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Studi sul mito: Il simbolismo dell’albero - Parte 1
Argomento:Miti e Simboli

Miti e SimboliNella letteratura storico-religiosa troviamo simboli che appartengono a tutte le culture e tradizioni del mondo; i simboli universali – più che rinviare alla plausibilità empirica della Tradizione eterna e trans-storica – dimostrano che ad ogni latitudine ed epoca storica, l’immaginario sacro si è arricchito di quegli enti e di quelle cose che l’uomo ha incontrato nell’esperienza quotidiana, attraverso il rapporto con una Natura, percepita come epifania del sacro.
Tra questo genere di simboli, l’Albero Cosmico occupa, senza dubbio, un posto di rilievo, nel suo duplice significato di imago mundi e axis mundi.

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Il simbolismo dell’albero - parte 1

di Antonio D’Alonzo


Nella letteratura storico-religiosa troviamo simboli che appartengono a tutte le culture e tradizioni del mondo; i simboli universali – più che rinviare alla plausibilità empirica della Tradizione eterna e trans-storica – dimostrano che ad ogni latitudine ed epoca storica, l’immaginario sacro si è arricchito di quegli enti e di quelle cose che l’uomo ha incontrato nell’esperienza quotidiana, attraverso il rapporto con una Natura, percepita come epifania del sacro.

Tra questo genere di simboli, l’Albero Cosmico occupa, senza dubbio, un posto di rilievo, nel suo duplice significato di imago mundi e axis mundi. L’Albero rappresenta l’universo, perché si sviluppa come un Tutto congiungendo le cause (radici) agli effetti (le foglie), i principi alla manifestazione simboleggiata dalla crescita imperiosa del tronco. Ma l’albero è anche l’asse del mondo poiché, attraversando e collegando le tre regioni cosmiche del Cielo (i rami ed il fogliame superiore), della Terra (il tronco) e degli Inferi (le radici), rende possibile la loro comunicazione.

Se è vero che l’esperienza dell’uomo profano non è altro che la rielaborazione inconscia di archetipi e mitologemi mai del tutto dimenticati, dobbiamo rinvenire nei grattacieli moderni – o in analoghi edifici dall’imponente sviluppo verticale – il simbolismo dell’Albero Cosmico.

Non è certamente un caso che i luoghi del potere politico e finanziario si strutturino secondo motivi arcaici: in cima all’edificio la classe dirigente, in basso i semplici funzionari, anonimi e “flessibili”, secondo il paradigma gerarchico dell’axis mundi.

Una breve digressione illustrerà meglio come, a nostro avviso, la spiritualità non deve essere intesa come sublimazione della sessualità, ma come al contrario la pulsione erotica può essere ricercata in motivi mistici ed immaginali (senza per questo che si debba pensare all’esistenza di una struttura prioritaria e deterministica).

Negli anni Settanta, nel pieno delle contestazione femminista, il pensiero della differenza interpretava, l’edificio verticale come un simbolo fallogocentrico, piuttosto che come un axis mundi, come una rappresentazione autoritaria del potere della sessualità e della razionalità maschile (secondo la tipica rilettura decostruzionista, che associa il potere del logos alla libido freudiana, e coniando il neologismo fal-logo-centrismo attribuisce a quest’ultimo caratteristiche invariabilmente aggressive, egemonizzanti e negatrici della Differenza. Da qui, l’idea portata avanti da tanti pensatori francesi – da Derrida a Irigaray – che per cambiare i rapporti sociali, si deve anzitutto decostruire il linguaggio quotidiano).

A nostro avviso, invece, il simbolismo fallico – quantunque carico di tutti quei significati dominanti sviscerati dal pensiero della differenza – rimanda ulteriormente ad un altrove difforme dalla mero libido: quest’ultima è a sua volta significante e simbolo, piuttosto che significato e noumeno. Non a caso il Lingam indiano non è tanto un simbolo della potenza maschile, quanto della fertilità cosmica: rimanda dunque a significati non meramente sessuali, ma inerenti alla dimensione metafisica. L’interpretazione freudiana dell’amore coniugale come sublimazione culturale delle compulsioni libidiche – secondo il gioco delle sovrastrutture (istituzione matrimoniale) e della struttura primordiale (ratto delle femmine, secondo il paradigma del dio Pan che insegue le ninfe nei boschi) – può benissimo essere rovesciata.

Nella pulsione amorosa è possibile cogliere – e per questo siamo grati a Jung che ha rielaborato la dottrina dell’eros platonico – il desiderio dell’integrazione degli opposti, la restaurazione dell’Eterno Androgino, attraverso l’unione del maschile e del femminile. Come ricorda Mircea Eliade è il sacro che continua a conferire senso alla “realtà”, sia questa dell’uomo moderno o del “primitivo”. La differenza deve essere cercata nel grado di consapevolezza di fronte al simbolo.

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