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Ripley Scrowle: Ripley Scrowle - Parte 1
Argomento:Alchimia

AlchimiaIntroduzione - Il Démiurgo nel suo mondo

Pietra miliare dell’iconografia alkemica inglese ed europea del XV sec., il R.S. comprende una serie di manoscritti più volte ripresi e pubblicati da vari autori, questa versione del XVI sec. è stata giudicata da molti la più interessante ed esaustiva.

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Ripley Scrowle - Parte 1

a cura di Giuseppe Barbone

prodotto per Esonet.it


Introduzione - 1. Il Démiurgo nel suo mondo - 2. Il fuoco segreto - 3. L'ermafrodito come privatio boni - 4. L'Adech - 5. La Trinità - 6. Versetti di Ripley Scrowle - 7. Il padre ed il figlio

 

Allegati: The Worke of Richard Carpenter - Versi Emblematici di Scrowle - Flos Florum, (alias Visio Mystica, Villanova, brano) - Aurora consurgens (brano): Seconda Parabola, - Sull'Elisir, (pseudo Pearce the Monk, estratto)

Introduzione

Il Ripley Scrowle [RS] è uno dei fiori all'Occhiello dell'iconografia alchemica del XV secolo, allo stesso livello del Libro della Santa Trinità [alias Pandora, Reusner] o dell'Aurora Consurgens. Di lui si contano numerose versioni, non meno di venti, di cui una, datata XV e XVI secolo, così come altri esemplari datati XVII secolo. Peraltro, hanno prevalso due tipi di simbolismi, diciassette manoscritti di una serie e quattro manoscritti di un'altra serie. Si rilevano nei testi ancora delle disparità. In questo esemplare del XVI secolo, assolutamente magnifico, il quale esalta, i famosi Versi belonging to emblematic scrowle, ci sono anche altri testi che non appaiono nel Theatrum Chemicum Britannicum di Elias Ashmole [si tratta della prima serie di filatteri che incorniciano la bocca dell'athanor]. Le versioni successive perdono come al solito, lo spirito delle prime pitture eseguite nel 1718, di Davide Beuther.

È a George Ripley quindi, che dobbiamo il Compound of Alchymy [Dodici Porte, 1471], al quale vengono attribuiti gli scritti che riportiamo in questo volume. Alcuni [cf. Van Lennep, Alchimia, pp. 91-94] sono conservati al British Museum di storia naturale [Add 32621 ed Add. 5025], altri si trovano al Princeton University Library [93, XVI], ed al Fitzwilliam Museum di storia naturale di Cambridge [276] ed altri ancora ancora ad Oxford Bodleian Library [I - 2974]. In uno degli esemplari, che fanno parte della collezione Mellon [MS 41], del 157, si trova una Visione mistica di Arnaldo da Villenova. Aggiungiamo che Jung ha lavorato su questo manoscritto partendo dai rotoli del British Museum di storia naturale [MS Add. 5025 Psicologia ed Alchimia, trad. Buchet-Chastel, p. 619]. Questi rotoli alchemici sono associati al nome di Giorgio Ripley in quanto contengono alcuni versetti delle sue opere, compilate da Elias Ashmole nel Theatrum Chemicum Britannicum [questo non ci sorprende, poiché Ashmole possedeva due esemplari del RS, attualmente alla Bodleian Library]. Fra questi versi qui sono anche numerose pagine di G. Van Lennep [Alchimia, Dervy, 1985] che aveva censito venti esemplari del RS di cui ecco l'elenco:

1 - Oxford, Bodleian Library, Ms. Bodley Rolls 1 – verso la metà del XV secolo con ritocchi fatti nel XVI secolo - pergamena, 570 x 59 cm - provenienza: W.Dun nel 1605 [Alexander J.J., Illuminated Manuscripts in the Bodleian Library, Oxford, 1973, vol. III, p. 88 (n°1018) - Craster H.H, Ha summary catalogo of Western Manuscripts in the Bodleian Library at Oxford, 1922, vol. II, p. 559 (n° 2974)].
2 - Cambridge, Fitzwilliam, Museo di storia naturale, Ms. 276 - prima metà del XVI secolo - carta, 671 x 57 cm - provenienza: arcivescovo W.Sancroft (1617-1693). [Wormald, F., Giles P.M, Ha descrizione nel catalogo of the Additionnal Illuminated Manuscripts in the Fitzwilliam Museo di storia naturale, Cambridge, 1982, vol. I, pp. 229-234].
3 - Oxford, Bodleian Library, Ashmole Rolls 54 - metà del XVI secolo - carta, 518 x 54, 6 cm - provenienza: E. Ashmole [Black W.H, Catalogo of the Manuscripts bequeated in the University of Oxford by Elias Ashmole... Oxford, 1845, collo. 1486, n° 1771].
4 - San Marino (California), Huntington Library, Ms HM 30313 - seconda metà del XVI secolo - pergamena, 304 x 39 cm provenienza Sotheby, 9 dec 1958 (lotto 42) [guida Medievale e Rinascimento manuscripts] - si tratta del MS. di cui parliamo in questa sezione.
5 - New Haven, Yale University Library, Ms Beinecke alchemical 41, del 1570 circa- carta, 585, 5 x 54 cm - provenienza Christie, 1904/HP Kraus libraio a New York [Witten L.C, Pachella R., Alchemy and the Occult - catalogo di libri e manoscritti provenienti dalla collezione di Paul and Mary Mellon, dati alla:Yale Unversity Library, vol. III, New Haven, 1977, pp. 271-288.
6 - Princeton University Library, Ms 93 fine del XVI secolo - velina, 544 x 53 cm provenienza H P Kraus libraio a Londra, scritto del 1957 [Handford J.H, Ha sixteenth-century Scroll of alchemical Emblems, in, : Princeton University Library Chronicle, 1958, vol. XIX, pp. 20-202, catalogato nell'esposizione: Suclar Spirit: Life and ars at the end of   the Middle Âgés, the Cloisters, New-York, 26 marzo - 3 giugno 1975, n° 216].
7 - Oxford, Bodleian Library, Ashmole Rolls 52 - fine del XVI secolo, carta, 597 X 54, 5 cm - provenienza E. Ashmole [Pächt O., Alexander J.J, lo indica come una copia di un ms. del XV].
8 - Londra, British Library, Ms Add 32621 XVI secolo velina, 442 x 48, 2 cm provenienza sconosciuta [catalogato fra i manoscritti del British Museum di storia naturale, 1882-1887 (1889), p. 163].
9 - Londra, Welcome Historical Medico Library, Ms 692 - inizio del XVII secolo - carta, 328 x 40 cm provenienza Sotheby 4 agosto 1911 (lotto 1077) [Moorat S.p.A., Catalogo of western manuscripts:Medicina e Scienza nella Wellcome Historical Medical Library - Mss scritto nel 1650 circa A.D Londra, 1962, p. 512].
10 - Londra, ibid, Ms 693 versi 1600 - carta, 343 x 38, 5 cm - provenienza W. Paston conte di Yarmouth (1652 - 1732, Sotheby 1 maggio 1897, vendita Ashburnham, [idem].
11 - Oxford, Bodleian Library, Ashmole Rolls 53 - verso 1600 carta, 597 x 54, 6 cm - provenienza E. Ashmole [Pächt O., Alexander J.J., Illuminated manuscripts in the Bodleian Library, Oxford, 1973, vol. III, p. 88 (n° 1018) p. 104].
12 - Oxford, ibid, Ashmole Rolls 40 - inizio del XVII secolo - carta, 487, 7 x 35, 6 cm provenienza E. Ashmole [ibid, p. 105].
13 - Edinburgo, Reale Collegio of Physicians, Erskine Roll - provenienza conte di Cromarty 1707 [Moncrieff W., account of an alchemical Roll..., in: Proceedings of the society of antiquaries of Scotland, 1876, vol. XI, pp. 561-575. Dà la descrizione completa del ms. salvo supporti e dimensioni].
14 - Londra, British Library, Ms Add 5025 - XV secolo (?) (1) carta, 160 x 21 cm - (2) carta, 134 x 21 cm - (3) carta, 147 x 21 cm - (4) carta, 137 x 21 cm.
15 - Londra, British Library, Ms Sloane 2523B – XVI sec. carta, 592 x 46 cm provenienza Hans Sloane che l'acquistò nel 1725.
16 - Londra, ibid, Ms Sloane 2524A XVI sec. - carta, 277 X 46 cm - provenienza idem;
17 - localizzazione sconosciuta Ms venduto da Sotheby, vendita C. W. Dyson Perrins, 29 nov 1960 (lotto 147)

 

1






























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5

 

1 - Il démiurgo nel suo mondo

Il Ripley Scrowle si divide in quattro sottotemi. La parte superiore mostra il genio ed i luoghi che si possono identificare con l'artista o con il Démiurgo creatore. Innanzitutto, un filattero ci spiega dove è possibile leggerlo

 

(1) EST : LAPIS : OCCVLTVS : SECRETO : FONTE : SEPVLTVS : FERMENTVM :VARIAT : LAPIDEM : QVI : CVNCTA : COLORAT

 

Che vuol dire: “La pietra misteriosa è seppellita in una sorgente segreta. Il fermento diversifica la pietra che colora tutto”. Non bisogna attribuire a questi versi più di quanto dicono: ci pare di capire che si tratta più di una massima che di una raccomandazione per il laboratorio. La traduzione potrebbe forse contenere qualche errore. Questo testo si trova in uno dei MS. della Mellon collezione:

Mellon Collezione, Yale University Library MS. 28.
56 fogli. Dimensione fogli, 148x102mm. 16th Century [c. 1525.]
1. John Dastin. Rosarius philosophorum [compreso prologo.]
2. Gli Elementi sono quattro... [. With a diagram and direction for mixing pigmenti.]
3. Ermes ora Merlino ora Rasis. Laudibile sanctum, ora Gemma salutaris [versione in 83 (79) versi.]

Si tratta del testo n° 2: Elementa sunt quattuor.... figura del foglio. 9v., 22:

“Est lapis occultus secerno fusione sepultus | Rupibus ex mundis consurgens rercus undis... [. Ends f. 44r, 25:] Undique candescat e candida tota nitescat | Candida tunc venas faciet candore serenas |”

Questo MS. proviene dal nord Italia, forse da Bologna, ed è stato composto verso il 1525. Si suppone che debba molto alla scuola di Christopher Schlich dell'università di Bologna. Tuttavia, queste stesse parole si ritrovano nel MS. Sloane 2327 del British Library, al f. 22 intitolato: Merlin, alchemical versae. Li si ritrova ancora nell'Artis Auriferae, vol. II, p. 369:

“Sed quocunque nomine nominetur, semper tamen è unus ed idem, e di eodem. Unde Merculinus: È lapislazzuli occultus, ed in imo fusione sepultus, / Vilis ed eiectus, fimo vel stercore tectus.”

nel Rosarium philosophorum [citazione di Merculinus]:

“È la pietra nascosta, seppellita in fondo alla fontana, rigettata sulle strade, nel letame, ricoperta di escrementi.” [Del nostro Mercurio che è il Leone verde che divora il sole]

Si trovano similmente gli stessi propositi nel Desiderio Desiderato, attribuito allo pseudo Flamel:

“Morien dice su questo argomento: c'è una Pietra occulta, nascosta e seppellita nella parte più profonda di una Fontana meschina, abietta, poco stimata, è coperta di fango e di escrementi; qualunque cosa essa sia, non è che una e gli si dà ogni tipo di nomi”

Abbiamo buoni motivi di pensare che Merculinus sia un anagramma di Morienus.

[Vedere peraltro: D. Waley Singer, Catalogue of Latino and Vernacular Manuscripts in Armasse Britain and Ireland, dating from before the XVIth Century, Bruxelles 1928-31 (Unione Accademica Internazionale). 793.i, VIII, XVII; L. Thorndike - P. Kibre, Catalogue of Incipits of Mediaeval Scientific Writings in Latino, Cambridge, Mass.) 1963 511, 580]

 

Sotto il filattero il nostro alchimista contempla con aria beata un pellicano che contiene otto mandala dove sono dipinte delle scene alchemiche, in queste pitture si rilevano delle anticipazioni del Giardino ermetico spagirico di Stolcius. Queste scene, dove si distingue costantemente un matras, si legano anche alle pitture del Donum Dei. Già, una domanda si pone, nella misura in cui si osservano gli otto mandala, mentre la logica avrebbe voluto che se ne vedano sette. La versione anteriore del British Museum di storia naturale mostra effettivamente, solamente sette mandala, l'intruso è stato trovato facilmente. Si tratta del mandala dove si distingue l'albero filosofico. Questi otto mandala sono posti intorno ad un rota; è facile constatare che, precisamente, il nostro mandala eccedente non è legato all'elemento centrale - manifestamente vitale - della ruota celeste, ma che è stato innestato - innestato potrebbe aggiungersi - per mezzo di un piccolo filattero appeso all'anello della rota. Non ci sono dunque - stricto sensu - che sette mandala che devono corrispondere evidentemente ai sette metalli conosciuti dagli Antichi ed ai sette pianeti del mondo di Tolomeo. Questi sette cerchi planetari sono legati dalle catene solide ad un libro chiuso e muto - Mutus Liber - che Senior ed Adolphus contemplano e si sforzano di aprire, cercando di localizzare l'artificio che permette così di accedere all'umido radicale dei metalli [cf. il nostro umido radicale metallico]. Perché è un maestro ed un discepolo che bisogna vedere nel centro della ruota. Sono in ciò simili a tanti altri che si vedono, per esempio, nell'Azoth, attribuito a Basilio Valentino [dove Fulcanelli vedeva l'influenza di Senior Zadith, uno dei vecchi autori più influenti, cf. Myst. Cath] o in una delle illustrazioni del Theatrum Chemicum Britannicum. EN TO PAN, tale potrebbe essere il motto che riassume questa massa di catene intrecciate, dove solo il medaglione dell'albero filosofico riguarda un grado di libertà.... Notiamo che la versione, più tardiva, di Beuther, è a questo punto difettosa, in quanto l'albero è ridotto alla porzione congruente: la coppia alchemica ha preso la parte anteriore [ricordandoci una delle Dodici Chiavi di Basile Valentin]. J. Van Lennep vede nel nostro démiurgo:

“... un adepto vestito con un abito religioso, probabilmente Ripley che presenta un grande vaso (pellicano, che contiene diverse figure, ). “ [Alchimia, Dervy, 1985, p. 94]

Sembra, come è stato detto, che rischia di allargare questa visione a quella di un démiurgo allargata   forse a Yhavé, di cui parla Jung nella sua Risposta a Job [Buchet Chastel, trad. 1964]. Infatti, saremmo portati a vedere che le due versioni sono mischiate, una che ci mostra un carattere gnostico, l'altra al contrario, ci rinvia alla figura del secondo Adamo [Passio Christi] dove, per la prima volta nell'umanità, facendo fede a ciò che pensa Jung, il logos si incarna per subire poi la crocifissione.

 

Ritorniamo un istante sulla leggenda dalla ruota centrale: CORPUS. SPIRITUS. ANIMA. Sono i tre principi elementari i cui simboli sono: - - . La catena è rappresentata dal . I medaglioni sono legati al libro nel seguente modo: in alto tre legami raffigurano la Trinità; in basso quattro legami raffigurano il quaternario. Esaminiamo il medaglione dell'albero filosofico:

médaglione dell'albero alchemico
Spiritus Anima Corpus

 

La coppia alchemica in atteggiamento di preghiera si prepara a subire lo scioglimento, a sinistra una dea batte con un mazzuolo [un merlino] sulla ; idem a destra per il . Si legge: LÉO. RUBENS. VIRIDIS. La   è circondata da due leoni: il leone verde ed il leone rosso. A destra, si distingue un grifone. Vicino all'albero, un'aquila che indica l'operazione che l'artista deve condurre:   la dissoluzione o scioglimento, complementare della sublimazione. Ricordiamo che queste due operazioni si confondono - infine - nella congiunzione. Sull'albero, vediamo l'Aurora consurgens e Mylius, Philosophia Reformata. Van Lennep aggiunge:

“Il fatto che siano le teste ad essere prese di mira costituisce l'elemento simbolico più interessante. Ricorda probabilmente che, presso gli alchimisti gréco-egiziani, la testa era considerata come il ricettacolo della pietra filosofale. “ [Alchimia, op. cit., p. 428]

Riflessione molto giusta che attira due ordini di commenti. Inizialmente, l'iconografia conferma questa importanza, se si pensa a due acquerelli dell'Aurora consurgens [n° XXV e soprattutto XXXII dove si vede l'operazione del trapano] ed all'emblema XXIII dell'Atalanta fugiens [Héphaistos, mentre spacca il cranio di Zeus, da dove esce poi Pallas Atena].

Si intuiscono delle ricadute sul piano psicologico, la prima intravista da Gerhard Dorneus, il principale studioso di Paracelso [vedere M.L von Franz, l'immaginazione attiva e tutti i lavori di Jung riguardo l'alchimia dove Dorn è spesso citato]. Il frangente, riguardo a Zeus, ci sembra particolarmente giusto, poiché abbiamo stabilito nell'Aurora consurgens II, che la   presenta degli stretti rapporti col fenomeno di proiezione [l'individuazione].

 

Gli altri medaglioni di destra riprendono delle scene che si riferiscono al nigredo ed alla solutio:

solutio

The soule for sooth is his sulpher not burninge

nigredo

A calido & humido primo ex illis pasce quoniam debilis sum

nigredo

& leniter digestus animatus sum exalta me grassioribus

Questi medaglioni sembrano formare una cronologia. In partenza, il matras è chiuso ermeticamente;   e   vengono messi in coction prolungata [solutio]. Gli spiriti si alzano dai corpi morti [cf. Donum Dei e Rosarium philosophorum]. Van Lennep scrive:

“Vediamo nel recipiente la coppia alchemica coricata nelle fiamme. Potrebbe trattarsi della nascita di Eva estratta da una costola di Adamo.” [Alchimia, p. 428]

Non vediamo in che cosa potrebbe esserci il riferimento alla nascita di Eva, poiché il recipiente contiene già i corpi; vedremmo piuttosto l'equivalente della figura 5 o della figura 6 del Rosarium philosophorum che annuncia la congiunzione dei principi per mezzo del loro scioglimento [putrefazione]. D'altra parte, a seguito di manipolazioni dei testi biblici, sembra che Eva sia stata creata accanto ad Adamo, e non da una sua costola, converrete che se questo fosse vero, darebbe un nuovo aspetto al vecchio Testamento.... Del resto, sembra che è durante il sonno di Adamo, mentre stà sognando, che Eva viene creata dal nulla. Da qui l'assimilazione dello spirito [animus] con l'uomo e quella dell'anima [anima] con la donna [vedere Jung, Commento al mistero del Fiore d'oro].

Si adatta poi un aggeggio sulla cima del matras che permette di estrarre l'anima dei metalli morti e di raccoglierla per sublimazione nelle fiale sigillate del sigillo vetroso di Ermes [nigredo 1]; nello stesso tempo, lo spirito a forma di colomba, esce dal recipiente;troveremo più avanti l'anima e lo spirito nella quadratura del cerchio. Poi, l'anima e lo spirito vengono messi da parte mentre si adatta una delle fiale nella parte alta della cornuta: si tratta dell'esaltazione del Mercurio, infatti possono essere solamente delle parti supplementari del   che vengono aggiunte al contenuto del recipiente. Questi medaglioni sono da accostare a quelli del Donum Dei di cui esistono parecchie versioni [vedere incisioni, particolarmente la versione di Mylius, VI e IX]. Notiamo che queste operazioni non corrispondono veramente ai processi operatori molto determinati: si tratta di pure sintesi mentali. Il contenuto degli altri vasi viene rimesso in circolo così come sembrano mostrarci gli altri medaglioni; l'albedo segue al nigredo.

nigredo

Exalta sepera subtilia me ut possim reducere ad simplex

 

albedo

Sitio (Scicio) deficio pota me me albifica

 

albedo

Vidui sumus & a domo propria elongatenos ad secundo nos ipsum reducere ut corpus nos amplectator & nobis fiat amicabile

 

Il processo in corso chiaramente definito è quello del réincrudation [equivalente all'individuazione di Jung, cf. Aurora consurgens I e II]. Le incisioni del Rosarium Philosophorum ci permettono di analizzare finemente questa operazione [cf. Jung, Psicologia del Trasferimento, trad. Albin Michel, 1980]. A sinistra, l'ultimo medaglione del nigredo: il contenuto di uno dei matras [probabilmente della rugiada di maggio o spirito astrale] è stato aggiunto al recipiente e si vede il   che si anima. Al centro, il medaglione dell'albedo si riferisce alla rinascita: questo avviene prima che Diana nasca dalla Terra. I mitografi dicono che qui, Latone, giungendo a Délos, partorisce subito   Artémis e poi Apollo. Segnaliamo che il testo che cinge i medaglioni è stato probabilmente manipolato; si conoscono numerose varianti, particolarmente nel RS di Cambridge [Wormald e Giles] e di Edinburgo [Moncrieff], vedere Van Lennep [Alchimia, pp. 428 e 430; “grossioribus” sembra indicare la moltiplicazione].

 

rubigo

Leniter cum igne amicabili fac ut aliqua violentia nos superare non possit

 

È ciò che vediamo nel settimo medaglione che corrisponde alla nascita del (Basilico) o al Cristo in gloria nel «Retable d'Issenheim». Ritorniamo su un simbolo dello Zolfo che viene spesso utilizzato in alchimia: il rospo. Di questo animale troviamo parecchie rappresentazioni nell'iconografia, per esempio nel Symbola Aureae Mensae di Maier o ancora nel Mercurius Redivivus di Samuel Norton [cf. Aurora consurgens I]. Si può citare ancora l'emblema V dell'Atalanta fugiens. Sebbene viva lontano dalla , il rospo è descritto come un batraciano chthonien . Ma ha la sua tana in una terra fangosa, contraddistinta dalla corruzione e da dove salgono delle emanazioni solforose che lasciano pochi dubbi sulla sua origine plutoniana e primitiva. Perciò l'emblema V dell'Atalante fuggitivo scatena involontariamente qualche spavento, davanti a questa visione surrealistica -ancora - di un rospo che succhia il seno di una Vergine [abbiamo già visto un'immagine tanto sordida:li rivediamo abbeverarsi ai seni della Vergine, nell'Aurora consurgens, figura VIII]. Nel caso in questione, il seno è sostituito da un matras, da dove esce qualche liquido nutritivo che ricorda l'aqua permanens o Latte di Vergine [cf. Turba, Di Chemia di Senior ed Artephius]. Norton pone il rospo alle radici dell'albero;noterete che qui è il primo simbolo che l'artista démiurgo vede. È fondamentale vedere che la corruzione serve alla base della grande opera nel piccolo mondo degli alchimisti, come quello che avviene nel nostro mondo materiale, disabitato dallo spirituale. È precisamente il punto di collegamento che può essere trovato tra le alchimie secolari [presa a torto per una proto-chimia elementare, quella che Jung ha sempre avuto parimenti in mente, visione peraltro molto diversa da quella, dell'adepto Fulcanelli] e la filosofia della nostra epoca: ridare un senso allo spirituale. Pensiamo che la lettura di Risposta a Job [Jung, trad. Buchet-Chastel] può contribuire utilmente all'analisi di questo aspetto, tutt'insieme malinconico, perspicace e disilluso, dell'artista che può iniziare la sua opera senza poter controllare l'elemento principale:  . Infatti il tempo gli scappa e col tempo anche la misura; è la ragione per la quale i testi concordano sul fatto che se il peso dell'arte è conosciuto dall'alchimista, il peso di natura gli scappa per definizione. È ciò che separa dallo spirituale   il temporale . Il solo mezzo di ovviare a questa impossibilità è di provocare un conflitto tra questi due grandi nemici: lo spazio ed il tempo. L'alchimia trova questo mezzo nell'arcano del fuoco o . Terminiamo questo primo punto con il motto che scorre sui due rami del vaso distillatore o pellicano:

 

(2) YE : MVST : MAKE : WATER : OF : YE : EARTH : & : EARTH : OF : YE : AYRE : & : AYRE : OF : YE : FYER : & : FYER : OF : YE : EARTH :

 

L'allusione è fatta alla ronda degli elementi: si deve fare dell'acqua con la Terra; della Terra con l'aria; dell'aria dal Fuoco e del Fuoco dalla Terra. Cosa conosciuta dai più vecchi filosofi greci [cf. idea alchemica, V. Vedere sopra il seguito del testo del MS. Mellon: “Elementa sunt quattuor...” che ricorda una frase di Seneca]. L'autore si è ispirato forse all'inizio dell'Up on the Elisir dello pseudo Pearce the Monk [vedere infra]:

Abbiamo qui una nuova versione del serpente Ouroboros, con l'idea di un'incessante circolazione che ricorda dei movimenti convenzionali nella materia pastosa del Mercurio. Questo pellicano che si associa al vaso di natura, viene immerso dal démiurgo in un fornello celeste dove si può leggere, alla sua base:

 

(3) HERE : IS : YE : LAST : OF : YE : WHITE : STONE : & : YE : BEGINNING : OF : YE : RED : STONE

 

che si traduce con: «È la fine della pietra bianca e l'inizio della pietra rossa”, che bisogna intendere dell'elisir. Sul bordo del crogiolo, si legge ancora:

 

(4) : blacke : Sea : ye : blacke luna ... blacke sea ye blacke soll :

 

allusione al mare nero dove vengono a sciogliersi la   ed il    dei filosofi. Più in basso, che incornicia l'entrata arroventata del fornello, troviamo questo testo (5), su quattro colonne:

 

Of the Sonne take the light
The Red gum that is so bright
And of the Moone do also
The which gum they both trowe
The philosophers Sulphur vive
This I call it without strife
Kybright* and Kebright it is called also
And other names many more
Of them draw a white tincture
And make of them a marriage pure

Between the husband and the wife
Espowsed with the water of life
But of this water thou must beware
Or else thy work will be full bare
 It must be made of his own kind
 Mark thou now in thy mind
Acetum** of philosophers men call this
A water abiding so it is
The maidens milk of the dew
That all the work doth renew

The Spirit of life it is called also
And other names many more
The which causeth our generation
Betwixt the man and the woman
Soe looke thou no division
Be there in the coniantion
Of the Moone and of the Sonne
After the marriage is begun
And all the while they be a wedding
Give him to her drinking
Acetum that is good and fine
Better to them then any wine

Now when this marriage is done
Philosophers call this a stone
The which hath great nature
To bring a stone that is pure
Soe he have kindly nourishing
Perfect heate & decoction
But in the Matrix when they be put
Looke never the vessel be unshut
Till they have ingendred a stone
In all the world is not such a one

* strife Kybright: - leggiamo senza menzogna e con verità.
** Acetum: spirito caustico o Mercurio della via comune; si tratta di Tifone -

__________

Dal sole prendete la luce,

La gomma rossa che è così splendente,

E della Luna fatta anche,

Della quale gomma tutti due sono ornati,

Lo Zolfo filosofico vivo,

Così si chiama senza menzogna,

Li si chiama tanto Re e Regina,

O con parecchi altri nomi,

Da essi si estrae la tintura bianca,

E fa di essi un matrimonio puro, Tra lo sposo e la sposa,

Sposati dall'acqua della vita,

Ma da questa acqua dovete stare attenti,

Perchè diversamente il vostro lavoro andrà perduto,

Deve essere fatta del loro stesso genere,

Custoditela bene nello spirito,

Gli uomini lo chiamano l'Acetum dei filosofi,

È un'acqua permanente,

Il latte di vergine della rugiada,

Al quale l'opera deve tutto il suo rinnovarsi, lo Si chiama anche lo spirito della vita,

E con molti altri nomi,

Egli provoca la generazione,

Tra l'uomo e la donna,

Ma osservate che non ci sia divisione,

Nella congiunzione,

Della Luna e del Sole,

Appena il matrimonio è cominciato

E mentre si congiungono in matrimonio,

Date da bere al maschio ed alla femmina,

Acetum buono e fine,

Per loro migliore che ogni vino,

Poi quando questo matrimonio è consumato,

Il Filosofo lo chiama la pietra,

La quale ha grande natura,

Portare una pietra che è così pura,

Che ha nutrito pazientemente,

Caldo perfetto e decozione,

Ma quando viene messa nella matrice,

Non lasciate mai il vaso aperto,

Finché la pietra sia generata,

In nessuna parte del mondo c'è una pietra simile

 

Si tratta di una parabola sullo Zolfo rosso sciolto o sulphur . Questo testo è attribuito a Richard Carpenter e figura in Ashmole [Theatrum Chemicum Britannicum, pp. 275-277]. Van Lennep segnala che gli esemplari di Oxford e di Yale portano questo testo ma omettono l'esemplare della Huntington Library. Ecco il testo:

 

(5) THE WORKE OF RICH: CARPENTER.

 

275
F Titan Magnasia take the cler light,
The rede Gumme that ys so bryght,
Of Philosofris the Sulfer vife,
I called Gold wythouten stryfe:
Of hem drawe owte a Tincture,
And make a matrymony pure:
Betweene the husband and the wyfe,
I spoused wyth the Water of lyfe:
And so that none dyvysion
Be there, in the conjenccion
Of the Moone and of the Sonne,
After the marriage ys begonne;
And that Mercury the planete,
On loes make hem fo to mete:
That eyder wyth oder be joyned even,
As a Stone engendered sente down fro heven;
Of hem make water clere rennynge,
As any Chrystall bryght schynynge.
Drawen out of bodyes fyxed,
By Nature prively mixed
Within a vessal depured clene,
Of Philosofris bright and schene;
Beware the Fume escape the nowght,
And alleso marked well in thy thowght;
That of the Fire the quallitee,
Equal to Phebez bemes be;
In the moneth of June and Jule,
Understand me be not dulle;

276
For thou schalt see marveles grete,
Colures spring oute of the heate:
Fyrste Blakke and Whyte, and so Redde,
And after Setryne wythouten drede:
And so wythin howres thre,
That Stone schall thorowe perced be
Wyth Aier that schall upon hym lyght,
The wych ys a wonder syght:
Whenne the spiryt ys refreyned,
And wyth the Bodie so constrayned,
That hem asounder maye nothyng parte,
So Nature hem doth there so coart,
In matrise whenne they both ben knyte,
Lett never thy Vessel be unshytte;
Tyl thys ingendred have a stone,
That in thys world ys not suche on:
For hyt ys called Anymal,
Richer then the Mineral.
Wyche ys founden in every plase,
Who foundeth hyt myght have grase:
In the and me and over alle
Both Vegetables and Sophisticall:
On Hilles hye and Valeys lowe,
He groweth who cowde hyt know,
Take thys for an informacion,
In Caryt and in Proporcion,
Lyth alle who so coude seke oute,
In Bus and Nubi ys alle the doute:
He that puttes hemself in pres,
To Genis and to Species:
Qualitas and every Quantite,
To mane a man hyt wol not be,
To brynge about thys treseur,
I mene owre Stone of such valour;

277
And yet who coude well understonde,
May fynde hit redy at hys honde:
For Fowles that in the Ayre done flee,
And also Fisches in the See:
The moyster of the rede Grape
And of the Whyte, who coud hym take:
Vertues of Erbes vegetyff,
And soules of Bestes sensytyff:
Reysons of Angels that doth discerne,
Goude and Yeul Man to governe,
All bryngs to thyn house
Thys Noble Ston so precious,
And Soverente of alle thys Werke,
Both to Lewd and to Clerke:
This lyth alle by discrecion,
In Fyre, and in Decoccion:
The craft recordeth yif he can rede,
How all and sume who shal spede;
In Bokes eler as ye maye see,
Stat in Ignis regimine:
To brynge fosth at my devys,
Thys ryche Rubye, thys Ston of prys:
Harde hevy and percyng,
Now ys thys a wonder thyng:
I coude never suche on a spye;
Save that I finde howe on Marie:
Fyrst found hyt wythouten lese,
The wyche was suster to Moysez:
But who hyt be be that schall hyt werke,
Let hem not begenn in the derke:
For he mai fayle for faute of lyght,
But the Sunne schyne full bright:
Advyse the well er thow begene,
Or else lytel schalt thow wynne.

 

L'autore ha preso i primi sette versi che troviamo nella prima colonna, poi ne ha preso altri quattro che si trovano nella terza colonna. Il resto dei Versi di Carpenter non sono stati rinvenuti. Si evidenzia peraltro un'influenza dei Versi placed before Pearce the Black Monk, upon the Elisir [vedere Theatrum Chemicum Britannicum, pp. 427-430] vediamo ora l'articolo Kibrith del Dizionario mytho-ermetico di Pernety:

 

Kibrich o Kibrith. Termine di Scienza Ermetica di cui si sono serviti alcuni Chymisti per significare lo zolfo filosofico.

È possibile vedere, più precisamente, nel piccolo matras, questa sostanza che permette di ammorbidire i corpi, la cui forma è indicata dalla presenza del rospo. Kibrith è l'equivalente di Gabricius che designa il principio maschio o zolfo [cf. Jung, Psicologia e Religione, p. 194]; in quanto a Maria, si tratta della Profetessa che si dice sorella di Mosé [sic]. Da notare che nel Dialogo fra Marie ed Aros, i termini sono confusi poiché viene menzionato un kibrick bianco ed una calce umida [questo è l'inverso di quello che viene indicato nel testo che esaminiamo]. Questo termine di kibrith è stato ripreso dallo pseudo Flamel nel Desiderio Desiderato. È citato anche nei Versi belonging to an emblematicall scrowle [cf. infra]. Più avanti, l'autore parla del Latte di Vergine o Acetum dei filosofi [aqua viva o aqua permanens]. Infine, si nota l'importanza del sigillo vetroso di Ermes: “Let never the glasse be unshut.”. Il testo differisce un po' da quello che presenta Adam Mc Lean nella sua pagina sul Ripley Scrowle.

 

 
les sept médaillons de la version du Ripley Scrowle de 1588
[MS. Add. 5025, Lübeck - British Museum, Londres]
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i sette medaglioni della versione del Ripley Scrowle del 1588
[MS Add. 5025, Lübeck - British Museum di storia naturale, Londra]

 

Per finire questa parte, presentiamo questo brano della versione di Lübeck del 1588, raffigurato   nella Psicologia ed Alchimia di Jung [trad. Buchet Chastel, p. 566, fig. 251]. Notiamo che il simbolismo è stato ripulito, molto semplificato ed il mandala centrale è sostituito da un tipo di cuore centrale intorno al quale sono stati organizzati i sette stadi del processo alchemico, presentato come una monade. Il primo cartello del RS si conclude con queste parole:

 

(6) Terra stat - Unda lavat - Air purgat - Spiritus intrat

 

Testo che si trova in un trattato attribuito ad Arnaldo da Villanova, l'Epistola fantastica: Alchemia ad Regem Neapolitanum [in Practica Magistri ad quendam Papam, ex libro dicto, Brevarius Librorum Alchemiae, Bibliotheca chemica curiosa, t. I, p. 686]. Allusione, ancora una volta, alla ronda degli elementi: e   legate al . L'acqua è presente sotto due forme: inizialmente l'acqua tifoniana del Mercurio comune, poi l'acqua permanens nella fase che corrisponde alla grande cozione. Bisogna notare che il testo di Villanova Pyr purgat e non Air purgat, che è più logico, dal momento che si tratta dei due elementi del fuoco acquoso o acqua ignea. Lo spirito è onnipresente, legato allo scioglimento. È possibile vedere una migliore espressione nella figura 8 del Rosarium philosophorum. Questo spiritus è ancora co-substanziale al Mercurio, non è del tutto evidente la partecipazione nelle parti delle cose che penetra, come non è evidente la penetrazione di parti di altre cose in lui. “ Si tratta di un processo dinamico!questo è il punto fondamentale. È quanto egli   spiega, cosa che numerosi testi non fanno –sia nello scritto che nel figurato – dando poche spiegazioni su questa fase dell'opera senza che si possa accusare i loro autori di essere “invidiosi”. Come Jung ci ha mostrato, gli alchimisti raggiungevano qui dei limiti puramente concettuali con una descrizione a carattere schiettamente fisica e proiettavano [in modo incosciente] alcuni contenuti della psiche nella materia o, perlomeno, negli stati che la materia adottava, vale a dire nella sua forma. Van Lennep segnala che sulla versione del RS di Yale troviamo:

“... un'iscrizione molto interessante poiché si tratta di una citazione di Arnaldo di Villeneuve che sembra essersi ispirato all'autore del rotolo. Questo alchimista descrive una visione dove gli apparve un vecchio uomo che aveva un libro con pagine d'oro, la quale copertina era ornata da sette sigilli. “ [Alchimia, p. 430]

Abbiamo appena visto che probabilmente l'autore del rotolo sia stato ispirato anche da altri testi di villanova, questa Visione mistica ci ricorda quello che riporta Flamel sulla sua scoperta del Libro di Abramo Juif [vedere Figure Geroglifiche ed Alchimia di Flamel, Dionigi Molinier]; ed anche la visione mistica di Zosimo che Jung analizza nelle sue Radici della Coscienza [pp. 157-166, vedere:Trattato del divino Zosimo sull'arte, ], dove l'eroe addormentato vede in sogno un sacerdote con i capelli bianchi.

 

 

médaillon central aux sept sceaux

 

 

Questo testo di Arnaldo da Villanova sembra essere stato ripreso dal Flos Florum [alias Visio Mystica, Flos Régis, Cathena aurea o Rosarius Arnaldi di Vilanova brevissimus, cit. di Adam McLean] che riportiamo di seguito:

sawe an olde man shyninge and rysinge in brightnes havinge in his hande a booke shutt and sealed with seaven seales, and beholdinge the booke well I perceived the leaves of the booke to be of golde; and the cover and claspes weare silver, on the toppe, whereof was placed a speire ringe of golde rould with silver and in the circumference of the ringe was written this subscription: Sprite: Soule: Bodie . from which ringe seaven sealed chanynes as well of golde as of silver proceadinge, did encompas the whole booke, and by a respect often pursinge the booke, did all againe returne unto the rynge. Whyche olde man being demanded by me what this signified, answered sayinge, the ringe and golden skeine coiled with silver is the Philosophers stone, which in his profunditie is golde and the mayle, and in his manyfeste silver and the female, And howe muche [ ] he is devided in his parte is alwayes the spirite, but the seaven operations which doth encompass the whole maiestry of the stone doe after make it perfect. And the olde man beinge again commanded by me what the inscription of the rynge did signifie, he answered the wryting is miraculus because it brieflie comprehendeth all the secretts of Philosophie, by the Sprite is understood Mercury which subtely entering into the bodie disposeth it into symplicitie, and draweth the Sowle from it, And elivating it upwards into the eayre, beareth it with him...

 

In realtà, questo testo non sarebbe l'opera di Villanova ma le Sette Visioni di Maria la Profetessa dall'opera della Pietra dei Filosofi [anonimo del XVII secolo, Chrysopea, fascicolo IV, 1988]. Tenuto conto della data, questo testo non potrebbe essere originale. L'anziano di cui è riportata anche un'allegoria nel Mercurius senex [vedere alias Azoth Occulta philosophia, operazione del mistero filosofico]. Questi MS. sembrano essere simili a quelli di Vossianus a Leyde [Voss Chym. F. 6 f . 299v - 302; Voss. Chym. Q. 11 f . 117v - 118]. In uno dei forom di Adam McLean, si evidenzia questo interessante intervento di José Rodríguez.

«During the first reunion dedicated to Arnau de Vilanova (Barcelona, 6-8 April 1994) Michela Pereira speaks in a great conference about this early work like an interesting historical date. Today I found references about another alchemist of Montpellier called Pere Arnau de Vilanova who signed his works around 1330-1345 like “Arnau de Vilanova”, “Pere de Vilanova” or “magister Arnau de Vilanova”. He is the author of a “Rosarium Philosophorum” (dated 1336) unpublished with a lot of alchemy recipes. It's described in José Ramón de Luanco. “ La Alquimia en España”, Barcelona, 1897, pp 103-110. Right now I'm working with the treatises of Pere Arnau de Vilanova and I think that he is the real author of the “Liber desflorationis” and not the famous physician from Valencia with very similar name died in 1311.

At the present there is a serious disagreement about the authenticity of all the alchemical corpus attributed to the Spanish physician Arnau de Vilanova. The authenticity of not one of the alchemical works attributed to Arnau can't be guaranteed. Jose Antonio Paniagua (Navarra University), Michael R. McVaugth (University of North Carolina at Chapel Hill) and Luis García Ballester (CSIC, Barcelona) are the best specialists of Arnau's medical and scientific writings and they said that he was not an alchemist. The results of recent research into the alchemical corpus attributed to Arnau are no longer unequivocal. Historians of medieval alchemy promote the view according to which the idea of a “Universal Medicine” which purges body and soul can be integrated with the authentic corpus of Arnau's spiritual writings. Only a systematic codicological study will be able to substantiate or refute this view which contrasts with Arnau's anti- alchemical utterances in his medical treatises.»

 

Per finire osserviamo che questo testo non appartiene al Flos florum che ritroviamo in raccolte come il Theatrum Chemicum o nella Biblioteca chemica curiosa.

 

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