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Studi sul mito: Rovesciamento del femminile nel demoniaco
Argomento:Miti e Simboli

Miti e SimboliSecondo alcune tradizioni ebraiche, la prima compagna di Adamo non era Eva ma Lilith, conosciuta nell’antico Canaan come Baalat «Signora Divina». Lilith (o Baalat), la sposa di Adamo, sempre secondo queste antiche tradizioni, non era certamente l’archetipo della femmina fedele e servizievole.

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Rovesciamento del femminile nel demoniaco

di Antonio D'Alonzo

prodotto per Esonet.it


Secondo alcune tradizioni ebraiche, la prima compagna di Adamo non era Eva ma Lilith, conosciuta nell'antico Canaan come Baalat «Signora Divina». Lilith (o Baalat), la sposa di Adamo, sempre secondo queste antiche tradizioni, non era certamente l'archetipo della femmina fedele e servizievole.

Creata per mettere fine alla zoofilia di Adamo, Lilith era piuttosto aggressiva e ribelle nell'intimità del talamo, dove si rifiutava di soggiacere sessualmente sotto l'uomo. Dopo essersi fatta beffe del suo sposo, fuggì lontano, accoppiandosi con i demoni e dando origine ad una stirpe maledetta. Successivamente ad Adamo fu associata Eva, nata dalla sua costola, ma destinata comunque a condurre il povero “sposo” sulla strada del peccato.

Il mitologema di Lilith ricompare nel medioevo ebraico dove assume addirittura gli oneri di madre del diavolo, unendosi a folle di demoni per parodiare e rovesciare l'Incarnazione del Redentore con la procreazione dell'Avversario per eccellenza. Nella tradizione islamica, Lilith assume, invece, il ruolo di consorte del diavolo. Lilith assieme alle sue figlie – le Ilim – provoca polluzioni notturne negli onesti viandanti, accoppiandosi sempre sopra il maschio di turno e rovesciando quella sottomissione maschilista e fallocentrica, cui si era sempre opposta. I pellegrini ebrei e cristiani erano terrorizzati dalla prospettiva d'incorrere in polluzioni notturne, tanto da poggiare, durante la notte, sul proprio ventre un talismano o un crocefisso ed evitare così d'incorrere nella dannazione della concupiscenza sessuale. Secondo un'altra usanza ebraica bisognava depositare quattro monete sul talamo nuziale ed esclamare: «Va via, Lilith!».

 

In alcune fonti troviamo una strana convergenza tra Lilith ed Ecate, la dea infernale preellenica, poiché le figlie delle due terribili madri hanno gli stessi nomi: Lamie ed Ore. Un'altra diavolessa, posta spesso in correlazione con Lilith è Brizo, dea greca dei sogni (gr. brizein, “ammaliare”). Anche Brizio come Lilith e le altre succubae o «meretrici dell'inferno», procurava agli uomini intense polluzioni notturne per impadronirsi del liquido seminale e generare un nuovo demone. Inoltre, una volta che le succubae erano penetrate nei sogni notturni di un uomo, quest'ultimo era posseduto per sempre, incapace di ritornare ad amare una donna umana. Sovente Lilith si presentava sotto spoglie teriomorfe, con zampe e ali d'uccello. Nel folklore ebraico troviamo anche una storia che identifica Lilith con Erodiade, la moglie di Erode che convinse la figlia Salomè a chiedere al padre la testa del Battista.

 

È forse fin troppo ovvio ribadire, ancora una volta, che Lilith e le altre succubae rappresentano il rovesciamento unilaterale del femminile nel demoniaco, l'ipostasi* nell'esclusiva polarità oscura dell'ambivalenza originaria. L'archetipo della Grande Madre, infatti, contiene in sé le polarità contrapposte del bene e del male, della vita e della morte. Il culto del Padre, necessariamente, deve espungere da sé il lato oscuro, dionisiaco, notturno e dunque trasformare l'ambivalenza primordiale del femminile in una dicotomia drastica.

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Ipòstasi - Termine che è stato assunto dalla teologia cristiana per designare ognuna delle tre persone divine considerate come sostanzialmente distinte. In Dio vi sono tre i. e una sola natura, e in Gesù Cristo vi sono due nature ma una sola i. ; per estens. Modo sotto cui si può presentare una realtà o un'idea astratta.

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In altre parole, con il patriarcato, il cerchio che racchiude la bipolarità (esemplificata alla perfezione dal simbolo taoista dello Yin e dello Yang) si scinde nel simbolismo dell'Io e dell'Ombra, dell'Identità e della Differenza, della Coscienza e dell'Inconscio. La letteratura ha esemplificato benissimo questa rimozione fatale nel racconto di Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e mr. Hide; lo stesso ha fatto il cinema con la figura di Larry Talbot, L'Uomo Lupo del film di George Waggner (1941). Se è vero che la letteratura dell'orrore è un topos narrativo fondamentale per l'Immaginario mitico, poiché rovescia la stereotipizzazione delle categorie del “normale” e dell'“anormale” – il “mostro” appare come un povero diavolo perseguitato dai “normali”, gli uomini “comuni”, i veri mostri – è altresì evidente che ogni singolo monster simboleggia una specifica paura. Dracula, il vampiro, la paura dell'aristocrazia; il mostro di Frankestein, la paura della scienza; il licantropo, la scoperta dell'Inconscio; mr. Hide rappresenta la paura dell'Ombra. Ma anche del lato femminile presente nell'uomo (o, viceversa, di quello maschile nella donna). In termini junghiani, Mr. Hide simboleggia la negazione dell'Anima (Animus).

 

Abbiamo visto come alcune correnti di studi storico-religiosi si rifanno alla teoria di una Grande Madre universale, antecedente all'affermazione di un dio unico maschile, semitico o indoeuropeo. Conseguentemente, se queste teorie fossero plausibili – unitamente alla presenza di un matriarcato primordiale – si dovrebbero rovesciare quintali di carta scritta sulla storia del pensiero occidentale dalla teologia e dalla filosofia. Cadrebbero nel nulla quei residui di mentalità fallocentrica che ancora vedono nella donna una sorta di derivato dell'uomo, nato da una costola, quindi in fondo “inferiore”. Teorie che hanno trovato un valido supporto nelle dottrine di Lombroso e nella prima psichiatria occidentale, quando ancora s'identificava il grado d'intelligenza unicamente con la massa corporea del cervello, senza calcolare la capacità di produrre connessioni sinaptiche e il grado d'interrelazione tra i due emisferi cerebrali, non a caso più sviluppato nella donna che nell'uomo. Non di meno, non serve effettuare un semplice rovesciamento gerarchico e porre un elemento al posto dell'altro, il femminile al posto del maschile.

 

Trasporre la contrapposizione gerarchica è in fondo soltanto un modo per rimanere all'interno del medesimo spazio di potere repressivo. Non serve lottare per una nuova subordinazione del maschio alla donna, come teorizzava il movimento femminista negli anni settanta; così com'è tramontata la speranza che l'instaurazione della dittatura del proletariato avrebbe portato ad una concezione del potere non repressivo. Il semplice rovesciamento dialettico della contrapposizione servo/padrone non è sufficiente ad assicurare il regno dell'uguaglianza e della pace sociale. Come Hegel aveva visto benissimo, nel celeberrimo passaggio della Fenomenologia dello Spirito, il servo può asservire il padrone fino a diventare indispensabile a quest'ultimo: quindi diventando, a sua volta, padrone e signore. Si tratta del rovesciamento mezzi/fini descritto da Marx e più recentemente da Umberto Galimberti a proposito della tecnica occidentale.

È quindi necessario ri-pensare il maschile ed il femminile come paritetici, non più contrapposti, ma complementari, indispensabili all'armonia del Tutto: come nel simbolo taoista dello Yin e dello Yang. Il femminile-Anima è la proiezione animica dell'uomo ed il maschile-Animus è la proiezione speculare della donna. L'innamoramento deve essere pensato proprio secondo questo processo di proiezione-rintracciamento nell'Altro, secondo le dinamiche di anamnesi descritte da Platone a proposito del mito dell'Androgino. Il fulmine di Zeus spacca l'Androgino in due ed ognuno è condannato a ricercare la propria metà: al di là della distanza temporale dal filosofo greco-Whitehead ripeteva spesso che tutta la storia del pensiero occidentale non è altro che una serie di note in calce all'opera di Platone – si tratta della stessa concezione presentata da Jung con la teoria di Anima/Animus.

Dopo questa breve – ma credo utile – digressione, riprenderemo il discorso sulla Dea Madre e sul femminile, attraverso altri dati di mitologia comparata.

 

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