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Libro delle 12 Porte: Il Libro Delle Dodici Porte
Argomento:Alchimia

AlchimiaCompendio alchemico

Introduzione – Compendio alchemico: Prologo

Dividerò questo piccolo Trattato in dodici capitoli ed in due ricapitolazioni, lasciando ogni ripetizione superflua e concentrandomi solamente a dare una vera conoscenza della Teoria e della Pratica, in modo tale che chiunque vorrà trarre luce dai miei scritti, possa giungere comodamente al suo disegno.

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Il Libro Delle Dodici Porte

di George Ripley
traduzione da testo francese a cura di Giuseppe Barbone

prodotto per Esonet.it


Compendio alchemico

 

Alchimia, Londra, 1591

 

Sommario: IntroduzioneCompendio alchemico: Prologo - Prima porta: Calcinazione - Seconda porta: Scioglimento (Solve) – Terza porta: Separazione – Quarta porta: Congiunzione – Quinta porta: Putrefazione – Sesta porta: Coagulazione – Settima porta: Cibation – Ottava porta: Sublimazione - Nona porta: Fermentazione – Decima porta: Esaltazione – Undicesima porta: Moltiplicazione – Dodicesima porta: Proiezione – Riassunto – Avvertimento di George Ripley

 

Introduzione

Il Libro delle Dodici Porte è stato scritto da uno dei due più illuminati alchimisti Inglesi del XV secolo.

Si tratta di George Ripley, contemporaneo di Thomas Norton. Quest'ultimo sarebbe stato iniziato all'alchimia da G. Ripley, monaco di Bridlington che concentrò le sue conoscenze nel Compendio alchemico, lavoro dedicato ad Edoardo IV. Questo trattato fu più conosciuto sotto il nome di: Libro delle Dodici Porte, ripubblicato a Parigi nel 1979, con un'introduzione di B. Biebel. Pare che sia stata ritrovata un'Opera omnia di Ripley a Cassel nel 1649. Thomas Norton [1433?-1513], molto vicino a Ripley, ha redatto un Original of Alchemy, che sembra debba essere attribuito a suo nonno... Comunque sia, nel preambolo di uno dei suoi numerosi scritti, inviati alla regina Elisabetta, riporta che ai tempi di Eduardo IV, sette persone detenevano il segreto alchemico, l'arcivescovo di York; Dalton, un monaco di Tewkesbury e suo nonno. Norton sembra aver ricevuto il segreto della trasmutazione da Hugh Brice, nel 1466, mentre quest'ultimo per effettuare tale operazione, svalutò la moneta della Torre di Londra dove era stipendiato. Tuttavia, J. Van Lennep riporta che questo segreto gli fu rivelato forse da George Ripley.

 

Nella seconda metà del XV secolo, G. Ripley (1415?-1490), canonico di Sant'Agostino a Bridlington nella diocesi di York, lesse i più grandi maestri alchemici, ma senza giungere a nessun risultato. Decise dunque, come molti alchimisti, di viaggiare per scoprire il segreto della trasmutazione. Così verso 1477, si recò a Roma, dove introdotto nelle buone grazie del papa Innocenzo VIII, fu promosso al grado di prelato domestico e di maestro delle cerimonie. Al suo ritorno in Inghilterra, gli altri membri della sua congregazione che non apprezzarono i titoli di cui era stato onorato, non gli fecero una buona accoglienza. Indispettito, Ripley se ne andò nel 1488 dai Carmes dove, adattandosi ad un'austera solitudine, si dedicò alle esperienze che aveva acquisito. Si racconta che praticava l'alchimia con un tale successo da poter offrire ai cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, la somma di centomila libbre d'oro per la difesa di Rodi contro i turchi... Questa generosità non impedì, dopo la sua morte avvenuta nel 1490, ai membri della sua comunità di accusarlo di magia. Ashmole pensava che Ripley avesse iniziato Thomas Norton. Gli si attribuirono in seguito parecchi trattati per la maggior parte non pubblicati. Il solo che gli si possa attribuire con certezza è il Compound of Alchymy che scrisse nel 1471, quando era monaco, dedicandolo ad Eduardo IV. In ogni caso ciò che afferma all'inizio del lavoro [the Compound of alchemy or the ancient hidden Art of Alchemic, Londra, 1591, Ferguson, vol,. II, P. 277; Duveen 510; Macphail, 48]. Questo trattato riapparve sotto il titolo Liber 12 Portarum in una raccolta pubblicata in latino, a Cassel, nel 1649. Abbiamo ricordato più in alto la traduzione francese, realizzata da B. Biebel. Gli vengono attribuiti anche parecchi rotoli manoscritti e dipinti conosciuti sotto il nome di Ripley Scrowle,che ripetono, a parte alcune varianti, in modo diverso gli stessi argomenti.

 

Il Re pennuto che divora le sue piume, estratto dal Ripley Scrowle, dettaglio, Londra, British Museum di storia naturale, MS, Additional 5025. Four rolls drawn in Lübeck, 1588,

 

Parecchi di essi sono conservati al British Museum di storia naturale, altri alla Princeton University Library, al Fitzwilliam Museum di storia naturale a Cambridge ed alla Bodleian Library di Oxford. Quello di Oxford che è il più vecchio, data della seconda metà del XV secolo. L'esemplare di Cambridge data probabilmente della prima metà del seguente secolo. Il Libro delle dodici porte apparve sul Theatrum chemicum, n° 22, vol. II, P. 275. F . Hoefer dedica mezza pagina della sua Storia della Chimica a Ripley e riporta un elenco di lavori che gli vengono attribuiti.

Fulcanelli ricorda la figura del nostro alchimista nel Mistero delle Cattedrali, p. 129, quando ci dice che:

«[il réincrudation] è l'entrata aperta al Palazzo chiuso del Re, di Philalèthe, la prima porta di Ripley» [cap. sulla cattedrale di Parigi], più avanti nello stesso lavoro, p. 185:

«Ripley si avvicina più alla verità quando dice: “che c'è un solo corpo immondo nel nostro magistèro; i Filosofi lo chiamano comunemente Leone verde. È il mezzo, o medio, per unire le tinture del sole e della luna”» [chap.Lallemant, Bourges]

Fulcanelli parla anche del Ripley nelle Dimore Filosofali, p. 100, quando rievoca l'alchimia medievale e p. 243:

«[...] è l'Hypérion ed il Vetriolo di Basilio Valentino, il leone verde di Ripley e di Giacomo Tesson, in una parola il vero enigma del grande problema». [ la Salamandra di Lisieux]

 

Come possiamo vedere, è soprattutto con il riferimento al Mercurio filosofico che Goerge Ripley viene ricordato. C. G. Jung parla in numerose riprese di Ripley nella sua Psicologia ed Alchimia [Buchet-Chastel, 1970], in particolare nel capitolo sulla materia prima:

«Sir George Ripley, alchimista inglese (1415?-1490), scrive: “I filosofi dicono ai ricercatori che gli uccelli e i pesci ci portano il lapis, ogni uomo lo possiede, è in ogni luogo, in te, in me ed in ogni cosa nel tempo e nello spazio. Si concede sotto una forma meschina [ve li raffigurò]. Di lui sordo la nostra acqua eterna [aqua permanens].” Difatti, secondo Ripley, la prima materia è l'acqua; è il principio materiale di tutti i corpi, ivi compreso del mercurio.» [Ubiquità e perfezione]

 

Permetteteci di dubitare che qui Ripley abbia voluto indicare l'acqua, in quanto liquido volgare, perché questa acqua deve possedere una qualità ignea che ci mostra la sua vera natura, o un fuoco acquoso che è la stessa cosa. Si potrebbero citare altri passaggi, in particolare quando Jung scrive che il Mercurius è citato da Ripley come l'estrazione del fuoco che parte dal caos per rendere l'occulto manifesto [p. 438]. Ed ancora questo brano:

«Ripley annette così questo simbolo [la ruota] a quello del peregrinatio e del quaternario. La ruota si distende fino a diventare la ruota del sole che gira nel cielo, diventa quindi identica all'eroe o al dio-sole che subisce una passione fatta di lavori difficili e di auto-incenerimento, come Ercole, o dell'imprigionamento e dello smembramento a causa del principio del male, come Osiris. Il carro di fuoco sul quale Elia salì al cielo è una metafora molto conosciuta del carro di Hélios.» [lo accostamento Lapis-Christus]

 

Infine, un intero capitolo di Jung è dedicato a Ripley. Ne citiamo qui un'ampio brano:

«Una testimonianza supplementare di cui Waite deve aver avuto conoscenza, ci viene data dal suo compatriota, Sir George Ripley [Georgius Riplaeus - 1415-1490], monaco di Bridlington la cui opera principale: Liber duodecim portarum [Mangetus, Joannes Jacobus . bibliotheca chemica curiosa, Ginevra, 1702; XII, pp 275-285] è preceduta da una tavola delle corrispondenze filosofiche fatta da B. a Portu, Aquitanus [Theatrum chemicum, vol. II, 11 - p. 123; un tavolo]. La tavola riproduce le corrispondenze dei sette metalli con le sostanze chimiche e con ciò che chiama i “tipi.” Per questi tipi bisogna intendere i simboli alchemici, come per esempio, le tinture, le età della vita, i segni dello zodiaco, ecc. In queste corrispondenze si trovano anche sette misteri, fra i quali il Mysterium Altaris (Mistero dell'altare), vale a dire: la messa, attribuita all'oro, la cui corrispondenza alchemica è la trasmutazione. La specie di grano che appartiene a questo mistero è il triticum (frumento). Questo B. a Portu potrebbe essere il paracelsiano Bernardus Georgius Penotus che nacque tra il 1520 ed il 1530 a Porto-Santa-Maria in Guinea, partita dalla vecchia Aquitania, e morì nel 1620 all'ospizio dei poveri di Yverdon (cantone di Vaud, Svizzera) tanto avanzato in età che disilluso, ebbe un ripensamento sull'ottimismo paracelsiano che l'aveva contraddistinto ai tempi dei suoi studi a Basilea. Divise la sorte inevitabile di colui al quale mancava l'umorismo necessario alla comprensione del vecchio maestro, per il quale la dottrina segreta dell'“aurum non vulgi”, oro, che non è quello volgare, restò fin troppo segreta. La sua testimonianza mostra tuttavia, che l'analogia tra l'opus e la messa aveva girato molto nei circoli paracelsiani. Paracelso era contemporaneo di Melchior, il quale si stupì di come avesse potuto giungere a conclusioni simili, conclusioni che erano già nell'aria. L'analogia di Melchior sembrò abbastanza significativa a Michael Maier, che ne fece il simbolo XI del suo Symbola aureae mensae (1617) col motto : Lapis, ut infans, lacte nutriendus est virginali (La pietra, come un neonato, deve essere nutrita col latte di vergine).»

 

Infine troviamo la seguente leggenda nel Cantilena Ripley.

«C'era una volta un nobile Re [il caput corporum, capo dei corpi] che non aveva discendenti. Si lamentava della sua sterilità: un defectus originalis (difetto originale) che ha dovuto sopportare, sebbene fosse stato nutrito sotto le ali del sole e non aveva alcun difetto di costituzione. Dice testualmente: “Temo e son certo che se non otterrò subito il soccorso delle specie [species], non potrò procreare. Ma ho appreso con grande stupore che potrei nascere di nuovo grazie all'albero del Cristo”. Volle tornare allora nel ventre di sua madre e sciogliersi nella prima materia. La madre l'incoraggiò nel suo disegno e lo nascose subito sotto il suo abito, finché l'avesse nuovamente incarnato da sola ed in lei. Allora rimase incinta. Durante la gravidanza mangiò la carne del pavone e bevve il sangue del leone verde. Poi, mise al mondo un bambino che somigliava alla Luna e si mutò poi nel bagliore del Sole. Il figlio ridivenne Re. Il testo dice: “Dio ti diede le armi magnifiche e scintillanti dei quattro elementi per mezzo dei quali si trova la vergine rinominata, (virgo redimita)”. Un balsamo meraviglioso scorreva da lei, il viso radioso, ornato dalla pietra preziosa brillava. Ma il leone verde era coricato nel suo ventre ed il suo sangue colava da un lato. Fu incoronata da un diadema e collocata come stella nel firmamento. Il Re diventò un trionfatore supremo, un grande guaritore di tutti i malati, un redentore [reformator] di tutti i peccati».

[Un cabalista può ritrovare velocemente l'allegoria classica dell'eclissi di Lulle, la putrefazione, vale a dire: lo scioglimento degli Zolfi, specialmente del Re nobile, simbolo dello zolfo rosso,che nel Mercurio è simboleggiato dalla madre.

Qui, la prima materia non è considerata come materia prima abitualmente intesa, ma come umido radicale che scioglie radicalmente le calci metalliche quando la madre lo nasconde sotto il suo abito (vedere l'allegoria di Hyperion – che cabalisticamente si legge ). La carne del pavone rappresenta gli zolfi sciolti nel Mercurio nell'epoca della Grande coction, fase intermedia tra il regime di Giove e quello della Luna. Il sangue del Leone verde è anche un simbolo degli zolfi sciolti, si parla allora di Leone rosso. Il bambino che somiglia alla Luna è il colore bianco che segue la putrefazione ed annuncia il regime che reca lo stesso nome (Albedo), seguito poi dal colore rosso, colore del sole all'aurora. Il figlio che diventa re è   dell'opera o delfino. In quanto alle armi dei quattro elementi, ne parliamo più in basso nel commento delle Dodici Porte. Dobbiamo insistere sulla pietra preziosa, che altro non è che la nostra Pietra. È molto interessante leggere il commento di Jung su questo testo, che farà apparire delle radicali differenze di interpretazione, secondo noi, un controsenso totale della concezione che Jung aveva della fenomenologia alchemica].

 

Il Cantilena

Ripley dice altrove che Cristo disse: “Ed io, risorgerò dalla Terra, ed attirerò a me tutti gli uomini”. Dal momento in cui le due parti saranno crocefisse ed inanimate, si legheranno l'uno all'altra, l'uomo e la donna saranno seppelliti insieme e saranno risuscitati dallo spirito della vita. Poi saranno alzati al cielo in modo che il corpo e l'anima possano essere trasfigurati ed elevati sulle nuvole. Quindi attireranno tutti i corpi alla loro propria dignità. Se si ricorda che l'autore non è un laico ma un canonico erudito, è difficile accettare l'idea che sia stato all'oscuro delle idee fondamentali del dogma cristiano. Certo, non è detto da nessuna parte direttamente che il lapis sia il Cristo; ma le figure consacrate sono facilmente riconoscibili nei ruoli del Re e della Madre vergine. Ripley ha scelto probabilmente e deliberatamente questi paragoni senza avere la consapevolezza di bestemmiare. Tuttavia il tipografo Conrad Waldkirch, a Basilea, gli avrebbe fatto piovere fuoco e zolfo sulla testa. Ripley apparteneva all'epoca dove Dio ed i suoi misteri abitavano ancora la natura, e dove il mistero del riscatto si ritrovava a tutti i livelli dell'essere, perché, i fenomeni incoscienti vivevano precisamente, ancora in una partecipazione pacifica e paradisiaca con la materia, e potevano essere vissuti in lei. [...] In quanto ai dettagli del testo di Ripley, il re malato che era nato tuttavia benissimo, è l'uomo che soffre di sterilità spirituale. Nella visione di Arisleus è il paese che è sterile, perché solo il simile si accoppia al simile ed avviene che gli opposti si uniscono. I filosofi consigliano al Re di unire suo figlio a sua figlia e rendere il paese fertile grazie ad un incesto fratello-sorella. Le due forme sono ricorrenti in alchimia e costituiscono la forma stessa delle nozze reali. Questo accoppiamento non è niente altro che una variante all'idea dell'Ouroboros il quale, naturalmente ermafrodita, farà un cerchio da solo.

Da Arisleus, il re fa notare che egli è tale perché ha un figlio ed una figlia, mentre i suoi soggetti non hanno dei bambini a causa della loro sterilità. La gestazione nel cervello (gestatio in cerebro), designa dei contenuti psichici, più esattamente un paio di opposti psichici che diventano fecondi da soli. Ma, fino là, il re non ha permesso evidentemente ai suoi bambini di procreare, poiché reprimeva le manifestazioni della loro vitalità o non faceva attenzione. Sembra che il re non era a conoscenza dell'esistenza dei suoi bambini e che è solamente su consiglio dei filosofi che sia diventato cosciente del loro significato. È la proiezione di contenuti incoscienti che porta la responsabilità della sterilità, perché questi non possono né svilupparsi, né ottenere il “riscatto” se non sono integrati nella coscienza. La coppia fratello-sorella rappresenta l'inconscio o un suo contenuto essenziale. Lo psicologo moderno avrebbe dato al re il consiglio di ricordarsi dell'esistenza del suo inconscio e di mettere così fine alla sua stagnazione. Si produce così sempre, in un simile caso, un'opposizione, un conflitto faticoso, dove appare poi alla superficie, e si comprende senza difficoltà perché, il re ha preferito restare all'oscuro del suo conflitto. Come il conflitto non è mai esente da complicazioni morali, e – da questo punto di vista – esprime perfettamente l'incesto, moralmente sconveniente. Da Ripley: l'incesto con la madre è, beninteso, travestito e prende la forma del rito antico dell'adozione; ma la madre non ne rimane incinta. L'invisibilità del re sotto l'abito della madre corrisponde allo scioglimento totale di Gabricus nel corpo di Beya. Nella seconda versione del Visio Arisleius, il re rappresenta la coscienza dominatrice che, durante la sua spiegazione con l'inconscio, è inghiottita da quest'ultimo; così nasce il nigredo: stato di tenebre che condurrà finalmente ad un revisione ed ad una nuova nascita del re.

L'idea strana che il re è “stato nutrito sotto le ali del sole” potrebbe riferirsi al passaggio di Malachia (4:2 che aiutarono a razionalizzare l'adorazione del Cristo in quanto Hélios o Sole.), adorazione che il Sant'Agostino dovette combattere. Il passaggio dice questo: “Ma, per voi che temete il mio Nome, si alzerà un sole di giustizia e la guarigione sarà sotto le suoi ali; uscirete e salterete come vitelli all'ingrasso” (traduzione di Verdunoy). Questo passaggio è sempre stato considerato come una profezia messianica, evidentemente conosciuta da Ripley. “Le ali del sole” sono un'immagine molto antica, ma che toccava da vicino Malachia e gli ebrei, poiché si tratta del simbolo egiziano del sole. Quello che è nutrito da questo sole è il figlio di Dio, vale a dire: il re.

Come, nella visione di Arisleus, il figlio del re è riportato alla vita dai frutti dell'albero filosofico, parimenti, per Ripley, il re malato deve essere guarito da una specie particolare. Bisogna intendere qui un elisir vitae (elisir di vita). L'albero per mezzo del quale deve rinascere è da una parte la croce del Cristo e, d'altra parte, l'albero immortale portatore dei frutti dei miracoli della visione di Arisleus. Il cibo della madre durante la gravidanza è composto di carne di pavone e di sangue. Il pavone è un simbolo cristiano primitivo del redentore; è tuttavia improbabile che Ripley l'abbia saputo. Ma il pavone è un parente stretto della fenice, simbolo del Cristo che Ripley doveva conoscere (vedere le figure nel Ripley Scrowle). Il sangue proviene dal leone verde che è coricato sul grembo della vergine; cola dalla ferita che ha sul costato. Si tratta dunque del simbolo della comunione e della ferita sul costato del Cristo che giace nel grembo della Pietà. Il leone verde è una delle forme del Mercurius. In quanto dispensatrice della nuova nascita, la madre è identica all'albero. Nell'edizione di 1588 di Pandora, l'albero è rappresentato sotto le sembianze di una Vergine sopra le nuvole che porta una corona. L'arbor philosophica (albero filosofico) è un simbolo ricorrente che indica il processo filosofico. Così, quando Ripley parla dell'albero del Cristo, identifica l'albero miracoloso alla croce del Cristo. Il processo si conclude con un'apoteosi della Vergine madre. La Pandora.

Glorificazione del corpo rappresentato come l'incoronazione di Maria - Speculum Trinitatis,
Reusner, Pandora, bâle, 1582, 1588 - si tratta del Tétramorphe,

 

L'immagine sopra raffigurata contiene una rappresentazione dell'apoteosi sotto forma di un'elevazione di Maria, l'assumptio Beatae Mariae Virginis, assunzione della Beata Vergine Maria. Dopo la sua morte, per miracolo divino, il suo corpo e la sua anima si riunirono e salirono insieme al cielo. Questa concezione è stata concepita recentemente come dogma. Nell'incisione, Maria è indicata come “Terra”, “corpus Lyb” e come “die wonn der jungfrowenn wardt” (“terra”, “corpo”, “che diventa la gioia delle vergini”); la colomba scende su di lei, e Dio Padre (?), a destra, alza la sua mano facendo il gesto della benedizione. L'iscrizione che correda l'immagine di Dio che porta la sfera del mondo dice: “Anima”, e il padre, il figlio e la madre. “Domare” si riferisce alla regina del cielo (sul trono accanto a lui, il re); in lei la sostanza della terra, trasfigurata nel suo corpo risorto, è offerta alla divinità. Vediamo a sinistra un personaggio barbuto, sembiante a Dio Padre, con l'iscrizione: “Sapientia Wyssheit” (Saggezza). Più in basso, sullo scudo, si trova la rappresentazione della liberazione del rebis dalla prima materia. Il tutto ha la forma di un mandala, incorniciato dai simboli degli evangelisti. L'iscrizione sotto l'immagine dice: “Figura speculi Sanctae Trinitatis. Gstalt des Spiegels der Heiligen Dryheit”.

Ripley definisce il suo re come un trionfatore, guaritore di tutti i mali e redentore di tutti i peccati. Alla fine del Rosarium (1550) si trova un'immagine del Cristo resuscitato con l'iscrizione: «Dopo le mie numerose sofferenze ed il mio grande martirio, sono resuscitato, trasfigurato, lavato da ogni sozzura».

Rosarium Philosophorum, figura 21,

 

Si tratta certamente di ipotesi e di congetture, ma il lettore che visiterà le altre sezioni potrà, attraverso una verifica incrociata, pensare che la versione che ci dà Jung dell'alchimia è incompatibile con ogni tipo di allegorie nelle quali vengono descritti procedimenti chimici.

Aggiungiamo che ci sono testi dove, in modo incontestabile, parlano solo di argomenti speculativi che sono sulla stessa linea proposta da Jung, ma per altri, e sono numerosi, esiste un'esitazione legittima che mette in dubbio le concezioni junghiane sull'alchimia. In quanto a noi, abbiamo ricordato il canonico di Bridington più volte. Come, nel commento dell'opera segreta di Ermes dove Pernety, nelle sue Favole parla di Ripley [chap. IV, Il cervo dalle corna d'oro]:

«La Natura agisce sempre a lungo, e sebbene l'arte possa abbreviare le sue operazioni, egli non riuscirà a ridurre troppo i procedimenti. Per mezzo di un caldo dolce, ma più vivo di quello della Natura, si può anticipare la maturazione di un fiore o di un frutto; ma un caldo troppo violento brucerebbe la pianta, prima che possa produrre ciò il frutto che ci si aspettava. [cf.chapitre 35]. Ripley [Dodici porte] ,e molti altri autori, ci assicurano del resto, che occorre un anno per giungere alla perfezione della pietra al bianco, o la Diana dei Filosofi, che questo Autore chiama calce».

Ripley aggiunge che occorre un anno affinché questa calce diventi fusibile e fissa, e prenda un colore permanente. Il trattato di Ripley, comunque sia, è praticamente un'opera unica nel corpus alchemico. Tratta di tutte le operazioni, passando in rivista quasi tutti i punti dove domina la cabala ermetica. Come tanti altri, non rivela l'essenziale che alla fine,confondendo il falso col vero che è più abbondante. La sua relazione sul fiele di vetro citata in questo contesto è molto interessante. Troverete altri commenti su Ripley nelle seguenti sezioni: Carro Trionfale dell'antimonio - Figure geroglifiche - Introïtus - Verbum dimissum - Sogno verde - Vetriolo - Composto dei composti - Mutus Liber.

 

Ripley Scrowle, dettaglio, Londra, British Museum di storia naturale, MS, Addizionale 5025.
Four rolls drawn in Lübeck, 1588,

 

Compendio alchemico - Prologo

In principio Dio creò ogni cosa dal nulla, più precisamente da una massa informe che conteneva indifferentemente in sé ogni cosa che egli separò in sei giorni.

Ora deve essere così anche nel nostro Magistèro, perché ha la sua sorgente in una sola cosa; anche i Filosofi lo chiamano il piccolo mondo, uno e trino, Magnésio, Zolfo e Mercurio, proporzionati dalla Natura.

[La magnesia è lo Zolfo bianco che capta lo Zolfo rosso. È la calamita di Philalèthe, il Toyson d'oro di Trismosin]

 

Qualcuno rimarrà sorpreso da una cosa tanto meravigliosa si chiederà cosa sarà la nostra Pietra, perché i Filosofi dicono che gli uccelli e i pesci ce la portano ed ognuno di noi la possiede, ed essa è dappertutto, in voi, in me, ed in ogni cosa, ed in ogni tempo.

[È sicuramente vero che gli uccelli, come i pesci, ce la portano. Tra gli uccelli, si possono citare le Colombe di Diana o il Corvo nero, che inizialmente è bianco; essa ornava il pavone, che è l'uccello di Giunone. Per i pesci, abbiamo solamente delle equivalenze ermetiche: sono i pesci grassi o mercuriali di Jean D'Espagnet. Ma questa materia tanto bramata, sembra che la si possa trovare perfino nel letame come la stessa essenza divina che ha delle similitudini con Zeus]

 

Alla qual cosa rispondo che si tratta certamente del Mercurio, non di quello volgare che si vende nelle botteghe, chiamato Argento vivo, ma di un Mercurio senza il quale niente può essere. Su questo concordano tutti i Filosofi, ecco perché gli Ignoranti ci accusano a torto, quando dicono che lo sigilliamo. Ma sono degni di biasimo loro stessi, poiché essendo ignoranti, parlano di Filosofia.

Ecco perché se non conosci il nostro Mercurio e dove cercarlo, guardati bene dall'intraprendere la nostra Opera. Ma se mi credi, ti insegnerò qual è questo Mercurio che ti è stato nascosto ed è così necessario, io non ti nasconderò niente e non ti ingannerò; ma egli si trova più vicino in alcune cose che in altre. Sii dunque attento a ciò che scrivo perché se non arriverai alla sua conoscenza, non sarà certo per causa mia, poiché ti insegnerò la verità: ci sono tre Mercuri che sono le Chiavi di questa Scienza, che il grande Raymond Lulle chiama i suoi Mestrui senza i quali non si fa niente, di questi mestrui due sono superficiali, ed il terzo, di Sole e di Luna è essenziale, di questo terzo ti rivelerò subito le proprietà. Ma questo Mercurio, che è l'essenza degli altri metalli, è il principale fondamento della nostra Pietra.

[Non c'è in fondo che un solo Mercurio: il Mercurio filosofico che è il mestruo degli alchimisti nel quale sciolgono i loro Zolfi. Uno di questi Zolfi, chiamato anche Sale, è il Mercurio dei filosofi ed è anche la magnesia dei Saggi]

 

I nostri Mestrui non sono visibili né al Sole né alla Luna, e non appaiono alla vista, ma all'effetto. Questa è la Pietra che intendiamo, che comprenderanno anche coloro che conoscono bene i nostri Segreti. È una sostanza ed un'anima lucida e splendente del Sole e della Luna, ed una sottile influenza dalla quale la Terra riceve splendore.

Perché è come l'oro e l'argento, se non altro come terra splendente, pura, bianca e rossa, dalla quale, se si toglie lo splendore, sarà poco apprezzata. Chiamato tutto insieme il nostro Piombo. Questi sono tutto sommato tutti i nostri Mestrui.

[Ecco una frase celebre di Artéphius: “antimonium è di partibus saturni...” che Eugenio Chevreul traduce con: “il piombo è dalle parti di Saturno...” sottolineando l'analogia cabalistica tra il piombo dei Saggi e l'antimonio. Basile Valentin ha scritto un trattato intero sull'argomento: il Carro Trionfale dell'antimonio. Questa terra splendente è solo in potenza. Siamo qui nel periodo del segno dei Gemelli, là dove i due serpenti che raffigurano le nature metalliche sono intrecciati intorno al caduceo di Ermes che raffigura il doppio Zolfo, non ancora fisso e che non è più totalmente volatile]

 

Col primo naturalmente carbonizziamo i Corpi perfetti: il Sole e la Luna. Ma nessun corpo immondo entra, eccetto uno, che i Filosofi chiamano volgarmente: il loro Leone verde che è il mezzo di congiunzione perfetto fra le tinture, tra il Sole e la Luna di cui Geber ci dà una buona testimonianza.

[Per corpi perfetti, bisogna intendere la quintessenza. Berthelot ha precisato che, sotto questo appellativo, gli Antichi intendevano probabilmente le calci metalliche. Il Leone verde è una delle numerose denominazioni del Mercurio nel suo primo stato, quando gli Zolfi non sono ancora stati infusi. Si può avere un'idea della natura del Leone verde se si sa ciò che è un sorite. Un piccolo esercizio di cabala permetterà allora di trovare una delle materie di base]

 

Col secondo che è un umido vegetale, si ravviva ciò che era morto prima, poiché, nei due principi materiali e formali, si devono sciogliere i corpi perfetti. Ecco perché è necessario conoscere questi Mestrui senza i quali non è possibile fare né una vera calcinazione, né un naturale scioglimento.

Col terzo che è un'umidità molto permanente, incombustibile ed untuosa nella sua natura, l'albero di Ermes viene ridotto in cenere. È il nostro fuoco naturale, il nostro Mercurio, il nostro Zolfo, la nostra Tintura monda, la nostra Anima, la nostra Pietra alzata dal vento e generata dalla terra. Imprimi bene questo nella tua memoria.

[Si tratta qui del Mercurio animato: questa umidità permanente è il segno che la materia del solvente è molto fluida e che i pesi dell'arte sono stati determinati in modo che niente possa volatilizzarsi précocémente; l'enumerazione che segue segnala che in questa parte dell'opera, che corrisponde alla fase di scioglimento, gli Zolfi spariscono nel fondente: è la putrefazione]

 

Oserò anche dirti che questa Pietra è il vapore pontificiale del metallo; ma ti occorre essere abile per poterlo acquistare, perché questo Mestruo è invisibile, come la seconda Acqua filosofica, che con la separazione degli Elementi, può apparire alla vista in forma di acqua chiara.

Con questo stesso Mestruo e con molto lavoro, si può fare lo zolfo di Natura, purché sia naturalmente acquoso ed abbia circolato nel puro Spirito. Allora con lui potrai sciogliere la tua massa in diversi modi, come ti farò vedere praticamente e dopo ti dichiarerò molte cose.

[Vedere quanto abbiamo detto di questo zolfo di Natura nella sezione del Mercurio di natura]

 

Per principio fondamentale considero, quali sono queste Acque mercuriali; perché occorre che avvenga la tua calcinazione, la quale aumenta e non diminuisce l'umido radicale, finché la tua massa, con frequenti distillazioni, fluisca leggermente come cera sul metallo. Scioglila allora col tuo Mestruo vegetale, finché ne trai un olio di colore lucido ed allora questo Mestruo sarà visibile.

[Queste acque mercuriali possono avere parecchie origini; nel sito, abbiamo considerato la via del borith e del natron, quella dell'Arcanum duplicatum, quella della mirra ed infine quella del plumbum album; quest'ultima via apre la chiave delle dissoluzioni auriche]

 

Dal nostro Piombo rosso sottile, si estrae un olio di color oro, o a lui simile che Raymond Lulle, diceva essere di più grande valore dell'oro stesso. Lo stesso Lullo fece dell'oro potabile che lo ringiovanì interamente, come l'esperienza ci insegna.

Perché questo olio e questo Mestruo vegetale possano circolare bene insieme, e con l'arte crescere altrettanto bene, come una Pietra celeste di natura ignea, di là estratta e di valore inestimabile che potremmo chiamare sia basilico che grande Elisir di vita, il quale come la vista del basilico uccide il suo oggetto, così egli uccide qui il Mercurio crudo, quando viene gettato su di lui. Talmente è incontinente, che come in una sovrapposizione di olio, questo Mestruo tinge, con una tintura stabile e permanente tutti i corpi imperfetti: in vero Sole o in vera Luna. Così devi governare la tua massa, sia quella bianca che quella rossa.

[Bisogna comprendere qui che il mestruo si presenta sotto forma di un liquido fluido come l'acqua ad un'alta temperatura – per la via secca – e che tiene sigillati gli Zolfi che saranno passati nella fase di putrefazione, réincrudés.
L'espressione “Pietra celeste” non deve illudere. La rugiada di maggio è certamente necessaria al buon compimento del parto ermetico ma bisogna intenderlo cabalisticamente. Ecco perché l'alchimista ha soprattutto bisogno di un vaso dove cuocere i suoi Zolfi e di un artificio divino per accendere il suo fuoco. È questo artificio che si chiama la rugiada di maggio. Il basilico è il basileu, vale a dire il delfino, simbolo della coagulazione degli Zolfi. Lo si chiama anche remora]

 

L'oro potabile si fa anche in questo modo, non dall'oro volgare carbonizzato, ma dalla nostra sola Tintura che non viene estratta dalla nostra Massa col Mestruo. Tuttavia la calcinazione naturale si deve fare prima che il tuo Oro si possa sciogliere. Questo devi saperlo prima di ogni cosa.

[L'oro potabile può essere preparato solamente con la via umida.
È uno dei grandi insegnamenti che tratterremo del nostro studio sull'alchimia; la porpora di Cassius, che si prepara con certi strass belli colorati, si prepara anche per la via degli scioglimenti auriques. In quanto alla calcinazione naturale, fa riferimento al livello dell'acqua; ma si conoscono altri solventi dell'oro]

 

Dividerò quindi questo piccolo Trattato in dodici capitoli ed in due ricapitolazioni, lasciando ogni ripetizione superflua e concentrandomi solamente a dare una vera conoscenza della Teoria e della Pratica, in modo tale che chiunque vorrà trarre luce dai miei scritti, possa giungere comodamente al suo disegno.

Il primo capitolo tratterà della Calcinazione, il secondo della Dissoluzione segreta, ovvero della riduzione di un corpo nella sua prima materia, il terzo della nostra Elémentale Separazione, il quarto della Congiunzione matrimoniale, il quinto della Putrefazione, il sesto della Coaugulazione che imbianca, il settimo della Cibazione, l'ottavo mostrerà il segreto della Sublimazione, o purificazione della materia; il nono tratterà della Fermentazione, il decimo della Cération (cerazione) ed Esaltazione, l'undicesimo della nostra meravigliosa Moltiplicazione, e il dodicesimo della Proiezione. Dopo queste cose verrà la dovuta sintesi.

Pregando Dio che gli piaccia di farmi la grazia, a me come a tutti coloro che gli sono fedeli ed amano questa Scienza, affinché possano comprendere questo Magistero.

 

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