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Catarismo: Teologia degli antichi sacerdoti Catari - Parte 8
Argomento:Storia Nascosta

Storia NascostaLotte al sacerdozio cataro

I sacerdoti catari erano riconosciuti e si riconoscevano soltanto come cristiani e grandi devoti di San Giovanni l’Evangelista. Custodivano l’antico testamento (LXX), i vangeli sinottici, le opere di sant’Agostino, e di Maimone tutto in testo greco. Conoscevano ed applicavano gli strumenti tecnici già usati nelle Sacre Scritture ed utilizzati dai Padri, in verità non molti, in tutte le epoche successive.
Il IV Vangelo, era per loro il Vangelo dello Spirito – qui il grande errore per l’epoca – ritenuto la pietra angolare del loro sacerdozio.

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Teologia degli antichi sacerdoti Catari - Parte 8

di Luigi G. Navigatore
coordinamento editoriale Athos A. Altomonte

Lotte al sacerdozio cataro

I sacerdoti catari erano riconosciuti e si riconoscevano soltanto come cristiani e grandi devoti di San Giovanni l’Evangelista. Custodivano l’antico testamento (LXX), i vangeli sinottici, le opere di sant’Agostino, e di Maimone tutto in testo greco. Conoscevano ed applicavano gli strumenti tecnici già usati nelle Sacre Scritture ed utilizzati dai Padri, in verità non molti, in tutte le epoche successive.

Lo studio delle opere attraverso la conoscenza della lingua greca – alcuni sacerdoti catari ne avevano profonda dimestichezza – era assai fervido, tanto da generare un diverso punto di vista sull’avvento di Gesù e sulle segrete verità della sua “umana traiettoria”.

Il IV Vangelo, era per loro il Vangelo dello Spirito – qui il grande errore per l’epoca – ritenuto la pietra angolare del loro sacerdozio.

Ora, prima di addentrarci nel nocciolo della loro predicazione, presentiamo una sequenza di date storiche come spunto per una ulteriore riflessione:

1180:

Papa Alessandro III fa predicare, senza successo, una prima crociata contro i Catari occitani.

1198:

Papa Innocenzo III istituisce l’Inquisizione per lottare contro i Catari occitani.

1204:

Il castello di Montségur viene ricostruito su richiesta dei sacerdoti catari.

1206:

Il monaco Spagnolo Domingo Guzmàn (S. Domenico) va in Linguadoca a predicare tra i catari.

1207:

Il Papa scomunica il Conte di Tolosa, Raimondo IV, accusato di proteggere i Catari.

1208:

Assassinio di Pierre de Castelnau, legato del Papa.

1209:

Invasione della Linguadoca da parte dei “crociati” venuti dal Nord.
22 Luglio: massacro di Béziers – 20.000 morti;
15 Agosto: presa di Carcassona;
10 Novembre: Raymond Roger Trencavel assassinato nella sua prigione;

1210:

Presa di Minerve (140 arsi vivi).

1211:

Presa di Lavaur (400 arsi vivi).

1213:

12 settembre battaglia di Muret – vi muore re Pietro II d’Aragona.

1215:

Simon de Montfort entra a Tolosa con il delfino Luigi.

1216:

Campagna vittoriosa di Raimondo VI in Provenza. Tolosa si solleva contro gli occupanti.

1217:

Raimondo VI rientra a Tolosa.

1218:

25 Giugno, Simon de Montfort è ucciso mentre tenta di riprendere Tolosa.

1233:

Papa Gregorio IX affida l’inquisizione ai domenicani.

1239:

Centottantatre catari bruciati a Montwimer (oggi Mont Aimé) in Champagne.

1240:

Insurrezione dei catari in alta Linguadoca.

1242:

Massacro degli inquisitori nel Laugaris.

1243:

13 Maggio, inizio dell’assedio di Montsegur.

1244:

16 Marzo, caduta e rogo di Montségur (200 arsi vivi).

1255:

Caduta di Quéribus nelle Corbiéres.

1271:

Riallacciamento della Linguadoca alla Francia.

1311:

Il Sacerdote cataro Pierre Authier viene bruciato vivo nella contea di Foix.

Oltre mezzo secolo di battaglie alla spada ed oltre un secolo di feroci dissidi.

Può anche essere che la Gerarchia ecclesiastica del tempo, rozza ed ignorante, abbia voluto eliminare, o far eliminare fisicamente qualche migliaio di imbelli che con le loro eresie esotiche, allontanavano il popolo dei credenti di una intera nazione, dalla retta via tracciata dal Cristo.

Mentre appare meno scontato il segmento - Giovanni Evangelista - Catari - Cavalieri di Sion - Cavalieri del Tempio - seguaci di una stirpe di sangue di Gesù. Più verosimile che questo dissidio sia stato un quid che Giovanni aveva profetizzato: lo scontro nella umana commedia della vita.

Alla base di questi dissidi e conseguenti falsificazioni c’è quella paura (me fobou) che la Bibbia ripete per circa 360 volte, cioè una per ogni giorno dell’anno; in pratica per tutto l’arco della vita umana.

La considerazione della paura dell’animicità ci introduce in un profilo degno di considerazione: l’offerta e la fruizione della riflessione dei teologi, da parte dei membri del consesso umano. Cominciando ad osservare il fenomeno dal lato dei teologi si scopre che, anche se sotto altra visuale, non poco gioca anche qui la paura”.

Duemila anni or sono, i discepoli di Gesù, pur essendo uomini di mare, si spaventarono per i venti burrascosi ed ancor più si intimorì Pietro, invitato da Gesù a camminare sulle acque.

Il teologo soffre ancora della stessa paura. L’abitudine a vivere in un solido e ben strutturato castello teologico paralizza ogni ricerca e spinge gli addetti ai lavori a piegarsi su se stessi, a dimenticare l’interlocutore, e costruire briciole dal loro monolitico sapere.

Così, o gni teologia si presenta sempre come scrigno di una Verità che svela come andare verso la Verità, mentre l’uomo sembra restare imprigionato solo nei catechismi.

Consideriamo ora lo stesso fenomeno dal lato del credente.

Questi, nutrito di pillole teologiche costruite nei laboratori del pensiero, le assimila nella prima adolescenza, e le rende sapide col condimento della sua infantile esperienza di fede. Inoltre, poiché tutto gli viene offerto già “digerito”, impara a saziarsi senza più cercare; impara a mangiare senza farsi carico di cucinare, e nella ricerca di Dio diventa un mangione e non buongustaio. Il credente, invece di guardare in se stesso, costruisce la sua piccola capanna e la difende da ogni parola nuova con gelosia sempre maggiore. La protegge finanche dai teologi tradizionalisti, quando questi vanno oltre le pillole teologiche che gli hanno elargito, rifugiandosi nella laicità del suo autonomo pensare.

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