Benvenuti su Esonet.it-Pagine scelte di Esoterismo
------| Imago Templi /6.15 || Il primo maestro occulto || Il lavoro nel Mondo sottile || Eminenti studiosi… tra esperienza dedotta e sapere reale || Hermann Hesse fra Armonica e Teosofia /7 || Le costellazioni dello zodiaco in alchimia /5 || Legge del Progresso di Gruppo /1 || Hermann Hesse fra Armonica e Teosofia /6 || Hermann Hesse fra Armonica e Teosofia /5 |------
 HOME :: ARGOMENTI :: CATEGORIE :: CERCA :: CHI SIAMO :: GALLERIA IMMAGINI  
:: Menu Utilità ::

· Home
· Argomenti
· Archivio Articoli
· Top 100
· Cerca
· Web Links
· Galleria Immagini
· Chi Siamo


:: Motore di Ricerca ::

Esonet.it - Pagine Scelte d’Esoterismo, è un osservatorio qualificato ad analizzare i movimenti di coscienza legati alle tradizioni misteriche, mistiche e devozionali




:: Percorsi di lettura ::

:: Contatti ::

info@esonet.it



:: I nostri Archivi ::

 
Ordini Esoterici: Alle radici del fenomeno Rosicruciano /2
Argomento:L'Opera al Rosso

L'Opera al RossoElias Ashmole fra Royal Society, Rosicrucianesimo e Massoneria - La Royal Society - E la Massoneria? - Fede e scienza nel nascente illuminismo inglese ed europeo

L'intreccio, nei manifesti rosicruciani di cabala, alchimia e magia, volontà di rinnovamento e reintegrazione universale costituì la particolare atmosfera in cui nacque la Royal Society, come ambito ufficiale della nuova scienza, e la trasformazione della fatiscente massoneria operativa in un nuovo contesto speculativo.

Documento senza titolo

Alle radici del fenomeno Rosicruciano /2

di Vittorio Vanni

© copyright by Esonet.it


Sommario: Premessa - Il neoplatonismo fiorentino come origine del pensiero ermetico-rosicruciano - La crisi europea del XVII secolo ed i primi attori dello scenario rosicruciano - I Rosacroce ed i loro Manifesti - Le Nozze Alchemiche di Christian Rosenkreutz - La metapolitica Rosicruciana - Elias Ashmole fra Royal Society, Rosicrucianesimo e Massoneria - La Royal Society - E la Massoneria? - Fede e scienza nel nascente illuminismo inglese ed europeo - Allegato n°1: Alcuni dei precursori - Allegato n°2: Sulle origini islamiche della Rosa+Croce

 

Elias Ashmole fra Royal Society, Rosicrucianesimo e Massoneria

Elias Ashmole (1617-92) è un personaggio ben conosciuto nell'ambito massonico, perché rappresenta un tramite fra l'antica massoneria operativa ed i nuovi fermenti scientifico-illuministici che avrebbero prodotto l'evoluzione andersoniana dei Landmarks.

Era un uomo di vasti interessi. Alchimista, astrologo, antiquario, archeologo, era un fervente ammirato de John Dee, il celebre mago e scienziato della precedente generazione di intellettuali inglesi dell'era elisabettiana. Il connubio fra illuministi, scienziati e metafisici era a quell'epoca inscindibile. Fu fraterno amico di Robert Boyle, [17] (1627 – 1691). Ermetista, chimico, scienziato, i cui suoi interessi scientifici derivavano dai sui interessi alchimistici. Persino la fisica di Isaac Newton si basava sulla sua nota passione per l'ermetismo. Newton copiò di sua mano oltre un milione di parole di scritti alchimistici, e la sua teoria gravitazionale dipendeva dagli studi ermetici sull'energia “eterica” [18].

L'intreccio, nei manifesti rosicruciani di cabala, alchimia e magia, volontà di rinnovamento e reintegrazione universale costituì la particolare atmosfera in cui nacque la Royal Society, come ambito ufficiale della nuova scienza, e la trasformazione della fatiscente massoneria operativa in un nuovo contesto speculativo. L'archivio di Elias Ashmole dimostra non soltanto la sua conoscenza del passato storico, specialmente quello inglese, (Elias fu incaricato dalla monarchia inglese a redigere una Storia dell'Ordine della Giarrettiera) ma anche della sua modernissima impostazione di preilluminista.

Elias tradusse trascrisse di sua mano i Manifesti e vi aggiunse una sua lettera in latino, indirizzata agli “illuminatissimi Fratelli della Rosa+Croce” chiedendo che gli fosse concessa l'appartenenza. Questo non significa affatto che fosse presente un'organizzazione rosicruciana sul piano fisico, ma la richiesta di contatto ed appartenenza, ad esempio quella di Cartesio, era un esercizio dovuto per una sorta di collegamento eterico. Ma vi sono testimonianze che alcuni terapeuti rosicruciani erravano effettivamente per l'Europa; una di queste testimonianze ci proviene proprio da Elias:

“I nostri filosofi inglesi hanno ricevuto poco onore (come i profeti)…nel loro paese; non vi hanno prodotto nessuna delle loro opere importanti, ma hanno solo somministrato in segreto la loro medicina ad alcuni malati e li hanno guariti…Così fece I.O. (uno dei primi quattro membri dei Fratelli Rosa+Croce) quando guarì il giovane conte di Norfolk, affetto da lebbra… Ma in altre terre straniere hanno trovato un'accoglienza più degna ed un mondo avido di procurarsi le loro opere; anzi, pur di poterle conoscere, ci si è accontentati di leggere la traduzione, quantunque non cattiva. Ne è testimonianza ciò che Maier… e molti altri hanno fatto; il primo di questi venne dalla Germania a vivere in Inghilterra, allo scopo di poter capire la lingua inglese, per tradurre gli Ordinali di Norton in versi latini, come fece con acume e dottrina: però (e sia detto a nostra vergogna) l'accoglienza che gli riservammo fu pessima per uno studioso tanto meritevole. [19]

 

Nonostante il tradizionale liberalismo inglese, nato nel medioevo con la Magna Carta, il rosicrucianesimo era, ai tempi di Elias, visto con sospetto ed esibire eccessivamente certe tendenze poteva essere pericoloso. Sempre nel Threatrum, Elias allude a Dee e Maier volendo separare la volgare ciarlataneria dall'ermetismo quando afferma:

“È assurdo e strano vedere come alcuni uomini… non vogliano rinunciare a porre veri maghi sullo stesso piano di evocatori di spiriti, negromanti e streghe… che s'intromettono nella magia con la stessa arroganza che avrebbero i porci se dovessero entrare in un giardino bello e delicato e (in lega con il diavolo) si valgono nelle loro opere del suo aiuto per contraffare e corrompere la mirabile sapienza dei maghi; nei confronti dei quali la differenza non è minore di quella esistente fra angeli e diavoli.

 

La prudenza nell'esplicare i propri interessi ermetico-magici portò, per esempio, Newton ad acquistare od affittare centinaia di testi alchemici in alcune librerie londinesi dove questi testi si esibivano solo sotto banco.

Potrebbe essere proprio la necessità di occultamento e copertura di questi interessi che produsse la riviviscenza moderna della Massoneria in Inghilterra. Non dimentichiamo che l'antica Massoneria operativa protestò vivacemente e pubblicamente delle “innovazioni” rituali che si produssero fra 1717 e 1730 nella Gran Loggia Unita, che in realtà più che produrre, subì la nuova ritualità.

Samuel Prichard, un massone operativo, si scagliò contro le innovazioni rituali della Gran Loggia di Londra affermando:

I miei Fratelli colpevoli hanno sviluppato la superstizione e le fantasticherie inutili nelle Logge per le loro pratiche e le loro recenti affabulazioni. Dei rapporti allarmanti, delle storie di spiriti malvagi, delle stregonerie, degli incantesimi, delle spade sguainate e delle camere oscure hanno prodotto il terrore. Ho deciso di non mettere più piede in una Loggia, a meno che il Gran Maestro non metta termine a questi processi con una pronta e perentoria ingiunzione a tutta la Fraternità”. [20]

Per quanto riguarda l'inserimento del mito Hiramitico lo stesso Prichard, in un'altra lettera ci dona delle preziose informazioni:

Raccontano delle strane e vane storie a proposito di un albero che sarebbe sortito dalla tomba di Hiram, con delle foglie meravigliose ed un frutto di mostruosa qualità, per quanto nel contempo essi non sappiano né quando né dove morì, e non ne sappiano più nulla sulla sua tomba che su quella di Pompeo”. [21]

Il Gould, uno dei maggiori storici della Massoneria, nega ugualmente la presenza del mito Hiramitico nella Massoneria inglese del XVII secolo:

Se Hiram Habif avesse figurato, in quel periodo, nelle cerimonie o nelle tradizioni del mestiere, le Costituzioni manoscritte dell'epoca non conserverebbero, come fanno, un silenzio uniforme ed ininterrotto sull'esistenza reale o leggendaria di un personaggio così eminente nella storia e nella leggenda posteriore dell'Ordine”. [22]

 

Per quanto non vi siano oggi studi approfonditi dell'influenza tedesca e olandese sulle origini del rituale massonico, vi sono precise tracce di inserimenti ed allusioni ermetico magiche ed astrologiche, nel semplice rituale operativo, certamente provenienti dall'ambito rosicruciano.

La stessa creazione della Royal Society da parte di membri che avevano legami e rapporti con l'utopia rosicruciana del Palatinato, e nel contempo con le corporazioni latomistiche, lo dimostra.

__________

17. Rober Boyle, il cui nome è associato scientificamente alla scoperta del rapporto inverso fra pressione e volume, faceva parte di un'istituzione conosciuta come il Collegio degli Invisibili che non era altro che il gruppo dei filosofi della natura che lavorano in Inghilterra. La dizione di Collegio degli Invisibili è di Boyle stesso, in alcune lettere dal 1646 al 1647. Questo gruppo fondò la Royal Society di Londra per perseguire la conoscenza della natura. Boyle fu un alchimista e studiò la possibilità che i metalli non preziosi potessero essere trasmutati in oro. Nello studio sulle proprietà dei gas (anche su quelli aerostatici) fu precursore della chimica scientifica. Boyle creò il concetto di chimico scettico, consigliando l'esperimento e l'osservazione ed esprimendo considerazioni che toccano la filosofia naturale sperimentale. Sostenne fortemente l'insegnamento della scienza sperimentale nelle scuole. (torna al testo)

18. Vittorio Vanni, Il Laboratorio, n. 49, 2004 “ Sono note le vicende connesse alla false notizie storiografiche dell'immagine di Isaac Newton, diffuse fino a pochi decenni fa. Generazioni di biografi hanno “protetto” Newton dalle sue concezioni metafisiche stesse, “politicamente scorrette” a chi ne volle fare una pura essenza del pensiero scientifico. I suoi Principia mathematica ci appaiono oggi come un'opera altamente complessa e sofisticata della meccanica dell'universo, ma descritta con assiomi semplici e comprensibili. Ma vi è anche una sterminata opera (un milione di parole) sull'alchimia, che praticò per più di trent'anni e che è la base della sua visione dell'universo e della sua ricerca di “un principio unico universale”. La rimozione che la sua epoca volle fare dell'arianesimo di Newton e della sua posizione antitrinitaria è simile a quella della nostra, che fino a sessant'anni fa volle ignorare la prisca sapientia di cui Newton fu cultore per tutta la vita. Uno dei primi biografi di Newton, David Brewster definì l'immensa produzione di opera sull'alchimia di Newton come “l'evidente produzione di uno sciocco o di una canaglia”. Ma come disse Christopher Wren, Gran Maestro dell'antica Massoneria operativa, “…Né si deve temere di sminuire un miracolo per il fatto di spiegarlo.” Le nuove ricerche biografiche su Newton ci hanno svelato la sua umanità, ben diversa da quella di un pragmatista e scientista come lo vorrebbero i neo-positivisti, un'umanità che lo spingeva incessantemente a ricercare la conoscenza in ogni suo aspetto, senza alcuna considerazione per i parametri culturali, storici ed etico-sociali della sua epoca. Per anni, la sua attività oxfordiana di professore Lucasiano fu svolta con lezioni quotidiane senza allievi per la sua allora incomprensibile scienza innovativa. Ma la sua profondità di genio senza compromessi, di scienziato che non poneva limiti e barriere alla sua sete di conoscenza produsse un'opera che cambiò il mondo, attraverso una lenta comprensione, ancora inesausta, del suo pensiero. Ed è l'imperfetta e limitata comprensione degli uomini il maggiore ostacolo alla libertà della scienza, che si autolimita per mancanza di volontà e autonomia di fronte al proprio presente. La migliore definizione di questa carenza autolimitante fu espressa proprio da Newton stesso, che affermò: “Un uomo può immaginare cose false, ma riesce a comprendere solo cose vere.” In ciò consiste quella libertà e dignità dell'umanità che è ancora una meta troppo futura. (torna al testo)

19. Ashmole Theatrum Chimicum Britannicum, London,1652; ristampa in facsimile con un'introduzione di Alle, G.Debus, Johnson Reprint Corporation, New York e London 1967. Citata da D.Yates L'illumismo ecc. (op.cit) pg.230. (torna al testo)

20. Lettera di Prichard al Plain Dealer e riprodotta nel testo The Grand Mystery of Free Masons Discovered, 1725. (torna al testo)

21. Prichard op. cit. (torna al testo)

22. Gould Freke Robert A concise story of Free Masonry. (torna al testo)
__________

 

La Royal Society

Quando ancora i rosicruciani speravano nell'opera illuminata dell'Elettore Palatino, tre filosofi furono fondamentali per la nascita, in Inghilterra, della scienza preilluminista.

Samuel Hartlib, animatore di una società mistica e filantropica, l'Antelia, a carattere rosicruciano, giunse in Inghilterra nel 1620, esule da Elbing, nella Prussia polacca , dopo che fu conquistata dai cattolici. Riunì attorno a se profughi dalla Polonia, della Boemia e del Palatinato e fondò una scuola a Chichester, perseguendo il suo fondamentale intento di fondare missioni di attività scientifiche, educative a carattere popolare e filantropiche. Questi gruppi furono chiamati il Collegio Invisibile, secondo la dizione dei manifesti rosicruciani, e per invisibile si intendeva allora la neutralità di fronte alle varie sette cristiane, pur nell'entusiasmo religioso. Il Collegio Invisibile, con la sua aggregazione di filosofi della natura e scienziati fu l'origine stessa della Royal Society. Nel 1640 in Inghilterra si riunì un nuovo Parlamento, dopo la sua esclusione dagli affari della nazione per lunghi anni. Rappresentava una speranza per la popolazione, dopo quella “pace con ignominia” che aveva caratterizzato l'immobilismo della monarchia. A questo Parlamento Hartlyb dedico un'utopia A descrition of thre famous Kingdome of Macaria (Macaria era il nome della terra d'Utopia di Thomas More) che si affiancava inoltre alla Nuova Atlantide di Francis Bacon. L'utopia di Hartlyb è l'eterno sogno di un paese in cui la conoscenza è il metro della gerarchia, in cui la pace, la libertà e l'ordine civile sono i soli sovrani. Ma in Hartlib l'utopia si affianca ad una visione realistica e politica di una legge riformatrice che il nuovo Parlamento Lungo (Cromwell) avrebbe potuto realizzare e confida che:

questo Parlamento poserà la prima pietra della felicità del mondo, prima che questo si estingua”. [23]

Hartlib, con queste speranze, invitò Comenius e Dury a collaborare a quest'opera di evoluzione sociale e spirituale.

John Dury, il “politico”, era uno scozzese che visse lunghi anni all'estero e conobbe il movimento rosicruciano nel periodo glorioso del Palatinato. Fu consigliere di Elisabetta e Federico di Boemia e si prodigò per restaurare il loro figlio, Carlo Lodovico, sul trono di Boemia. Il suo intento fu coronato da successo e Carlo Lodovico, sul trono di Boemia [24]. La sua influenza sulla corte inglese attenuò la diffidenza dei notabili al momento della nascita della Royal Society e permise alle nuove idee di circolare nella relativamente “libera” Inghilterra. Scrisse inoltre un'opera che incitava a proseguire nel progresso civile e scientifico.

Il terzo filosofo fu il notissimo Comenius, altro esule del Palatinato, che primariamente si rifugiò in Polonia, dove fondo la comunità dei “Fratelli Boemi”, con base in una cittadina della Slovacchia, che fu a sua volta distrutta dalle truppe cattoliche. La sua opera La via della Luce, fu scritta in Inghilterra nel 1641, presenta una sorta di commedia ancora in scena, ed in essa sono presenti ancora maggiori slanci dell'umanità verso la conoscenza, finché Dio, alla fine, ci darà il maggior grado della Luce, quando potremo affermare di possedere finalmente, attraverso l'istruzione del popolo:

un'Arte delle Arti, una Scienza delle Scienze, una Saggezza della Saggezza, una Luce della Luce” [25]

 

L'evoluzione del Rosicrucianesimo, dopo la terribile sconfitta del Palatinato non si basa più sull'isolamento intellettuale e spirituale dei sapienti e sul sentimento religioso della popolazione “profana”.

Si afferma già un metodo che diverrà quello massonico: la scuola popolare ed universale, ideata da Bacone, la comunicazione libera fra le nazioni:

perché se è vero che non è mancato lo scambio delle idee, tuttavia, i metodi impiegati per comunicare non hanno avuto carattere universale”. [26]

Perciò è necessario che:

“coloro che operano per la felicità ed il benessere universale siano molti, e che debbano essere governati da qualche ordine, cosicché ciascuno sappia che cosa deve fare, per chi, quando e con quale aiuto lo deve fare, e così possa accingersi ad assolvere il suo compito in modo che vada a vantaggio del modo pubblico. Dovrebbe esistere un collegio o una società sacra, dedita al benessere comune dell'umanità, e retta da alcune leggi e regole”. [27]

 

Con Bacon per maestro i tre amici, Comenio, Dury e Hartlib, preedificarono non soltanto la Royal Society, ma anche la rinascente Massoneria del 1717.

Ma con la restaurazione di Carlo II nel 1660 i progetti utopistici di riforma rivoluzionaria dovettero ancora esser rimandati ad un auspicabile futuro. Dopo la guerra civile la nazione inglese preferiva dimenticare e l'edificazione della Royal Society fu uno degli elementi della pacificazione. L'interesse per la scienza riunì i monarchici e le “teste tonde” cromwelliane.

__________

23. Webster, Reformation and Social Change, pp.79 e seg. (torna al testo)

24. Cdr. Turnbull, Hartlib, Dury and Comenius pp.2,111,12. (torna al testo)

25. Comenio, Via Lucis, Liverpool,1938. (torna al testo)

26. Comenio, op.cit. (torna al testo)

27. Comenio, op.cit. (torna al testo)
__________

 

E la Massoneria?

Thomas de Quincey (1785-1859), più noto per il suo romanzo Confessions of an English Opium Eater ( Confessioni di un mangiatore di oppio), scrisse la sua Historico-Critical Inquiry intro the Origins of the Rosicrucian and the Freemasons in cui per primo esaminò le origini rosicruciane della Massoneria, concludendo che:

“...i massoni originali costituirono una società sorta dall'eccessivo entusiasmo rosicruciani, certamente nei tredici anni dal 1633 al 1646, e probabilmente fra il 1633 ed il 1640”.

 

In realtà la massoneria operativa, al di là delle leggende, inizia in Inghilterra a dar traccia di sé già dalla prima metà del XIV secolo, ma non vi sono tracce di speculatività fino al XVII.

L'iniziazione di Sir Robert Moray, alla Loggia Massonica di Edimburgo (20 maggio 1641) ed è la prima testimonianza dell'inserimento della massoneria speculativa, sulla più antica ed ormai fatiscente massoneria operativa. Elias Ashmole fu iniziato il 16 ottobre 1646 in una Loggia di Warrington, nel Lancashire. Ambedue furono i principali membri promotori della Royal Society, ermetisti ed alchimisti, e legati al movimento rosicruciano.

È nel 1638 che si trova il primo accenno ad un rapporto fra massoneria e rosicrucianesimo. In una rivista pubblicata ad Edimburgo vi una descrizione della cittadina di Perth. In essa è inserito il seguente passo:

perché ciò che noi presagiamo non è vago / perché siamo Fratelli della Rosa+Croce; / possediamo la parola massone e la seconda vista… / possiamo predire esattamente gli avvenimenti che accadranno…” [28].

In un opuscolo massonico del 1676, si trova il primo riferimento ai Massoni Accettati:

Per render noto che la Cabala del Moderno Nastro Verde, insieme con l'antica Confraternita della Rosacroce, gli Adepti ermetici e l'Associazione dei Massoni Accettati hanno intenzione di pranzare tutti insieme il 31 novembre prossimo…” [29].

Il Gould, forse il maggiore storico della Massoneria inglese [30], riporta un brano di una lettera in cui si afferma che:

“i massoni inglesi hanno imitato alcune cerimonie dei Rosacroce e dicono di derivare da loro e di essere anzi gli stessi”.

Ricordiamo che i rituali da cui i nostri derivano non sono certamente quelli, molto semplici e primitivi, dei massoni operativi. La ritualità non fu mai “tramandata” dalla Gran Loggia di Londra, che piuttosto la subì in successivi e graduali inserimenti. Il Grado di Maestro con la relativa leggenda di Hiram non esisteva prima del 1730.

Tutte le tracce dell'ancora non risolto problema delle origini del rituale massonico ci portano ad un ambito olandese e tedesco, ma anche inglese, tipicamente rosicruciano con le relative allusioni ermetico-cabalistiche, tipiche di questo particolare linguaggio.

Certamente vi sono dei predecessori che preformarono il particolare “metodo” e l'essenza stessa della Massoneria, come Giordano Bruno e la supposta setta dei “giordanisti”, Robert Fludd e John Dee, che non sono mai nominati. Il motivo è forse quello stesso che Anderson ammise nelle sue Constitutions e cioè che “in tempi di ignoranza” la geometria rischiava di esser condannata per “evocazione di spiriti”.

In Inghilterra confluirono molte delle vie iniziatiche affini, o forse uniche con diversi nomi, la cui comunità era indicata con il nome segreto di Famiglia d'Amore, forse originatosi nella libera Olanda.

Il culto esoterico cavalleresco di Elisabetta, i cui cantori furono Sidney [31] e Spencer [32], i Darks shakespiriani, i Fratelli Oscuri, I Frates Umbrae et Lucis, i Tetramegisti, e tante altre maschere del volto metafisico, potrebbero aver trovato nella nascente Massoneria uno strumento di evoluzione sociale e politica per la libertà esteriore, senza la quale non era più possibile l'esercizio di quella interiore.

Il fallito tentativo del regno di Boemia di creare un centro per liberare l'Europa dall'ignoranza e dalla superstizione, la conseguente diaspora degli scienziati e dei filosofi rosicruciani in ogni ambito culturale europeo indicò la necessità di nuove metodiche per questo scopo.

Certo che intorno alla Royal Society e alla nuova Massoneria si creò uno stellium in cui astri e pianeti erano tutti legati, direttamente o indirettamente, al Palatinato e al movimento rosicruciano.

Da notarsi inoltre che la formazione del Corpus fondamentale della metafisica massonica era già completo e maturo intorno al 1730, che è nel contempo e non casualmente, la data della prima scomunica contro la Massoneria.

__________

28. Knoop, Jones e Hamer, Early Masonic Pampleth, Manchester, 1945, cit. da Francis Yates, L'Illuminismo dei Rosacroce. (torna al testo)

29. ibidem (torna al testo)

30. Gould History of Freemasonry, London,1886, vol. V°,pp.156-61. (torna al testo)

31. Sir Philip Sidney (1554-1586), fu amico di Giordano Bruno che gli dedicò la sua famosa opera Spaccio della Bestia Trionfante in cui si auspicava la caduta della teocrazia papale. A lui fu dedicato inoltre, da Francesco Colonna, il famosissimo Hypnerotomachia Poliphili, Venetiis, in aedibus Aldi Mantii, 1499. (Bib. Class. Ravenna - Inc. 652.), ritenuto dai maggiori storici il testo originario del movimento rosicruciano. Philip Sidney nacque a Penshurst [Kent] nel 1554. Di nobile famiglia - era nipote del conte di Leicester (Robert Dudley, amico e discepolo di John Dee) e figlio di Sir Henry, Lord Deputy in Irlanda e già Lord Presidente del Galles - studiò a Oxford, viaggiò a lungo in Europa al seguito dello zio, conte di Leicester. Fu uno dei più colti e ammirati gentiluomini della corte di Elizabetta I, vero modello per i contemporanei. Fu diplomatico e uomo politico, ma si occupò anche di cultura neoplatonica ed ermetico-cavalleresca, frequentando i circoli letterari di Spencer, di Fulke Greville ecc. Fu un sostenitore degli ideali nazionalistici e protestanti. Morì a causa di una ferita riportata nella battaglia di Zutphen [Olanda] contro gli spagnoli, nel 1586. Aveva 32 anni. Tutte le sue opere apparvero postume. Arcadia (1590) è un romanzo pastorale a sfondo politico, esempio di prosa poetica piena di artifici retorici. La sua opera maggiore è Astrophel e Stella (Astrophel and Stella, 1591): una raccolta di sonetti ispirati dal suo amore per Penelope Devereux: è uno dei primi e migliori esempi inglesi di canzoniere sul modello petrarchesco. Uno dei suoi aforismi più famosi è: Amano davvero, quelli che tremano a dire che amano. Vi sono accenti di sincerità appassionata, e sottigliezza psicologica. Trattato in prosa è la Difesa della poesia (Defence of poesie) 1595; ma in un'altra edizione sempre dello stesso anno il titolo è Apologie for Poetrie ; si pensa che sia stato composto attorno al 1580), scritto in polemica con Stephen Gosson. Sidney rispose con questa Difesa della poesia, interessante perché qui compie tra l'altro il primo esame critico della produzione inglese contemporanea. Il trattato è una difesa più generale dei diritti della fantasia e della finzione poetica, scritto con ironia e arguzia, sulla base della concezione aristotelica della poesia e di una sterminata conoscenza dei classici. (torna al testo)

32. Edmund Spencer (1552-1559). Nato a Londra, da una famiglia di modestissimi mezzi, frequentò da ragazzo, come “poor boy”, studente non abbiente, la Merchant Taylor's Grammar School di Londra. Nel 1569 iniziò gli studi universitari a Cambridge: qui acquistò gran parte della sua profonda conoscenza della letteratura antica e moderna. In questo periodo ruolo importante nella sua formazione intellettuale ebbe l'influenza dell'amico Gabriel Harvey, uno studioso puritano dotato di vastissima cultura e ingegno acuto. Grazie a lui trovò impiego nel 1578 presso il potente Robert Dudley conte di Leicester (l'amico più intimo di John Dee) e favorito della regina Elizabeth I. In questo stesso anno conosce Philip Sidney che era nipote di Dudley, ed entrò a far parte del suo influentissimo circolo letterario e politico. Nel 1596 scrisse Quattro inni (Fowre hymnes), in cui esprime la sua professione neoplatonica; e i libri IV-VI de La regina delle fate poema allegorico iniziatico-cavallesco in cui si descrive una sorta di culto ermetico ed iniziatico della Corte della Grande Elisabetta. Le sue capacità trovano più compiuta espressione ne “La regina delle fate”, in cui cerca di tradurre le situazioni astratte e concettuali in forme concrete e drammatiche. Spencer fu il grande musico della lingua inglese, perfezionò la metrica di Chaucer facendone un docile strumento per il suo successore, Milton. Il Calendario del pastore segna l'avvento del “poeta nuovo”, di colui che in una stagione transitoria della letteratura inglese, si riallaccia al passato prossimo e a quello remoto della cultura nazionale ed europea, specialmente quella italica e francese del secolo, oltre ai classici greci e latini, per inserire le varie tradizioni in una trama poetica rinnovata. Tra le cose migliori di Spencer sono gli “Amoretti” e soprattutto l'Epithalamion : quest'ultimo è un poemetto di una complessità metrica nuova in Inghilterra: di raro splendore formale ma anche profonda sincerità di sentimenti. (torna al testo)
__________

 

Fede e scienza nel nascente illuminismo inglese ed europeo

Dopo la rivoluzione di Cromwell, e la Restaurazione monarchica vi era stata una sorta di alleanza tra fede e scienza, auspicata in particolare nella Royal Society e dai due maggiori scienziati del tempo, Newton e Boyle.

Ma fra il razionalismo aperto alla metafisica e alla teologia dei newtoniani, deisti, (Dheram, Ray, Clarke) ed il nuovo materialismo dei “libertini” (Toland, Tindal, Collins) si creava una divisione insanabile. La dialettica verteva non più sulle differenze sulle varie dottrine cristiane o sulle loro diverse interpretazioni, ma sulla attendibilità stessa della dottrina cristiana, sia nel campo storico sia in quello concettuale.

 

L'indirizzo pragmatistico nell'epistemologia filosofica e scientifica era indicato da Boyle come “ tendenza all'utile ”. Questo non implicava un rifiuto netto della metafisica tradizionale, ma della sua ampliata applicazione al “benessere dell'umanità”.

Ogni valore affermato volgeva dall'uomo all'umanità. Anche il linguaggio cambiava valore. La raffinata eloquenza classica, la sofisticata verbosità umanistica del rinascimento, la liquida ed involuta allusività dell'ermetismo rinascimentale tendevano all'obsolescenza. La ricerca concreta della realtà sostituiva quella della verità, che non era più necessario cercare in interiore nomine, secondo il detto agostiniano, ed era necessario foras ire. Ma nel contempo Berkeley, forse il primo Illuminista assieme a Newton, introduce anche un principio psicologico ante litteram, che concorda con la prima legge magica (l'Universo è Nous [mente, psiche]) quando afferma che:

Finché gli uomini pensavano che le cose reali sussistessero fuori dalla mente e che la loro conoscenza fosse reale solo finché essa era conforme alle cose reali, ne seguiva che essi in fondo non potevano essere certi di avere una qualunque conoscenza reale.” [33]

In Berkley vi è quindi già la dicotomia netta fra l'Illuminismo ed i suoi figli degeneri, il positivismo, il materialismo, l'agnosticismo. Fra empirismo e idealismo, la sua genialità li supera ambedue affermando quindi che niente esiste fuori dalla mente, se questa non percepisce.

Anche ciò che perviene dalla sensorialità è soggetto all'intermediazione della mente. La percezione psichica della divinità non è quindi dissimile da quella indotta da quella, ad esempio, dei sapori o dei colori. [34]

L'immaterialismo berkleyano arriva a parlare di “cecità” del semplice vedere. L'analisi sintetica di un esempio di variazione illuministica del concetto di realtà da parte del decano di questa nuova concezione del mondo ci mette in evidenza di come ci si voglia liberare da forme obsolete della metafisica, inquinata da secoli di teologismo, conservando l'essenzialità della tradizione.

 

Anche la conoscenza non poteva essere una forma ontologica oggettiva, eterna ed immutabile, proveniente da una sensorialità sempre oggettiva, ma era ormai considerata una forma psichica soggettiva, che varia individualmente secondo la varia e mutabile trasmissione sensoriale.

Pur nelle varie sfumature dei grandi del pensiero illuministico, la critica alla metafisica non è da questi rivolta tanto al suo principio astratto, ma dal suo estrarsi in esso di principi teologici e religiosi, che impedivano l'affermarsi del principio di libero pensiero individuale.

La fede non è più una realtà oggettiva del sentimento interiore, ma solo un'essenzialità psichica reale solo dal punto di vista dell'osservatore individuale.

La fede teista è quindi espressione collettiva falsamente oggettiva, materialistica, illusoria, di una notte eterna.

I deisti, con la loro visione “psichica” ed individuale della divinità, infrangono così, nella storia del pensiero umano, la monolicità e l'esclusività metafisica, spirituale e religiosa del cristianesimo, imponendo le basi ideologiche di ciò che la Chiesa romana scomunica nei Massoni: l'indifferentismo religioso, la tolleranza conseguente verso tutte le varie confessioni cristiane e tutte le religioni, la considerazione che il sentimento religioso è secondario di fronte alla primarietà della via iniziatica, della libera ricerca dei piani superiori dell'essere.

 

Il rosicrucianesimo percorre quindi la stesso percorso del primitivo cristianesimo. Questo, nato da una volontà di riforma dell'eccessiva oppressione del clero e delle regole rituali che il popolo minuto non poteva osservare, non aveva in se niente di “cristiano” ma voleva agire solo nell'ambito dell'ebraismo, riformandolo.

Il movimento rosicruciano, pur nei suoi valori riformisti di liberazione dell'umanità dal giogo cattolico e di riunificazione delle varie sette cristiane iniziò un percorso, dopo gli avvenimenti del Palatinato, che lo allontanò gradualmente dal concetto cristiano di salvezza e provvidenza, fino ad arrivare a concepire, intellettualmente e socialmente, quello di liberazione attraverso l'azione sociale e politica. [35]

Il Rito Scozzese Antico ed Accettato nella sua scala simbolica percorre tutti i momenti spirituali della storia umana, fissandone ritualmente l'essenzialità. In questa scala ognuno può trovare la sua dimensione, fissandosi in essa, anche se simbolicamente può ottenere un grado che illusoriamente la supera.

Chi scala le alte vette della conoscenza, ottiene quantomeno la consapevolezza dei propri limiti, e sa essere da più senza superbia e da meno senza invidia.

La fede, e la gnosi cristiana del XVIII grado, costituiscono solo una tappa di questa infinita conoscenza, perché si possiede veramente solo ciò che si è superato.

Armand Bedarride, [36] notevole scrittore di esegesi massonica, scrisse [37] sull'argomento di fede e di scienza nell'ambito del XVIII grado che:

“Io ho fede nelle mie opere, e speranza che queste abbiano buon fine, ma solo per mezzo della mia azione. Resta la carità. Il cristianesimo imbevuto dell'individualismo occidentale, ha concepito la salvezza personale, che è un egoismo dell'al di là. L'Oriente, che non limitava la fraternità agli uomini, la estendeva agli animali e alla natura intera, implicando e conducendo tutti gli esseri nella stessa evoluzione universale, perché sono questi tutti legati per mezzo delle conseguenze reciproche delle loro azioni buone e malvagie. La scienza attuale ci riporta poco a poco a questa antica concezione, sulla quale dobbiamo portare la nostra profonda meditazione, ma solo quando saremo avanzati a sufficienza per farlo con efficacia”.

 

La fede dei Rosacroce non è una sottomissione pavida e rassegnata ad un dio lontano ed incomprensibile, ma il sacrificio cosciente e consapevole del Pellicano, l'atto gratuito ed anonimo per un'umanità a volte più lontana ed incomprensibile della stessa divinità.

La scienza dei Rosacroce non è la superbia ottusa di chi vuol definire l'indefinibile, pesare e misurare l'immensurabile, ma la sua applicazione ad alleviare le pene atroci di umanità che universalmente comprende tutto ciò che vive, in una natura in cui tutto è vivente e pensante.

__________

33. Berkeley, Principi. (torna al testo)

34. Berkley, Nuova teoria della visione. (torna al testo)

35. Dal rituale d'iniziazione al XVIII grado, Sublime Principe Rosacroce;
Sagg. - Che significa questa stella che brilla nelle tenebre?
1° Cust. - È l'apparizione di una nuova legge.
Sagg. - Poiché una nuova legge promette agli uomini la liberazione, sia essa ricercata. (torna al testo)

36. Armand Bedarride 33°, Membro del Gran Collegio dei Riti, C. B. C. S. del Gran Direttorio Helvetico della Gran Loggia Alpina. (torna al testo)

37. Le Livre d'istruction du Rose+Croix, Gluiton, Paris, 1933. (torna al testo)

 

torna su



 Pagina Stampabile  Pagina Stampabile     Invia questo Articolo ad un Amico  Invia questo Articolo ad un Amico

 
Home :: Argomenti :: Cerca :: Galleria Immagini :: ESONET.COM English website

Esonet.it - Pagine Scelte d’Esoterismo, è un osservatorio qualificato ad analizzare i movimenti di coscienza legati alle tradizioni misteriche, mistiche e devozionali
[ Chi siamo ] - [ Disclaimer ] - [ Termini d'uso ] - [ Crediti ]

© 2005-2007 by Esonet.it Tutti i diritti riservati. La riproduzione degli articoli in www.esonet.it sarà autorizzata solo se il richiedente risulta accreditato.
Esonet non è responsabile in alcun modo per i contenuti del siti ad esso linkati. Tutti i loghi ed i marchi presenti in questo sito appartengono ai rispettivi proprietari. Immagini, loghi, contenuti e design sono © copyright by Esonet.it - Powered by
Adriano Nardi

Generazione pagina: 0.42 Secondi