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: Sul Cristianesimo post-paolino
Argomento:Domande e Risposte

Domande e RisposteIn occasione delle festività capita d’imbattersi, e ultimamente sempre con maggior frequenza, in considerazioni sul sincretismo del Cristianesimo, come fusione di dottrine e culti diversi…, sono provocazioni o c’è un fondamento?

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Sul Cristianesimo post-paolino

di Antonio D’Alonzo


D: In occasione delle festività capita d’imbattersi, e ultimamente sempre con maggior frequenza, in considerazioni sul sincretismo del cristianesimo, come fusione di dottrine e culti diversi…, sono provocazioni o c’è un fondamento? R.

R: La religione cristiana è un culto spurio, rimaneggiato e messo insieme attraverso eterogenei prestiti dottrinali, simbolici, ecc. Il cristianesimo post-paolino è una religione completamente differente dal cristianesimo delle origini.

Ecco alcuni, tra gli innesti posteriori più celebri e comprovati:

a) La figura della Santa Vergine ricalcata da Iside, dea egizia. Anche Iside, partorisce Horus, senza essere veramente penetrata sessualmente (si china soltanto sul corpo fatto a pezzi di Osiride). Anche Iside, come la Madonna tiene in braccio il dio-bambino (nel caso di Iside, Horus).

Si potrebbe anche stabilire un’ulteriore similitudine tra lo stesso Osiride e Cristo (entrambi fatti a pezzi e resuscitati posteriormente), ma allora si dovrebbe prendere in esame anche eventuali prestiti dal culto di Dioniso (anch’esso fatto a pezzi dai titani e rigenerato).

Molto interessante (e sospetta) è la comparazione con il mazdeismo. Ahura Mazda assume sembianze umane e possiede una vergine, da cui nasce Mitra. Mitra ha avuto, durante la sua vita terrena, 12 compagni che lo veneravano come un maestro. Tre giorni dopo la sua morte è risorto ed è salito al cielo sul Carro del Sole, venerato come Salvatore.

b) Le festività, riplasmate ed assimilate da variegati culti e tradizioni. La nascita di Gesù, arbitrariamente fissata al 25 dicembre, com’è noto, è un tentativo di riplasmazione assimilatrice della festività del Sol Invictus (il solstizio invernale), che spesso coincideva nell’antica Roma con le Saturnalie, ma soprattutto con la nascita dello stesso Mitra.

Sono Interessanti inoltre, alcune correlazioni con il calendario celtico. Il Samhain, il capodanno celtico, cadeva con l’inizio della parte buia dell’anno. La data d’inizio dell’anno non era però fissa, rispetto al ns. calendario solare, perché nel calendario lunare l’inizio delle lunazioni non coincideva con l’inizio dei mesi di un calendario solare.

La data del 1° novembre, da molti considerata come l’inizio dell’anno celtico, è quindi una forzatura dovuta al tentativo di trasporre una data di calendario lunare ad una data di calendario solare. Per quale motivo fu fatta questa forzatura? Per dare continuità alla tradizione celtica, inventandosi di sana pianta la festa di Ognissanti o Halloween, festa che nulla ha a che fare con la tradizione giudaico-cristiana.

La Pasqua, strategicamente fissata in prossimità dell’equinozio di primavera. La Natura si risveglia, risorge dall’oscurità invernale, rinnovando il ciclo delle stagioni e del tempo dell’uomo: quale migliore metafora per la Resurrezione? Potrei continuare, ma credo che sia sufficiente.

c) Il simbolismo. La Croce, è un simbolo indiano, l’aureola, un simbolo egizio, l’abete natalizio, un simbolo celtico, la cerimonia della visita dei Re-Magi non è altro che la riproposizione del rituale con cui i preti di Zarathrustra offrivano al loro dio, oro, incenso e mirra. L’ostia divina, altro simbolo solare.

I rituali: il battesimo, la cresima, la confessione, l’esposizione dell’ostia, sono tutti rituali presenti anche nel mazdeismo. La costellazione della Vergine, sotto cui avviene la nascita di Cristo, è la stessa da cui nasce anche Mitra.

Questo per quanto concerne le radici “occulte” del cristianesimo.

D: ...che valore ebbe per i Romani il cristianesimo?

R: Sul controverso rapporto circa il ruolo giocato da romani ed ebrei nella condanna di Cristo, personalmente sono più propenso a restare nel solco dell’interpretazione tradizionale. Questo, ovviamente, non confuta la giusta interpretazione sull’utilizzo da parte dei Romani del cristianesimo, come di una sorta di millenaristica utopia ultramondana. In fondo, molte religioni nazionali o universali sono state utilizzate dal Potere per promettere ai sudditi quello che non era possibile realizzare in terra.

Valgano gli esempi dell’attuale Islam, così come la divisione delle caste (varna) indù: in quest’ ultimo caso agli shudra non è permesso l’accesso ai testi sacri brahmanici (varna dharma).

Il Potere ha sempre manipolato le religioni per garantire la conservazione dello status sociale. Quando non l’ha fatto, il più delle volte ha ostacolato i nuovi culti. Si chiama “assimilazione plasmatrice”. Ogni civiltà dominante cerca di spazzare via la cultura precedente; dal momento che non tutto può essere cancellato, quello che è tradizionalmente radicato nella coscienza dei popoli dominati, viene integrato, assimilato e riplasmato dalla cultura dominante.

Il cristianesimo, aveva per i Romani, una peculiarità che lo rendeva differente dal paganesimo: era aperto a tutti, non discriminava in base al sesso, al colore della pelle, o della nascita. Poteva essere utilizzato come una formidabile bevanda narcotizzante per i popoli sottomessi. Il Regno era nell’Aldilà, non su questa terra: beati gli ultimi ed i poveri. Nell’Aldilà si sarebbero rovesciate le gerarchie terrene, a patto però che in questa vita si vivesse in maniera remissiva, umile e sottomessa.

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