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dalla conoscenza...: L'athanor vivente
Argomento:Alchimia del Fuoco

Alchimia del FuocoDalla conoscenza alla liberazione mentale, fase 9

L'athanor vivente - Il principio dell'etica vivente - Componenti dell'Uomo - Gli athanor sussidiari - L'athanor mentale - I sogni svelano la mente fisica - Mente e mente superiore

L'Alchimia studia l'energia della materia.
L'Alchimia spirituale studia l'energia sottile dell'Uomo.
L'alchimista trasforma la sostanza della materia.
L'alchimista spirituale trasforma la sostanza attraendo l'energia sottile.

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Dalla conoscenza alla liberazione mentale, fase 9

di Athos A. Altomonte
grafica di Fabio Gasparri

© copyright by Esonet.it


L’athanor vivente

L’Alchimia studia l’energia della materia.

L’Alchimia spirituale studia l’energia sottile dell’Uomo.

L’alchimista trasforma la sostanza della materia.

L’alchimista spirituale trasforma la sostanza attraendo l’energia sottile.

 

Athanor è un termine presente in molti linguaggi ermetici, ma bisogna distinguere l’utensile dal suo significato ermetico. L’athanor è l’alambicco usato nella “chìmia”, la scienza che studia la struttura e le trasformazioni delle sostanze determinandone la composizione e le proprietà. In senso ermetico l’athanor è l’Uomo, perchè in lui s’incontrano e si trasformano energie diverse che compongono la sua struttura fisica e sottile.

Esiste un principio di reciprocità che collega l’uomo al pianeta, all’universo e viceversa. Si è sempre pensato che l’universo facesse parte dell’uomo e che l’uomo fosse un atomo vivente dell’universo. La partecipazione comincia dalla sua aura che, attraverso quella planetaria, assorbe l’energia solare che gli è necessaria. L’uomo trae nutrimento dalla sostanza planetaria, trasformando il cibo in energia fisica e mentale che usa per concretizzare se stesso, la forma fisica e mentale attraverso le quali agisce.

Simile al principio do ut des (dare e avere) l’uomo vive dell’energia che riceve. Allo stesso tempo, con la sua vita contribuisce a far vivere il pianeta, restituendogli un valore pari alle qualità che riesce a sviluppare in se stesso.

Questo concetto non è poi tanto oscuro pensando a quanto sia forte l’interazione tra uomo e pianeta. L’uomo fisico è costituito di sostanza planetaria e la sua vita fisico-energetica dipende dal pianeta. Il pianeta è a sua volta influenzato dall’uomo, che attraverso sé stesso può valorizzare le energie fisiche e sottili, oppure disperderle od intossicarle.

Tutto dell’uomo influenza la natura planetaria. Quello che fa influisce sulla sostanza fisica, quello che pensa ne impressiona l’energia sottile. Anche moltiplicarsi influenza la vita planetaria.

Quando prende coscienza della reciprocità che lo lega all’energia planetaria e cosmica che lo fanno esistere, nell’uomo nasce la consapevolezza (non solo nella mente ma anche nel cuore) che diventa senso di responsabilità, verso se stesso e verso la vita dell’universo. Questo pensiero sviluppa una morale molto particolare. Una sensibilità etica che in passato è stata chiamata etica vivente. Vediamo di riassumerne il principio.

 

Il principio dell’etica vivente

Come si è detto l’uomo nasce per una sorta di investimento di energia sottile (nucleare) e di materia vivente (organica), che gli permette di nascere, crescere e di conquistarsi una qualche autonomia sviluppando mente e coscienza. Una mente cosciente e consapevole, avverte il senso di responsabilità nei confronti dell’investimento fatto per animarla e sostenerla, e capisce che se reciprocità vuole dire ricevere, significa anche restituire, non ringraziando ma facendo qualcosa di veramente utile. La restituzione avviene con profitto se si rende migliore ciò che si è usato (energia nucleare e sostanza organica). La “giusta restituzione” è quella di aumentare il valore di se stessi e della propria esistenza, dando il giusto riconoscimento alla propria origine, che non è solo planetaria ma anche cosmica. Nel pensiero di essere una porzione d’identità cosmica il concetto d’identità si allarga, diventando la somma tra due identità. Una fisica (mente e coscienza) ed una sottile (anima e spirito). A questo punto si accede al fondamento dell’etica vivente, per cui l’arricchimento dell’identità fisica è quello di ritrovare la propria controparte sottile.

 

Componenti dell’Uomo

L’uomo è collegato al pianeta perchè si nutre delle sue sostanze, e si nutre per sostentare le componenti planetarie che formano la sua struttura fisico-energetica. Nell’iconografia misterica il Pentalfa fiammeggiante rappresenta la relazione tra l’Uomo e i 5 regni di natura.

1) il regno minerale dà consistenza allo scheletro;

2) il regno vegetale ai liquidi ed umori;

3) il regno animale è nel corpo fisico;

4) il regno umano è il pensiero;

5) il regno spirituale si riflette nello spirito sottile che anima la coscienza umana.

Il Pentalfa s’infiamma quando le 5 componenti si combinano fondendosi in quella “Grande Coppa” ch’è l’Uomo.

 

Gli athanor sussidiari

L’esistenza dell’uomo, la cui vera identità non è quella corporale ma è quella del pensiero, si avvale di “athanor” minori. Terminali che assimilano le energie trasformandole in proprietà umane. Ricordiamo i principali:

la milza assimila l’energia eterica (in oriente è il prana) trasformandola in energia vitale;

lo stomaco assimila il nutrimento trasformandolo in energia fisica e mentale;

il cuore assimila ed emana l’energia emotiva che, nel suo sviluppo, trasforma in sensibilità e poi in sensibilità intelligente;

il cervello amplifica impressioni e sensazioni che le facoltà mentali trasformano in pensiero.

 

L’athanor mentale

Lo sviluppo mentale parte dalla considerazione che «Volere è Potere».

L’interazione tra cervello, facoltà mentali e capacità di pensiero crea una concentrazione energetica chiamata volontà. La volontà è l’unico aspetto in grado di “muovere” ogni altro aspetto (volontà intelligente, volontà di bene, oppure voler fare, voler dire, voler raggiungere questo o quello scopo ecc). Inoltre, la volontà è l’unico aspetto capace di muovere se stesso. Che in parole povere può significare la volontà di volere, ovvero, il volere di volere (qualcosa).

Altre considerazioni:

1) il cervello non è il pensiero ma è l’organo che permette al pensiero di concretizzarsi e di prendere forma sul piano fisico (il termine antico del suo apparire è « enunciare il fatto », quello moderno è « verbalizzando l’idea» );

2) pensare sviluppa il cervello ed accresce le facoltà mentali;

3) accrescere le facoltà mentali rafforza la potenzialità del pensiero; di conseguenza, un pensiero fortificato torna ad accrescere le potenzialità del cervello e le sue facoltà;

4) durante le prime fasi di crescita, le facoltà mentali andrebbero sottoposte al controllo di una coscienza vigile, perchè uno sviluppo incontrollato è dannoso per se stessi oltre che pericoloso per gl’altri. La sicurezza mentale si avvale dell’attenzione e dell’autocontrollo per determinare la giusta dose di autocritica che serve a mantenere l’equilibrio psichico. Rimarcando che il senso critico serve a correggersi ed accrescersi, non a punire o mortificare se stessi che significherebbe ridursi e regredire;

5) la coscienza vigile organizza la volontà.
Se dapprincipio la coscienza vigile può essere sostituita da una figura di sostegno (l’istruttore), niente e nessuno può sostituire la volontà personale;

6) se l’interazione tra le facoltà mentali e pensiero non venisse arrestato dalle tante distrazioni mondane offerte od imposte, lo sviluppo dell’identità oltrepasserebbe facilmente il livello della normale didattica;

7) per superare i limiti convenzionali non basta sviluppare la memoria, o accumulare nozioni. Serve accendere l’intelligenza e raggiungere la giusta dose di sensibilità;

8) la chiave di volta di uno sviluppo straordinario è l’unione tra mente e cuore. Infatti, la fioritura mentale è la fusione tra intelligenza e sensibilità.
Una razionalità insensibile oppure un ottuso idealismo, oscura le potenzialità di mente e coscienza, bloccando la crescita nei loro limiti.

 

Le sensazioni intelligenti

Ogni organo assolve le sue specifiche funzioni sviluppando un’intelligenza che ne definisce le proprietà. Un sistema olistico, per via delle sue molteplici interrelazioni, per funzionare necessita di quella complessa rete di collegamenti costituita dal sistema nervoso, centrale e periferico.

I centri sensibili ricevono e producono sensazioni che trasmettono al cervello, che ne interpreta i codici rispondendo nei modi opportuni.

Le sensazioni variano a secondo degli automatismi e delle elaborazioni nervose che il cervello interpreta in modo alquanto imperfetto.

Su questa imperfezione si basa la ragione o mente fisica, che di conseguenza produce visioni mentali alquanto relative. Da qui l’imperfezione e il relativismo che influenzano il comportamento dell’uomo.

La qualità delle visioni mentali determina un tipo di mente, e più chiara ed ampia è la visione e maggiore sarà la qualità mentale.

La qualità mentale viene definita differentemente dai vari linguaggi, che sono il risultato dei differenti punti di vista con cui viene affrontato un argomento. L’uso di termini diversi o arbitrari finisce per generare confusione in chi affronta un tema che invece potrebbe risultare unico.

Nel caso della mente alcune definizioni la suddividono in mente inferiore e mente superiore, oppure in mente fisico-concreta e mente astratta, oppure ancora, in ragione fisica e ragion pura. Termini che non chiariscono cos’è la mente, né dove sta.

 

I sogni svelano la mente fisica

Spesso si sogna di aggirarsi nelle stanze di una casa. Chi si aggira siamo noi. È la nostra coscienza che, pensando, si muove in una casa che in realtà è la mente fisica.

Nel sogno avvertiamo la coscienza che si aggira tra corridoi mentali, di cui non conosce né l’estensione né la quantità. Non sapendo come tradurre la sensazione di disorientamento, il cervello immagina di muoversi tra le stanze di una casa, oppure di camminare tra le vie di una città (*).

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(*) è molto importante scoprire cosa si cerca e perchè, specie se il sogno è ricorrente. Da una parte questo aiuterebbe a conoscersi meglio, poi chiarirebbe i motivi delle aspettative profonde, oppure svelerebbe la causa delle paure e delle ansie che durante la veglia si preferisce occultare.
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Mente e mente superiore

Mente e pensiero, anche se complementari sono due identità distinte. La facoltà mentale è una cosa, l’idea un’altra. Come dire che la fonte e l’acqua che da essa sgorga, sono assieme ma non sono la stessa cosa.

Verso l’interno. La casa rappresenta la mente che protegge il pensiero, ma anche lo imprigiona nei limiti delle proprie strutture, linee di pensiero e pensieri guida. La casa ha più o meno stanze, più o meno uscite, più o meno finestre e tutte sono più o meno ampie.

Le stanze (o nel caso della città, le vie) sono le località mentali costruite dai pensieri e la loro ampiezza indica l’ampiezza mentale. Così, aggirarsi per stanze piccole o vie strette denuncia la ristrettezza mentale che imprigiona il pensiero.

Verso l’esterno. Le dimensioni delle finestre rappresentano l’apertura mentale nei riguardi di un argomento. Quindi non sempre aperte e non tutte uguali. Il panorama esterno (cielo, mare, terra?) indica la direzione in cui è puntata l’attenzione e cosa si vede simboleggia la qualità del pensiero.

 

La visione dall’alto. Giunge il momento in cui la casa non ha più stanze né corridoi. Che i muri si dissolvono. Che il pensiero vola attraverso il soffitto ormai aperto, trattenuto solo dal filo della coscienza. Anche se senza tetto la casa-mente fisica esiste ancora, ma è diventata strumento della mente superiore che l’utilizza nell’ambito della materialità. Astraendosi, la mente non trattiene più il pensiero, ma lo lascia libero di esplorare e di riflettere in basso ciò che vede.

La visione dall’alto è la mente che riflette su ciò che il pensiero osserva e rimanda. Questo segna il passaggio alla fase adulta, dove m ente e coscienza ormai libere da condizionamenti, riconoscono la realtà per quello che è, e non per quello ch’è stato detto che sia.

A quel punto per l’uomo non è più tanto importante quello che la mente non è più, e neppure che antichi ostacoli non si frappongono più alla vitalità della coscienza superiore. Ciò che vale è quello che la fioritura mentale può offrirgli, come occasioni di crescita personale e di progresso interiore.

 

Fuor di metafora, raggiungere un buono sviluppo mentale, significa coniugare la visione della mente fisica e quella della mente sottile. Questo abbinamento non è risolutivo, ma annulla in gran parte il conflitto tra la visiona fisica e metafisica dell’Idea.

Questo è ciò che risolve l’abbinamento tra mente fisica e percezione sottile. Se la metafisica dell’Idea è impercettibile (quindi invisibile) alla mente fisica, la sua realtà è consueta per la percezione sottile. Viceversa, la materialità concettuale è incomprensibile (quindi invisibile) alla visione metafisica che, per comprenderla, ricorre all’ausilio della mente fisica. Abbinare le due visioni, insomma, allarga l’orizzonte mentale e la coscienza si espande abbracciando due realtà. Inoltre, con la visione fisica e metafisica dell’Idea, l’uomo può trarre la giusta interpretazione di ogni essenza.

 

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