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Commenti Film: Psico-Commento al film “Musikanten”
Argomento:Psicologia

Psicologiadi Franco Battiato, una breve (ma preziosa) intervista ad Alejandro Jodorowsky

Il film inizia presso un’antica fortezza, proprio mentre una troupe televisiva sta filmando immagini e suoni di danze medioevali. Marta e Nicola si occupano di televisione: stanno filmando una specie di documentario.

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Psico-Commento al film “Musikanten”

di Alessandro Gambugiati (www.alessandrogambugiati.net)


Il film inizia presso un’antica fortezza, proprio mentre una troupe televisiva sta filmando immagini e suoni di danze medioevali. Marta e Nicola si occupano di televisione: stanno filmando una specie di documentario.

Al ritorno il tassista (1) mette Beethoven e il volto di Marta s’illumina. Poco dopo vediamo Marta in una palestra taoista ; l’insegnante le pratica un massaggio al collo mentre le dice: “tu pensi troppo... questo ti procura delle tensioni sui muscoli del collo!”.

Prima perla: l’insegnante taoista ci mostra un kata’ Tai Chi Chuan, una bellissima sequenza di movimenti, ora maschili, ora femminili, ora lenti, ora velocissimi, con progressioni da capogiro.

Le immagini si spostano su Marta e Nicola che stanno effettuando un viaggio alla ricerca di personaggi da intervistare per la realizzazione di un nuovo programma televisivo.

Tornati in azienda, incontrano il direttore, il quale ha il compito di promuovere o bocciare la loro idea. Il direttore accetta la sfida nonostante si tratti di una trasmissione culturale e quindi per pochi.

Altre suggestioni si aggiungono e non sempre si tratta di proposte riuscite: durante la cena a casa di Nicola, per esempio, i riferimenti politici sono eccessivamente espliciti (sembra di essere ad un comizio!).

Il tono del film viene rianimato dalle immagini del primo degli scienziati che Marta e Nicola stanno cercando di coinvolgere per la trasmissione. È la volta del maestro sufi Gabriel Mandel , che interpreta il ruolo di uno studioso che si interessa della correlazione tra varie discipline tra le quali la fisica quantica e l’astronomia.

Nicola e Marta assistono ad una lezione che da sola vale il costo del film: “da un ammasso di galassie lontano 250 milioni di anni luce ci arriva una nota, un si bemolle continuo, un milione di miliardi di volte più basso dei suoni più bassi che l’orecchio umano può percepire. La materia è vibrazione; le vie della fisica quantica, del misticismo e di certi allucinogeni si stanno unendo”.

E con un telecomando mostra una rappresentazione di questi fenomeni: “un tipo di sinusoidi come queste genera la vita, composta di differenti livelli di frequenza: dall’infinitamente basso, nel cui campo siamo attratti e che ci fa sprofondare nella materia e nel dolore, dove si sperimentano le frequenze della paura e della separazione, all’infinitamente alto, alla gioia assoluta…”.

Il viaggio continua con altre suggestioni: in una magnifica biblioteca vediamo sia danze costruite con l’ausilio di formule matematiche, sia danze mistiche sufi dei Dervisci.

Marta e Nicola raggiungono un altro personaggio, che non accetta di essere intervistato: “Esporre l’esoterico a chiunque non va bene (…) foto, video, nastri magnetici, sono tutte trappole, prigioni che fissano la personalità nel tempo”.

Il mistico propone comunque a Marta una specie di regressione ipnotica e lei accetta: “da anni faccio un sogno che ricorre. Sogno di parlare tedesco e di suonare il pianoforte (…) e anche se non lo vedo ho la sensazione che ci sia Ludwig van Beethoven ”.

La risposta dell’uomo è un’altra perla: “Questo è nell’ordine delle cose. Il sogno pensa per immagini visive e a volte si serve di immagini uditive. E raramente può anche accadere che ci si serva pure di impressioni di altri sensi… Tuttavia un aspetto che il Signor Freud non ha considerato è proprio la natura spirituale del sogno... Cioè il sogno può essere un varco verso l’infinito. Se diventi consapevole, durante il sonno profondo puoi anche conoscere la dimensione dell’anti-materia...”.

Per favorire la regressione Marta deve rilassarsi: “il segreto è lasciarsi andare”. Da qui, e per molta parte del film, il sogno prende il sopravvento. Nicola vi appare con le stesse sembianze di uno degli amici di Beethoven (tema della reincarnazione).

Lo vediamo recarsi dal celebre musicista. Il dialogo con Beethoven-Jodorowsky è molto interessante, specialmente relativamente al discorso sulle “energie vitali”. Marta in quella esistenza era un principe affascinato dalla forte personalità del musicista tedesco.

Manlio Sgalambro , che nel film veste i panni di un nobile senese, ci offre ulteriori informazioni sulla vita di Beethoven . Ne vengono fuori i tratti di un musicista con forti disposizioni verso il misticismo, burbero e tagliente.

Le immagini si spostano poi nella casa di una dama che riceve Beethoven . Gli legge una poesia inedita di Alexander Puskin : “tutto ciò che esulta e scintilla porta noia e tormento. Datemi la bufera e le tempeste, e la lunga tenebra delle notti d’inverno”; il musicista risponde: “poesia magnifica, sublimamente terrestre. Però il mio regno sta nell’aria, nella notte, quando pieno di stupore guardo il cielo e questi corpi luminosi danzanti nelle loro orbite eterne. Il mio spirito si eleva su tanti milioni di stelle. Girando sento la Fonte Prima, il Creatore di tutto l’esistente...”.

Il modo col quale Beethoven viveva la sua infermità (i problemi con l’udito) e il rapporto con il nipote Carl sono altre suggestioni inedite che Battiato ci dona per mezzo dell’ottimo Jodorowsky (2).

È interessante vedere l’uomo che si affeziona al nipote e che si prende la briga di redimere dall’esterno (3). Indomito, prima di morire dona al giovane le seguenti parole: “Carl ... Mio Carl , figlio mio... Ti devo dire qualcosa che voglio che non dimentichi mai… Dio è immateriale, trascende ogni concetto, perché è invisibile. Non può avere nessuna forma. È infinito. Non comincia, non termina... È musica!”.

Ma il ragazzo resiste e invece di chiamare il medico (come Beethoven gli aveva chiesto di fare) preferisce intrattenersi con un amico. La scelta dell’attore è piuttosto centrata: il ragazzo sembra incarnare alla perfezione l’informe materia grezza di chi è cresciuto più col corpo che con lo spirito.

Il generale dei musicanti muore e Marta torna nel cosiddetto mondo reale. La sua “caduta” è in affinità con un’altra caduta: la bella pellicola termina infatti con un ulteriore ed eccessivo affondo politico.

Sono comunque soddisfatto del film e di come tratta alcune delle tematiche che veicola, anche se non posso non sperare che nel prossimo film il “nostro” autore scelga di avvalersi di qualche consulente in più…

__________

Note

(1) Battiato ci da una chiave di lettura del suo pensiero: il tassista, l’addetto del bar e il cameriere sono persone speciali, ma il mondo le ignora, le spinge ai margini. Anche nel film Perduto amor Battiato tratta tematiche simili (il cantante lirico che finisce per lavorare come barista). (torna al testo)

(2) Vedi le dimenticanze che molti autori operano sulle biografie dei personaggi che intendono trattare. È noto che i contenuti inconsci inaccettabili guidano la nostra attenzione sugli argomenti meno bollenti. (torna al testo)

(3) Missione impossibile: i cambiamenti più profondi sono il frutto di un atto di volontà che solo il soggetto può scegliere di operare. (torna al testo)

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Dai contenuti speciali del film “Musikanten”

di Franco Battiato, una breve (ma preziosa) intervista ad Alejandro Jodorowsky

Nell’intervista al celeberrimo Alejandro Jodorowsky, attore-regista e molto altro ancora, troviamo quel tipo di spiritualità (e di espressività) fastidiosa per coloro che vorrebbero scegliere per noi le teorie e le tecniche del viaggio dell’anima su questo pianeta (spesso, per fortuna, non ci riescono).

Le parole di Jodorowsky, che nel film interpreta Ludwic Van Beethoven , non sarebbero da scindere da Jodorowsky stesso, che le esprime con la gestualità e l’energia di chi sembra proprio vivere fino in fondo ciò che va proponendo. Proverò comunque, con la speranza che il lettore abbia l’occasione di visionare l’opera (il film), impreziosita da contenuti speciali davvero speciali!

“L’alchimia, che per me è uno dei più grandi misticismi mai esistiti, si riassume in spiritualizzazione della materia ma anche materializzazione dello spirito; è una strada a doppio senso. L’alchimia va alla ricerca dell’Androgino, l’unione dello spirito maschile con quello femminile come il Tao, lo Yin e lo Yang . Ma come possiamo unire l’uomo e la donna se non conosciamo la donna, se la vediamo solamente attraverso il fallo, attraverso la mentalità maschile? L’uomo è molto semplice: ha un’erezione.”

“La donna non ha un organo, ma una viscera, perché è interna. La forma maschile è chiara; la forma femminile è invece tesa all’adattamento, si adatta ad una forma. Sono quindi due modi di pensare completamente diversi. Io chiederei oggi di rinascere oggi con una vagina, quella cosa tanto incredibile, tanto meravigliosa, ricettiva, umida, così misteriosa, così ricca, così artistica.

Sì, è una meraviglia! Certo, ci sono vagine e vagine: ci sono quelle che (e gesticola) e quelle che sono sante; e quelle che sono come un sole! Ci sono quelle profonde e quelle che ti rifiutano. È un mondo. Per poter raggiungere quest’uomo, che è spirituale, dobbiamo conoscere entrambi i lati, la notte e il giorno, il Sole e la Luna, il Papa e la Papessa nei Tarocchi”.

Mi è piaciuta moltissimo anche Michéle Thomasson , una donna estremamente intelligente ed elegante, capace di alternare espressioni un poco dure a morbidezze che l’accento francese trasforma in melodie per le mie orecchie.

“Un’amica mi diceva io non capisco perché ci siano guerre etniche. Io gli ho detto se guardiamo dentro di noi come viviamo? Forse non accettiamo per niente la differenza. Vorremmo che l’altro pensasse come noi, reagisse come noi, si comportasse come noi. Solo questo è giusto (...) Quando desidero di essere quello che (veramente io) sono, allora posso anche provare a lasciare all’altro la possibilità di essere quello che lui (veramente) è. Come lo desidero per me, potrei anche accettare che sia per lui (...), ma nella nostra vita accettare gli altri che cos’è? Se restiamo così attaccati al nostro modo di vedere, al nostro avere ragione , sapere come deve comportarsi l’altro, ecc. (questo) non è più aiutare, ma togliere l’esperienza all’altro. Allora per me aiutare per me è proporre, ma solo questo (...) l’altro se non vuole prendere non c’è da spingere. Come rispettare profondamente la libertà dell’altro? Come vorremmo che la nostra libertà fosse rispettata?”

Dopo l’ottimo intervento di Juri Camisasca (che invito il lettore a gustarsi personalmente), tocca al grande Manlio Sgalambro riflettere (e forse perdere tempo) con due chierichetti cattolici in carriera: “Io sono un amatore del cattolicesimo, ma come chi ama la bellezza e la razionalità di un edificio, ma non ci entrerà mai. Tuttavia se dovessi affidarmi ad una religione, una materia così bruciante, mi affiderei senza dubbio ad esso. Il cattolicesimo parla alla mia anima corporea mentre buona parte delle religioni correnti, esoteriche o no, parlano solo al mio spirito... ma al mio spirito ci penso io! ”.

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