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Massoneria Perduta: La leggenda della Cripta
Argomento:Massoneria

MassoneriaLa leggenda del Sacro Arco Reale di Gerusalemme

La leggenda che fa parte della storia tradizionale dell'Arco reale riguarda la scoperta casuale di una camera sotterranea – una cripta nel luogo ove sorgeva il Tempio di Gerusalemme – e l'arricchimento della conoscenza umana mediante “certe cose” trovate in essa e portate alla luce del sole.

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La leggenda della Cripta

di Vittorio Vanni

© copyright by Esonet.it


La leggenda del Sacro Arco Reale di Gerusalemme

 

Premessa

La leggenda che fa parte della storia tradizionale dell'Arco reale riguarda la scoperta casuale di una camera sotterranea – una cripta nel luogo ove sorgeva il Tempio di Gerusalemme – e l'arricchimento della conoscenza umana mediante “certe cose” trovate in essa e portate alla luce del sole.

Il racconto biblico di Esdra e di Aggeo, nel rituale inglese, e quello che si trova negli scritti di Giuseppe Flavio (37- 100 a.C.) circa la ricostruzione del Tempio, si intrecciano con la leggenda. Lo scenario delle scoperte è appunto una cripta che, per un più conveniente e drammatizzato svolgimento del racconto, è diventata una volta ad arco. Il contributo biblico consiste nel racconto, ancor più antico, della riparazione e restauro del Tempio e dalla scoperta del Volume della Legge Sacra da parte di Hilkiah. Anche questo si basa sulla cripta e si è sviluppato in maniera simile, infatti l'interpretazione simbolica è essenzialmente la stessa.

La leggenda che fa da sfondo al racconto tradizionale è assai antica. Non sappiamo di quanto ma la versione scritta in greco risale almeno al quarto secolo. È nota in versioni diverse, che pare derivino tutte da quella di Filostorgio (nato verso l'anno 364 d.C.) e si può ritrovare in una traduzione moderna, inclusa in una famosa raccolta: la Biblioteca Ecclesiatica, edita da Henry George Bohn a Londra, nel 1885.

Tutte le versioni della leggenda hanno una forte somiglianza. Una versione molto nota e assai citata è quella presente nel saggio “Orbis miraculum” di Samuel Lee, pubblicato nel 1659. Anche uno studio superficiale del libro è difficile che non induca a pensare che fosse noto agli ideatori del primo rituale dell'Arco Reale e che questi si siano ispirati non solo al testo ma anche al suo frontespizio, la cui illustrazione suggerisce in modo notevole l'immagine dei “Principali” dell'Arco Reale nell'epoca iniziale.

Il frontespizio di Samuel Lee raffigura Salomone, il re, e Zadok, il sacerdote all'epoca dell'Antico Testamento, che aiutano a trasportare “l'Arca di Dio”. Essi reggono uno striscione con il titolo del libro e con iscrizioni in greco e in inglese, una citazione delle Leggi che riguardano l'uscita di Abramo dalla terra dei Caldei e a un'altra citazione ebraica relativa ad alcuni sacrifici.

Verso il 1700 se non prima (non si conosce la data con precisione), fu pubblicato un “Catechismo Storico” che riporta una versione di un racconto presente in un saggio di Godfrey Higgins – l'Anacalypsis – tratto da un manoscritto greco, La Storia Ecclesiastica di Niceforo Callisto, ritenuto un autore bizantino del tardo XIII o inizio del XIV secolo; l'opera di Callisto fu tradotta in latino e stampata nel 1552 e, nel 1630, apparve a Parigi una doppia versione con testo greco e latino. Da Niceforo Callisto deriva buona parte se non tutto il “Libro di Dio: l'Apocalisse di Adamo Oannes” (Reeves e Turner, Londra, 1880 circa).

Questa premessa è svolta al fine di “preparare” il ricercatore alle “scoperte” di antichissime leggende dell'Arco Reale; questo perché esse, dopo un accurato esame, si dimostrano o identiche o una variante dell'una o dell'atra versione fornite dalle opere sopra menzionate.

 

La versione della leggenda secondo Filostorgio

Questo è il racconto della leggenda nella traduzione di Walford della “Storia Ecclesiastica di Filostorgio” :

«... Quando Giuliano ordinò di ricostruire la città di Gerusalemme per confutare apertamente le profezie di nostro Signore al riguardo, ottenne esattamente il contrario di ciò che voleva; infatti la sua opera fu ostacolata da molti altri prodigi divini. In particolare, durante la preparazione delle fondamenta, una delle pietre che era stata posta nella parte più bassa della base uscì improvvisamente dal suo posto e aprì l'entrata di una certa caverna scavata nella roccia. A causa della profondità era difficile vedere cosa vi fosse dentro questa caverna; così alcuni furono incaricati di esaminare la cosa ed essendo ansiosi di scoprire la verità calarono giù con una fune uno dei loro operai. Una volta sceso questi trovò acqua stagnante fino all'altezza delle ginocchia; avendo girato tutti intorno e avendo trovato muri da ogni parte, egli concluse che la grotta era un quadrato perfetto. Poi, tornando indietro, mentre era quasi al centro, col piede urtò una colonna che usciva di poco fuori dall'acqua. Appena sfiorato questo pilastro scoprì che su di esso vi era un libro avvolto in un telo di lino molto fine e leggero. Quando lo ebbe preso fece un segnale ai suoi compagni perché lo tirassero su. Tornato alla luce mostrò loro il libro ed essi rimasero molto sorpresi, perché aveva un buon aspetto ed era in perfetto stato di conservazione nonostante il luogo dove era stato trovato. Questo libro, che appariva un potente prodigio sia agli occhi dei pagani che degli ebrei, appena aperto mostra le seguenti parole, scritte a grandi lettere: “All'inizio era il Verbo, il Verbo era con Dio, il Verbo era Dio”. Infatti il volume conteneva l'intero Vangelo che era stato proclamato dall'amato discepolo e dalla Vergine. Inoltre questo miracolo, insieme ad altri segni ritenuti soprannaturali, dimostrò chiaramente che “la parola del Signore non è mai detta invano” ed essa aveva predetto che la distruzione del Tempio sarebbe stata perpetua. Poiché quel Libro afferma che Colui che aveva pronunciato quelle parole molto tempo prima era Iddio, il Creatore dell'Universo, ciò era prova evidente del fatto che “il loro lavoro altro non era che una perdita di tempo”. Infatti il decreto immutabile del Signore aveva condannato il Tempio alla desolazione eterna».

Il Giuliano a cui si fa riferimento è l'imperatore romano Giuliano soprannominato l'Apostata (331-363), il quale succedette allo zio Costantino il Grande nel 361 e, nel suo spirito di tolleranza religiosa, dette agli ebrei il permesso di ricostruire il Tempio e Gerusalemme nell'intento di molestare i cristiani, per i quali aveva cessato di avere simpatia, dopo essersi riconvertito dal Cristianesimo.

 

La versione della leggenda secondo Callisto

Un'altra versione quella di Callisto, parla di un terremoto che pone fine ai lavori. Questa la sua, sintetica, esposizione:

«… Gli ebrei hanno riunito insieme operai e materiali, hanno ripulito la zona e “hanno fornito vanghe d'argento”. Hanno liberato il terreno “in modo che nessuna pietra poggiasse su un'altra, secondo la profezia”. Il giorno dopo un terremoto fece saltare le pietre fuori dalla fondamenta e molti ebrei furono uccisi... Gli edifici pubblici, anche i più vicini al Tempio, si spezzarono e, cadendo al suolo con grande violenza, furono il sepolcro di coloro che si trovavano nell'interno... Il terremoto cessò e coloro che erano rimasti procedettero nuovamente al lavoro... Al secondo tentativo un violento incendio sorse dalle fondamenta... e fece ancor più danni... Inoltre il fuoco celeste rese cenere i martelli, gli utensili, le seghe, le asce e tutto ciò che gli operai avevano portato per lavorare e il tutto durò un giorno intero... Quando Cirillo, allora Vescovo di Gerusalemme, vide tali cose gli tornò in mente la parola del profeta Daniele, alla quale anche Cristo aveva apposto il Suo sigillo nel Santo Evangelo; egli annunziò loro che era giunto il tempo del compimento della profezia del nostro Salvatore, secondo la quale del Tempio bon doveva rimanere alcuna pietra sull'altra. E quando egli ebbe detto ciò un forte terremoto scosse le fondamenta, gettando fuori tutte le pietre restanti e le disperse; dopo scoppiò una paurosa tempesta».

Segue quindi la scoperta, più o meno negli stessi termini già indicati in precedenza. Certamente alcuni dettagli variano da una versione all'altra, non viene rispettato un ordine preciso dei fatti e anche i nomi storici vengono usati con poca o nessuna considerazione della sequenza cronologica.

 

Altre versioni della leggenda

Le leggende incorporate nei riti inglese, scozzese e irlandese non sono affatto le uniche. Non potendo qui indicare le numerose varianti ci limitiamo a fare riferimento a una visione di Enoch – padre di Matusalemme e autore di un libro della Bibbia – nota in un considerevole numero di versioni e così descritta da E. A. White in una relazione letta alla “Somerset Masters Lodge”:

«... dal Profeta quando era ispirato... un prototipo della tradizione Muratoria... che si rispecchia in particolare nell'Arco Reale. Si dice che in una visione Dio abbia mostrato a Enoch nove soffitti a volta e che, con l'aiuto di suo figlio Matusalemme, questi si sia dedicato ad erigere, nel cuore della montagna di Cana, un santuario segreto di cui aveva il progetto, con le volte una al di sotto dell'altra. Nella nona, la più bassa, Enoch collocò un triangolo d'oro puro, sul quale aveva inciso ciò che presumibilmente era il cuore, l'essenza e il centro della Tradizione Sacra, il Vero Nome di Dio e la Parola Sacra Perduta».

L'autore, nella relazione, si riferisce anche all'Arco Reale di Enoch o Cavaliere dell'Arco Reale, due titoli e due forme incorporate nelle lunghe serie dei gradi del Rito Scozzese Antico e Accettato.

 

Conclusioni

Queste leggendarie versioni potrebbero indurci a contestare che l'Arco Reale si sia sviluppato dalla stessa fonte del Grado Hiramico, in quanto non abbiamo trovato, sinora, alcuna connessione con la Muratoria operativa.

Si può ipotizzare che l'Arco Reale non sia stato una vera e propria costruzione, ma che alcuni Liberi muratori, e alcune Logge, avessero fin dagli inizi familiarità con elementi oggi associati al cerimoniale del Sacro Arco Reale di Gerusalemme.

Sarebbe opportuno che questa tematica, la “leggenda della cripta”, potesse essere oggetto di ulteriori studi, da parte di altri ricercatori, al fine di ottenere una più ampia visione, storica ed esoterica, legata al parallelo sviluppo dell'Arco Reale e della Libera Muratoria.

 

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