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: Fine della Scienza o fine della Tradizione?
Argomento:Domande e Risposte

Domande e RisposteCondivido la tesi portante dell'ottimo Scienza, Tradizione e Magia, ma resto con un interrogativo di fondo: se eliminiamo la scientificità dalla Tradizione (e sono d'accordo) cosa ci resta se non la “modifica del soggetto” di cui A. Orlandi parla poco prima citando Neumann? Prima o poi anche questa sarà verificabile, riproducibile e falsificabile ... è solo questione di tecniche di laboratorio. Allora cosa resta del pensiero magico tradizionale, eliminando anche l'ipotesi “storica” di De Martino? Già, cosa resta se poi, “a priori” si assume pure che il cosiddetto mondo “sottile” sia altro rispetto al mondo scientificamente osservabile?

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Fine della Scienza o fine della Tradizione?

di Alessandro Orlandi

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D: Condivido la tesi portante dell'ottimo Scienza, Tradizione e Magia (vedi articolo), ma resto con un interrogativo di fondo: se eliminiamo la scientificità dalla Tradizione (e sono d'accordo) cosa ci resta se non la “modifica del soggetto” di cui A. Orlandi parla poco prima citando Neumann? Prima o poi anche questa sarà verificabile, riproducibile e falsificabile ... è solo questione di tecniche di laboratorio.
Allora cosa resta del pensiero magico tradizionale, eliminando anche l'ipotesi “storica” di De Martino? Già, cosa resta se poi, “a priori” si assume pure che il cosiddetto mondo “sottile” sia altro rispetto al mondo scientificamente osservabile? L. M.

 

R: Caro Amico, le domande che mi poni sono molto acute e molto delicate allo stesso tempo...

Non credo che si debba necessariamente eliminare la Scienza dalla Tradizione o la Tradizione dalla Scienza, sostengo solo che occorre una estrema lucidità nel realizzare che Scienza e Tradizione si pongono obiettivi completamente diversi e che, quindi, gli strumenti con cui operano e lo sguardo con cui osservano il mondo fenomenico sono anche essi profondamente diversi.

Infatti le proposizioni generali della scienza e le tecnologie che ne conseguono muovono da interpretazioni che, da Galileo in poi, puntano a costruire modelli e metafore che isolano l'aspetto dei fenomeni che è riproducibile e controllabile.

Così la doppia elica è una metafora del DNA, la trasformata di Lorenz è una metafora di come tempo e spazio interagiscono, le equazioni di Volterra - Lotka sono una metafora di come, ad es. si evolve l'equilibrio tra una popolazione di linci e una di conigli, le matrici input-output di Leontiev forniscono un modello di come varieranno i prezzi dei beni in una economia capitalistica al variare del prezzo di alcune materie prime, le catastrofi di René Thom forniscono modelli dell'evoluzione morfogenetica di alcuni fenomeni complessi come l'anoressia nervosa o il frangersi di un'onda, i Frattali modelli di fenomeni irregolari, come le coste della Gran Bretagna, la seconda legge della dinamica è una definizione travestita del concetto di “massa” che fa uso del concetto di “Forza”, una metafora delle cause delle variazioni di moto, il principio d'ordine di Bolzmann è una metafora di come i fenomeni si evolvono spontaneamente seguendo il secondo principio della Termodinamica.

Direi di eliminare ogni tentazione moralistica e di non accusare la scienza, come pure sarebbe possibile, di essere figlia della nostra Volontà di Potenza. Semplicemente la scienza non ha mai tenuto conto che la separazione tra soggetto che osserva e mondo osservato è una finzione, nota già molti secoli prima di Cristo in Oriente a coloro che scrissero i Veda. In qualche modo il principio di indeterminazione di Heisenberg e altri studi sulla fisica delle microparticelle ci obbligano a rivedere questa rigida impostazione cartesiana, ma per la scienza “rivedere” significa semplicemente riformulare le proprie proposizioni, prescindendo dall'esistenza o meno di un mondo “indipendente” da chi lo osserva e affidarsi a funzioni statistiche per prevedere l'evoluzione dei fenomeni, limitandosi a sostenere che “la realtà ultima” delle cose è una realtà di tipo stocastico, probabilistico.

La Tradizione, invece, si pone come obiettivo la non-separazione tra il mondo e chi lo osserva, vuole trasformare l'osservatore armonizzandolo con la realtà a lui circostante. Secondo la tradizione ermetica ciò che viene sciolto o legato sottilmente nell'anima viene anche sciolto o legato nella realtà percepibile e, viceversa, non c'è evento che si produca nel mondo che non si riverberi “a distanza” nell'anima. Non solo “ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, ma anche “ciò che è fuori di me è come ciò che è dentro di me”. Ogni via iniziatica tradizionale prevede, in fondo al cammino, che si assimili questa verità e che la si metta in pratica. C'è quindi una diversità di intenti molto profonda tra Scienza e Tradizione e la prima conseguenza è che la Tradizione non può sussistere e non si può trasmettere se non si ammette come premessa l'esistenza di forze e realtà invisibili e trascendenti, non riproducibili e legate, nel loro manifestarsi, a momenti e condizioni uniche e carismatiche.

Al contrario la scienza deve negare tutto ciò per sua stessa essenza, la scienza ha bisogno di vedere, toccare, riprodurre a volontà ciò di cui si occupa e di ammettere nel novero delle affermazioni e dei fenomeni accettabili solo ciò che può essere riprodotto e confermato o falsificato, sia pure con l'aiuto di quei prolungamenti dei 5 sensi che sono le moderne strumentazioni. Lo scienziato non deve necessariamente rinnegare ogni insegnamento tradizionale per essere un bravo scienziato, ma non può utilizzare la Tradizione per avvalorare una proposizione scientifica. Similmente non è possibile servirsi di proposizioni scientifiche per rafforzare gli insegnamenti tradizionali, suggerendo che le metafore e i modelli della scienza siano una chiave per comprendere l'anima, perchè, come ho cercato di mostrare, quelle metafore e quei modelli sono nati per “controllare” la realtà più che per trasformare l'osservatore.

La mia opinione è che il carattere apparentemente misterioso ed “esotico” di molti termini e teorie scientifiche stimoli l'immaginazione e le nostre facoltà analogiche e ci spinga a tracciare paralleli con la Tradizione e a vedere nella scienza contenuti ed intenzioni che essa (ahimè) non si è mai sognata di avere. Qui mi fermo, scusandomi per la prolissità, ma, in effetti, temo che una risposta puntuale alle tue domande richiederebbe un intero libro e tutta una vita di riflessioni.

 

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