamoci dell'immortalità della nostra anima che fu creata ad immagine della Divinità e non ne avviliamo mai la dignità attraverso le vili passioni che abbruttiscono.
Attendiamo la morte con fermezza, senza desiderarla, senza temerla: ricordiamoci delle palme immortali che ci aspettano, ma non dimentichiamo che chi non assolve fino in fondo il compito che la Provvidenza gli ha assegnato, non merita tale premio; rendiamoci utili ai nostri fratelli, all'umanità. Commossi dalla lettura delle azioni generose dei nostri avi, delle quali abbondano i nostri annali, facciamo voto di imitarle».
Il Priore legge l'elenco dei principali Benefattori ed eroi dell'Ordine e invita i fratelli a ricordarsi di loro. In seguito si avvicina al feretro e nomina i fartelli morti nel corso dell'anno. I Cavalieri si dispongono attorno al feretro. Il Priore continua così:
«Miei fratelli, compagni, è lì che finiremo tutti. Alcuni prima, altri più tardi. Non ci sono che alcuni giorni di differenza, ma che questi giorni siano tutti segnati da buone azioni, poiché un giorno è un secolo per il disgraziato che schiaccia il peso della miseria. Ministro di un Dio della bontà, vi propongo l'esempio della Beneficenza».
Fa la sua offerta per i poveri nel piatto esposto sulla bara.
Tutti i fratelli fanno altrettanto.
Il Maestro di Cerimonia dà fuoco alle polveri.
Il Prefetto:
«Così passa la gloria del mondo. La sola virtù è immortale così come il ricordo delle nostre buone azioni».
Il Maestro di Cerimonie capovolge l'urna contenente le ceneri.
Il Prefetto:
«Uomo! Ricordati che eri cenere e cenere ritornerai».
Il Maestro di Cerimonie porge al Priore una profumiera sulla quale costui getta dell'incenso.
Il Prefetto:
«Quando non sarai più con noi, non resterà di te che il profumo delle tue buone azioni».
Il Priore:
« Miei fratelli, ricordiamoci che è un Dio giusto e misericordioso e che le nostre anime sono immortali».
I fratelli si abbracciano.
Il Prefetto continua:
«Che l'amicizia, la beneficenza e la speranza ci sostengano nel corso spinoso della vita».
Il Priore recita:
«Charitas, concordia, et spes melioris vitæ sint semper nobiscum. Amen.»
Il Prefetto:
« Fratres, capitulum commemorationis fratrum nostrorum defunctorum clausum est.»
Il Decano:
«Clausum est.»

 

III
Rituale della Conservazione dell'Ordine o Festa di San Giovanni,
seguito dal sunto della Storia dell'Ordine

Questa festa ha inizio nel Capitolo e termina nella Loggia. Il Prefetto apre l'Assemblea dicendo:
«Miei cari fratelli, celebriamo in questo giorno la memoria degli illustri fuggiaschi che hanno preservato l'ordine. I loro nomi sono consacrati nei nostri fasti. Rendiamo alle loro ceneri il tributo della nostra riconoscenza».
I fratelli:
“Segretario, leggeteci il sunto della nostra storia”.
Mentre si parla della fuga di Aumont, conservatore del nostro Ordine, il Prefetto dice: «Liberiamoci dell'abito dei Cavalieri della Città Santa e indossiamo quello di massoni. Non perdiamo mai di vista la nostra origine e i principi della nostra primitiva associazione».
I fratelli abbandonano quindi le loro insegne per recarsi in Loggia. Il Prefetto assume la funzione di Venerabile, il Decano di Primo Sorvegliante.
In seguito si festeggia alla maniera dei massoni la festa di San Giovanni, chiamando a tale festa tutte le Logge della stessa città.

 

SUNTO DELLA STORIA DELL'ORDINE

nel 1108
Ugo di Paganis e Goffredo di St-Omer, nativi dell'Alvernia, arrivarono in Terra Santa.

nel 1111
Si unirono ad altri sette Gentiluomini il giorno della festa della Santa Trinità ed elessero Ugo di Paganis come loro capo.
Loro scopo principale fu di proteggere i Pellegrini contro i Saraceni e di sacrificare tutto per difendere la Religione cristiana. I nove nobili cavalieri fondatori del nostro Ordine erano:

1° Ugo de Paganis; 2° Goffredo di St-Omer; 3° Guilbert Norfolk, Bretone; 4° Filippo di St-Maur; 5° Ildebrando Lavis de Scala, nobile Tedesco; 6° Giacomo di Durfort-Duras, nobile Lionese; 7° Martino di Rhodez; 8° Guglielmo di Gamache, Catalano, 9° Ugo, messere di Lusignano, Francese.
Al principio questi nove cavalieri erano erranti. Nel 1115 il re Baldovino donò loro una casa all'interno del Tempio di Salomone.

nel 1119
Il numero dei cavalieri dell'ordine era aumentato considerevolmente. Fra questi, Nicola di Paganis e Archambaud di St- Aman, la cui poverta' era tale che essi possedevano un solo cavallo bardato per entrambi.
È proprio per perpetuare il ricordo di tale circostanza che il sigillo dell'Ordine raffigura due cavalieri sullo stesso cavallo.

nel 1127
L'ordine contava 27 cavalieri.

nel 1128
L'ordine ricevette le regole ed il vestiario bianco senza croci al Sinodo di Troyes nella Sciampagna.

nel 1129
Vennero formati tre Priorati, ciascuno composto da 27 cavalieri. Si decise di suddividerli in questo modo al fine di poter meglio proteggere le strade di Gerusalemme. I tre domicili, chiamati alloggiamenti dei Templari, erano situati, il primo a Gerusalemme, il secondo ad Aleppo, il terzo in Cesarea.
Si decise che i nove cavalieri avrebbero avuto un superiore. Al di sopra dei superiori fu nominato un Prefetto al quale gli altri prestavano obbedienza.

nel 1131
Ugo di Paganis, Grande Maestro e fondatore dell'Ordine, fu ucciso nel corso di una battaglia contro gli Infedeli.

nel 1147
Il papa Eugenio III, per distinguere l'Ordine dagli altri, ordinò ai cavalieri di portare una croce di velluto rossa e accordò ai Superiori il titolo di Commendatori.

nel 1152
Lo stesso papa concesse al Grande Maestro di avere tutti i fratelli laici che desiderava e ordinò anche agli Armigeri (scudieri) di portare la croce sui loro abiti grigi.

nel 1157
Il papa consentì all'Ordine di possedere domini e Signorie in tutta la Cristianità, aumentò il numero delle case di tre in tre e poco dopo furono istituite le prime tre Province.

nel 1178
Altre tre Province furono incorporate.

nel 1183
Altre tre. Il numero delle Province fu irrevocabilmente fissato a nove.

nel 1187
Si combattè la battaglia di Tibérias e a causa del tradimento del conte di Tripoli, il re Lusignano, il grande maestro Biderfort e numerosi cavalieri furono fatti prigionieri. Alla fine di quell'anno i Saraceni conquistarono Gerusalemme.

nel 1190
Il 4 ottobre fu combattuta la sfortunata battaglia di Acon in cui il Grande Maestro, molti capi e cavalieri furono catturati. In quell'anno la residenza del Grande Maestro fu stabilita in Antiochia.

nel 1192
Ad Acon.

nel 1217
Fu spostata in Cesarea.
In quel periodo l'ordine dei Templari ebbe diverse controversie con l'Ordine di San Giovanni, a causa dei suoi possedimenti a Cipro.

nel 1229
I Cristiani conquistarono Damietta dopo nove mesi di assedio durante i quali i Cavalieri dimostrarono tutto il loro valore.

nel 1286
L'Ordine possedeva già 40.000 Commende nella Cristianità e le sue entrate furono calcolate in 2.000.000 scudi d'oro che in quel periodo rappresentavano una cifra enorme.
Un accrescimento delle ricchezze così rapido, che aumentava tutti i giorni, fu all'origine delle disgrazie dell'Ordine.
Tali ricchezze risvegliarono la cupidigia del papa Clemente V e del re di Francia Filippo IV, detto il Bello, i quali cercarono in tutti i modi di distruggere l'Ordine per appropriarsi dei suoi beni. L'occasione si presentò presto.
Due cavalieri, Seguin de Florian, ex Gran Commendatore di Montfaucon, deposto a causa della sua condotta infame, dapprima arrestato e poi rimesso in libertà; l'altro, Noffodeï della Provincia del Po e del Tevere, si recarono a Parigi per affari e parteciparono ad una insurrezione popolare.
Una volta di ritorno, Noffodeï fu punito dal suo Vicepriore e gli fu rifiutata una Commenda. Per questa ragione i due cavalieri decisero di vendicarsi. Si recarono nel Monferrato, residenza del Vicepriore, e da lì nella sua casa di campagna, nei pressi della città, e gli chiesero di potergli parlare in privato.
Il Vicepriore, Carlo di Montcarmel, di anni 81, accordò loro un colloquio e chiese loro cosa avessero di così urgente da comunicargli. Risposero, con un tono di rimprovero, che erano amareggiati per la loro esenzione nella nomina delle Commende. Senza indugio Noffodeï assestò un colpo alla testa del Vicepriore col suo martello di guerra, in uso in quel periodo.
Il Vicepriore volle chiedere aiuto e per riuscirci balzò per la porta ma ricevette da dietro un seconda botta che lo fece cadere per terra. Cercò di trascinarsi verso un'altra porta dove ricevette un terzo colpo sul capo che lo uccise all'istante.
Questa azione abominevole, compiuta verso sera, fece temere agli assassini di essere arrestati dai domestici del Vicepriore e per evitare tutto ciò, uscirono da una finestra che dava sul giardino, si gettarono il corpo del Vicepriore sulle spalle e poi lo trasportarono a pochi passi di distanza dietro un cespuglio, lo ricoprirono in gran fretta di sassi e sterpaglie e fuggirono in un lampo.
Ritornarono a Parigi dove denunciarono l'Ordine come artefice della sommossa popolare dell'anno precedente. Inoltre accusarono i membri dell'Ordine di crimini abominevoli; di sodomia, di essere blasfemi e di rinnegare Dio durante le loro cerimonie.
Ripeterono le stesse denunce a Roma dove furono condotti e prendendo a pretesto il fatto che i Templari svolgessero le loro funzioni e loro adunanze di notte e in segreto, furono creduti, o piuttosto si fece finta di credergli, per cogliere l'occasione di impossessarsi degli averi dell'Ordine.
Il papa accordò a questi traditori spergiuri un salvacondotto e convocò a comparire dinanzi a lui il Grande Maestro che in quel periodo combatteva a Cipro contro gli Infedeli.
Il Grande Maestro convinto della falsità e della malvagità di tali accuse non ebbe esitazioni ad obbedire.
Nel frattempo Noffodeï, forte del suo salvacondotto, osò farsi vedere apertamente a Monfalcone dove i Templari lo imprigionarono e lo strangolarono nel capitolo provinciale di Porto Libero, a Milano.
Si colse l'occasione di processare l'Ordine senza altra formalità.

nel 1310
Il Grande Maestro, Giacomo Molay, fu per ordine del re e all'insaputa del papa, incatenato e incarcerato a Chàtelet a Parigi, sebbene avesse avuto l'onore di tenere a battesimo il primogenito del re alcuni anni prima.
In seguito a ciò, su richiesta del papa Clemente V e del re di Francia, tutti i cavalieri del Tempio furono arrestati.

nel 1313
Il Grande Maestro, il Gentiluomo Bourguignon, fu bruciato a fuoco lento dopo essere stato torturato. Soccombette in seguito a supplizi inauditi che egli sopportò con una fermezza incredibile e senza proferire una sola parola che avrebbe potuto incriminare l'ordine. Diversi cavalieri subirono la stessa sorte, patendo la morte più crudele e ignominiosa, senza riuscire a strappargli la minima dichiarazione sui segreti dell'ordine.

nel 1311
Il 16 ottobre al concilio di Vienna si decretò di abolire completamente l'Ordine, nonostante solo quattro persone su trecento votanti fossero di questo avviso. Tutti i vescovi spagnoli, inglesi, scozzesi, irlandesi, tedeschi, danesi e italiani, ad eccezione di uno, tutti i francesi, tranne gli arcivescovi di Rheims, di Sens e di Rouen, si pronunciarono a favore della sopravvivenza dell'ordine.
Malgrado ciò, per provvisione e potenza apostolica, come fu dichiarato, fu deliberata la condanna dell'Ordine. Di conseguenza, quello stesso anno 59 cavalieri Templari furono giustiziati in un solo giorno. Coloro che avevano avuto la fortuna di eludere le persecuzioni fuggirono ben lontani dalla loro patria.
La maggior parte riparò nei paesi del nord: Svezia, Norvegia, Irlanda e Scozia, paese montagnoso e poco popolato in quel periodo.
Pietro D'Aumont, grande maestro provinciale d'Alvernia, fu costretto, con due commendatori e cinque cavalieri, ad abbandonare il suo paese, dopo essersi difeso con vigore nei numerosi castelli che appartenevano all'ordine.
Per non essere riconosciuti si travestirono da massoni e cambiarono nome; Aumont prese quello di Mac-Benac. Con questo travestimento abbandonarono la Francia senza problemi e dopo aver superato numerose difficoltà approdarono in Irlanda. Tuttavia non sentendosi al sicuro si rifugiarono nelle isole scozzesi, sempre travestiti da massoni.
In una di queste isole, chiamata Moll, situata ad ovest di questo regno, incontrarono un gentiluomo inglese, Georges Harris, grande commendatore di Hamptoncourt, che vi si era stabilito con alcuni fratelli.

nel 1312
Il giorno della festa di San Giovanni organizzarono un Capitolo in cui decisero di continuare a professare i principi dell'Ordine costantemente, di conservarne i titoli fino a quando avrebbero potuto farli valere, in condizioni più favorevoli.
Aumont fu eletto Grande Maestro e sotto di lui l'ordine fu divulgato nelle sue forme esteriori, così come è oggi.
Furono scelti i nomi simbolici e stabilite le usanze dei massoni per preservare la memoria del travestimento di Aumont e dei suoi fratelli e della necessità nella quale si erano trovati ad esercitare il mestiere di massone per provvedere al loro sostentamento.

nel 1313
Aumont, già molto avanti con gli anni, non riuscì a reggere un'esistenza così faticosa e morì poco dopo aver ricostituito l'Ordine. Al suo posto fu eletto Georges Harris. Fu lui a permettere ai cavalieri di sposarsi, al fine di poter preservare e perpetuare l'ordine, poiché in quei tempi tragici, non si osava mai tentare di iniziare un uomo libero a meno che non gli vennissero affidate le conoscenze superiori col titolo di Maestro. Per più di 250 anni nessuno fu iniziato al rango di Maestro Scozzese, salvo nel caso di un figlio dell'Ordine, ed è solo da 150 anni che i segreti dell'Ordine sono stati svelati ai Maestri Scozzesi nati da genitori liberi.

Infine Harris concesse l'iniziazione agli uomini di tutte le classi sociali, civili o ecclesiastiche, ammettendo l'ingresso nell'ordine anche ai membri della Confessione greca.

Fu sempre Harris a creare il sigillo raffigurante una fenice col motto:

Perit ut vivat e che introdusse tutti gli altri motti.

 

SERIES SUPERIORUM MAGISTRORUM

1111

1131

Hugo de Paganis, fundator ordinis, festo Trinitatis,
periit in prælio apud Sur XV° 8br.

1131

1150

Robertus Burgundius, electus X° Xbr.,
periit in prælio Aconensi.

1150

1153

Bernhardus a Tremela (Tremblay),
periit vulneribus acceptis.

1153

1154

Burckardus Blankesfortius (Blanchefort),
captus in prælio, - 1158 liberatus, 1170 moritur.

1170

1171

Gaufredus Fulgericus (de Fucheric),
moritur ann. Nat. 72

1172

1176

Odo de Sto Amando,
Captus in prælio apud vadum.

1176

1179

Gerhardus Biderfortius (de Biderfort),
Prior Prov. Magister ordinis constitutus.
Odo de Sto Amando, moritur in captivitate.

1180

1181

Theodoricus de Theric.
Obiit diem supremum Veronæ

1185

Gerhardus Biderfortius.
Captus in prælio apud Tiberias

Nicolaus de Thiry. Magnus Præceptor, Vicarius ordinis consitutus

1188

1190

Gerhardus Biderfortius e captivate liberatus,
interfectus in prælio Aconensi IV° 8br.

1190

1194

Hernandus Petragorinus (de Petragoien) dictus Thurunensis.
Obiit Antiochiæ.

1193

1203

Petrus de Monte Acuto (de Montaigu),
moritur apoplexiæ. Xbr

1223

1225

Archembaldus Bisol,
periit veneno accepto.

1235

1235

Christophorus de Sta Morea (de St-Moore),
periit in conflictu contra Arabes prope Sur.

1236

1239

Nicolaus de Monte Sancto,
vulneribus apud Cæsaream acceptis moritur.

1239

1263

Hermanus Petragorinus II,
occidit in prælio dev. Lucæ intra ann. 1271-1272.

1271

1277

Robertus,
obiit diem supremum.

1277

1291

Petrus de Bello-Joco (de Beaujeu),
periit in obsidione Aconensi.

1291

1301

Monachus Gaudino (Godin le Moine),
obiit diem supremum.

1301

1313

Jacobus de Molay,
die XIII° 8br. Incarceratus – 1313 in flammis periit.

 

SERIES SUPERIORUM MAGISTRORUM
qui postea regnaverunt.

1312-1313

Amanus I (Aumont) Restaurator Ordinis.

1313-1330

Harris.

1330-1332

Sylvester a Grumbach.

1332-1370

Stewart.

1371-1392

Obrack, Hibernus.

1392-1427

Battes, Scotus.

1427-1459

Lindwerth, Hibernus.

1460-1500

Galbert, Gallus.

1504-1538

Aumont II. Nepos ex frate Amani.

1538-1589

Aumont III. Filius antecedentis.

1589-1592

Aumont IV. Filius antecedentis.

1592-1595

Hawkins, Scotus.

1595-1627

Stewart II.

1628-1659

Mortemart. Gremi

1659-1679

Eques a Tonitru: Charles II.

1679-1695

Eques ab Equo nigro: Jaques Monmouth.

1695-1717

Eques ab Oceano: Comte de Perth.

1717-1732

Eques a Leone aureo: Comte Scaforth.

1732-1743

Eques ab Unione: Robert Douglas.

1743-1765

Eques a Sole aureo: Robert Belfort.

1772

Eques a Victoria: Ferd. de Brunswick.

1817

Eques a Leone: Ch. de Hesse.


 

Nota. - Fra il 1765 ed il 1772, il seggio rimase vacante ed ebbe come amministratore il Gran Priore Simon Lord Lowal.
Dopo lo scisma provocato dalla Svezia nel 1718, il fratello Corona Vindicata Gustavo III fu nominato coadiutore dalla Svezia nel 1788 e Gran Maestro Nazionale nel 1788.
Gustavo fu assassinato da Ankastrom. Suo successore fu il fratello Defensor Crucis, conte di Gottorp.

Qui si interrompe il nostro manoscritto. I Superiori dell'Ordine, a partire da quel momento, diventarono i Grandi Priori dell'Elvezia.  

 

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