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Ipnosi: Ipnosi / La Storia, la Teoria ed il Metodo - 4.3
Argomento:Psicologia

PsicologiaParadigmi teoretici del fenomeno Ipnosi

21. Teoria cognitivo-comportamentale. — 22. I paradigmi nella scienza.

Giustamente nota Barber che l’esistenza di uno stato ipnotico come stato di coscienza andrebbe provato obiettivamente. Egli ha dimostrato sperimentalmente che i fenomeni che ascriviamo alla trance sono producibili anche senza l’induzione: talvolta anche semplicemente motivando al compito (per es., dicendo al soggetti che si tratta di mettere alla prova la loro immaginazione, che la maggior parte delle persone riesce ad ottenere degli ottimi risultati e chiedendo grande collaborazione) talvolta, seppure con risultati un po’ inferiori, dicendo ai soggetti che sarebbero stati semplicemente sottoposti ad una prova di immaginazione.

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Ipnosi / La Storia, la Teoria ed il Metodo - 4.3

di Guglielmo Gullotta

prodotto per Esonet.it


Capitolo IV / Paradigmi teoretici del fenomeno Ipnosi

 

Sommario: 1. Introduzione. — 2. Teorie fisiologiche. — 3. Ipnosi come sonno lucido. — 4. Risposta condizionata. — 5. Dissociazione. — 6. Teoria dei tre fattori. — 7. Sonno base. — 8. Particolare stato psicofisico. — 9. Labilizzazione del campo percettivo. — 10. Comportamento diretto ad uno scopo in uno stato alterato della persona. — 11. Transfert e riattivazione del complesso di Edipo. — 12. Riduzione delle frontiere dell'Io. — 13. Reazione psicosomatica. — 14. Autoesclusione dell'Io. — 15. Regressione al servizio dell'Io. — 16. Perdita dell'orientamento generalizzato della realtà. — 17. Teoria dello sviluppo interattivo. — 18. Teoria neo dissociativa. — 19. La logica della trance. — 20. Role-enactment. — 21. Teoria cognitivo-comportamentale.22. I paradigmi nella scienza. — 23. Il paradigma tradizionale. — 24. Il paradigma alternativo. — 25. Punti di contatto tra i due paradigmi. — 26. Ipnotizzabilità: tratto o capacità? — 27. Ipnosi ed altri stati di coscienza.

 

21 — Teoria cognitivo-comportamentale

Ma il più rigido assertore dello scetticismo in ipnosi è certamente Barber (42).

La sua posizione non è teorica ma assolutamente operazionale tanto che nelle sue opere egli prospetta semplicemente una serie di generalizzazioni empiriche. Il suo approccio, che egli definisce cognitivo-comportamentale, è del tipo input variabili indipendenti e cioè quelle che precedono il risultato che si vuole ottenere e che sono lo stimolo per i risultati da studiare e output, variabili dipendenti che sono le variabili conseguenti all'attività dello sperimentatore e che rappresentano il comportamento così detto ipnotico. Gli esperimenti di Barber e collaboratori sono diretti ad evidenziare le relazioni funzionali esistenti tra i due tipi di variabili, tenendo conto anche delle varabili intermedie derivate dagli attributi personali ed interpersonali dell'ipnotista e del soggetto.

 

Con un impegno concettuale e sperimentale a mio modo di vedere eccezionale questo Autore ha mostrato con centinaia di esperimenti come il concettualizzare uno stato ipnotico come differente dalla veglia sia del tutto inutile.

In effetti secondo questo Autore, con un ragionamento circolare e tautologico, lo stato ipnotico viene oggi dedotto dalla presenza di taluni fenomeni, e la presenza di questi stessi fenomeni viene poi attribuita casualmente alla esistenza di uno stato ipnotico (43).

 

Giustamente nota Barber che l'esistenza di uno stato ipnotico come stato di coscienza andrebbe provato obiettivamente. Egli ha dimostrato sperimentalmente che i fenomeni che ascriviamo alla trance sono producibili anche senza l'induzione: talvolta anche semplicemente motivando al compito (per es., dicendo al soggetti che si tratta di mettere alla prova la loro immaginazione, che la maggior parte delle persone riesce ad ottenere degli ottimi risultati e chiedendo grande collaborazione) talvolta, seppure con risultati un po' inferiori, dicendo ai soggetti che sarebbero stati semplicemente sottoposti ad una prova di immaginazione.

Il sostenere, come è stato fatto da parte dei teorici dello stato ipnotico, che in taluni di questi casi si sarebbe scivolati da uno stato di ipnosi vigile, lungi dallo spiegare i risultati li complica, premesso che «ipnosi vigile» è una contradictio in terminis. E poi se fosse così, la più parte delle ricerche sperimentali sul comportamento umano andrebbe invalidata, visto che nessuno dei ricercatori ha tenuto conto di questa variabile, per esempio, studiando sperimentalmente l'attenzione, l'apprendimento, ecc.

 

Le teorie dello stato ipnotico possono, allo stato, grazie alla circolarità epistemologica che le contraddistingue, spiegare qualunque possibile risultato sperimentale e pertanto non possono essere né confutate, né provate, non sono dunque falsificabili nel senso di Popper (44) e come tali non sono scientifiche.

Spetta dunque a coloro che insistono nel sostenere che esista uno stato ipnotico distinto dalla veglia e dal sonno di mostrare, indipendentemente dai fenomeni che si assumono essere prodotti da questo stato, come questo stato sia obiettivabile.

Per usare le parole di Barber (45) «Parlando in senso lato, sembra che un livello elevato di responsività alle suggestioni-test possa essere suscitato da procedimenti chiamati istruzioni motivanti al compito, come pure da procedimenti chiamati induzioni ipnotiche.

 

Però ciascuno di tali procedimenti è pluridimensionale; ognuno comprende diverse variabili indipendenti. Le istruzioni motivanti al compito comprendono almeno due variabili indipendenti:

a) istruzioni a collaborare e a tentare; b) dichiarazioni che è facile rispondere. I procedimenti d'induzione ipnotica comprendono tipicamente le due variabili incluse nelle istruzioni motivanti al compito, più due altre variabili; c) definizione della situazione come ipnosi; d) suggestioni di rilassamento e sonno. È stata condotta una serie di esperimenti per accertare l'efficacia di queste quattro variabili nel facilitare la risposta a suggestioni-test. Tali esperimenti, hanno indicato che, presa isolatamente, ciascuna delle quattro variabili facilita il comportamento “ipnotico”.

Tenute costanti o controbilanciate le altre variabili, vennero ottenuti livelli più elevati di risposta a suggestioni-test quando: a) venivano impartite istruzioni a collaborare e a tentare, b) la risposta alle suggestioni veniva descritta come “facile” piuttosto che “difficile”, c) la situazione veniva definita come “ipnosi” piuttosto che come “controllo”. Inoltre, quando la situazione veniva descritta come “ipnosi”, la responsività era aumentata da d) suggestioni di rilassamento e sonno. I risultati hanno anche indicato che esistono complesse interazioni fra le quattro variabili. I risultati di alcune combinazioni di variabili si sommavano: per esempio, la «Definizione della situazione come ipnosi più Dichiarazione che è facile rispondere» producevano dei livelli di suggestionabilità più alti che non le due variabili da sole.

Altre combinazioni però non davano risultati aggiuntivi. Per esempio; le tre seguenti combinazioni di variabili erano egualmente efficaci nel facilitare la risposta:

1) le variabili a+b (istruzioni a collaborare e a tentare più dichiarazioni che è facile rispondere);

2) le variabili c+d (definizioni della situazione come ipnosi, più suggestioni di rilassamento e sonno);

3) le variabili a+b+c+d ».

 

Barber ha recentemente offerto un nuovo importante contributo che, oltre a confermare la sua opinione di ritenere inutile la concettualizzazione di uno stato specifico per l'ipnosi, indica notevoli prospettive applicabili in senso clinico (46). Sessantasei soggetti furono assegnati a caso ad uno dei tre trattamenti sperimentali, ciascuno relativo a 10 test standardizzati:

1) induzione ipnotica;

2) il «pensare con» (to think with);

3) gruppo di controllo.

Per misurare le risposte ai test in questo esperimento si è usata la Scala di immaginazione creativa. Questa scala standardizzata misura le risposte ai seguenti 10 test:

pesantezza del braccio,

levitazione della mano;

anestesia del dito;

allucinazione di bere acqua;

allucinazione olfattiva e gustativa;

allucinazione di udire della musica;

allucinazione di temperatura;

distorsione temporale;

regressione d'età;

rilassamento mente-corpo.

 

La Scala di immaginazione creativa si può usare con individui o gruppi, con o senza precedente procedimento di induzione. I test sono articolati senza schemi fissi e proposti con frasi per guidare i soggetti ad immaginare le cose descritte. Questa scala è stata scelta come strumento di misura in questo esperimento perché le altre scale sono state create per essere usate dopo un'induzione e sono inappropriate con soggetti di controllo. Seconda ragione per usarla al posto delle altre scale è che queste includono test in cui è presente l'aspettativa dei soggetti quando la situazione è stata definita come ipnosi e che perciò non valgono con soggetti «non ipnotici» o di controllo. Per es. includono suggestioni o comandi del tipo: «la tua gola e la mascella sono diventate rigide e solide... sono così rigide che non puoi parlare... non puoi dire il tuo nome... prova... prova con più forza; vedi che non riesci».

 

Questo tipo di comando è inaspettato ed incongruo quando la situazione non è definita come ipnosi, cioè quando i soggetti sono in un gruppo di controllo cui è stato mostrato come pensare le suggestioni. Anche se queste suggestioni non violano il patto implicito ipnotista-soggetto in una situazione di ipnosi, violano il patto informale tra sperimentatore e soggetto non ipnotico, perché il patto stabilisce che il paziente partecipa ad un esperimento in cui si aspetta di dover usare la sua abilità immaginativa. Ai 66 soggetti di una scuola di infermieri (65 donne ed 1 uomo) che seguivano un corso di psichiatria fu chiesto da uno dei ricercatori di partecipare ad un esperimento sull'immaginazione in cui sarebbero stati sottoposti a test in piccoli gruppi con la scala di immaginazione creativa. Venne dato un compenso di $2 per ogni seduta di 45 minuti. Tutti i 66 soggetti accettarono; nessuno di loro aveva partecipato a precedenti esperimenti.

I soggetti vennero assegnati a caso ad uno dei tre gruppi sperimentali: 1) il «pensare con» cioè secondo le istruzioni in modo immaginativo; 2) gruppo di controllo; 3) induzione, con 22 soggetti per ogni trattamento suddivisi in gruppi da 4 a 7.

 

Subito dopo ogni trattamento veniva amministrata la Scala di immaginazione creativa mediante una registrazione della voce dello sperimentatore. I trattamenti furono svolti così:

 

1) Pensare con: ai 22 soggetti di questo trattamento furono date istruzioni di pensare ai temi suggeriti dando anche una dimostrazione. Lo sperimentatore disse: «Ora vi darò una serie di test in cui dovrete mettere a fuoco il vostro modo di pensare ed usare la vostra immaginazione creativamente. Potrei per esempio chiedervi di “sentirvi” come se steste guardando un programma alla televisione». Poi descrisse i tre mo di in cui i soggetti potevano rispondere:

a) potevano dire cose negative a loro stessi, tipo «è ridicolo, non c'è televisione qui» e non sarebbe successo niente;

b) potevano aspettare passivamente di vedere apparire uno schermo televisivo, e di nuovo non sarebbe successo niente;

c) potevano far sì che i loro pensieri e la loro immaginazione seguissero la suggestione di richiamare alla mente un programma televisivo che a loro era piaciuto riuscendo così a «vederlo» di nuovo nella loro mente.

Poi lo sperimentatore mostrò un secondo esempio di test: tenere un pendolo con l'estremità di due dita e pensare al movimento del pendolo avanti ed indietro. Lo sperimentatore mostrò come il pendolo si muove quando una persona pensa ed immagina che si muova, poi mostrò che invece non si muove quando una persona pensa che non si possa muovere, o quando aspetta passivamente che il pendolo si muova. Infine disse ai soggetti che a lui sarebbe piaciuto se avessero risposto al meglio della loro abilità. Subito dopo il «Pensare con» fu amministrata la Scala di immaginazione creativa mediante una registrazione della voce dello sperimentatore.

 

2) Gruppo di controllo: i 22 soggetti furono sottoposti alla Scala di immaginazione creativa dopo che era stato detto loro che in questo esperimento dovevano immaginare le cose suggerite col massimo della loro abilità.

 

3) Induzione: il procedimento di induzione standardizzato era registrato e della durata di 11 minuti. Aspetti caratteristici :

1) istruzioni motivanti (se fai molta attenzione a ciò che dico e segui ciò che ti racconto puoi facilmente imparare a cadere in trance, quello che ti chiedo è la tua cooperazione ed il tuo interesse);

2) suggestioni di fissazione dell'occhio, di pesantezza e chiusura dell'occhio;

3) suggestioni ripetute di rilassamento muscolare, respiro profondo e regolare, intorpidimento e sonno;

4) suggestione di essere in uno stato di profonda ipnosi in cui si possono avere interessanti esperienze fuori dal comune. Vennero poi valutati come nei due gruppi precedenti sulla Scala di immaginazione creativa.

 

Scala di immaginazione creativa: i 10 test della Scala sono:

1) pesantezza del braccio: il braccio sinistro è steso orizzontalmente con il palmo della mano verso l'alto. Fu data la suggestione di immaginare che tre pesanti dizionari fossero posti sulla mano provocando una sensazione di pesantezza al braccio;

2) levitazione della mano: il braccio destro è orizzontale col palmo della mano verso il basso. Il soggetto deve immaginare che una forte corrente di acqua spinga la mano verso l'alto;

3) anestesia del dito: la mano del soggetto è sul suo grembo, col palmo verso l'alto. Il soggetto deve immaginare che della novocaina sia iniettata vicino al mignolo procurando una sensazione di anestesia;

4) allucinazione di acqua: il soggetto deve immaginare di bere una tazza di fresca acqua di montagna;

5) allucinazione olfattoria e gustativa: il soggetto deve immaginare di annusare ed assaporare un'arancia;

6) allucinazione di musica: deve ricordare quando ascoltava della bella musica e risperimentare quella sensazione;

7) allucinazione di temperatura: le mani del soggetto sono sul suo grembo coi palmi verso il basso, deve immaginare che il sole splende proprio sulla sua mano destra provocando una sensazione di caldo;

8) distorsione temporale: il soggetto deve immaginare che il tempo rallenta;

9) regressione d'età: al soggetto viene suggerito di ricreare le sensazioni di quando era bambino alla scuola elementare;

10) rilassamento mente-corpo: il soggetto deve immaginare di essere sdraiato su una spiaggia sotto il sole e di essere rilassato.

 

Subito dopo la Scala di immaginazione creativa ai soggetti fu dato un questionario in cui dovevano segnare le loro esperienze personali ed il punteggio che si autoassegnavano, per ognuno dei 10 test. La Scala andava da «niente affatto lo stesso» (punti 0) a «quasi esattamente lo stesso» (punti 4). Dato che il punteggio per ogni test era da 0 a 4 sulla Scala variava da 0 a 40.

La teoria cognitivo-comportamentale postulava che il «pensare con» sarebbe stato più efficace della tradizionale induzione per ottenere risposte dai vari test.

La teoria tradizionale naturalmente postulava che sarebbero stati più rispondenti i soggetti sottoposti ad induzione.

I risultati di questo esperimento indicarono che il «pensare con» era più efficace nell'accrescere la responsività ai test sulla Scala di immaginazione creativa sia rispetto al livello basale (gruppo di controllo), sia alla tradizionale induzione. Più precisamente tutti i soggetti del gruppo «pensare secondo le istruzioni» ottennero punteggi sopra i valori normali, mentre negli altri due gruppi alcuni mostrarono punteggi alti, altri medi, altri bassi.

 

Un esperimento simile fu compiuto da De Stefano (47) con pazienti che furono valutati in base ai 10 test della Scala di immaginazione creativa poi, senza interruzione, anche sugli 8 test della BSS. De Stefano trovò:

1) il pensare con istruzioni produceva un livello significativamente più alto di risposte ai test sulla Scala di immaginazione creativa che il trattamento di controllo o l'induzione;

2) i soggetti sottoposti ad induzione non mostrarono punteggi più alti del gruppo di controllo. Questi risultati avvalorano la teoria cognitivo-comportamentale contro quella dello stato di trance.

I risultati con la BSS sono: il punteggio di media del gruppo «Pensare con istruzioni» tendeva ad essere più alto del punteggio medio del gruppo di induzione, mentre era significativamente più alto che nel gruppo di controllo.

Un altro esperimento eseguito indipendentemente da Katz (48) in un altro laboratorio conferma questi risultati. Ad un gruppo di soggetti vennero date informazioni per correggere convinzioni errate ed aumentare le attitudini favorevoli verso l'ipnosi. Poi lo sperimentatore descrisse ad alta voce i suoi pensieri mentre stava rispondendo a delle autosuggestioni. Per es.:«Immagino che il mio braccio stia diventando sempre più pesante, come una barra d'acciaio, con il gomito pesante ed il braccio metallico. Immagino che per il peso non posso piegare il braccio... più vado avanti più continuo a farmi credere che il mio braccio è pesante, solido e rigido, e io e te non possiamo piegarlo... Oh, è ridicolo, io posso piegarlo. Appena decido di smettere di immaginare che il mio braccio è pesante, si piega facilmente».

I soggetti sottoposti a queste istruzioni erano significativamente più rispondenti ai test della SHSS form C di altri sottoposti alla tradizionale induzione.

 

Già dagli anni '60 Barber con i suoi esperimenti mostrò che soggetti sottoposti ad istruzioni di un minuto che li esortavano ad immaginare le cose suggerite al massimo della loro abilità (istruzioni motivanti), rispondevano ai test come soggetti sottoposti ad induzione. Ma le istruzioni motivanti non risultarono superiori alla trance nel produrre alti livelli di risposta ai test. L'attuale esperimento, insieme con quelli di De Stefano e Katz, sembra mostrare che il «pensare con» è più efficace della trance nel provocare risposte ai test.

Questi esperimenti indicherebbero che è più efficace dire direttamente ad un soggetto come rispondere, cioè come pensare a, piuttosto che usare un procedimento indiretto come l'induzione tradizionale della trance. I risultati di questi esperimenti hanno importanti implicazioni cliniche. Gli psicoterapisti potrebbero stabilire che è più efficace usare un procedimento diretto che indiretto per stimolare la responsività dei loro pazienti nel dominare il dolore, nella regressione d'età, nel rilassamento mente-corpo, ecc. Dal momento che l'accettazione di una teoria spesso segue un cambiamento nella pratica, la teoria cognitivo-comportamentale potrebbe essere meglio accettata dai clinici che riscontrano nella pratica che il pensare immaginativamente secondo le istruzioni, è più efficace della induzione nello sviluppare la responsività dei pazienti.

 

Certo rimangono comunque dei dubbi e l'ansia di sapere. Accettando il punto di vista scettico all'estremo, non è molto chiaro perché lo stesso soggetto risponde positivamente a certe istruzioni dell'operatore ed in taluni casi alle vere e proprie suggestioni e non ad altre fattegli dallo stesso operatore nello stesso contesto.

Ripeto, i dubbi rimangono: quando Barber dimostra inequivocabilmente che la suggestione in ipnosi di non sentire, per fare soltanto un esempio, non crea una reale sordità e che l'anestesia non provoca una reale assenza di dolore, come, per esempio, quella chimicamente indotta, si potrebbe, forse, spiegare il tutto ritenendo che il soggetto viene stimolato dai suoni o dal dolore pur non avendone la percezione subiettiva cosciente, così come quando distratti, incontriamo un amico molto ben conosciuto, ma per così dire «senza vederlo» proseguiamo nel nostro cammino perché assorti in altri pensieri.

 

C'è un'altra importante considerazione da fare. I risultati di Barber nel gruppo ipnotico derivano da una induzione che di solito è standardizzata. Ciò perché a fini sperimentali gli consente di mantenere costanti le variabili indipendenti o antecedenti. Ma quando si opera clinicamente la tecnica è altamente sofisticata e spesso completamente ad hoc, il che potrebbe anche far migliorare i risultati che Barber ottiene sul suo gruppo ipnotico rispetto al gruppo non ipnotico (49). Il problema degli stati di coscienza è un fatto che va stabilito soprattutto a livello individuale; infatti è possibile, come è stato rilevato, che ciò che non sia riscontrabile nella media lo sia in alcuni (50).

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(42) BARBER T. X., Ipnosi: un approccio scientifico, Ubaldini, Roma, 1972. (torna al testo)

(43) Questa situazione mi fa venire in mente quanto scrive GREGORY BATESON, in Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1976, 24: «Molière, tanto tempo fa, descrisse un esame orale di laurea, in cui i sapienti dottori chiedono al candidato di esporre la “causa e ragione” per cui l'oppio fa dormire. Il candidato risponde trionfante in latino maccheronico: “Perché esso contiene un principio soporifero (virtus dormitiva)”. Emblematicamente, lo scienziato si trova di fronte a un complesso sistema interagente, in questo caso l'interazione avviene tra l'uomo e l'oppio. Egli constata un cambiamento nel sistema: l'uomo s'addormenta. Lo scienziato allora spiega il cambiamento dando a una “causa” fittizia, situata in una delle due componenti del sistema interagente: o l'oppio contiene un principio soporifero, o l'uomo contiene un bisogno di dormire, una sonnolenza, che è “espressa” nella sua reazione all'oppio». (torna al testo)

(44) POPPER K., Logica della ricerca scientifica, Einaudi, Torino, 1970. (torna al testo)

(45) BARBER T. X., Ipnosi, cit., 101, 103. (torna al testo)

(46) BARBER T. X., WILSON S. C, Hypnosis. Suggestion and Alterate States of Consciousness: Experimental Evaluation of the New Cognitive-Behavioral Theory and Traditional Trance-State Theory of «Hypnosis», in EDMONSTON W. (a cura di), op. cit., 34. (torna al testo)

(47) DE STEFANO R., The « Inoculation » Effect in Think-With Instuctions for « Hypnotic-Like» Experiences. Doctoral Dissertation, Temple University, Philadelphia, 1976. (torna al testo)

(48) KATZ N. W., Comparative Efficacy of Sleep/Trance Instructions and Behavior Modification Procedures in Enhancing Hypnolic Suggestibility. Doctoral Dissertation, Washington University, St. Louis, Mo., 1975. (torna al testo)

(49) È ovvio però che anche le istruzioni motivanti al compito potrebbero essere di gran lunga migliorate, ed allora il problema si riproporrebbe. (torna al testo)

(50) TART C. T., op. cit., 151. (torna al testo)

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22 — I paradigmi nella scienza

Esaminiamo quanto abbiamo appena detto circa i differenti orientamenti nella comprensione del fenomeno ipnotico alla luce di quello che è la moderna «lettura della storia della scienza» che si contrappone alla «gnoseologia scientifica» di Popper e Lakatos. Essa considera le teorie e le scoperte scientifiche da un punto di vista sociopsicologico e non razionale: il più famoso rappresentante ne è Thomas Kuhn (51).

Da questo punto di vista lo sviluppo scientifico nel tempo non è determinato da un accumularsi progressivo e reversibile di dati o fatti sempre nuovi, ma determinato dal succedersi di paradigmi o istanze macro teoretiche autonome, cioè non dipendenti né dalla natura né dalla quantità dei dati o fatti accumulati, ed in una certa misura è anche indipendente dai risultati sperimentali. Ogni paradigma produce una o più teorie che tendono a spiegare i fenomeni, e costituisce così una struttura implicita della comunità di studiosi che vi aderiscono. Queste teorie possono differire le une dalle altre, ma hanno delle assunzioni comuni, lo stesso criterio metodologico e lo stesso quadro di riferimento nel decidere quali questioni siano importanti. Fatti incompatibili con il paradigma spesso non vengono compresi come controfatti che lo mettono in discussione, ma solo come dei rompicapo che inducono la comunità degli scienziati a rivedere il paradigma onde poterlo adattare, con teorie ad hoc, a questi fatti. Ciò costruendo una «cintura protettiva» del paradigma. Quando l'evidenza contrasta con il paradigma un gruppo di scienziati tende, attraverso l'enfatizzazione di questi controfatti, a mettere in crisi il paradigma, offrendo un paradigma alternativo. Quando la scienza cosiddetta «normale», cioè il paradigma dominante, entra in crisi, si prepara l'introduzione di un nuovo paradigma.

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(51) KUHN T., La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino, 1969; cfr. anche FEYRABEND T. e al., Critica e crescita della conoscenza, Feltrinelli, Milano, 1976. (torna al testo)

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