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: Antichi misteri nella Nuova Era - parte 2
Argomento:Massoneria

MassoneriaAll’interno della casta sacerdotale egiziana esisteva un doppio livello: da una parte la larga cerchia esterna che comprendeva buona parte dei sacerdoti, i fedeli e chi intendeva avvicinarsi al sapere ed alle scienze occulte; dall’altra un cerchio ristretto a cui si accedeva, per chiamata, con un rito di iniziazione. Qualcosa di simile accadeva in Grecia, poiché da molte ed autorevoli fonti è giunto sino a noi il mito di Eleusi, dove si veniva iniziati ai Piccoli ed ai Grandi Misteri.

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Antichi misteri nella Nuova Era - parte 2

di Gaetano Dima


Verso una Nuova Era - Tempo e Spazio - Tempo ciclico e tempo lineare - I Cicli Cosmici e la precessione degli equinozi - Le Ere - Dall’Era dell’Ariete a quella dei Pesci - Piccoli e Grandi Misteri - L’Era dei Pesci - Dell’Arte e della Bellezza - Dall’Era dei Pesci alla Nuova Era dell’Aquario - La Nuova Era della Massoneria - L’Uomo e la Donna nei segni dello zodiaco

Piccoli e Grandi Misteri

All’interno della casta sacerdotale egiziana esisteva un doppio livello: da una parte la larga cerchia esterna che comprendeva buona parte dei sacerdoti, i fedeli e chi intendeva avvicinarsi al sapere ed alle scienze occulte; dall’altra un cerchio ristretto a cui si accedeva, per chiamata, con un rito di iniziazione. Qualcosa di simile accadeva in Grecia, poiché da molte ed autorevoli fonti è giunto sino a noi il mito di Eleusi, dove si veniva iniziati ai Piccoli ed ai Grandi Misteri.

Felice chi ha assistito e poi scende sotto terra: conosce il termine della vita, conosce l’inizio dato da Zeus. – Pindaro

[l’iniziazione ai Misteri] in virtù della quale coloro che vi partecipano godono delle più dolci speranze per la fine della vita e per l’intera durata della loro esistenza. – Isocrate

Dapprima si erra faticosamente, smarriti, correndo timorosi attraverso le tenebre senza raggiungere alcuna meta; poi, prima della fine, si è invasi da ogni tipo di terrore, spavento, tremore, sudore ed angoscia. Finalmente una meravigliosa luce viene incontro e si è accolti in luoghi puri e da prati, dove risuonano voci e si vedono danze, dove si odono canti ieratici e si hanno sante apparizioni. – Plutarco

Dalle citazioni emergono due aspetti che meritano particolare attenzione.

Primo: il momento supremo della rivelazione viene preso a paradigma del punto culminante dell’itinerario filosofico: la Bellezza veduta nel suo splendore come nel Fedro di Platone, o “il pensiero dell’intellegibile, puro e semplice” di Aristotele.

L’iniziato ha la possibilità di “toccare” e “contemplare”: toccare la pura verità (questo il segreto inesprimibile per il tramite del solo linguaggio?). Come per il filosofo sarà misterioso e parimenti segreto il raggiungere, nella contemplazione, il principio “semplice ed immateriale” che è fine ultimo della Sophia.

Il secondo punto sta nel saper cogliere l’equivalenza tra i termini “coltivazione” e “culto”, qui nell’accezione di culto religioso. Ed, ancora, se “coltivazione” è uguale a “culto” entrambe stanno alla base della cultura: coltivare degli interessi, coltivare l’anima, ecc.

Ecco pervenirci, da un’epoca remotissima, la vera definizione di cosa si dovrebbe intendere per cultura! Nascere, vivere e morire: “conoscendo” e “coltivando”. Principio e fine. Cioè poesia teologica (poi filosofia, scienza, metafisica), rivelazione, escatologia; ovvero le radici del nostro immaginare e pensare. Sulla facciata del tempio di Apollo, a Delfi, era scolpita una sola massima: conosci te stesso!

Un monito rivolto ad ogni uomo e, più in particolare, a quelli che aspiravano alla verità ed alla conoscenza. Ed un uomo, più di altri, ben comprese il senso di quel monito: è Socrate che respinge certe problematiche, tutte terrene ed utilitaristiche, care ai filosofi suoi contemporanei.

Ma per queste cose io non ho tempo libero a disposizione. E la ragione di questo è la seguente. Io non sono ancora in grado di conoscere me stesso, come prescrive l’iscrizione di Delfi; e perciò mi sembra ridicolo, non conoscendo ancora questo indagare cose che mi sono estranee: perciò vado esaminando non tanto cose […] ma me stesso, per vedere se non si dia il caso che io sia una qualche bestia assai intricata e pervasa di brame più di Tifone, o se, invece, sia un essere più mansueto e più semplice, partecipe per natura di una sorte divina e senza fumosa arroganza. – Socrate

È pertanto palese che tutte le civiltà tradizionali previdero, accanto alle normali forme di religiosità, riti di iniziazione che consentivano di accedere a gruppi ristretti di sapienti. Sin da allora la selezione non avveniva per censo o per ereditarietà, bensì vagliando potenzialità ed attitudini, rettitudine e preparazione; ma soprattutto accertando la ferma volontà del profano di voler procedere lungo il cammino sapienziale.

Il fatto che vi fosse un luogo in cui si veniva iniziati, così come la successiva appartenenza ad un nucleo ristretto di Maestri, era a conoscenza di tutta la popolazione: naturalmente incardinato all’interno degli usi, costumi e finanche leggi dello stato. L’esoterico e l’exoterico erano armonicamente fusi, quali facce di un’unica medaglia.

Lo stesso erede al trono dell’Antico Egitto poteva divenire Faraone, e quindi Dio in terra, solo grazie ad un lungo e complesso rituale di intronizzazione. La sola discendenza di sangue non bastava, era necessaria l’investitura rituale officiata dal sacerdote teurgo affinché un uomo venisse creato Faraone.

La figura del sacerdote teurgo richiama quella di Ermete Trismegisto che noi occidentali abbiamo riscoperto grazie alla traduzione che del Corpus Hermeticum fece Marsilio Ficino in epoca rinascimentale.

Il Corpus Hermeticum, pur essendo stato scritto in epoca alessandrina (I - II secolo dell’Era Volgare), è una summa sapienziale realizzata attingendo da fonti di molto anteriori. Con ogni probabilità fu composto per preservare dall’oblio un insegnamento che fino a quel momento veniva trasferito unicamente “da bocca ad orecchio”. È per tale ragione che si è scelto di rappresentare il momento del passaggio tra le due Ere con il Corpus Hermeticum, poiché è la sintesi d’un sapere prima considerato nobilissimo e poi guardato con sospetto, frainteso ed infine perseguito.

Nell’Era dei Pesci, diverrà un sapere sotterraneo, un fiume carsico a cui attingeranno molte delle organizzazioni esoteriche succedutesi nel corso degl’ultimi duemila anni.

All’alba dell’era volgare, l’ermetismo (così come la gnosi ed il pitagorismo) rappresentava l’espressione di una tradizione di pensiero che si collocava in alternativa alle due concezioni allora dominanti; il razionalismo filosofico greco da una parte, ed il complesso e variegato mondo della rivelazione biblica (il Vecchio Testamento degli ebrei ed il Nuovo dei cristiani).

A ben guardare è possibile seguire l’alveo di tale fiume sotterraneo, che si snoda per tutto il corso dell’Era dei Pesci e fino ai nostri giorni, proprio come espressione di una fondamentale resistenza al dominio razionalista da una parte e all’abbandono fideistico dall’altra. Tale concezione ha saputo tenere viva la visione di un Cosmo che è manifestazione e rivelazione di coerenza, risonanza ed identità profonda tra autenticamente umano ed autenticamente divino.

Ad esempio con la gnosi, che è stata molto più che una semplice idea della “conoscenza” quale erudizione fine a se stessa od uno tra i molteplici integralismi religiosi.

La gnosi ermetica è “consapevolezza” che il singolo esiste insieme ad un Tutto. Ma c’è anche il tema della natura dell’uomo, che nel Corpus Hermeticum si giunge a teorizzare, possa essere pari e per certi aspetti unica rispetto a quella divina…

L’uomo è un essere vivente divino, non comparabile agli altri esseri viventi terreni, ma simile a quelli del cielo, chiamati dei. Anzi, se bisogna osare dire la verità, l’uomo che è davvero uomo è ancora al di sopra degli dei o, almeno, vi è parità di potere tra loro. Infatti nessuno degli dei celesti scenderà sulla terra, abbandonando il confine del cielo, l’uomo invece sale al cielo e lo misura, sa che cosa nel cielo si trova in alto e che cosa in basso, e apprende anche tutte le altre cose esattamente. Per di più non deve lasciare la terra per accedere alle altezze del cielo: di tale misura è la sua grandezza. Bisogna dunque osare dire che l’uomo terreno è un dio mortale e che il dio celeste è un uomo immortale - Ermete Trismegisto,“Corpus Hermeticum - Trattato X”

Una filosofia perenne che si porrà in netta antitesi rispetto ai vecchi e nuovi monoteismi religiosi, alle filosofie dogmatiche ed alle dittature (intolleranti verso chi fermamente credeva che tutto ciò che è pienamente umano è già per sua natura pienamente divino!).

L’Era dei Pesci

Entrare nei dettagli della enorme mole dei fatti che si sono succeduti in oltre duemila anni di storia profana, esula dai fini della nostra ricerca che per sua natura si muove su piani diversi. Pertanto, riteniamo significativo procedere con brevissimi cenni che possano disegnare gli ambiti di certe “linee di tendenza”.

Relativamente al primo Millennio, ricorderemo come i sistemi di governo, degli imperi prima e delle nascenti nazioni poi, assunsero proporzioni tali da schiacciare l’individualità a favore di un uniforme ed omologante “collettivismo”.

Le religioni monoteistiche dell’Occidente si sclerotizzarono e si letteralizzarono sotto il controllo sempre più stretto delle gerarchie.

L’equilibrio tra teurgo e teologo venne spezzato: da un certo punto in poi esisterà solo la teologia nell’accezione di una ortodossia, appunto, letterale. Al di fuori di questo recinto il libero pensiero equivarrà all’eresia (perseguitata ferocemente e repressa nel sangue). Il secondo Millennio porta i germi di una profonda e comprensibile reazione a questa cappa che opprimeva lo spirito dell’uomo.

Lentamente, quanto inesorabilmente, risorge lo spirito della classicità, con i valori legati all’individualità. Se con l’Umanesimo l’uomo torna al centro dell’universo, il Rinascimento segna un ulteriore passaggio. Un altro balzo e siamo alla Rivoluzione Industriale, al delirio di voler dominare la natura grazie alle scoperte di una scienza che aveva abbandonato il solco della sapienza. Nella storia profana, lungo il corso di due millenni, sono emerse delle linee di tendenza che hanno sicuramente interagito con i piani di quella esoterica:

• il progressivo tramonto delle civiltà che, incentivando lo sviluppo della spiritualità individuale, prevedevano ordini iniziatici;

• si formano gruppi esoterici che operano ai margini delle società, sempre più spesso in assoluta segretezza;

• la netta separazione tra corpo e spirito, tra immanente e trascendente,

• la perdita del rapporto diretto con la natura;

• il passaggio dall’unità del sapere alla frammentazione specialistica;

• l’affermarsi dell’utilitarismo, con conseguente eclissi delle arti e della filosofia relegate a piacevoli passatempi per le classi dominanti.

Dell’Arte e della Bellezza

Qui ci consta ricordare come l’uomo tradizionale non si chiedesse che cosa fosse l’arte e la poesia, ma piuttosto a che cosa dovessero servire per non decadere a passività dello spirito.

Esse erano subordinate ad un fine etico, pedagogico e finanche salvifico. Quindi, non poteva assolutamente essere sufficiente un generico talento nativo, per poter esercitare l’arte in modo efficace, ed entrare nella cerchia ristretta dei “maestri”.

Dalla bellezza spirituale, l’estetica quale valore condiviso all’interno di una vasta comunità, si passa all’idea che la bellezza possa essere esercitata e finanche posseduta da ristrette cerchie di potenti.

Tutto questo diviene l’idem sentire della maggioranza degli uomini ma, fortunatamente, non di tutti gli uomini! Perché anche nell’Era dei Pesci la Scienza Sacra e la Sapienza hanno continuato ad essere incarnate da uomini che mantennero accesa l’antica fiaccola, trasmettendola di generazione in generazione. Una catena ininterrotta d’iniziati e ricercatori che già abbiamo paragonato ad un fiume il cui letto scorre prevalentemente in profondità. Talvolta l’acqua è stata fatta affiorare e ha zampillato, limpidissima, per qualche tempo: penso ai Templari e ai Rosa+croce. Ma l’ostilità delle gerarchie civili e religiose hanno consigliato (Rosa+croce), e talvolta costretto (Templari) questi gruppi esoterici a ritornare a lavorare nell’ombra, “a tre passi dalla Storia”.

È pertanto difficile, oggi, riuscire a ricostruire completamente le fila (che comunque sappiamo ininterrotte), di una storia millenaria. L’unica traccia che possiamo seguire con maggiore chiarezza è quella dell’Alchimia.

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La fase del corvo, meglio conosciuta come l’Opera al Nero

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Per gli storici della scienza l’Alchimia è un sistema pre-scientifico, una sorta di preistoria della chimica moderna. Per altri essa è stata una sorta di sistema, filosofico e religioso insieme, espresso da antiche civiltà (interpretazione apparentemente avvalorata dai rapporti che essa ha stretto con correnti filosofiche e religiose quali il taoismo, lo yoga, il sufismo e lo stesso cristianesimo).

Esiste poi un’altra scuola di pensiero che vede nell’Alchimia una forma di conoscenza magico esoterica in cui il vero fine non è la trasmutazione dei metalli ma la trasmutazione dell’operatore stesso: un Alchimista mago tutto proteso a raggiungere stati superiori di coscienza e poteri occulti. Infine, l’Alchimia come dimensione dell’immaginario, viene proposta da eminenti studiosi di psicologia del profondo: uno per tutti Carl Gustav Jung.

Per questo scienziato-iniziato, l’Alchimia era un coacervo d’esperienze psichiche tali da permettere all’Adepto una sorta d’individuazione, cioè la scoperta e la conquista – attraverso appunto la rivelazione progressiva degli archetipi del mondo mentale cosciente – della propria vera identità di essere umano inteso nella sua totalità.

Interpretazioni che, insieme ad innumerevoli altre, hanno cercato d’offrire spiegazioni plausibili ad un fenomeno inquietante, sostanzialmente impermeabile alle culture e alle epoche in cui gli stessi Alchimisti vissero ed operarono. Ad oggi sono stati censiti oltre centomila manoscritti, conservati nelle biblioteche di mezzo mondo, in cui uomini di epoche, culture e religioni le più disparate, parlano tutti dello stesso processo (la trasmutazione della materia), si prefiggono tutti uno stesso identico fine (la Pietra filosofale), si esprimono tutti indistintamente per enigmi (attraverso la Kabbala, rappresentazioni simboliche o la così detta “lingua degli uccelli”), scrivono unicamente per altri Adepti a cui raccomandando saggezza e segretezza.

Cercando la verità nel chiuso di umili laboratori, lontani dalle ambizioni, dal potere e dalle ricchezze. Non si ha notizia di sette o scuole, anche se quella dei figli d’Ermete era una vera e propria casta d’aristocratici, di filosofi per mezzo del fuoco. Il fare alchemico è una prassi che mira a decostruire la fissità dei vincoli naturali per ricostituire una realtà materiale perfetta, processo che in estrema sintesi viene espresso nell’aforisma “solve et coagula” (dissolvi e solidifica), ma che si sviluppa attraverso un’ampia e diversificata serie di operazioni.

L’operatività è prioritaria rispetto al sapere che essa produce, sebbene tale sapere sia considerato dagli alchimisti come un’introduzione necessaria all’opus. Gli Alchimisti propongono un modello sostanzialmente diverso di pensiero fisico e, soprattutto, d’interazione fra gli esseri umani e la realtà materiale.

Tra le innumerevoli definizioni, forse è questa che sentiamo più vicina:

“L’Alchimia è l’arte di liberare parti del Cosmo dall’esistenza temporale e di raggiungere la perfezione che per i metalli è l’oro, per l’uomo la longevità, poi l’immortalità e infine la redenzione”. – H. Sheppard

Nei secoli bui, quando l’intolleranza il dogmatismo e l’integralismo religioso e politico costringevano a lavorare nella massima segretezza, nacque l’immagine dell’Alchimista mago, solitario ricercatore della Pietra Filosofale. Alla separazione tra carne e spirito, tra immanente e trascendente, egli opponeva l’unità della Natura e la potenza demiurgica dell’essere umano. Molte delle antiche mitologie spingevano l’uomo a ricercare il vello d’oro, metafora del viaggio che occorrerebbe compiere verso un diverso piano, verso la divinità trascendente.

L’alchimista, al capo opposto, non si pone l’obiettivo di cercare l’oro, ma si attrezza per fabbricarlo egli stesso! Non è differenza da poco, perché in questa determinazione continua a vivere lo spirito del sacerdote teurgo: l’uomo e solo l’uomo è artefice del proprio destino.

Allora, ben si adatta all’Alchimia la metafora di un fiume carsico che, per sua stessa natura, scorre nascosto nelle profondità della Terra. Profondità alle quali si poteva accedere unicamente con un lungo e caparbio lavoro di scavo: perché l’oscurità dei trattati alchemici era volta più a scoraggiare che ad invogliare i lettori. Occorreva prima scavare il pozzo e solo in un secondo momento, se si era ricevuta la grazia di raggiungere la vena acquifera, si poteva sperare di attingere quell’acqua cristallina, quell’ acqua di fuoco che spegne la sete di conoscenza.

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Il Rebis - L’Alchemica congiunzione degli opposti, da cui Jung ha ricavato la teoria psicanalitica della “individuazione del SE superiore”.

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Un motto, formato da quattro verbi in rapida successione, sintetizzava l’operatività degli alchimisti:

SCIRE - POTERE - AUDERE - TACERE

Questo e solo questo era il percorso che veniva consigliato a quanti volessero porsi sulla “retta” via che porterà al compimento del magistero aureo, alla creazione della Pietra Filosofale.

SCIRE (sapere).

Studio, lettura e meditazione. L’acquisizione del Sapere ha per sua intrinseca condizione l’esercizio del silenzio, poiché il neofita che nulla conosce non può che leggere ed ascoltare: cosa potrebbe affermare se nulla sa? Conosci te stesso, scendi nel profondo della tua anima e rinvieni l’occulta pietra (V.I.T.R.I.O.L.).

POTERE

La logica conseguenza di uno studio lento e meditativo. Progressiva consapevolezza del potenziale insito nella materia della Grande Opera, che poi è consapevolezza del potenziale del nostro Io. L’apprendista si esercita, costantemente ed umilmente, ponendo in pratica gli insegnamenti ricevuti. In questa fase l’errore è ancora ammesso.

AUDERE (osare)

Conscio dei propri mezzi e fortificato dall’esercizio l’apprendista evolve verso gradi di maestria: può e deve osare, poiché lo studio e la pratica non sono fini a se stessi. Egli comprende come l’essere parte della creazione (macrocosmo) gli consenta, su scala ridotta (microcosmo), di operare il miracolo della vita. Si pone mano al diuturno lavoro che porterà alla Pietra Filosofale.

TACERE

All’inizio del processo (scire) la condizione del silenzio, pur se implicita, non viene dichiarata. Invece, al termine dell’ideale cerchio ermeneutico, l’esplicito e perentorio invito al silenzio deve farci riflettere. S’impone di non divulgare il sapere acquisito.

Il profano s’interroga e non riesce a comprendere perché l’alchimista, che signoreggia poteri così grandi, non dovrebbe divulgarli per il bene di un’umanità tanto bisognosa. Eppure, sulla necessità di mantenere il più stretto riserbo, tutti gli antichi trattati alchemici sono concordi. Perché? Per la sostanziale inutilità della rivelazione, perché chi non ha percorso lo stesso itinerario non può essere in grado di comprendere è di utilizzare ciò che la Pietra simboleggia.

L’Adepto si trova su di un diverso piano dell’essere, per dirla con Evola, nel sovramondo. Per tale ragione egli stesso rischierebbe, qualora palesasse gli arcani ad uomini non pronti a ricevere la rivelazione, di subire gravissime conseguenze.

È dunque nell’Era dei Pesci che nasce e si consolida il concetto di riservatezza che, principio ben chiaro ad ogni vero esoterista, è cosa ben diversa dalla segretezza. Il sapere può e deve essere rivelato, tramandato ed alimentato affinché possa vivere nel cuore degli uomini retti. Senza alcuna limitazione di razza, cultura e censo.

Questo l’auspicio insito nell’Arte Regia: che venga un giorno in cui un numero significativo di Adepti possano informare, con il proprio sapere, una larga fascia della popolazione.

Dall’Era dei Pesci alla Nuova Era dell’Aquario

Sulla scorta di quanto abbiamo fino ad ora esposto, dovrebbe essere chiaro che nella Nuova Era i Liberi Muratori torneranno ad essere pienamente operativi. Se i singoli Fratelli dovranno compiere un lavoro sia esoterico che essoterico, anche per l’Istituzione (la Massoneria Universale) si prospetta un lavoro sia esoterico che essoterico. Tutto questo è la logica evoluzione di ciò che ha fatto il nostro Ordine e che la simbologia del Tempio esprime pienamente.

I costruttori degli antichi templi (nell’immagine a destra è ritratto, tra le colonne sacre “J” e “B”, il Maestro Hiram: il costruttore del Tempio di Gerusalemme) hanno sempre diviso lo spazio in due sezioni: uno interno a cui era armonicamente fuso l’esterno.

Allo spazio interno potevano accedere unicamente i sacerdoti e gli iniziati, mentre in quello esterno si raccoglievano i fedeli ed i profani. Ad esempio i Templi greci ed egiziani che prevedevano un corpo centrale, chiuso da alte e spesse mura, circondato da colonnati. Alla parte sacra si accedeva per il tramite di una porta, a cui bussavano gli uomini retti che cercavano le verità nascoste. Tutti sapevano dove era la fonte della verità e come potervi accedere; questo creava una sorta di osmosi tra interno ed esterno, di sinergica interconnessione.

Soffermiamoci sulla struttura del Tempio ponendo particolare attenzione alle linee di forza che si vengono a creare, appunto tra interno ed esterno, ovvero tra iniziati e profani.

L’azione posta in essere dall’interno verso l’esterno, e viceversa, avveniva lungo una direttrice di tipo orizzontale (immanente).

Parimenti, in virtù dei rituali, all’interno si realizzava anche un’azione eminentemente verticale (trascendente).

Per chi ha un minimo di dimestichezza con l’Alchimia balza immediatamente agli occhi la perfetta corrispondenza con la retta orizzontale, che simboleggia gli elementi dell’Acqua e della Terra, così come con la verticale simboleggiante il Fuoco e l’Aria.

Il punto d’incontro delle due linee di forza stava poi a rappresentare il mistero della Quintessenza.

La Quinta Essenza, dunque, è composta da quattro elementi, e sono in essa tutti gli elementi in azione, e in materia e forma molto sottili e prossime alla semplicità. - Raimondo Lullo,Il trattato della Quinta Essenza”

Ora i filosofi hanno chiamato il Cielo la Quinta essenza, per ciò che riguarda i quattro elementi […] – Giovanni da Rupescissa, “Trattato sulla Quintessenza”

Se riportiamo e quindi incrociamo i due assi, orizzontale e verticale, sull’immagine del Tempio potremo verificare come l’intersezione avviene precisamente all’interno delle mura dove, grazie all’impegno dei fratelli ed alla grazia del Grande Artefice dei Mondi, sboccia il fiore della gnosi, la rosa mistica (e qui il riferimento ai Rosacroce è palese).

Il Tempio massonico era ed è un potente catalizzatore di energie che si animano per il tramite dei Fratelli che vi operano all’interno. Un operare che espandendosi, pervade ed informa la società. In tal senso non possiamo che auspicare un ritorno alle origini della nostra più nobile tradizione per essere sempre più, pienamente e consapevolmente, Massoni Operativi. Ecco perché si è ritenuto opportuno sottolineare la necessità di ripristinare l’unione tra l’azione orizzontale, che comprende tutta l’Umana Famiglia, e la verticalità del percorso iniziatico.

I Liberi Muratori del Terzo Millennio sono chiamati a ripristinare l’antico equilibrio tra le due direttrici, ovvero il processo che porta dall’Io al Noi.

Ne “I Maestri invisibili” Igor Sinisbaldi, affrontando questo tema da una prospettiva eminentemente esoterica, ci ricorda come l’Io dell’anima è il velo che portiamo sempre con noi, indosso: si, come fosse un vestito. Più che una citazione od un breve sunto proponiamo un appunto, in forma visiva, vergato immediatamente dopo aver letto il libro di Sinisbaldi:

Tale percorso, nell’ambito della Massoneria, condurrà l’apprendista ad acquisire la consapevolezza d’essere un piccolo ma necessario anello della catena iniziatica e, latu sensu, dell’eggregore.

In tal senso quando sentiamo di “globalizzazione” e di “collegamenti in rete” non possiamo che ricordare come tali concetti siano, da sempre, insiti nel patrimonio genetico della nostra Istituzione. Inoltre, il passaggio dall’Io al Noi sottintende che vi sia già stato un lavoro sull’Io, ovvero un processo d’individuazione che nell’accezione esoterica potremmo esprimere con tre azioni: a) fortificare, b) sintetizzare, c) espandere.

Il punto di partenza del percorso sta nella capacità di riuscire a ben comprendere dove stia e dove termini l’Io e dove comincia l’ Altro. Il forte spirito individualistico dell’Era dei Pesci dava per scontato unicamente il soggetto intenzionale, l’Io biografico, localizzandolo all’interno delle persone, definite dalla loro pelle e dal loro immediato comportamento. L’Io era il termine familiare che copriva l’intero “sistema filosofico” ed erano chiamate “esperienze” ciò che esso registrava.

Nei fatti le società di massa sono state le sommatorie di più monadi, tanto fermamente arroccate su se stesse, quanto inevitabilmente alienate. Eppure, duemila e cinquecento anni fa Ippocrate scriveva che la cura per l’interno richiede anche attenzione per l’esterno, poiché la maggior parte dell’anima sta fuori del corpo, nella Natura viva e pulsante.

Per ritrovare questo Io, che è centro di noi stessi nella misura in cui è centro della Natura, dobbiamo cominciare da dove veramente siamo, senza fughe alla ricerca di origini o di soluzioni miracolose.

Riflettendo e fortificando lo spirito nel silenzio (nel quadro Hermes impone il silenzio, poiché l’opera d’arte non ha bisogno d’alcun tipo di spiegazione od interpretazione; le parole avrebbero l’effetto di vanificare l’intrinseca magia del momento): che è ascolto meditato e selezione di cosa è più necessario per noi stessi.

Poiché solo nel silenzio troveremo il sentiero che ci porterà all’ individuazione del Sé. È lo stesso silenzio meglio, il TACERE, che gli Alchimisti raccomandavano non solo per ragioni puramente legate alla discrezione e alla sostanziale inutilità, talvolta anche pericolosità, di “gettare le perle ai porci”. Non è un caso che l’immaginazione e le attività creative si sviluppano unicamente nel silenzio, dove più agevole è la concentrazione e l’introspezione. Questo è tanto più vero oggi, bombardati come siamo da un’enorme mole di informazioni sfornate a getto continuo da giornali, radio, televisioni e reti telematiche.

Anche uscendo fuori di casa la situazione non migliora perché l’inquinamento audio visivo è per certi versi ancor più grave: tabelloni pubblicitari, musiche, rumori, segnali e quant’altro non possiamo ignorare. Informazioni, informazioni ed ancora informazioni… Ma l’informazione non è conoscenza e l’opinione non è giudizio.

Affinché vi sia conoscenza e giudizio occorre un lento processo di sedimentazione, riflessione e meditazione che può unicamente avvenire nel silenzio del nostro essere più profondo. Fortificati nel silenzio e perfezionati nell’esercizio della sintesi, l’uomo imparerà ad espandere la creatività. In questo affiancati da quei Liberi Muratori che saranno in grado di elaborare e portare fuori dal Tempio (azione orizzontale) un sapere che sia sintesi dinamica di Sapienza e Forza, ovvero di conoscenza iniziatica e potere creativo.

[…] il Massone, con l’uso del suo potere creativo, dovrà contribuire alla instaurazione della Nuova Era e dovrà conseguentemente demistificare ogni situazione ed ogni tentazione di profanazione della Massoneria. – Francesco Brunelli, “Principi e metodi di Massoneria operativa”

Sapienza e Forza poco sarebbero e potrebbero se non fossero coniugate alla Bellezza. Sapienza, Forza e Bellezza sono le stelle, le tre Grandi Luci che brillano per orientare il cammino dell’ Uomo Nuovo.

La bellezza è argomento particolarmente caro a chi quotidianamente, per mestiere, ne frequenta gli ambiti. Non siamo tra quelli che reputano che la bellezza esista solo in natura o che essa sia un archetipo intangibile ed immutabile, magari collocato in un mondo delle idee di platonica memoria.

Una volta che si riconosca, invece, che al bisogno di bellezza è necessario si rispondere, ma che la natura fisica non è l’unico luogo dove può aversi questa risposta, allora riprenderemo l’anima nelle nostre mani, rendendoci conto che ciò che avviene di lei non tanto è dato quanto piuttosto è fatto - fatto con il nostro lavorare con lei nel mondo reale, facendo in modo che il mondo reale rifletta il bisogno di bellezza che è proprio dell’anima. – James Hillman, “Politica della bellezza”

Profondo è l’odio che l’animo volgare nutre contro la bellezza. – Ernst Junger, “Sulle scogliere di marmo”

Il richiamo alla bellezza e alla meditazione, l’auspicio che possano tornare ad essere il centro pulsante della società, sono valori che iniziano ad essere condivisi da un numero sempre maggiore di individui. Anche perché la globalizzazione e la diffusione delle tecnologie non hanno portato solo vantaggi, anzi!

Le conoscenze scientifiche, analitiche, della nostra epoca non possono essere paragonate a quelle dei tempi passati. La tecnologia che oggi utilizziamo ci permette di scorgere cose impensabili anche solo cento anni fa. Ma proprio il vertiginoso sviluppo della scienza e delle applicazioni tecnologiche che ne sono scaturite, ha comportato un crollo della visione sintetica : non è vero che i misteri della natura siano diminuiti, è vero anzi che essi sono aumentati! L’universo anziché diventare più piccolo e quindi più “leggibile”, s’è invece dilatato assumendo livelli di complessità che lasciano annichilito l’uomo comune.

[…] se vi è mai stata una civiltà di schiavi in grande, questa è esattamente la civiltà moderna. - Julius Evola, “Rivolta contro il mondo moderno”

La qualità della vita (concetto tanto sbandierato quanto abusato) è tutta nella capacità di percepire la bellezza, così come nella ferma determinazione di voler vivere in luoghi in cui il rapporto con la Natura sia diretto e vitale. Una vita meno stressante, sfrontata da inutili sovrastrutture e diretta all’essenziale: alla spiritualità. Giordano Bruno aveva, già nel XVI secolo, evidenziata la disarmonia tra “essere” una cosa e “sembrare” di essere quella medesima cosa.

Il Cantus Circaeus di Bruno vede la Maga far bere ad uomini, che nell’intimo sono porci, una bevanda magica che li rende porci anche nel corpo, rilevandone la vera natura. Dopo quattrocento anni sarebbe più che mai necessaria una tale bevanda, per rilevare l’intima natura dei nostri interlocutori.

Si vive e si opera, contemporaneamente, in due mondi: quello interiore della coscienza e quello esteriore di partecipazione alla storia del nostro tempo e luogo. I tecnici, gli scienziati, i professionisti, i mercanti, i militari, le gerarchie politiche e religiose di Stati e chiese, gli intellettuali che operano nelle scuole e nelle università si occupano del secondo mondo: il mondo delle cose esterne, dove gli uomini sono intercambiabili ed il linguaggio serve a comunicare informazioni e comandi.

Gli iniziati, invece, risvegliano la conoscenza del genere umano, affinché superino lo stato della mera partecipazione a questo o quel pezzo di Storia, per essere spirito e parti indissolubili dell’Essere. Leggere oggi le opere di Bruno, equivale ad intravedere la luce oltre il buio tunnel di ben quattro secoli segnati da integralismo ed intolleranza: politica, etnica, religiosa e culturale

La Nuova Era della Massoneria

La Massoneria offre (ed ancor prima testimonia) ad uomini “retti”, “di buoni costumi” e soprattutto sinceramente interessati, un percorso di crescita spirituale.

Il profano giunge alle porte del Tempio e bussa, manifestando la ferma volontà d’essere ammesso. Poi attende che giunga il momento dell’iniziazione e, se iniziato, da quel giorno e per tutta la vita è Massone: divenendo anello della eterna catena iniziatica.

Ma il processo di cambiamento continua, perché attraverso un lavoro che è sia personale che collettivo, giunge ad espandere il proprio essere nell’Eggregore, divenendo parte d’una entità spirituale inesprimibile attraverso il comune linguaggio. Possiamo solo ricordare che Essa è il crogiolo in cui si fondono la Forza, la Sapienza e la Bellezza d’ogni singola Loggia della Massoneria Universale.

Una fonte d’Energia Spirituale che ha alimentato e sorretto l’operatività dei Fratelli nel corso dei secoli. Una energia che talvolta è riuscita a determinare, in modi più o meno palesi, le scelte di gruppi e d’intere società.

Oggi, al sorgere dell’Era dell’Aquario, ci si interroga sulla possibilità, ed ancor prima sull’auspicabilità, che La Massoneria si apra alla società profana: a) proponendo quell’eccellenza che è insita nel suo patrimonio storico ed umano; b) ripristinando l’antico equilibrio (vedi paragrafo sull’Era dei Pesci), quando le organizzazioni iniziatiche erano “naturalmente incardinate all’interno degli usi, costumi e finanche leggi dello stato”. Affinché l’esoterico e l’exoterico tornino ad essere “armonicamente fusi, quali facce di un’unica medaglia”.

L’Uomo e la Donna nei segni dello zodiaco

Un’antichissima leggenda narra di come all’origine dei tempi tutti gli uomini fossero pienamente consapevoli d’essere dotati di uno speciale organo che emetteva forze psichiche destinate a conservare l’equilibrio del Cosmo. È ciò che oggi vagamente intuiamo ed a cui s’è dato il nome di anima.

Tutte le moderne religioni non sono che il pallido e degenerato ricordo di quella funzione primordiale: “partecipare all’equilibrio delle energie cosmiche”. La scaturigine delle più antiche e quindi più vere religioni si può rintracciare, dunque, nella necessità di cui gli uomini delle Ere auree ed i loro Re Giganti erano perfettamente ancora coscienti: alimentare, modificare e perpetuare l’armonia.

L’armonia del tutto e d’ogni sua più infinitesima parte. Comprendere ed essere parte di questa verità, consentirà all’uomo della Nuova Era la signoria sugli elementi (signoria non significa potere ma servizio). L’errore dell’uomo moderno, giunto al parossismo negli ultimi secoli del passato Millennio, è l’errore dello spirito, perché ha abbandonato la propria vocazione divina. L’unica possibilità che ha di trarsene fuori, sta nel riacquistare la visione magica, abbandonando l’universo copernicano a favore di quello di Plotino e di Bruno!

La sostanza di cui è fatto il mondo è un’immagine riflessa sulla superficie immobile di uno stagno. Senza la superficie, in cui acqua ed aria sembrano incontrarsi, non ci sarebbe alcun riflesso, ed il riflesso è l’unica cosa che esiste. - Mark Hedsel, “L’Iniziato”

Al termine di questa ricerca chiediamo al lettore di tornare, per l’ultima volta, con la mente al momento in cui furono innalzate le colonne della nostra Loggia: fu un inizio? Vi può essere un inizio ed una fine nella Massoneria Universale? L’inizio e la fine sono propri della concezione lineare del tempo. Al capo opposto siamo per l’eterno ritorno (dei cicli cosmici e delle Ere), per la circolarità simboleggiata dall’Uroboros: serpens qui caudam devoravit.

L’unico possibile “inizio” è quello che viene concesso ai profani, con l’Iniziazione.

Ma il vero significato dell’iniziazione è che questo mondo visibile in cui viviamo è un simbolo ed un’ombra, che questa vita che conosciamo tramite i sensi è una morte ed un sonno, o, in altre parole, che quanto vediamo è un’illusione. L’iniziazione è il dissolversi – un dissolversi graduale, parziale – di questa illusione. La ragione del suo segreto è che la maggior parte degli uomini non è adatta a comprenderlo, e quindi lo comprenderebbe male e lo fraintenderebbe, se fosse reso pubblico.

La ragione per cui il significato è simbolico risiede nel fatto che l’iniziazione non è una conoscenza, ma una vita, e l’uomo deve dunque scoprire da se ciò che i simboli mostrano, perché così vivrà la loro vita, senza limitarsi ad apprendere le parole con cui vengono rivelati. – Fernando Pessoa, “Pagine esoteriche”

La conoscenza ed il linguaggio possono esistere indipendentemente l’una dall’altro. Normalmente il nostro flusso cerebrale si alimenta, “è” costituito di parole, per cui consciamente siamo le parole che pensiamo. Allora, quando Pessoa scrive che “l’iniziazione non è una conoscenza”, vuole ricordarci che dobbiamo trarci fuori dal flusso delle parole: arrestandolo, supereremo il limite di questa coscienza. Sviluppando altri sensi, più sottili, che consentono di vedere esotericamente, emanando il proprio Io oltre le soglie del corpo e protendendolo verso l’oggetto della visione: verso il simbolo. Espandendo l’Io nel campo della consapevolezza.

Solo chi è illuminato dalla Vera Luce può realmente vedere e quindi, ulteriore passaggio, scegliere di vivere una nuova vita.

A volte basta una sola parola, detta al momento giusto e nel modo giusto, per cambiare per sempre la vita di chi è sulla via. - Mark Hedsel,“L’Iniziato”

L’amicizia [la fratellanza] soprannaturale fra le persone memori della loro origine e destinazione è la perla da tesoreggiare nel mondo presente e la via d’accesso all’altro mondo. – Elemire Zolla,“Uscite dal mondo”

I Fratelli stanno uno accanto all’altro, intimamente legati, come i semi della melagrana.

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