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Simbolismo: La Via di Mezzo
Argomento:Alchimia del Fuoco

Alchimia del FuocoLa «Via di Mezzo» è un aforisma usato per indicare il “filo di tensione” causato dal Sé superiore (l’Ego), per spingere la coscienza fisica (l’identità personale, la personalità transitoria) a ritrovare la propria Unità nella comunione spirituale. L’Unità viene ricostruita dal collegamento (Ponte di coscienza) tra l’aspetto fisico ed il metafisico dell’identità reale dell’essere umano, esprimendone di nuovo la perfetta composizione. Superando, così, la primitiva conflittualità tra “spirito e materia”.

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La Via di Mezzo

di Athos A. Altomonte

© copyright by Esonet.it


La «Via di Mezzo» è un aforisma usato per indicare il "filo di tensione" causato dal Sé superiore (l'Ego), per spingere la coscienza fisica (l'identità personale, la personalità transitoria) a ritrovare la propria Unità nella comunione spirituale. L'Unità viene ricostruita dal collegamento (Ponte di coscienza) tra l'aspetto fisico ed il metafisico dell'identità reale dell'essere umano, esprimendone di nuovo la perfetta composizione. Superando, così, la primitiva conflittualità tra "spirito e materia".

Ma sulla composizione della reale essenza umana occorre fare un distinguo.

Per l'insegnamento exoterico l'identità dell'essere umano comprende anche il corpo fisico (v. Quaternario). Di diverso avviso è la visione più raffinata della Dottrina esoterica, per cui l'interpretazione exoterica pecca di antropocentrismo (visione "tolemaica" delle filosofie minori, che pongono l'uomo fisico al centro dell'universo). Per la Dottrina esoterica, infatti, la scala della vitalità fisica assume un sostanziale (dal lat: sub-stanzia: natura, l'intrinseco essere delle cose) valore, in base all'intervento della vita cosciente. Allora, la vita fisica acquista valore nella misura in cui riesce a riflettere un pensiero profondamente consapevole. Ecco come la Dottrina esoterica identifica una scala di valori nell'essere umano, in base al pensiero ch'è capace di riflettere, così da costituire (v. Triade) prima una mente fisica, poi una mente superiore (astratta) a cui segue, infine, una mente spirituale (idea spirituale).

 

La Via di mezzo rappresenta uno stato interiore che sfugge all'attrazione dei conflitti tra elementi opposti (v. principio di dualità). In altre parole, è l'aspetto d'equilibrio e d'equidistanza che consente di realizzare la metamorfosi interiore denominata: Opera Bianca.

L'Opera Bianca si avvale di due ambiti d'apprendimento. Il primo elabora quelli che sono detti i Misteri minori, mentre il secondo studia a fondo i Misteri maggiori.

I Misteri cosiddetti "minori", si riferiscono all'ambito individuale dell'essere e rappresentano un valido strumento per realizzare quella consapevolezza interiore ch'è la "soglia" di accesso dell'Opera individuale dell'iniziato. Ai Misteri detti "maggiori" appartiene la coscienza del Sé superiore ed è la "soglia d'accesso" all'Opera universale.

L'Adepto accetta di consacrare sé stesso ad un Opera di trasmutazione interiore, calcando la Via di mezzo, che rappresenta lo spartiacque della propria dualità. Un sottilissimo filo che corre tra il Bianco e il Nero di una individualità ch'è sia fisica che divina. Un cammino che viene rappresentato exotericamente nel mosaico che decora il pavimento dei Templi.

Bianco e nero, bene e male, Yin e Yang, sono significati che tratteggiano la complementarietà naturale del pianeta e, quindi, anche d'ogni essere vivente. In tutti i casi, nonostante le diversità con cui si esprimono, tutti i sistemi iniziatici tendono all'annullamento di ogni genere di dualismo, fonte di conflittualità, che impedisce la manifestazione della coscienza spirituale anche nella fisicità. Ma la conflittualità tra le due parti non è mai permanente. Ciò significa che nessuno dovrà mai demonizzare la propria fisicità, che ha uno scopo preciso e insostituibile.

Il giusto approccio sarà, dunque, quello di considerare la dualità come diverse "dimensioni" di una stessa coscienza. Ovvero, diversi modi di credersi e di ri-conoscersi.

Credersi un corpo fisico, concentrato sui suoi bisogni materiali; o riconoscersi come essenza divina, concentrata sui più alti pensieri spirituali; sono due facce di una stessa medaglia. Realtà che, seppure differenti, nel momento che accadono sembreranno assolutamente vere.

Ciò che si crede di se stessi appare sempre del tutto realistico. Senza percezione d'inganno o di anormalità. L'idea che ci si forma di se stessi, varia a secondo della visione in cui ci si pone, ovvero, da quale punto di vista ci si osserva.

Nella visione del pensiero fisico sarà vero credersi un corpo fisico, anche se poi attraverso la visione del pensiero metafisico e spirituale non sarà più così, ma sarà più vero riconoscersi come anima.

In entrambi i casi si crederà o si riconoscerà quello che sapremo desumere da quelle dimensioni. Dunque, per distinguere le "diverse normalità" che compongono noi stessi, tra quelle relative e quelle permanenti, non resta che educare la mente a riconoscerle, per poi riconoscerci nei riflessi di entrambe. E questa capacità comporta un enorme vantaggio: quello di distinguere tra le diverse verità, che si riflettono nella nostra coscienza.

Questa "conoscenza di sé" finisce per annichilire ogni forma di conflittualità interna, che prima separava i diversi aspetti dei nostri "spazi interiori". Differenti verità e diverse realtà, dunque, che pur sembrando contrapposte e conflittuali, sappiamo come siano invece legate ad uno stesso principio spirituale. Se ne desume che l'Unione nella contrapposizione è il senso esoterico della dualità.

La contrapposizione con l'aspetto spirituale, a cui è soggetta la coscienza fisica nell'unione con l'aspetto materiale, era un concetto conosciuto agli antichi, che lo rappresentavano: con due Serpenti avvinghiati che s'affrontano testa a testa.

Ma questo conflitto è una distorsione nata e vissuta nella sfera individuale. Ed è nella coscienza individuale, e non altrove, che bisogna operare per trasformarne l'ottica della mente, sino a renderla capace di riconoscersi in entrambi gli aspetti. Affinché questo avvenga, bisogna costituire un punto d'equilibrio mentale (baricentro egoico), che possa interagire con entrambi gli aspetti.

Questo nuovo punto d'osservazione, il baricentro egoico, costituisce un terzo polo mentale, questa volta sintetico, che annulla ogni genere di conflitto d'identità nell'iniziato.

 

Riassumendo, la Via di mezzo, altrimenti detta « il Sentiero del Discepolo», è la metamorfosi che conduce l'iniziato ad attraversare i diversi aspetti, o piani, della propria natura. Per riunificare la parte interiore e più sottile a quella più grossolana del suo "guscio" esterno.

Il baricentro egoico è il punto più sottile della coscienza fisica. Un "apice" mentale che accoglie in sé, un invisibile punto di gravità psichica che proviene dall'Ego superiore e attorno cui si svolge tutta l'Opera dell'iniziato. Ampliando questo polo mentale, l'iniziato finisce per riconoscersi non solo come entità individuale, ma quale microunità dell'Opera universale.

Da questo punto d'equilibrio psichico, l'iniziato prosegue la sua ascesa interiore, concludendo la sublimazione della propria sfera emotiva.

L'energia sessuale ed emotiva è la grande forza della sostanza fisica che, passando dallo stadio della condensazione materiale a quello della sintesi psichica, realizza quel Principio che Platone chiamò Psichè (da non confondersi con psiche, la mente fisica). Un aspetto della coscienza superiore che riflette in Sé il modello archetipo chiamato Monade spirituale, che i mistici chiamano: la rivelazione interiore di Dio.

 

Il Principio spirituale è la chiave per sciogliere gran parte dei problemi che oscurano la coscienza umana, fisicamente divisa dall'Unità spirituale cui appartiene.

Per riconoscere come questa separazione sia solo formale, possiamo ricorrere al postulato coniato da Platone: «Poiché l'unità esiste prima della dualità, la coincidenza degli opposti esisteva prima della loro scissione. Quindi, gli opposti sono opposti tra loro, ma non opposti verso l'unità».

Questo postulato tende a dimostrare che due aspetti antitetici si risolvono e si superano nella propria sintesi. Sintesi che nell'essere umano è, appunto, il Principio spirituale.

 

Il metodo consigliato agli Allievi più avanzati, è quello di staccarsi dal nucleo mentale che soggiace all'impulso di "attrazione e repulsione". Cioè, all'aspetto umano di "simpatia e antipatia" (mi piace, non mi piace; lo voglio, non lo voglio ecc.), afferrandosi con saldezza e responsabilità ad una visione al di sopra delle parti, che infonda nella mente fisica il giusto senso di equilibrio e padronanza di sé.

L'autocontrollo fisico e mentale tacita la confusa emotività della natura inferiore, che sarà sostituita da sempre più frequenti momenti di silenzio e di pace interiore.

Questo silenzio è il "vuoto nella mente" dove la coscienza (l'immagine è quella dell'occhio silente di un ciclone) riceve nell'essenza fisica il "precipitarsi" della comprensione spirituale.

Ma il presupposto per la precipitazione spirituale non può prescindere da quella che Kant ha definito la coscienza morale (il syneìdesis socratico): «nata dall'essere consapevoli dell'esistenza di un tribunale interno all'uomo» che il filosofo definisce: «la voce di Dio».

Per illustrare questo aspetto, l'archeologo tedesco Bertoleth riporta un passo tratto da un'antica pergamena egizia:

 

« Io conobbi Dio che risiede nell'uomo,
lo riconobbi,
e distinsi questa Via, dall'altra via.»

 

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