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Studi sul mito: L’Antenato Totemico
Argomento:Miti e Simboli

Miti e SimboliCon la mitoanalisi dell’Antenato Totemico (o Mitico) entriamo in una questione complessa e molto dibattuta dall’antropologia culturale del secolo scorso. Per prima cosa cercheremo di definire con precisione che cos’è il “totemismo”.

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L’Antenato Totemico

di Antonio D’Alonzo


I Parte

Con la mitoanalisi dell’Antenato Totemico (o Mitico) entriamo in una questione complessa e molto dibattuta dall’antropologia culturale del secolo scorso. Per prima cosa cerchiamo di definire con precisione che cos’è il “totemismo”.

Il termine totem – derivante da dotem – viene di solito fatto risalire agli Indiani Cippeway (denominati anche Ojibwa od Ojibway), etnia algonchina del Nord-America, ed indica un particolare tipo di oggetto con cui il “primitivo” instaura una relazione di devozione e sottomissione, venerandolo come un protettore individuale o comunitario.

Il totemismo, dunque, è una specie d’intima alleanza tra un clan di uomini ed una specie animale o vegetale. [1] Quest’alleanza può essere individuale o sociale, relativa al singolo individuo o al clan, e può definirsi come una forma di discendenza, di fratellanza o di rivelazione. Nel primo caso, il clan si considera come progenie del totem, di modo che, ad esempio, il lupo è considerato il padre degli Indiani californiani; nel secondo caso, i membri della tribù si considerano fratelli o sorelle dell’animale totemico, come con lo scricciolo e la capinera per i Kurnai australiani. Nel caso della rivelazione, il totemismo è individuale, dal momento che il totem si rivela (o viene rivelato) per designazione al suo protetto.

Il rapporto tra clan e totem è regolato da un patto di reverenza (assimilazione ed identificazione), in cui i membri della tribù ne rivestono la morfologia, il nome ed evitano di ucciderlo o ferirlo. Esiste tuttavia una particolare trasgressione del patto totemico su cui torneremo tra poco.

Gli affiliati ad uno stesso totem si considerano come fratelli e sorelle, al punto che devono sposarsi al di fuori del proprio clan totemico (esogamia). Tuttavia, le regole esogamiche sono a volte molto complesse, poiché i clan sono suddivisi in numerosi sottoclan e gli incroci che determinano la scelta coniugale comportano ulteriori selezioni e classificazioni. [2]

Il totemismo è diffuso in Africa, America ed Oceania ed è tipico dei cacciatori-raccoglitori: in particolare, è praticato dai popoli che praticano la caccia grossa. Al totem sono associati di solito dei tatuaggi speciali o delle pitture corporali in bianco, rosso e bruno: solitamente il fanciullo che passa il rito dell’iniziazione puberale viene circonciso.

Nei villaggi degli Indiani nordamericani il totem è raffigurato sotto forma di palo piantato all’ingresso del villaggio: simbolismo che richiama l’Axis Mundi, in grado di collegare le tre dimensioni cosmiche della Terra, del Cielo e degli Inferi. Presso gli aborigeni australiani, il totem può assumere la forma dei ciuringa, bastoncini lunghi 10 cm in cui si crede che risieda lo spirito dell’antenato totemico.

Un rito particolare presente, ma non sempre, nelle culture totemiche è il cosiddetto “pasto di comunione magica”, in cui il totem è fatto a pezzi e mangiato ritualmente dalla comunità. Questo rito ha essenzialmente la funzione di moltiplicare la specie totemica e rinnovare il patto di comunione sacra, perché il totem, fatto a pezzi e distribuito all’assemblea, è una disseminazione ierofanica (una sorta di moltiplicazione dei pani e dei pesci). Inoltre l’atto di divorare l’animale o la pianta totemica (pasto totemico), provoca una comunione mistica mediante l’ingestione del sangue divino, che entra in circolo nell’uomo riproducendo la filiazione originaria, ma anche il processo di deificazione del singolo.

Sotto il profilo simbolico-iniziatico si può osservare come il rituale del pasto con il corpo divino si trova in molteplici tradizioni, dalla transustanziazione cristiana ai mitologemi sui dema (su cui torneremo), dove lo spirito della vegetazione è inteso come un essere vivente che muore e risorge.

Mangiando la carne sacra l’iniziando diventa a sua volta carico di mana, il suo corpo diventa sacro. Sono necessari, a questo punto, particolari riti detti di “lustrazione” per restaurare lo stato ontologico originale, poiché la saturazione di energia sacra può essere pericolosa per il corpo grossolano dell’iniziato. Dunque, attraverso il pasto di comunione magica si rinnova il legame di parentela con il dio e si purifica il sangue mediante l’ingestione di sangue sacro: in fondo questo rito ha molto in comune con la circolarità del processo produttivo alchemico simboleggiato dall’ouroboros.

II Parte

Un rito correlato alla sacralità totemica è l’ Intichiuma degli Aborigeni del deserto centrale. Alla base di quest’azione sacrificale vi è l’idea che gli animali totemici lasciano tracce del loro passaggio su pietre e rocce. La comunità strofina le pietre su cui è impressa l’energia totemica, in modo da disperdere al vento e propalare la forza in grado di assicurare la moltiplicazione della specie.

Se non si trovano delle pietre, l’animale totemico è disegnato sul suolo e su di esso viene versato il sangue dei membri dell’assemblea: donando sangue all’immagine totemica si ottiene la proliferazione della specie. Durante questi riti, l’animale totemico è protetto e rispettato: ma, specialmente nel caso del Canguro, periodicamente avviene il pasto di comunione magica. Il Canguro, ucciso e disossato, è offerto dapprima al capo ed ai suoi assistenti, che ne gustano la carne e si spalmano il corpo del suo grasso (gesto magico presente in molteplici culture, tecnica in grado di garantire l’assorbimento ed il rivestimento del mana residuo dell’oggetto ucciso). Il pasto totemico è successivamente distribuito al resto della comunità: la notte trascorre nella rappresentazione archetipica, nel ricordo, delle gesta del Canguro.

Siamo alla presenza, in questo rito, di ben tre componenti:

• la moltiplicazione della specie, assicurata dal rito del sangue versato o dalla dispersione della polvere delle rocce;

• la comunione mistico-magica del pasto totemico: si mangia l’animale sacro per ingerire il suo sangue ed assimilarsi ad esso, in una sorta d’eucaristia primitiva;

• l’oblazione, richiamata dal sangue umano versato sul disegno del totem. [3]

Ad ogni caso, la cultura totemica è una forma di organizzazione sociale piuttosto che una religione vera e propria. Di solito diffusa nelle etnie “rosse e nere” dei cacciatori che praticano la caccia grossa. A questo punto riteniamo utile ricostruire brevemente la storia degli studi sul totemismo.

È stata soprattutto la scuola antropologica di Taylor ad elaborare le prime teorie sul totemismo, individuando nel totem i ricettacoli dell’anima in cerca di protezione. Frazer, dal canto suo, in Totemism and Exogamy, vede nel totemismo, ed in particolare nell’ Intichiuma, una forma di rifornimento vitale offerto alle specie ritenute sacre, attraverso il rito della dispersione della polvere delle pietre o l’oblazione collettiva del sangue.

Successivamente, Frazer teorizza che il totemismo possa essere interpretato secondo la relazione che s’instaura tra il feto e la madre in cinta. Dagli incontri che quest’ultima ha con specie animali o vegetali deriva il totem individuale del nascituro. Si tratta, dunque, di una forma di totemismo per rivelazione individuale, ribattezzato da Frazer «teoria del concepimento».

Tutti questi autori erano fortemente influenzati dall’evoluzionismo, di cui abbiamo già trattato. In particolare Reinach ravvisava nel totemismo l’origine stessa della religione. Fu soprattutto Goldenweiser a negare per la prima volta l’evoluzionismo; ma già la scuola sociologica di Durkheim, con la sua riduzione della religione ad una forma di divinizzazione della società, forniva nuovi argomenti alla visione della storia come sviluppo progressivo dello spirito umano, attraverso tappe obbligate.

Nel 1913, Freud scrive uno dei libri più famosi e discussi del Novecento «Totem e Tabù» in cui il totem è assimilato ad una sorta di proiezione del padre ucciso e sconfitto e l’esogamia al rispetto del tabù dell’incesto.

Con Van Gennep si conclude la corrente evoluzionistica arrivando finalmente all’opera di Claude Lévi-Strauss. Secondo l’antropologo belga, il totemismo non mette in gioco tanto le relazioni analogiche tra il totem e la comunità tribale, quanto, piuttosto, delimita le differenze tra le unità sociali. Per Lévi-Strauss la struttura dello spirito umano è data dall’invarianza nascosta di determinate relazioni tra le variabili dei sistemi culturali. Il fondamento culturale non riguarda le somiglianze e le analogie che si possono rilevare ad una comparazione generica, ma, piuttosto, le invarianze dissimulate dalle variabili.

In altre parole, la struttura è nascosta e non interessa la superficie. In questo caso, per Lévi-Strauss, il totemismo non è un prodotto necessario dell’evoluzione religiosa universale, quanto una modalità particolare per classificare i membri di una tribù.

Per illustrare la sua teoria, Lévi-Strauss prende come paradigma i Walbiri, aborigeni del centro dell’Australia.

L’antropologo belga distingue due fasi nella struttura mitica walbirica: lo stadio «noumenico» e quello «fenomenico». Tutti gli uomini Walbiri sono collegati a dei totem particolari che orientano quaranta linee di discendenza paterna, a loro volta connesse ad un totem primordiale, il Sogno. Durante il rituale del Sogno gli uomini entrano nello stadio noumenico, identificandosi con il totem primordiale e restaurando successivamente le relazioni analogiche con i corrispettivi totem particolari. Quando il rituale del Sogno è finito, irrompe il tempo della veglia quotidiana e la fase fenomenica trasmuta le analogie strutturali uomo-totem, in semplici differenze sociali e nominali, determinate dall’appartenenza a sezioni e sottosezioni del clan. Quindi, lo stadio noumenico-rituale rende possibile le analogie mistiche tra gli uomini ed i totem, mentre la fase fenomenica le relazioni interpersonali che si declinano nelle differenti etichette sociali.

In altre parole, l’Identità è regolata dalla fase noumenica, la Differenza dalla fase fenomenica. Secondo Lévi-Strauss, l’esogamia walbirica è regolata dalla fase fenomenica della Differenza, in cui gli uomini possono sposare figlie e sorelle dei membri del clan. Al contrario, se si prolungasse indefinitamente la fase noumenica il matrimonio comunitario non potrebbe superare il tabù dell’incesto, poiché, in questo caso, vale la filiazione dall’unico Totem ancestrale, e gli uomini e le donne del clan sono tutti membri di una stessa specie. Dunque, le classificazioni totemiche servono, secondo Lévi-Strauss, a distinguere e differenziare i gruppi umani.

__________

Note

1. Cfr. N. Turchi, Storia delle religioni, Sansoni. (torna al testo)

2. Come esempio di sottodivisione totemica dei clan si può consultare C. Lévi-Strauss, Le strutture elementari della parentela, Il Saggiatore, Milano 1974. (torna al testo)

3. N. Turchi, Storia delle religioni, Sansoni. (torna al testo)

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