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: Antichi misteri nella Nuova Era - parte 1
Argomento:Massoneria

MassoneriaMolti tra i ricercatori e gli studiosi di esoterismo sono convinti che, a seguito di un calcolo astronomico (cicli cosmici e la precessione degli equinozi), l’umanità sia sulla soglia di una nuova età. Ma cos’è questa Nuova Era per il Massone? Autorevolmente, già nel 1981, ne scriveva il Fr Francesco Brunelli:
«[…] si sta avvicinando (o che stiamo entrando in) una nuova era foriera di trasformazioni all’interno della psiche e conseguentemente di trasformazioni esterne. Sta per avvenire una mutazione simile a quella avvenuta col sorgere del Cristianesimo, duemila anni fa circa, quando un vecchio mondo crollò per dare vita ad una civiltà diversa. Questa Nuova Era in cui ci stiamo inoltrando è l’Era dell’Aquario. Essa si sta sostituendo a quella dei Pesci.

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Antichi misteri nella Nuova Era - parte 1

di Gaetano Dima


Verso una Nuova Era - Tempo e Spazio - Tempo ciclico e tempo lineare - I Cicli Cosmici e la precessione degli equinozi - Le Ere - Dall’Era dell’Ariete a quella dei Pesci - Piccoli e Grandi Misteri - L’Era dei Pesci - Dell’Arte e della Bellezza - Dall’Era dei Pesci alla Nuova Era dell’Aquario - La Nuova Era della Massoneria - L’Uomo e la Donna nei segni dello zodiaco

Verso una Nuova Era

Molti tra i ricercatori e gli studiosi di esoterismo sono convinti che, a seguito di un calcolo astronomico (cicli cosmici e la precessione degli equinozi), l’umanità sia sulla soglia di una nuova età. Ma cos’è questa Nuova Era per il Massone? Autorevolmente, già nel 1981, ne scriveva il Fr Francesco Brunelli (allora Sovrano Gran Maestro dell’Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraim):

«[…] si sta avvicinando (o che stiamo entrando in) una nuova era foriera di trasformazioni all’interno della psiche e conseguentemente di trasformazioni esterne. Sta per avvenire una mutazione simile a quella avvenuta col sorgere del Cristianesimo, duemila anni fa circa, quando un vecchio mondo crollò per dare vita ad una civiltà diversa. Questa Nuova Era in cui ci stiamo inoltrando è l’Era dell’Aquario. Essa si sta sostituendo a quella dei Pesci.

«[…] La potente energia dominante del segno dell’Aquario, il portatore di acqua, segno vivente ed emotivo, stimolerà il corpo emozionale degli uomini, avviandolo verso una nuova integrazione: la fratellanza umana, che non terrà alcun conto delle differenze razziali e nazionali e porterà la vita degli uomini all’unità ed alla sintesi. Ciò implica un grande afflusso di vita unificatrice di potenza straordinaria, che fonderà lentamente, ma sicuramente, tutta l’umana famiglia in una perfetta fratellanza.»

Per quelli che non credono allo stretto legame che unisce le stelle al destino dell’uomo, l’attuale fase di transizione, quanto meno da un Millennio all’altro, sarebbe caratterizzata prevalentemente da una successione di avvenimenti “regressivi”: prevalere del tribalismo sull’universalismo, della competizione sulla cooperazione, dei fondamentalismi sulla tolleranza, della scienza sulla sapienza, dell’orrido sul bello.

Un quadro a tinte fosche che lascerebbe poco spazio alle utopie ed alle fantasticherie degli inguaribili ottimisti. Eppure, nel corso dei secoli una ininterrotta catena ha salvaguardato ed alimentato la fiamma della più nobile ed imperitura tradizione. Catena di uomini che, senza soluzione di continuità, hanno fermamente creduto nel potere demiurgico della creatività, comunque esso si espliciti: esoterico od essoterico, solitaria meditazione od opera d’arte, spiritualità od impegno civico.

Gli occhi di questi sapienti sono stati sempre volti alle stelle, al lento ma incessante moto delle costellazioni, perché tutto ciò che è in alto è anche in basso: perenne legame tra microcosmo e macrocosmo. Cosmo quale corpo vibrante di una intelligenza che trascende la comune comprensione umana: insondabile per l’unico tramite della scienza o della filosofia, dell’arte o della religione.

Ogni fiore che sboccia, ogni fiocco di neve che lambisce il volto di un bimbo, ogni manifestazione di intelligenza umana è espressione di un’unica vita: il logos solare. Passato, presente e futuro sono intimamente ed eternamente legati in una eterna cosmogenesi che guida tutte le cose verso un particolare piano dell’essere. Lentamente ed inesorabilmente, minerale dopo minerale, cellula dopo cellula, razza dopo razza, incarnazione umana dopo incarnazione umana, tutto procede secondo i principi di quell’unica energia che anima l’intero universo.

Le contraddizioni sono solo apparenti poiché, scostato il velo di Maya (l’Illusione), la vera luce illumina l’intelletto consentendogli di comprendere come tutti gli eventi esistono sotto forma di sintesi d’energia e tutti i sistemi derivano la propria vitalità da dinamismi conflittuali. Tali dinamismi sono conflittuali ma non contraddittori, dal momento che sono inerenti ad un sistema più vasto. Inoltre, la natura di questi dinamismi è tale che la messa in atto dell’uno implica l’attuazione potenziale dell’altro. Se la fisica del XX secolo lo teorizza, la poesia di Publio Ovidio Nasone lo suggeriva nelle sublimi Metamorfosi… tutto scorre e muta nell’incessante danza creatrice degli Dei. Tutto è in tutto.

Tutto scorre, ed ogni fenomeno ha forme errabonde. […] E anche la forma non dura, a nessuna cosa, e la natura, che tutto rinnova, ricava dalle figure altre figure. Publio Ovidio Nasone, “Metamorfosi”

Alberi, montagne, fiumi, animali ed uomini sono apparenze di un’unica materia, di un solo spirito. È il segreto dei sacerdoti dell’Egitto faraonico, degli iniziati ai Misteri eleusini, dei Buddha, degli Esseni, degli alchimisti, dei Sufi, Templari, Rosacroce e… dei Massoni! Un segreto che essi ritenevano fosse incomunicabile attraverso il linguaggio, raggiungibile unicamente attraverso il processo iniziatico su cui convergevano tutte le esperienze personali. Nei molteplici stati che sono propri dell’Essere.

Io arrivai ai confini della morte, posai il piede sulla soglia di Proserpina, e poi tornai indietro passando attraverso tutti gli elementi: nella notte vidi risplendere il chiaro fulgore del sole; mi avvicinai agli dei degli inferi e a quelli del cielo, e li adorai da vicino. Ecco, ti ho riferito: ma quello che hai ascoltato, è necessario che tu non lo capisca. Apuleio, “Metamorfosi”

Afferrai la spada e percuotendo il sole lo ridussi in polvere; lo colpii ancora ed ogni molecola divenne un sale d’oro simile a quello che avevo frantumato: “L’opera è compiuta”, gridò in quel preciso istante una voce forte e melodiosa; a quel grido i figli della luce mi raggiunsero solleciti. Le porte dell’immortalità mi furono aperte, la nube che vela gli occhi dei mortali si dileguò, IO VIDI, e gli spiriti che presiedono agli elementi mi riconobbero come loro signore. Conte di Saint Germani, “La Très Sainte Trinosophie”

Questo è quel fuoco che Prometeo sottrasse di nascosto agli dei e donò agli uomini, questo è l’albero della conoscenza del bene e del male; infatti essa è la similitudine della forma. Giordano Bruno, “Il Sigillo dei Sigilli”

È dunque questo il grande segreto gelosamente custodito (comunicato unicamente da bocca ad orecchio) per millenni nel chiuso dei Templi? È forse questo il segreto che la Massoneria già offre ai Fratelli e che potrà essere rivelato (ri-velare, ovvero velare nuovamente…) agli uomini retti della Nuova Era? Qui, in limine, è opportuno che si prenda in considerazione un altro punto di vista, peraltro autorevolmente espresso dal Fr Athos A. Altomonte (S.G.I.G.):

“[…] La Nuova Era, o Età dell’Aquario, non sarebbe frutto di una congiunzione astrale, come alcuni credono, ma è il conseguimento di un nuovo e più alto stato di coscienza generale (il conscio collettivo). Raggiunto e raggiungibile, anche, per mezzo degli Iniziati che si prodigano a conservare e a diffondere la “Luce ” della scienza iniziatica, nelle tenebre della profanità (coscienza carnale). E su questo punto troviamo la correlazione con i principi che motivano la Grande Opera e l’Opera Bianca.

Certo che dovendo affrontare differenti stati di coscienza e diverse rappresentazioni culturali, si è reso necessario elaborare differenti punti di vista e diversi “linguaggi” (esoterismo, ermetismo, ecc.), così che “le stesse nozioni” possano essere recepite da mentalità e culture diverse. Tutto è nuovamente incentrato sui temi pregnanti come l’educazione, il raggiungimento di iniziazioni finalmente reali, il servizio disinteressato all’Umanità, la psicologia esoterica, il probantato esoterico, l’esteriorizzazione della gerarchia iniziatica, la Massoneria bianca, la Religione universale e non settaria. La cosiddetta Nuova Era, insomma, non è quella che presidia gli intenti commerciali dei “movimenti new age” che sono il sottobosco devozionale dell’exoterismo mercantile. La Nova Era è un “nuovo” corso che verte al recupero degli “antichi” percorsi sapienza. Certo, il percorso proposto può anche non piacere ed i suoi punti di vista possono non essere condivisi. Resta, però, una versione notevole sul tema dell’iniziazione reale. […]”.

È illuminante il suo richiamo al “conscio collettivo”, concetto che considererei speculare rispetto all’inconscio collettivo ed al sovrammondo degli archetipi così magistralmente esplorati dallo psicanalista, nonché Fratello, Carl Gustav Jung. Così come l’accenno alla “Grande Opera”, quindi all’Alchimia, di cui tratteremo diffusamente nel seguito. Il punto di vista di A. A. Altomonte, apparentemente in contrapposizione con la teoria dei cicli cosmici, ci offre l’opportunità di verificare come nell’esoterismo possano esistere e coesistere più visioni e molteplici percorsi, a ben guardare, pienamente convergenti.

Così come accade per l’uomo che, seduto sulla sponda del fiume, osserva lo scorrere lento delle acque. Se fosse un profano, si limiterebbe ad indagare unicamente ciò che rientra nel suo campo visivo: quello specifico tratto di fiume con l’acqua, le pietre, la sabbia, la vegetazione, ecc.

L’iniziato, invece, percepisce che l’identità del fiume esiste, simultaneamente, dalle sorgenti e per tutti i percorsi delle acque, sino alla foce. Ciò che vede con gli occhi del corpo è solo parte di quel che giunge a visualizzare grazie all’espansione del proprio essere (spirituale), capace di ricomprendere (come un tutt’uno) l’identità del fiume.

In tal senso la Nuova Era può essere inizialmente vista indifferentemente come risultato di congiunzioni cosmiche, sforzo umano o quant’altro: perché questo poco comporterà alla sintesi ermetica che è il fine ultimo della nostra presente ricerca.


Tempo e Spazio

L’Universo è l’uomo, l’uomo è l’Universo e, se le individualità si distinguono le une dalle altre, tutte sono peraltro solidali, vitalmente, attraverso l’Universo. – R. A. Schwaller De Lubicz,“ La Scienza Sacra dei Faraoni”

La Dea Nut

È noto ad ogni Iniziato ai lavori rituali del Tempio massonico, il concetto di sacralizzazione dello spazio e di sospensione del tempo.

Poi l’apprendista siede, raccolto e fortificato nel silenzio: attende i Compagni d’Arte, i Maestri e le Grandi Luci. Entrano e squadrano il Tempio procedendo in senso orario compiendo il “miracolo” della sacralizzazione dello spazio, dove tutti i Fratelli guidati dal Maestro delle Cerimonie e dalle Tre Luci compiono attraverso la propria unanime volontà, la trasformazione di uno spazio limitato in uno spazio illimitato che va da nord a sud, da oriente ad occidente e dallo zenit al nadir. L’apprendista si vede chiamato ad espandere la propria coscienza dalla limitatezza del mondo profano all’immensità iniziatica: è in un mondo nuovo dove non esistono i confini e neppure il tempo, il quale al semplice ordine del Maestro Venerabile può divenire indifferentemente mezzanotte o mezzogiorno.

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Tempio Massonico è il luogo in cui la sintesi ermetica si palesa per il tramite della simbologia. Qui confluiscono, per poi riespandersi, il Tempo e lo Spazio.

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Artisti, poeti, saggisti, affermano che esistono concrete possibilità di trarci fuori da quella che agli occhi della massa sembra essere l’unica possibile dimensione. Elèmire Zolla nell’incipit di un famoso saggio, così scrive:

Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli è l’atto più bello che si possa compiere. Quasi nemmeno ci rendiamo conto delle nostre tacite obbedienze e automatiche sottomissioni, ma ce le possono scoprire, dandoci un orrore salutare, i momenti di spassionata osservazione, quando scatta il dono di chiaroveggenza e libertà e per l’istante si è padroni, il destino sta svelato allo sguardo.

Il “Tempo” e lo “Spazio” profano sono convenzioni che attengono ad uno, tra i molteplici, degli stati in cui può espandersi il nostro essere (v. René Guenon “Gli stati molteplici dell’essere”). Possiamo tranquillamente decidere di vivere tutta la nostra vita in questa dimensione, uniformandoci alle consuetudini ed omologandoci agli standard della cultura dominante. Potremo anche avere il piacere di creare e compiere qualcosa di così particolarmente bello ed utile da essere tramandato nella “Storia”. Ma solo ed unicamente nella storia di uno tra i molteplici piani in cui si dispiega l’Essere.

La storia non è affatto unilineare e puramente successiva: può essere considerata come una sovrapposizione di presenti largamente estesi. Dal fatto che i diversi modi dell’azione sono contemporanei, cioè colti nel medesimo istante, non deriva che essi si trovino tutti allo stesso punto del loro sviluppo. Alla stessa data, il politico, l’economico e l’artistico non occupano la medesima posizione sulla loro curva rispettiva, e la linea che li unisce in un dato momento è il più delle volte sinuosa. […] La storia è di solito un conflitto di precocità, d’attualità e di ricordi. – Henry Focillon,“Vita delle forme”

Per comprendere intimamente tutte le possibilità insite nel tempo e nello spazio dovremmo provare ad espandere la nostra consapevolezza, cercando di vedere esotericamente il mondo che ci circonda.

Vedere è più di un semplice “guardare”, perché ci consente di penetrare oltre la superficie.

Come chiudendo gli occhi, invece, dovrai cambiare la tua vista con un’altra, risvegliare la vista che tutti possiedono ma pochi usano. […]

… chi vede si deve applicare alla contemplazione, per rendersi congenere ed affine alla cosa contemplata. Nessun occhio infatti ha mai visto il sole senza diventare simile al sole, ne un’anima può vedere la bellezza senza diventare bella. – Plotino,“Enneadi”

Plotino ci ricorda che se poco vediamo è perché poco sappiamo! E per esercitare il vedere mentale, non c’è bisogno di andare lontano o di avere particolari soggetti. Basta un semplice fiore che protende la corolla oltre i fili d’erba per catturare i raggi del sole; potrebbe riservarci parecchie sorprese se ci poniamo a vedere con attenzione. Scopriremmo il ronzio dell’ape che ne succhia il nettare per poi volare verso l’alveare. Una successione (diacronica) di micro eventi è davanti ai nostri occhi: nella terra il seme muore per dar vita ad una pianticella che, grazie all’acqua e ai raggi del sole, crescerà ed infine fiorirà. Ora l’ape può raccoglierne il nettare e portarlo all’alveare dove un vero e proprio laboratorio lo trasformerà in miele. E cos’è il miele se non la Quintessenza del laboratorio alchemico di Madre Natura?

L’iniziato è predisposto per vedere tutto questo, in un lampo (sincronicamente), al di là del tempo e dello spazio. Solo se ci poniamo in una tale condizione, potremo comprendere le differenze, se differenze vi sono, che intercorrono tra il concetto di un tempo ciclico e quello del tempo lineare. Per “uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli” ed acquisire gli strumenti per operare e costruire.

Tempo ciclico e tempo lineare

Per la tradizione ebraica e cristiana il tempo è legato alla creazione: “ In principio Dio creò il cielo e la terra ” (Genesi). Il tempo è creato con il mondo e, da questo punto iniziale, si sviluppa unilateralmente in avanti progredendo verso un futuro che avrà un limite. Il tempo così è una realtà che ha un inizio e che avrà una fine, è compreso fra due punti ed è rappresentato perciò da una linea.

Lo stesso concetto viene espresso dall’Apocalittica ebraica e nel cristianesimo dall’Apocalisse di Giovanni. Se il tempo ha una fine ed è compreso tra un punto iniziale e uno finale, ne consegue che solo tra questi due estremi può scorrere la storia del mondo; proprio come una palla di bowling su di una pista. Se la successione del tempo inizia da un punto rappresentato dalla creazione, viene meno la figura del cerchio che ruota su se stesso come quella del ripetersi eterno degli avvenimenti e si delinea anche la differenza tra la linea del tempo e l’eternità.

Prima del tempo e dopo il tempo non c’è che Dio nella sua simultaneità della sua esistenza o della sua eternità. Quindi l’eternità non consiste tanto nell’assenza di successione, del prima e del poi, quanto nell’essere “tutta nello stesso momento”.

Non c’è che Dio assolutamente trascendente rispetto al cielo e alla terra da lui creati. Le conseguenze di questa concezione del tempo si ripercuotono nella storia dell’uomo: avvenimenti e persone hanno il carattere dell’irripetibile e dell’unico. Viene così abolita la concezione secondo cui l’esperienza vissuta possa ritornare a ripetersi nel susseguente ciclo del tempo, come viene spazzata via qualsiasi idea di metempsicosi, palingenesi e di un ritorno senza fine al passato secondo lo schema del ciclo.

Tutto avviene una sola volta, gli uomini e gli eventi non si ripetono. Ed è proprio questa concezione (biblica) di un tempo lineare che ha informato il pensiero dell’uomo occidentale per almeno due millenni, contribuendo a sviluppare l’idea che il tempo esista come un unicum assoluto. Idea che la scienza e la fisica hanno assunto a valore dogmatico sino alla fine del XIX secolo.

Al capo opposto, in tutte la civiltà tradizionali si è rappresentato il tempo secondo l’immagine di una ruota o di un cerchio che ritorna su se stesso, da sempre e per sempre, sotto l’azione del movimento di astri che ne regolano il corso. Di qui il tempo ciclico è detto anche cosmico; determinato e misurato dalla rivoluzione delle sfere celesti e, per il suo svolgersi ordinato e puntuale secondo la figura appunto del cerchio, immagine mobile dell’eternità immobile e sua imitazione come dice Platone nel Timeo:

«Ora la natura dell’anima era eterna e questa proprietà non era possibile conferirla pienamente a chi fosse stato generato: e però pensa di creare un’immagine mobile dell’eternità e ordinando il cielo crea dell’eternità che rimane nell’unità un’immagine eterna che procede secondo il numero, quella che abbiamo chiamato tempo.

E i giorni e le notti e i mesi e gli anni, che non erano prima che il cielo nascesse fece allora in modo che essi potessero nascere, mentre creava quello. Tutte queste sono parti del Tempo e l’era e il sarà sono forme generate di tempo che noi inconsapevolmente riferiamo a torto all’eterna essenza. Invero noi diciamo ch’essa era, che è e che sarà, e tuttavia solo l’è le conviene veramente e l’era e il sarà si devono dire della generazione che procede dal tempo: perché sono movimenti, mentre quello, che è sempre nello stesso modo immobilmente, non conviene che col tempo diventi né più vecchio né più giovane, né che sia stato mai, né che ora sia, né che abbia ad essere nell’avvenire; niente insomma gli conviene di tutto ciò che la generazione presta alle cose che si muovono nel sensibile, ma sono forme del tempo che imita l’eternità e si muove in giro secondo il numero».

La dottrina riguardante il ciclo universale e l’eterno ritorno degli accadimenti viene attribuita, nelle fonti, allo stesso Pitagora. Porfirio (contemporaneo di Plotino e suo allievo), nella “Vita di Pitagora”, cita una tradizione antica in cui figurano i tre punti principali della filosofia pitagorica:

• l’immortalità dell’anima,

• la sua trasmigrazione da un corpo all’altro,

• il ripresentarsi, entro certi periodi, degli avvenimenti di una volta, donde la convinzione che nulla è assolutamente nuovo sotto il cielo e del ripetersi ciclico delle cose.

Una precisa idea del tempo soggiace anche alla concezione dell’eternità della sostanza, idea comune ai filosofi presocratici e relativa alla materia primordiale che permane sempre la stessa, sebbene mutino le sue modalità.

Il termine adottato in questo contesto è quello di Natura (Physis) in quanto principio da cui provengono tutte le cose. Tale principio è l’Acqua, per Talete, l’Infinito per Anassimandro, l’Aria come soffio vitale per Anassimene, il Fuoco, visto come l’elemento che a tutto dà la vita e che tutto distrugge, come afferma Eraclito.

Il mondo di fronte a noi, il medesimo per tutti i mondi, non lo fece nessuno degli Dei né degli umani, ma fu sempre ed è e sarà fuoco sempre vivente, che divampa secondo misure e si spegne secondo misure. – Eraclito,“Frammenti”

Alla speculazione delle scuole occidentali potremmo affiancare tutte quelle forme di pensiero orientale che postulano anch’esse la ciclicità del tempo, anche se in tali contesti c’è l’impossibilità di giungere ad un filosofia della storia in cui venga dato peso alla libera scelta dell’uomo e quindi alla creatività e alla novità del processo storico.

All’inizio del XX secolo la scoperta di Einstein che la velocità della luce appare la stessa a ogni osservatore, in qualsiasi modo si stia muovendo, portò alla definizione della teoria della relatività e all’abbandono dell’idea che esista un tempo unico ed assoluto.

Per noi fisici credenti la distinzione fra passato, presente e futuro è solo un’ostinata illusione. – Albert Einstein

La scienza più recente ha dovuto prendere atto e, conseguentemente teorizzare, l’esistenza di almeno tre frecce del tempo ben distinte. Innanzitutto c’è la freccia del tempo termodinamica, poi c’è la freccia del tempo psicologica, che è la direzione in cui noi sentiamo che trascorre il tempo, la direzione in cui noi ricordiamo il passato, ma non il futuro.

Infine c’è la freccia del tempo cosmologica: la direzione del tempo in cui l’universo si sta espandendo anziché contrarsi. Scienza e Sapienza tornano a coincidere, qui ed ora, all’alba dell’età dell’Aquario! Non è una semplice coincidenza, per dirla con Jung, è una coincidenza significativa.

I Cicli Cosmici e la precessione degli equinozi

La terra, come tutto ciò che vive per mezzo suo, in essa e di essa, ha un tempo previsto e determinato, le sue epoche evolutive sono rigorosamente fissate, stabilite, separate da altrettanti periodi inattivi. Così è condannata a morire per poter rinascere, e queste temporanee esistenze, comprese tra la sua rigenerazione, o nascita, e la sua mutazione, o morte, sono state chiamate Cicli dalla totalità degli antichi filosofi. – Fulcanelli,“Le Dimore filosofali”

Avendo bene a mente la significazione esoterica dei concetti di spazio e tempo, e di quest’ultimo la valenza ciclica, possiamo incamminarci lungo un ulteriore sentiero che ci consentirà di comprendere il tipo di rapporto che esiste tra Cicli Cosmici ed Ere terrestri.

Se le civiltà tradizionali hanno guardato al cielo e alle stelle per scandire i ritmi sia della vita sociale che di quella spirituale, gli equinozi e i solstizi sono stati gli eventi astronomici di maggiore interesse.

Le fonti storiche ci attestano come una divisione temporale basata sugli intervalli temporali propri della precessione equinoziale sia stata prospettata sin dalle più antiche epoche dell’Egitto Faraonico.

Nel cielo vi sono dodici costellazioni, dodici segni astrologici che hanno, da sempre, avuto una doppia valenza: pratica e simbolica. Pratica perché attinente alle coltivazioni, ad esempio al calcolo delle piene del fiume Nilo nell’Egitto Faraonico, così come alla suddivisione dell’anno solare in stagioni.

I solstizi e gli equinozi erano i quattro giorni dell’anno che tutte le più remote civiltà hanno saputo individuare e quindi utilizzare. Gli stessi antichi scrutatori delle stelle, poterono parimenti verificare che gli equinozi, anno dopo anno, giungevano sempre con un impercettibile anticipo.

È il fenomeno della precessione degli equinozi, che da un punto di vista prettamente scientifico e profano può essere spiegato evidenziando come:

l’attrazione gravitazionale della Luna e del Sole tenda a modificare la direzione dell’asse di rotazione terrestre facendole descrivere, in senso orario, la superficie di un cono in poco più di 26.000 anni. L’asse di questo cono è perpendicolare al piano dell’orbita terreste ossia dell’eclittica.

Di conseguenza i poli celesti descrivono un cerchio attorno ai corrispondenti poli dell’eclittica, mantenendosi a 23° e 26’ da essi. Il piano equatoriale è solidale con l’asse di rotazione, per cui i suoi punti d’intersezione con l’eclittica (chiamati il punto Gamma ed il punto Omega) scorrono lentamente in senso orario, muovendosi di circa 50” all’anno.

Gli equinozi (il punto Gamma ed Omega) sembrano precedere le stelle verso il tramonto, da qui il nome di Precessione degli Equinozi che viene dato a questo fenomeno. Il punto Gamma, muovendosi apparentemente in senso orario lungo l’eclittica, va incontro al Sole che si muove, in senso antiorario, sullo stesso piano. Per questo motivo, l’anno tropico è di circa 20 minuti più breve dell’anno sidereo.

L’anno tropico dura 365.2422 giorni, ovvero 365 g 5 h 49 m, mentre l’anno sidereo 365.253 ovvero 365 g 6 h 9 m. Il fenomeno della Precessione, modificando la posizione dell’Equinozio di Primavera rispetto alle stelle, comporta il cambiamento sia dell’ascensione retta che della declinazione [ovvero delle coordinate che si utilizzano per individuare, da un punto dato sulla superficie terrestre, la posizione di un corpo celeste]. Fin qui la spiegazione scientifica che serve unicamente ad introdurci su di un diverso piano, quello ermetico. Il cerchio che l’asse terrestre compie in circa 26.000 anni è una sorta di lancetta che ruota su di un quadrante che possiamo immaginare costituito dai dodici segni zodiacali. Ne deriva che il Sole nell’equinozio di primavera si troverà in una stesso segno per circa 2160 anni [ad esempio quello, appena trascorso, dei Pesci].

Analizzato il fenomeno da un punto di vista squisitamente scientifico, possiamo più celermente procedere sul terreno che è più confacente alla nostra ricerca. Pertanto scriveremo di “segni” e non di “costellazioni”, focalizzando l’attenzione sul fatto che il segno che ha l’onore di ospitare il Sole all’Equinozio di Primavera non è sempre lo stesso, che varia molto, ma molto lentamente, nel corso dei millenni. Il Punto Equinoziale, ossia il grado zero dello Zodiaco in cui ha inizio il Segno dell’Ariete, si sposta lentamente all’indietro attraverso le costellazioni:

Ariete > Pesci > Aquario > …

La “Precessione ” è un fenomeno lentissimo, ma di immensa importanza, perché dal cielo scandisce le Grandi Ere che si susseguono sulla Terra. Affinché il Sole attraversi a ritroso tutte le 12 costellazioni occorrono ben 26.000 anni (25.776 dalle ultime stime), e questo tempo costituisce un Grande Anno, un ciclo intero della Fenice cosmica.

Le Ere

Se la Nuova Era si sta dispiegando in uno spazio ed in un tempo iniziatici, è opportuno conoscere cosa sia accaduto in passato, valutando con attenzione gli sviluppi che hanno riguardato la precedente transizione, allorché dall’Era dell’Ariete si transitò in quella dei Pesci. Poi, ancora, di individuare le specificità proprie del periodo appena trascorso che possiamo, con buona approssimazione, far iniziare con la nascita di Cristo.

Ricercando “Chi eravamo” potremo meglio comprendere “chi siamo” oggi, al sorgere dell’Era dell’Aquario. Ma soprattutto “chi saremo” nel futuro ed in cosa si sostanzierà, operativamente, il nostro riunirci e lavorare a gloria del Grande Architetto dell’Universo.

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Uroboros Il serpente, o drago, che si divora la coda (peraltro simbolo dell’opera alchemica che si compie mercé l’uso di una sola materia) rappresenta la ciclicità del tempo che ritorna eternamente su se stesso.

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Dall’Era dell’Ariete a quella dei Pesci

Dagli uomini che vissero nell’ultima parte dell’Era dell’Ariete ci separano oltre duemila anni, che diventano ben oltre quattromila, se andiamo al momento in cui l’asse terrestre entrò in quel segno zodiacale. Volendolo paragonare alla vita media di un singolo uomo (ontogenesi), è certamente un enorme lasso temporale; è un risibile intervallo, al capo opposto, se lo riferiamo al lentissimo procedere delle razze e delle civiltà (filogenesi).

Per la nostra ricerca è opportuno che, quantomeno a volo d’uccello, si parta proprio dalle antiche civiltà e dalle conoscenze iniziatiche che erano ancor vive in quelle remote epoche che segnano il confine tra la Storia scritta ed, appunto, la preistoria.

Le società tradizionali si fondavano sull’idea di gerarchia ed erano organizzate in gruppi che dovevano essere funzionali all’armonico funzionamento dello stato. Forse l’esempio più calzante (vista la conoscenza che di questa civiltà ne ha il vasto pubblico) è certamente quello offerto dall’Egitto Faraonico.

Alla base della piramide sociale si trovava il popolo operoso. Appena qualche gradino più in alto c’erano gli amministratori i professionisti ed i mercanti. Un ruolo di grande importanza era affidato ai guerrieri, custodi dell’ordine interno e della sicurezza alle frontiere.

Poi, appena sotto il Faraone (venerato quale dio in terra, ovvero punto di contatto tra il divino e l’umano), esisteva un rilevante numero di sacerdoti. Perché innumerevoli erano gli Dei a cui erano consacrate intere città, templi, luoghi e persino animali. Eppure, all’interno della casta sacerdotale egiziana, v’era un’unica ma sostanziale distinzione.

È la stessa distinzione in cui insiste il neoplatonico Giamblico (che a sua volta si rifà ad Apuleio che parlava della vera magia, quella che compie opere divine grazie alla fede, grazie cioè all’intima unione – concetto squisitamente ermetico – con il divino) tra theologos e theurgos.

Il teologo deteneva e trasmetteva la scienza intorno agli Dei; interloquiva con il popolo, presenziava alle cerimonie ed ai riti che si officiavano per i fedeli; era colui che agiva exotericamente.

Il teurgo, invece, agiva direttamente sulla divinità producendone effetti positivi per se stesso e per gli altri. Come processo magico, di autentica riunificazione con il divino, in cui l’operatore “non manipola gli dei, ma ha di essi e del mondo una visione altrettanto divina, la quale gli conferisce poteri e benefici ben al di là della dimensione puramente umana ”.

Plotino e Porfirio hanno, in tempi già più vicini ai nostri, magistralmente trattato delle differenze tra theologos e theurgos.

[…] agli dei bisogna farsi simili, non già agli uomini da bene: non l’essere esenti dal peccato, ma l’essere un dio è il fine. – Plotino,“Enneadi”

Il signore dell’Eternità è il primo dio, il mondo il secondo, l’uomo il terzo. - Ermete Trismegisto,“Corpus Hermeticum”

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Adriano Nardi

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