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Catarismo: Teologia degli antichi sacerdoti Catari - Parte 12
Argomento:Storia Nascosta

Storia NascostaIl rapporto tra l’apostolo Pietro e l’apostolo Giuda - La Chiesa visibile e la Chiesa invisibile

Il rapporto tra Pietro e Giuda merita di essere chiarito soprattutto considerando i “nomi”.
Pietro è una personalità identificata attraverso un Nome proprio, che trasmette simbolicamente la visione di “unità visibile” atta a “consegnare” al fedele l’eucarestia. Ed in quel Nome si riconosce la folla di anonimi individui che assumono la funzione di sacerdote eucaristico, ricoprendo il suo stesso ruolo intimo, di essere “amato da Gesù”, diventando sua gioia ma anche sua preoccupazione.

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Teologia degli antichi sacerdoti Catari - Parte 12

di Luigi G. Navigatore
coordinamento editoriale Athos A. Altomonte

Il rapporto tra l’apostolo Pietro e l’apostolo Giuda

La Chiesa visibile e la Chiesa invisibile

Il rapporto tra Pietro e Giuda merita di essere chiarito soprattutto considerando i “nomi”.

Pietro è una personalità identificata attraverso un Nome proprio, che trasmette simbolicamente la visione di “unità visibile” atta a “consegnare” al fedele l’eucarestia. Ed in quel Nome si riconosce la folla di anonimi individui che assumono la funzione di sacerdote eucaristico, ricoprendo il suo stesso ruolo intimo, di essere “amato da Gesù”, diventando sua gioia ma anche sua preoccupazione.

Se, come scrive Giovanni, Giuda era il “discepolo amato” questo costituisce una notevole relazione fra lui e Pietro. Perchè, nel racconto Giovanneo, il Risorto stabilisce tra i suoi Discepoli un regime di tipo conciliare, anche se con ambiti distinti. Uno visibile (istituzionale) ed un altro invisibile intrinsecamente sacro.

Pietro, costituito da Gesù Pastore del gregge di fedeli, divenne il capo di una Chiesa visibile e potenzialmente peccatrice; mentre al “discepolo che Gesù amava” Gesù affidò Maria prosecutrice della Chiesa mistica che operava «in persona Christi».

L’uno, legato al visibile, fu dato un nome e cioè Pietro; l’altro invece fu segnato dall’anonimato. Così nessun sacerdote eucaristico avrebbe potuto esserne il titolare per diritto di sangue. Di Giuda, una volta perso il “Nome”, restò l’attributo “di discepolo amato”. Ed “amato”, rivelava che quello che gli era stato concesso non era dato per suoi meriti ma solo per amore .

 

L’apostolo Pietro, vescovo simbolico della cristianità

Si sostiene che Pietro fosse stato il vescovo di Roma, ma non pare nemmeno certo che a Roma egli si sia mai fermato. Alcuni gli attribuiscono al massimo tre anni di permanenza nella città. Mentre invece è certo nella lettera ai Romani scritta da s. Paolo nel 58 d.C. egli menziona 29 persone, ma non saluta affatto Pietro. Omissione sconcertante, se Pietro fosse stato davvero vescovo di Roma. Eppure qualche ragione per cui Pietro non dovesse essere vescovo a Roma c’era. Non era stato nemmeno vescovo a Gerusalemme, dove dopo la morte di Gesù il capo della Chiesa era diventato Giacomo (fratello di Gesù).

C’era poi (e rimane tutt’ora) il fatto stranissimo che il nome di Pietro non appare nei primi elenchi dei vescovi di Roma.

 

Ireneo, vescovo di Lione dal 178 al 200 d.C., scrisse di proprio pugno la sequenza della “tradizione vescovile” fatta risalire all’apostolo Giovanni , elencando tutti i vescovi di Roma fino al dodicesimo, Eleuterio. Ma, come primo vescovo, risulta “Lino”, e nella “Costituzione Apostolica” dell’anno 270, è scritto che Lino ottenne la nomina di vescovo direttamente da Paolo.

La mancanza viene giustificata dicendo che, nella mente degli antichi commentatori, gli apostoli costituissero una classe a parte, che non si confondeva con le normali gerarchie, così che gli apostoli non appartenessero a nessun ambito specifico ma, in senso lato, a tutta la Chiesa.

Perciò, la Chiesa e non i Vangeli ha finito per stabilire come elemento di fede, che i papi fossero successori di Pietro, essendo lui «vescovo simbolico di Roma e di tutta la cristianità».

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