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Massoneria Egizia: Crata Repoa
Argomento:Massoneria

MassoneriaIniziazione agli antichi misteri dei sacerdoti d'Egitto

Allorché un aspirante ai misteri aveva il desiderio di entrare nell'antica società di Crata Repoa, doveva farsi raccomandare da uno degli Iniziati.
La proposizione era in genere fatta dallo stesso Re che indirizzava a questo proposito una lettera ai sacerdoti.

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Crata Repoa

a cura di Vittorio Vanni

© copyright by Esonet.it


Iniziazione agli antichi misteri dei sacerdoti d'Egitto

tradotto dal tedesco e pubblicato dal F / Ant. Bailleul a Paris presso Ant. BAILLEUL, Editore,

rue Thibautodé, n.°8 Renard Libreria, via S.Anna, n.°715 Delaunay, via Palais-Royal, galerie de bois

___________

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5821

Crata Repoa

Iniziazione agli antichi misteri dei sacerdoti d'Egitto

Traduzione e note di Vittorio Vanni

 

Preparazione

Allorché un aspirante ai misteri aveva il desiderio di entrare nell'antica società di Crata Repoa, doveva farsi raccomandare da uno degli Iniziati.

La proposizione era in genere fatta dallo stesso Re che indirizzava a questo proposito una lettera ai sacerdoti. Questi indirizzavano quest'aspirante d'Eliopoli ai dotti dell'Istituzione, a Memphis; da Memphis, lo si rinviava a Tebe [1] ove era circonciso. [2] (n.d.t.1) All'aspirante era imposto un regime particolare; gli s'interdiva l'uso di certi alimenti, [3] anche del vino, fino a che avesse ottenuto, in un grado superiore, il permesso di berne di tanto in tanto.

Lo si obbligava a passare molti mesi, come un prigioniero, in un sotterraneo, dove era abbandonato alle sue riflessioni; aveva comunque il permesso di scrivere, per descrivere le sue idee e le sue sensazioni. Queste erano poi esaminate attentamente e servivano a conoscere il grado della sua intelligenza.

Arrivato il momento di lasciare il sotterraneo, dove lo si conduceva in una galleria sostenuta da colonne d'Ermete, sulle quali erano incise delle sentenze che gli si faceva apprendere a memoria. [4] Quando il candidato le avesse imparate, un membro della società avente il nome di Thesmosfores [5] gli si avvicinava, tendendo in mano un grande staffile, per contenere il popolo davanti alla porta detta dei profani, per la quale s'introduceva il Recipiendario in una grotta. Là gli si bendava gli occhi, legandogli le mani con dei lacci elastici.

 

Primo Grado

Pastophoris

O Apprendista, incaricato della guardia dell'ingresso che conduceva alla Porta degli uomini.

 

Il Recipiendario essendo pronto nella Grotta, il Thesmophores lo, prendeva per la mano [6] e lo presentava alla Porta degli uomini. [7] Al suo arrivo, il Tesmoforo toccava sulla spalla del Pastoforo (uno degli Apprendisti precedentemente ricevuti) che era di guardia all'esterno e l'invitava ad annunciare il Recipiendario; il Pastoforo bussava allora alla porta del Tempio. [8] Il Neofita rispondeva alle domande che gli erano poste all'ingresso ed era introdotto. Lo Jerofante gli poneva altre domande su differenti soggetti ed il Recipiendario doveva rispondere in maniera categorica. [9] Lo si faceva in seguito viaggiare nel recinto della Birantha, [10] e nel frattempo, si cercava di spaventarlo con dei lampi, dei tuoni, producendo artificialmente attorno a lui gli effetti della grandine, della tempesta e del fulmine. [11] Se non si lasciava troppo spaventare e se non si era troppo sconcertato, il Menies, o lettore delle leggi, gli leggeva le costituzioni della società del Crata Repoa, che era obbligato a promettere di conformarsi. Dopo quest'adesione il Thesmophores lo conduceva, a testa nuda, davanti lo Jerofante; qui s'inginocchiava; gli si metteva la punta di una spada sulla gola e gli si faceva prestare il giuramento di fedeltà e di discrezione. S'invocava il sole, la luna e gli astri, per testimoni della sua sincerità. [12] Pronunziato questo solenne giuramento, gli si levava la benda dagli occhi, e lo si metteva fra due colonne quadrate, chiamate Betili. [13] (n.d.t.2) Nel mezzo a queste due colonne, erano poste una scala a sette gradini, ed un altra figura allegorica, composta da otto porte di differenti dimensioni. [14] Lo Jerofante non spiegava immediatamente al Recipiendario il senso misterioso di questi emblemi, ma gli teneva il seguente discorso:

“Voi che venite ad acquisire il diritto di intendermi, a voi mi rivolgo: le porte di quest'aula sono severamente proibiti ai profani, che non possano penetrarvi; ma voi, Menes Museo, voi figlio dei lavori e delle ricerche celesti, ascoltate la mia voce, che va ad insegnarvi delle grandi verità. Siate in guardia contro i pregiudizi e le passioni che potrebbero distogliervi dal vero cammino della fortuna; fissate i vostri pensieri sull'Essere divino; abbiateli sempre davanti agli occhi, alfine di governare al meglio il vostro cuore ed i vostri sensi. Se volete camminare nel vero cammino della felicità, riflettete che voi siete sempre alla presenza dell'Onnipotente che governa l'universo. Questo essere unico ha creato ogni cosa, le conserva ed esiste per se stesso. Alcun mortale può vederlo, ma niente può essere sottratto ai suoi sguardi.” [15]

Dopo questo discorso, si faceva salire l'Apprendista sui gradini della scala e gli s'indicava via via quale n'era il simbolo, basato sulla metempsicosi. Gli s'insegnava così che i nomi e le attribuzioni degli Dei avevano tutt'altra significazione che quella in cui credeva il popolo. Questo grado era consacrato alla fisica; si spiegava la causa dei venti, dei lampi, dei tuoni; si insegnava l'anatomia, l'arte di guarire e di comporre i farmaci. Sempre in questo grado s'insegnava ai neofiti la lingua simbolica e la scrittura volgare dei geroglifici. [16] Finita la ricezione, lo Jerofante dava all'iniziato la parola d'ordine, attraverso la quale tutti gli Iniziati si riconoscevano. Questo motto era Amoun e significava “sii discreto”. [17] Si riconoscevano ancora per un toccamento manuale. [18] Si rimetteva al Recipiendario una specie di berretto terminante in Piramide e lo si cingeva alle reni un grembiule chiamato Xilon e gli si metteva al collo un collare le cui punte cadevano sul petto. Doveva sorvegliare a sua volta la porta degli uomini.

 

Secondo Grado

Necocoris

Se il Pastophoris, durante l'anno del suo apprendistato aveva dato prove della sua intelligenza, gli si imponeva un digiuno severo, per prepararlo a diventare Necocoris. [19] Passato quindi questo anno, era messo in una camera oscura, chiamata Endimion. [20] Delle belle donne gli servivano dei piatti deliziosi, per rianimare le sue forze esauste. Erano le spose dei sacerdoti, ed andavano a visitarlo anche le vergini (n.d.t.3) consacrate a Diana. Queste lo eccitavano all'amore con ogni sorta di moine, ma il neofito doveva trionfare su questa difficile prova, per provare l'impero che deteneva su se stesso. Dopo averla subita, il Thesmophores lo veniva a trovare e gli poneva diverse domande.

Se il Neocoris rispondeva correttamente, lo si introduceva nell'assemblea. Lo Stolista (o Aspergitore) gli gettava dell'acqua addosso per purificarlo; e gli s'imponeva di affermare che si era sempre condotto con saggezza e castità. Dopo questa dichiarazione, il Thesmophores correva verso di lui, tendendo nelle mani un serpente vivo che gli gettava sul corpo, ritirandolo poi con il fondo del grembiule. [21] Il locale sembrava riempito di rettili, per tentare di portare lo spavento nell'anima del Neocoris. [22] Più si dimostrava coraggioso in queste prove, più era colmato di elogi dopo la ricezione. Gli si portava in seguito verso due colonne molto elevate, nel mezzo delle quali un grifone posava una ruota di fronte a lui. [23]

Queste colonne significavano Orient e ed Occidente. Il grifone era l'emblema del sole; e la ruota, dal centro della quale partivano quattro raggi, figuravano le quattro stagioni. Gli si apprendeva nello stesso tempo l'arte di calcolare l'igrometro (che serviva a valutare le inondazioni del Nilo) e lo si istruiva nella geometria e nell'architettura, facendolo familiarizzare nei calcoli e le scale delle misure, di cui doveva servirsi in seguito. Gli si faceva notare che questi erano dei grandi segreti che non erano rivelati che a quelli che appartenevano al loro Ordine, le cui conoscenze erano ben superiori a quelle della popolazione. Gli si donava per insegna un bastone con un serpente aggrovigliato. La parola d'ordine era Eva; a questa occasione, gli si recitava la storia della caduta del genere umano. [24] Incrociare le braccia sul petto, era il segno di cui si doveva servire per farsi riconoscere. [25] (n.d.t.4) Il compito del Neocoris era di lavare le colonne. (n.d.t.5)

 

Terzo Grado

La porta della Morte

Il nuovo Iniziato riceveva il nome di Melanophoris. (n.d.t.6) L'intelligenza e la buona condotta del Neofito l'aveva reso degno di questo grado, come gli si dichiarava al momento della Ricezione.

Era condotto dal Thesophores in un vestibolo al disopra dell'entrata del quale era scritto: porta della Morte. Questo vestibolo era pieno di specie differenti di mummie e di feretri decorati; dei disegni analoghi affrescavano le pareti. Siccome era il luogo dove si deponevano i morti il nuovo Melanophoris vi trovava i Paraskistes [26] e gli Heroi [27] che compivano il loro lavoro.

Nel mezzo era sistemato il feretro di Osiride che, a causa del suo assassinio supposto recente, portava ancora delle tracce di sangue. Si domandava al nuovo Melanophoris se aveva preso parte all'assassinio del suo maestro. Dopo una risposta negativa, due Tapixeytes [28] si impadronivano di lui. Lo si conduceva in una sala ove erano gli altri Melanophoris vestiti di nero.

Il re stesso, che assisteva sempre a questa cerimonia, riceveva il Recipiendario graziosamente, presentandogli una corona d'oro che gli proponeva di accettare, se si credeva abbastanza coraggioso da sostenere le prove che si andava a fargli subire. Ma il nuovo Melanophoris, conoscendo che doveva rifiutare questa corona, la gettava ai suoi piedi. [29] Subito il Re gridava: “Oltraggio, vendetta” e impadronendosi dell'ascia dei sacrifici, colpiva (dolcemente) il Melanophoris alla testa. [30]

I due Tapixeytes rovesciavano il Recipendario; i Paraskistes lo avvolgevano nelle bende da mummia. Dopo questa azione tutti gli assistenti piangevano attorno a lui. Lo si trasportava verso una porta ove era scritto: Santuario degli Spiriti. Al momento in cui si apriva, dei colpi di tuono si facevano sentire, dei lampi brillavano ed il preteso morto si trovava attorniato dal fuoco. [31]

Caronte s'impadroniva di lui come se fosse lo spirito di un defunto, e lo sprofondava dai giudici delle rive oscure. Plutone, assiso sul suo trono, avente ai suoi lati Radamante e Minosse, così come Alectone Nitteo, Alaster e Orfeo. [32]

Questo temibile tribunale gli indirizzava delle domande severe su tutto il corso della sua vita: infine, lo condannava ad errare in queste gallerie sotterranee. Lo si sbarazzava infine di tutto ciò che lo avviluppava e di tutto l'apparato mortuario. Riceveva poi delle nuove istruzioni, così concepite:

1° Non aver mai sete di sangue, ed assistere i membri della società, quando la loro vita fosse in pericolo.

2° Non lasciar mai un morto senza sepoltura.

Attendere una resurrezione dei morti ed un giudizio futuro.(*) (n.d.t.7)

Lo si obbligava, in questo grado, ad occuparsi, per un certo tempo, al disegno e alla pittura; poiché entrava nei compiti di un Melanophoris di decorare i feretri e le bende delle mummie.

Una scrittura particolare gli era poi insegnata; la si chiamava iero-grammaticale, che gli era particolarmente utile in quanto la storia d'Egitto, la geografia, gli elementi dell'astronomia erano state scritte in questa lingua. Riceveva infine delle lezioni di retorica, alfine di poter pronunciare in pubblico le orazioni funebri. Il segno di riconoscimento consisteva in una abbraccio particolare, il cui oggetto doveva esprimere la potenza della morte; il motto era: “Monach Caron mini” (io conto i giorni della collera).

Il Melanophoris restava in queste gallerie sotterranee fino a che si sarebbe potuto giudicare se era capace di avanzare nelle più alte scienze o se non si potesse fare di lui che un Paraskiste o un Heroi; perché se non arrivasse alle vere conoscenze, avrebbe qui passato il resto dei suoi giorni.

 

Quarto Grado

Battaglia delle Ombre [33]

Chistophoris

Il tempo della collera durava ordinariamente diciotto mesi: quando era passato il Thesmophores veniva a vedere l'Iniziato, lo salutava graziosamente e l'invitava a seguirlo, dopo averlo armato di una spada e di uno scudo. Percorrevano delle gallerie oscure. Improvvisamente, degli uomini orribilmente mascherati, circondati di serpenti e con torce in mano, attaccavano l'Iniziato, gridandogli “Panis”. Il Thesmophores lo incitava ad affrontare il pericolo e a superare l'ostacolo.

Si difendeva allora con coraggio, ma soccombeva poi per il numero. Gli si bendava allora gli occhi e gli si passava una corda al collo, con la quale era trainato per terra sino alla sala dove doveva ricevere un nuovo grado. Le ombre si dileguavano improvvisamente, emettendo altre grida.

Lo si alzava e lo si introduceva, estenuato fino al punto di poter appena sostenersi, nell'assemblea. La luce gli era resa ed i suoi occhi erano colpiti dalle più brillanti decorazioni: la sala offriva una collezione dei più bei quadri. Il re stesso sedeva accanto al Demiurgos. [34]

Al di sotto di questi alti personaggi, erano assisi gli Stolista (purificatore attraverso l'acqua); lo Ierostolista (Segretario), portante una piuma nei capelli. (n.d.t.8) Lo Zacoris (tesoriere) ed il Komastis (incaricato dei banchetti). Tutti portavano l'alideo. [35] L'Odos (l'oratore, l'edo) pronunciava un discorso, nel quale felicitava il nuovo Chistophoris del suo coraggio e sulla sua risoluzione; l'invitava a perseverare: perché questa non era ancora la metà dei travagli che doveva subire per fornire completamente le sue prove.

Gli si presentava una coppa riempita di una bevanda molto amara, e che si appellava Ciceone e ci si assicurava che la bevesse interamente. [36] Lo si rivestiva di diversi ornamenti.

Riceveva lo scudo di Iside, o quello di Minerva; lo si calzava con i coturni di Anubis (gli stessi di Mercurio) e lo si copriva del mantello d'Orci, ornato del suo cappuccio. Gli si ordinava di brandire una scimitarra che gli era presentata e di tagliare la testa di un individuo che avrebbe trovato nel fondo di una caverna più lontana, dove avrebbe dovuto penetrare e di riportarla al Re.

Nello stesso momento, ciascun membro gridava: “Niobe, ecco la caverna del nemico”. Entrandovi, percepiva la figura di una bellissima donna: questa era composta da pelli finissime o di vesciche, così artisticamente fatta da sembrare viva. Il nuovo Chistophoris si avvicinava, la prendeva per i capelli e le tagliava la testa, presentandola poi al Re ed al Demiurgo.

Dopo aver applaudito alla sua eroica azione, gli si annunciava che era la testa della Gorgonia, [37] sposa di Tifone, che aveva decapitato. Questa aveva reso possibile l'assassinio di Osiride. Si sceglieva questa circostanza per esortarlo ad essere sempre il vendicatore di ogni maleficio. Riceveva in seguito l'autorizzazione di rivestire dei nuovi abiti che gli erano presentati. Il suo nome era iscritto in un libro ove si trovavano quelli di tutti i giudici del paese.

Un Chistoforis godeva della libera frequentazione con il Re e riceveva i pasti giornalieri dalla Corte. [38] Gli si rimetteva, assieme un codice della legge una decorazione che non poteva portare se non alla ricezione di un Chistophoris, o nella sola città di Sais.

Rappresentava Iside, o Minerva, sotto la forma di un gufo. Questa allegoria gli era così spiegata: l'uomo, alla sua nascita, è cieco come il gufo e non diventa uomo che con l'aiuto dell'esperienza e dei lumi della filosofia. Il casco significa il più alto grado della saggezza; la testa di Gorgona tagliata, la repressione delle passioni; lo scudo, la legittima difesa contro la calunnia; la colonna, la fermezza; la colonna, la fermezza; la brocca d'acqua, la sete di conoscenza: la faretra a più frecce, il potere dell'eloquenza; la picca, la persuasione da lontano, cioè la possibilità per una buona reputazione di fare una profonda impressione a grande distanza; i rami di palma e d'ulivo erano i simboli della pace. [39] Gli si apprendeva, in più, che il nome del grande legislatore era Jao. [40] Questo nome era quello d'ordine del grado. I membri di questa assemblea avevano qualche volta delle riunioni ove i Chistophoris potevano essere ammessi. Il Capitolo che essi formavano si chiamava Pixon [41]; la parola in uso per queste tenute era Sasychis. [42] L'Iniziato doveva apprendere la lingua amunica. [43]

 

Quinto Grado

Balahates

Il Chistophoris aveva il diritto di domandare questo grado, che il Demiurgo non poteva rifiutargli. Condotto nel luogo ove si riuniva immediatamente l'assemblea, era ricevuto da tutti i suoi membri. In seguito, lo si introduceva in un'altra sala disposta per una rappresentazione teatrale.

La era, in qualche modo, solo spettatore, in quanto ognuno dei membri prendeva parte all'azione. Un personaggio, chiamato Orus, accompagnato da molti Balahates portanti delle torce, camminava per la sala, come se cercasse qualche cosa. Orus sguainava la spada al momento d'arrivare alla porta di una caverna da cui uscivano delle fiamme; l'assassino Tifone era nel fondo, seduto e con l'aria abbattuta. Orus si avvicinava: Tifone si alzava e si mostrava come stupefatto: cento teste si levavano dalle sue spalle; tutto il suo corpo era coperto di scaglie e le sue braccia avevano una lunghezza smisurata.

Senza lasciarsi scoraggiare da questo aspetto spaventevole, Orus si avanzava verso il mostro, lo atterrava e lo sottometteva. Dopo essere stato decapitato, il suo cadavere era gettato nella caverna, da dove non cessavano di uscire torrenti di fuoco; senza proferire una parola, si mostrava questa orribile testa a tutti gli assistenti.

Questa cerimonia terminava per l'istruzione che Tifone significava il fuoco, uno degli agenti più terribili, ma senza il quale niente si poteva fare a questo mondo: che Orus era l'emblema del lavoro e dell'industria, con l'aiuto del quale l'uomo esegue delle grandi e utili imprese, pervenendo a domare la violenza del fuoco, a dirigere la sua potenza, e ad appropriarsi dei suoi effetti.

Il Balahates apprendeva, in questo grado, la chimica, l'arte di scomporre le sostanze e di combinare i metalli. Era padrone di assistere, quando lo voleva, alle ricerche ed alle esperienze che si faceva in questa scienza. Per questa ragione la parola d'ordine era: Chymis.

 

Sesto Grado

L'Astronomo di fronte alla porta degli dei

Qualche preparazione precedeva questo grado. Si cominciava ad incatenare l'Iniziato entrando nella sala. Il Thesmophores lo conduceva alla porta della Morte, dove bisognava discendere quattro gradini, prece la caverna che serviva per questa ricezione era la stessa nella quale avveniva l'iniziazione del terzo grado e che era stata allora riempita d'acqua, per farvi navigare la barca di Caronte.

Dei feretri piazzati qua e là attiravano gli sguardi dell'Iniziato, che apprendeva che questi conservavano i resti di uomini messi a morte per aver tradito la società. Lo si minacciava di una simile sorte, se fosse arrivato a commettere un simile crimine. Era poi portato nel mezzo dell'assemblea, per prestare un nuovo giuramento.

Dopo averlo pronunciato, gli si spiegava l'origine del popolo degli dei, oggetto dell'adorazione del popolo, con l'aiuto dei quali si faceva divertire e se ne dirigeva la credulità; gli si faceva sentire nel contempo la necessità di conservare il politeismo per il volgo; in seguito gli si sviluppavano le idee – presentategli nel discorso di ricezione del primo grado – sugli elementi della dottrina di un solo essere, che abbracciava tutti i tempi, presiedeva all'unità, all'ammirabile regolarità del sistema dell'universo, e che per sua natura, era al di sopra della comprensione dello spirito umano.

Questo grado era consacrato ad insegnare al Neofito le conoscenze pratiche dell'astronomia. Era obbligato ad assistere la notte alle osservazioni e di collaborare alle operazioni che queste esigevano. Si aveva cura di avvertirlo di stare in guardia contro gli astrologhi e di tutti coloro che tiravano oroscopi, perché considerandoli come autori dell'idolatria e della superstizione, la misteriosa società li aveva in avversione.

Questi famosi dottori del popolo avevano scelto la parola Fenice per parola d'ordine; motto che gli astronomi deridevano. [44]

Dopo la ricezione, si conduceva l'Iniziato verso la Porta degli Dei, e lo si introduceva nel Pantheon; qui vedeva tutti gli dei rappresentati da delle meravigliose pitture. Il Demiurgo gliene tracciava di nuovo la storia, senza nascondergli niente. Gli si metteva sotto gli occhi la lista di tutti i Capi-Ispettori, nell'ordine cronologico in cui erano vissuti, così come il quadro di tutti i membri della società, sparsi sulla superficie del globo. Gli si insegnava anche la danza sacerdotale, che figurava il moto degli astri. [45]

La parola d'ordine era Ibis che significa Gru ed era il simbolo della Vigilanza.

 

Settimo Grado

Profeta o Saphenat Pancah

L'uomo che conosceva i Misteri [46]

Questo grado era l'ultimo ed il più eminente. Vi si dava una spiegazione dettagliata e più completa di tutti i Misteri. L'astronomo non poteva ottenere questo grado, che completava la sua attitudine a tutte le funzioni, anche pubbliche e politiche, senza l'assenso del Re e del Demiurgo, ed anche senza il consenso generale dei membri inferiori della società.

Questa ricezione era seguita da una processione pubblica alla quale si dava il nome di Pamylach [47] in cui si esponevano alla vista del popolo tutti gli oggetti sacri. Finita la processione, i membri della società uscivano clandestinamente dalla città durante la notte, e raggiungevano un luogo vicino, riunendosi in della case di forma quadrata. composte di più appartamenti, ornati di pitture ammirevoli, rappresentanti la vita umana. [48]

Queste case erano chiamate Maneras, [49] perché il popolo credeva che gli iniziati fossero in particolari relazioni con i mani dei defunti: erano inoltre ornate da un gran numero di colonne. Fra le aule erano dei sarcofagi e delle mummie. Arrivandoci, si presentava al nuovo Profeta una bevanda chiamata Oimellas, [50] dicendogli che era pervenuto al termine di tutte le prove e riceveva inoltre una croce, il cui significato era particolare, e conosciuto dai soli Iniziati e che era obbligato a portare sempre su di sé. [51] Gli si passava un bellissimo vestito bianco plissettato, molto ampio, che si chiamava Etangi.

Gli si rasava la testa e la parrucca che doveva portare era di forma quadrata. [52] Il segno principale si effettuava portando le mani in croce nelle maniche, che erano larghissime. [53] (n.d.t.9) Aveva il permesso di leggere tutti i libri misteriosi scritti nella lingua amunica, e di cui gli si donava la chiave, chiamata la Leva reale. [54] La più grande prerogativa attribuita a quest'ultimo grado era di contribuire all'elezione di un Re. [55]

La parola d'ordine era Adon. [56] Il nuovo Profeta poteva anche, dopo un certo tempo, pervenire a degli incarichi nella società ed anche a quello di Demiurgo.

 

Degli Offici e dell'Abbigliamento

1.

Il Demiurgo - Capo ispettore della società, portava un vestito azzurro-cielo, ricamato di stelle e di una cintura gialla. [57] Aveva al collo uno zaffiro contornato di brillanti, sospeso ad una catena d'oro. Era, nel contempo, giudice supremo di tutti i paesi.

2.

Lo Jerofante era vestito quasi nello stesso modo, con la sola differenza che portava una croce sul petto.

3.

Lo Stolista, incaricato della purificazione del Recipiendario per mezzo dell'acqua, portava un vestito bianco plissettato, e delle scarpe di forma particolare. Era anche responsabile del guardaroba.

4.

Lo Jerostolista (segretario) aveva una piuma nella parrucca, e teneva in mano un vaso di forma cilindrica, chiamato Canonicon che conteneva l'inchiostro per scrivere.

5.

Il Thesmophores era incaricato di dirigere ed introdurre gli Iniziati.

6.

Lo Zacoris copriva le funzioni di tesoriere.

7.

Il Komastis aveva cura della tavola e dei banchetti. Aveva sotto di lui i Pastophores.

8.

L'Odos era oratore e carmista.

 

Banchetti

Avanti di mettersi a tavola, tutti i membri erano obbligati a lavarsi. Il vino era interdetto e non potevano far uso che di una bevanda simile alla nostra birra moderna. Si faceva girare attorno alla tavola uno scheletro umano, o un Butoi (Sarcofago), figura di cordoglio. L'Odos intonava il Maneros, inno che cominciava così: “O morte ! vieni all'ora convenuta”.

Tutti i commensali facevano coro. Finito il pasto, ciascuno si ritirava: gli uni alle loro occupazioni, gli altri a dedicarsi alla meditazione; la maggior parte, secondo l'ora, gustavano le dolcezze del sonno, ad eccezione di quelli che erano al turno di veglia per introdurre per la Porta degli Dei (Birantha) gli Iniziati del sesto grado, che dovevano fare le osservazioni celesti; questi erano obbligati ad osservare l'intera notte ed a collaborare o di dirigere i lavori astronomici.

__________

 

Note

1. Porfirio, Vita di Pitagora. (torna al testo)

2. Erotodo, libro 2° - Clemente d'Alessandria, Stromata I. (torna al testo)

(n.d.t.1) Non è stato ancora chiarito se la circoncisione nell'antico Egitto aveva carattere di massa, come fra gli Ebrei, o se era invece caratteristica d'alcune classi sociali, rituali o sacerdotali. (torna al testo)

3. Legumi e pesci. (torna al testo)

4. Giamblico, de Mysteriis. Pausania libro I, racconta espressamente che queste colonne si trovavano in certi sotterranei presso Tebe. (torna al testo)

5. L'Introduttore. La terminazione dei nomi in us sono qui, per la maggior parte variati in es e in os, seguendo il dialetto egizio. (torna al testo)

6. Apuleio, de Metam, libro II. (torna al testo)

7. Cicerone, de Legibus, libro II, Mysteris ex agresti inanique vita exculti ad humanitatem et mitigati sumus. (torna al testo)

8. Vedere le raffigurazioni delle piramidi, dove questa scena si svolge naturalmente. (torna al testo)

9. Plutarco, in Lacon. Apoph, verb. Lysander. (torna al testo)

10. Histoire du Ciel. tomo I, pg.44. (torna al testo)

11. Eusebio Cesar. Preparat. Evangel. - Clemente d'Alessandria. Admonit. ad Gent. (torna al testo)

12. Alexander ab Alexandro, libro 5°, cap.10. (torna al testo)

13. Eusebio, Demonst. Evang. libro I. (torna al testo)

(n.d.t2) Beth-el (pietra divina). (torna al testo)

14. Origene, Cont.Cels. pg.34 traduzione di Bouchereau. (torna al testo)

15. Eusebio, Preparat.Evangel, 1-13 - Clemente d'Alessandria, Admonit. ad Gent. (torna al testo)

16. Giamblico, Vita di Pitagora. (torna al testo)

17. Plutarco, di Iside ed Osiride. (torna al testo)

18. Giamblico, Vita di Pitagora. (torna al testo)

19. Annobius, libro V. (torna al testo)

20. Endimion significa Grotta iniziatica. (torna al testo)

(n.d.t.3) In questo ambito verginità significa vir-agens, ovverosia la forza virile che è suscitata dalla femmina, ma che deve essere conservata ed indirizzata per altri scopi. Per una donna, essere “vergine” da un punto di vista rituale significava soltanto non aver procreato. (torna al testo)

21. Giulio Firmico Materno, capitolo 2°, dice che era un serpente artificiale e dorato. (torna al testo)

22. Gli Egiziani possedevano ancora l'arte di privare i serpenti del loro veleno. (torna al testo)

23. Si trovano delle rappresentazioni simili nella “Grande aula romana” pg.94. (torna al testo)

24. Clemente d'Alessandria, in Protept. dice qualcosa di consimile. (torna al testo)

25. Lo si trova ancora in qualche disegno nell'opera di M.Norden. (torna al testo)

(n.d.t.4) Questo segno, (braccio destro sopra il sinistro) detto “dell'Adepto” era talmente diffuso nell'area mediterranea e mediorientale da esser stato trasmesso dal cristianesimo ai nostri giorni attraverso l'iconografia sia religiosa che iniziatica. (torna al testo)

(n.d.t.5) Il lavaggio o manutenzione delle colonne (su cui era iscritta la conoscenza) era inteso sia in senso letterale che simbolico. Il primo grado infatti apprende, il secondo conserva, il terzo trasmette. (torna al testo)

(n.d.t.6) Il “Nero” o l'Oscuro”. (torna al testo)

26. Quelli che lavoravano sui cadaveri. (torna al testo)

27. Gli uomini consacrati che gli imbalsamavano. (torna al testo)

28. I becchini. (torna al testo)

29. Tertulliano, de Baptysmo, capitolo 5. (torna al testo)

30. L'imperatore Commodo, immedesimandosi un giorno in questa parte, la svolse in un modo così serio da farlo diventare tragico. (torna al testo)

31. Apuleio, Metam., 2. (torna al testo)

32. Diodoro di Sicilia, libro I. V. Orpheus. (torna al testo)

(*) Questo dogma non è egizio: forse bisogna attribuirlo a Platone che avrebbe mal compreso i misteri indiani (nota dell'Editore francese). (torna al testo)

(n.d.t.7) In realtà gli Egizi credevano in un giudizio post-mortem. In questo giudizio il loro cuore era pesato e doveva esser tanto leggero da far pendere il piatto della bilancia dove Maath, la dea della Giustizia e della Verità, posava una piuma. (torna al testo)

33. Tertulliano, de Militis Corona. (torna al testo)

34. Demiurgo, capo, ispettore della società. (torna al testo)

(n.d.t.8) L'insegna degli Scribi era la piuma, emblema di Maath, la dea della Verità. (torna al testo)

35. Wchew, Verità. Era una decorazione egizia. Attiano, Var. Hist., libro XIV, cap.34, ne parla in questi termini: Eam omnium hominum justissimum et tenacissimum opportebat qui circa collum imaginem ex saphiro gemma confectam gestabat. (torna al testo)

36. Era verosimilmente la stessa bevanda che portava il nome di cnceag. Ateneo, libro 9. (torna al testo)

37. Gorgo, Gorgal e Gorgone, sono i nomi egizi della Medusa. (torna al testo)

38. Diodoro di Sicilia, libo I, de Judiciis Ægiptiorum. (torna al testo)

39. Grande Aula Romana, pag. 26. (torna al testo)

40. Diodoro Siculo, libro I Ægyptiis legum Istoribus. (torna al testo)

41. Letto di giustizia. (torna al testo)

42. Un antico prete egiziano. (torna al testo)

43. La lingua amunica era la lingua misteriosa (vedi il motto del primo grado). Il recipiendario, avendo percorso i piccoli misteri, che avevano per oggetto di prepararlo, veniva istruito in tutte le scienze umane, toccando al momento d'essere ammesso ai grandi misteri la conoscenza della dottrina sacra. (torna al testo)

44. Erodoto, Hist. Æthiop. libro 3°. (torna al testo)

45. Luciano, De Saltazione. (torna al testo)

46. Giamblico, de Mysteris Ægipt. (torna al testo)

47. Cioè oris circumcisio (circoncisione della lingua). Sembra che sia un'espressione figurativa, per la quale il Neofito avente acquisito tutte le conoscenze che si poteva dargli, la sua lingua era finalmente sciolta, e che gli era permesso di parlare di tutto. (torna al testo)

48. Viaggio di Luca in Egitto. (torna al testo)

49. Soggiorno dei Mani. (torna al testo)

50. Verosimilmente oinoeli, composto di vino e di miele. (torna al testo)

51. Rufino, libro 2° cap. 29. (torna al testo)

52. Pierius, libro 32 - Grande Aula Romana. pag. 66. (torna al testo)

53. Porfirio, de Abstinentia. (torna al testo)

(n.d.t.9) è il cosiddetto segno del Buon Pastore. (torna al testo)

54. Plutarco, de Amore Fraterno - Diodoro Siculo in Additionibus. (torna al testo)

55. Sinesio, de Providendi. (torna al testo)

56. Histor. Deor.synt, prim., Lilio Gregor autore. p.2. (torna al testo)

57. Montfaucon, tomo 2°pag.210, fig.I, Ungerus, libr. de Singulis. (torna al testo)

 

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