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Studi sul mito: L’Essere Supremo
Argomento:Miti e Simboli

Miti e SimboliTra il Creatore ed il Dio Unico delle religioni monoteistiche troviamo una figura intermedia, attiva – anch’essa identificata con il Cielo – ma priva di trascendenza: l’Essere Supremo (ingl. Supreme Being , ted. Höchstes Wesen).
Nel XIX secolo, l’Essere Supremo fu al centro di una serie di discussioni etnologiche incentrate sulla plausibilità di un «monoteismo primordiale» (Urmonotheismus), denominato anche «preanimismo logico».

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L’Essere Supremo

di Antonio D’Alonzo


Tra il Creatore ed il Dio Unico delle religioni monoteistiche troviamo una figura intermedia, attiva – anch’essa identificata con il Cielo – ma priva di trascendenza: l’Essere Supremo (ingl. Supreme Being , ted. Höchstes Wesen).

Nel XIX secolo, l’Essere Supremo fu al centro di una serie di discussioni etnologiche incentrate sulla plausibilità di un «monoteismo primordiale» (Urmonotheismus), denominato anche «preanimismo logico».

Questa corrente di pensiero – che aveva in A. Lang il suo principale esponente – sosteneva l’esistenza, presso i popoli “primitivi”, dell’idea di un Essere Supremo personale, anteriore alla credenza negli spiriti (animismo). Lang rivestiva l’Essere Supremo Primitivo dei caratteri del Creatore, non riuscendo ancora a distinguere le funzioni ontologiche del primo e del secondo; lo studioso inglese dette vita ad una vera e propria corrente che, convogliata nella scuola «storico-culturale», si opponeva alla scuola evoluzionistica degli antropologi. P. W. Schmidt continuò e perfezionò la teoria di Lang, coniando il termine di Urmonotheismus.

Per Lang e successivamente per Schmidt, anteriore alla fase animistica (ricordiamo come per gli antropologi il cammino religioso dell’umanità era orientato in modo deterministico, secondo la rigida sequenza: animismo-politeismo-monoteismo) doveva sussistere una sorta di pre-giudiziale logica, un a-priori gnoseologico dal quale i “primitivi” si erano allontanati in seguito alla corruzione della Caduta. In questo modo s’introduceva una commistione scarsamente scientifica tra la metodologia etnologica della ricerca sul campo ed i mitologemi teologici della cacciata dall’Eden, dove la scienza trovava il suo fondamento nella teologia. In Illo Tempore esisteva, secondo Schmidt, il culto universale del Dio Monoteistico Primordiale: il successivo avvento degli dei politeistici era spiegato con la corruzione della storia ed il mito della Caduta.

Questa corrente conobbe un breve periodo di popolarità tra gli studiosi fino alla diffusione delle ricerche di R. Pettazzoni, che smontarono definitivamente la teoria del monoteismo primordiale, separando nettamente i caratteri del Creatore e dell’Essere Supremo (ricordiamo che nessuno di questi due esseri può essere identificato con il Dio Unico delle religioni monoteistiche).

Per Pettazzoni il monoteismo nega integralmente l’esistenza di altre divinità o esseri superumani, anzi sorge come vera e propria opposizione ad un precedente pantheon.

Nessun popolo “primitivo” può essere definito monoteista, perché la credenza in un Essere Supremo non inficia la presenza di altre divinità o il culto verso altre entità come gli Spiriti o gli Antenati. Pettazzoni osservava come l’Essere Supremo Primitivo non possedeva le caratteristiche elevate ed assolute del Dio unico, ed ancora come – al contrario del Creatore, deus otiosus che si ritrae nell’assenza dopo l’atto cosmogonico – rimaneva attivo ed onnisciente. L’onniscienza dell’Essere Supremo è limitata, però, alle trasgressioni delle norme tribali, prontamente punite mediante fenomeni meteorici (fulmini e nubifragi). Onniscienza che osserva tutto, ma si limita a punire le colpe degli uomini.

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