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Frammenti esoterici: Frammenti di una Realtà iniziatica - 3° Frammento
Argomento:Letture d'Esoterismo

Letture d'EsoterismoNote sui significati d’esoterismo di superficie

Se, come si crede, prima dell’organo nacque il pensiero che l’espresse e che è la necessità la causa d’ogni fenomeno in manifestazione, è allora plausibile credere che, per rispetto della medesima regola, prima dell’esoterismo sia dovuto nascere l’esoterista.

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Frammenti di una Realtà iniziatica - 3° Frammento

di Athos A. Altomonte

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Note sui significati d'esoterismo di superficie

Se, come si crede, prima dell'organo nacque il pensiero che l'espresse e che è la necessità la causa d'ogni fenomeno in manifestazione, è allora plausibile credere che, per rispetto della medesima regola, prima dell'esoterismo sia dovuto nascere l'esoterista.

Prima di parlare di esoterismo, bisogna sgombrare il campo dai fraintendimenti dell'immaginario collettivo con cui si è tentato di sostituire la conoscenza delle sacre rappresentazioni, appannaggio degli Iniziati, con l'enigmaticità di eventi soprannaturali. Così, la segretezza misterica venne sostituita da altrettante costruzioni di fantasia, col risultato che le loro rappresentazioni finirono per parodiare solo se stesse.

La segretezza misterica continua a sopravvivere e, nonostante ogni parodia, nel solco di alcune tradizioni d'oriente e d'occidente esiste ancora un Magistero iniziatico. Una summa d'insegnamenti scarsamente divulgati che, velati in forme ermetiche, contengono la testimonianza di un antica cult-ura.

Vi è una netta distinzione da porre tra il Magistero iniziatico e la pratica dell'esoterismo. Infatti, l'esoterismo in sé non è una dottrina né una filosofia, ma solo un metodo di approfondita osservazione e d'analisi. Un modo d'osservare che va appreso mettendo nella giusta prospettiva le caratteristiche soggettive dell' oggetto osservato.

Come per l'esoterismo, anche per definire l'esoterista è necessario prima liberarlo dai significati datigli da un consociativismo fanta-misterico che, aggrappato ad altisonanti etichette, richiama l'immaginario popolare verso miti neotemplisti, neocrociani, neochimisti, neoermetisti o quant'altro faccia da pariglia al trash spiritualista o sapienziale del devozionismo new age.

Anche il più giovane adepto sa, che nulla di nuovo può apparire alla luce del sole se non una maggiore consapevolezza di ciò che già è stato. Ed infine, con quello che resta, si potrà abbozzare un primo profilo dell'esoterista. E non è affatto un gioco di parole affermare che l'esoterista ricerca le verità attuali negli antichi precetti e ritrova gli antichi precetti nelle verità attuali. In altri termini, la dote maggiore del ricercatore esoterico è quella di correlare, scorrendo senza ostacoli il continuum sapienziale che unisce l'arcaico all'antico e l'antico al moderno per poter poi proiettare la propria mente nel possibile scenario futuro.

L'esoterista, profondo, paziente ed attento osservatore, ricerca la comprensione del senso della vita sperimentando più campi speculativi. Da quello scientifico e filosofico a quello umanistico ed analitico, dall'astronomia all'etnologia comparando religioni a sociologia e tradizioni. Approfondisce la comprensione della semantica (significato e forza delle parole), della psicologia e delle psicodinamiche, sia orientali che occidentali.

Con metodo equilibrato l'esoterista si dedica allo studio di ogni espressione del mondo fenomenico, ricercandovi l'attività costruttiva ed intelligente dell'essenza chiamata vita, perché, egli crede che nella matrice di quell'essenza vitale si trovi il punto d'unione di tutti i fenomeni fisici, cosmici e spirituali.

L'esoterista studia le simmetrie delle strutture vitali in ogni rappresentazione fisica, sino a quelle nucleari nelle loro espressioni più sottili. Non manca di addentrarsi nello studio della capacità del pensiero: una forza che dà potere alla parola e che veniva velata nei segni di particolari Mandala ed in altri poco accessibili ideogrammi.

Il punto più alto della ricerca è quello di concepire l'interazione che ogni forma ha, per assonanza, col moto della propria parte metafisica. Inoltre, la pratica esoterica suggerisce al giovane ricercatore che la sua migliore fonte d'informazione si trova nell'estremamente piccolo, perché, essendo speculare all'estremamente grande, ha il vantaggio d'essere più agevole da osservare.

L'esoterista trova e sperimenta su di sé ogni punto della propria ricerca, sia fisico che metafisico. Egli è il laboratorio vivente di sé stesso, perciò, il suo non può che essere un percorso empirico. Questo comporta il vantaggio ma anche il pericolo di crescere in maniera assai sollecita. Con una velocità, sì proporzionale alla profondità della propria ricerca, ma che a volte si rivela eccessiva per la troppo malleabile struttura mentale d'un neofito. E quando il giovane ricercatore giunge a formare una visione sapiente, consapevole ma distaccata di una idea, è pronto per l'uso del suo primo strumento d'osservazione e verrà introdotto all'arte di visualizzare ogni forma pensata. Visualizzare, in questo caso significa osservare ogni realtà oggettiva (anche un uomo) nella sua dimensione soggettiva così che, ogni soggetto, sia considerato contemporaneamente sia nella sua dimensione esterna che in quella interiore. Il risultato sarà quello di percepire una realtà in sé, con una visione non più mediata dalle aspettative, dai desideri e dalle passioni individuali. Una visione che, seppure si soffermi sulla superficie dell'oggetto speculativo resta, però, distaccata, evitando l'intrusione di quegli elementi personali, che immancabilmente finiscono per influenzare le capacità del comune senso di giudizio.

La ricerca esoterica aiuta a svelare anche nei miti e nei sogni popolari i sentimenti che hanno spinto molti uomini a crearli, sino a fargli assumere un ruolo di guida delle emozioni e dei propri ideali. E scoprire cosa ha spinto parte dell'umanità a fondare le proprie culture su miti e leggende tra le prime verità rivelate dall'esoterismo. Questo porterà il ricercatore verso un doppio quesito: risolvere il senso della vita e quello dell'esistenza. Per dare senso alla vita, alla propria vita, il ricercatore potrà trovare vantaggioso applicare il risvolto esoterico della psicologia, mentre, per svolgere il secondo quesito, quello sul senso dell'esistenza, gli potrà essere utile conoscere il risvolto esoterico della filosofia.*

__________

* Il senso della vita ed il senso dell'esistenza racchiudono i significati di forma e di sostanza. Molto si è discusso sul senso della vita e molto ancora se ne discuterà. Per l'iniziato però, così è riferito, il problema non sussiste, in quanto non esiste uno specifico “senso della vita”. Il senso della vita è quello che gli dà l'uomo, che ne è il regista, attore ed autore d'ogni sua scelta. Il senso della vita, quindi, è uno psicodramma che appartiene all'uomo che ne determina le forme, i colori e le tonalità emotive. Ma se il senso della vita appartiene all'uomo è lui ad appartenere all'esistenza. E se l'uomo sceglie anche incoscientemente il senso da dare alla propria vita egli non sa di essere uno strumento inconsapevole dell'esistenza che lo anima per i propri fini. Il senso dell'esistenza esiste, ma è posto in termini di tempo e di spazio talmente dilatati per una percezione individuale e passeggera da apparirgli una pura astrazione. Un concetto infinito ed eterno.

Ma l'Iniziato può raggiungere una dilatazione della propria percettività cosciente tale, da riprodurre quei termini sino a percepire la relazione tra sé come entità momentanea ed il contesto di un eterno mutare, dove tutto si muove per evolversi e non per sparire. La relatività del proprio microcosmo può rendere più prossima all'iniziato, la percezione del modello macrocosmico. Ed in questa percezione la dimensione di tempo e non-tempo s'intersecano, si fondono e si annullano fino a formare un terzo punto di vista, paradossale per la ragione, che è il senso di immensa staticità e d'immobilità in moto, che i mistici chiamano beatitudine o nirvana. Ma anche questa, però, è ancora un'illusione. Un ultimo e supremo miraggio percettivo, che l'iniziato deve frantumare per proseguire nel proprio cammino verso la libertà.

 

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