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Ipnosi: Ipnosi / La Storia, la Teoria ed il Metodo - 5.3
Argomento:Psicologia

PsicologiaTecniche e strategie dell'induzione e dell'approfondimento dell'ipnosi

13. La ratificazione della trance. — 14. Il contesto clinico. — 14a. Il contesto sperimentale. — 15. L'approfondimento dell'ipnosi. — 16. La deipnotizzazione.

L'ipnotista scaltro da una serie di indizi deduce quale strada scegliere per la induzione, suggerendo delle istruzioni che siano in linea con l'esperienza dell'altro. Per esempio se il soggetto usa l'intercalare «veda» o «ascolti», è possibile che il suo sistema rappresentazionale sia di tipo visivo nel primo caso e uditivo nel secondo.

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Ipnosi / La Storia, la Teoria ed il Metodo - 5.3

di Guglielmo Gullotta

prodotto per Esonet.it


Capitolo V / Tecniche e strategie dell'induzione e dell'approfondimento dell'ipnosi

Sommario : 1. Introduzione. Limitazione della motilità. — 2. Limitazione degli stimoli esterni. — 2a. Chiusura degli occhi. — 3. Informazioni disinibitorie sulla ipnosi. — 4. Definizione esplicita della situazione come ipnosi. — 4a. Definizione implicita della situazione come ipnosi. — 5. Istruzioni per ottenere la massima collaborazione. — 6. Istruzioni di rilassamento, torpore, sonno, ipnosi. — 7. Manipolazione dell'attenzione: concentrazione. — 7a. Manipolazione dell'attenzione: confusione. — 8. Strutturazione verbale dei messaggi. — 8a. Strutturazione non verbale dei messaggi. — 9. Sollecitazione di fantasie dirette allo scopo di far credere nell'immaginato. — 10. Prescrizione di ciò che avverrà naturalmente. — 11. Qualificazione positiva di qualsiasi risposta del soggetto. — 12. Utilizzazione nella procedura di qualsiasi risposta del soggetto. — 13. La ratificazione della trance.14. Il contesto clinico.14a. Il contesto sperimentale.15. L'approfondimento dell'ipnosi.16. La deipnotizzazione.

 

13. La ratificazione della trance.

I punti 10, 11 e 12 nel complesso rappresentano quella attività peculiare dell'ipnotista derivante dal porsi nella stessa lunghezza d'onda dell'ipnotizzato, all'unisono con lui. Erickson talvolta prende lo stesso tono di voce, lo stesso ritmo, lo stesso vocabolario, le stesse posizioni del corpo del soggetto e così gliele «ritorna» mostrando consapevolezza dell'esperienza che il soggetto sta provando. Si crea così un vero e proprio circuito di retroazione che Erickson chiama ratificare la trance in cui ciò che il paziente esperisce viene da Erickson decodificato e a lui rinviato come suggestione aggiungendosi quel tanto in più che si vuole ottenere da lui. Per esempio notando queste variazioni nel soggetto gli si può dire: «Il suo respiro è cambiato, così la sua posizione del corpo; è cambiato anche il suo battito cardiaco e allo stesso modo...» (e qui si aggiunge ciò che si vuole ottenere).

È importante notare che mentre normalmente la ratificazione dell'ipnotista avviene in relazione a comportamenti osservabili, per esempio: «mentre lei è seduto comodamente...», altre volte attiene a situazioni non osservabili. In questi casi l'ipnotista dovrà essere estremamente abile nel decifrare attraverso il comportamento non verbale e comunque extra linguistico del soggetto, la sua condizione soggettiva (25). Va tenuto presente, comunque, che il soggetto ha soprattutto una via preferenziale di esperienze, che può essere di tipo visivo, uditivo, cinestetico, più raramente olfattivo.

L'ipnotista scaltro da una serie di indizi deduce quale strada scegliere per la induzione, suggerendo delle istruzioni che siano in linea con l'esperienza dell'altro. Per esempio se il soggetto usa l'intercalare «veda» o «ascolti», è possibile che il suo sistema rappresentazionale sia di tipo visivo nel primo caso e uditivo nel secondo (26).

Anche per individuare il «sistema rappresentazionale» è stata suggerita l'osservazione dei movimenti degli occhi che sarebbe differente nei vari sistemi. Per esempio per la persona destrimana gli occhi si muovono in alto e verso sinistra per le immagini eidetiche (di che colore sono gli occhi di sua moglie?) e nella immaginazione costruttiva (riesce a immaginare un asino giallo?), in posizione sfocata durante i sogni ad occhi aperti e la fantasia pura e semplice, in basso verso sinistra per vissuti auditivi (riesce a sentire nella sua mente la sua musica preferita?), occhi in basso e verso destra nei vissuti cinestetici (si sente calmo sulla sedia?).

In generale si è notato che quando i destrimani rispondono a una domanda di tipo analitico, per esempio aritmetico, rivolgono gli occhi verso destra quando pensano alla risposta, mostrando che stanno impegnando il loro emisfero sinistro; se la domanda invece coinvolge l'immaginazione, allora il soggetto tende a muovere i suoi occhi verso sinistra indicando che è l'emisfero destro che è stato attivato (27).

Inoltre soggetti non selezionati, richiesti di rispondere ad un gruppo misto di problemi, dimostravano di possedere una certa «preferenza» nel divergere in una data direzione gli occhi, in presenza di uno stesso tipo di problema. Questa «preferenza» sembra rappresentare un attributo personale ed essere correlata al livello di ipnotizzabilità: infatti soggetti destrimani, che hanno manifestato, in questo test, una «preferenza emisferica destra» si sono rivelati più ipnotizzabili rispetto ad un gruppo di controllo (28).

Ogni ipnotista è attento al tipo di esperienza che può più facilmente risvegliare nel soggetto (ma di solito la individuazione è per tentativi ed errori, il che può pregiudicare l'induzione e la profondità della trance). Per esempio dicendo al soggetto visivo «Lei vedrà con gli occhi della mente una foresta di alberi» e a quello uditivo «Udirà lo stormire delle fronde in una foresta di alberi».

L'individuazione del sistema di rappresentazione è importante perché dopo avere ottenuto che il soggetto constati e controlli che l'esperienza che gli è stata suggerita si è verificata, è possibile che questa esperienza si sviluppi verso un sistema rappresentazionale diverso facendo per esempio vivere al paziente visivo esperienze uditive, cinestetiche e olfattive.

Ciò perché è evidente che ciascuno di noi ha esperienza di tutte queste dimensioni, ma solo talune di esse sono vissute consapevolmente. L'ipnotista con una tecnica adeguata può allargare la consapevolezza del soggetto verso una gamma più vasta e consapevole di esperienze, trascinandolo verso il suo mondo interno e favorendo fantasie dirette ad uno scopo; anzi secondo alcuni autori il cambiamento del «sistema rappresentazionale» costituisce già un mutamento nello stato di coscienza. Si pensi per esempio a come suggerendo di essere in un ascensore o davanti a un televisore e ponendo un braccio del soggetto in posizione catalettica, cioè sospeso nell'aria, trattenendolo inizialmente con la propria mano, si possono suggerire un complesso di sensazioni uditive, visive e cinestetiche, in aggiunta a quella che si è «spontaneamente verificata».

Spesso la «resistenza» del soggetto altro non dipende che dal fatto che l'ipnotista ha sbagliato sistema rappresentazionale ed ha usato, per esempio con un soggetto di forti capacità immaginative (un sognatore ad occhi aperti), una tecnica di tipo cinestetico come quella della levitazione della mano.

Vediamo questo magnifico esempio di Erickson in cui si passa da un sistema rappresentazionale all'altro, accettando ciò che il paziente offre (29).

Dunque: «questo paziente entrò nello studio molto energicamente e dichiarò subito che non sapeva se poteva essere ipnotizzato. Era disposto a entrare in ipnosi se appena fosse possibile, purché l'autore affrontasse la questione a un livello intellettuale anziché mistico, rituale. Dichiarò che per molte ragioni aveva bisogno di una psicoterapia e che aveva provato per lungo tempo e senza alcun vantaggio varie scuole di psicoterapia. In varie occasioni era stata tentata un'ipnosi, ma tutti i tentativi erano miseramente falliti a causa del “misticismo” e di una scarsa valutazione dell'approccio intellettuale».

Un'indagine rivelò che per approccio “intelligente” non intendeva una suggestione di idee, ma che invece gli fossero poste delle domande circa i suoi pensieri e le sue convinzioni in rapporto alla realtà. Dichiarò che l'autore doveva riconoscere che egli era seduto su di una sedia, che la sedia si trovava di fronte a un tavolo e che questi costituivano fatti assoluti della realtà, e che come tali, non potevano essere trascurati, dimenticati, negati o ignorati. Per chiarire ancor meglio, egli indicò di essere ovviamente teso, ansioso e preoccupato per i tremori dovuti alla tensione delle sue mani appoggiate sui braccioli della sedia; spiegò inoltre che si distraeva molto facilmente per la sua tendenza a notare ogni cosa attorno a lui.

L'autore colse immediatamente quest'ultimo commento come base per iniziare la collaborazione col paziente, e quindi gli disse: «Continui a parlarmi delle sue idee e dei suoi pensieri, solo mi permetta di tanto in tanto qualche interruzione per essere sicuro di capirla completamente e di seguirla. Lei, per esempio, ha menzionato la sedia, ma è ovvio che ha visto il mio tavolo e che è stato distratto dagli oggetti che vi si trovano sopra. Mi spieghi bene».

Rispose verbosamente, con un'abbondanza di commenti più o meno pertinenti su tutto ciò che cadeva sotto i suoi occhi. A ogni minima pausa l'autore si intrometteva con una parola o con una frase per dirigere di nuovo la sua attenzione. Le interruzioni, compiute con frequenza sempre maggiore, furono le seguenti: «E quel fermacarte; lo schedario; il suo piede sul tappeto; la luce sul soffitto; le tende; la sua mano destra sul bracciolo della sedia; i quadri sulla parete, la messa a fuoco dei suoi occhi che cambia mentre si guarda attorno; l'interesse per il titolo del libro; la tensione che c'è nelle sue spalle; la sensazione che le viene dalla posizione sulla sedia; i rumori e i pensieri che disturbano; il peso delle mani e dei piedi; il peso dei problemi; il peso del tavolo; la vaschetta degli oggetti di cancelleria; le schede di molti pazienti; i fenomeni della vita, della malattia, dell'emozione, del comportamento fisico e mentale; il senso di riposo del rilassamento; la necessità di badare ai propri bisogni; il bisogno di prestare attenzione alla propria tensione mentre guarda il tavolo, o il fermacarte o lo schedario; la sensazione di comodità che viene dal distaccarsi da ciò che lo circonda; il crescere della fatica e della sensazione di fatica; il carattere immutato del tavolo; la monotonia dello schedario; il bisogno di concedersi un riposo; il senso di comodità nel chiudere gli occhi; la sensazione rilassante di un respiro profondo; il piacere di imparare in maniera passiva; la capacità dell'inconscio di un apprendimento intellettuale».

Vennero fatte varie altre simili brevi interruzioni, dapprima una ogni tanto, poi con sempre maggiore frequenza. Tali interruzioni furono inizialmente soltanto complementari del corso dei pensieri e delle espressioni del paziente, e dapprima tendevano semplicemente a stimolarlo a continuare. Una volta ottenuta questa risposta, diventò possibile utilizzare la sua accettazione della stimolazione del suo comportamento mediante un procedimento basato su pause ed esitazioni usate per riempire un'interruzione. Questo servì a instaurare in lui un'attesa e una dipendenza da una stimolazione ulteriore e più completa da parte dell'autore.

Continuando il procedimento l'attenzione del paziente, in maniera graduale e impercettibile, venne progressivamente diretta verso oggetti di esperienza interna soggettiva. Allora divenne possibile usare quasi direttamente una semplice tecnica di rilassamento progressivo per l'induzione dell'ipnosi e ottenere una trance fra leggera e media.

Le altre induzioni di trance nel corso della terapia furono sostanzialmente simili alla prima, anche se il procedimento poté essere progressivamente abbreviato.

Altre volte, sempre allo scopo di ratificare situazioni non osservabili, e quindi difficilmente conoscibili, la strategia argomentativa può essere organizzata in modo talmente ambiguo, da non potere essere scorretta: «Mentre lei si rende conto che sta provando una qualche sensazione» ... «Lei è curioso di sapere cosa succederà adesso».

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(25) Per questo nel capitolo che è dedicato alle comunicazioni mi tratterrò a lungo sui messaggi non verbali che si riferiscono ad emozioni che possono essere attribuite all'ipnotizzato. (torna al testo)

(26) Cfr. GRINDER J., LORIER J., BANDER R., Patterns of thè Hypnotic Techniques of Milton H. Erickson, Meta, Cupertino, voi. II, 1977, 34. (torna al testo)

(27) BAKAN P., Hypnotizability, Lateratily of Eye Movements, and Functio- nal Brain Assymetry, in Perceptual and Motor Skills, 1969, 927. (torna al testo)

(28) GUR R. E., GUR C, Handedness, Sex and Eydnenss as Moderating Variables in the Relationship Between Hypnotic Susceptibility and Functional Brain Asymmetry, in /. of Abn. Psychol, /91A, 635. (torna al testo)

(29) ERICKSON M. H., Altre tecniche di induzione. Tecniche di utilizzazione, in HALEY J. (a cura di), Le nuove vie della ipnosi, Astrolabio, Roma, 1978, 60. (torna al testo)

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14. Il contesto clinico.

Il contesto connota la relazione tra il soggetto che compie manovre dirette ad indurre la trance e quello che la deve esperire. Esso può definirsi sia topograficamente, perché si è in un ospedale, in una clinica o in uno studio privato di psicoterapia, o bolo per il fatto che il soggetto sa di essere a colloquio con una persona che è un ipnotista.

In quello clinico è chiaro che le aspettative e le motivazioni del paziente sono dirette alla guarigione, ma cariche delle resistenze al cambiamento che tendono a mantenere lo status quo proprio perché il sintomo appare rappresentare una utilità per l'organismo dell'individuo malato, che la sceglie come «minore dei mali».

 

14a. Il contesto sperimentale.

Il contesto sperimentale , studiato particolarmente da Orne e da Barber, può giocare un ruolo diverso a seconda che il soggetto sappia o non sappia che si tratta di un esperimento ipnotico.

Il meccanismo della profezia che si autodetermina al quale mi sono così spesso richiamato gioca evidentemente un ruolo diverso nei due casi. Orne riferendosi, in generale, alle contaminazioni che lo sperimentatore può anche involontariamente compiere sulla condotta dello sperimentato fa riferimento alla richiesta caratteristica dell'esperimento, cioè all'aspettativa dello sperimentatore che quasi sempre è involontariamente trasmessa, o comunque percepita dal soggetto che vi si adegua per compiacergli.

È molto importante notare che il contesto, che qualifica le comunicazioni, spiega la possibilità di utilizzare come mezzi di induzione della trance tecniche indirette e puramente conversazionali. Si pensi alla tecnica della interposizione: è chiaro che raggiunge l'effetto voluto soprattutto perché il soggetto sa di parlare con un ipnotista.

 

15. L'approfondimento dell'ipnosi.

Le tecniche fin qui descritte sono adatte sia all'induzione che all'approfondimento della trance, che rappresenta in pratica il coinvolgimento sempre maggiore del soggetto nel rapporto interpersonale guidato dall'ipnotista. Vedremo nel capitolo dedicato alle fenomenologie della trance, quale sia il significato di questa «profondità».

Vediamo ora più da vicino quali strategie ad hoc vengono adottate per aumentare questo coinvolgimento.

Erickson e Weitzenhoffer giustamente sottolineano che nella ipnosi bisogna distinguere la fase dell'induzione del cosiddetto stato ipnotico da quella della utilizzazione di questo stato (30).

Ciò che sconcerta è che il livello di coinvolgimento del soggetto, quale che sia, tende a fluttuare, a riemergere improvvisamente (per esempio da uno stato stuporoso o sonnambolico), essendo capace di una condotta, solitamente ascritta a stati profondi dell'ipnosi, in una trance, che con le Scale comuni di ipnotizzabilità, si definirebbe «leggera», (o viceversa in una «trance profonda» essere incapace di rispondere a istruzioni semplici). Questa complessa situazione che trova le sue radici nell'atteggiamento, nelle emozioni e nelle aspettative del soggetto, e nella relazione con l'ipnotista, è data per scontata da chi abbia esperienza; ciò non toglie comunque che le tecniche di coinvolgimento manipolativo del rapporto debbano essere il più possibile perfezionate.

Già numerosi dubbi sorgono quando si voglia determinare quanto tempo di induzione bisogna impiegare per poter utilizzare convenientemente i fenomeni ipnotici. Erickson, che all'epoca dell'articolo citato aveva già ipnotizzato più di tremilacinquecento individui, ricorda come mentre uno dei suoi soggetti era stato ipnotizzato la prima volta in meno di trenta secondi, un altro aveva avuto bisogno di più di trecento ore di lavoro sistematico prima che i primi segni di una qualche trance si producessero.

È evidente quindi che non si possono fare generalizzazioni anche perché spesso i soggetti che entrano facilmente in ipnosi tendono a ritornare facilmente a stadi più leggeri quando vengono date delle istruzioni ipnotiche un po' complicate.

Erickson dice che normalmente dalle quattro alle otto ore di training nella induzione iniziale sono sufficienti. Chi deve imparare le tecniche chiede sempre quali sono le regole pragmatiche cui bisogna attenersi per coinvolgere sempre di più il soggetto. Volendo riassumere alcune delle principali bisogna dire che intanto tutte le procedure ipnotiche devono essere orientate sul soggetto tal che tutti i suoi bisogni, aspettative, desideri, atteggiamenti si incontrino nello stato ipnotico, in modo che la strategia venga adattata al soggetto e non viceversa. È molto importante poi che si chiarisca al soggetto che durante la induzione e l'utilizzazione dei fenomeni ipnotici egli potrà proteggersi non tenendo alcun comportamento sconveniente, né rispondendo a domande che sia pure involontariamente potrebbero imbarazzarlo; queste paure sono frequenti e vanno fugate prima dell'induzione e durante la stessa, ogni volta che viene dato un certo tipo di istruzione ipnotica.

Raccontando un caso Erickson ha spiegato tre fasi di un approccio che usò per ottenere quella che si chiama una trance profonda:

1) Lo sviluppo di uno stato di trance nel quale per venti minuti sono date istruzioni di sonno profondo continuato e sempre più profondo. Ciò in modo che lo stato si radicasse fortemente proteggendosi da eventuali disturbi o interruzioni;

2) Lo sviluppo di uno stato di trance stuporoso in cui per venti minuti furono date successioni di «un sonno senza interessi, desideri, sentimenti», e su «un pensare, un sentire, un provare nulla se non un sonno stuporoso, letargico, senza tempo in una strada senza fine». Ciò allo scopo di impiantare uno stato mentale e un atteggiamento estremamente passivo e stabile;

3) Lo sviluppo di uno stato sonnambolico in cui approssimativamente più di quindici minuti furono spesi perché il soggetto che era in una trance stuporosa rimanesse in questo stato, ma al tempo stesso riacquistasse piano e gradualmente la propria capacità di pensare, di muoversi, e di rispondere, come se fosse sveglio, ma solo per il grado necessario per rispondere alle istruzioni che gli sarebbero state date, in modo che gli era permesso di essere passivamente rispondente solo nell'ambito della situazione ipnotica.

Spesso con un soggetto ipnotico che risponde solo parzialmente si può inibirgli la risposta frustrandola non appena inizia. Quando l'istruzione la cui risposta era stata frustrata viene riproposta, essa è migliore in quanto il desiderio di rispondere è aumentato a seguito della frustrazione precedente.

Un'altra tecnica per approfondire la trance è quella di usare comandi post-ipnotici, cioè durante la trance e valevoli per il periodo successivo, dati in modo casuale e non specifico, quanto alla risposta del soggetto. Per esempio ogni volta che mi accenderò una sigaretta, questo sarà un segnale perché il suo braccio si sollevi, perché lei dorma più profondamente, comunque ogni volta che riceverà il segnale lei sarà sempre più pronto a rispondere.

Con questo metodo ci si assicura anche la continuità della condizione ipnotica tra una seduta e l'altra in quanto nella successiva l'ipnotista producendo lo stimolo post-ipnotico ottiene di far rientrare rapidamente in trance il soggetto.

La continuità tra una seduta e l'altra viene da Erickson ottenuta attraverso una breve ricapitolazione della seduta precedente che riporta emotivamente il soggetto alla situazione già vissuta: «Vorrei ora ricominciare da dove ci eravamo lasciati» oppure «Ed ora si sentirà come l'ultima volta», «Dunque l'ultima volta lei si sentiva molto rilassato»...

Wolberg usa questa tecnica per superare le resistenze: «quanto più lei cerca di resistere tanto più si addormenterà, cerchi e vedrà che quanto più lei resisterà dall'addormentarsi, tanto più si addormenterà. Combatta pure contro la voglia di addormentarsi così si addormenterà di più. Cerchi di resistermi, e quanto più cercherà di resistermi, tanto più si addormenterà...».

Erickson nella tecnica di visualizzare momenti della vita nella sfera di cristallo, usa il sistema di allucinare varie sfere di cristallo, in modo che il soggetto vi veda dentro differenti momenti della sua vita, superando le barriere del tempo.

Kroger e Fezler (31) hanno descritto venticinque immagini standard strutturate (una specie di suggestione) che sono gerarchicamente organizzate per far raggiungere livelli sempre più profondi, con scene che avvengono sulla spiaggia, in giardino, tra le montagne, in campagna ecc, in cui vari fenomeni ipnotici possono essere gradualmente vissuti.

Volendo schematizzare l'orientamento dell'ipnotista per indurre la trance si può dire che egli deve:

A) Acquisire fiducia dal soggetto: 1) partendo dal momento psicologico in cui il soggetto si trova; 2) ratificando ciò che il soggetto sta attualmente provando o facendo; 3) accettando tutto quello che egli offre; 4) somministrando suggestioni che prevengono ciò che avverrà naturalmente.

B) Acquisire controllo su di lui modificando la sua esperienza e il suo comportamento.

C) Utilizzare il controllo ottenuto per strutturare un cambiamento nel comportamento del soggetto che sia compatibile con il «sistema» del soggetto stesso.

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(30) ERICKSON M. H., L'ipnosi profonda e la sua induzione, in HALEY J. (a cura di), Le nuove vie dell'ipnosi, cit., 23; WEITZENHOFFER A., General Techniques of Hypnotism, Grane and Stratton, New York, 1957, 268. (torna al testo)

(31) KROGER W. S., FEZLER W., Hypnosis and Behavior Modification: Imagery Conditioning, Lippincott Company, 1977, 101 ss. (torna al testo)

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16. La deipnotizzazione

La deipnotizzazione costituisce la fase finale della sessione ipnotica. Essa consiste nel riportare il soggetto alla condizione psicologica precedente alla induzione. Ciò comporta la necessità di un riorientamento facendo sì che il soggetto riguadagni il suo assetto mentale quotidiano.

Essa di solito viene ottenuta lentamente magari se l'induzione usava la tattica di farlo contare all'indietro, contando in avanti. Erickson consiglia di far chiudere gli occhi al soggetto poco prima della deipnotizzazione anche se la sessione si è svolta ad occhi aperti in quanto ciò suggerisce per analogia l'esperienza del risveglio comune a chiunque.

Talvolta dopo l'ipnosi il soggetto lamenta mal di testa abbastanza forte, sia subito dopo che un po' più tardi. La sua origine, come ricorda Weitzenhoffer (32) non è del tutto chiara. È da escludere che sia dovuta all'uso della tecnica di induzione di fissare un oggetto, perché si è verificata anche quando questa tecnica non era stata utilizzata.

Secondo alcuni ha origine psicogenetica quale reazione all'esperienza ipnotica, soprattutto quando l'ipnotista cerca di spingere il soggetto a fare qualcosa di ansiogeno.

Il soggetto potrebbe soffrire anche di altri disturbi, una volta deipnotizzato, quali confusione, sonnolenza persistente, nausee, brividi, ipereccitabilità e iperattività. Di solito questi disturbi scompaiono entro poco tempo. Certamente sono disturbi di origine psicologica e la soluzione migliore è di ipnotizzare di nuovo il soggetto e suggerirgli post-ipnoticamente la scomparsa di tali sintomi. A volte essi possono essere dovuti ad una suggestione post-ipnotica ansiogena che occorre quindi rimuovere, a meno che l'unica soluzione non sia per il soggetto quella di eseguirla. Quando sono invece reazioni nevrotiche, non rimane che trattarle come qualsiasi altro sintomo nevrotico. Spesso tali manifestazioni permettono di capire meglio i problemi del paziente, poiché potrebbero essere forme di resistenza o di difesa alla «minaccia dell'ipnosi». Se tali disturbi si verificano in un soggetto che non è un paziente ma un soggetto per esperimento è meglio rinunciare a lui.

Può succedere, anche se raramente, che il soggetto, nonostante l'ordine dell'ipnotista, non si riorienti prontamente nella realtà. Per lo più ciò dipende da un errore di procedimento commesso dallo sperimentatore, anche se vi sono casi, particolarmente in psicoterapia, dove nessun errore è stato commesso.

Sakata riporta il caso di un ragazzo che aveva partecipato con un gruppo di studenti volontari ad un esperimento ipnotico, e che non si riuscì a deipnotizzare facilmente (33).

Mentre era ancora in ipnosi il soggetto fu interrogato sul perché non si deipnotizzasse, ed egli disse che si sentiva pesante e stanco. Dopo che gli fu concesso di riposarsi per qualche istante accettò di sottoporsi alla procedura di deipnotizzazione che questa volta riuscì. In successive interviste dichiarò che non aveva voluto deipnotizzarsi perché «si sentiva pesante e stanco e non voleva fare lo sforzo di svegliarsi» anche se aveva udito i messaggi deipnotizzativi.

Il soggetto poteva ricordare tutti i compiti impartitigli durante l'ipnosi tranne uno, che non aveva eseguito, e questa per l'autore, tenendo conto della personalità del ragazzo con bisogni di dipendenza e di sottomissione, può essere la spiegazione del fallimento nella deipnotizzazione. Il fallimento del compito assegnatogli durante l'ipnosi potrebbe aver contribuito a provocare il suo rifiuto iniziale di svegliarsi, il non riuscire a ricordare il compito in cui aveva fallito e, una volta sveglio, la sonnolenza e la difficoltà di concentrarsi e svegliarsi.

È ipotizzabile per l'autore un'altra spiegazione di questo caso.

Da alcuni fatti gli sperimentatori si accorsero che il soggetto si era reso conto che poteva controllare la propria trance ipnotica indipendentemente dall'ipnotista. Ora, dato che la trance dà al soggetto un certo grado di sollievo o una difesa generale contro l'ansietà, è possibile che il soggetto se ne servisse appunto a questo scopo.

I casi di soggetti rimasti ipnotizzati per giorni, nonostante gli sforzi dell'ipnotista di deipnotizzarli, sono da guardare con molto scetticismo, anche se non si può escludere che possa capitare. Ma si può pensare, se ciò veramente è accaduto, che si tratti di casi in cui i soggetti entrano in altre condizioni diverse da quelle di una ipnosi protratta e incontrollata. Per esempio sappiamo di individui che entrano spontaneamente in uno stato di «fuga» che può durare per molti giorni e che ricorda molto l'ipnosi.

La trasformazione in una forma di svenimento, di cui spesso l'ipnotista non ha consapevolezza, è probabilmente una manifestazione nevrotica. È possibile anche la trasformazione della ipnosi in un cosiddetto coma isterico. Inoltre l'esperienza ipnotica può fare scattare la formazione in uno stato catatonico nei soggetti psicotici o potenzialmente psicotici. La resistenza alla deipnotizzazione può assumere altre forme oltre che l'aperto rifiuto a svegliarsi. A volte il soggetto sembra uscire dalla trance, ma rimane in una condizione di semi-stupore, oppure trasporta nel presunto stato di veglia elementi comportamentali evocati durante l'ipnosi. Tali individui devono essere considerati ancora ipnotizzati. In altri casi il soggetto sembra completamente deipnotizzato, ma dopo poco ricade in uno stato ipnotico. Anche ciò è una resistenza alla deipnotizzazione.

Perché questa resistenza? A volte, come visto, può essere dovuta a risposte che nella veglia diventano incompatibili con certe suggestioni date in precedenza, ad ostilità verso l'ipnosi, ad autosuggestione del soggetto, oppure ad una esplicita o implicita suggestione postipnotica che il soggetto non vuole realizzare. Come già detto, la resistenza del soggetto può riflettere alcuni importanti aspetti psicodinamici della sua personalità: un bisogno di dipendenza e sottomissione, un bisogno di essere passivo, o può addirittura rappresentare una fuga dalla realtà, dal conflitto.

Lo stato di trance può essere vissuto in molti modi, come un evento minaccioso o come uno che da sollievo dalla tensione e dalle minacce, o come altamente piacevole in se stesso. La resistenza alla deipnotizzazione può riflettere una riluttanza del soggetto ad abbandonare una condizione che lo solleva dai bisogni. Quando l'ipnosi è usata in terapia, il rifiuto di svegliarsi può far parte della resistenza del soggetto.

Williams (34) così riassume le cause di resistenza alla deipnotizzazione più frequenti:

a) il soggetto potrebbe voler mettere alla prova l'abilità dell'ipnotista nel controllarlo; b) errori ed ambiguità di istruzioni, in particolare il fatto che nella regressione spontanea o suggerita la perdita di contatti con l'ipnotista è l'unico risultato logico; c) reintegrazione di esperienze precedenti provocate da elementi di un'esperienza suggerita o da un'attività; d) trasformazione dell'ipnosi in un sonno isterico e un sonnambulismo spontaneo.

Williams nota che la difficoltà con questo tipo di resistenza si verifica per lo più solo dopo la seconda o perfino dopo successive induzioni di trance, quando il soggetto ha imparato come lo stato ipnotico possa servire ai suoi bisogni. Il successo di una volta nella deipnotizzazione, non garantisce quindi i successivi.

Come si deve comportare perciò l'ipnotista di fronte ad un soggetto che resiste alla deipnotizzazione?

Il modo più semplice è di chiedergli perché non si sveglia. Molti soggetti desiderano darne una spiegazione. Se il soggetto non collabora si può pretendere con più perentorietà una risposta. Di solito la risposta dice all'ipnotista cosa deve fare. Se ciò non avviene è possibile a volte ottenere che il soggetto dica specificatamente all'ipnotista che cosa deve fare per svegliarlo, semplicemente chiedendoglielo.

Rosen consiglia, al fine di individuare le cause della resistenza, di usare tecniche quali la scrittura automatica, la visione nella sfera di cristallo, l'induzione di sogno ipnotico. Un modo eccellente per deipnotizzare un soggetto intrattabile consiste nel dirgli semplicemente: «Molto bene allora, se non vuole svegliarsi, io sarò costretto a lasciarla così com'è». Poi l'ipnotista ignora completamente il soggetto e si occupa di altro. Naturalmente il soggetto non deve essere lasciato solo e ogni mezz'ora è comunque bene controllarne le condizioni.

Qualunque sia il caso, al soggetto non deve essere permesso per nessuna ragione di lasciare la stanza dove si è svegliato, senza prima fare un controllo preciso della sua condizione.

Williams raccomanda quanto segue: a) usare metodi che il soggetto crede che lo deipnotizzeranno; b) correggere le istruzioni ambigue; c) indurre una trance secondaria (trance su una trance) con un altro ipnotista; d) controllare il riorientamento suggerendo varie esperienze che portano logicamente all'esperienza di riorientamento; e) aderire ad alcune richieste del soggetto, a condizione che collabori in certe cose; f) usare molta scaltrezza per vincere la resistenza.

Non è d'altra parte consigliabile ricorrere a metodi drastici fra i quali lo schiaffeggiare in viso il soggetto, a meno che siano stati già provati tutti gli altri metodi. Questi metodi di extrema ratio sono i più indicati quando vi sono prove che il soggetto non è più nello stato ipnotico, ma è probabilmente in un coma isterico o qualcos'altro di simile.

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(32) WEITZENHOFFER A. R., General Techniques of Hypnotism, cit., 224. (torna al testo)

(33) SAKATA K. I., Report on a Case of Failure to Dehypnotize and Subsequent Reported Aftereffects, in Int. J. of Clin. and Exp. Hypnosis, 1968. (torna al testo)

(34) WILLIAMS G. W., Difflculty in Dehypnotizing, in /. din. Exp. Psychol., 1953, 3 ss. (torna al testo)

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Adriano Nardi

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