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: Le radici storiche dell’occultismo
Argomento:Storia Nascosta

Storia NascostaÈ abbastanza complicato affrontare una ricognizione storica sulle matrici antiche e medioevali dell’occultismo; e questo per una miriade di ragioni, la prima delle quali è il carattere prettamente moderno della corrente.
L’occultismo è, infatti, un fenomeno esclusivamente legato alla modernità, alla rivoluzione industriale, come vedremo in seguito. Ovviamente, nel mondo antico e medioevale era ben radicata una forte attenzione per l’arcano, per il dominio sulla natura, ma le connotazioni acquisite da queste forme d’interesse divergono e si differenziano molto da quelle proprie all’era moderna.

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Le radici storiche dell’occultismo

di Antonio D’Alonzo


È abbastanza complicato affrontare una ricognizione storica sulle matrici antiche e medioevali dell’occultismo; e questo per una miriade di ragioni, la prima delle quali è il carattere prettamente moderno della corrente.

L’occultismo è, infatti, un fenomeno esclusivamente legato alla modernità, alla rivoluzione industriale, come vedremo in seguito. Ovviamente, nel mondo antico e medioevale era ben radicata una forte attenzione per l’arcano, per il dominio sulla natura, ma le connotazioni acquisite da queste forme d’interesse divergono e si differenziano molto da quelle proprie all’era moderna.

È quindi importante muoversi con una certa metodologia, altrimenti il rischio è quello di ricadere in generalizzazioni affrettate, in un eclettismo che cancella la specificità storica di quanto trattato.

Nel medioevo è quindi più corretto usare il termine philosophia occulta, anziché “occultismo”, perché in rapporto alla prima, quest’ultimo è caratterizzato da un marcato sincretismo, che si spinge fino a cercare di conciliare le proprie convinzioni con quelle della scienza moderna.

Nell’antichità, invece, è altrettanto sbagliato etichettare come “occultismo” le religioni di mistero, le quali presentano una specificità che non può essere equiparata nemmeno a quel complesso di correnti raggruppate sotto il termine “esoterismo” (ricordiamo, infatti, che Aristotele per designare le dottrine riservate ai discepoli del Peripato si limitava ad usare il termine esõterikós; il neologismo “esoterismo” fu invece coniato paradossalmente dall’occultista Eliphas Lévi). Con questo, ovviamente, non si esclude una sorta di continuità oggettiva per molti degli elementi dottrinali trapassati in scuole e correnti eterogenee, ma il filo rosso della storia riguarda soltanto questi singoli fattori, e non l’integralità degli insegnamenti specifici.

Secondo Nicola Turchi, i cosiddetti “culti misterici”, altro non sono, infatti, che delle vere e proprie religioni, più specificatamente ribattezzate “religioni di mistero”, in quanto si riallacciano ad un fondatore mitico di natura divina (Dioniso, Osiride, Mithra, ecc.); comportano un’iniziazione d’ingresso segreta, un’identificazione con la vita della divinità, ma in genere non sono altro che sublimazioni di un primitivo culto agrario [1]. Niente a che vedere con tradizioni ancestrali, ma piuttosto con riti agrari. Come sia possibile vedere una sorta di “filiazione spirituale” tra queste religioni e l’occultismo o l’esoterismo moderno, dovrebbe essere spiegato da molti ricercatori contemporanei.

Le religioni di mistero non rientrano interamente nella classificazione esoterica od occultistica sancita dai capisaldi, sopra elencati; il tentativo di distillare in ogni manifestazione dello spirito delle invarianti atte a testimoniare della possibilità di un esoterismo “universalizzante”, è frutto di un acriticismo metodologico incentrato su forzature storiche. Ci guarderemo bene quindi dal rischio di commistioni azzardate e facili; e dopo aver circoscritto le caratteristiche delle religioni di mistero, incominceremo a definire anche la gnosi ed il misticismo.

I primi esempi di proto-filosofia occulta si trovano nei testi dei primi secoli dell’era cristiana, in cui si amalgamano insegnamenti di carattere misteriosofico, gnostico e teosofico. Come ricorda Pierre Deghaye, per gnosi s’intende “una conoscenza superiore che si aggiunge alle verità comuni di una Rivelazione oggettiva, o l’approfondimento di ciò che la Rivelazione rendeva possibile in virtù di una Grazia particolare” [2]. La gnosi costituisce dunque la radice di quello che sarà l’esoterismo moderno, intendendo tuttavia questo termine in un senso più generale del secondo, che è preferibile usare viceversa per quelle correnti che prenderanno avvio dal Rinascimento. Nell’etimologia il termine greco gnosis è equivalente al sanscrito Jñãna – derivando entrambi dal ceppo indoeuropeo – e designa letteralmente la “conoscenza”. Secondo la gnosi, essenziale è il conoscere che trasforma interiormente, con il cuore (simbolo dell’apprendimento spirituale), oltre che con la mente. La teosofia è invece un’elaborazione della gnosi, perché non si limita come quest’ultima a ricercare la superiore trasformazione spirituale del singolo, ma s’interessa anche alla natura propria di Dio, degli angeli, dell’origine soprannaturale dell’universo fisico. La mistica, infine, si distingue dalla gnosi e dalla teosofia, perché anela a trascendere subito le strutture sapienzali, le entità intermedie, per ricercare l’immediata unione con Dio. Lo gnostico invece attribuisce un valore in sé a questi livelli del mondo figurato e li elabora in una dottrina. Elementi di queste tre dottrine si trovano combinati nei testi antichi, che per primi sembrano rivelare un gusto particolare per l’occulto: essenzialmente gli Oracoli Caldaici e Sibillini, il Corpus Hermeticum, ma anche nel neoplatonismo di Porfirio, Giamblico, Proclo. Gli Oracoli Sibillini distrutti da un incendio nell’83 a.C. – raccolgono le profezie di quelle donne che oggi definiremmo “sensitive”, ma che allora erano chiamate Sibille. Gli Oracoli Caldaici, sono ancora più importanti di quelli Sibillini, perché contengono le prime forme di teurgia. Sono attribuiti a Giuliano, ritenuto da diversi studiosi il fondatore della teurgia [3], quell’insegnamento segreto che poteva esercitare un controllo costrittivo sulle divinità, fino a costringerle a materializzarsi dentro le statue.

Il Corpus Hermeticum – ormai sciolto il dilemma sulla presunta datazione della sua origine, che risale al II o III secolo dell’era cristiana – fu tradotto dal greco al latino da Marsilio Ficino nel 1463. Infine il neoplatonismo raccoglie nel III secolo d.C. le istanze spiritualiste dell’insegnamento di Platone (probabilmente di quelle che sono comunemente indicate come le sue “ dottrine non scritte ”), già con Plotino – il quale vi fonde assieme anche elementi dottrinali desunti dall’aristotelismo, dallo stoicismo, e dall’ebraismo – e successivamente con i suoi discepoli Porfirio, Giamblico, Proclo.

Anche nello stoicismo troviamo un forte interesse per la divinazione, perché le premonizioni erano considerate come prove empiriche alla teoria della predestinazione; anche se la conoscenza del futuro poteva influenzare la condotta del singolo, la divinazione riguardava soltanto eventi, che potrebbero ancora essere evitati, qualora fosse richiesta venia agli dei [4].

Nel medioevo il pensiero arabo – che aveva preservato la cultura classica dal sacco delle orde barbariche del nord – dimostrò un notevole interesse per la mistica e l’occulto, finendo per influenzare anche gli europei. Papa Silvestre II, per esempio, non faceva alcun mistero del suo interesse per l’alchimia e l’astrologia. Grazie alla civiltà araba, l’Occidente ritrovò i propri tesori perduti; nel corso del VI secolo, furono tradotti dal greco in siriaco, non solamente le opere di Aristotele, Platone e Plotino, ma anche di interesse più propriamente alchemico, astrologico, teurgico. Tra queste, il Libro delle Immagini dello Pseudotolomeo, la Picatrix, la Turba philosophorum, Il ibro della luna, I fiori d’oro [5].

Il simbolismo cristiano ha, a sua volta, contribuito a risvegliare l’interesse collettivo per l’occulto, associandolo alle fiamme dell’inferno e al peccato. Nel Liber lapidum seu de gemmis di Marbed, ci si occupa del potere magico di pietre e minerali, associandole simbolicamente ai pianeti e ai flussi degli astri.

Tutte quante queste opere segnalano l’apparire di una nuova corrente culturale, la philosophia occulta. Nel XII secolo, continuano a comparire opere dedicate alla fisiognomica, al potere terapeutico delle erbe e dei metalli, alla pneumatologia, all’astrologia ed all’alchimia: ricordiamo a questo proposito il Liber de compositione alchemiae, probabilmente il primo importante scritto sulla dottrina. Un altro importante volume, che marca ulteriormente il fenomeno della filosofia occulta, è il Secret secretorum.

Abbiamo visto che un certo interesse per l’occulto in fondo c’era sempre stato, ma constatata l’esplosione di questa moda in pieno medioevo, possiamo probabilmente rintracciarne le ragioni, da una parte nel tentativo di salvare dall’egemonia culturale del cristianesimo i residui simbolici e dottrinali delle antiche religioni di mistero. Quando una religione si afferma come egemonica in una determinata area geografica, le religioni precedenti vengono osteggiate e proibite; ma se resistono residui di credenze simboliche che ormai fanno parte dell’immaginario religioso, vengono assorbite armonicamente senza problemi dalla religione dominante. Probabilmente, i residui liturgici irremovibili delle antiche religioni di mistero sono stati amalgamati simbolicamente dal cristianesimo (per fare un esempio si può cogliere un filo rosso tra i riti agrari, il culto dionisiaco, e la resurrezione del Cristo; si tratta dello stesso sistema simbolico che rimanda al tema della vita-morte-rinascita [6]). Questi elementi simbolici originari furono trasposti nell’iconografia delle cattedrali, e sovente associati al male ed alla polarità antitetica del demonio. Chiunque si fosse interessato a questi simboli, allora, sarebbe dovuto passare dalla parte dell’Avversario e contro la Chiesa. Ecco spiegato, dunque, perché all’inizio del medioevo la philosophia occulta, acquista quella connotazione così “nera” e diabolica: si trattava di scegliere il campo con il quale schierarsi, o con l’inquisizione o con l’Anticristo.

Nel XII secolo molti trattati di magia furono influenzati dalle traduzioni in lingua spagnola da parte dell’arabo Norbar. Ma soprattutto in questo periodo si diffonde la credenza che tutte le tradizioni abbiano il loro centro d’origine in Salomone, leggendario mago a cui gli angeli avevano rivelato il segreto della Creazione. La facoltà di ottenere rivelazioni gnostiche attraverso delle entità angeliche, era denominata ars notoria. Alla padronanza di quest’arte, si crede che siano dovuti diversi trattati come il Liber secretus di cui è autore un certo Onorio. Anche la scuola domenicana contribuì (seppur marginalmente, vista l’ostilità ecclesiastica sopra ricordata) alla diffusione dell’interesse per l’alchimia e l’astrologia con i due suoi più eminenti maestri. Alberto Magno nel Sui minerali, fece velatamente riferimento a nozioni di magia ed alchimia; ma anche Tommaso d’Aquino, probabilmente influenzato dal neoplatonismo dello Pseudo-Dionigi, incominciò di nascosto a credere all’alchimia ed al potere dei corpi celesti. Un’importante figura di mecenate e protettore di maghi ed indovini fu Federico II di Svevia, alla cui corte soggiornò l’astrologo Michele Scoto, e da cui passò probabilmente anche Guido Bonatti autore del Liber astronomicus. Per quanto riguarda l’alchimia, un trattato fondamentale dell’epoca è il Rosarium philosophorum di Arnaldo da Villanova; mentre la geomanzia conosce lustro soprattutto grazie a Bartolomeo da Parma.

Nel XIV il francescano Raimondo Lullo scrisse la sua famosa Ars magna, dove teorizzava la possibilità di arrivare – mediante la riduzione di tutte le scienze a un numero limitato di elementi primi, regole e simboli – all’unità del sapere. Questo simbolismo essenziale del divino, dava origine ad una tecnica chiamata “arte combinatoria” che doveva successivamente influenzare oltre al primo Leibniz, anche Saint-Yves d’Alveydre, autore dell’ Archeometria.

Nel Rinascimento, il ritrovato interesse per il neoplatonismo della corte fiorentina – reso possibile anche dalla diminuita ostilità della Chiesa – spinse Marsilio Ficino alla traduzione dal greco al latino del Corpus hermeticum, degli Oracoli Caldaici e degli Inni Orfici. Sempre a Firenze, sotto la protezione di Lorenzo il Magnifico, Pico della Mirandola dette un profondo slancio alla cristianizzazione della Qabbalah ebraica; tuttavia tutto il periodo del Rinascimento, non solo fiorentino, ma anche italiano, fu estremamente favorevole allo sviluppo dell’esoterismo e dell’occultismo (ancora non efficacemente definiti e distinti, come sarà invece fatto in epoca moderna). Anche gli ordini monastici europei contribuirono allo studio dell’astrologia e della magia; in Italia, per i sacerdoti i tempi non erano ancora maturi come conferma la vicenda di Giordano Bruno: la Chiesa era soltanto leggermente più tollerante verso i protetti dei principi. Anche Pico della Mirandola fu inizialmente condannato, soltanto l’intervento di Lorenzo il Magnifico riuscì a salvarlo dall’accusa di eresia.

Ma in Europa la lontananza dal potere della Chiesa Cattolica Romana mitigò la furia dell’inquisizione: Jean Ganivet scrisse nel 1431 un trattato in cui associava medicina e astrologia, l’Amicus medicorum. [7] Nel XV secolo intanto si produsse un importante allontanamento della cosmologia (la scienza delle cause seconde) dalla teologia, che invece si orientò decisamente verso la Scolastica. La cosmologia subì allora un’ulteriore evoluzione, ramificandosi in due tronconi. Da una parte s’indirizzò verso lo sperimentalismo, che avrebbe successivamente condotto alla scienza moderna; dall’altro, alla fine del secolo, divenne oggetto di attenzioni da parte degli eruditi che si appropriarono dell’eredità medioevale sulla magia, l’ermetismo alessandrino, la Qabbalah giudaica.

Tra questi umanisti eruditi del XVI secolo ricordiamo Ludovico Lazzarelli, Francois Foix de Candale, Francesco Patrizi, tutti e tre appartenenti alla corrente dell’ermetismo neo-alessandrino; ed ancora Trithemius, Henri Cornelius Agrippa, il già citato Bruno, Franciscus Gregorius Venetus [8]. Trithemius si dedicò prevalentemente alla magia ed all’astrologia, e può essere considerato senz’altro come una delle figure di punta della philosophia occulta. Cornelius Agrippa nel 1510 scrisse un’opera fondamentale per la filosofia occulta, così come per il futuro occultismo, il De occulta philosophia; con Agrippa s’inaugura quella tendenza al sincretismo che sarà caratteristica dell’occultismo moderno. Un’altra celeberrima opera è la Magia naturalis, scritta da Giovanni Battista della Porta nel 1558.

Intanto tra il XVI ed il XVII secolo, nei paesi germanici compaiono tre nuove correnti, che possiamo sicuramente annoverare e registrare come appartenenti all’esoterismo: il paracelsismo, la teosofia, il rosicrucismo. È anche importante notare che in questo periodo l’alchimia interessa tanto i cultori della philosophia occulta che i primi esoteristi: essa è una sorta d’interregno fra i due campi complementari. Soltanto successivamente l’alchimia sarà rivendicata con più vigore come dottrina esoterica, mentre la filosofia occulta si orienterà decisamente sull’astrologia.

Ad assegnare l’astrologia al dominio della philosophia occulta, contribuisce, inoltre, nel 1666 il suo bandimento dalle scienze ufficiali; ma quest’evento concorre ad imprigionare la disciplina negli angusti confini della divinazione, rimuovendo da essa qualsiasi ambizione speculativa. Nel 1791 esce a Londra il primo mensile specializzato nella filosofia occulta. Intanto, la corrente teosofica si sviluppa grazie alla ricezione dell’insegnamento boehmiano, all’influenza di Swedenborg, all’impatto di una seconda ondata di autori come Martinez de Pasqually, Louis-Claude de Saint-Martin, Friedrich Christoph Oetinger. Inizia l’era industriale, in cui prenderà campo l’occultismo moderno, successore ed epigone della philosophia occulta medievale.

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Note

1. Cfr, N. Turchi, Storia delle Religioni, ed. Sansoni. (torna al testo)

2. Cfr. Pierre Deghaye, La Doctrine ésotérique de Zinzendorf, Parigi, Klincksieck (torna al testo)

3. Cfr. G. Luck, Arcana Mundi, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, ed. (torna al testo)

4. Cfr. G. Luck, Arcana Mundi, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, ed. (torna al testo)

5. Cfr. Enciclopedia delle Religioni, (diretta da Mircea Eliade) vol 3 ; alla voce “Occultismo”. Jaca Book. (torna al testo)

6. A questo proposito si può consultare l’opera di Mircea Eliade, che insiste particolarmente sul simbolismo della vegetazione. (torna al testo)

7. Cfr. Enciclopedia delle Religioni, (diretta da Mircea Eliade) vol 3 ; alla voce “Occultismo”. Jaca Book (torna al testo)

8. Cfr. Antoine Faivre, Accèss de l’ésoterisme occidental, 2 voll. ed Gallimard (torna al testo)

Bibliografia essenziale

N. Turchi, Storia delle Religioni, ed. Sansoni.

Pierre Deghaye, La Doctrine ésotérique de Zinzendorf, Parigi, Klincksieck

G. Luck, Arcana Mundi, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, ed.

Enciclopedia delle Religioni, (diretta da Mircea Eliade) vol 3 ; Jaca Book

A. Faivre, Accèss de l’ésotérisme occidental, 2 voll. ed Gallimard

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