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: Il mito di Parsifal
Argomento:Letture d'Esoterismo

Letture d'EsoterismoDurante la nostra attività scolastica ci siamo imbattuti nei miti della letteratura classica. In se stesso il mito è un contenitore che racchiude preziose gemme di verità e Wagner, nel suo Parsifal, prendendo spunto da una leggenda, ha racchiuso tutto il cammino che un profano deve intraprendere per arrivare alla Luce.

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Il mito di Parsifal

di Marco Macrì


Durante la nostra attività scolastica ci siamo imbattuti nei miti della letteratura classica. In se stesso il mito è un contenitore che racchiude preziose gemme di verità e Wagner, nel suo Parsifal, prendendo spunto da una leggenda, ha racchiuso tutto il cammino che un profano deve intraprendere per arrivare alla Luce.

Il dramma di Parsifal inizia nei pressi del Castello di Monte Salvato, luogo di pace dove tutta la vita è sacra. I cavalieri che vivono nel castello sono inoffensivi e seguono il motto “vivi e lascia vivere”. È l’alba e Gurnemanz, il più anziano dei cavalieri del Graal, è seduto sotto un albero in compagnia di due giovani cavalieri; in lontananza su un cavallo selvaggio sta arrivando Kundry, un essere dalla doppia esistenza: una attiva al servizio dei cavalieri del Graal, l’altra passiva come schiava del mago Klingsor, che la spinge ad andare contro i suddetti cavalieri. Colui che sveglia Kundry la spinge verso una delle due nature, Klingsor verso quella malefica, Gurnemanz verso quella attiva.

Nel primo atto Kundry è vestita da una pelle di serpente, simbolo della dottrina della rinascita (rappresenta l’Ego che ad ogni rinascita abbandona un corpo dopo l’altro fino al termine della strada evolutiva) e nasconde nel seno una fiala miracolosa che può far guarire la ferita di Amfortas, re del Graal, che soffre terribilmente per essa.

Nel frattempo passa Amfortas che adagiato su di una lettiga, viene condotto a fare il bagno nel vicino lago dove due cigni trasformano l’acqua in una lozione lenitiva per i dolori del Re. Amfortas ringrazia Kundry per la fiala ma rimane convinto che la sua guarigione non avverrà fino a quando non giungerà al Castello di Monte Salvato “un puro folle, illuminato dalla pietà”. Nella scena successiva i giovani cavalieri circondano Gurnemanz pregandolo di raccontare la storia del Graal e della ferita di Amfortas.

Così inizia il racconto “…il calice, dove Gesù bevve nell’ultima cena e dove fu raccolto il suo sangue durante la crocifissione, e la lancia che ferì il suo costato furono portati da Giuseppe di Arimatea in salvo tra mille peripezie fino a che la sua custodia fu assunta dagli Angeli fino a che un messaggero mistico apparve al padre di Amfortas, Titurel, ingiungendogli di costruire un Castello Inviolabile (il Castello di Monte Salvato) dove poter custodire le due reliquie.

In tal modo fu costruito il Castello di Monte Salvato e la sua custodia affidata a Titurel unitamente ai Cavalieri Del Graal. In una valle vicina viveva Klingsor, un Cavaliere Nero, che non essendo riuscito a divenire un Cavaliere del Graal aveva giurato vendetta ed aveva costruito un Castello dove la lussuria era di casa e che serviva a distogliere i cavalieri del Graal che passavano di la per raggiungere Monte Salvato.

Molti Cavalieri erano stati tentati ed avevano calpestato il voto di castità; in pochi, invece, erano rimasti fedeli al Graal. Titurel, poi, aveva ceduto la mansione di custode del Graal al fratello Amfortas che, armato della lancia sacra, prese la decisione di affrontare Klingsor in combattimento; il cavaliere nero inviò, invece, Kundy che, trasformatosi in una bellissima donna, sedusse Amfortas che lasciò cadere la lancia sacra. In un attimo si materializzò Klingsor che, imposessatosi della lancia sacra, ferì il Re il quale sarebbe morto se non fosse intervenuto Gurnemanz in sua difesa.

Klingsor, comunque, restò in possesso della lancia e Amfortas della ferita che non si rimarginò più dandogli perenne dolore e, di conseguenza, impotenza…”

Udito il racconto i cavalieri furono presi dal desiderio di uccidere il cavaliere nero ma Gurnemanz li distolse ricordando che solo un “folle puro, illuminato dalla pietà” avrebbe sconfitto Klingsor. Improvvisamente un cigno volando dal lago andò a cadere morto ai piedi di Gurnemanz, ucciso dalla freccia di uno sconosciuto portato al cospetto del cavaliere più anziano che alla sua domanda “da dove vieni” risponde “non lo so”.

Il giovane, udito il racconto sull’importanza del cigno, distrugge frecce ed arco. Il cigno raffigura lo spirito. Il giovane è Parsifal (il folle puro), figlio di Gamuret, la cui madre lo aveva fatto vivere in una foresta per distoglierlo dall’arte della guerra. Un giorno Parsifal vide dei cavalieri e, seguendo le loro tracce, aveva deciso di diventare come loro ed era giunto, quindi, al Monte Salvato.

A poco a poco Gurnemanz si convince che Parsifal è il salvatore di Amfortas e lo conduce al castello erudendolo sulla sua funzione. Alla domanda di Parsifal cosa sia il Graal, Gurnemanz risponde di non poterlo dire ma che, se si è chiamati da esso, la verità sarà rivelata: per giungere al Graal non si deve cercare alcun cammino terreno che, inevitabilmente, allontanerebbe dalla meta.

Nel castello Amfortas con rinnovo della sua sofferenza per la ferita al costato, espone il calice ai cavalieri affinché sia rinnovato il loro ardore. In un angolo Parsifal si sente attratto dal calice e diviene partecipe del dolore del Re ma, interrogato da Gurnemanz, non sa spiegare il suo turbamento. Sdegnato il cavaliere lo scaccia dal castello. Klingsor, temendo Parsifal invia Kundry che tenendolo tra le braccia lo bacia. In quel momento Parsifal ha delle terribili fitte al cuore e Avendo in visione il Graal comprende, finalmente, il dolore di Amfortas. Parsifal sa ora distinguere il bene dal male e non si fa tentare dalla carne, da Kundry.

La giovinetta, sconfitta, chiede l’aiuto di Klingsor che appare e scaglia la lancia sacra contro il Giovane; la lancia non lo colpisce essendo, egli, puro ed innocente. Parsifal afferra la lancia e, tracciando il segno della croce, determina la scomparsa del castello di Klingsor. Dopo molti anni, il venerdì santo, un cavaliere raggiunge monte Salvato ed entrando nella capanna dove vive Gurnemanz si inginocchia a pregare; all’arrivo di Gurnemanz insieme a Kundry, alla nuova domanda del cavaliere anziano “da dove vieni” risponde, finalmente, “vengo dopo aver cercato e sofferto”.

Parsifal, nel suo lungo recriminare non ha mai usato la lancia contro i suoi nemici: essa simbolo del potere spirituale deve essere usata solo per aiutare gli altri.; un suo cattivo uso determina la perdita dei poteri spirituali come avvenne per Amfortas.

Alla fine del dramma, Parsifal e Gurnemanza entrano nel castello e, mentre Amfortas celebra il rito del Graal, il cavaliere giovane guarisce con la sua lancia il Re ferito.

Nell’ultimo atto Kundry (la natura inferiore) entra nel Castello, pronuncia la parola Servizio, e muore (l’iniziato non ha più bisogno del corpo essendosi affrancato dalla legge della rinascita).

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