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Studi sul mito: Il Primo Uomo
Argomento:Miti e Simboli

Miti e SimboliQuesto archetipo, di solito, assume un ruolo prototipico rispetto alla discendenza umana, a volte sostituendosi all’azione del Creatore ed altre volte assumendo i tratti dell’antagonista, senza però scadere nell’utilitarismo scatologico e pulsionale tipico del Trickster. Nel primo caso, tuttavia – a differenza del Creatore (seppure sempre non ex nihil) – non crea gli uomini, ma li genera, imponendosi anche come paradigma, modello esemplare in grado di regolare l’ortoprassi comunitaria.

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Il Primo Uomo

di Antonio D’Alonzo


Dobbiamo fare una premessa. Ci dedicheremo adesso a degli archetipi molto simili tra loro – il Primo Uomo, l’Eroe Culturale, l’Antenato Mitico – tanto che si sarebbe potuto forse schematizzarli in un’unica figura che ne ricapitolasse i tratti caratteristici. Esistono tuttavia delle differenze – seppur sottili – tra questi esseri sovraumani che abbiamo pensato di conservare, perché il mare magnum del sincretismo religioso non sempre approda a risultati soddisfacenti e molte volte, anziché semplificare, finisce per generare ancora più confusione e disorientamento, in una materia di per sé già ostica, quale lo studio del mito.

Dopo questa doverosa premessa, passiamo ad analizzare i tratti distintivi del “Primo Uomo”. Questo archetipo, di solito, assume un ruolo prototipico rispetto alla discendenza umana, a volte sostituendosi all’azione del Creatore ed altre volte assumendo i tratti dell’antagonista, senza però scadere nell’utilitarismo scatologico e pulsionale tipico del Trickster. Nel primo caso, tuttavia – a differenza del Creatore (seppure sempre non ex nihil) – non crea gli uomini, ma li genera, imponendosi anche come paradigma, modello esemplare in grado di regolare l’ortoprassi comunitaria.

Una tipica rappresentazione di quest’archetipo è presente nella cultura africana con Unkulunkulu («Capo») degli Zulu. Unkulunkulu, che abita in Cielo, manda sulla terra un camaleonte con un messaggio di vita ed una lucertola con uno di morte. Questi due animali dovranno consegnare l’annuncio che racchiude il senso dell’esistenza agli uomini; ma a seconda del messaggio che arriverà per primo, si avrà la prevalenza cosmica di un aspetto sull’altro nel ciclo della Natura.

La lucertola arriva per prima, la morte prevale sulla vita: ma Unkulunkulu, per compensare gli uomini della perdita dell’immortalità, istituisce il matrimonio, in modo tale che la vita dei singoli sia perpetrata dalla nascita dei figli.

Per inciso, ritroviamo in questo mito, un’idea ricorrente in Platone che teorizza la procreazione come speranza d’immortalità personale proiettata nella memoria della prole, come anche nella trasmissione dei caratteri ereditari. Considerazioni puramente teoriche, perché in realtà, il filosofo greco si guardò bene dall’avere figli, considerati come un impiccio alla ricerca della filosofia. Pregiudizio condiviso anche dal Buddha, che decise di abbandonare il castello paterno ed andare alla ricerca del senso della sofferenza nel Samsāra, sebbene la sua bellissima principessa lo avesse da poco reso padre).

Lo stesso ruolo prototipico assunto dal Primo Uomo, seppur con valenze negative e con significati metaetici riprovevoli, è assunto anche da Adamo nel Trattato sulla reintegrazione degli esseri di Martines de Pasqually. Nel Trattato, Adamo, indotto in tentazione dagli spiriti malvagi, cerca d’imitare la potenza del Creatore e crea Houva, provocando la sua Caduta nel regno della materia. Adamo aveva certamente dei grandi poteri, ma l’ambizione e l’orgoglio lo hanno spinto a volersi sostituire al Creatore.

Lo stesso significato metaetico è sottinteso anche nel Genesi, dover il Primo Uomo commette l’errore di voler assaggiare i frutti dell’Albero del Bene e del Male. Eppure, anche in questo caso, Adamo possiede delle facoltà non comuni, ad esempio la conoscenza dei “nomi” – quindi dell’essenza – di tutte le creature. L’Adamo Primordiale, l’«abitante della terra» (dall’ebraico adom «rosso» e adamah «terra») – l’Adam Qadmon della Qabbalah medievale – è l’immagine emanata dalle potenze divine che si costituiscono come auto-rivelazione di Dio. In ogni caso, Adamo viola il precetto divino ed il seriore genere umano entra nella mortalità: dalla volontà di potenza del Primo Uomo ha inizio la Caduta.

Nel Rigveda, l’Uomo Cosmico – in questo testo chiamato Purusha, termine che assumerà altri significati nello sviluppo successivo delle filosofie e delle religioni dell’India – viene fatto a pezzi e dallo smembramento delle diverse parti del corpo nasce l’ordinamento castale, il varna dharma. Il motivo della generazione per smembramento del corpo di un gigante o di un mostro marino è presente in moltissimi miti, ma ciò che preme qui rilevare è come, ancora una volta, sia il corpo del Purusha a determinare l’ordinamento sociale, dunque a trasmettere agli uomini la prima regola, differenziandosi dall’Eroe Culturale vero e proprio, più propenso ad irrompere sulla scena soltanto in un secondo momento.

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