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Teosofia: Istruzioni Segrete per Probandi - Istruzione II (Parte 2)
Argomento:Letture d'Esoterismo Orientale

Letture d'Esoterismo OrientaleLa Scienza Esoterica è in realtà la conoscenza dei nostri rapporti con, e nella, Magia Divina (Magia, nel suo senso spirituale e segreto significa, la “Grande Vita” o Vita Divina nello Spirito. La radice è magh, per cui troviamo Mahet in sanscrito, Maz in zend, Mehas in greco, Magnus in latino, tutti significano Grande). È l’inseparabilità dal nostro Divino sé, l’ultimo significato della così tanto fraintesa parola “magia”. Molti sono coloro che sono ansiosi e preparati a studiare l’Occultismo, ma pochi hanno una benchè minima idea della scienza stessa. Veramente pochi dei nostri studenti americani ed europei possono trarre benefici dalle parole sanscrite o perfino dalla loro traduzione, dato che queste traduzioni sono per lo più cortine di fumo per i non iniziati. Propongo perciò di offrire alla loro attenzione dimostrazioni del suddetto estratto dalle opere Neo-platoniche. Queste sono reperibili in versioni tradotte; per gettare luce su ciò che è stato sin da allora nell’oscurità completa, sarà sufficiente indicare una certa chiave che essi contengono. A questo scopo la Gnosi, sia pre-Cristiana che post-Cristiana, sarà utilissima.

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Istruzioni Segrete per Probandi di una Scuola Esoterica Arcana

di Helena Petrovna Blavatsky


(continua) Istruzione n° II

Che cosa è la magia, in realtà

La Scienza Esoterica è in realtà la conoscenza dei nostri rapporti con, e nella, Magia Divina (Magia, nel suo senso spirituale e segreto significa, la “Grande Vita” o Vita Divina nello Spirito. La radice è magh, per cui troviamo Mahet in sanscrito, Maz in zend, Mehas in greco, Magnus in latino, tutti significano Grande). È l’inseparabilità dal nostro Divino sé, l’ultimo significato della così tanto fraintesa parola “magia”. Molti sono coloro che sono ansiosi e preparati a studiare l’Occultismo, ma pochi hanno una benchè minima idea della scienza stessa. Veramente pochi dei nostri studenti americani ed europei possono trarre benefici dalle parole sanscrite o perfino dalla loro traduzione, dato che queste traduzioni sono per lo più cortine di fumo per i non iniziati. Propongo perciò di offrire alla loro attenzione dimostrazioni del suddetto estratto dalle opere Neo-platoniche. Queste sono reperibili in versioni tradotte; per gettare luce su ciò che è stato sin da allora nell’oscurità completa, sarà sufficiente indicare una certa chiave che essi contengono. A questo scopo la Gnosi, sia pre-Cristiana che post-Cristiana, sarà utilissima.

Ci sono milioni di Cristiani che conoscono il nome di Simon Mago (per ulteriori informazioni su questo soggetto gli studenti possono consultare Simon Mago, un saggio, scritto da G. R. S. Mead) e quel poco che di lui si dice negli Atti; pochi, però, hanno sentito parlare dei molti fantastici e contraddittori dettagli che la tradizione riporta sulla sua vita. La storia delle sue affermazioni e della sua morte si può solo trovare in dettagli pieni di pregiudizi, quasi irreali e contraddittori delle opere dei Padri della Chiesa, come Ireneo, Epifanio e San Giustino e specialmente nell’anonimo Philosophumena. Eppure è un personaggio storico e l’appellativo di “Magus” gli fu dato e fu accettato da tutti i suoi contemporanei, inclusi i capi della Chiesa Cristiana, come titolo per indicare i miracolosi poteri che possedeva, indipendentemente se fosse considerato un mago bianco (divino) o nero (infernale). In questo senso, le opinioni sono sempre dipese dall’inclinazione pagana o Cristiana del Cronista. Nel suo sistema e in quello di Menandro, suo allievo e successore, troviamo che cosa il termine “magia” significasse per gli iniziati in quel tempo.

Simone, come tutti gli altri grandi Gnostici, insegnava che il nostro mondo fu creato dagli angeli minori, che lui chiamava Eoni. Egli parla solo di tre gradi, poiché era ed è inutile, come spiegato nella “Dottrina Segreta”, insegnare qualcosa sui quattro superiori; dunque lui comincia dai piani dei globi A e C. Il suo sistema è vicino alla verità occulta quanto qualunque altro, quindi possiamo esaminarlo, sia il suo che quello di Menandro sulla “magia”, per scoprire che cosa intendessero con questa parola. Ora, per Simone, l’apice di tutta la creazione manifesta era il Fuoco. È, per lui come per noi, il principio Universale, la Potenza Infinita nata dalla Potenzialità nascosta.

Questo Fuoco fu la causa prima del mondo manifesto dell’essere ed era doppio, avendo un lato manifesto ed uno segreto. “Il lato segreto del Fuoco è nascosto nel suo lato evidente (oggettivo)” scrive (Philosophumena, VI, 9) che corrisponde a dire che il visibile è sempre presente nell’invisibile, e l’invisibile nel visibile. Questo non era altro che un altro modo di affermare l’idea di Platone sull’Intelligibile (Noeton) ed il sensibile (Aistheton) e gli insegnamenti di Aristotele sulla Potenza (Dinamica) e l’atto (Energeia).

Per Simone, tutto ciò che può essere pensato e su cui si può agire, era intelligenza perfetta. Il fuoco contiene tutto. Per questo tutte le parti di quel Fuoco, essendo dotate di intelligenza e ragione, sono suscettibili a sviluppi per estensione ed emanazione. Questo è il nostro insegnamento del Logos Manifesto e queste parti nelle loro emanazioni primordiali sono i nostri Dyan Chohans, i “Figli di Fiamme e Fuoco”, o Eoni superiori. Questo “Fuoco” è il simbolo del lato attivo e vivente della natura Divina. Dietro di esso giacciono “Infinite Potenzialità”, che Simone chiamò “ciò che è stato, è e sarà”, o stabilità permanente ed immutabilità personificata.

Dalla Potenza del Pensiero, l’Ideazione Divina passava dunque all’Azione. Da qui, la serie di emanazioni primordiali attraverso il pensiero generano l’Atto. Il lato oggettivo del Fuoco è il Padre.

Simone chiamava queste emanazioni Syzygies (un paio unito, una coppia) poiché sono emanate a due a due, una come Eone attivo ed una come passivo. Tre coppie così emanate (o sei in tutto, dato che il Fuoco è la settima), a cui Simone diede i seguenti nomi: “Mente e Pensiero, Voce e Nome, Ragione e Riflessione”, (Nous, Epinoia, Phone, Onoma, Loginsnos, Enthumesis); il primo di ogni coppia è il maschio. Da questi sei primordiali emanarono i sei Eoni del mondo mediano. Vediamo cosa dice Simone stesso: “Ognuno di questi sei esseri primitivi conteneva l’intera Potenza Infinita, e non nell’Atto. Quella Potenza doveva essere richiamata (o conformata) attraverso un’immagine, così che si manifestasse in tutta la sua essenza, virtù, grandezza ed effetto; solo allora la potenza emanata poteva divenire simile al genitore, la Potenza Eterna Infinita. Se, al contrario, rimaneva semplicemente potenziale nelle sei Potenze, e non veniva conformata attraverso un’immagine, la Potenza non sarebbe passata in azione ma si sarebbe perduta” (Philosophumena VI, 12). In altre parole, si atrofizzerebbe, come si dice oggi.

Ora, cosa significano queste parole, se non che per essere uguale in tutto e per tutto alla Potenza Infinita, gli Eoni dovevano imitare le sue azioni, e divenire a loro volta princìpi emanativi, come era il loro genitore, dando vita a nuovi esseri e divenendo Potenze in atto loro stessi? Produrre emanazioni o acquisire il dono di Kriyasakti (vedi “Dottrina Segreta” sub voce – sotto Verbo) è il risultato diretto di quel potere, un effetto che dipende dalle nostre azioni. Quel potere, dunque, è intrinseco nell’uomo così come lo è il Principio primordiale, il Potere Infinito o Potenza.

Quindi nel sistema di Simon Mago troviamo che i primi sei Eoni, sintetizzati dal settimo, la Potenza Genitore, diventava atto ed emanava, a sua volta, sei Eoni secondari, che erano ognuno sintetizzato dal loro rispettivo genitore. Nel Philosophumena leggiamo che Simone paragonava gli Eoni all’“Albero della Vita”. “È scritto”, diceva Simone in Rivelazione (“La Grande Rivelazione” He Megale Apophasis) – di cui Simone stesso è ritenuto l’autore – “che ci sono due ramificazioni degli Eoni universali, dato che né la fine né l’inizio sono partiti dalla stessa radice, la Potenzialità invisibile ed incomprensibile, Sige (Silenzio). Una di queste (serie di Eoni) appare dall’alto. Questa è la Grande Potenza, Mente Universale (o Ideazione Divina), il Mahet degli Hindu; ordina tutte le cose ed è maschio. L’altra è dal basso, poiché è il Grande (non manifesto) Pensiero, l’Eone femmina, generata in tutte le cose.

“Questi (due tipi di Eoni) corrispondono (letteralmente si trovano l’una opposta all’altra, in file o coppie) l’uno all’altra, sono connessi e manifestano la distanza mediana (la sfera o piano intermedio), l’Aria incomprensibile che non ha inizio né fine”. (Philosophumena, VI, 18). Questa “Aria” femmina è il nostro Etere, o la Luce Astrale Cabalistica. È, dunque, il «Secondo Mondo» di Simone, nato di Fuoco, il principio di tutto. Noi la chiamiamo la Vita Una, la fiamma Divina, intelligente, Onnipresente ed Infinita. Nel sistema di Simone, questo «Secondo Mondo» era dominato da un Essere o Potenza, sia maschio che femmina, attivo e passivo, buono e cattivo. Questo Essere-Genitore, come la Potenza Infinita Primordiale, è chiamato anche “ciò che è stato, è e sarà”, fino a che dura il Cosmo manifesto. Quando esso era emanato in atto e diventava come il proprio genitore, non era doppio o androgino.

È il Pensiero che emanava da esso (Sige) che diveniva come sé stesso (il genitore), essendo diventato come la sua immagine (o antetipo) il secondo ora diventava a sua volta il primo (sul suo piano o sfera). Come dice Simone: “Esso (il Genitore o Padre) era uno. poiché avendolo (il Pensiero) in sé stesso, non era da solo”. Non era, comunque, il primo, poiché esisteva da prima; ma manifestando sé stesso a sé stesso, da sé stesso divenne il secondo (o doppio). Né era chiamato Padre prima che esso (il Pensiero) gli desse questo nome. poiché, dunque, sé stesso sviluppò sé stesso, da sé stesso cioè (nascose) quella potenza (in sé stesso). E la Potenza (Dunamis, cioè: Nous) ed il Pensiero (Epinoia) sono maschio-femmina da cui corrispondono l’un l’altro – poiché la Potenza non è diversa in alcun modo dal Pensiero – essendo uno. “Quindi dalle cose al di sopra si trova la Potenza, e da quelle di sotto, il Pensiero. Si giunge al fatto, quindi, che ciò che si manifesta da loro, pur essendo uno, è doppio, poiché l’androgino ha la femmina in sé. Così è la Mente nel Pensiero, cose inseparabili l’una dall’altra, che, pur essendo una, sono doppie”. (Ibid. VI, 18).

“Egli (Simone) chiama la prima Syzygy delle sei potenze e della settima, che è con essa, Nous ed Epinoia, Cielo e Terra; il maschio guarda giù dall’alto e prende i pensieri per la sua Syzygy (o Sposa) poiché la Terra al di sotto riceve quei frutti intellettuali che sono condotti giù dal Cielo e sono affini alla Terra”. (Ibid VI, 13). Il «Terzo Mondo» di Simone con la sua terza serie di sei Eoni ed il settimo, il Genitore, è emanato nello stesso modo. È la stessa nota che si trova in tutti i sistemi Gnostici – sviluppo graduale verso il basso nella materia attraverso similitudine; ed è una legge che si può trovare giù fino all’Occultismo primordiale, o Magia.

Con gli Gnostici, come con noi, questa settima Potenza, che sintetizza tutte le altre, è lo Spirito che aleggia sulle acque scure dello spazio indifferenziato, Narayana, o Visnù in India; lo Spirito Santo nella Cristianità. Ma mentre nell’ultimo la concezione è condizionata e smorzata da limiti che necessitano di fede e grazia, la Filosofia orientale la mostra mentre pervade ogni atomo, conscio ed inconscio.

Ireneo fornisce le informazioni sullo sviluppo ulteriore di questi sei Eoni. Da lui impariamo che Pensiero, avendo separato sé stesso dal suo genitore, e conoscendo ciò che doveva conoscere attraverso la sua identità di Essenza con l’ultimo, avanzò sul secondo piano, o piano intermedio, o meglio Mondo (ognuno di tali Mondi consisteva di due piani, il superiore e l’inferiore, maschio e femmina, l’ultima che alla fine assume entrambe le Potenze e diviene Androgina), per creare Gerarchie inferiori, Angeli e Poteri, Domini ed Ospiti, di ogni descrizione, che a loro volta crearono, o meglio emanarono dalla loro essenza il nostro mondo con i suoi uomini ed esseri su cui guardano.

Ne consegue che ogni essere razionale – chiamato Uomo in Terra – è della stessa essenza e possiede tutti gli attributi degli Eoni superiori, i primordiali Sette. Sta a lui svilupparsi, “con l’immagine del più alto davanti a sé”, per imitazione, la Potenza di cui il più alto dei suoi Genitori, o Padri, è dotato. Qui potremmo di nuovo citare dal Philosophumena – “Quindi, secondo Simone, questo (principio) beato ed imperituro è concepito in tutto, non nell’atto. Questo è ciò che è stato, è e sarà. Cioè: quello che ha corsi d’acqua generati in un’immagine; quello che sarà al di sopra, oltre la beata Potenza Infinita, se rende sé stesso simile a quest’immagine. poiché tre sono, dice, quelli che sono e senza questi tre Eoni di stabilità, non c’è ornamento del producibile che, secondo loro (i Simoniani) è nato sull’acqua ed è modellato, secondo la similitudine, perfetto e Celeste (Eone) in un modo di pensare non inferiore alla Potenza ingenerabile. Dunque dicono: ‘io ed io’. Questo lui dice sia la Potenza unica, divisa, sopra e sotto, che si autogenera, si nutre, si cerca, si trova; la sua stessa madre, padre, fratello, sposa, figlia e figlio, uno, poiché è la Radice di Tutto”.

Dunque di questo triplo Eone sappiamo che: il primo esiste come “ciò che è stato, è e sarà”, o il Potere non creato, Atman; il secondo è generato nelle acque buie dello Spazio (Caos, o Sostanza indifferenziata, o Buddhi), da esso attraverso l’immagine del primo riflessa in quelle acque, l’immagine di lui, o Esso, che si muove su di loro; il Terzo Mondo (o nell’uomo, Manas) sarà dotato di ogni potere dell’Immagine Eterna ed Onnipresente ma la assimilerà dentro di sé. Poiché tutto ciò che è Eterno, puro ed incorruttibile è celato in tutto ciò che è, anche se solo potenzialmente, non praticamente.

“E tutto è quell’immagine, se l’immagine inferiore (uomo) sale verso quell’altissima Sorgente e Radice in Spirito e Pensiero”. La materia come Sostanza è Eterna e non è mai stata creata. Perciò, Simon Mago, con tutti i grandi insegnanti Gnostici ed i Filosofi Orientali, non parla mai dei suoi inizi. La “Materia Eterna” riceve le sue varie forme nell’Eone inferiore dagli Angeli Creativi, o Costruttori, come li chiamiamo noi. Perché, dunque, l’Uomo, diretto erede dell’Eone più Alto, non dovrebbe fare lo stesso, con la potenza del suo pensiero nato dallo Spirito. Questo è Kryasasakti, il potere di produrre forme sul piano oggettivo attraverso la potenza dell’Ideazione e Volontà, da materia invisibile, indistruttibile.

In realtà, dice Geremia – Cap. 1,5 – citando il “Verbo del Signore”, “prima che io ti formassi nel grembo di tua madre, ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, ti ho consacrato;” Geremia qui sta per l’Uomo quando era ancora un Eone, o Uomo Divino, sia con Simon Mago che con la Filosofia orientale. I primi tre capitoli della Genesi sono altrettanto Occulti di ciò che si dice nelle Istruzioni n. I., poiché il Paradiso terrestre è il grembo, dice Simone (Philosophumena VI, 14), Eden, la regione che lo circonda. Il fiume che sfociava dall’Eden per innaffiare il giardino è il Cordone Ombelicale; questo Cordone è diviso in quattro Teste, il corso d’acqua che vi fuoriusciva, i quattro canali che servivano a portare nutrimento al feto, cioè le due arterie e le due vene che sono i canali del sangue e portano aria respirabile al bimbo non nato il quale, secondo Simone, era completamente avvolto dall’Amnion, nutrito attraverso il Cordone Ombelicale e che riceveva aria vitale attraverso l’Aorta – (all’inizio ci sono i vasi onfalo-mesenterici, due arterie e due vene, ma queste successivamente scompaiono, così come scompare “l’area vasculare” o la Vescica Ombelicale da cui essi si dipartono).

Per quanto riguarda i veri e propri “Vasi Ombelicali”, il Cordone Ombelicale è infine avvolto da destra a sinistra dalla Vena Ombelicale che porta il sangue ossigenato dalla madre al feto e due arterie Ipogastriche o Ombelicali che portano il sangue usato dal feto alla Placenta; i contenuti dei vasi sono il contrario di quello che avviene dopo la nascita. Perciò la scienza corrobora la conoscenza e la saggezza dell’Occultismo antico, dato che ai tempi di Simon Mago nessun uomo, a meno che fosse un iniziato, sapeva nulla della circolazione del sangue o della Fisiologia.

Mentre queste Istruzioni vengono stampate, ho ricevuto due piccoli opuscoli dal Dottor Jerome A. Anderson (E.S.T.) che furono stampati nel 1884 e nel 1888, in cui si trova la dimostrazione scientifica del nutrimento fetale come accennato nelle Istruzioni I. In breve, il feto è nutrito per Osmosi dal Fluido Amniotico e respira tramite la Placenta. La scienza sa poco o nulla del Fluido Amniotico ed i suoi usi. Se qualcuno dei nostri membri è interessato ad approfondire la questione, raccomando le Note del Dottor Anderson sulla nutrizione del Feto (Wood and Co., N.Y.).

Le indicazioni di cui sopra sono date per chiarire ciò che segue. I discepoli di Simon Mago erano numerosi ed erano istruiti da lui in Magia. Facevano uso dei cosiddetti “esorcismi” (come nel Nuovo Testamento), incantesimi, filtri, credenze nei sogni e visioni e li producevano al bisogno; infine costringevano l’ordine inferiore di spiriti ad obbedire loro. Simon Mago era chiamato “il Grande Potere di Dio”, letteralmente “la Potenza della Divinità che è chiamata Grande”. Ciò che allora era chiamato Magia, oggi noi la chiamiamo Teosofia, o Saggezza Divina, Potere e Conoscenza. Il suo diretto discepolo, Menandro, era anch’egli un grande Mago. Ireneo, tra gli altri, dice: “Il successore di Simone era Menandro, un Samaritano di nascita che raggiunse le più alte vette della Scienza della Magia”.

È perciò dimostrato che sia il Maestro che l’allievo hanno raggiunto i poteri più alti nell’arte degli incantesimi, poteri che possono essere ottenuti solo attraverso “l’aiuto del diavolo”, come sostengono i cristiani; eppure le loro “opere” erano identiche a quelle descritte nel Nuovo Testamento, dove tali risultati fenomenali erano chiamati Miracoli Divini e sono, perciò, creduti ed accettati come derivanti da ed attraverso Dio. Ma il problema è: questi cosiddetti “miracoli del Cristo” e degli Apostoli sono mai stati spiegati meglio dei risultati magici dei cosiddetti stregoni e maghi? Mai!

Noi Occultisti non crediamo nei fenomeni soprannaturali ed i Maestri ridono alla parola “miracolo”. Vediamo, quindi, qual’è il vero senso della parola Magia. La fonte e la base di esso si trova nello Spirito e nel Pensiero, sia su un piano puramente Divino che terrestre. Coloro che conoscono la storia di Simon hanno davanti a sé le due versioni, quella della Magia Bianca e quella Nera, a loro scelta, nella discussa unione di Simon con Helena, che lui chiamò la sua Epinoia (Pensiero).

Coloro che, come i cristiani, volevano discreditare un pericoloso rivale, parlano di Helena come una donna reale e bellissima, che Simon avrebbe incontrato in una casa di malaffare a Tiro e che era, secondo quelli che scrivono della sua vita, la reincarnazione di Elena di Troia. Come poteva essere, quindi, “Divino Pensiero”? Gli angeli inferiori, si fa dire a Simon in Philosophumena, o i Terzi Eoni, essendo così materiali, avevano in sé più malvagità di tutti gli altri. L’uomo, poverino, creato o emanato da loro, aveva il vizio dall’origine. Che cos’era?

Solo questo: quando i Terzi Eoni si impossessavano, a loro volta, del Pensiero Divino attraverso la trasmissione di essi nel Fuoco, invece di rendere l’uomo un essere completo, secondo il Piano Universale, trattenevano da esso, all’inizio, quella Scintilla Divina (Pensiero, sulla terra, Manas); e quella era la causa e l’origine del fatto che l’uomo insensato commetteva il peccato originale come gli angeli l’avevano commesso prima rifiutandosi di creare. (vedi “Dottrina Segreta” Vol. II).

Infine, dopo aver tenuto l’Epinoia prigioniera tra loro ed aver assoggettato il Divino Pensiero ad ogni tipo di insulto e dissacrazione, finivano per rinchiuderla nell’ormai profanato corpo dell’uomo. Dopo di ciò, come interpretato dai nemici di Simon, ella passava da un corpo di donna in un altro attraverso razze ed età, fino a che Simon la trovava e la riconosceva nella forma di Helena, la “prostituta”, la “pecorella smarrita” della parabola. Simon viene rappresentato come il Salvatore disceso sulla terra a salvare questo “agnello” e quegli uomini in cui Epinoia è ancora sotto il dominio degli angeli inferiori.

Le maggiori imprese sono quindi attribuite a Simon attraverso la sua unione sessuale con Helena, da cui la Magia Nera. Ed infatti i principali riti di questo tipo di magia sono basati su tale disgustosa interpretazione letterale di nobili miti, uno dei più nobili dei quali fu inventato da Simon come segno simbolico dei suoi insegnamenti. Coloro che lo compresero correttamente sapevano cosa intendesse per “Helene”. Era il matrimonio di Nous (Atma-Buddhi) con Manas, l’unione attraverso la quale Volontà e Pensiero divenivano una ed erano dotate di poteri Divini. poiché Atma, nell’uomo, essendo di essenza pura, il Fuoco Divino primordiale (o l’Eterno ed Universale “che è stato, è e sarà”), appartiene a tutti i piani; e Buddhi è il suo veicolo o Pensiero, generato da e generatore del “Padre” a sua volta ed anche Volontà. Essa è “ciò che è stato, è e sarà”, dunque entrando in congiunzione con Manas, maschio-femmina, solo in questa sfera. Da qui, quando Simon parlò di sé stesso come il Padre ed il Figlio e lo Spirito Santo e di Helena come della sua Epinoia, Pensiero Divino, egli intendeva il matrimonio del suo Buddhi con Manas. Helena era il Sale dell’Uomo interiore, la potenza femminina.

Ora, cosa dice Menandro? Gli angeli inferiori, insegnava, erano emanazioni di Ennoia (Pensiero Progetto). Era Ennoia che insegnava la Scienza della Magia e la dava a lui, insieme all’arte di conquistare gli angeli creativi del mondo inferiore. Questi ultimi indicano le passioni della nostra natura inferiore. I suoi allievi, dopo aver ricevuto da lui il battesimo, cioè dopo l’iniziazione, si diceva “risorgessero dai morti e non diventassero vecchi”, diventassero “immortali”. (vedi Eusebio, Hist. Eccles., Lib., III, Cap. 26).

La “resurrezione” promessa da Menandro significava, naturalmente, semplicemente il passaggio dall’oscurità ed ignoranza alla luce della verità, il risveglio dello spirito immortale dell’uomo alla vita interiore ed eterna. Questa è la scienza del Raja Yoga – Magia. Chiunque abbia letto la Filosofia Neo-platonica sa come i suoi capi Adepti, come Plotino, e specialmente Porfirio, combatterono contro la Teurgia fenomenica. Ma, oltre a tutti loro, Giamblico, l’autore del De Mysteries, solleva il velo dal termine reale Teurgia, e ci mostra la vera Scienza Divina del Raja Yoga.

Magia, dice, è una scienza nobile e sublime, Divina, ed esaltata su tutte le altre. “È il grande rimedio per tutto. Non prende origine né è limitata al corpo o alle sue passioni, al composto umano o alla sua costituzione; ma tutto è derivato da essa dai nostri dei superiori”, i nostri Ego Divini, che corrono come un filo d’argento dalla scintilla in noi fino al Fuoco Divino primordiale. (De Mysteries, p. 100, righe da 10 a 19, p. 109, fol. 1).

Giamblico esecra i fenomeni fisici prodotti, come lui dice, dai cattivi demoni che ingannano l’uomo (gli spettri della stanza della seduta spiritica); altrettanto veemente è nella sua esaltazione della Teurgia Divina. Ma per esorcizzare quest’ultima, egli insegna, il Teurgo deve necessariamente essere “un uomo di alta moralità ed un’anima pura”. L’altro tipo di magia è usato solo da uomini impuri ed egoisti e non ha nulla di Divino – nessun Vate reale acconsentirebbe mai a trovare nelle sue comunicazioni niente che provenga dai nostri Dei superiori.

Di conseguenza una (Teurgia) è la conoscenza del nostro Padre (il sé Superiore); l’altra è soggetta alla nostra natura inferiore – una richiede santità dell’Anima, una santità che rifiuta ed esclude tutto ciò che è corporale; l’altra, la dissacrazione di essa (l’Anima). Una è l’unione con gli Dei (con il proprio Dio), la sorgente di tutto ciò che è bene; l’altra interagisce coi demoni (Elementali) che a meno che vengano assoggettati da noi, ci assoggetteranno e ci porteranno pian piano verso la rovina morale (medium).

In breve: “la Teurgia ci ha uniti più fortemente alla natura Divina. Questa natura procrea sé stessa attraverso sé stessa, si muove attraverso i suoi poteri, supporta tutto, ed è intelligente. Essendo l’ornamento dell’Universo, ci invita alla verità intelligibile, alla perfezione e ad insegnare la perfezione agli altri. Ci unisce così intimamente a tutte le azioni creatrici degli Dei, a seconda delle capacità di ciascuno di noi, che l’anima che ha compiuto i riti sacri è consolidata nelle loro (degli Dei) azioni ed intelligenze fino a che si lancia ed è assorbita nell’Essenza Divina primordiale. Questo è l’oggetto delle iniziazioni sacre degli Egizi”.

Ora Giamblico ci mostra come questa unione della nostra Anima Superiore con l’Anima Universale, con gli Dei, debba essere effettuata. Parla del Mantein, che è Samadhi, l’estasi più alta (Ibid. P. 100, sec. III, cap. 3). Parla anche del sogno che è la Saggezza Divina, quando l’uomo ri-diventa un Dio.

Tramite la Teurgia o il Raja Yoga, l’uomo giunge a:

Discernimento Profetico attaverso il nostro Dio (il corrispondente Ego Superiore di ciascuno di noi) che ci rivela le verità del piano su cui ci troviamo ad agire;

Estasi ed Illuminazione;

Azione nello Spirito (nel corpo Astrale o attraverso la Volontà);

E dominazione sui Demoni minori insensati (Elementali) proprio dalla natura dei nostri Ego purificati.

Ma questo richiede una completa purificazione di questi ultimi. E questa lui la chiama Magia, attraverso l’Iniziazione alla Teurgia.

Ma la Teurgia deve essere preceduta da un addestramento dei nostri sensi e la conoscenza del sé umano in relazione con il sé Divino. Fino a che l’uomo non ha imparato accuratamente questo studio preliminare, non ha senso antropomorfizzare ciò che non ha forma. Per “senza forma” intendo gli Dei superiori ed inferiori, gli Spiriti super-mondani, così come quelli mondani, che ai principianti possono esser rivelati solo in Colori e Suoni. poiché nessun altro che un alto Adepto può percepire un “Dio” nella sua vera forma trascendentale, che, ad un intelletto non allenato, al Chela sarà visibile solo attraverso la sua aura. Le visioni di figure intere casualmente percepite da sensitivi o medium appartiene ad una o all’altra delle uniche tre categorie che essi possono vedere:

Astrali di uomini viventi;

Nirmanakayas (Adepti, buoni o cattivi, i cui corpi sono morti; ma che hanno imparato a vivere nello spazio invisibile delle loro personalità eteree; e

Spettri, Elementari ed Elementali che si mascherano in spazi presi in prestito dalla Luce Astrale in generale o da figure nell’“Occhio della Mente” del pubblico o del medium, che sono immediatamente riflessi nelle loro aure.

Avendo letto quanto sopra, gli studenti comprenderanno meglio ora la necessità di studiare prima le corrispondenze tra i nostri “princìpi” – che non sono altro che i vari aspetti dell’uomo uno e trino (spirituale e fisico) ed il nostro Paradigma, le radici dirette di questi nell’Universo. Tenendo presente ciò, dobbiamo riassumere i nostri insegnamenti sulle Gerarchie direttamente connessi e per sempre collegati all’uomo.

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