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Studi sul mito: Storia degli studi sul mito
Argomento:Miti e Simboli

Miti e SimboliUna disamina approfondita sul significato iniziatico e spirituale del mito e dei simboli, quale ci accingiamo a presentare su «Progetto Esonet», non poteva non cominciare con una breve storia degli studi sul mito.
A prima vista potrebbe sembrare come un’opzione paradossale quella di iniziare con un approccio storico-religioso un ambito di ricerche e di studi che si è scelto di trattare dal punto di vista tradizionale; in verità, il discorso che tenteremo di articolare in questa sede oscillerà necessariamente tra campi del sapere eterogenei, ma intimamente correlati, quali sono la filosofia, la storia delle religioni e la tradizione iniziatica.

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Storia degli studi sul mito

di Antonio D’Alonzo


Una disamina approfondita sul significato iniziatico e spirituale del mito e dei simboli, quale ci accingiamo a presentare su «Progetto Esonet», non poteva non cominciare con una breve storia degli studi sul mito.

A prima vista potrebbe sembrare come un’opzione paradossale quella di iniziare con un approccio storico-religioso un ambito di ricerche e di studi che si è scelto di trattare dal punto di vista tradizionale; in verità, il discorso che tenteremo di articolare in questa sede oscillerà necessariamente tra campi del sapere eterogenei, ma intimamente correlati, quali sono la filosofia, la storia delle religioni e la tradizione iniziatica.

Riteniamo, infatti, che sia arrivato il momento di allargare la forbice della ricerca spirituale per superare la dicotomia tra la conoscenza tradizionale e le scienze umane.

Una stessa ierofania, un identico archetipo, possono essere esaminati, al contempo, da un punto di vista esteriore e da uno interiore; così come una nozione storiografica può benissimo celare al suo interno una verità cosmologica: del resto, nel pensiero della Tradizione si ripete spesso che il divenire storico riproduce in maniera simbolica eventi che hanno una ragione superiore, trans-storica, in quanto attualizzazione delle possibilità di manifestazione che si manifestano all’interno del presente ciclo terrestre.

Non vediamo, dunque, il motivo di continuare a scegliere uno dei due corni del dilemma, per procrastinare l’irrilevante aut-aut tra la storia delle religioni e gli studi tradizionali. Noi riteniamo, al contrario, che la prima possa gettare una luce più intensa sui secondi e che il mero dato possa essere interiorizzato per costituire una sorta di scalino verso verità più elevate. Del resto, la scienza positivista con le sue pretese totalizzanti e la sua richiesta di onniscienza esclusiva, oggi, non esiste più.

Nuove discipline come gli studi sull’Immaginario, annullano la distanza epistemologica tra Storia e Mito. Dunque, noi ci muoveremo volontariamente in un ambito interdisciplinare, fatto salva la subordinazione della storia delle religioni e della storia della filosofia alla tradizione iniziatica: le prime alla stregua di tappe preliminari per l’interiorizzazione speculativa.

Il mondo classico

Si può sostenere che dobbiamo ai Greci i primi metodi d’interpretazione dei miti. Infatti, le scienze storico-religiose s’interesseranno allo studio del mito soltanto a partire dal XVIII secolo: dunque, almeno per quanto riguarda il mondo occidentale, i Greci sono i veri pionieri nello studio del mito. Dobbiamo distinguere tre differenti metodi ermeneutici per la spiegazione dei miti.

Il metodo allegorico

L’invenzione di questo metodo non può essere attribuito ad una singola persona, ma, al contrario, il suo impiego è utilizzato frequentemente nelle opere di diversi filosofi ellenici, a cominciare da Teagene di Reggio (VI sec. a.C.), Eraclito (500 a.C.), Parmenide (nato nel 515 a.C.), Empedocle (V sec. a.C.), Platone (429-347 a.C.).

Il metodo allegorico consiste nel tentare di leggere il testo come una serie di rimandi traslati, d’immagini emblematiche e di parvenze dissimulate, dietro cui è velato l’autentico significato. Il testo, dunque, come anagramma da decifrare. In particolare, l’ Iliade di Omero sarebbe il paradigma per eccellenza di questo tipo di testo allegorico: dietro la guerra ed il coinvolgimento degli dei nelle vicende umane, si nasconde l’eterna battaglia interiore tra il bene ed il male.

Il metodo razionalista

Questo metodo, generalmente fatto risalire a Senofonte (VI sec. a.C.), anticipa di duemila anni circa il meccanismo della proiezione feuerbachiana, che oggi chiameremmo con linguaggio freudiano semplicemente transfert.

Gli dei non sono altro che proiezioni delle qualità umane : «I mortali credono che gli dei abbiano nascita, che indossino vesti e posseggano voci come loro; ma se i buoi, i cavalli e i leoni avessero mani per potere, con esse, dipingere e rappresentare come gli uomini, i cavalli raffigurerebbero gli dei simili a cavalli e i buoi simili a buoi, ciascuna specie in corrispondenza del proprio aspetto».

Tuttavia è stato rilevato come Senofonte non desiderasse tanto distruggere la religione greca, quanto piuttosto tentare di definire l’idea di trascendenza divina, superando i limiti delle raffigurazioni antropomorfiche.

Il metodo evemeristico

Prende il nome dallo scrittore Evemero (300 a.C.), secondo cui i miti narrerebbero vicende antichissime, deformate dalla fantasia dei posteri: quindi, gli dei non sarebbero altro che sovrani o eroi, le cui gesta sarebbero state divinizzate dalla memoria collettiva. Secondo Diodoro Siculo nello Scritto sacro di Evemero (di cui ci sono giunti pochi frammenti), si narra di un viaggio all’isola di Pancaia, nell’Oceano Indiano.

Nel tempio di Zeus dell’isola, si trova un’iscrizione che descrive le azioni eroiche di Urano, Cronos e Zeus, tre sovrani di Pancaia. Questi tre re hanno regalato ai loro sudditi doni di grande valore, come per esempio il calendario, e questi ultimi per riconoscenza li hanno divinizzati.

L’ evemerismo è, ovviamente, ai nostri giorni superato; tuttavia, è curioso notare come anche in altri pantheon – come quello mesoamericano – si trovino figure di sovrani elevati a rango divino. Vedremo in seguito come in molte culture, specialmente in quelle c.d. “primitive”, l’“eroe culturale” ( ingl. Culturehero, ted. Kulturheros o Heilbringer, “portatore di salvezza”) assume i tratti di vero e proprio essere extraumano mitico.

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