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: Natura e Origini del Male nella Kabbalah Ebraica
Argomento:Studi Biblici

Studi BibliciVengono riportati di alcuni appunti presi anni fa sulla Kabbalah e sulle origini del male… Perché interrogarsi sulla natura e l’origine del male? Molti infatti sostengono che il nostro bisogno di separare luce ed ombra, bene e male non sia che il frutto della cecità che ci impedisce di vedere l’unità celata dietro l’apparente gioco dei contrari…

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Natura e Origini del Male nella Kabbalah Ebraica

di Alessandro Orlandi

Premessa

Riporto qui sotto alcuni appunti presi anni fa sulla Kabbalah [1] e sulle origini del male… Perché interrogarsi sulla natura e l’origine del male? Molti infatti sostengono che il nostro bisogno di separare luce ed ombra, bene e male non sia che il frutto della cecità che ci impedisce di vedere l’unità celata dietro l’apparente gioco dei contrari…

Immaginate allora che sul vascello diretto alla Colchide, accanto a Giasone e agli Argonauti, ci fosse stato anche uno psicoanalista junghiano. Sono certo che questi, durante il viaggio, notando la preoccupazione di Giasone per l’imminente confronto con il drago che custodiva il Vello d’oro, gli avrebbe strizzato l’occhio e avrebbe aggiunto in tono confidenziale, ammiccando dietro gli occhiali d’oro: “Guarda, Giasone, che il Drago non è che una funzione evolutiva del tuo inconscio, è una parte di te, è l’insieme delle inerzie e delle resistenze che opponi al mutamento, è l’Ombra che devi affrontare e integrare, non preoccuparti, il pericolo esiste solo se tu lo vuoi, sei solo vittima del gioco illusorio tra i Contrari, il Drago non è Reale, non farti bloccare dalla Paura!”.

Forse allora Giasone, rassicurato dallo psicoanalista, non si sarebbe mai avvalso dell’aiuto di Medea… ciò non avrebbe reso i denti del drago meno affilati né il drago meno pericoloso, e così il Vello d’oro sarebbe restato appeso all’albero e il drago avrebbe divorato il malaccorto Giasone, che, si dice, avesse preso qualche chilo di troppo durante il viaggio…
Anche a Perseo un altro psicoanalista, accanito lettore di Erich Neumann, avrebbe probabilmente spiegato con voce suadente che Medusa, come ogni altra incarnazione della Madre Negativa, da Lilith a Kali, non è altro che un aspetto della nostra anima, e che il compito di Medusa (e delle sue sorelle) è proprio quello di sottolineare i lati poco evoluti dell’eroe per stimolarlo alla trasformazione e alla crescita, che il Femminile gioca sempre e comunque un ruolo positivo nelle nostre esistenze. Chissà, Perseo, così rassicurato, avrebbe dimenticato di avanzare camminando a ritroso guardando nello scudo lucido e di indossare il mantello che rende invisibili donatogli da Ade, avrebbe fissato Medusa negli occhi in modo sfrontato e fiducioso e a quest’ora sarebbe una delle statue di marmo del “British Museum”, trasformato in pietra dallo sguardo implacabile di Medusa.

Anche un Iniziato o un Maestro potrebbe rispondere in modo simile al neofita suo discepolo che gli chiedesse quale sia l’origine del Male: Solleverebbe il volto ascetico e pensoso dalla minestra di miso e direbbe al discepolo in tono ultimativo: “Bene e Male non sono che illusioni, non sono che Maya”… “Oh Studente della Vita, questa distinzione ebbe origine, secondo i miti induisti, da Brahma che si era specchiato nel gioco di riflessi da lui stesso creato. Così, non preoccuparti, Figlio mio, quando raggiungerai lo stato che gli alchimisti chiamano l’unus mundus, quando avrai integrato il tuo lato oscuro con quello luminoso, il gioco degli Opposti ti apparirà per quello che è: una pura illusione”.
Nel frattempo… cosa vieterebbe all’adepto di trasformarsi in “Jack lo Squartatore”? Di derubare indifesi pensionati? Di dedicarsi alle pratiche della “Golden Dawn” e alla magia sessuale? Di presentarsi alle prossime elezioni? Di disboscare col Napalm interi parchi naturali per costruirvi quartieri residenziali? Di fabbricare infissi in alluminio anodizzato?
Insomma… quanti di noi hanno realizzato la coniunctio oppositorum? Quanti hanno avuto definitivamente ragione della propria Ombra? Quanti possono negare tranquillamente l’esistenza metafisica del Male perché loro sono già oltre ogni distinzione tra Bene e Male?

C’è una trappola tremenda che minaccia chiunque si dedichi con tutto se stesso alla ricerca interiore e ad amplificare alcune costellazioni simboliche… quello di ritenersi già alla fine del cammino prima ancora di averlo intrapreso, quello di illudersi che l’umile e faticoso lavoro di integrazione dell’Ombra possa ridursi a un mero lavoro intellettuale, la tentazione di mettere se stessi al di là del Bene e del Male, disprezzando chi invece combatte delle battaglie, interiori ed esteriori, chi lotta perché il principio luminoso trionfi su quello oscuro (avendo come modello il combattimento senza attaccamento al frutto delle azioni sostenuto da Arjuna nel “Bhagavad Gita”).

Personalmente ho conosciuto moltissimi uomini e donne, affetti da questa luciferina mania di grandezza. Nessuno di loro aveva minimamente trasceso la sua Ombra… e spesso l’illusione di averlo fatto si è risolta in tragedia.
Nell’invocazione templare: “Non nobis domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam”, il dominus in questione non è l’Ego, ma un principio sottile a cui è lecito rivolgersi solo dopo anni di duro lavoro su se stessi. Molti si identificano con la propria ricerca, la divinizzano, e scambiano l’Ego, la maschera-persona, con lo Spirito. L’umiltà richiesta al ricercatore non è una attitudine ipocrita e untuosa consistente nello svilire pubblicamente i propri meriti e grandezze, le mete straordinarie che si ritiene segretamente di avere conseguito, ma consiste nella CONSAPEVOLEZZA di quanto la voce dello Spirito sia sottile e parli solo se e quando si sia fatto assoluto silenzio in noi. E fare silenzio significa non farsi forti delle esperienze passate, non usare le forme-pensiero utilizzate per la propria ricerca come le pietre di una Torre di Babele per scalare il cielo. Simboli, concetti, esperienze, pensieri… tutto deve essere sacrificato per far tacere il dialogo interno. La mia esperienza mi ha mostrato più volte che il Cammino è disseminato di trappole, e che l’Ego è uno straordinario trasformista che spesso indossa il naso finto e ostenta una voce baritonale per fingersi lo Spirito. Insomma, fino a che la condizione di illuminazione non venga conseguita (e allora ci si dedicherà al SILENZIO), è non solo lecito, ma necessario porsi il problema del Male. L’Ombra non si può affrontare né integrare, se non la si vuol vedere né riconoscere per quello che è.

Tuttavia… alle concezioni degli junghiani e dei Maestri frettolosi che ridicolizzavo poco fa si contrappone invece la visione “iranica” e manichea di Bene e Male come inconciliabili, come realtà indipendenti e in perenne conflitto tra loro, Ahriman e Ahura Mazda, Ombra e Luce intese come Materia e Antimateria, che generano Angeli e Demoni che si combattono nei mondi sottili così come in quello materiale. La posizione manichea tende a demonizzare tutto ciò che non sia “al di qua” della linea di demarcazione (arbitrariamente) tracciata tra Luce ed Ombra, ha spesso identificato la Materia e il principio femminile come forze disgreganti, è tendenzialmente portatrice dell’opposto di ciò a cui afferma di aspirare: demonizzando la materia e l’ombra, o addirittura il principio femminile, ci si condanna a una attrazione “satanica” per tutto ciò che si nega e si calpesta, perché si tratta di parti della nostra anima che si “vendicano” dentro di noi. In questo spirito, l’intento con cui ho scritto le note che riporto qui di seguito era quello di una ricerca che mi portasse a comprendere come i kabbalisti abbiano inteso la realtà e l’origine del Male.

* * *

I due principali testi della Kabbalah sono il “Sepher Yetzirath”, o “Libro della Formazione”, scritto secondo la tradizione dallo stesso Abramo e tramandato di generazione in generazione fino a noi (la critica ne colloca la redazione tra il IV e l’VIII secolo dopo Cristo) e lo “Zohar”, o “Libro dello Splendore”, redatto da Moseh De Leon in Spagna, nel XIII secolo. Il “Sepher Yetzirath” conterrebbe secondo alcune leggende gli stessi segreti princìpi con i quali fu creato il mondo, e chi ne comprendesse il senso nascosto acquisirebbe questo potere divino.

In quanto “Ein Sof” (L’Infinito), il Creatore è concepito come “Dio in sé”. La sua prima emanazione è la Volontà. Dice lo “Tikkunei Zohar”, Tikkun 22: “Egli è chiamato Ein Sof internamente e Keter esternamente. Segue il Pensiero (Hokmah)”.
Dio creò il mondo mediante Numero, Numerante e Numerato (oppure Forma, Formante e Formato) secondo 32 vie: 10 Sephirot (emanazioni, sfere, zaffiri) e ventidue lettere fondamentali (le 22 lettere-numeri dell’alfabeto ebraico). Le 22 lettere erano suddivise in tre Madri: Aleph, Mem e Scin, da cui creò acqua, fuoco e spirito, dal fuoco il cielo, dall’acqua la terra e l’aria dallo spirito, intermediaria tra cielo e terra, il piatto della bilancia del bene, quello del male e il linguaggio ondeggiante tra i due. Le tre Madri, nelle loro permutazioni, operano nell’Universo, nel corso del Tempo, nel corpo umano (la testa dal fuoco, il ventre dall’acqua e il busto dal Soffio), da loro furono fatti i climi Caldo, Freddo e Temperato. Accanto alle tre Madri creò sette doppie (per via delle due possibili pronunce): Beth, Ghimel, Daleth, Kaf, Pe, Resc, Tau, cioè vita, pace scienza, ricchezza, grazia, generazione e potenza, con i loro contrari, morte, malvagità, ignoranza, povertà, bruttezza, sterilità e schiavitù. Le sette doppie furono associate alle delimitazioni dello spazio, fissate in sei delle 10 Sephirot, e a una settima doppia fu associato il tempio della santità per mezzo del quale si regge ogni cosa. Furono associate ai sette pianeti Saturno, Giove (giustizia), Marte (le forze), il Sole (il calore), Venere (lo splendore), Mercurio (la stella) e la Luna (la bianca), ai sette giorni della settimana, ai sette fori del corpo umano (occhi, bocca, naso, orecchie) e alle varie parti del corpo. Con le sette doppie furono inoltre formati sette Universi, sette cieli, sette terre, sette mari, sette fiumi, sette deserti, sette giorni, settimane, anni e anni sabbatici, sette giubilei e il tempio della santità. Combinandosi e permutandosi, queste doppie estesero la loro influenza a tutto il mondo visibile. Infine creò 12 semplici: He, Vau, Zajin, Het, Tet, Jod, Lamed, Num, Samec, Ajin, Tsade, Quof, legandole a parola, meditazione, locomozione, vista, udito, azione, coito, odorato, sonno, collera, nutrizione, riso. Le 12 semplici furono anche origine dei 12 segni dello zodiaco e dei 12 mesi dell’anno, dei “conduttori” dell’organismo: mani, piedi, reni, milza, fegato, bile, intestino, stomaco, retto.
Le 231 combinazioni che si ottengono estraendo le possibili coppie di lettere dalle 22 (escludendo quelle prodotte dalla stessa lettera ripetuta) sono considerate porte o aspetti di Dio da cui deriva ogni cosa formata.

Esistono, nella radice di tutte le radici, tre luci occulte senza inizio né termine, che vanno considerate come attributi di Dio accanto alle 10 Sephiroth.

Le Sephiroth (una delle etimologie: da Zephir: zaffiro), da cui tutto è stato fatto sono:

1.

Keter (corona) – Lo Spirito del Signore, Voce, Soffio e Parola, la profondità del princìpio.

2.

Hokhmah (Saggezza e Sapienza) – Il Soffio dallo Spirito, fonte originaria della forza creatrice, l’Eden nascosto con cui incise e plasmò le 22 lettere fondamentali, la profondità della fine.

3.

Binah (Intelligenza) – L’acqua dal soffio: qui plasmò le 22 lettere con l’Informe e il Vuoto, fango e calcina. Qui si allarga il fiume dell’Eden, Binah è detta anche la Madre dei mondi, la profondità del bene.

4.

Gedullah o Chesed (Grandezza, Amore, Grazia) – Il fuoco dall’acqua, gli Angeli, gli Spiriti aiutanti, L’Oro (talvolta l’argento, una differenza fondamentale tra kabbalah e alchimia è che talvolta l’argento è considerato più prezioso dell’oro), la profondità del male. Qui scelse tre lettere dalle semplici col consiglio delle tre Madri e con esse sigillò sei estremità.

 

Da qui vengono cioè emanate le 6 direzioni formate permutando la J, H e V del nome di Dio, JHVH.

1.

Gevurah o Din (Potere, Giudizio) – L'altezza (Jod He Vau), (talvolta l'oro). È considerata la Sephirot da cui il Male e il potere della Sinistra agiscono nel mondo.

2.

Tipheret o Rahamin (Bellezza, Compassione) – La profondità del basso (Jod Vau He) (in altri testi He Jod Vau) [2], detta anche “Il cielo” e considerata il grado oltre il quale Mosè non potè procedere.

3.

Nezah (Costanza, Vittoria) – L'oriente (He Jod Vau) (in altri testi Vau Jod He).

4.

Hod (Maestà) – L'occidente (He Vau Jod) (in altri testi Vau He Jod), fonte della visione profetica.

5.

Yesod o Zaddith (Fondamento del mondo, Giusto, Virtuoso) – Il Sud (Vau Jod He) (in altri testi Jod Vau He), Il mercurio, origine della forza generatrice e della potenza attiva nel mondo, volta celeste, sfera del giorno, arcobaleno, origine delle schiere angeliche, Mondo nascosto superiore. È l'albero della Vita (anche se nei testi più tardi l'albero della Vita è piuttosto Tipheret).

6.

Malkhut o Atarah (Regno, Diadema) – Il Nord (Vau He Jod) (in altri testi He Vau Yod), il piombo. È il mare in cui si riversano le altre potenze, un mare divenuto atto, termine del Pensiero e della Creazione. Torah orale (cioè interpretazione della Torah con l'inserimento delle vocali), Principio Femminile, Luna, forza “prestata” dalle altre 9 Sephiroth che è qui custodita, Terra, notte, secco, luogo del raccolto, luogo in cui sono custoditi i tesori, Regno di Dio nel mondo inferiore. Malkhut rappresenta l'ingresso alla via teosofica che conduce a Dio, nelle visioni profetiche è detta “mondo visibile o inferiore” ed è la Sephirah che ha il rapporto più stretto col mondo terreno e visibile. È l'albero della Conoscenza del Bene e del Male, la Legge Orale.

Il rapporto delle Sephiroth con i metalli, soprattutto in senso alchemico, è alquanto incerto, e varia da autore ad autore.
Le due colonne del tempio di Salomone, Joakim e Boaz, che sostengono i mondi visibili e invisibili, corrispondono rispettivamente a Malkhut e a Yesod.
Accanto ad esse vanno considerati tre pilastri che devono sorreggere e guidare la nostra ricerca dello Spirito nel mondo… Saggezza (Hokhmah), Forza (Yesod) e Bellezza (Tipheret).
Le Sephiroth sono anche denominate luci, poteri, corone, stadi, vesti, germogli, specchi, fonti, aspetti (di Dio), sue facce “interne” o membra e “aspetto esterno di Dio” (contrapposto a “Ein Sof”).
Secondo Ashkenazi, le Sephiroth sono intermediarie e pregano Dio, ma sono incapaci di percepire la natura del loro Emanatore, che le avrebbe emanate una dopo l’altra, in successione.
L’uomo è immagine di Dio nel senso che incarna, sia nel suo “corpo sottile”, sia nel suo corpo materiale, i dieci princìpi emanati o volti di Dio.
L’origine delle speculazioni riguardanti le 10 Sephiroth viene talvolta fatta risalire a “I Cronache”, 29:11. L’aspetto esterno di Keter, posto tra Hokhmah e Binah, viene anche chiamato “Da’at” (conoscenza) e armonizza le due. In alcuni testi Yesod si trova al settimo posto e soltanto nella scuola di Gerona ricevette la sua definitiva collocazione.
Keter, Hokhmah e Binah sono considerate Sephiroth intellettuali; Gedullah, Gevurah e Tipheret, Sephiroth psichiche; Nezah, Hod e Yesod Sephiroth naturali… Molte speculazioni sono dedicate alle Sephiroth collegate con i sette giorni della creazione del mondo: “Bereshit Bara Elohim”, “In principio Dio creò”, racchiuderebbe le prime tre Sephiroth, quelle successive sarebbero legate alle direzioni dello spazio, e Malkhut in particolare alla Donna e alla Madre. Nell’associazione tra Sephiroth e giorni della creazione Yesod va inteso come il sabato, il giorno in cui il Signore si riposò. Un particolare ruolo hanno due simboli legati a Malkhut e alla luna: La Keneset Israel (la comunità di Israele), detta anche “madre, sposa e figlia del Re”, che rappresenta la relazione tra Dio e il suo popolo, le nozze del Signore con la comunità dei fedeli. E’ in rapporto con la Torah e con l’albero proibito del giardino dell’Eden. E’ l’incarnazione della legge scritta in quella orale, che ne fornisce l’interpretazione attraverso il linguaggio parlato e il Tempio. E’ anche l’ultimo attributo mediante il quale il Creatore agisce nel mondo inferiore.
Malkhut è quindi il simbolo della legge orale, transeunte e legata agli eventi storici e dell’albero della conoscenza del Bene e del Male. L’albero della Vita viene invece associato a Yesod (talvolta a Tipheret), simbolo della legge scritta e immutabile e della Tradizione, scolpita nell’anima di ogni uomo. E’ proprio il suo rapporto con la legge orale a fare di Malkhut la porta attraverso la quale l’uomo può iniziare la sua ascesa verso il mistero divino. L’altro simbolo legato a Malkhut e alla luna è la Shekhinah, la “Divina Presenza”.
Secondo Moses Cordovero, esistono sei aspetti comuni alle diverse Sephiroth:

1.

L'aspetto celato, precedente alla Manifestazione, nella Sephirah che la emana.

2.

L'aspetto in cui essa è manifesta e apparente nella Sephirah emanante.

3.

L'aspetto in cui si manifesta come emanazione spirituale, cioè come Sephirah indipendente.

4.

L'aspetto che permette alla Sephirah che sta sopra di essa di instillarle il potere di emanare altre Sephiroth.

5.

L'aspetto mediante il quale acquisisce il potere di emanare le Sephiroth celate in se stessa e dare loro esistenza manifesta.

6.

L'aspetto mediante il quale la Sephirah seguente è emanata al suo posto. Di qui il ciclo ricomincia.

L’emanazione di ogni Sephirah in un’altra Sephirah viene rappresentata in due modi simbolici:

1.

Come luce riflessa: Le Sephiroth possono essere viste sia come mezzi per trasferire luce dall'alto in basso, che come specchi che riflettono la luce verso la sua fonte. Questa luce riflessa può riascendere da qualunque Sephirah (particolarmente da Malkhut) fino a Keter.

2.

Attraverso “canali”. Esistono Vie di influenza tra le varie Sephiroth (visibili nelle immagini classiche dell'albero sephirotico). Ogni interruzione del flusso di ritorno dal basso verso l'alto è chiamata “rottura dei canali” e la causa di questa interruzione è comunemente detta Peccato o Disapprovazione divina.

Nella dottrina delle Shemittot o dei Cicli cosmici il mondo dura 49.000 anni, 7000 per ogni pianeta tra i sette della astrologia classica. Si noti per inciso che questa dottrina era proprio quella adottata da Nostradamus nelle sue famose centurie, quando egli parla di “Regno della Luna” o “di Saturno” o di altro pianeta. Una delle correnti più estreme era la corrente di pensiero che sosteneva che in ognuno dei milioni di mondi della creazione la Torah, è “letta diversamente”. Si credeva che nella Shemittah (periodo attuale) una delle lettere dell’alfabeto sacro sia mancante e che verrà rivelata, come ventitreesima lettera, solo in futuro.

Affrontiamo ora il problema della realtà e della irrealtà del Male: il Male sarebbe l’incapacità dell’uomo di ricevere l’influsso delle Sephiroth. Secondo questa concezione il Male non ha dunque realtà ontologica, ma è solo separazione dall’Emanazione. Nel “Bahir”, tuttavia, la Sephirah Gevurah è definita “mano sinistra del Santissimo” e anche “Una qualità il cui nome è Male” e la cui essenza è coercizione e limitazione (e viene dunque legata anche alla morte).
Il regno tenebroso dei poteri demoniaci, pur essendo stato emanato da Dio, non appartiene tuttavia più al mondo della santità e delle Sephiroth. Esisterebbe una gerarchia completa delle “emanazioni della sinistra”, che riceve il suo potere da Gevurah in quanto continua a ricevere nuova forza dalle azioni peccaminose dell’uomo, quelle che, come si è detto, lo allontanano dalla conoscenza degli archetipi emananti e utilizzano i simboli per disperdere anziché per riunire (si pensi a ciò che si è detto della “controiniziazione”…).

Anche i tre primi mondi che furono creati, e che vennero distrutti, erano tre emanazioni tenebrose. Nello “Zohar” si dice anche che il Male dell’Universo ebbe origine dai resti dei mondi che vennero distrutti.
Un’altra teoria sull’origine del Male riguarda i due alberi, quello della Vita e della Conoscenza. Un tempo i due alberi erano uniti in un solo albero, ma Adamo, cibandosi dei frutti dell’albero della conoscenza, li separò, separò il frutto dalla sua origine, il “sopra” dal “sotto”, il Potere del Giudizio contenuto nell’albero della conoscenza da quello dell’Amore e della Pietà contenuto in quello della Vita. Tutte queste concezioni del Male coesistono parallele nello “Zohar”. Lo “Zohar” assegna a Samael (equivalente cabalistico di Satana) e a Lilith il ruolo centrale nel Regno del Male. Secondo Nathan di Gaza, vi erano sin dall’inizio due luci nell’“Ein Sof”, una che conteneva il Pensiero e una che non lo conteneva. La prima era tesa verso la Creazione, la seconda tesa invece a restare chiusa in se stessa. Queste due “Luci primordiali” si rifletterebbero nel ciclo delle stagioni e nella stessa struttura della nostra psiche. (N.B. Che sia da queste concezioni che Freud ha tratto la sua idea dell’“Istinto di Morte”?). Il Male nacque dalla resistenza opposta dalla seconda luce all’emanazione creata dalla prima. Così la Luce Senza Pensiero si trasformò nella suprema fonte del Male, per il suo sforzo costante di frustrare e distruggere tutto ciò che è costruito dalla luce del pensiero, perché “nulla deve esistere al di fuori di Ein Sof”. (Nel mondo inferiore la tendenza accentratrice dell’Ego umano sarebbe un riflesso caricaturale di questo conflitto primordiale).
Tuttavia, alla fine dei tempi, Samael, re degli angeli caduti, perderà dal suo nome la lettera “mem” (= mavet, morte), e tale lettera cadrà per trasformare Samael in Sa’el, uno dei 72 nomi di Dio.

Secondo Isaac Luria, il Mondo ebbe inizio perché “Ein Sof” si contrasse in sé, separando il Giudizio dalla Misericordia, in una autolimitazione. La prima forma che emerse fu l’Adam Kadmon, l’Adamo celeste e primordiale con le 10 Sephiroth. Da allora due moti caratterizzano i processi dell’universo: il Ritorno in sé e l’Espansione, e ognuno contiene il presupposto dell’altro. (Esiste anche una dottrina luriana della “rottura dei vasi” e del “Tikkun” o restaurazione e reintegrazione cosmica e microcosmica).
Secondo la kabbalah spagnola, l’origine del Male e del peccato sarebbe da ricercare nella separazione di Malkhut dalle altre Sephiroth: Malkhut fu “isolata dal resto” da Adamo con il Peccato Originale. Nel “Ma’arekhet Elohut” i principali Peccati menzionati nella “Torah” (ubriachezza di Noè e peccato del figlio che ne contempla la nudità, costruzione della Torre di Babele, peccato di Mosè nel deserto, Vitello d’oro) sono considerati ripetizioni del peccato di Adamo e cause di divisione e disordine tra alto e basso, tra il Re (Melekh) e la Regina (Shekhinah). Lo strumento principale per ricostruire i canali di comunicazione spezzati tra il mondo inferiore e quello superiore è l’impegno umano alla santità mediante “Torah” (Tradizione) e preghiera (cos’è la preghiera in senso esoterico, ecco un punto su cui riflettere molto attentamente…).

Si credeva che se i capitoli della “Torah” fossero stati dati nel loro ordine esatto, chiunque li avesse letti sarebbe stato in grado di resuscitare i morti e operare miracoli… ma il vero ordine della “Torah” è noto solo a Dio… (“Midrash Tehillim”, sal. 3). La creazione stessa della “Torah” sarebbe stata una ricapitolazione del processo secondo cui le Sephiroth e gli aspetti individuali dei nomi di Dio emanarono dall’“Ein Sof”. Nella sua prima e occulta esistenza il libro si chiama “Torah primordiale” ed è identificato con Hokhmah. Successivamente si sviluppa in due manifestazioni: Torah scritta (Tipheret o Yesod) e orale (Malkhut).
La “Torah” si poteva interpretare in quattro modi (Moses de Leon chiamava Pardes o Giardino l’insieme delle quattro possibili letture e sosteneva che nel Giardino dell’Eden le quattro letture si identificavano):

1.

letterale, che comprende la legge orale della tradizione rabbinica;

2.

ermeneutico, commento etico e aggadico;

3.

allegorico, verità filosofiche della “Torah”;

4.

mistico, totalità dei commenti possibili di tipo cabalistico, tendenti a rileggere le parole della “Torah” come riferite al mondo delle Sephiroth.

Solo all’ultimo livello la “Torah”, liberata di tutte le scorze che ne nascondono il senso profondo, svela i processi della divinità e le loro relazioni con la vita umana. In epoche future la “Torah” getterà via i suoi attuali indumenti e riapparirà di nuovo in una forma in cui le lettere assumeranno significati spirituali. Dice lo “Zohar” che se non fosse stato per il peccato di Adamo le sue lettere si sarebbero combinate per formare un testo completamente diverso e che ciò si verificherà dopo la venuta del Messia. Secondo una tradizione talmudica, la “Torah” sarebbe stata scritta con fuoco nero su fuoco bianco. Nel XIII secolo venne avanzata l’idea che il fuoco bianco comprendesse il vero testo della “Torah” e che il testo che appariva in fuoco nero fosse semplicemente la Legge Orale. La vera Legge Scritta sarebbe quindi divenuta totalmente invisibile alla percezione umana, celata nella pergamena bianca del rotolo della “Torah”, le cui lettere sarebbero un semplice commento a questo testo svanito. Al tempo del Messia verranno rivelate le lettere della “Torah Bianca”.

Per tornare al Male che emana dalla Sinistra e dalla Potenza Giudicante, e all’Amore, alla Luce del desiderio e alla Forza generatrice che emanano dalla Destra di Dio, il gioco di queste due forze, unificate nella colonna centrale dell’albero sephirotico, si scorge nei primi tre giorni della Creazione del Mondo… Nel primo giorno della creazione è racchiuso il segreto della inclusione nella Destra della notte e delle tenebre e il loro “desiderio” di risolversi nella luce e nel giorno.
Nel secondo giorno il segreto della contesa tra Sinistra e Destra, da cui è scaturito l’Inferno, che si è attaccato alla Sinistra. Nel terzo giorno è determinante il ruolo della Colonna Centrale (si veda lo schema dell’albero sephirotico), che porta le due parti a un accordo.

Le lettere che da El creano il nome Elohim, modificando il loro ordine, originano le acque inferiori e le forze inferiori, creano “Le acque del basso”. Nel secondo giorno della creazione quelle stesse lettere, nell’ordine che è loro proprio, creano invece le acque superiori con una disposizione che significa “il cuore originario”. Modificando ancora il loro ordine il significato diviene “verso il mare”, ossia “verso le forze inferiori”. Nel terzo giorno della creazione venne appianata la contesa, e dalla separazione delle acque vi fu generazione nel mondo e le acque separate produssero progenie. Il mondo inferiore è governato dalla Shekhinah, distribuita tra la moltitudine dell’albero della Vita… La stessa Shekhinah viene associata all’“asciutto che appare dopo il diluvio” e a una delle He del nome di Dio ed è l’unico grado che può diventare manifesto.

__________

Note

1. Come si può notare nella bibliografia finale, la corretta scrittura del termine è alquanto controversa… ho trovato almeno otto modi diversi di scriverlo in altrettanti testi. (torna al testo)

2. Le associazioni tra lettere del nome di Dio, direzioni e Sephirot scritte in neretto si riferiscono all’edizione del “Sepher Yetzirah” curata da Atanòr. (torna al testo)

 

Bibliografia essenziale

“Sepher Yetzirah” (ed. consigliata: Carabba, Lanciano 1938).
“Le Zohar”, Verdier, Paris 1981.
“Cabbala ebraica: I sette santuari”, Tea, Milano 1990.
D’Aquin, Philippe, “Interpretazione dell’albero della Kabalah”, Atanòr, Roma 1994.
Di Nola, Alfonso, “Cabala e mistica giudaica”, Roma 1984.
Fortune, Dion, “La Cabala mistica”, Astrolabio, Roma 1973.
Gaffarel, Jacques, “Profond Mystères de la Cabale divine”, Paris 1625.
Haziel, “Des Origines de la Cabale à l’Angeologie”, Haziel, Paris 1996.
Yates, Frances, “Cabbala e occultismo nell’età elisabettiana”, Torino 1982.
Levi, Eliphas, “I misteri della Cabalà”, Atanòr, Roma 1980.
Prophet, Elisabeth Clare, “Cabala, la chiave del potere interiore”, Armenia, Milano 1999.
Scholem, Gershom, “La Kabbalah e il suo simbolismo”, Torino 1980.
Scholem, Gershom, “Le origini della Kabbalà”, Roma 1981.
Scholem, Gershom, “La Cabala”, Edizioni Mediterranee, Roma 1982.
Scholem, Gershom, “Le grandi correnti della mistica ebraica”, Il Melangolo, Genova 1986.
Scholem, Gershom, “Alchimia e Kabbalah”, Einaudi, Torino 1995.
Scholem, Gershom, “Zohar il libro dello splendore, passi scelti”, Einaudi, Torino 1998.

 

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