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Catarismo: Teologia degli antichi sacerdoti Catari - Parte 6
Argomento:Storia Nascosta

Storia NascostaPrincipi di Fede

I Catari si dividevano in tre categorie, secondo l’intensità della pratica, dell’impegno, e del grado iniziatico raggiunto. I “simpatizzanti”, chiamati auditori, assistevano alle prediche praticando il melhoriér (il miglioramento), mentre i “credenti” praticavano l’umiltà, l’amore per il prossimo e si assoggettavano all’apparelhament (messa in regola), cioè, alla confessione pubblica senza che fossero sanzionati da alcuna penitenza.

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Teologia degli antichi sacerdoti Catari - Parte 6

di Luigi G. Navigatore
coordinamento editoriale Athos A. Altomonte

Principi di Fede

“il segreto proibito”

I Catari si dividevano in tre categorie, secondo l’intensità della pratica, dell’impegno, e del grado iniziatico raggiunto.

I “simpatizzanti”, chiamati auditori, assistevano alle prediche praticando il melhoriér (il miglioramento), mentre i “credenti” praticavano l’umiltà, l’amore per il prossimo e si assoggettavano all’apparelhament (messa in regola), cioè, alla confessione pubblica senza che fossero sanzionati da alcuna penitenza.

Ai credenti, i sacerdoti, davano una iniziazione parziale “consegnando” l’orazione, cioè rivelando il senso e l’efficacia esoterica del Pater Noster.

La recita del Pater era per i Catari come il primo passo verso la risalita. “Dare l’Orazione” era, quindi, iniziare al potere del Verbo, che poteva restituire all’uomo la sua essenza primordiale.

Il “Clero” era composto da sacerdoti, uomini e donne, distinti in sacerdoti postulanti ed anziani «diaconi e presbiteri» (fratello minore e maggiore) guidati da un “Gran Sacerdote”, referente anziano per un vasto territorio e paragonabile al “Pastore di unità della Chiesa”, cioè ad un Vescovo.

I credenti ricevevano l’ordinazione al sacerdozio attraverso il Consolamentum conferito da un sacerdote anziano seguendo un rituale che riportiamo:

- Dopo aver osservato per un lungo periodo continenza ed un rigido digiuno, il postulante si presentava di fronte ad un’assemblea di credenti presieduta dal sacerdote anziano. Su una tavola coperta da una tovaglia bianca, tra due ceri, veniva posto il Libro (il IV Vangelo) una brocca ed una bacinella per lavare le mani.

- La cerimonia iniziava con la confessione pubblica dell’ordinato che l’assemblea assolveva dai suoi peccati affinché il Consolamentum fosse valido.

- Poi l’assemblea chiedeva a sua volta il perdono delle sue colpe al postulante.

- A quel punto, il postulante inginocchiato doveva dichiarare:

«Sono davanti a Voi, davanti alla Chiesa e davanti al Vostro Santo Ordine, per ricevere perdono e misericordia di tutti i peccati che si sono perpetrati in me».

- Poi l’anziano chiedeva al postulante:

«…avete voi la volontà di ricevere questo santo battesimo così come ve lo hanno rivelato, di conservarlo per tutto il tempo della vostra vita con purezza di cuore, e di non mancare a questo impegno per qualsiasi motivo?». «Ne ho la volontà» era la risposta.

Il postulante si impegnava, per il resto dei suoi giorni, a non conoscere più donna, oppure uomo se era una postulante; a lavorare con le proprie mani; a curare gli ammalati; a non mentire né prestare giuramento, né prestare la funzione del giudice; a non prendere mai le armi; a non rinnegare mai la fede del suo Ordine.

Doveva, infine, precisare che si impegnava a tutto questo, liberamente. Solo allora riceveva “l’assoluzione e la trasmissione dello Spirito”.

L’anziano posava sulla testa del postulante il Vangelo di S. Giovanni, imponeva su di lui la mano destra (e tutti gli assistenti facevano la stessa cosa) e diceva:

«Padre Santo, accogli il tuo servo (o la tua serva) nella tua giustizia e poni la tua Grazia e il tuo Spirito Santo su di lui».

Di seguito, si leggevano i primi versi del Vangelo di S. Giovanni, poi, il nuovo diacono ringraziava l’assemblea:

«Che il Signore Iddio vi dia buona ricompensa per il bene che mi avete fatto per amor suo» poi tutti i celebranti si scambiavano il bacio della pace.

La cerimonia era molto sobria; si svolgeva nel corso di un’assemblea che si teneva in un posto qualsiasi: una fattoria, un castello, una foresta o una casa in città, dato che i Catari non avevano luoghi consacrati al culto come le chiese.

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