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Ripley Scrowle: Ripley Scrowle - Parte 5.3
Argomento:Alchimia

Alchimia(5.3 / La Trinità)

Vediamo ora la sfera alata: è chiamata aurum aurae ed è presente come il prodotto finale dell’opus. il Suo simbolismo è complesso: rinvia alla mitologia egiziana dell’antico Egitto. Il globo alato è un simbolo originario dell’Assiria e dell’Egitto, è stato utilizzato da molte società iniziatiche come la massoneria, gli spiritisti, la teosofia, i rosa-croce ecc…

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Ripley Scrowle - Parte 5.3

a cura di Giuseppe Barbone

prodotto per Esonet.it


(5.3 / La Trinità)

In questo acquerello del Libro della Santa Trinità, la vita spirituale rivolta verso l'interno rappresenta l'Io: è il   che vediamo in cima a questa parte del RS. Il    possiede in sé tutti gli elementi della Trinità { , , }. Essi sono uniti, questo significa che sono, lo ripetiamo, principiés (partecipati), vale a dire incrociati [non separati, mischiati nella sostanza mercuriale]. Il   risplende in pieno e manifesta [vedere capitolo 3] il potere naturale di estroversione dell'Io, frenato nel suo movimento dal Sé. La   che il drago babilonese stringe nella sua bocca è la rappresentazione del Sé in quanto animus [ che forma   l'anima]. Jung ritorna su Ezechiele in un ultimo passaggio:

“Laurentius Ventura assimila la ruota alle visioni di Ezechiele. Così, parlando del lapis, dice che Ezechiele ha visto nella sua forma una ruota nella ruota e al centro di esse lo spirito di vita.” [idem, il confronto Lapis Christus, § 471, p. 488]  

 

Non possiamo esimerci dal fare il confronto col fuoco della ruota che Fulcanelli indica in quattro fogli di Amiens: non sfugge ai figli di scienza [così si esprimeva Djabbir] la stretta parentela tra i fuochi di ruota degli alchimisti e lo spirito di vita che riporta il Vulgate [Ezech, 1,: 20; da notare che una parte del testo latino riportato da Jung del Vulgate in Ezech 1: 16: “ed opus earum quasi visio mariti” non si ritrova nelle traduzioni in francese che abbiamo potuto consultare, cf. Psicologia ed alchimia, trad. fr. p. 489, n. 125]. Vediamo ora la sfera alata: è chiamata aurum aurae ed è presente come il prodotto finale dell'opus. il Suo simbolismo è complesso: rinvia alla mitologia egiziana. Il globo alato è un simbolo originario Assiro-Egiziano ed è stato utilizzato da molte società iniziatiche come la massoneria, gli spiritisti, la teosofia, i rosa-croce ecc… Possiamo considerarlo il sulphur   in via di depurazione [anima]. Il drago a coda serpentina ricopre il ruolo del Mercurio che lo nutre del suo sangue, della sua sostanza, è l'equivalente del Lago virginis dei testi. È il disco alato che spesso ritroviamo col serpente, a causa del carattere ciclico dell'Ouroboros. In Egitto, il dio-sole, Râ, era raffigurato da un disco con un serpente che gli si avvolge intorno come una circonferenza. In un secondo tempo, il serpente, portatore di luce nel mondo spirituale, è stato identificato a Lucifero o     . Da allora, è stato assimilato a Satana, come il 4 che Jung rievoca nella sua Simbologia dello spirito. Tuttavia ritroviamo il disco alato anche dagli Ittiti, ci si chiede allora se questo simbolo non potrebbe essere legato ad Assur, rappresentato armato di un arco teso [Sagittario] e pronto a scoccare una freccia nel mezzo di un disco alato. La sfera alata la si ritrova nell'iconografia alchemica, ad esempio nel “Occultae philosophia” [Azoth] dello pseudo Basilio Valentino.  

 

ultima figura dell'Azoth

 

Esistono delle convergenze non trascurabili tra questa figura ed i cartelli del RS, vediamo che la sfera alata sorregge il drago dalla coda serpentina abbattuta dall'ermafrodito che ha dei curiosi emblemi: compasso e squadra che risentono evidentemente di un origine R+C [vedere Tractatus aureus e Liber Alze]. Curiosamente, certi ideogrammi sono invertiti, rispetto alla versione del Viatorum spagyricum di Jamsthaler [Francoforte, 1625], particolarmente la parola REBIS, che l'ermafrodito porta come blasone sul suo petto ed il quadrato sulla sfera [nella versione della 4 ripresa del Bibliotheca chemica curiosa di Manget]. Questa incisione rievoca un acquerello del Pandora [Germanicus Alchemicus Vadiensis, Santo-Gall, XVI secolo; Codex Rhenovacensis o Aurea hora, Zurigo di cui Jung stima che il valore risiede nella serie delle diciotto illustrazioni simboliche unite alla fine col testo. Alcune di queste immagini provengono dal Dryvaltigkeitsbuch della Codex Germanicus 598, (1420, Monaco) Staatsbibiliothek. La sorgente principale è il Manoscritto alchemico della biblioteca universitaria di Basilea. Secondo Jung, Paracelsica, trad. fr. p. 249, n. 129 a proposito di Reusner].

 

Ci sono due differenze notevoli: da una parte, i simboli planetari che sono assenti in questa parte del RS [in effetti ci sono, ma nei sette medaglioni, e velati; vedere capitolo 1]. D'altra parte, il REBIS che appare sul corpo nell'Azoth, non viene riportato nel RS; aggiungiamo che la versione della Huntington Library mostra che la   non incornicia veramente il , cosa tuttavia ben visibile in altre versioni, come quella della Welcome Library. Troviamo ancora la sfera alata nell'Aurum hermeticum di Balduinus [Aurum superius ed inferius aurae superioris ed inferioris hermeticum, Francoforti, Lipsia, 1675 che troviamo anche nella Bibliotheca chemica curiosa, t. II, pp. 856-875] che si riflette nella fons vitae. Questa sfera la ritroviamo anche in Basilio Valentino.

[Dodici Chiavi, primo libro della Clavicola]  

 

Se esaminiamo bene la terra alata del RS, vediamo in effetti l'immagine dell'antimonium che si decompone in e . Il primo segno è quello del vetriolo [vitri oleum od olio di vetro: è il vaso di natura]; in quanto alla croce, è il geroglifico del crogiolo [crux] che afferma il potere del fuoco. Questo fuoco è formato dal drago a coda serpentina con cui la materia nutritiva [il sangue del drago o zandarith, alias   sandaraqh] abbevera i componenti del lapis che si trovano nella parte inferiore ed acquatica della terra ermetica. Questo “sangue di drago” è il Lago virginis che assicura la nutrizione del Rebis:

“Sappiamo che il lapis non è che una pietra, gli alchimisti affermano espressamente che è composto di re animali, vegetali e minerali, di sostanza animale, vegetale e minerale, e consiste in corpo, anima e spirito, (Rosarium), in più, cresce come carne e come sangue… è la ragione per la quale il filosofo... dice: ‘Il vento l'ha portata nel suo ventre'...” [Jung, Psicologia ed Alchimia, la simbologia del mandala, § 243, p. 233]  

 

È ancora, per mezzo della parola che bisogna intendere il dire dei filosofi. Che il lapis abbia in Sé delle sostanze di origine vegetali e minerali, è un fatto certo [allume, vetrioli, colcothar, ceneri di piante del litorale marino, partecipano alla sua materia] che li si ritrova in un'origine animale. La cabala permette di comprendere che da una parte il lapis cresca nel Latte di vergine, in seno al vaso di natura. Questo incremento, spesso comprende come una moltiplicazione, come un cristallo che aumenta la sua massa in una soluzione madre, è stata considerata, a torto certamente, come un tipo di vita animale [vedere Cristallogénie]. D'altra parte, la simbologia pone il lapis accanto all'animus, la formazione dell'anima . La carne del lapis, lo abbiamo detto molte volte, non è altro che il corpus o principio Sale – assimilato da alcuni al leone [vedere Pernety, articolo sullo zodiaco]. In quanto al sangue, si tratta del sulphur   in via di rinnovamento. La citazione finale del nostro brano è estratta dalla Tabula smaragdina e dice che la materia viene sublimata prima [rivedere figura 8 del Ros. Phil.]. Questo Zolfo solare è tratto spesso dal Mercurio simboleggiato da uno degli uccelli della voliera di Ermes [vedere il pellicano; di questo troviamo un esempio nell'iconografia in quanto allegoria del Cristo in Jacob Boschius, Symbolographia, Augsburg, 1702].

 

“L'oro, il colore reale, è attribuito a Dio Padre; il rosso a Dio, il Figlio che ha versato il suo sangue; ed il verde, il colore che riconduce allo Spirito Santo.” [idem, § 319, p. 280]

 

È evidente, in questo stadio, che non è possibile comprendere in che cosa il drago è legato alla vita del Rebis anche ammettendo – come del resto dice Jung - che il Cristo ed il serpente sono due aspetti di una stessa entità archetipica, ora filius ora diabolus. E tutto sembra indicare che queste due forme sono irriducibili, in quanto non si può osservare nello stesso tempo l'uno e l'altro. È questo che dà tutto il suo valore a questa incisione dell'Azoth, dove vediamo il Rebis tenere con una mano sola un compasso e nell'altra una squadra. È tuttavia questo il compito degli alchimisti: risolvere il problema della quadratura del cerchio. Se si dovesse riprendere quello che abbiamo sempre detto sul confronto tra fisica quantistica ed alchimia [aspetto estratto da Simon Dîner in Louis di Broglie che abbiamo conosciuto, il dualismo onda particella e la tradizione alchemica, pp. 59-64, fondazione Louis di Broglie - CNAM, 1988; vedere anche: C.G. Jung e W. Pauli, Naturerklärung und Psiche, studien aus dem C.G. Jung Istituto IV, 1952 poi Walter-Verlag] si direbbe che il compasso [vale a dire il ] è un'indicazione sul cerchio che simboleggia il Bene. Al contrario la squadra [che è legata alla   per le sue fasi dove si manifestano delle rotture] è un'indicazione del quadratum   o Terra che si collega alla corruzione e dunque al Male. L'unico mezzo di legare il compasso e la squadra è la croce [luogo unico dove oggetto e soggetto coincidono nel mistero della Passione , che equivale alla dissoluzione]. Di conseguenza comprendiamo che ci sia rigorosa equivalenza tra le immagini di Longin, che riprende il Cristo mentre viene trafitto dalla lancia e quella di san Giorgio [o san Michele] mentre abbattono il drago. Vediamo quest'ultima cosa più da vicino. Poniamo inizialmente che il drago è il simbolo del Padre [vedere il nostro tarocco alchemico dove è facile osservare che si tratta della lama dell'imperatore; vedere ancora la nona figura del Di Lapido Philosophorum di Lambsprinck, in Musaeum Hermeticum, p. 359. Qui il Re supera il drago chthonien e la porta nello ]. La psicologia ammette che si tratta del simbolo del Sé; nel processo di individuazione, l'Io deve liberarsi dal freno, naturalmente esercitato dal Sé, in modo da poter stabilire un rapporto con l'ego [i.e. l'altro]. Di questo il cristianesimo ne ha fatto, per il Riscatto, la chiave di volta di tutta la sua dottrina ed il Passio Christi permette – nella sua singolarità – di troncare il nodo gordiano del quadratura circuli. È ciò che in psicanalisi si chiama il: “trionfo dell'Io sulle tendenze regressive.... L'eroe... deve rendersi conto che l'ombra esiste e che può estrarre della forza... in altri termini, l'Io può trionfare solamente, nella misura in cui egli abbia dominato prima ed assimilato l'ombra” [Jung, l'uomo ed i suoi simboli, p. 120, Parigi, 1964]

 

La Crocifissione è dunque questo mistero dove Bene e Male si trovano confinati in un momento unico [ione] e non lottano più. Gli alchimisti ne hanno fatto il loro scioglimento e l'hanno espresso con il segno o   o Ego [veleno, ruggine].

Esemplare del RS che data XV secolo [è simile a quello di Cambridge]

 

Il globo alato comporta due parti e si è visto che la sua forma di   è simile al vetriolo o vaso di natura. Queste due parti ci sembrano essere all'immagine dello Yin e dello Yang, esattamente come ne abbiamo parlato nell'Aurora consurgens. Il principio Yang esprime infatti l'attività celeste [fulmine, tuono] dove si può vedere come una traslitterazione di Zeus:  , simboleggia allora il sulphur   o drago rosso [vedere Iamsuph in Dodici Chiavi di Basile Valentin]. Per il suo sulphur [sandragon], collega la vita ai principi dell'opera che germogliano nel Lago virginis. Quest'altra parte è acquatica ed è legata allo Yin, è il thériomorphose, si tratta in effetti di uno [o due] pesci o ancora di un serpente di acqua. Si tratta allora di   che è congenere del mercurius .

 

“... secondo Ripley, la prima materia è l'acqua; principio materiale di tutti i corpi, ivi compreso del mercurio. L'acqua è l'hyle che è nato dal caos sotto forma di sfera nera, sphaericum opus, in seguito all'atto divino di creazione.” [Jung, Psicologia ed Alchimia, la materia premiò, 3. Ubiquità e perfezione, op. cit., § 433, p. 417]  

 

Jung aggiunge che nel RS, la sfera dell'acqua è rappresentata con le ali di drago e dà un brano che cita lo spiritus Mercurii [vedere infra i sei seguenti versi: “Of my blood and water I wis...”] L'allegoria del   che si consuma da sola sembra chiara: il sangue del drago è l'acqua hylienne che rinchiude il   nascosto, come dice Jung più avanti parlando dell'Iliaster e l'Aquaster di Paracelse.

 

“La [prima materia] è la terra nera, magicamente fertile che Adamo portò dal paradiso, chiamato anche antimonio e descritta come il nero più nero che il nero, nigrum nigrius nigro.” [idem, p. 419, citazione di Maier, Symbola aurea Mensae]

 

Questa acqua ignea [fuoco acquoso] rappresenta, inizialmente, l'ammasso confuso dato all'artista come l'“aceto molto agro” del Turba. In definitiva, questo sangue che sgorga del drago è una proiezione dell'acqua stellata e metallica destinata ad assicurare all'oro innestato [l'oro alchemico innestato o terra alba foliata] il rinnovamento della sua sostanza a forma di anima depurata [anima aurea]:

“Ripley è del parere che si deve estrarre il fuoco dal caos e renderlo visibile. Questo fuoco è lo Spirito Santo che unisce il padre ed il figlio... ed egli forma, col re ed il figlio del re, una trinità alchemica... Dio ha plasmato questo fuoco nella terra... Ed in questo fuoco, Dio stesso risplende di amore divino. “ [idem, § 446, pp. 439-440]  

 

La citazione è molto importante; Jung l'ha estratta di Barcius [F. v. Sternberg, Gloria Mundi, alias Paradyssi tabulò, Sequitur nunc di origine metallorum, in Musaeum Hermeticum, pp. 241-246, 1678]. il punto importante consiste in questo: la coppia alchemica tradizionale è sostituita dalla trinità [vedere sopra Lambsprinck]. Il vecchio alato del decimaquinta rappresenta il nostro globo alato: il re, seduto alla sua destra, porta l'antimonium   ciò che lascia poco dubbio all'interpretazione. Il miracolo del rinnovamento è possibile per via di questa manna celeste o elisir di vita [jarmakon zwhV] che molti hanno confuso con la pietra filosofale o il suo equivalente liquido: questo elisir è il liquido di nutrizione del Rebis che nel cristianesimo equivale alla Transustanziazione, mistero sacro, ovvero un projectio ex spiritu [vedere Radici della coscienza]. In definitiva, quale è dunque lo scopo inseguito dall'artista demiurgo? Rivelare , aprire la sua iniziando dalla materia, prima che entri nello stato di nigredo , il mezzo consiste nel servirsi degli attrezzi della trinità che sono et .

Lo schema generale segue questo genere di figura:

Marliani, Giovanni Bartolomeo, Topographia antiquae Romae
Lugduni : Apud Seb. Gryphium, 1534

 

Questa immagine abbastanza eccezionale è un compendio del mistero della Trinidad: in altezza, il grifone, chimera molto conosciuta dei discepoli di Ermes, unisce le qualità degli opposti [fisso per il lato leonino, volatile per il lato aquilino]; in mezzo, la pietra cubica o “pietra del coignet” rievocato da Fulcanelli nel Mistero delle Cattedrali [lavoro che ahimè! Jung non potè leggere...]; in basso, il globo alato o aurum aurae [oro dell'oro, i.e. mezzo di fissaggio dell'oro innestato: si tratta di Cristoforo]. Avremmo molto di più da dire sul sangue, delle relazioni con l'anima e l'animus ma questa sezione raggiungerebbe allora delle proporzioni eccessive. Rinviamo ad altri lavori queste considerazioni. Comunque sia, le riflessioni che abbiamo sviluppato ci hanno condotto al tema del Padre e del Figlio che costituisce la sostanza dell'ultima parte del RS. Possiamo analizzare questa immagine del RS con un acquerello del Di alchimia che abbiamo esaminato nell'Aurora consurgens II e che appare anche nella Pandora (1, 2,: si ritrova la forma di radix con un accenno dell'arbor vitae [che è in rapporto col globo alato]; il drago dalla coda di serpente; l'aquila bicefala [si può considerare che il colore bianco dell'aquila si imparenta al fatto che, sul RS, l'aquila divora i suoi piccoli, cabalisticamente è il passaggio dallo stato di nigredo a quello di albedo].

 

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