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Martinismo: Collana Martinista
Argomento:L'Opera al Rosso

L'Opera al RossoDiamo il benvenuto al Prof. Ovidio La Pera e alla sua collaborazione con Esonet e l'Opera al Rosso. Il Prof. Ovidio La Pera ha tradotto – per la prima volta in italiano – e successivamente curato e commentato l'opera omnia di Louis-Claude De Saint-Martin, di cui è nota l'importanza filosofica nella storia della Francia, dalla fine del XVIII secolo alla restaurazione europea. Ovidio La Pera ha pubblicato alcune opere di divulgazione ed esplicazione saintmartiniana che hanno avuto una notevole accoglienza da parte del pubblico. Ovidio La Pera è oggi il maggior interprete del pensiero di Louis Claude De Saint Martin. I saggi che oggi pubblichiamo sono tratti dalla sua opera Riflessioni su alcuni temi di L. C. de Saint-Martin . La bibliografia sotto segnata rappresenta oggi un corpus indispensabile allo studio del Martinismo.

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Collana Martinista

a cura di Vittorio Vanni

prodotto per Esonet.it


Diamo il benvenuto al Prof. Ovidio La Pera e alla sua collaborazione con Esonet e l'Opera al Rosso. Il Prof. Ovidio La Pera ha tradotto – per la prima volta in italiano – e successivamente curato e commentato l'opera omnia di Louis-Claude De Saint-Martin, di cui è nota l'importanza filosofica nella storia della Francia, dalla fine del XVIII secolo alla restaurazione europea. Ovidio La Pera ha pubblicato alcune opere di divulgazione ed esplicazione saintmartiniana che hanno avuto una notevole accoglienza da parte del pubblico. Ovidio La Pera è oggi il maggior interprete del pensiero di Louis Claude De Saint Martin. I saggi che oggi pubblichiamo (vedi Cristianesimo e Cattolicesimo) sono tratti dalla sua opera Riflessioni su alcuni temi di L. C. de Saint-Martin. La bibliografia sotto segnata rappresenta oggi un corpus indispensabile allo studio del Martinismo.

 

Opere di Louis Claude de Saint Martin

 

Lo Spirito Delle Cose (in due volumi)

(Introduzione, traduzione e note di Ovidio La Pera )

I Volume: L'ammirazione che Saint-Martin aveva per Jacob Böhme, lo portò ad estendere certi modi di vedere e certi sentimenti perfino alle questioni d'ordine naturale. Seguendo il progresso delle scoperte in ogni genere, ne confrontava i risultati con quelli ch'egli aveva acquisito con lo studio delle opere del filosofo tedesco. Il nostro autore pensava che doveva esservi una ragione a tutto ciò che esiste e che l'occhio interiore dell'osservatore ne era il giudice. Egli considerava pure che l'uomo ha in sé uno specchio vivente, che gli riflette tutti gli oggetti e che lo porta a tutto vedere e a tutto conoscere. Ma questo specchio vivente essendo esso stesso un riflesso della divinità, è il mezzo attraverso il quale l'uomo acquista delle idee sane e scopre l'eterna natura di cui parla il Böhme nella sua opera “L'Aurora nascente”. E in effetti, come risulta da una lettera scritta dal nostro Autore all'amico Kirchberger, “Dello spirito delle cose” non è che una raccolta di schizzi che abbracciano l'universalità delle cose sia fisiche e scientifiche che spirituali e divine, che dovevano servire per i lettori da introduzione preparatoria alle opere del Böhme ed in particolare dell' Aurora nascente, da lui tradotte, e che si accingeva a pubblicare.

 

II volume: Nel primo volume, l'Autore, prendendo in esame l'uomo, lo ha considerato più nei suoi rapporti esteriori e di natura scientifica, che nei suoi rapporti diretti con quanto egli deve operare ai fini della sua rigenerazione e quindi nei suoi rapporti spirituali. In questo secondo volume invece egli affronta proprio questi rapporti spirituali, perché, attraverso la sua rigenerazione, l'uomo possa reintegrarsi, in quanto, come l'autore afferma: “Noi eravamo fatti per il tempo vero e non siamo che nel tempo apparente”. A tale scopo egli ci indica la sorgente di tutti gli equivoci in cui la scienza degli osservatori ci ha trascinato, e ci informa, che il suo scopo nel redigere quest'opera, “è meno di svelare le verità profonde che di indicare, facendo osservare lo spirito delle cose, quali sono i sentieri che bisogna seguire, come pure quelli che bisogna evitare per raggiungere le regioni in cui queste verità fanno la loro dimora”.

 

Antologia delle opere maggiori di Louis-Claude de Saint-Martin – pagine scelte.

(Introduzioni, traduzioni, commenti e note di Ovidio La Pera )

Questa antologia, dedicata agli scritti di Louis-Claude de Saint-Martin, nasce con lo scopo di offrire, al lettore, con un fine propedeutico, la possibilità di conoscere attraverso una serie di pagine scelte, e quindi in sintesi, rispetto alla vastità della sua opera filosofica, la ricchezza di pensiero, nonché le indicazioni date dal nostro Filosofo per poter ristabilire, in piena consapevolezza, un giusto rapporto tra l'Uomo, Dio e l'Universo. Pensiero che ebbe, fin dal suo tempo, una grande risonanza, sia in Francia che nei paesi del Nord-Europa e particolarmente in Germania ed in Russia; e che esercitò una grande influenza su personaggi quali Joseph de Maistre, Honoré de Balzac, Charles Augustin de Saint-Beuve, Franz Von Bader, poeti e filosofi del romanticismo tedesco, e tanti altri ancora. E certamente non mancherà ancor oggi di esercitarla su coloro che cimentandosi con esso, tenendo conto della vastità e delle implicite possibilità di ricerca e di rivelazione che il suo pensiero racchiude in sé. Ma, in tal caso, sarà indispensabile dedicarsi allo studio diretto delle sue opere.

 

L'Uomo di Desiderio

A detta di molti critici “L 'Uomo di desiderio” è in assoluto il capolavoro di Saint-Martin: il suo stile è melodioso, solido, assolutamente originale, e bisognerà attendere un Lammennais o un Paul Claudel per ritrovarne la forza, il sapore e la qualità. Quest'opera apparve per la prima volta nel 1790 e fu più volte rivista e ristampata dall'autore stesso; essa ebbe la sua veste definitiva con la pubblicazione del 1802. Contiene 301 cantici che nella forma riecheggiano i salmi; in essi l'anima umana tende a riportarsi verso il suo primo stato, che solo la via dello spirito può farle riacquistare. Tale opera fu composta, come ci dice l'autore stesso, a Londra ed a Strasburgo su istigazione del filosofo religioso Thieman. Ad una prima lettura non è facile comprendere quanto in essa è contenuto , ma con un attento, e soprattutto meditato studio, i principi di questo libro divengono familiari e si manifesta una ricchezza straordinaria di luminosi pensieri. Saint-Martin stesso convenne che, in effetti, in esso vi si trovavano dei germi sparsi qua e là di cui, ignorava le proprietà, ma che si sviluppavano ogni giorno in lui dacché aveva conosciuto l'opera di Jacob Böhme.

 

Ecce Homo e il Nuovo Uomo

Per la collana Lo spirito delle cose, proseguendo nella pubblicazione delle opere di Louis-Claude de Saint-Martin, presentiamo in un unico volume queste due opere, data la brevità della prima e lo stretto legame di contenuti che vi è tra esse, entrambe furono scritte nello stesso anno e comparvero contemporaneamente nel 1792. Con la prima, Ecce homo, scirtta a Parigi, il nostro autore, che amava definirsi “filosofo incognito”, ci mostra a quale grado di bassezza l'uomo, per la sua debolezza, è caduto; e cerca di guarirlo dalla tendenza a tutto ciò che conduce al meraviglioso d'ordine inferiore, come ad esempio il sonnambulismo, la chiromanzia e tutte le profezie in genere che nel suo tempo imperversavano, e che purtroppo imperversano ancora.

La seconda opera, Il nuovo uomo, fu scritta a Strasburgo su suggerimento del Cav. Silverhielm, anziano elemosiniere del Re di Svezia e nipote del celebre Swedenborg. L'idea fondamentale di questo scritto è che l'uomo porta in sé una specie di testo, di cui la sua vita intera dovrebbe esserne lo svolgimento, perché, come già aveva affermato in Ecce homo, l'anima dell'uomo è primitivamente un Pensiero di Dio; pertanto per rinnovarci dobbiamo, rientrando nella nostra vera natura, pensare con il nostro vero Principio ed impiegare i nostri propri pensieri come altrettanti argani per operare questo rinnovamento.

 

La Massoneria e la Rivoluzione

(Gli scritti di carattere politico, filosofico e religioso di L. C. de Saint-Martin)

Una errata concezione attribuisce alla Massoneria il “complotto” per la Rivoluzione francese e, spesso, per quante altre ne sono avvenute nella storia dell'umanità dal XVIII secolo in poi. La Massoneria in realtà bandisce dagli argomenti trattati nelle sue “tornate” quelli legati alla politica ed alla religione, in quanto ritiene che l'equità e l'equilibrio, che si addicono al compartamento dei fratelli nel tempio, potrebbero esser turbate ed infrante. Ma la libertà individuale dei suoi membri è tale che nessuno, nello stesso tempio, potrebbe criticarne la fede religiosa e l'ideologia politica. Ma è vero nel contempo che gli ideali di libertà, fratellanza ed uguaglianza non sono state pure astrazioni metafisiche, ma anche volontà di progresso ed evoluzione dell'umanità, espresse e perseguite al di là, ma non al di sopra, delle concezioni iniziatiche che sono l'essenza della Massoneria. Questi scritti di L. C. de Saint-Martin, noti nelle aule della filosofia e della storia in Europa sono, per l'Italia, opera molto singolare ed inedita. È un filo di Arianna che ci guiderà nei labirinti percorsi da correnti sotterranee e sconosciute, che solo di tanto in tanto affiorano, come fiumi carsici, al cielo aperto della storia. Le influenze esoteriche sul pensiero rivoluzionario è una tematica tuttavia nuova anche nella storiografia mondiale, che necessita ancora di un lungo percorso di studi. Il testo, è corredato da un saggio storico, che inizierà il lettore al pitagorismo rivoluzionario ed al suo comunitarismo élitario.

 

Il Libro Rosso e il Mio Libro Verde

Nella prima delle due opere, Il libro rosso, scritto in epoca giovanile, sono contenute, espresse in articoli, una serie di considerazioni simboliche, religiose, metafisiche, alchemiche che testimoniano le conoscenze esoteriche dell'autore all'inizio della sua carriera, espresse, a volte, con un linguaggio ermetico, specialmente quando ciò avviene attraverso i numeri; considerazioni però, che per la loro importanza specifica, lo portano ad affermare nell'articolo n° 139 del suo ritratto storico e filosofico: “Questo libro rosso è disseminato in tutti i miei scritti posteriori”.

La seconda opera, Il mio libro verde, originariamente composta da 1000 articoli, e di cui ne sono giunti a noi 994, possiamo considerarla, anche se non in modo sistematico, quasi un trattato, scritto in maniera chiara ed accessibile, di quella dottrina di vita che, a piene mani, sprigiona dalle opere filosofiche del nostro autore; egli, con i pensieri, le riflessioni e le considerazioni su fatti, argomenti e temi di natura sociale, politica, religiosa filosofica ecc., fornisce un materiale vastissimo particolarmente indicato per la meditazione a tutti coloro che considerano il Saint-Martin una guida, e ciò allo scopo di comprendere, penetrare e perseguire quella che lui ed il suo primo maestro, Martinez de Pasqualis, chiamavano la reintegrazione degli esseri.

 

Il Mio Ritratto Storico e Filosofico

Per quale motivo L. C. de Saint-Martin si è dedicato alla stesura di questo giornale biografico?

Egli stesso ci dà la risposta nell'articolo n° 352: “Mi sono lasciato andare a comporre dei pezzi e delle idee staccate di questa raccolta storico-morale e filosofica solamente per non perdere i piccoli tratti sparsi della mia esistenza; essi non avrebbero meritato la fatica di farne un'opera in regola ed io non do a questo piccolo lavoro che dei minuti molto rari e molto passeggeri, credendo di dovere il mio tempo a delle occupazioni più importanti. Il vero vantaggio che mi procurerà è di poter ogni tanto mostrarmi a me stesso tale quale sono stato, tale quale avrei voluto essere e tale quale l'avrei potuto se fossi stato assecondato...”.

Egli era convinto inoltre di dover svolgere un'alta missione d'insegnamento alfine di condurre i suoi fratelli a condividere gli scopi del suo grande oggetto, e a conferma di ciò nell'art. n° 1135 scrive: “Il mio compito in questo mondo è stato di condurre lo spirito dell'uomo per una via naturale alle cose sovrannaturali che gli appartengono di diritto, ma di cui egli ha perduto totalmente l'idea, sia per la sua degradazione, sia per l'insegnamento falso dei suoi istitutori. Questo compito è nuovo, ma è pieno di numerosi ostacoli; ed è così lento che sarà solamente dopo la mia morte ch'esso produrrà i suoi più bei frutti...”.

Chissà! Forse scrivendo quest'articolo presagiva il futuro ed avvertiva l'importanza e la risonanza che tutta la sua opera avrebbe avuto nel tempo, se consideriamo in effetti l'influenza ch'egli ebbe su personaggi quali Joseph de Maistre, Honoré de Balzac, Franz Von Badeer ed altri, e che non mancherà ancora di esercitare su tutti coloro che si accosteranno al suo pensiero.

 

I Numeri

La scienza sacra dei numeri o aritmosofia, per Louis-Claude de Saint-Martin, è stata sempre la fonte di ogni conoscenza, e ciò lo si desume, oltre che dalle sue opere in generale, da quanto egli afferma all'inizio del suo libro “I numeri”: «I numeri non sono che la traduzione abbreviata, o la lingua concisa delle verità e delle leggi di cui il testo e le idee sono in Dio, nell'uomo e nella natura.

Si può anche definirli il ritratto intellettuale e orale delle operazioni naturali degli esseri, di quella misura che essi non potrebbero passare senza traviarsi e snaturarsi, il che ha fatto dire a qualcuno che i numeri erano la saggezza degli esseri e ciò che impediva loro di divenire folli».

Martinez de Pasqually, primo maestro di L.C. de Saint-Martin, da parte sua, nel suo “Trattato sulla reintegrazione degli esseri” al cap. 65, dice: «È questa virtù dei numeri che ha fatto dire ai saggi di tutti i tempi che nessun uomo può essere sapiente , sia nello spirituale divino, sia nel celeste, terrestre, generale e particolare, senza la conoscenza dei numeri. Altra cosa è la conoscenza delle leggi della natura spirituale, altra cosa è la conoscenza delle leggi d'ordine e di convenzione degli uomini materiali. Le leggi degli uomini variano come l'ombra, quelle della natura spirituale sono immutabili, tutto essendo innato in esse, fin dalla loro prima emanazione».

Dato il particolare carattere dell'opera che tratta di argomenti molto elevati e complessi, nelle note è data solamente qualche spiegazione qua e là, puramente formale, senza entrare nei meandri occulti della materia e quindi nelle sue significazioni. Pertanto la sua comprensione, dev'essere frutto dell'intelligenza individuale del lettore, chiamato in questo caso come non mai, ad un impegno di particolare portata di tipo meditativo.

 

Istruzioni Sulla Saggezza ed altri scritti propedeutici

Nei testi presentati in questo volume viene esposta ai discepoli la dottrina e gli insegnamenti di Martinès de Pasqually, Gran Sovrano dell'Ordine degli Eletti Cohen, dottrina che L. C. de Saint-Martin stesso aveva raccolto, per conto del suo maestro, di cui fu anche il segretario, nel “Trattato sulla reintegrazione degli Esseri”.

Ma chi erano gli Eletti Cohen? Nel 1754 circa, Martinès de Pasqually, straordinario personaggio, rimasto ancor oggi alquanto misterioso, coinvolto nei diversi sistemi degli «alti gradi» della Massoneria settecentesca, creò l'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo. Quest'Ordine era un sistema in cui dopo i tre classici gradi di apprendista, compagno e maestro, si inserivano una classe del “Portico”, una del “Tempio” ed una “Segreta”, corrispondente al grado di Rosa-Croce. Ma già fin dalla classe del “Portico” venivano introdotti i primi fondamenti della dottrina di Martinès, e cioè la “Reintegrazione” di ogni essere in senso universale.

Questa dottrina con operazioni di tipo teurgico sempre più complesse e via via più segrete nell'avanzare dei gradi, veniva impartita all'adepto a cui spettava il compito di apprendere quale fu la sua origine e quale era la sua destinazione e quali erano le vie comuni della sua caduta e della sua risalita. La sua rigenerazione dopo la caduta di Adamo passava attraverso la faticosa ascesi che gli permetteva di raggiungere un “Sacerdozio Cohen”, durante il quale imparava ad avere il dominio di se stesso e, preparato nel silenzio, con particolari pratiche, otteneva in determinati giorni la rivelazione soprannaturale di ciò che Martinès indicava con il termine “Chose”, ossia la Cosa. E ciò era possibile in quanto, secondo uno dei principi di Martinès, ogni uomo è nato profeta e, per conseguenza, egli è obbligato a coltivare in lui il dono della visione e perciò della conoscenza, cultura questa alla quale doveva servire la sua scuola.

 

La Teurgia dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo

Tratto da uno scritto originale di L. C. de Saint-Martin, ecco un testo in cui vengono descritte e rivelate le pratiche e le cerimonie teurgiche che venivano svolte nelle logge dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen, create da Martinès de Pasqaully, e di cui Saint-Martin in gioventù fece parte.

Durante queste cerimonie, mediante la preghiera, i digiuni, le invocazioni, e come si vedrà, con l'ausilio di particolari pratiche, oltre a raggiungere un particolare dominio di se stesso, l'adepto, nel silenzio, otteneva in determinati giorni la rivelazione soprannaturale di ciò che Martinès indicava con il termine “Chose”, ossia la Cosa. In realtà, durante queste cerimonie, il teurgo domandava a Dio che gli venissero restituiti i suoi poteri primitivi sugli spiriti, ai quali poi, egli, imponeva il suo comando a quelli buoni, mentre esorcizzava i cattivi. Il tutto avveniva attraverso dei segni auditivi e tattili, ma soprattutto luminosi e perciò visibili, i quali indicavano il successo dell'operazione.

“Venite, spirito santo, a circondare il fuoco che vi è consacrato per essere il vostro trono potente e dominante su tutte le regioni del mondo universale. Dominate secondo il mio pensiero, su me particolarmente, e sui proseliti riuniti qui con me; allontanate da questo cerchio ogni spirito di errore, di prevaricazione e di discordia, perché le nostre anime possano approfittare del frutto dei lavori che l'ordine dà a tutti coloro che sono degni d'essere penetrati da voi. Amen”. (Estratto dall'Istruzione segreta).

 

Il Ministero dell'Uomo-Spirito

(Quest'opera è pubblicata dalle Edizioni M.I.R.)

Il Ministero dell'Uomo-Spirito è l'ultima opera di L.C. De Saint-Martin, pubblicata a Parigi nel 1802, ed è costituita da tre parti; la prima, Della Natura, la seconda, Dell'Uomo, e la terza, Della Parola.

L'obiettivo di questo libro è di mostrare come l'UomoSpirito (o esercitante un ministero spirituale) può migliorarsi e rigenerare se stesso e gli altri, restituendo la Parola o il Logos all'uomo ed alla natura. È in questa parola che l'autore, pieno della dottrina e dei sentimenti di Jacob Böhme, attinge la vita di cui anima qui i suoi ragionamenti ed il suo stile: ragionamenti miranti a rinnovare il proprio pensiero, in modo che dalla sua forma dialettica, in cui da tutti viene comunemente usato, possa esso ritrovare la sua luce originaria, e che, come accadde a Teseo con il filo di Arianna, consenta la risalita dal labirinto della mente alla soglia della Libertà dello spirito, eliminando così, per usare i suoi termini, l'opposizione della causa inferiore alla causa superiore, per passare finalmente dalla razionalità all'intuizione, e per mezzo di questa pervenire alla luce, e quindi al Logos.

 

Opere di Ovidio La Pera

 

L'Operatività del Martinista

Ovidio La Pera, proseguendo il suo infaticabile lavoro, nell'intento di far conoscere il pensiero e gli insegnamenti di L. C. de Saint-Martin, traducendone tutte le opere e curandone la pubblicazione con le Edizioni “Firenze Libri”; constatata la frenesia della vita contemporanea che mette in difficoltà coloro che intraprendono un'esperienza d'ordine spirituale, privi di un rapporto stretto con un maestro che li ponga in condizione di operare, trasmettendo loro gli strumenti operativi, così come avveniva nel passato, secondo la Tradizione; ha ritenuto opportuno pubblicare una raccolta di suggerimenti sulle tecniche e sui metodi applicativi per un'operatività che consenta a tutti coloro che considerano L. C. de Saint-Martin una guida ed un maestro, e perciò ai Martinisti, di raggiungere quei risultati, che soli, possono condurre alla rigenerazione dell'essere. Questi esercizi sono comunque idonei anche per tutti coloro che, indipendentemente da ogni tipo di appartenenza a scuole o ad istituzioni iniziatiche, intendono intraprendere un'esperienza d'ordine spirituale a livello personale. Si fa presente che negli esercizi proposti non vi è alcunché d'improvvisato, né tanto meno d'inventato, trattandosi di eredità tradizionali d'insegnamenti di provenienza Occidentale, che un tempo erano trasmessi da bocca ad orecchio; ma che, adattati all'epoca attuale, risultano ancor oggi rispondenti alle esigenze dell'uomo moderno.

Quanto viene suggerito non è una pratica religiosa, bensì un metodo di ricerca che consente di pervenire a quella elevazione del pensiero che L. C. de Saint-Martin riteneva indispensabile, poiché, liberandoci dal condizionamento dei sensi corporei, esso può consentirci di varcare la soglia della conoscenza.

 

Riflessioni su alcuni temi di L. C. de Saint-Martin

Per la collana Lo spirito delle cose Ovidio La Pera ha avuto modo di esaminare nelle sue linee generali l'opera di L. C. de SaintMartin, insigne filosofo spiritualista della fine del Settesento. Con le presenti Riflessioni l'autore affronta alcune tematiche care al nostro filosofo, specie quelle legate al mondo dei numeri, o comunque dense di significati, talvolta espresse con un linguaggio enigmatico; queste vengono esaminate però senza voler dare ad esse una spiegazione definitiva, data la loro natura specificatamente esoterica che perciò richiede una personale interiorizzazione di tipo meditativo; si tratta pertanto solo di un contributo atto ad allargare l'interesse che il pensiero e la dottrina di vita di questo autentico illuminato desta in tutti coloro che gli si accostano. Infine, viene esaminato anche il suo personale rapporto con il mondo femminile, che, come vedremo, è stato in totale armonia con la sua visione del mondo e del rapporto che deve intercorrere tra l'uomo e la Divinità.

 

Conoscere L. C. De Saint-Martin

(quest'opera è pubblicata dalle Edizioni M.I.R.)

Con questo scritto l'Autore, mettendo a disposizione del lettore la sua esperienza, dovuta allo studio più che ventennale della vasta opera filosofica e letteraria di L. C. De Saint-Martin, arricchita anche dalla traduzione dei suoi testi, si propone di facilitare la comprensione della dottrina e degli insegnamenti dì questo insigne maestro, evidenziando i principali aspetti di alcuni argomenti da lui affrontati e che tanta importanza e risonanza ebbero nel suo tempo, considerando la grande influenza che esercitarono su personaggi quali Joseph de Maistre, Honoré de Balzac, Charles Augustin de Saint-Beuve, il filosofo Franz Von Badeer, i romantici tedeschi e altri; e che non mancheranno ancora di esercitarla su tutti coloro che si accosteranno al suo pensiero, tenuto conto della sua vastità e delle possibilità di ricerca e di rivelazione ch'esso racchiude.

 

Il Filosofo Incognito ovvero L. C. de Saint-Martin

(Studio della sua opera e della sua via per la rigenerazione e la reintegrazione dell'uomo)

Il presente saggio su L. C. de Saint-Martin, detto il “Filosofo Incognito”, illustre pensatore spiritualista francese della fine del Settecento, è proposto per facilitare al lettore l'incontro con la sua opera filosofica e letteraria, sperando cosi di aiutarlo a comprenderne la dottrina e gli insegnamenti in essa contenuti. A tale scopo, certamente, il paziente lavoro di ricerca e di traduzione di tutte le opere del “Filosofo Incognito”, compiuto da Ovidio la Pera, in oltre trent'anni di appassionato studio, opere che sono tutte in via di pubblicazione in questa stessa collana, rende, con pieno titolo, questo suo saggio, specificatamente indicato, per presentare questa dottrina e questi insegnamenti nel migliore dei modi.

Gli scritti di L. C. de Saint-Martin, per la loro ricchezza di pensiero e la loro luce, ebbero, fin dai suoi tempi, una grande risonanza, sia in Francia che negli altri paesi europei, particolarmente in Germania ed in Russia. Ed infatti essi esercitarono una grande influenza su personaggi quali Josef de Maistre, Honoré de Balzac, Charles Augustin de Saint-Beuve, il filosofo Franz Von Badeer, i poeti e i filosofi del romanticismo tedesco e tanti altri ancora. E certamente essi non mancheranno ancor oggi, di esercitarla su tutti coloro che vi si accosteranno cimentandosi col suo pensiero, tenuto conto della vastità e delle implicite possibilità di ricerca e di rivelazione che essi racchiudono in sé.

 

Altri Autori d'ambito Martinista

 

Martinès de Pasqually – Trattato Sulla Reintegrazione Degli Esseri

(Traduzione e note di Ovidio La Pera)

Il Trattato sulla reintegrazione degli esseri è il primo dei testi fondamentali della tradizione martinista, ed anche un monumento dell'occultismo e dell'esoterismo, della teosofia e della teurgia nell'ambito della Massoneria del Settecento in Francia.

Tale Trattato è l'opera di uno tra i personaggi che maggiormente hanno incuriosito l'Europa alla fine del XVIII secolo, ma dei meno conosciuti e più misteriosi, e cioè Martinès de Pasqually. Il testo che presentiamo qui è la traduzione del manoscritto autografo di Louis-Claude de Saint-Martin, il quale aveva collaborato per la sua stesura con il Pasqually, suo primo maestro, che poco e male conosceva la lingua francese. Il suo contenuto ci porta a conoscenza della sua dottrina che, come il titolo stesso dell'opera indica, si fonda sulla Reintegrazione d'ogni essere in senso universale. All'uomo il compito di apprendere quale fu la sua origine e qual è la sua destinazione e quali sono le vie comuni della sua caduta e della sua risalita. Martines, le cui conoscenze forse provenivano dalla religiosità marrana o dagli ebrei sefarditi, e del quale altri ascendenti vanno forse ricercati nelle reminiscenze di certi gruppi gnostici o in lontani echi della tradizione esoterica islamica, cercò d'innestare gli elementi della sua dottrina, comunque velati di terminologie cristiane, nell'unica, allora, grande tradizione iniziatica esistente in occidente, e cioè nella Massoneria.

 

Victor Émile Michelet – I Compagni della Ierofania

(Introduzione, traduzione e note di Ovidio La Pera)

Ierofania vuol dire “manifestazione del sacro”, da Hiéros “sacro” e phanein, “manifestare”. Da Hiéros proviene anche la parola Ierofante, che era il sacerdote di Demetra nei Misteri Eleusini. Nei “Compagni della Ierofania” vi è una preziosa testimonianza di un periodo storico in cui il pensiero filosofico riprendeva le vie della tradizione dopo l'illuminismo, che aveva rigettato le scorie temporali di ciò che era ormai decaduto, degenerato e morto. “I Compagni della Ierofania” furono i protagonisti di una rivoluzione, vale a dire di un ritorno alle origini, ad un punto di partenza tradizionale, in cui materia e spirito non sono termini antitetici, ma espressioni unitarie della vita dell'umanità. L'autore, Victor-Emile Michelet, (1861-1938), eletto anche Gran Maestro nel 1932 dell'Ordine Martinista, fu una presenza costante e preminente, nel “milieu” di ermetisti, magisti, letterati e poeti, ed un testimone del Rosaire des Mages che produsse, in poco tempo, una fioritura di Ordini che esplorarono e praticarono branche particolari, ma affini, alla Rosa+Croce. Egli descrive gli avvenimenti, gli aneddoti i personaggi nella loro realtà umana, nelle piccole eccentricità, nella quotidianità delle emozioni e negli errori cui nessuno può sfuggire, consolandoci così nella nostra secondarietà e minorità di epigoni e di seguaci della loro stessa via spirituale. Così, questo libro dalla lettura rasserenante e gradevole, apparentemente lontano dalla gravezza di un saggio filosofico, acquista valori di profondità di pensiero iniziatico e di segnacolo vero verso il perseguimento di una via spirituale.

Il volume è stato ulteriormente arricchito con la pubblicazione di testi rari ed introvabili sulla storia del Martinismo – scritti dai protagonisti stessi – e che produrranno una maggior comprensione dei movimenti metafisici che caratterizzarono la fine del XIX secolo e l'inizio del XX.

La loro lettura e meditazione saranno inoltre utili a rintracciare le radici degli attuali movimenti neospirituali, spesso degenerati e lontani dalla loro origine.

 

Karl Von d'Eckhartshausen – La Nube sul Santuario

(Introduzione, traduzione e note di Ovidio La Pera)

Questo testo del filosofo Eckhartsausen, è composto complessivamente da cinque lettere e da un'appendice. Il Santuario di cui in esse si parla, non è altro che il “Santo dei Santi” ovverosia il santuario interiore del tempio di Salomone. E la “Nube” che lo copre, è come una “tenda” che vela il santuario alla nostra vista; non per tenere la sua luce lontana da noi, ma per nasconderci misericordiosamente il suo fulgore perché nello stato attuale in cui noi siamo ci abbaglierebbe. Come l'Autore afferma nella sua terza lettera, “Dio e Natura non hanno misteri per i loro figli”. Questi misteri sono causati dalla debolezza della nostra natura, incapace di sostenere la luce, perché non è ancora preparata a sopportare la luce casta della verità svelata. Egli ci parla quindi del Sacerdozio Reale dei suoi Eletti e della loro Comunità presso cui ebbero inizio i Misteri Sacerdotali degli Eletti e della Chiesa Interiore. La vera Scienza Reale e Sacerdotale è la scienza della rigenerazione, o della riunione dell'uomo caduto con Dio. “Essa è chiamata scienza reale perché conduce l'uomo alla conoscenza, alla potenza e al dominio della natura. Ed è chiamata scienza sacerdotale perché santifica tutto e porta tutto alla perfezione diffondendo dappertutto la Grazia e la benedizione… . Contemporaneo di L. C. de Saint-Martin, ebbe con lui, grazie alla intermediazione di Kirchberger, amico di entrambe, degli scambi epistolari e di alcuni dei loro scritti, che nei loro contenuti ci rivelano una notevole affinità.

 

Jacob Böhme - L'Aurora Nascente

(Introduzione, traduzione e note di Ovidio La Pera)

Secondo la dottrina espressa in quest'opera dal Böhme, Dio, nella sua esistenza, da ogni eternità, è Uno e Trino, ed è inesauribile nella sua attività. Egli è la Natura essenza , ed ha in sé infinite potenzialità oltre alla Saggezza, ed alla Sofia. La sua attività consiste nel produrre mediante l'opera di sette spiriti, secondo le sette qualità o forme, ogni cosa ed ogni creatura. Al centro di tutta la storia del creato vi è la vicenda del principe Lucifero, con la sua caduta, alla quale, poi, seguirà quella di Adamo, causata dalla sua stessa volontà. Quanto accadde, determinerà, per l'uomo, la necessità di rigenerarsi sacrificando la propria personalità onde liberare il proprio io mediante la carità e la preghiera. Ogni essere, ogni creatura ha in sé, in eterno combattimento tra loro, il bene ed il male, l'amore e la collera, e da questa contrapposizione derivano le dottrine delle corrispondenze, delle segnature, oltre alla possibilità di praticare la magia e soprattutto l'alchimia.

Quest'opera, anziché dal tedesco, è stata ricavata dalla traduzione in lingua francese fatta da Louis-Claude de Saint-Martin, di cui, in questa Collana Martinista, è in corso la pubblicazione di tutte le sue opere, e nella quale, è nostro intendimento inserire anche le sue traduzioni di alcune fra le opere del teosofo di Görlitz. E ciò in quanto il Saint-Martin, ha conferito al testo, col suo personale stile, una certa chiarezza nel linguaggio, che talvolta, nel Böhme, è piuttosto oscuro, facilitando così la comprensione delle tematiche da lui affrontate, non sempre in maniera semplice e piana. Un notevole contributo per la chiarezza del contenuto di quest'opera, è venuto dal fatto che ormai il linguaggio di Saint-Martin, nel suo tipico stile, non presenta più per noi alcuna difficoltà, avendo già tradotto quasi tutte le sue opere, ed inoltre nel tradurlo, abbiamo cercato di pervenire ad una sua lettura, se non facile, almeno sufficientemente chiara dal punto di vista linguistico. Saint-Martin stesso confessa che l'autore è contemporaneamente sublime ed oscuro e che in particolare la sua “Aurora” è un caos, ma che contiene tutti i germi sviluppati nella sua opera “I Tre Principi dell'Essenza divina” e nelle sue produzioni successive.

 

Sedir – Meditazioni per ogni settimana

(Introduzione, traduzione e note di Ovidio La Pera)

Sedir, è l'anagramma di “desir”, ovvero “desiderio”; il suo vero nome era Yvon Le Loup ed il nome iniziatico, “Sedir”, gli fu imposto dal Papus per il suo sincero entusiasmo e la sua ferma volontà nell'affrontare l'arduo sentiero della ricerca spirituale. Non ancora ventenne, e precisamente fin dalla sua fondazione, (dovuta al Papus) e cioè nel 1891, si affiliò all'Ordine Martinista, divenendone presto un membro del “Supremo consiglio”. Quest'opera, da lui composta, va ad aggiungersi ad una vasta produzione letteraria d'ordine strettamente spirituale. Limitando, in quest'occasione, il nostro interesse esclusivamente ad essa, facciamo osservare come l'obiettivo delle meditazioni da lui proposte, vada ben al di là del desiderio di conoscenza di tipo intellettuale, come talvolta può apparire da qualche suo scritto. Egli, in effetti, prendendo a modello uno spirito d'imitazione del Verbo, invita a porre dinnanzi all'anima del meditante dei temi atti a sviluppare, non attraverso un esame discorsivo e perciò razionale, dovuto al moto del nostro pensiero, ma attraverso la “contemplazione” del loro contenuto, nel silenzio interiore più profondo, un sentimento tale da far sì che il cuore giunga a sostituirsi all'intelligenza, per imparare ad amare invece di comprendere, e ad accogliere quei raggi di luce ai quali sempre l'anima umana ha tanto aspirato per sottrarsi alle tenebre. Infine, al termine d'ogni meditazione, egli invita “l'uomo di desiderio” ad un'osservanza quotidiana, impegnandolo in tal modo per una decina di minuti o poco più, e ciò poiché, come lui dice, la vita d'ogni discepolo deve essere “attiva e non contemplativa, pratica e non teorica”.

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