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Studi sul mito: Il Trickster
Argomento:Miti e Simboli

Miti e SimboliQuesto archetipo è un personaggio sciocco e mentitore (trickster, dall’inglese «briccone»), che però a volte svolge un’azione funzionale alla determinazione dello status quo. Il Trickster si serve dell’inganno e dell’imbroglio per portare a termine i suoi progetti scatologici, per lo più determinati dalle sue eccezionali pulsioni fisiologiche. Solitamente il Trickster si sforza d’imitare la creazione del Creatore, ma combina dei disastri, rovinando la perfezione dell’opera originaria e contribuendo all’empietà ed al caos ereditati dal mondo degli uomini.

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Il Trickster

di Antonio D’Alonzo


Questo archetipo è un personaggio sciocco e mentitore (trickster, dall’inglese «briccone»), che però a volte svolge un’azione funzionale alla determinazione dello status quo. Il Trickster si serve dell’inganno e dell’imbroglio per portare a termine i suoi progetti scatologici, per lo più determinati dalle sue eccezionali pulsioni fisiologiche. Solitamente il Trickster si sforza d’imitare la creazione del Creatore, ma combina dei disastri, rovinando la perfezione dell’opera originaria e contribuendo all’empietà ed al caos ereditati dal mondo degli uomini.

Il Trickster rende possibile l’introduzione, anche nel pensiero “primitivo”, della corrispondenza analogica tra l’originaria realtà buona e il decadente stato di fatto. Questo personaggio di solito ha fattezze teriomorfiche in grado di connettere la sfera divina a quella animale ed umana.

In nessun caso il Trickster può essere assimilato al principio del caos amorfo, che si contrappone all’opera del Creatore (sull’esempio di Tiamat e Marduk o Ahriman e Ahura Mazda, ecc.), o alla lucida e brillante superiorità intellettuale di Lucifero. Tuttavia, in determinati frangenti può sostituirsi all’azione dell’Essere Supremo.

Il Trickster molte volte è un “utile idiota”, nel migliore dei casi una sorta di buffone cosmico, in grado a volte di provocare il rimpianto per la perfezione originaria dell’ordine che egli – scimmiottando – ha rovinato; ma in alcuni casi dalle sue finalità triviali si distillano dei benefici comunitari, come nel caso del furto del fuoco, azione che lo vede spesso protagonista in diverse culture. Inoltre, a volte il Trickster può anche rivelarsi sagace ed accorto: Tezcatlipoca, il dio invisibile ed impalpabile – che dà e toglie, innalza e abbatte [1]– assume la forma di Huehuecoyotl, il “coyote tamburo”, famoso per la danza e la scaltrezza delle sue azioni.

Il Coyote è il tipico Trickster dei californiani Wintu che si contrappone all’opera del creatore Olelbis e genera un mondo sottoposto alla morte e alla finitezza, finendo per essere ucciso lui stesso. Negli altopiani dell’America nord-occidentale, il Coyote è il progenitore dell’uomo che trae dal corpo di un mostro del fiume o dal tronco di un albero. In alcune narrazioni mitiche, Coyote desidera le mogli del figlio, che fa rapire in cielo. Dopo aver assunto le sembianze del figlio si accoppia con le nuore, ma quando il figlio ritorna, viene fatto precipitare in un torrente. A volte, specialmente presso gli indiani della California, la sua azione è associata, in contrapposizione dualistica, ad un’altra entità teriomorfica che rappresenta il lato positivo e saggio della Natura, in particolare ad Aquila, Volpe, Lupo.

Altro tipico Trickster è Daiirù dei Mundurucù, popolo cacciatore di teste dell’Amazzonia centrale – che si contrappone a Karusakaibö. Daiirù è una sorta di grande armadillo cosmico che cercando di sfuggire all’ira di Karusakaibö trova scampo sotto terra, portando alla luce l’umanità che vive nel sottosuolo.

Un altro esempio è Bamapama dei Murnghin dell’Australia Settentrionale.

Bamapama ha la bocca in cima al cranio, pratica l’incesto ed il cannibalismo ed è protagonista di azioni grottesche. Serve, però, a mostrare cosa diventerebbe la comunità qualora si trasgredissero le norme tribali: dunque opera come una sorta d’esempio negativo. Inoltre, ed è questo l’aspetto a nostro avviso più importante, rende possibile sul piano allegorico l’unione dei contrari, la coincidentia oppositorum.

Le sue azioni blasfeme e triviali servono a rendere possibile l’immanenza, dunque il rovesciamento peculiare del significato trascendentale testimoniato dal mitologema del Creatore, mostrando attraverso la sua cosmica derisione, come non esiste una realtà veramente inaccessibile ed impenetrabile che non possa essere svelata, o comunque riportata ad un piano antropologico. Il Trickster, in altre parole, rende possibile la discesa del Cielo sulla Terra, la contrapposizione del principio terrestre e carnale all’ordine iperuranico e spirituale.

Se così c’è concesso esprimerci, il Trickster richiama l’archetipo alchemico dell’Androgino o lo Hieros gamos dello shivaismo tantrico, giacché il suo significato allegorico non rimanda alla contemplazione ascetica e solitaria. Ma al piacere carnale per la molteplicità dei contrari ricondotti alla dispersione del sesso, della danza e dei piaceri sensuali. In particolare, Ogo-Yurugu, Trickster dei Dogon, è un androgino che cerca d’impedire disperatamente la separazione dalla sua polarità femminile da parte di Amma, l’Essere Supremo.

Il Trickster, in altre parole, è una sorta di Dioniso o di Pan primitivo, che mostra come l’essenza della vita possa manifestarsi anche nel valore del negativo, nelle esperienze più crudeli ed aberranti: dove la sacralità del centro si connette al disordine della periferia. In conclusione, il Trickster pone l’antitesi inerente al mondo fenomenico: la vita e la morte, il corpo e lo spirito, l’acutezza e l’ottusità, in alcuni casi persino il maschile ed il femminile, si proiettano conservandosi nella sua grottesca figura.

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Note

1. Cfr. A. Aimi, Moctezuma, L’imperatore del quinto sole , Mondadori, Milano 2004 (torna al testo)

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