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Teosofia: Istruzioni Segrete per Probandi - Istruzione III (Parte 3)
Argomento:Letture d'Esoterismo Orientale

Letture d'Esoterismo OrientaleSui “Princìpi” ed “Aspetti” - Tattvas: correlazioni e significati

Parlando metafisicamente e filosoficamente entro un ambito strettamente esoterico, l’uomo come unità completa è composto da quattro Princìpi di base e tre Aspetti da essi prodotti su questa terra. Negli insegnamenti semi-esoterici, questi quattro ed i tre sono stati chiamati Sette Princìpi, per facilitarne la comprensione alle masse.

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Istruzioni Segrete per Probandi di una Scuola Esoterica Arcana

di Helena Petrovna Blavatsky

© copyright by Esonet.it


(continua) Istruzione n°III

 

Sui “Princìpi” ed “Aspetti”

 

Parlando metafisicamente e filosoficamente entro un ambito strettamente esoterico, l’uomo come unità completa è composto da quattro Princìpi di base e tre Aspetti da essi prodotti su questa terra. Negli insegnamenti semi-esoterici, questi quattro ed i tre sono stati chiamati Sette Princìpi, per facilitarne la comprensione alle masse.

 

I Principi di base eterni

Aspetti transitori prodotti dai Principi

1 - Atman, o Jiva, la Vita Una, che permea il Trio Monadico.

(Una in Tre e Tre in Una).

1 - Prana, il Soffio della Vita, lo stesso di Nephesh. Alla morte di un essere vivente Prana ridiventa Jiva. (Nota – Prana, almeno sulla terra, non è altro che il viaggio della vita, un moto ciclico costante dall’interno verso l’esterno e viceversa, un’espirazione della Vita Una, o Jiva, il sinonimo della Divinità Assoluta ed Inconoscibile). Prana non è vita astratta, o Jiva, ma il suo aspetto in un mondo di delusione. In Theosophist, Maggio 1888, p. 478 si legge: “Prana è di un grado più sottile della materia grossolana della terra.”

2 - Involucro Aurico; poiché il substrato dell’Aura intorno all’uomo è l’Akasa puro e primordiale universalmente diffuso, il primo velo dell’illimitata e sconfinata distesa di Jiva, la Radice immutabile di tutto.

2 - Linga Sharira, la Forma Astrale, l’emanazione transitoria dell’Uovo Aurico. Questa forma precede la formazione del corpo vivente e dopo la morte vi si avvinghia, scomparendo solo con la scomparsa del suo ultimo atomo (eccetto lo scheletro).

3 - Buddhi; poiché Buddhi è un raggio dell’Anima Universale Spirituale (alaya)

3 - Manas Inferiore, l’Anima Animale, il riflesso o l’ombra del Buddhi-Manas, che ha le potenzialità di entrambi ma di solito è dominata dagli elementi Kama.

4 - Manas (L’ego Superiore); poiché deriva da Mahat, il primo prodotto dell’emanazione di Pradhana, che contiene potenzialmente tutte le Gunas (attributi). Mahat è Intelligenza Cosmica, chiamata il ‘Grande Principio”.

Principio B.

4 - Siccome l’uomo è il prodotto combinato di due aspetti, fisicamente della sua Forma Astrale e Psico-Fisiologicamente di Kama-Manas, non è visto come un aspetto ma come un’illusione.

(Nota – Ricordate che i nostri Ego, il principio che reincarna, sono chiamati nella nostra Dottrina Segreta Manasaputras, “Figli di Manas” (o Mahat, o Intelligenza, Saggezza).

 

L’Uovo Aurico, a causa della sua natura e delle sue molteplici funzioni, deve essere studiato bene. Come Hieranyagarbha, il Grembo o Uovo Dorato, contiene Brahama, il simbolo collettivo delle Sette Forze Universali, così l’Uovo Aurico contiene ed è strettamente connesso con l’uomo Divino e fisico. Nella sua essenza, come abbiamo già detto, è eterno. Nelle sue costanti correlazioni e trasformazioni, è una specie di macchina in moto perpetuo, durante il processo di reincarnazione dell’Ego su questa terra.

 

Come descritto nella Dottrina Segreta, gli Ego di Manaras che si incarnano nell’uomo alla fine della Terza Razza Radice, non sono Ego umani di questa terra o di questo piano, ma diventano tali solo dal momento in cui animano l’uomo animale, dotandolo quindi della sua Mente Superiore, o Manas, la Mente. Come dice l’insegnamento: “Ognuno è un Pilastro di Luce. Avendo scelto il suo veicolo si espande, circondando l’animale umano con un’Aura Akasa, mentre i Princìpi Divini (Manasici) prendono posto all’interno di quella forma umana”.

 

La Saggezza Antica insegna, inoltre, che da questa prima incarnazione i Pitri Lunari (che hanno creato l’uomo dalle loro Chhayas, od Ombre) sono assorbiti da questa essenza Aurica e per ogni Personalità imminente della serie reincarnante di ogni Ego, è prodotta una Forma Astrale distinta.

Quindi l’Uovo Aurico che riflette tutti i pensieri, parole ed azioni dell’uomo è:

a)

il custode di ogni atto Karmico.

b)

Il magazzino di tutti i poteri buoni e cattivi dell’uomo, che riceve e distribuisce a sua volontà – o meglio, a suo giudizio – ogni potenzialità, che diviene quindi potenza attiva. Questa aura è lo specchio in cui sensitivi e chiaroveggenti sentono e percepiscono l’uomo reale e lo vedono per quello che è, non per ciò che sembra.

c)

Così come fornisce all’uomo la sua Forma Astrale, intorno alla quale l’entità fisica si modella, prima come feto e poi come bambino e uomo, l’astrale cresce velocemente con l’essere umano, così, se è un Adepto, durante la sua vita lo dota del suo Mayavi Rupa, il Corpo Illusione (che non è il suo Corpo Astrale Vitale). Dopo la morte, gli fornisce l’Entità Devachanica e Kama Rupa, o Corpo del Desiderio (lo Spettro).

(Nota – quando si parla del quinto Principio umano, è sbagliato chiamarlo “Kama Rupa”. È Rupa, o forma, tranne che dopo la morte, eccetto gli elementi Karmici, animalità, desideri e passioni come ira, lussuria, invidia, vendetta, ecc, la progenie di egoismo e materia).

Nel primo caso, quello dell’Entità Devachanica, l’Ego, per essere in grado di entrare in stato di grazia, come l’Io della sua incarnazione immediatamente precedente, deve essere vestito (metaforicamente parlando) con gli elementi spirituali delle idee, aspirazioni e pensieri della personalità ora disincarnata. Altrimenti cosa godrà di grazia e ricompensa? Certo non l’Ego impersonale, l’Individualità Divina.

Dunque devono essere i buoni atti Karmici del defunto, impressi sulle Sostanze Auriche, a dotare l’Anima Umana della giusta quantità degli elementi Spirituali dell’ex personalità, per permetterle di credersi ancora il corpo da cui è appena stata separata e per ricevere i suoi frutti, durante periodi più o meno prolungati di “gestazione spirituale”. Poiché Devachan è una “gestazione Spirituale” entro una matrice ideale che termina nella rinascita dell’Ego nel mondo degli effetti; la nascita ideale soggettiva precede la sua prossima nascita terrestre, quest’ultima determinata dal suo Karma negativo, nel mondo delle cause. (Nota – Qui il mondo degli effetti è lo stato Devachanico ed il mondo delle cause la vita terrena).

 

Nel secondo caso, quello di dotare Kama Rupa del fantasma o spettro dell’entità, è la feccia animale dell’Involucro Aurico con i suoi atti quotidiani Karmici di vita animale, piena di desideri animali ed aspirazioni egoistiche, che lo fornisce. (Nota – Solo questo Kama Rupa si può materializzare nelle sedute spiritiche ed occasionalmente lo fa, quando non è il doppio Astrale o Linga Sharira della medium stessa che appare. Perciò, come può questo cumulo di vili passioni e terrene lussurie, resuscitato dal medium, che attraverso il suo organismo riacquista coscienza, essere accettato come un “angelo defunto” o lo spirito di quello che era un tempo un corpo umano? Lo stesso si può dire del flagello Microbico che si concentra su una persona che è un dolce angelo defunto).

 

Quindi, il Linga Sharira resta con il corpo fisico e con esso si dissolve. Come entità astrale ha dunque bisogno di essere creato (un nuovo Linga Sharira deve essere fornito) per diventare il portatore di tutti i Tanhas passati e Karma futuri. Come avviene ciò? Lo “spettro” medianico, “l’angelo defunto” si dissolve e scompare a sua volta (questo avviene in più o meno tempo) a seconda del grado in cui la personalità – di cui esso è ora il rifiuto – era spirituale o materiale.

 

Se la spiritualità prevaleva, la Larva, “Spettro”, scomparirà molto presto; ma se era molto materialista, il Kama Rupa potrebbe durare secoli e in alcuni casi eccezionali, perfino sopravvivere con l’aiuto di alcuni dei suoi Skandhas (sezioni, parti, aggregati) disseminati, che con il tempo vengono tutti trasformati in Elementali. Vedi Chiave alla Teosofia, pp. 141 e seg., in cui non è stato possibile entrare in particolari, ma si parla di Skandhas come dello stile degli effetti Karmici, come entità o immagine completa della personalità che fu, e lascia nel mondo Kamalokico di effetti solo la memoria dei misfatti e dei pensieri e atti peccaminosi, noti nella fraseologia degli Occultisti come Elementali Tanhici o umani.

 

Sono questi elementali che – quando entrano nella composizione della “forma astrale” del nuovo corpo in cui l’Ego deve entrare, a seconda del decreto Karmico, quando cessa il suo stato Devachanico – formano la nuova entità astrale che penetra nell’Involucro Aurico, e di cui si dice spesso “il cattivo Karma aspetta sulla soglia di Devachan, con il suo esercito di Skandhas.” (Chiave alla Teosofia, p. 141). Non appena lo stato di ricompensa Devachanico cessa, l’Ego è indissolubilmente legato a (o meglio segue le tracce di) la nuova forma Astrale. Entrambi sono azionati Karmicamente verso la famiglia o la donna da cui dovrà nascere il bambino animale scelto dal Karma per diventare il veicolo dell’Ego che è stato appena risvegliato dallo stato Devachanico.

 

La nuova forma astrale, formata in parte dalla pura Essenza Akasika dell’Uovo Aurico ed in parte dagli elementi terrestri, conseguenza degli errori e dei misfatti dell’ultima personalità, entra dunque nella donna. Una volta entrata, la Natura modella il feto di carne intorno all’Astrale, fuori dai materiali in crescita del seme maschile sul terreno femminile. Dunque fuori dall’essenza di un seme deteriorato o fantasma del seme morto, il frutto fisico produce, a sua volta, dentro sé stesso un altro o altri semi per piante future.

 

Ed ora possiamo rivolgere la nostra attenzione ai Tattvas e vedere quello che significano nella natura e nell’uomo, mostrando quindi il grande pericolo di perder tempo in uno Yoga fantasioso ed amatoriale senza sapere di cosa si parla.

 

Tattvas: correlazioni e significati

 

In natura troviamo sette forze o sette centri di Forza e tutto sembra corrispondere a questo numero. Ad esempio la scala settenaria in musica o suoni e la scala settenaria dei colori. Nella Dottrina Segreta non ho esaurito la nomenclatura e le prove a questo riguardo, eppure ci sono abbastanza informazioni per dimostrare che i fatti addotti non sono coincidenze, ma testimonianze importanti.

Ci sono varie ragioni per cui nei sistemi indiani sono menzionati solo cinque Tattvas. Una di queste l’ho già menzionata; un’altra è che, dato che abbiamo raggiunto solo la Quinta Razza e siamo (per quanto la Scienza sia in grado di stabilire) dotati solo di cinque sensi, l’esistenza dei restanti sensi, che sono latenti nell’uomo, può essere provata solo su basi fenomeniche, che il materialista non considera affatto come prove. I cinque sensi fisici sono fatti corrispondere ai cinque Tattvas inferiori, dimenticati dai Brahmini ed ancora non riconosciuti dalla Scienza; infatti sono così soggettivi, ed il più alto di essi è così sacro, che possono essere riconosciuti solo da ed attraverso la più alta Scienza Occulta.

 

È facile vedere come questi due Tattvas ed i due sensi (6° e 7°) corrispondono ai due princìpi umani più alti, Buddhi e l’Involucro Aurico, impregnati della luce di Atman. A meno che non apriamo in noi stessi il 6° ed il 7° senso tramite la pratica Occulta, non potremo mai comprendere correttamente i loro tipi corrispondenti. Quindi l’affermazione ne “Le Forze Migliori della Natura”, che nella scala Tattvica il Tattva più alto di tutti è Akasa, se fatta da un punto di vista esoterico, è sbagliata. (Nota – L’autore di Sivagama elenca le corrispondenze in questo modo: Akasa (o Etere) è seguito da Vayu (gas), Tejas (calore), Apas (liquido) e Prithivi (solido) – seguiti (solo) da quattro, ognuno dei quali diventa più grossolano del precedente).

 

Per una volta Akasa, un Principio quasi omogeneo e certamente universale, si traduce Etere, poi Akasa è schiacciato e limitato al nostro Universo visibile, quindi sicuramente non è l’Etere dello Spazio. L’Etere, comunque lo consideri la Scienza moderna, è Sostanza differenziata; Akasa non ha attributi tranne uno – il Suono, di cui è il substrato – dunque non è sostanza, nemmeno exotericamente o nelle menti di alcuni Orientalisti (vedi le note di Fitz-Edward Hall sul Vishnu-Purana) ma piuttosto Caos, o il grande Vuoto Spaziale. (Nota – quello a cui ci riferiamo quando parliamo di Vita Una, la Radice di Tutto, ed Akasa nel suo periodo pre-differenziazione, corrisponde al Brahma [neutro] ed Aditi di alcuni Hindu, ed ha la stessa relazione del Parabrahma e Mulaprakriti del Vedantino).

Esotericamente, Akasa soltanto è Spazio Divino – che diventa Etere solo sull’ultimo e più basso piano, o il nostro Universo e Terra visibile. In questo caso il velo è nella parola “Attributo”, che è dato come Suono; non è affatto un attributo, ma la primaria correlazione di Akasa, la sua primordiale manifestazione, il Logos o Ideazione Divina fatta Verbo, e quel “verbo” fatto carne. Il suono potrebbe essere considerato un “Attributo” di Akasa solo a condizione di antropomorfizzare quest’ultimo. Non è una sua caratteristica, sebbene sia innato in esso almeno quanto l’idea “io sono io” è innata nei nostri pensieri.

L’occultismo insegna che Akasa contiene ed include i Sette Centri di Forza, perciò i Sette Tattvas di cui Akasa è il settimo, o piuttosto la loro Sintesi. Ma se Akasa viene preso – come crediamo sia in questo caso – per rappresentare solo le idee exoteriche, l’autore ha ragione, perchè (visto che Akasa è universalmente onnipresente) seguendo la limitazione Puranica, ha inizio, per una comprensione migliore del nostro intelletto finito, solo oltre i quattro piani della nostra catena terrestre (Vedi – Dottrina Segreta. Vol. I, Diagramma p. 200), dato che i due Tattvas più alti sono nascosti al mortale medio così come il sesto e settimo senso lo sono per una mente materialista. Perciò mentre le filosofie Hindu, Sanscrita e Puranica parlano solo di cinque Tattvas, gli Occultisti ne contano sette, facendoli corrispondere a tutti i settenari in natura. I Tattvas sono nello stesso ordine delle sette forze macro e micro cosmiche.

In Esoterismo vengono insegnate come segue:

1.

Adi Tattva, la Forza Primordiale, emessa all’inizio della manifestazione (o periodo creativo) dall’immutabile eterno Sat, il substrato di Tutto. Corrisponde all’Involucro Aurico o “Uovo di Brama”, che circonda ogni globo, ogni uomo, animale e cosa. È il veicolo che potenzialmente contiene tutto – Spirito e Sostanza, Forza e Materia. È all’Adi Tattva che ci riferiamo in Cosmogonia Esoterica quando parliamo di Forza che procede dal Logos Primo o Non-manifesto.

2.

Anupadaka Tattva, la prima differenziazione sul piano dell’essere – essendo la prima quella ideale – o quello che è originato dalla trasformazione di qualcosa più alto di sé stesso. Per gli Occultisti, la Forza procede dal Secondo Logos. (Nota – Anupadaka, in Pali Opapatika, significa il “senza-genitori”, nato senza padre o madre, da sé stesso, come trasformazione: per esempio, il Dio Brahma spuntato dal Loto (il simbolo dell’Universo) che cresce dall’ombelico di Vishnu, dove Vishnu incarna lo spazio eterno ed illimitato e Brahma l’Universo ed il Logos; anche il mitico Buddha è nato da un loto).

3.

Akasa Tattva, è il punto da cui tutte le filosofie e religioni exoteriche cominciano. Akasa Tattva è spiegato in esse come la Forza Eterica, l’Etere. Da qui il nome dato a Giove, il dio “supremo”, o Pater Aether; Indra, una volta il dio supremo in India, come l’estensione eterica o celestiale, Urano, ecc., ed il Dio Biblico come lo Spirito Santo, Pneuma, vento rarefatto o aria. Gli Occultisti chiamano la Forza del Terzo Logos “la Forza Creativa nell’Universo già Manifesto”.

4.

Vayu- Tattva (Forza Aria), il piano aereo dove la sostanza è gassosa.

5.

Taijas Tattva (da tejas, luminoso), il piano della nostra atmosfera.

6.

Apas Tattva, sostanza di forza acquosa o liquida.

7.

Prithivi Tattva, sostanza solida terrestre, spirito di forza terrestre, il più basso di tutti.

Tutte queste corrispondono ai nostri Princìpi ed ai Sette Sensi e Forze nell’uomo.

A seconda del Tattva o della Forza generata o indotta in noi i nostri corpi avranno un diverso comportamento. Dunque, quello che ho da dire ora è diretto a quei membri che sono ansiosi di sviluppare poteri “sedendosi per fare Yoga”.

Potete vedere, da quello che è stato già detto sinora nello sviluppo del Raja Yoga, nessuna opera a tutt’oggi pubblicata può essere utile; al massimo possono dare indicazioni di Hatha Yoga, il quale nel migliore dei casi può sviluppare medianità, nel peggiore consunzione.

 

Se quelli che praticano “meditazione” e cercano di imparare la “Scienza del Soffio” leggessero “Le Forze Migliori della Natura” , scoprirebbero che è proprio utilizzando solo i cinque Tattvas che questa scienza pericolosa viene acquisita. Poiché nella Filosofia Yoga exoterica e nella pratica di Hatha Yoga, Akasa Tattva si trova nella testa (o cervello fisico) dell’uomo; Tejas Tattva nelle spalle; Vayu Tattva nell’ombelico (la sede di tutti gli dei fallici “creatori” dell’Universo e dell’uomo); Apas Tattva nelle ginocchia e Prithivi Tattva nei piedi.

 

Quindi i due Tattvas maggiori e le loro corrispondenze sono ignorati ed esclusi. E, dato che essi sono i principali fattori nel Raja Yoga, nessun fenomeno spirituale o intellettuale della natura più alta può aver luogo; essendo il sistema psico-fisiologico sviluppato semplicemente, i migliori risultati ottenibili sono fenomeni fisici e nient’altro. Siccome i “Cinque Soffi”, o piuttosto i cinque stadi del respiro umano, corrispondono nell’Hatha Yoga a questi piani e colori terrestri, quali risultati spirituali si possono ottenere? Sono esattamente il contrario del piano dello Spirito o del piano supremo macrocosmico, riflessi come sono nella Luce Astrale sottosopra. Questo è provato nell’opera Yantra, il Sivagama stesso. Confrontiamoli.

 

Prima di tutto, ricordate che il Settenario di Natura visibile o invisibile in Occultismo si dice consista di tre (e quattro) Fuochi che si sviluppano in quarantanove fuochi. Questo mostra che così come il Macrocosmo è diviso in sette grandi piani di varie differenziazioni di Sostanze – dallo Spirituale o Soggettivo al pienamente oggettivo o materiale, da Akasa giù fino all’atmosfera carica di densa fisicità della nostra terra – così a sua volta, ciascuno di questi piani ha tre aspetti, basati sui quattro princìpi come mostrato sopra.

 

Questo sembra abbastanza naturale, visto che anche la scienza moderna ha i suoi tre stati della materia e quelli che sono generalmente chiamanti gli stati “critici” o intermedi tra solidi, fluidi e gassosi. Dunque la Luce Astrale non è un soggetto universalmente diffuso, ma riguarda la nostra terra ed altri corpi del sistema sullo stesso piano di materia. La nostra Luce Astrale è, per così dire, il Linga Sharira della nostra terra; solo che invece di essere il suo prototipo primordiale, come nel caso del nostro Chhaya, o Doppio, è il contrario.

Mentre i corpi umani e animali crescono e si sviluppano sul modello dei loro Doppi, la Luce Astrale è originata dalle emanazioni terrene, cresce e si sviluppa sul modello del suo genitore prototipo, e riflette tutto capovolto nella sua onda infida (sia dai piani superiori che dal suo piano più basso e solido, la terra). Da qui la confusione dei suoi colori e suoni nella percezione e chiaroudienza del sensitivo, che si fida della sua memoria – che sia un Hatha Yoga o un medium.

Il parallelo tra le Tavole Esoteriche e Tantra dei Tattvas in relazione con i Suoni e Colori lo dimostra chiaramente nella tavola annessa al successivo capitolo.

 

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