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Ermetismo: Abraham Abulafia e la Qabalah /1
Argomento:Arte ed Esoterismo

Arte ed EsoterismoDramma ermetico dall'Opera teatrale di Élie-Georges Berreby - Tratto da Hokhmah; Les Cahiers d'étude de la Kabbale n° 32. Traduzione di Alexander S.I.I.
Per gentile concessione del Fr. Rino Follien - Curato per Esonet da Athos A. Altomonte

(opera teatrale scritta da Élie-Georges Berreby)

Scene I-V

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Abraham Abulafia e la Qabalah /1

di Élie-Georges Berreby

prodotto per Esonet.it


Dramma ermetico dall'Opera teatrale di Élie-Georges Berreby - Tratto da Hokhmah; Les Cahiers d'étude de la Kabbale n° 32. Traduzione di Alexander S.I.I.
Per gentile concessione del Fr. Rino Follien - Curato per Esonet da Athos A. Altomonte

 

Abraham Abulafia e la Qabalah

(opera teatrale scritta da Élie-Georges Berreby)

 

L'azione si svolge a Roma nel 1290 e pur essendo immaginaria si basa su fatti storici.

 

Scena I

Buio. Canto ebraico. Aboulafia accende un fuoco, che ci rivela il palcoscenico. Alimenta il fuoco recitando la seguente preghiera.

Aboulafia

L'eccellenza e la fedeltà appartengono al Nome eternamente vivente.   

La grandezza e la benedizione appartengono al Nome eternamente vivente.

La maestà e la saggezza appartengono al Nome eternamente vivente.

La conoscenza e la parola appartengono al Nome eternamente vivente.   

La magnificenza e la bellezza appartengono al Nome eternamente vivente.

Il consiglio e la forza appartengono al Nome eternamente vivente.          

Lo splendore ed il bagliore appartengono al Nome eternamente vivente.  

La grazia e la benevolenza appartengono al Nome eternamente vivente.  

La trasparenza e la luce appartengono al Nome eternamente vivente.    

L'unità e l'adorazione appartengono al Nome eternamente vivente.        

La corona e la gloria appartengono al Nome eternamente vivente.           

Il rigore e l'intelligenza appartengono al Nome eternamente vivente.     

La sovranità ed il regno appartengono al Nome eternamente vivente.

Il fondamento e la permanenza appartengono al Nome eternamente vivente.

Il trionfo e la saggezza appartengono al Nome eternamente vivente.       

La potenza e l'efficacia appartengono al Nome eternamente vivente.      

Lo splendore e la nobiltà appartengono al Nome eternamente vivente.    

La scienza e l'energia appartengono al Nome eternamente vivente.         

La volontà e la giustizia appartengono al Nome eternamente vivente.      

La fecondità e la santità appartengono al Nome eternamente vivente.      

Il canto e l'esultanza appartengono al Nome eternamente vivente.           

La lode e la gloria appartengono al nome eternamente vivente.

(Aboulafia si ferma. Digana appare nella penombra)

 

Scena II

Suono del vento. Con sulla spalla un bastone con un fagotto, Aboulafia cammina sulla via per Roma. Deve talvolta rallentare il passo a causa del vento. Improvvisamente un rumore. Si ferma, guarda a sinistra e a destra. Silenzio.

Digana

(invisibile) Di cosa hai paura Aboulafia?

Aboulafia

Il mondo corre verso la sua rovina.

Digana

Anche tu, Aboulafia. (silenzio) – Ho letto molti dei tuoi scritti.

Aboulafia

(che ha ascoltato attentamente) Hai la voce di una donna ed il comportamento di un uomo.

Digana            

Bene!

Aboulafia

Affermi di aver letto Aboulafia e non appartieni al mio popolo.

Digana            

Bravo!

Aboulafia

Appartieni alla nobiltà romana ma disprezzi gli sciocchi. (Digana appare) – Vedo che mi conosci.

Digana            

Aboulafia, non devi entrare in Roma, questa sera.

Aboulafia

Chi me lo impedirebbe?

Digana-

Non potrai avvicinare Sua Santità.

Aboulafia

Il Papa ha bisogno di sentire ciò che ho da dirgli. Deve convertirsi.

Digana            

(sconcertato) – Sua Santità?… a cosa?

Aboulafia

È tempo che il Papa diventi ciò che pretende di essere.

Digana            

Tutta la polizia di Roma è avvisata della tua venuta. Ad una lega da qui i soldati della Chiesa sono pronti ad arrestarti. Sei stato denunciato come stregone.

Aboulafia

Ho una lettera del vescovo di Barcellona per il Papa Nicola III. Sai chi è il vescovo di Barcellona?

Digana

(disilluso) – Il confessore del Re, Alfonso il Saggio. Non è una buona presentazione. Sua Santità non ama il Re di Spagna.

Aboulafia

(rimettendosi il bastone sulla spalla per riprendere la sua strada) – Spero che ci rivedremo un giorno. (vuole passare. Lei lo trattiene, gli sbarra la strada).

Digana

(parandosi davanti a lui) – Se entri in Roma, nessuno potrà salvarti. I soldati di Roma hanno ricevuto l'ordine di condurti direttamente sulla strada di Napoli e di bruciarti vivo. Il rogo è già pronto. I carnefici ti aspettano.

Aboulafia

Senza essere giudicato?

Digana

Sei stato giudicato. Da un collegio speciale. E la sentenza è stata comunicata ai dignitari ebrei… Essi l'hanno approvata.

Aboulafia

Cosa ci si può aspettare dagli ebrei di Corte? Sono sempre esistiti ebrei equivoci nella cerchia del potere. (tentando di continuare la sua strada) – Parlerò ai carnefici… ed i carnefici si faranno da parte.

Digana

Fermati! I carnefici di Roma sono persuasi che bruciandoti saranno i loro peccati ad essere bruciati. Non si può nulla contro gli idealisti.

Aboulafia

(con ostinazione) – I miei giudici mi ascolteranno.

Digana

Aspetta, Maestro! Come sei impulsivo! Per i tuoi giudici, sei già una pratica archiviata. L'elite intellettuale e finanziaria non ama gli spiriti indipendenti. La tua audacia spaventa. Se quantomeno tu citassi piamente le Scritture. Ma, no! Tu affermi! Tu affermi! E dei miracoli accompagnano le tue parole. I miracoli…, la gente a posto non gradisce queste cose! Fai troppa impressione sul popolino. Questo è male per l'ordine pubblico. A morte il profeta! A morte il rivoluzionario! I giudici hanno obbedito. I carnefici obbediranno. La bolla è stata firmata di suo pugno da sua Santità. E tu sai bene che il Papa non può ritornare sulle sue decisioni… Aboulafia, guarda quella locanda sulla collina. La tua camera è pagata per tre notti. Ed anche il vitto.

Aboulafia

Non mangio mai nelle locande.

Digana

Mangerai in questa. Mangerai con la proprietaria: la signora Cohen-Moravia. Lei dà del maiale ai suoi gatti ma non ne consuma. Serve ostriche ai suoi clienti ma lei non ne consuma. E quando mangia pollame, indovina chi l'ha sgozzato.

Aboulafia

Il vecchio Benamozegh.

Digana

Sei rassicurato? (rumore di passi e di armi) – Zitto! Nasconditi. (Aboulafia scompare. Digana scruta i dintorni. I passi dei soldati si allontanano. Aboulafia ricompare) – Tutti i gendarmi di Roma ti cercano. Sii prudente.

Aboulafia

(ridendo) – Sei una diavolessa, ma una buona cristiana.

Digana

Tra gli eruditi cristiani hai molti amici.

Abulafia

Che il cuore del Cielo sia ringraziato. Ogni volta che incontro un uomo sottomesso alla Volontà Unica incontro un fratello. (contemplandola) – Hai un viso grazioso. Ma i tuoi occhi sono cerchiati dallo studio. Cosa cerchi?

Digana

Quello che cerco, tu solo me lo puoi dare.

(Buio)

 

Scena III

Buio. Durante il buio, lo stesso inno declamato da una decina di voci. Luce. Aboulafia è accovacciato sui talloni, immobile. Schiena verso il pubblico. Digana entra, lo vede in meditazione, fa per ritirarsi.

Aboulafia

(senza voltarsi) – Puoi restare.

Digana

(aggressiva) – La signora Cohen-Moravia mi ha detto che pregavi con dieci uomini. Dove sono?

Aboulafia

La preghiera è terminata, si sono ritirati.

Digana

Ero davanti alla porta. Li avrei visti uscire.

Aboulafia

Si sono ritirati.

Digana

Dalla finestra?

Aboulafia

Si sono ritirati.

Digana

Devono essere delle spie. Esigo di vederli… ho sentito le loro voci.

Aboulafia

(voltandosi) – Sei molto fortunata.

Digana

Ma tu… hai due bocche…

Aboulafia

(toccandosi tranquillamente la guancia) – È proprio quello che occorre per convincere il Papa a ricevermi e a graziarmi.

Digana

(reprimendo un singulto) – Nicola III è appena morto.

Aboulafia

(sorpreso) – Improvvisamente?

Digana

Improvvisamente.

Aboulafia

Era malato? (doloroso silenzio di Digana) – Lo conoscevi?

Digana

(dopo una pausa, col groppo in gola) – Il Papa Nicola III era mio zio, il mio confessore ed il mio amico. (con la gola stretta) – Perché hai fatto questo?

Aboulafia

(interdetto) – Non ho richiesto che il trionfo della giustizia. (camminando avanti e indietro) – Avresti dovuto portarmi da lui. L'avrei salvato.

Digana

Preparavo il vostro incontro. Ma doveva rimanere segreto… Il Maestro Eléazar, di Palermo, mi aveva avvertito dei tuoi poteri. Se avessi saputo che li avresti usati contro la nostra famiglia…

Aboulafia

Rispettavo il Papa Nicola III. Sono stato avvertito in sogno che disapprovava le misure discriminatorie contro gli Ebrei. Si proponeva di riunire un nuovo Concilio per abolire gli effetti del Concilio Laterano.

Digana

(stupefatta) – Tu sapevi questo? Non avrete mai più un Papa così benevolo.

Aboulafia

(con violenza) – Sono i banchieri e gli usurai che chiedono la vostra benevolenza. Io, reclamo la giustizia.

Digana

Ebbene, stai per essere servito! Ti consegnerò ai soldati di Roma. La tua condanna è stato l'ultimo atto del Papa. Sarai bruciato. Prima, ti farò frustare fino a quando non confesserai quanto sia forte la tua magia. Mio zio era protetto da un'armata di alchimisti, di occultisti, di astrologi e di maghi. Tutti gli intrighi dei suoi nemici per eliminarlo erano falliti. E tu, uno sporco piccolo ebreo … (Aboulafia si muove leggermente) – Non cercare di scappare… Tu hai dei poteri che noi non abbiamo ma noi abbiamo il potere di annientare te ed i tuoi.

Aboulafia

Annientarci è un compito difficile.

Digana

Abbiamo tutto il tempo.

Aboulafia

Noi, abbiamo l'Eternità. (furiosa, Digana si getta su di lui, lo immobilizza).

Digana

(crollando) – Aboulafia, non ero tua nemica.

Aboulafia

(con strana tenerezza) – Io so quello che so. E so quello che ho visto. (luce attenuata. Come allucinato, evocando). Tu, vestita da prete… ho guardato bene. Sì, era il tuo viso. (in crescendo) – E altri preti ti servivano. E tu li comandavi con dolcezza e benevolenza… Hai un fratello gemello? (silenzio) – Non puoi essere contemporaneamente, una donna ed un uomo.

Digana

(con tono di sfida) – E perché no?

Aboulafia

No. Sono ancora lontani i tempi in cui l'uomo e la donna non saranno che uno nel loro corpo e nel loro spirito.

Digana

(curiosa) – E cos'hai visto d'altro?

Aboulafia

Un monastero dove mai nessuna donna è penetrata. Mangiamo insieme. Ti insegno i tre metodi di interpretazione delle Scritture: letterale, allegorico e mistico. E tu mi poni delle domande. Ed io ti rispondo. Ma tu vuoi sapere tutto. È troppo presto. Quando ti dico: “Più tardi, più tardi. Pratica intanto ciò che sai…” (s'interrompe).

Digana

Cosa rispondo?

Aboulafia

(dopo un lungo silenzio, stupito) – Tu ordini che io sia frustato. (interdetto) – Sei tu il Padre Superiore di quel collegio. (spaventato) – Ma chi sei tu?

(Buio)

 

Scena IV

Durante il buio, una parte dell'inno declamato dalle voci. Una pausa. Poi cinguettio d'uccelli e campane di un monastero. Luce. Una cella del collegio dei Francescani a Roma. Digana, trasformata in cardinale, entra.

Digana

(presentandosi) – Cardinale Giovanni-Maria Digana.

Aboulafia

(senza sorpresa) – Che la pace sia con voi, Eminenza.

Digana

Non dimenticare mai che il mio solo scopo è il bene della Chiesa. (pausa) – Una mia parente mi ha molto parlato di te. È persino riuscita a farmi leggere molti dei tuoi trattati. Non ho capito tutto. Mi sembra tuttavia che non sei così lontano da noi. Sei il primo dottore Ebreo che osa parlare della Santa Trinità senza confutarla.

Aboulafia

Bisogna intenderla come i tre aspetti dell'Intelligenza. Ma se qualcuno afferma che la Divinità è frazionata, sono costretto a dirgli che è una menzogna.

Digana

(sussultando) – Sai che potrei farti frustare?

Aboulafia

(tranquillo) – Sì, Eminenza.

Digana

(ridendo) – Non ancora. (prendendolo per le spalle) – Se l'hai visto, questo accadrà. Ma abbiamo tutto il tempo.

Aboulafia

Mi pare di avervi sentito minacciare, Eminenza. Ma non ho visto eseguita la minaccia.

Digana

(ironico) – Avresti paura dei colpi?

Aboulafia

Volete la verità?

Digana

Non sei qui che per questo.

Aboulafia

No.

Digana

Non sei qui per proclamare la verità? (Aboulafia sorride) – Ah! Così non hai paura dei colpi.

Aboulafia

Esiste la prova. Ed il rimedio alla prova.

Digana

Non vorrai farci lo scherzo di Daniele nella fossa dei leoni?

Aboulafia

Ma certo, Eminenza.

Digana

Non ho mai incontrato un Ebreo come te. Devi entrare in seno alla Chiesa.

Aboulafia

Credo che il Nome Sublime si riceva direttamente. E la Chiesa adora un mediatore. Come potrei vivere il contrario di ciò che ho ricevuto?

Digana

Tu insegni che l'amore del Nome Sublime è più importante dei dogmi.

Aboulafia

Tra sei mesi mi brucereste come eretico.

Digana

(ridendo) – Ti proteggerò.

Aboulafia

I miei protettori sono altrove.

Digana

Aboulafia, ti sei fatto molti nemici affermando di aver ricevuto l'ispirazione profetica per gli Ebrei, per i Cristiani e per i Musulmani. I capi degli Ebrei della Spagna non ti riconoscono più il titolo di maestro. Sai che ti avevano denunciato al Papa come spia degli Arabi? In questi tempi di crociata, sei capitato male.

Aboulafia

Andrò verso i più umili ed insegnerò loro la Via Diretta. Addio, Eminenza.

Digana

(imperioso) – Ti prego di restare con noi. (diplomatico) – Cosa importano le nostre divergenze. Conserva il tuo salvacondotto ebraico, ma resta con noi. (pausa) – Non sono degno di essere tuo discepolo?

Aboulafia

Non lo so. Sto seminando… ed annaffiando. Se qualcosa germoglia e cresce in voi, avrete la risposta. Muri imprigionano le nostre anime ed impediscono al soffio divino di raggiungerci. Non guardiamo che le forme quotidiane ed ordinarie dell'esistenza. Non recepiamo che ciò che ricevono i nostri sensi, essi stessi comandati dalle nostre emozioni. Vedete Eminenza, è tutto semplice: si tratta di percepire oltre le nostre emozioni. Di toccare il Cuore del Cielo, di respirare a pieni polmoni la vita del Cuore del Cielo, di lasciarsi accarezzare dalle lingue di fuoco. Riempito del soffio di luce, pronuncerete le sillabe che formano il destino di un servitore.

Digana

“Nulla, non sono nulla. Nulla, non voglio nulla. Non so nulla”. Ti cito a memoria.

Aboulafia

Citate molto bene, Eminenza. Si tratta ora di praticare ciò che avete citato.

Digana

Sento già sulle tue spalle il sibilo della frusta. (Aboulafia si toglie la camicia) – Ebreo, non provocarmi.

Aboulafia

(guardandolo fisso) – Eminenza, chi sarà il prossimo Papa?

Digana

Tu consideri il successore di Nicola III come già trapassato?

Aboulafia

Tutta Roma mormora che si tratta di un Papa di transizione.

Digana

Sono io che l'ho fatto eleggere. È vecchio, molto vecchio, ma che sta bene di salute. Se tu potessi aiutarmi a farlo durare. Oh! Non ti chiedo di farne un centenario. (pausa) - La Chiesa ha bisogno di un polso giovane… Capisci cosa voglio dire?

Aboulafia

(dolcemente) – L'intravvedo.

Digana

In questo monastero vive il delicato fiore della cristianità. Quello che ha abbandonato il paganesimo greco-romano per ritornare alle sue origini. Tutti i miei fratelli hanno capito che la Conoscenza è più importante dell'osservanza dei riti. Tutti sono versati nello studio della cabala. Li ho inviati in Spagna, in Francia ed in Palestina per incontrare i più rinomati fra i cabalisti. Sappiamo ora che soltanto Aboulafia possiede la chiave dei poteri magici. (Aboulafia ha un gesto di insofferenza) –Io, il più vile degli esseri, sono stato scelto dai miei fratelli per diventare il sovrano della Chiesa. Grazie a te, la cristianità avrà un Papa che restituirà al tuo popolo il suo ministero di testimone profetico. Grazie a te la Chiesa non perseguiterà più i Figli d'Israele. E riconosceremo pubblicamente Abraham Aboulafia come il profeta inviato agli Ebrei e ai Cristiani. Non è lo scopo che ti proponevi venendo a Roma? (pausa) – Tu sarai vicino a me come il profeta Nathan presso il Re Davide: il porta-parola del Nome Sublime.

Aboulafia

(dolcemente) – Cosa mi chiedete?

Digana

Di essere coerente con te stesso. Quello che sei venuto a cercare a Roma, io te lo offro, ed anche di più. Un solo passo mi separa dal Trono di San Pietro.

Aboulafia

Non avete dunque bisogno di me. Addio, Eminenza.

Digana

(trattenendolo con un gesto) – Sai in quanti siamo candidati alla successione del fantasma? (irritato) – Tredici. Cosa pensi di questo numero?

Aboulafia

Tredici significa morte, termine di un ciclo. Ed anche rinascita: attraverso l'amore.

Digana

Un'alba d'amore sta per alzarsi. Ma devo eliminare, caritatevolmente, gli altri postulanti. Alcuni sono potenti. Hanno l'oro, il sostegno di principi e di duchi. Ho poco tempo per trasformare il numero 13 in numero dell'Unico. UNO è pur il numero del punto di partenza, dell'abilità, dell'iniziativa?

Aboulafia

Tra l'altro…

Digana

Abbiamo appreso con la Cabala che i Numeri sono l'involucro visibile degli esseri.

Aboulafia

Eminenza, non sono né un oracolo, né un indovino. Non ho altro potere che l'assoluta sottomissione del mio pensiero alla Volontà del Nome Sublime.

Digana

Oggi la Volontà del Nome Sublime coincide esattamente con la mia volontà.

Aboulafia

Eminenza, conoscerete la Volontà del Nome quando conoscerete il Potere del Nome. Attraverso il Nome ogni cosa acquisisce il suo significato. Attraverso il Nome si diventa indifferenti ai significati.

Digana

(pressante) – Insegnami la vocalizzazione del Nome. Che io lo inscriva tra i miei due occhi. Allora, guidato da te, supererò tutti gli ostacoli.

Aboulafia

Tutto è in voi e tutto dipende da voi. Gli intrighi che oscurano il vostro animo devono dissiparsi. Cominciate a sciogliere i nodi che fanno di voi la prigioniera delle vostre ambizioni. Quando sarete riuscita a sciogliere quei nodi potrete procedere.

Digana

Sono stata eletta per regnare sul Trono di San Pietro, come tu per istruirmi.

Aboulafia

(freddamente) – Non posso insegnarvi che a cerchiare il vostro cerchio.

(Buio)

 

Scena V

Musica del vento. Rumori d'uccelli e di torrente. Luce. Camminano in campagna. Digana è nuovamente donna con uno scialle ricamato sulle spalle, molto seducente.

Digana

Che vento! Non hai freddo?

Aboulafia

Amo il vento.

Digana

Vuoi che andiamo fino al fiume? Vedi il mulino sulla collina? Tutte queste terre ci appartengono. (con derisione) – Il vostro Libro dello Splendore pretende che la terra sia rotonda e che giri. La senti girare, tu? (ridendo) – Dice anche che delle stelle sono abitate da esseri più evoluti di noi. Pretendere questo alla fine del XIII secolo, non è serio.

Aboulafia

È una verità trasmessa dalla Tradizione.

Digana

Tu credi veramente che dei Cabalisti siano visitati da abitanti di quelle stelle?

Aboulafia

È una verità trasmessa dalla Tradizione.

Digana

(sarcastica) – E tu, tu hai ricevute di queste visite?

Aboulafia

Soltanto colui che è pronto, riceve.

Digana

(bruscamente) – Aboulafia, non giochiamo a chi è più furbo. I tuoi poteri, non li avrò mai. Ciò che hai ricevuto, hai ricevuto e nessun umano può eguagliarti. (breve pausa) – Ti chiedo di diventare il mio maestro. (gesto di rifiuto di Aboulafia) – Così ci riveleremo l'un l'altro, ci compenetreremo l'un l'altro, ci ameremo e ci rallegreremo insieme. Ed un giorno ci confonderemo. Sono abbastanza versata nella magia per riconoscere che la Cabala è la magia delle magie.

Aboulafia

(irritato) – La magia è la caricatura della Cabala. La magia è un'arma che distrugge quelli che la usano. Colui che è fedele al Nome Sublime non ha bisogno della magia. Egli vede il mondo venire a lui.

Digana

Chiama i tuoi poteri come vuoi. Cosa importano le parole.

Aboulafia

Eminenza, se avete letto i miei trattati, sapete che tutta la mia scienza viene dalle parole; dalla permutazione delle lettere della lingua sacra.

Digana

(impaziente) – Abbiamo imparato la lingua sacra. Abbiamo studiato i tuoi trattati. Abbiamo cercato di combinare le lettere per aprire un passaggio allo Spirito Santo. Non è accaduto nulla. Non abbiamo ottenuto nulla. I tuoi poteri sono al di là dei processi che tu riveli.

Aboulafia

Ogni potere ci viene dato per forgiare il mondo in vista del suo compimento. In ebraico, le parole luce e segreto sono numericamente equivalenti. Quando due parole hanno lo stesso valore, significa che sono collegate. In quanto tutte le cose sono state create attraverso la permutazione delle lettere. (con improvvisa stanchezza) – Non si costruisce una cittadella partendo dal tetto. Voi volete il potere della Saggezza senza essere idonea a riceverla, senza essere idonea a custodirla. (breve pausa) – Posso tentare di guidare i destini scelti. Ma ciascuno deve tracciare il suo cammino, ciascuno è il suo cammino e ciascuno è solo sul suo cammino.

Digana

(tesa) – Il desiderio compiuto è un albero di vita. (breve pausa) – Dalla morte di Nicola III, sono diventata terribilmente vulnerabile. Sono giovane, troppo giovane per un cardinale. Che solo si scopra che sono una donna e sono perduta. Già corre voce a Roma che il Papa vada a letto con suo nipote. Se si venisse a sapere che sono sua nipote!… Non sono mai andata a letto con mio zio. Ha soltanto baciato le mie labbra. Ed i miei seni. Tremava di gioia accarezzandomi. La gioia è forse un peccato? Aboulafia, mi aiuterai a regnare sui popoli e sui Re. Come te, non sono che lo strumento dello Spirito Santo. Ed ho bisogno del tuo sapere.

Aboulafia

Diventate innanzitutto voi stessa: trasparente, trasparente.

Digana

(digrignante) – Vale a dire? Ritornare nella mia condizione di donna? Sposare un ricco signore e dargli molti figli?

Aboulafia

Diventate trasparente, non per gli altri, ma per ricevere il Soffio-Luce. Fintanto che sarete occupata a conquistare il Trono pontificio, non succederà niente.

Digana

(chinandosi per raccogliere un fiore) – Aboulafia, cosa devo fare per acquisire il potere della Saggezza? (silenzio di Aboulafia) – Ti ho fatto una domanda. (silenzio di Aboulafia) – Sono pronta a tutto.

Aboulafia

Andiamo verso il fiume. (lei lo guarda stupita, e lo segue. Rumore di acqua che scorre) – Sei pronta a seguirmi nell'acqua?

Digana

Certamente.

Aboulafia

(togliendosi le calze ed entrando nell'acqua) – È ghiacciata. (anche Digana si toglie i sandali).

Digana

(prendendo la mano che le tende Aboulafia ed entrando a sua volta nell'acqua) – E adesso? (Aboulafia l'afferra per le spalle e bruscamente le tuffa la testa sotto l'acqua. Digana compie sforzi disperati per liberarsi. Mancandole l'aria, si dibatte con tutte le sue forze. Dopo un momento Aboulafia la lascia andare. Digana si scrolla e riprende penosamente il respiro indirizzandogli sguardi furiosi).

Aboulafia

(tranquillo) – Quando avevi la testa sotto l'acqua, cosa desideravi maggiormente?

Digana

(senza animosità) – Dell'aria.

Aboulafia

Non avresti preferito il Trono di San Pietro?

Digana

No.

Aboulafia

Non pensavi al potere che ti darebbe il Trono pontificio?

Digana

(furiosa) – Avevo bisogno d'aria.

Aboulafia

Soltanto d'aria? Ebbene, per acquisire il potere della Saggezza desiderala nella stessa misura in cui desideravi l'aria. Che essa sia la tua unica aspirazione. (Digana continua a rivolgergli sguardi furiosi. Dolcemente) – Se tu ricerchi il potere della Saggezza come testé ricercavi l'aria, un giorno essa ti possiederà. (breve pausa) – In questo momento usurpate il titolo di Servitore del Nome.

Digana

(esasperata) – Sono stanca del tuo atteggiamento da vecchio saggio. Sei povero, prigioniero, condannato al boia. Ti offro di compiere la tua missione e tu non smetti di cavillare. Schiaccerò il tuo orgoglio, Ebreo! (l'inno con le dieci voci).

1./Continua

 

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